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Questo tizio con gli occhiali è il male. E se volete lamentarvi di qualcosa, non andate a cercare i santi o i papi, tipo Pio Nono; prendetevela con lui. Tanto, per un motivo o per l’altro, vi assicuro che è colpa sua. Si chiama Charles-Édouard Jeanneret-Gris. Ma, siccome è un nome impronunciabile, è passato alla storia con lo pseudonimo di Le Corbusier. Ed è grazie a lui che il mondo è diventato un posto peggiore. Vi siete mai chiesti come mai, da un certo punto in poi, le città sembrano costruite con una sottomarca dei LEGO? Da un ragazzino che conosce soltanto rettangoli e palafitte. Ecco, questo signore è la risposta. Ovviamente, non ha fatto tutto lui da solo, perché ogni grande cattivo ha almeno 12 discepoli. Ma lui ha seminato il male, e il male si è diffuso come la gramiglia, per dirla con le parole del buon Gesù. Che poi, anche lui, come sappiamo, era piuttosto bravo a fare zombie, ma di architettura non capiva niente. Piccolo inciso: come ti salta in mente di scambiare un essere umano per una pietra, che poi ci devi costruire sopra una casa che, in realtà, è una chiesa? Insomma, se fai zombie, lascia stare il resto, che poi la gente si confonde e inizia a voler essere seppellita nelle chiese.
Ma torniamo al male, perché per ogni Dio che si crede architetto o orologiaio, c’è un architetto che si crede Dio o un orologiaio che si crede architetto. Insomma, avete capito: le cose sono confuse, e Le Corbusier era tutte le cose, e lo era più di tutti. Ma partiamo dall’inizio, poi vi giuro vado velocissimo. È il 1887, e Charles-Édouard Jeanneret-Gris nasce nel noioso paesino di La Chaux-de-Fonds, un villaggio del cantone svizzero francese di Neuchâtel. La madre fa la pianista e il padre fa l’alpinista, ma non nel senso moderno. Nel senso che andava a passeggio in montagna e scriveva resoconti lunghissimi per il suo Club Alpino. Di cui si era auto-nominato… Instagram non c’era, TikTok non c’era, Facebook non c’era. Dove pensate che la gente che voleva condividere cose le condividesse? Le doveva scrivere tutto, tutto. Per esempio: “mio bisnonno è morto di infarto in mezzo ai campi”, e c’è tutta la lunga descrizione scritta del suo infarto. È un video di MaxU, è così. Sì, è tipo: “ore 10: dolore al cuore; ore 10:30: bla bla”, e poi l’hanno trovato accasciato in mezzo al campo.
Ma torniamo al padre di Charles: aveva un lavoro vero, era uno smaltatore di orologi. Che oggi sembra un lavoro che non esiste più, perché ormai gli orologi li fanno con la pressa. E se ci cade una goccia di… attac… li butti. Ma un tempo gli orologi erano una cosa importante, ed era una cosa decorata, e decorata bene. Nel senso: ci mettevi lo smalto, poi ci mettevi il piombo, poi ci mettevi il radio, e poi altre sostanze radioattive. Erano bellissimi, sembrava che il figlio dovesse seguire il mestiere del padre, come si faceva allora. E invece, come lo stesso Charles-Édouard dice: “un maestro straordinario mi strappò con dolcezza un destino mediocre e volle che fossi architetto. L’architettura e gli architetti mi facevano orrore. Avevo 16 anni, accettai il verdetto e obbedii. Mi detti all’architettura”. Che poi vi rendete conto di quanto un maestro può formare una persona, non come oggi che c’hai il profiling. E se il maestro ti dice che sei buono soltanto per arare i campi, è un maestro cattivo. Che problemi ha la gente con pennelli e pennellini? Ma se uno vuole dipingere fiorellini sugli orologi o fare degli acquerelli… ma fatti tuoi! Ma lascialo fare! Ma che fastidio ti dà? Fai brutti acquerelli? E chi se ne frega! Non è che te li appendi in casa se non ti piacciono. Guarda, parete bianca! Poi magari gli dici che gli acquerelli fanno schifo, e quello affoga le sue delusioni artistiche sterminando storie d’amore omosessuali. Ti sembra meglio? Era un problema così grave, un acquerello che non ti piace? Ma soprattutto, se uno sta sugli architetti… li fa! C’è l’architettura, perché deve insistere per fargli fare architettura? Che poi quello si vendica.
Comunque, Charles-Édouard si mette a studiare architettura, e alla fine dei suoi studi progetta questa roba qua, che sembra una sorta di scatola di pandoro maltrattata da un bambino con un martello di legno. Si poteva evitare? Probabilmente sì. Siamo sicuri che usare tutte le sfumature del marrone sia una buona idea? Probabilmente no. In ogni caso, sull’onda di questo successo, iniziano i viaggi, l’apprendistato. E quindi è tutto un: “Roma, com’è bella! Mamma mia, com’è bella!”. Poi Vienna: “Com’è bella!”. Parigi: “È bellissima!”. Anche Londra: “Mamma mia, è ancora più bella di Vienna!”. Poi c’ho la tua… rifel… appena fatta. Ed è a Parigi che Charles-Édouard fa l’incontro più importante della sua vita: incontra il cemento armato. E i due iniziano a frequentarsi, prima presso lo studio di alcuni amici architetti, per dire… poi però Charles e il cemento si innamorano e partono per un viaggio insieme, in giro per l’Europa e il Medio Oriente. Ma la Germania è una delusione, Budapest è come la lebbra sul corpo di una… fatta. Belgrado è più brutta di Budapest, Atene si salva, ma solo perché c’è il Partenone (che poi lo vedi sempre perché è sulla montagna). Istanbul è brutta e incasinata. Insomma, quando Charles-Édouard viaggia da solo è tutto bellissimo, ma quando viaggia col cemento armato in testa vede tutto brutto. Che è una cosa tipica delle relazioni tossiche: se avete accanto qualcuno che è brutto, ogni cosa che tocca diventa brutta. Comunque, come in tutte le storie d’amore che si rispettino, Charles porta il suo grande amore a conoscere i genitori a La Chaux-de-Fonds, e lì lui e il cemento armato costruiscono cose come questa villa rivestita di deliziosi mattoncini rossi. E poi, per fortuna, scoppia la Prima Guerra Mondiale. Noi, mentalmente, associamo la guerra alla distruzione, ma persone come Charles ci vedono un’ottima occasione per la ricostruzione. E come si fa a costruire in fretta? Con il Domino! Charles inventa una cosa geniale: il Domino, che è questa struttura qua: sei plinti di fondazione, sei pilastri, due solai e una scala. Purtroppo, la guerra dura solo 4 anni, e quindi la Domino House e i suoi principi costruttivi non svaniscono nella distruzione collettiva. Ovviamente scherzo, la Domino House è un’idea geniale. Il problema sta nel fatto che se un’idea geniale la ripeti all’infinito genera mostri. E questo succede sempre. E nel frattempo Charles-Édouard diventa Le Corbusier.
Inizialmente è perché è uno dei tanti pseudonimi scelti da lui e un altro architetto per firmare gli articoli di una rivista che, in realtà, scrivevano in due. Perché lo fai? Perché non c’è niente di meglio per diventare virale che convincere gli altri che ci siano un sacco di persone che la pensano come te. Il classico social marketing 101, che però ai tempi probabilmente era anche abbastanza innovativo. Io non so se voi avete presente l’architettura degli anni ’10: è questa, vedete? Bellissime forme curve, decorazioni, ricerca del bello. Esattamente quello che Corbusier definisce come “mostruose forme tumorali”. I suoi modelli per le case sono le automobili e i piroscafi. Questo è quello che dice. Se si dimentica per un istante che un piroscafo è uno strumento di trasporto, lo si guarda con occhi nuovi. Ci si sentirà di fronte a una manifestazione importante di temerarietà, di disciplina, di armonia, di bellezza calma, nervosa e forte. Ve lo faccio rivedere un piroscafo, magari vi siete dimenticati. Un architetto serio, che guardi da architetto, troverà in un piroscafo la liberazione dalle schiavitù secolari. “Maledette le case dei terrestri!”, è sempre tutta citazione sua, “è un’espressione di un mondo piccolo e superato. Il piroscafo è la prima tappa nella realizzazione di un mondo organizzato secondo lo spirito nuovo”. Ecco, questo spirito nuovo si traduce in questi cinque elementi che, se prendiamo singolarmente, sono geniali: pilotis, tetti-giardino, pianta libera, finestra a nastro e facciata libera. Pilotis: i pilastri sostituiscono i muri portanti, che era una rottura di… dal punto di vista costruttivo, e aprono nuove possibilità. Ad esempio, possiamo fare delle palafitte, tipo costruire palafitte dove i tossici possono trovare riparo dalla pioggia, cose così. Infatti, anche il mio palazzo è a piano pilotis, e guarda un po’ la chat condominiale: è piena di persone che si lamentano del fatto che i ragazzi vanno là a fumare, sputare per terra e bere. Grazie! Ma poi anche avere la pianta libera, che vuol dire che i muri dentro sono dove decidi di metterli, perché non hai più i vincoli di portanza. E quindi fanno muri di merda. Per esempio, io ho attaccato una sbarra, mi sono appeso, e il muro è venuto giù, perché è fatto di… boh! Secondo me è gesso. Loro dicono che è gasbeton, ma io vi assicuro che sembra gesso. Sono mattoni da 100 g, grandi così. Vabbè, però hai perso i vincoli, puoi farti la casa come vuoi! Bello! Lo fanno anche le case di legno, non hai bisogno… però va bene. E poi finestre a nastro, perché non hai più bisogno di fare le finestre come i buchi nelle facciate, le puoi fare su tutta la facciata, puoi fare solo finestre! Hai la facciata libera, ci puoi fare quello che vuoi! E poi i tetti-giardino. Siccome stiamo rubando alla terra dello spazio, buttiamo un po’ di terra sopra l’edificio, tanto c’è il riscaldamento centralizzato, quindi non ci servono più i tetti spioventi, così l’acqua va via. Invece l’acqua la vogliamo sul tetto, perché il cemento, a differenza di altri materiali, si dilata quando c’è il sole e si crepa, ed è un casino. E infatti, mai sentito parlare di infiltrazioni d’acqua? Ecco, che è un casino! Lo si vede subito, lo si vede nella prima villa che Le Corbusier costruisce: Villa Savoye. Un incubo! Per chi la costruisce è un incubo, per chi ci dovrebbe vivere. Perché, prima ancora che venga finita la villa, fa acqua da tutte le parti, letteralmente! Cioè, ci piove dentro. È molto… non è ancora finita la villa che già la stanno ristrutturando. E questa è una sorta di caratteristica tipica dell’architettura moderna: le cose vanno così male che i proprietari scrivono lettere su lettere a Le Corbusier per dirgli che la sua villa è una merda ed è inabitabile, ed è come vivere in una palude, che è fredda e umida d’inverno e calda e umida d’estate. Però la villa diventa il punto di riferimento per l’architettura abitativa per tutto il XX secolo, nonostante i proprietari l’abbondonino. E così, a un certo punto, diventa questa roba qua. Adesso, siccome le opere di Le Corbusier sono patrimonio dell’umanità, l’hanno restaurata per l’ennesima volta, ed è tornata così. Ma un artista l’ha immaginata così per simboleggiare il fallimento dell’architettura moderna. Eppure le idee erano buone. Un’altra idea molto buona, per esempio, è il Modulor: un canone, una scala di grandezza basata sul rapporto aureo tra segmenti. Cioè, niente di nuovo, la sezione aurea la usavano già i Greci. Ma Le Corbusier le cambia il nome. È bellissimo fare le cose quando c’è uno pseudonimo: fai cazzo che vuoi, tanto chi ti viene a cercare? Guardatevi il video su quando la gente scriveva le cose, e poi ci andava lo spadaccino a dire: “Ha scritto cazzate! Adesso viene a duello, eh!”. Invece ti nascondi. Comunque, ci aggiunge questo brutto omino, e la Svizzera gli dedica le monete, le banconote. E a un certo punto chiedono a Frank Lloyd Wright, quello della casa sulla cascata (che secondo me è una delle case più belle), gli dicono: “Ma tu hai mai sentito parlare di Modulor?”. E lui dice: “Io non ho mai progettato niente senza usarlo, perché lo uso dai tempi dell’asilo, solo che io l’ho sempre chiamato griglia, e adesso ho scoperto che un tizio svizzero gli ha cambiato il nome, sostiene di averlo inventato lui”. Vabbè, ti vuoi prendere il merito di una cosa che si usa? Non c’è problema.
Le Corbusier è un vulcano di idee, e mentre in Europa si affermano i regimi autoritari, lui diventa un urbanista. Inizia a immaginare non palazzi, ma città fatte a sua immagine e somiglianza, città basate sulle sue “machines à habiter”, macchine grandi e gigantesche. Macchine! E l’idea è questa: fino adesso gli architetti non hanno capito un cazzo, quindi radiamo al suolo le città, che tanto lo sappiamo che le case sono vecchie, sono anche brutte, poi… e costruiamo degli enormi edifici a forma di croce, in cui mettiamo 3.000 persone per volta. Poi liberiamo il suolo intorno, così queste persone possono passeggiare lungo le strade. O se preferiamo, facciamo passare le strade sotto terra, così vedi… boh… gli alberi, due alberi. Insomma, questo quadro può anche sembrare folle, ma probabilmente non avete mai vissuto in un condominio grande. Secondo me, già 12 famiglie… avete presente come il condominio diventa l’inferno? Che poi il mio condominio è più grande, e non vorrei mai essere entrato nella chat del mio condominio. Se poi avete sempre vissuto in una bellissima baita di montagna, volete farvi un’idea di che cos’è vivere in un condominio? C’è un libro: “High-Rise” di Ballard, leggetelo, vi fate un’idea di come funziona. Ora, qual è il mio problema personale con Le Corbusier? Al di là del fatto che era un simpatizzante nazista, che ha lavorato per il regime di Vichy, che sperava che il fascismo fosse l’occasione buona per andare al suolo Roma e trasformarla nella sua visione; al di là del fatto che la sua idea di architettura e pianificazione si basasse sull’industrializzazione del mondo e della società, e tutto era macchine… insomma, mettiamo tutto da parte, anche il fatto che l’unica vera città che ha costruito è Chandigarh (che in realtà è stata progettata da Mayer), lasciamo stare il fatto che la sua idea di giardino sul tetto è una sorta di piccola aiuola in mezzo al cemento, e lasciamo anche da parte il fatto che sia riconosciuto come il padre di ogni forma di brutalismo, da quella accettabile a quella veramente brutta. Brutalismo, in realtà, non vuol dire brutto, ma deriva dal francese “béton brut”, cioè cemento grezzo, che però crea cose come queste, che solitamente sono al centro delle campagne di demolizione. Perché la foresta è una cosa così, a fianco a casa vostra! E poi ci sono gli architetti che stanno lì che: “No, no, non bisogna demolirlo, perché…”. Secondo me non tutti gli architetti difendono questa roba, ci saranno anche gli architetti che la guardano… al di là anche di questo, al di là della semplicità costruttiva che ha permesso ai geometri del comune di utilizzare la mano sinistra, un righello, e sentirsi Dio, perché possono progettare le case in 4 secondi, lasciando perdere che il modulo del cazzo è il motivo per cui poi fanno delle case con un bagno minuscolo. Io sono andato a casa di un amico che ha casa piccola, e lui ha fatto la seconda stanza-studio nel minimo legale per definirlo stanza abitabile in Italia, e io sto male! Cioè, io entro in quella stanza e sto male! Che poi gli architetti che ti dicono che tanto… cos’è che vuoi? Il bagno grande? Ci devi soltanto entrare e starci il meno possibile, che ti vengono le emorroidi, e quindi è meglio se è un posto angusto. Li avete mai visti i bagni? Vabbè, comunque lasciamo da parte il parlare con gli strumenti di architettura che… che ti dicono che Le Corbusier, in realtà, l’hanno rivalutato, le università hanno capito che ha fatto anche cose buone. Che il problema non è il cemento, ma dove lo mettiamo! Cioè, quei palazzi sarebbero perfetti se non piovesse o se non ci fosse il clima sbagliato, troppo caldo. Insomma, c’è un mondo ideale in cui i palazzi ideali sono perfetti, anche se non è il tuo, lo difendiamo lo stesso.
Ecco, messe da parte tutte queste cose, il vero problema, secondo me, è che quando uno come Le Corbusier pensa che la sua visione del mondo sia l’unica vera, bella e utile, e che solo attraverso la distruzione del passato sia possibile costruire da zero una nuova umanità migliore, in grado di capire la genialità delle sue idee… ecco, quando questa è la fondazione del tuo pensiero, quando sei una persona così, che vuole imporre a livello planetario la tua visione, di solito le cose vanno male. Diciamo che la purezza è un pessimo inizio di una visione politica o di mondo, perché le cose pure non solo non esistono, e se esistono sono morte, ma sono anche piuttosto pericolose. Quindi, quando il mondo insegue la purezza, solitamente finisce tutto in vacca, e anche quello che c’era di buono genera mostri come questi. Perché la purezza in mano nostra si trasforma in… eh… beh… quelli hanno il potere magico di rimanere sempre uguali a se stessi in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Se siete arrivati fino a qui, grazie mille! Se non siete ancora iscritti, è il momento di… no, non è vero, il momento di farlo era a inizio video, sulla fiducia vi dovevate iscrivere, solo… solo per lo sbattimento del face swap. Ma non importa, vi voglio bene! Potete ancora iscrivervi, e avete tutto il mio affetto, che poi ce l’avete anche se… guardate… vabbè, insomma, ci siamo capiti. E un grazie speciale a Noares che mi sostiene su Patreon. Se volete fare anche voi questo passaggio in più, link in descrizione. E ora vi state chiedendo: che fine ha fatto Le Corbusier? È morto. Insomma, si era costruito una casetta sulla Costa Azzurra, di legno, in mezzo agli ulivi, ed è morto mentre notava l’infarto.