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L'altra grande cultura del Mediterraneo antico che vi devo presentare è la cultura micenea. Dimostro in questo caso una mappa che ci fa vedere appunto l'area di influenza.
Allora, Micene era questa città del Peloponneso, cioè appunto della Grecia continentale. Era la città più importante, ma ce n'erano altre come Piloti e Rito. In questa mappa vedete appunto che la civiltà micenea estenderà il suo raggio di influenza anche, come già sapete, sull'isola di Creta e oltre, perché era una cultura che sapeva estendere sia i suoi commerci che appunto la sua influenza, ma anche conquistando il territorio.
Vi sto mostrando una mappa che vi fa vedere appunto quelle che erano le tre grandi culture del Mediterraneo: relativa appunto alla cultura minoica, quella micenea, quella cicladica e quella micenea, a cui vedete appunto la città di Micene, quella di Tirinto, quella di Corinto, da cui poi più avanti deriverà il famoso ordine corinzio.
Allora, stiamo parlando della tarda età del bronzo e in particolare la cultura micenea si fa coincidere con il periodo che va tra il 1600 e il 1100 avanti Cristo. Sono sempre delle trattazioni di grande massima, perché tra l'altro abbiamo ben poche testimonianze scritte.
La cultura micenea, infatti, praticava una lingua. Noi conosciamo le testimonianze scritte in lineare B e in lineare A, minoico, quello ancora non codificato, ma non abbiamo tantissime testimonianze, quindi risulta in parte poco chiara, ma ci fornisce ben poche informazioni certe.
Noi sappiamo però che la cultura micenea ci ha lasciato delle testimonianze molto, molto importanti che noi vedremo appunto tra pochissimo. Ma sappiamo anche che la civiltà micenea conquisterà l'isola di Creta e però se ne farà influenzare.
Almeno anche precedentemente, gli scambi commerciali evidentemente si accompagnavano anche a scambi culturali.
Vi sto mostrando un affresco rinvenuto appunto tra le testimonianze micenee e vedete che vi può davvero ricordare, ad esempio, il Principe dei Gigli, che non abbiamo analizzato della cultura minoica. C'erano anche scambi e contatti con la cultura egiziana e anche in questo senso forse qualche punto di contatto lo trovate.
Non vi stupite, guardate come sempre il volto di profilo e l'occhio frontale, ad esempio come tipologia di rappresentazione. L'influenza e i contatti con l'arte minoica, cioè con l'arte cretese, sono evidenti anche nella produzione fittile.
E poi vedete in questo caso questo vaso in terracotta che ci può ricordare appunto quelli cretesi.
Vi sto mostrando a questo punto la mappa dell'antica città di Micene. È una cultura molto particolare questa, perché quando si racconta di Micene si parla di una città, di una civiltà in realtà corsa di guerrieri.
Perché abbiamo testimonianze diverse rispetto a quelle trovate a Creta. In particolare si fa riferimento al fatto che le città, o se non altro l'acropoli, che è la parte alta della città, poi ti spiego meglio l'origine di questa parola, erano fortificate.
Erano protette da delle mura imponenti e monumentali di dimensioni davvero colossali. Verranno definiti addirittura mura ciclopiche, proprio perché in alcuni casi si pensa che soltanto creature mitologiche come i ciclopi raccontati nel "Ciclo" da Omero avrebbero potuto spostare delle mura così imponenti.
Tra l'altro, citando ancora una volta le storie omeriche, i poemi omerici, in particolare i personaggi di cui vi racconterò tra poco, si possono ritrovare.
Ecco, diciamo che può esserci una sorta di corrispondenza tra i racconti omerici e la civiltà micenea. Vedete appunto questa cittadella fortificata. Queste sono le mura. C'era una parte appunto di sepoltura, queste vengono chiamate le tombe dei re.
Questa parte circolare, vi faccio già vedere qui il corridoio con quella porta di accesso alla città fortificata, chiamata la Porta dei Leoni. E qui vedete la parte con le costruzioni, il palazzo.
È guardato questa parte centrale in particolare con queste quattro colonne e questo cerchio centrale. Ne parleremo meglio, sarà il megaron, ma ne parleremo meglio.
Ora guardate la vista dall'alto, una bellissima immagine che ci accompagna e ci introduce allo studio di questa civiltà. Vedete appunto queste imponenti mura che proteggevano una città. Certo, ma la mura e nella città era già protetta in modo naturale, perché vedete che la cittadella era costruita, edificata nella parte alta di questa montagna, al centro di questa vallata in cui in fondo si scorgeva addirittura il mare.
Quindi diciamo che se i nemici avessero voluto attaccare la città di Micene, ci se ne farebbe corti con grande anticipo, perché era costruita in questa parte molto alta che dominava la valle ed era, ripeto, ancora una volta fortificata da questa imponente muratura.
Tra le testimonianze che sono arrivate fino a noi abbiamo delle testimonianze molto interessanti. Non solo, ecco, vi faccio vedere questa era le tombe dei re che dicevo prima, questa parte appunto di scavo circolare.
C'è un nome, ma anche questo un po' mitico, che si lega alla riscoperta di Micene. Ve l'ho già detto, perché Micene verrà riscoperta dall'archeologo tedesco Heinrich Schliemann tra il 1874 e il 1876 e negli anni a seguire.
Ma in particolare, Schliemann, scavando in quest'area delle tombe dei re, ritroverà una quantità importantissima di oggetti preziosi in oro o in lamina d'oro, come queste famose e celeberrime maschere d'oro.
Bene, faccio vedere alcune. La più importante di tutte, ovviamente, è questa, quella che Schliemann nominerà come la maschera di Agamennone.
Allora, Schliemann con uno sguardo antico dirà, scriverà di aver incontrato lo sguardo di Agamennone. Ho guardato negli occhi Agamennone, scriverà davvero. È significativo, molto affascinante come testimonianza la sua, anche se non sappiamo effettivamente. Diciamo che le sue ipotesi ricostruttive rimangono delle ipotesi.
In che senso? Vi raccontavo di Schliemann che aveva dato fiducia alle parole di Omero ed era andato quindi alla ricerca dei luoghi raccontati dai poemi omerici. Aveva infatti scoperto la città di Troia e riscoprirà la città di Micene quando troverà queste testimonianze, queste maschere. Crederà di trovarsi davanti a quello che vide finire appunto il tesoro di Agamennone, quindi questa verrà nominata da lui come la maschera di Agamennone.
Ora, chi era Agamennone? Cerco di ricordarvelo e di rinfrescarvi un po' la memoria. Agamennone era figlio di Atreo, che era il re di Micene, e fratello di Menelao. Quando il troiano Paride rapisce Elena, che era la moglie di Menelao, Agamennone convincerà gli Achei a intraprendere una guerra contro Troia e si metterà a capo di questa delegazione, di questa guerra.
La conclusione di Agamennone non è delle più felici, perché una volta tornato sarà assassinato da Egisto, amante di sua moglie Clitennestra. Questo è giusto così per fare il solito gossip storico mitologico che non guasta.
Ora guardiamo per un attimo queste maschere. Si pensa possano essere delle maschere funebri, realizzate con questa lamina d'oro, realizzate con la tecnica a sbalzo. Cosa vuol dire? Vuol dire che venivano lavorate da dietro, battute. Si pensa con una sorta di tecnica che permetteva di ottenere un effetto molto liscio.
Come vedete in questo caso, la lamina diventava così sottile da risultare veramente, assumere queste forme tondeggianti. In alcuni casi c'erano delle testimonianze come questa, un pochino più grezze. Vedete appunto questo e soprattutto l'arcata sopracciliare con queste sopracciglia che sembrano quasi tutte convergere a raggiera verso un punto.
Guardate le ciglia che invece decorano gli occhi, le palpebre serrate di questo defunto. Guardate la bocca serrata con una forma abbastanza arcaica.
La maschera invece più raffinata è quella appunto che Schliemann nominerà come la maschera di Agamennone. Vi dicevo e vedete che faccio notare che sotto le orecchie c'erano dei fori, probabilmente dovevano essere dei fori che servivano a ospitare delle cordicelle che forse avrebbero dovuto fissare la maschera al volto del defunto.
Qualcuno, qualche archeologo, qualche storico dell'arte ha messo in dubbio il fatto che questa maschera non creda sia stata un po' troppo restaurata all'epoca del ritrovamento da Schliemann, forse perché Schliemann voleva renderla, come dire, molto appetibile a chi la vedeva alla sua epoca.
Chi sta qui, dicevo, comunque che venivano spesso lavorate a sbalzo, con un modellato che batteva, diciamo, dal retro sullo stampo di legno. Ma questi sono veramente dei dettagli tecnici che vi lascerei perdere, che non memorizzate.
Insomma, era giusto per spiegarvi qualcosa in più. Ed è che in questo caso però la maschera è un po' più raffinata rispetto a quelle che dimostravo prima e appena abbozzate. Davanti ad Agamennone è sicuramente più raffinata.
Guardate anche il modo in cui sono lavorati appunto i capelli, la barba e i baffi. C'è da dire che però in testimonianza di fatto siamo davanti a una cultura molto ricca. Cioè, proprio il ritrovamento da parte di Schliemann di una quantità di oggetti preziosi notevole, perché voi vedete qui in questo caso questa bacheca, questa teca che contiene una serie di monili, di gioielli.
Ma sono state trovate anche delle armi, delle corone, dei bracciali, delle tazze, delle scatole d'oro. Davvero, quindi una cultura molto, molto ricca. Ecco perché forse c'era bisogno di proteggerla con quelle mura così imponenti.