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Che cos'è l'illuminismo? Definizione e caratteristiche dell'Età dei Lumi

Lezioni di Storia e Filosofia56:08

Transcription

Ok, Ciao a tutti. Eccoci in classe, nuova puntatona del percorso di storia moderna. Oggi siamo alle prese con un tema fondamentale, un tema di svolta. Un tema che, peraltro, ci accompagnerà nelle prossime lezioni, perché si parla dell'Illuminismo. Oggi parleremo di: che cos'è l'Illuminismo? Quindi, cerchiamo di darne una definizione, una contestualizzazione, e cerchiamo di capire anche che progetto hanno in testa gli illuministi. È un tema cardine, perché intorno all'Illuminismo gira la storia, la filosofia, girerà un po' tutta la cultura del Settecento, e sarà un elemento fondamentale per avvicinarci ai grandi temi di fine Settecento. E chiaramente, questi temi saranno le rivoluzioni. La Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese sono figlie della svolta illuministica di questo, diciamo, secolo che potremmo chiamare l'età dei lumi. E quindi è molto importante capirla bene. E quindi vedremo la sigla. Iscrivetevi al canale, mi raccomando, bisogna far diventare famoso in tutto il mondo questo canale, famoso come l'Illuminismo che vedremo dopo la [Musica] [Musica] sigla [Musica].

Che cos'è l'Illuminismo? L'Illuminismo è un movimento culturale e filosofico che si impone in Europa nel corso del XVIII secolo. Quindi accompagna la storia dell'Europa dall'inizio fino alla fine del Settecento, culminando con la Rivoluzione Francese, che, come sappiamo, avviene alla fine del secolo. Come abbiamo detto in premessa, le grandi rivoluzioni del '700, queste svolte che chiuderanno un'epoca, eh, perché ragazzi, con la Rivoluzione Francese gli storiografi individuano la fine dell'epoca moderna e l'inizio dell'epoca contemporanea. Ecco, queste due rivoluzioni sono incardinate all'interno di un processo di profondo rinnovamento della cultura, che però non è soltanto un rinnovamento che si ferma alla filosofia, alla concezione del mondo, ma impatta sulla politica, sulla società, sui costumi, se vogliamo, della società, e sulla conformazione stessa dell'identità culturale europea. Cioè, non è un movimento unicamente filosofico, non è un movimento unicamente volto al sapere, alla al cambiamento della conoscenza, a come, per esempio, la Rivoluzione Scientifica che abbiamo fatto in filosofia recentemente, ma è qualcosa di più profondo che entra qui nei, come dire, nei tessuti vitali della società europea, condizionando la politica, condizionando la visione stessa di che cos'è la cultura, cambiando con alcune importanti riforme la società. Quindi, entrerà, è un movimento che partendo da una da una serie di di idee chiaramente filosofiche, morali sul ruolo della ragione, della scienza, però è importante capire che non si fermerà tra gli intellettuali, nelle università, nei centri di ricerca o o nei monasteri, come negli anni passati e nei secoli passati, ma entrerà nel tessuto della società, nella politica, condizionerà la politica, condizionerà una serie di riforme che saranno irreversibili e porteranno, appunto, poi ai grandi cambiamenti di fine Settecento.

Quindi, l'Illuminismo non si occupa soltanto di filosofia, ma di giurisprudenza, di di storia, di economia, di letteratura, di teatro. Quindi è un movimento molto ampio, un movimento che abbraccia veramente un'epoca storica e tutte le manifestazioni, se vogliamo, della società europea di quel tempo, verranno, come dire, toccate dall'ideale illuministico. Si parlerà di diritti, si parlerà di un nuovo modo di intendere la ragione, un nuovo modo di intendere la figura dello Stato, del potere, sulla libertà di pensiero, sulla anche sulla figura della donna, sulla figura del giovane, del ragazzo, sull'educazione, sul ruolo dell'economia. È qualcosa, un movimento che cambia la concezione del del mondo.

E partendo, ovviamente, da una rivalutazione, ragazzi, del del ruolo della ragione. Infatti, perché si chiama, diciamo, Illuminismo? Che cosa significa questo termine? Beh, il termine Illuminismo viene dal termine lume. Ok? Lume è come qualcosa che illumina, quindi illuminare, illuminare attraverso la ragione, attraverso l'uso sano, l'uso proprio, l'uso corretto dell'intelletto, l'oscurità che si nasconde nella mente degli individui e dei popoli, non solo del singolo individuo, ma anche della società. Ma questa oscurità che l'Illuminismo dovrà illuminare attraverso il l'uso corretto della ragione, questa oscurità, che cos'è? Ecco, l'oscurità contro cui l'Illuminismo si scaglia è l'ignoranza, è la superstizione, è la tradizione, è tutto ciò che limita la capacità di comprendere il mondo, la capacità di anche manipolare il mondo, e soprattutto la capacità di trasformare la società verso un modello che tenda alla felicità di ogni individuo. Quindi, gli illuministi pensano che la società europea, perché vedremo che è un fenomeno europeo, partirà, insomma, dall'Inghilterra, dalla Francia, ma si espanderà anche in Germania, in Italia, eccetera, eccetera. Gli illuministi credono che la società del Settecento sia una società ancora figlia di una forma di oscurantismo. Ok? L'oscurità, le tenebre sono nelle menti delle persone. Le persone non ragionano con la propria testa, non c'è libertà di pensiero, non c'è un approccio scientifico ai problemi, non c'è diffusione della cultura, non c'è diffusione del sapere. Ok? Questo è l'oscurità. Quest'oscurità che, attenzione, non è casuale, è un'oscurità che è tenuta in piedi, alimentata e favorita da alcune istituzioni, come la Chiesa, che è uno dei bersagli polemici dell'Illuminismo. La Chiesa come detentrice di un sapere antico che non si vuole rinnovare e che non vuole mettere in discussione i propri dogmi. La Chiesa, quindi, dogmatica, la Chiesa della superstizione, la Chiesa della tradizione, la Chiesa che lotta contro la libertà di pensiero. E abbiamo recentemente studiato Galileo Galilei. Quella Chiesa. Non solo, però, la Chiesa, il potere assoluto, l'assolutismo. Ragazzi, è la Francia dell'assolutismo. L'assolutismo è una forma di potere accentrato, dove ancora vengono ribaditi antichi privilegi e dove la borghesia, che è naturalmente la classe sociale che si farà portatrice delle istanze illuministe, non viene riconosciuta e non viene, come dire, accolta all'interno del sistema per ciò che vale, per le sue aspirazioni. Non viene riconosciuta alla borghesia il reale ruolo che ha all'interno della società, perché questo assolutismo, l'assolutismo, naturalmente, che dalla Francia poi ha come dire un modello di gestione del potere accentrato, un modello di, non vi ricordate Luigi XIV, poi XV e poi XVI, questo modello si espanderà anche presso altre corti europee, no? Ci saranno altri sovrani assoluti sul modello francese, mentre, ricordiamoci, che in Inghilterra aveva trionfato un altro modello politico, che era quello della monarchia costituzionale.

Ecco, questo modello politico tiene in piedi quello che verrà definito l'Ancien Régime, che è uno dei principali obiettivi polemici dell'Illuminismo. Che cos'è l'Ancien Régime? L'Ancien Régime è un modello sociale di carattere gerarchico, piramidale, per cui le classi sociali che sono al vertice di questa piramide sono sempre le stesse e si identificano nel clero e nella nobiltà, mentre alla base della piramide, il famoso Terzo Stato, che comprende sostanzialmente la borghesia e il popolo, è tagliato fuori da moltissimi privilegi e diritti. Ok? Quindi una società fatta a piramide, per l'appunto, dove immaginate il vertice della piramide sono in pochi, ma hanno tutti i privilegi. Ovviamente, c'è un vertice ancora più, la punta della piramide è il re. Quindi, c'è la punta della piramide con il re assoluto, sotto, nella parte più alta, dove si annidano i privilegi, tra cui quello, ad esempio, lo sappiamo, di non pagare le tasse e di vivere, quindi, in un limbo dorato. Questa parte superiore, inamovibile, sempre, come dire, impossibile da scalare da parte della borghesia, c'è il clero e la nobiltà. Ma alla base della piramide, quello che fa funzionare il paese, l'economia reale, mh, eh, beh, lì c'è la borghesia, il popolo, che invece, oltre a essere molto numerosi e molto importanti nelle economie moderne, però, invece, vengono sostanzialmente tenuti nella parte più bassa della società, non hanno gli stessi diritti, non vengono considerati alla stregua dei nobili, del clero. Sono gli unici, peraltro, a pagare le tasse e quindi a produrre, ma nello stesso tempo a farsi carico di di mantenere questa grande piramide, che viene rappresentata meravigliosamente dalla Reggia di Versailles. Ecco, Versailles è anche, agli occhi degli illuministi, proprio l'esempio più eclatante dell'ingiustizia: l'oro, il lusso sfrenato mantenuto sulle spalle della borghesia e del popolo, che invece sono quelli che producono, ma non hanno nessun tipo di vantaggio, nessun tipo di riconoscimento, nessun tipo di privilegio.

Quindi, battaglia contro tutto ciò che da sempre ha ostacolato il libero e critico uso dell'intelletto: il dogmatismo, l'autoritarismo, l'oscurantismo religioso. Ok? Queste sono le oscurità che l'Illuminismo vuole illuminare. Capite la metafora della luce? Lì, un po' come Plotino, lì dove arriva la luce, il buio viene spazzato via. Più si aumenta la forza della ragione, quindi più la ragione verrà trasmessa a tutti, più più si comprenderà che l'oscurantismo, l'assolutismo e tutte queste forme retrograde di potere non sono in grado di reggere con la modernità. Ok? L'oscurantismo religioso verrà spazzato via dal dal lume della ragione. Più più si espande, quindi, questa ragione, meno potere ha tutte quelle istituzioni che vogliono preservare, invece, al contrario, lo status quo e non permettere un cambiamento e un progresso.

Quindi, molto importante l'idea della ragione. Il progresso, quindi, non una filosofia che si limiti solo a rischiarare elementi. Non è soltanto una rivoluzione scientifica sul metodo della scienza, ma è qualcosa che utilizzerà la ragione per realizzare delle riforme sociali, politiche, economiche, le quali porteranno finalmente la società a progredire. Quindi, lo schema della, diciamo, dell'Illuminismo è: conoscenza, libertà di pensiero, riforme, progresso. Ok? Sono tutte cose collegate tra di loro. Solo dove c'è libertà di pensiero aumenta la conoscenza. L'aumento della conoscenza porta a capire che il mondo va cambiato, e l'applicazione di queste riforme porterà il mondo a migliorare e tutta la società a progredire. Ma ragazzi, tutto questo percorso deve culminare nella felicità dell'individuo e della società. Ok? L'obiettivo finale, quindi, non è tanto acquisire conoscenza per incrementare la cultura, ma piuttosto utilizzare questa cultura per rinnovare la società e raggiungere delle condizioni di vita più felici per l'individuo e per la collettività. Ok? Quindi, l'obiettivo finale è una politica della felicità, una politica che miri al benessere del singolo e del cittadino in generale.

Uno delle chiavi di volta dell'Illuminismo sarà: libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di stampa. Ok? Quindi, lotta a tutte le forme di bavaglio, se vogliamo, dell'espressione culturale. E naturalmente, ci si riferisce a stati assoluti, dove il controllo della cultura era molto accentrato e molto feroce. Quindi, lotta per la libera espressione, che passerà non solo per i libri, ma per i giornali, per i pamphlet, per le gazzette. Eh, quindi, influenzare la società attraverso una libertà di pensiero che si muova non solo presso i circoli intellettuali, ma vada ad atterrare presso il popolo, presso tutti coloro che, almeno, sanno leggere. Ok? Che non erano ancora tantissimi, ma potevano a loro volta leggere ad altri. Ok? Far circolare, quindi, la cultura.

Tutto ciò non è gratis. Tutto ciò presuppone una presa di responsabilità da parte di tutti. Non è facile fare il passaggio verso questa responsabilizzazione della propria coscienza. Responsabilizzarsi significa avere il coraggio di pensare con la propria testa e pensare con la propria testa, staccandosi, quindi, dalla stampella della religione, dal tutoraggio del potere, da tutti coloro che ti aiutano, ma ti soggiogano all'interno di un recinto dorato, non ti permettono di pensare con la propria testa, perché ti dicono: "Non ti preoccupare, pensiamo noi per te". Il prete che ti dice: "Non ti interrogare sul destino della tua anima, ma pensa solo a pregare". Ecco, emanciparsi da questo, vedete che torna stranamente il tema dell'emancipazione al nostro discorso. Emanciparsi da questo è il vero obiettivo dell'Illuminismo. Ma attenzione, è qualcosa di faticoso e di doloroso.

E su questo non può che essere citato il grande Immanuel Kant, uno dei più grandi filosofi illuministi. Diciamo che è il filosofo che chiuderà l'Illuminismo e, per alcuni aspetti, aprirà il periodo romantico. Quindi, sarà un filosofo molto, molto importante nella storia della filosofia, ma anche nella storia della cultura in generale. E nel 1784 pubblicherà un, diciamo, un articolo che si chiama "Che cos'è l'Illuminismo?". Ok? Un articolo che è diventato celeberrimo, perché cercherà Immanuel Kant di dare una definizione a questo ampio, diciamo, movimento che abbiamo detto è molto sfaccettato e quindi prevede tante cose al suo interno. Ecco, cercherà Immanuel Kant di dargli una definizione, cercando di cogliere qual è proprio l'identità, il grande salto dell'Illuminismo. E vi leggo questo, alcuni brani di questo saggio. Ora, cosa dice Immanuel Kant? State attenti, perché questa definizione è diventata così iconica da essere poi citata anche come un po' in tutti i libri di testo, ma è stata addirittura presa come spunto nell'esame di maturità, proprio perché è una, è una definizione che coglie veramente alcuni aspetti molto importanti di questo periodo storico, ma tutto sommato anche del nostro approccio al sapere. Cioè, alcuni problemi che adesso vedremo, avanzerà Kant.

Nel salto verso l'Illuminismo, possiamo dire che esistono ancora presso le società contemporanee, in senso di liberazione dalla tradizione, dal passato, da vecchi schemi sociali, da vecchi modelli. Ora vi leggo il brano, così capirete di che cosa ci parla.

"L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità, che egli deve imputare solo a se stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e di coraggio di coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da altro da un altro sapere. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della propria intelligenza."

È dunque questo il motto dell'Illuminismo. Attenzione, questa frase è bellissima. Cosa ci sta dicendo? L'essere umano nei secoli si è mantenuto per sua colpa all'interno di uno stato di minorità. Minorità, immaginatevi come quando si è bambini e si ha bisogno di un papà, di una mamma che ti guidano e prendano le decisioni per te. Ecco, l'essere umano, secondo Kant, nella sua storia, è stato troppo a lungo in uno stato di infantilismo. Non ha avuto il coraggio di prendere in mano la sua vita e, soprattutto, imparare a utilizzare la propria intelligenza. Non ha avuto il coraggio, quindi, ragazzi, il tema dell'Illuminismo, eh, famosissimo, è "Sapere aude!", dice Kant. Abbi il coraggio di sapere. Coraggio, perché? Perché, naturalmente, ti devi emancipare da tutti coloro che ti dicono: "Non ti preoccupare, penso io al tuo posto". D'altronde, ci dirà Kant, è comodo rimanere in una comfort zone quando il genitore fa tutto per te. Si viene a creare anche una forma di sudditanza che, tutto sommato, fa comodo al genitore, fa comodo al figlio. Il figlio rimane, come dire, volentieri a volte in una bambagia, coccolato, protetto dal genitore. Il genitore, così, può esercitare il suo comando, se vogliamo, senza avere un contrasto con il figlio. Ma il figlio, così, non cresce, il figlio rimane bambino. Si diventa adulti, questo ci sta dicendo Kant, quando si ha il coraggio di prendere la propria vita sulle proprie spalle, con tutto ciò che questo comporta, di non avere più il tutoraggio, la protezione, la sorveglianza, l'aiuto dei propri genitori. Allora, attenzione, vedete come continua: "Pigrizia e viltà sono le cause per le per le quali tanta parte degli esseri umani, dopo che la natura li ha da lungo tempo liberati dall'altrui guida, rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita." Bellissima sta espressione: "rimangono minorenni a vita". E per questo riesce tanto facile ad altri erigersi al loro tutore. Se tu rimani minorenne a vita, capite la metafora? Cioè, non impari a prenderti le responsabilità e non hai il coraggio di sapere con la tua testa, pensare con la tua testa, rimani minorenne a vita. Altri hanno facilità a dire: "Ok, non ti preoccupare, sono il tuo tutore". È così comodo essere minorenni. Punto esclamativo. Ragazzi, sta parlando anche un po' di voi, eh. È così comodo essere minorenni. "Se un libro ha intelletto per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che valuta la dieta per me, non ho certo bisogno di sforzarmi da me. Non ho bisogno di pensare. Purché sia in grado di pagare." Bellissimo. Altri si assumeranno questa fastidiosa occupazione al mio posto. Io pago e altri prendono il mio posto, soggiogano la mia mente, pensano al mio posto, e quindi mi fanno rimanere comodamente minorenne nella vita. Capite?

Questo fa anche riferimento a un giudizio negativo che si avrà nel corso dell'Illuminismo sul Medioevo. Il primo giudizio negativo, fortemente negativo, sul Medioevo sarà proprio fatto dagli storici e filosofi illuministi, che chiameranno proprio quest'età di mezzo l'età dell'oscurantismo, l'età della incapacità dell'uomo di pensare con la sua testa, dove la Chiesa, il teocentrismo, aveva preso il possesso di qualsiasi anche filosofia e sforzo filosofico. Vi ricordate, ad esempio, la Scolastica, tutto il pensiero cristiano, a far sì che la stragrande maggioranza degli esseri umani ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltre che difficile, anche molto pericoloso. Si preoccupano già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l'alta sorveglianza su di loro, dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici, e aver accuratamente impedito che queste placide creature osasse muovere un passo fuori dal girello da bambini. Cioè, paragona l'essere umano come un bambino nel suo girello. Capite anche la ferocia di questa metafora? Sta dicendo: "Ragazzi, svegliatevi! Siete come dei bambini nel girello, imparate a pensare con la vostra testa". Questo è il motto dell'Illuminismo. Attenzione, in cui le hanno ingabbiate. Cioè, ci hanno ingabbiato dentro un sistema che è come un girello per bambini. "In un secondo tempo descrivono il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole." È come quando i genitori dicono: "No, è troppo pericoloso per te, non farlo, perché non sei ancora abbastanza grande. Non farlo, perché rischi di farti male". Questa cosa va bene quando sei un bambino, ma non quando diventi grande. Devi sbagliare da te, devi ragionare da te. Non puoi avere più il girello, non puoi avere più. Perché questo? Ora, tale pericolo non è poi così grande, perché con qualche caduta, essi alla fine imparerebbero a camminare, così come i bambini, dopo qualche caduta fuori dal girello, imparano lo stesso a camminare. Così l'essere umano, quando inizia a pensare per conto proprio, senza tutto il tutoraggio culturale, religioso, dell'autorità politica che gli impedisce di pensare liberamente, sì, potrebbe sbagliare, è vero, potrebbe percorrere in errore, ma presto imparerebbe, però, così come il ragazzino impara a camminare, imparerebbe a pensare con la propria testa.

Per ciascun essere umano singolarmente preso, è dunque difficile liberarsi da una minorità divenuta quasi natura. Cioè, sono quasi riusciti a connaturalizzare il rispetto della tradizione, l'incapacità di mettere in discussione le idee antiche. Questo sta dicendo, eh. È innaturale per l'essere umano pensare. Ma ragazzi, è pazzesco! Noi non abbiamo fino adesso detto che l'essere umano è l'essere razionale, vi ricordate Aristotele? Lui sta dicendo: "Non è vero! Le società hanno imbrigliato così tanto il pensiero che pensare è innaturale. Bisogna sforzarsi, deve ritornare a esserlo. Può diventare come il ragazzino deve sforzarsi per camminare, non cammina da solo, deve cadere perché rialzarsi, cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi". Questo sta dicendo, ok? È giusto per finire ad amarla e di fatto è effettivamente incapace di servirsi della propria intelligenza, non essendogli mai stato consentito di metterla alla prova. Precetti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una permanente minorità. Precetti e formule, devi fare così, è una regola, c'è un precetto di fare così, segui la regola, così comportati così. Questi sono le catene della nostra intelligenza, dice Kant. Ok? A questo rischiaramento, invece, non occorre altro che libertà. E lo scrive in grassetto, eh. Libertà, precisamente la più inoffensiva di tutte le libertà, cioè quella di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Pubblico uso. Infatti, dividerà l'uso privato della ragione e l'uso pubblico della ragione. Ma sento gridare da ogni parte: "Non ragionate!". L'ufficiale dice: "Non ragionate, fate esercitazioni militari". L'intendente di finanza: "Non ragionate, pagate". L'ecclesiastico: "Non ragionate, pregate". "Un unico signore al mondo, il sovrano illuminato, dirà: "Ragionate quanto volete su ciò che volete, ma obbedite"". Qui, in questa società, c'è restrizione alle libertà dappertutto. C'è restrizione alla libertà, quindi, la restrizione alla libertà che impedisce all'uomo di emanciparsi e iniziare a pensare con la propria testa, viene da un lato mantenuta da tutti questi poteri politici: l'esercito, lo Stato, la Chiesa. Ma diventa una comfort zone per l'essere umano, che per tanti secoli, tutto sommato, si è trovato a non dover cadere e rialzarsi come il bambino che, per imparare a camminare, deve fare degli errori. Per imparare a pensare, ci vuole coraggio. Coraggio, quindi, di avere la responsabilità di crescere. Avete capito?

Quindi, il tema della responsabilità. Questo Illuminismo non è un Illuminismo che da solo rischiarerà la luce della conoscenza. Non arriva accendendo la luce, avete capito? Gli illuministi capivano bene che occorreva lavorare su questo, lavorare sull'educazione degli altri, convincere gli altri a poter pensare liberamente, avete capito il senso? Scuoterli dal loro torpore, come un bambino che ormai si è abituato, è diventato quello che oggi chiamiamo un po' un bamboccione, fa tutto mamma, cucina mamma, mi sistema tutto mamma, non devo fare niente. Comodo così, ma non diventerai mai adulto, resterai un bambino anche a 30 anni, a 40 anni, a 50 anni. Questa è la metafora che usa Kant, che secondo me è anche ben visualizzabile e anche abbastanza moderna. E attenzione, è un cane che si morde la coda, perché il bambino, avete visto quelle famiglie per cui, dove dite: "Ma quello è proprio un bamboccione, sta nella bambagia, fa tutto la mamma". Cresce, cresce e continua a stare da mamma e non vuole mai veramente prendersi le sue responsabilità. Ma la mamma, anche, non vuole lasciare andare via il figlio, perché magari perderebbe il suo ruolo di madre, non saprebbe più che fare, si preoccuperebbe, penserebbe: "Questo figlio, pure da grande, incapace, che non è buono a nulla". Quindi, la mamma vuole mantenere il figlio nello stato di minorità, e il figlio, tutto sommato, fino a che qualcosa non lo cambierà questo stato d'essere, vuole rimanere in questa forma di sudditanza. Suddito e sudditanza, madre-figlio, pastore e gregge, diciamo, no, dei credenti, sovrano-cittadini. Mi avete capito? Si viene a creare, quindi, una sinergia sbagliata tra chi vuole mantenere il potere lasciandoti, quindi, in una in una forma di non autocontrollo, autosufficienza, e chi non vuole prendersi il rischio di farsi male nell'andare nella propria strada nella vita da solo, e quindi dice: "Meglio che c'è qualcuno che pensi al posto mio". Vado in chiesa e il prete mi dice che fare, vado da in classe il professore mi dice che fare, vado a casa e la mamma mi dice che fare. Tutti mi dicono che fare, io faccio il mio dovere e sto così. Molto più difficile dire: "Che senso ha la mia vita? Cosa è giusto fare? Cosa no?". Ok? Usare la propria intelligenza.

Comunque, ragazzi, avete capito quanto è anche bruciante la critica di Kant? Però ci sta dicendo che normalmente noi non vogliamo usare la nostra intelligenza. Cioè, sta dicendo il contrario di quasi tutti i filosofi, e stiamo in pieno Illuminismo. Cioè, è la, questo è come dire la bandiera dell'Illuminismo, questo testo. E ci sta dicendo che non è vero che è tutto così naturale, facile. Ci sta dicendo che noi siamo degli esseri molto pigri e incerti dentro noi stessi. Abbiamo tutti una razionalità, ma bisogna imparare a usarla, ed è faticoso, e soprattutto bisogna avere la responsabilità di farlo e di camminare da soli, abbandonare quindi le strade già battute.

Perché l'Illuminismo si sviluppa in Francia? Ora, diciamo che prima cosa, non si sviluppa solo in Francia. Cioè, diciamo che la Francia è sicuramente uno dei paesi dove maggiormente fiorisce l'Illuminismo, ma si diffonderà poi in molti altri paesi. Abbiamo detto in Germania, in Germania, siamo Kant, diciamo, era nell'attuale Prussia, ok? Nasce a Königsberg, quindi nella parte più orientale della Prussia, in Inghilterra, in, o meglio, in Scozia, più che in Inghilterra, in in Italia, eccetera, eccetera. Si si sviluppa in diverse, in diverse, diciamo, aree dell'Europa. Però, naturalmente, ha un suo punto di risonanza importante in Francia. Molti dei dei filosofi, no, più famosi dell'Illuminismo, Montesquieu, Voltaire, Rousseau, che insomma faremo nella prossima puntata, Diderot, eccetera, eccetera, sono francesi. Ma ci sono poi anche pensatori in Italia, come Cesare Beccaria, in Francia, David Hume, insomma, in Scozia, come David Hume. Li vedremo, però dobbiamo capire perché questa cassa di risonanza così forte in Francia, perché proprio in Francia? Allora, per due ragioni sostanzialmente, che sono antitetica l'una all'altra.

La prima è che la Francia era diventata, nel corso del Seicento e anche del Settecento, una un paese egemone, una potenza egemone in Europa. La grandeur di Luigi XIV aveva comportato il fatto che la Francia fosse diventata la monarchia di riferimento, la monarchia più imponente, più sfarzosa, più prestigiosa, con l'idea della grandeur anche con le diverse guerre vinte da Luigi XIV, ma prima ancora già nella metà del Seicento, con la fine della Guerra dei Trent'anni, si capisce che la Francia doveva, stava diventando il paese egemone. Cioè, tolta l'Inghilterra, che appunto non sta nel contesto europeo, è già orientata sui mari, vincerà poi la Guerra dei Sette Anni, ma più che altro sulle colonie, in Europa è la potenza principale. Ok? Quindi, il francese era una lingua cosiddetta veicolare, cioè nel senso che era una lingua, un po' come oggi in inglese, si parlava nelle corti europee. La Francia era un modello per le altre corti europee. Ok? Tanto che l'assolutismo verrà poi copiato, diciamo, da altri sovrani europei. Gli intellettuali francesi sono apprezzati, sono letti, sono un punto di riferimento, vengono letti anche da altri, culture, diciamo, altri paesi, altri lettori, e vengono letti e compresi e apprezzati anche dai potenti europei, tanto che diversi sovrani, appunto, si faranno anche influenzare dall'Illuminismo, dalle idee degli illuministi francesi, creando quel, diciamo, quel periodo e quelle quelle monarchie che chiamiamo dispotismo illuminato, cioè nel senso che sono una forma di assolutismo che però, invece, viene moderata e sposerà diverse idee illuministe, che cercherà con le riforme di fare nel proprio paese. Quindi, verranno fatte queste riforme anche sulla base di questo prestigio che avevano gli intellettuali francesi, gli scrittori francesi.

Viceversa, ragione opposta: in Francia c'è proprio la forma di assolutismo più totale. Ok? L'età seicentesca, vi ricordate, di Luigi XIV, e quindi, diciamo, uno, visto che abbiamo detto che uno dei nemici principali dell'Illuminismo è proprio l'assolutismo, proprio in Francia, dell'assolutismo, si sentirà da parte degli intellettuali moltissimo l'esigenza di lottare per riuscire a raggiungere una libertà di pensiero, la libertà di parola, la libertà di stampa, la diffusione della cultura attraverso l'Enciclopedia. Ok? Tutte queste operazioni saranno, come dire, portate avanti proprio in un contesto come quello francese, dove era molto forte, si avvertiva molto forte l'esigenza di contrasto a questo controllo sulla cultura esercitato dai re assolutisti. Avete capito? Quindi, non è un caso che nasce proprio in Francia, si sviluppa in Francia. Chiaramente, si svilupperà come reazione all'assolutismo, come antidoto, come cura per per l'assolutismo. Ok?

In Inghilterra, invece, non non si sviluppa l'Illuminismo, perché? Perché in realtà, in Inghilterra, c'era già una forma di monarchia costituzionale. Quindi, alcuni dei diritti che vengono, come dire, portati avanti dagli illuministi, sono proprio, diciamo, ehm, già presenti all'interno dell'Inghilterra della monarchia costituzionale. Quindi, ad esempio, la parziale divisione dei poteri, che sarà uno dei grandi temi forti dell'Illuminismo. In Inghilterra, parzialmente, c'era. Non c'era proprio una Costituzione, ma c'era di fatto una, diciamo, c'era la Magna Carta, c'era una limitazione al potere del re. Insomma, alcuni degli ideali illuministi, di fatto, venivano già in parte soddisfatti da un sistema politico che era già più, più aperto a una forma di balance of power. Ok? C'era già un parlamento. C'è anche da dire che in Francia, la, diciamo, l'Illuminismo sarà la, come dire, l'espressione politica e filosofica della borghesia. Quindi, anche la necessità di una classe sociale che, in uno stato assolutista, dove vigeva l'Ancien Régime, si sentiva sostanzialmente, l'abbiamo detto prima, no, impedita nel poter realizzare il il proprio sogno di crescita, la propria affermazione sociale. E naturalmente, lì attecchire molto questo ideale, per cui si doveva rimettere sostanzialmente in discussione la divisione della società, così standardizzata, così divisa e così e così congelata, con no, con delle classi sociali che di fatto hanno tutto il potere. Quindi, un nuovo modo di pensare funzionale alla situazione che in Francia c'era molto forte dell'Ancien Régime.

Attenzione, che però in, l'Illuminismo è vero che non non si svilupperà in Inghilterra, ma avrà, diciamo, dall'Inghilterra degli stimoli culturali importanti. Due, in particolare: un filosofo importante che anticipa alcune idee illuministe, che è John Locke, importante perché è il padre dell'ideologia liberale ed è anche un teorico della divisione dei poteri, e ad esempio scrisse una famosissima lettera sulla tolleranza. Quindi, la famosa, diciamo, come dire, polemica anche contro l'intolleranza religiosa, no? Questo questo fatto che sarà un'altra ideologia forte dell'Illuminismo, che sarà ripresa da Voltaire, grande filosofo illuminista. Quindi, ci sono dei pensatori nel Seicento inglesi che anticipano alcune idee dell'Illuminismo, che però si svilupperà, appunto, in altri paesi, non in Inghilterra, perché, diciamo, così, non ce n'era tanto bisogno in Inghilterra da questo punto di vista. E un altro importante pensatore e scienziato, direi, che anticipa alcune idee illuministe, sarà molto ripreso, influenzerà molto, diciamo, l'ideologia illuminista, sarà Newton. Ok? Quindi, Locke e Newton sono due intellettuali, due pensatori, due, diciamo, filosofi anche, che verranno citati spesso dagli illuministi del Settecento come ispiratori. Entrambi sono inglesi. Ok?

Infine, sempre in Inghilterra e in Scozia, un'altra influenza importante è il tema della Massoneria, cioè le società segrete. Ok? Cioè, i primi del '700, prima in Scozia, in Inghilterra, poi via via si diffonderanno anche in Francia e in alcuni paesi europei successivamente ancora in Nord America, e sono delle società segrete che hanno proprio come finalità l'idea di liberare gli uomini dall'ignoranza, dalla superstizione, nell'ottica di una fratellanza universale. Ok? Cioè, l'idea, la Massoneria si chiama così perché massoni sono i muratori, era una società, diciamo, che si chiamava dei muratori, che si riuniva segretamente, aveva questo ideale di diffondere la cultura, eccetera, eccetera.

L'Illuminismo, abbiamo detto, è un movimento filosofico che, però, è un po' originale rispetto al passato, cioè non vive soltanto all'interno dei grandi circoli letterari o culturali, l'università, ma ha la pretesa e l'aspirazione di arrivare ad atterrare sul popolo, sulle persone, sui cittadini. Ok? Non soltanto, quindi, limitarsi alle élite, ma cercare di entrare nel tessuto della società. Per farlo, avrà, come dire, bisogno di fare riferimento a nuovi veicoli del sapere, no? Anche a nuovi luoghi dove poter esercitare il sapere. Uno dei luoghi, sicuramente principali, sono i cosiddetti salotti. Ok? I salotti di Parigi, in Inghilterra, in Germania, dove si svolgono letture, per esempio, di opere di intellettuali emergenti o dibattiti senza pregiudizi. Ok? Ad esempio, Voltaire aveva la, diciamo, l'abitudine di fare a leggere all'interno di questi salotti le sue opere, e anche nel momento in cui le componeva, anche per vedere se, diciamo, se erano gradite e se, che tipo di dibattito veniva fuori. Quindi, lettura aperta, dialogo, confronto in zone informali, luoghi informali, come appunto salotti borghesi, salotti comunque della, anche della nobiltà illuminata. L'Illuminismo dà la voce, senz'altro, alla borghesia, ma immaginiamo che anche, eh, la nobiltà, alcuni strati della nobiltà, erano particolarmente sensibili alle idee nuove, erano aperti alle novità introdotte dai, diciamo, dai pensatori illuministi. Questi famosi "philosophes" in Francia, venivano chiamati, ma non solo.

I salotti, i caffè, per esempio. Quindi, luoghi pubblici aperti, dove si poteva, come dire, entrare in contatto, ascoltare dibattiti, confronti, letture di opere, per esempio, club privati, società scientifiche e letterarie. Ok? Tutto questo creava la cosiddetta opinione pubblica, cioè si inizia a creare una platea di persone interessate a questo tipo di messaggi, coinvolte in questo tipo di messaggi, e quindi a cercare di condizionare l'opinione pubblica, illuminare, secondo gli gli illuministi, l'opinione pubblica. Ad esempio, si iniziano a realizzare delle biblioteche circolanti per i più poveri, delle biblioteche che, come dire, che si costavano e permettevano una maggiore diffusione dei libri, la possibilità di affittare questi testi a prezzi calmierati, molto bassi, quasi gratuiti. Ok? Questo permetteva una maggiore diffusione del libro, ok, che era lo strumento principale. Però, attenzione, parallelamente si ha uno sviluppo dell'attività editoriale. Ad esempio, i saggi, oppure nuovi generi letterari, come per esempio i i romanzi di di viaggio. Ok? Si impone in questo periodo anche il tema del viaggio immaginario. M. Ci saranno alcuni autori che immagineranno dei viaggi, un po' come fece anche Thomas More nel secolo dei secoli precedenti, un viaggio immaginario fatto in luoghi per raccontare, ovviamente, delle metafore molto importanti. Lo vedremo nel secolo precedente, era stato anche Bacone con la Nuova Atlantide. Ecco, quindi, letteratura di viaggio, sia reale sia immaginario. Questo, naturalmente, serviva per cosa? Per aggirare la censura. Raccontare di un'isola dove succedono certe cose, dove ci sono certe riforme, era un viaggio immaginario per non dire che queste riforme e queste cose le volevamo realizzare in Francia, dove non si poteva dire. Quindi, si immagina l'escamotage di fare un viaggio immaginario in una zona che non c'è, in un'isola che non c'è, e in quest'isola che non c'è, guarda caso, parlare di tutti i problemi e delle riforme necessarie che magari si dovevano fare in Francia, ma non si poteva dire, perché chiaramente lo Stato assoluto metteva dei dei paletti alla cultura.

Ma la cosa più importante, dulcis in fundo, sono le nuove forme di diffusione del sapere, cioè i giornali, le gazzette, i bollettini, le riviste. Quindi, una serie di produzioni editoriali che, se vogliamo, sono meno elitarie, più adatte alla circolazione presso il popolo. I pamphlet, questi, no, queste pagine stampate, questi bollettini, queste gazzette, che che sono o generali, oppure gazzetta filosofica, gazzetta storica, ma anche invece quotidiani, che come oggi, no, dei giornali che parlano dei fatti di oggi, ma con un linguaggio semplice, con una tiratura ampia, con un costo molto limitato. Il primo quotidiano della storia si chiama "The Spectator". E dove nascerà, secondo voi? In Inghilterra. Ok? Pensate che l'editore dello Spectator, sentite che cosa dice: "La mia ambizione sarà che si dica di me che ho portato la sapienza fuori dagli studi e dalle biblioteche, dalle scuole e dai collegi, a dimorare nei circoli, nei ritrovi, ai tavoli da tè e nei caffè". Ok? Cioè, ho portato la filosofia con questo "Spectator", questo quotidiano, presso i caffè, presso le sale da tè, capite? Presso luoghi dove le persone potevano andare e non necessariamente l'élite degli intellettuali, ma il, diciamo, il piccolo borghese, il medio borghese, ok? E anche il nobile interessato alla cultura. Quindi, avete capito? Informalizzare, rendere più informale la trasmissione del sapere per aumentarne la platea e l'impatto. L'idea sostanzialmente, gli illuministi, è impattare, cioè che il sapere non deve essere solo libresco, solo una cosa da biblioteca polverosa, biblioteca allo stile di Harry Potter, ma è qualcosa che arrivi presso la cittadinanza.

Ultime due osservazioni su questa introduzione all'Illuminismo. Bisogna parlare delle dell'origine dell'Illuminismo, da che cosa si origina questo movimento, e poi voglio, diciamo, dire alcune cose sul versante della critica alla metafisica e l'approccio alla politica, rimandando poi a una seconda lezione, invece, l'approfondimento sui pensatori dell'Illuminismo. Quindi, diciamo, adesso terminiamo e vediamo alcune caratteristiche generali di questo fenomeno, e rimandando poi alcune riflessioni ulteriori, invece, sull'approfondimento dei principali pensatori dell'Illuminismo, sia dal punto di vista filosofico, giuridico e anche dal punto di vista economico. Ok? L'economia politica. Allora, e le, diciamo, le cause dell'Illuminismo. Ok? I legami storici dell'Illuminismo. Da che cosa viene fuori questo periodo? Allora, un po' l'abbiamo detto, eh, perché in Francia e che cosa sta succedendo durante il periodo dell'assolutismo. Però ci sono dei legami anche culturali che generano questo sviluppo dell'Illuminismo.

Allora, sicuramente il primo legame che va fatto è con la Rivoluzione Scientifica. Ok? Quindi, già in Europa nel Seicento era profondamente cambiato, stava cambiando il modo di affrontare la scienza, la cultura, la ricerca. Un nuovo approccio al sapere, un approccio legato all'esperimento, un approccio legato all'utilità sociale della scienza. E quindi, l'Illuminismo, in un certo senso, si può definire come una forma di rivoluzione scientifica delle scienze, però sociali. Cioè, un'applicazione sociale di quel metodo scientifico che già con Galileo, con Bacone, aveva caratterizzato una vera rivoluzione nell'ambito delle delle scienze astronomiche, matematiche, fisiche, eccetera, eccetera. Quindi, l'applicazione di un metodo alla storia, l'applicazione di un metodo alla società, e l'applicazione di questo approccio anche alla politica. Ok? Che porterà verso un percorso di riforme. Quindi, sicuramente un legame forte con con i cambiamenti della Rivoluzione Scientifica e di questa nuova percezione della cultura, ecco, dell'importanza dell'uso della razionalità attraverso un metodo di decodificazione del mondo intorno a noi, per però applicato diversamente dalla Rivoluzione Scientifica ad ambiti più sociali, economici, giuridici, politici.

Seconda legame, sicuramente con la filosofia razionalistica. Quindi, con il razionalismo di Descartes, di Cartesio, e con l'empirismo, che sono due, diciamo, correnti filosofiche del Seicento, e che sono abbastanza antitetica tra di loro, ma da entrambe queste correnti filosofiche, l'Illuminismo trarrà uno spunto e un'ispirazione. Perché, diciamo, il razionalismo di Cartesio mette come punto, in un certo senso, il nome suggerisce, la forza della ragione come perno della conoscenza, anche se la ragione di Cartesio è una ragione di carattere geometrico, matematico, mentre quella degli illuministi è una ragione di carattere critico. Ok? Una ragione che si apre al dibattito, si apre al alla, diciamo, alla acquisizione provvisoria di nuove verità, si apre al confronto, perché è una ragione che fa, diciamo, leva sulla tolleranza, sulla libertà e sul confronto dialettico. Quindi, diciamo, c'è una relazione forte con il razionalismo: centralità della ragione, tanto che vi ho detto che Illuminismo è il lume della ragione che rischiara. Ma a differenza di Cartesio, che immaginava la ragione essere un'inesorabile macchina da calcolo, la ragione degli illuministi è una ragione critica, una ragione dialettica, che è una ragione incerta, una ragione progressiva, un progressivo, una progressiva acquisizione collettiva della verità. Quindi, ragione sì, ma con un distinguo. E anche l'empirismo, naturalmente, questa grande riferimento dell'empirismo inglese all'uso dei sensi, all'uso della, diciamo, della conoscenza empirica, e e quindi senz'altro una rivalutazione anche delle scienze empiriche, delle arti, dei mestieri, delle della tecnica, che è legata all'approccio empirista al mondo, viene senz'altro riscoperto all'interno dell'Illuminismo. Quando parleremo dell'Enciclopedia, vedremo che, oltre a essere una grande enciclopedia del sapere filosofico, teorico, politico, è anche un'enciclopedia, anzi, forse soprattutto, un'enciclopedia delle arti e delle scienze pratiche applicate. Ok? Quindi, sicuramente un un importante contributo dell'empirismo.

Infine, il legame con l'ascesa della borghesia. Ok? È chiaro che i grandi cambiamenti del Seicento-Settecento che avevano portato la rivoluzione agricola, la manifattura a domicilio, la crescita dei commerci internazionali, l'urbanizzazione, sono tutti fenomeni economico-sociali che vanno letti come in stretto collegamento con il fenomeno illuminista. Cioè, l'Illuminismo è una conseguenza di questi cambiamenti sociali, laddove la, diciamo, società cambia e la borghesia acquisisce un ruolo di maggiore centralità e di maggiore anche consapevolezza del proprio ruolo, lì, chiaramente, si apre anche il modo di pensare, si cambia il modo di pensare. L'Illuminismo è figlio proprio di questo cambiamento anche che si radica nella società, nell'economia del Seicento-Settecento, che chiaramente, quindi, la battaglia sarà contro le limitazioni che ancora l'Ancien Régime e l'assolutismo poneva nei confronti della della, diciamo, della stessa borghesia. Quindi, è un pensiero molto orientato alla riforma, proprio perché eredita, diciamo, i fabbisogni, lo spirito di innovazione di questa borghesia che aveva vissuto un periodo chiaramente di ribalta e di e di e di ascesa fra il Seicento e Settecento.

Infine, l'ultimo riferimento è sicuramente a quello del Rinascimento. Alcuni storici definiscono l'Illuminismo un secondo Rinascimento, perché? Perché, in modo analogo al Rinascimento, c'è, naturalmente, una riproposizione dell'uomo al centro del mondo e e quindi un forte antropocentrismo, con tutte, però, le differenze che che sono balzano agli occhi rispetto al Rinascimento. Quindi, un ruolo diverso, però, del fato, del destino, della magia. Ecco, tutto questo non avviene. Ok? È un antropocentrismo più legato ai progressi delle scienze e e del progresso scientifico della Rivoluzione Scientifica, e quindi più maturo. Un nuovo mettere al centro l'uomo, però, come dire, con una differente approccio rispetto a quello rinascimentale.

Alcuni aspetti finali del che cos'è l'Illuminismo. Ecco, stiamo rispondendo a questa domanda da tutti i punti di vista, eh. L'aspetto più propriamente filosofico, politico, giuridico, lo tratteremo a parte. Anche l'economia, la tratteremo a parte, però, chiaramente, occorre ricordare alcune cose. Intanto, che l'Illuminismo porta con sé una forte critica alla metafisica classica. Ok? Quindi, è evidente che questo approccio attento al sapere pratico, alle scienze, alle arti, al progresso, non può che fare a pugni, naturalmente, con l'approccio astratto.

Metafisico di carattere aristotelico o anche per alcuni aspetti platonico, queste grandi sistematizzazioni del mondo, basate su teorie di carattere ontologico, logico, ecco, vengono fortemente criticate perché, naturalmente, sono in antitesi con l'approccio illuminista.

Quindi, tutto ciò che riguarda le cause ultime, il motore immobile, i fini ultimi, lo spirito, l'influsso di Dio sulla natura, ecco, tutto questo è naturalmente rigettato. Però occorre dire che l'Illuminismo non è un approccio completamente ateo.

Dal punto di vista religioso, ci sono approcci diversi all'interno dei pensatori illuministi. Ci sarà, diciamo, forse quello prevalente è quello cosiddetto deista, cioè il riconoscimento di un di una divinità che però è una divinità non legata alla tradizione cattolica, piuttosto che protestante, piuttosto che musulmana, piuttosto che ebraica. Ok, ma una una dea ragione, una divinità razionale superiore che sta soprattutto e che, in un certo senso, è un po' un grande orologiaio di questo mondo. Ecco, quindi quell'approccio deista, un Dio architetto.

Ok, ci sono poi invece approcci più materialisti che negano proprio l'esistenza di Dio e fanno riferimento unicamente al funzionamento della natura. Ma, diciamo, non approfondiamo questo tema. Andiamo invece sulle critiche alla religione positiva, alle religioni storiche. Ecco, queste saranno molto forti.

Quindi Voltaire accuserà, ad esempio, Mosè, Gesù e Maometto, quindi tre persone, personaggi fondamentali delle tre grandi religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam, di essere i tre grandi impostori. Ok, di aver sostanzialmente, cioè sono colpevoli di aver raccontato un mucchio di menzogne. Perché? Perché, naturalmente, la religione, agli occhi degli illuministi, porta con sé credenze, superstizioni. Ok? Quindi è proprio uno dei motori di questo famoso stato di minorità dell'uomo criticato da Kant.

La religione è senz'altro uno dei virus più grandi dell'intelletto. La religione, intesa in senso appunto storico, positivo, rivelato, ok, è una delle grandi menzogne che ha tenuto soggiogato il con tutto questo con tutta questa architettura di miti, di leggende, di false favole, la mente dell'uomo. Ok? E e soprattutto lasciando per secoli l'uomo nell'ignoranza.

Quindi la religione ha, in un certo senso, impedito il progresso della scienza, della conoscenza, della cultura, schiacciando per troppo tempo l'uomo in uno stato di ignoranza. E quindi è, diciamo, in qualche modo analogo il tipo di ragionamento a quello che fa Emanuel Kant e per cui è così difficile poi, a un certo punto, quando si è minorenni così a lungo, diciamo, uscire fuori da questa da questo stato di minorità. E soprattutto, ha intristito l'uomo.

Ecco, la terza cosa che dicono, intristisce l'uomo, cioè lo abitua al senso del peccato, al senso della rinuncia, al senso della mortificazione, e invece di spingerlo a un sano rapporto con la natura. Ehm, fu famoso, celeberrimo, il famoso testamento di Jean Meslier, in cui, che era un prete che aveva scritto alcune opere anche contrarie allo spirito religioso. Sentite che cosa dice nel suo testamento, per dire quanto in quell'epoca c'era una forte critica anche al potere della Chiesa, alla figura dei dei preti.

Io vorrei, diciamo, questo è nel suo testamento, aprono il testamento e tra le varie memorie c'è scritto: "Io vorrei, e questo sia l'ultimo ed il più ardente dei miei desideri, io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell'ultimo dei preti." Ok, i re, i potenti della terra, strangolati con le budella dell'ultimo dei preti, cioè sterminare i re, sterminare i preti per liberare l'uomo.

Ok, naturalmente una tesi così estrema non era fatta proprio da tutti gli illuministi, però giravano anche i cosiddetti manoscritti clandestini, giravano una serie di opere fortemente critiche, polemiche nei confronti della Chiesa. Nel corso, soprattutto della prima metà del Settecento, una nuova visione della storia.

La storia diventa per la prima volta oggetto di analisi razionale e scientifica. La storia che prima dell'Illuminismo era una storia anche aneddotica, una storia in cui interveniva sempre la Provvidenza, la Provvidenza era la spiegazione di tutto, un po' stile manzoniano, se vogliamo, no? La Provvidenza è la spiegazione finale, c'è un deus ex machina, c'è una morale della favola. Ok, quindi la storia si racconta a seconda del significato che ha, secondo la finalità che ha, perché deve essere una maestra di vita, deve insegnare qualcosa.

Ecco, no, l'Illuminismo inizia a dire: "Studiamo la storia con le fonti scientificamente, con un approccio anche qui empirico, vediamo quali sono le fonti reali, quali sono i dati reali. Ok, al di là dell'idea se ci sia una finalità in tutto questo, un obiettivo in tutto questo, una spiegazione." Ecco, prima dell'Illuminismo si pensava che ogni cosa, il bene e il male, fossero necessari per lo sviluppo del del progetto divino. No, c'è una catastrofe, un'ecatombe, una guerra, ma probabilmente è nella mente di Dio che serve a un oscuro progetto divino.

Ecco, invece l'approccio illuminista, e che poi è quello della della storia moderna, della storiografia moderna, è molto più disincantato. Dice: "Attenzione, voglio dire, non bisogna leggere dietro ai fenomeni storici una qualche ragione divina, metafisica, una finalità ultima. Ok, e o vedere nel bene e nel male l'influsso della Provvidenza o di forze esteriori a quelle umane, a quelle storiche, quelle realmente, come dire, tangibili nei percorsi storici."

Quindi nasce la moderna storiografia. Uno dei primi esponenti è un certo Pierre Bayle. Terminiamo con un'ultima osservazione, perché questo sarà poi l'aggancio alla prossima lezione. Una nuova visione della politica. Ok, qui non voglio soffermarmi molto perché poi la faremo meglio quando studieremo, diciamo, un po' le idee cardine dei principali pensatori illuministi. Però sicuramente è da ricordare una nuova visione della politica come strumento a servizio della pubblica utilità. Ok, non più l'esercizio del potere in quanto tale, non più la politica come "Dio mi ha dato lo scettro, è Dio che mi mette la corona", ma come qualcosa che serve a generare un servizio pubblico a favore della collettività.

Quindi la felicità, intesa come soddisfacimento dei propri bisogni materiali e spirituali, è la finalità ultima della politica. E soprattutto questa politica sarà, lo vedremo, basata sull'eguaglianza di fronte alla legge. Ok, quindi un'eguaglianza giuridica. Mh, mentre siamo ancora in un mondo, ci ricordiamo di privilegi, dove la società piramidale aveva anche trattamenti e normative diverse, non tutti i cittadini erano uguali davanti alla legge. Basato sulla libertà di parola, di pensiero, di stampa, che rigetti il fanatismo, l'intolleranza.

Un progetto di uno Stato laico. Quindi gran parte di questi pensatori penseranno, appunto, di di dover lottare per uno Stato laico. Ok, l'interesse pubblico non deve coincidere con l'interesse religioso, non ci deve essere un connubio tra una religione e lo Stato. Fuori la religione dallo Stato, lo Stato è laico. Pensate alla Francia, quanto forte sarà nel corso della Rivoluzione francese quest'idea, no, di laicizzazione dello Stato e della, anche ad esempio, delle istituzioni scolastiche. Ancora oggi in Francia la scuola è estremamente laica, non esiste l'ora di religione, per dire.

Lo Stato di diritto, devono governare le leggi e non devono governare gli uomini. Ok, le leggi sono al di sopra degli uomini. È chiaro che il modello fondamentale è quello della monarchia costituzionale inglese, quindi limitazione dei poteri, lo vedremo, bilanciamento dei poteri, divisione dei poteri, ma soprattutto l'ottica contrattualistica, cioè lo Stato non esiste per diritto divino, ma esiste per un accordo tra gli uomini. E questo sarà l'idea fondamentale di Rousseau, che sarà uno dei più grandi pensatori illuministi. Qui mi fermo perché nella prossima lezione approfondiremo tutte queste idee. Ciao a tutti.