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Groenlandia. L'isola più grande del mondo. Un deserto di ghiaccio in balia dell'oceano sferzato dai venti artici, popolato da foche e orsi polari, dove il tempo sembra aver smesso di scorrere. L'uomo ha avuto l'ardire di provare a domare anche un luogo tanto angusto insediandosi in poche sparse aree costiere. Ma oltre a questo, cos'è che sappiamo davvero della Groenlandia?
Siamo venuti qui con degli scopi ben precisi, sfatare miti duri a morire, raccontarvi la parabola di una terra inospitale, plasmata dal dominio coloniale che ambisce a essere una nazione, mostrarvi come questa non sia soltanto una chiazza bianca disegnata su una mappa, bensì una parte della nostra storia, come esseri umani. Benvenuti in Groenlandia.
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[Jacopo]: Nel 982 l'esploratore norreno Erik il Rosso, esiliato dall'Islanda dopo aver commesso un omicidio, viaggiò verso Ovest e approdò in una vallata rigogliosa. La chiamò: Gronland, la terra verde. Tra il 985 e l'anno 1000 furono in centinaia gli islandesi che decisero di attraversare l'oceano per stanziarvisi assieme al proprio bestiame. Per quasi quattro secoli i coloni commerciarono zanne di tricheco e pelli di foca con Islanda e Norvegia in cambio di cibo, legno e utensili in ferro. Nel 1380 la Groenlandia passò sotto il controllo del neonato regno di Danimarca-Norvegia. All'epoca, però, i villaggi norreni stavano già cadendo in rovina. Nell'arco di qualche decennio nulla più si seppe dei loro abitanti. La corona di Copenaghen, interessata a mantenere attive le rotte commerciali artiche e cacciare balene, scalzando l'allora concorrenza olandese, provò a ristabilire i contatti con la Colonia perduta. Seguirono 300 anni di spedizioni inconcludenti finché nel 1721 il pastore luterano Hans Egede sbarcò laddove sarebbe nato il primo insediamento Danese in Groenlandia: Godthab, buona speranza.
Questa casa gialla e rossa che vedete alle mie spalle, presumibilmente, è una delle prime case che furono costruite ai primi del Settecento in Groenlandia. Apparteneva ad Hans Egede, che fu appunto l'uomo mandato dalla Corona Danese per avviare il processo di cristianizzazione sull'isola.
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Dal 1979 Godthab chiama Nuuk, cioè "capo", ed è la capitale della Groenlandia. All'epoca Egede credeva non solo che avrebbe incontrato dei superstiti, ma anche che questi, poiché rimasti isolati da secoli, predicassero ancora il cattolicesimo o il paganesimo e che parlassero una qualche forma di norreno antico. Egede si sbagliava. Ormai le coste groenlandesi erano diventate patria di un altro popolo: gli Inuit. Il termine Inuit, al singolare "Inuk", significa persone e ha sostituito il dispregiativo ed erroneo Eschimesi, che vuol dire "coloro che indossano le racchette da neve". Questo popolo Artico discende dai primi uomini siberiani migrati nel corso dei millenni verso le zone settentrionali di Alaska, Canada e Groenlandia, e ha sempre vissuto pescando e cacciando animali come orsi polari, foche, renne e balene. Oggi il 90% dei groenlandesi è di origine Inuit e in larga parte parlano lingua il Kalaallisut, completamente diversa da quelle europee. In alcuni villaggi Tasiilaq, sulla costa orientale, gli Inuit non hanno mai abbandonato le proprie radici. I Thule, gli antenati più diretti degli Inuit, penetrarono nel sud-ovest della Groenlandia attorno al XIV secolo, cioè quando l'area nord Atlantica fu colpita da un fenomeno climatico noto come "piccola Era Glaciale", che si ritiene abbia causato la scomparsa delle colonie norrene.
A Godthab, la missione di Egede provò a convertire i locali, percepiti come dei selvaggi. Si trattò di un processo lento, ostacolato dalla presenza degli Angakkuit, i cosiddetti sciamani Inuit, ai quali era riconosciuto il ruolo di detentori della conoscenza sia in ambito religioso che medico. Comunque, i Danesi presero a popolare la costa occidentale, ampliarono Godthab, e fondarono il porto di Jakobshavn, la moderna Ilulissat. Con la nascita della compagnia reale groenlandese nel 1774, Copenaghen instaurò un monopolio adibito ad acquisire, in cambio di caffè e tabacco, carne, pellame e prodotti da artigianato, tra cui i tupilac, statuette d'ossa che raffiguravano demoni della mitologia Inuit. Fu così che, cambiando prospettiva, gli Inuit cominciarono a privarsi di risorse da sempre necessarie alla loro sussistenza e accedere alle logiche di mercato occidentali. Questa tendenza fu mal vista dagli ufficiali Danesi, che temevano che gli Inuit avrebbero presto perduto la loro essenza e dunque anche la loro utilità. Inoltre, nel 1814 la Danimarca si vede costretta a cedere la Norvegia alla Svezia, dopo essere stata sconfitta nelle guerre napoleoniche, e a fare affidamento soltanto sulle colonie islandesi e groenlandesi. Allora, la presunta volontà di preservare la cultura Inuit si accompagnò alla necessità di renderla più efficiente. Nel 1835 la compagnia reale suggerì infatti di costruire case in legno che sostituissero le tradizionali abitazioni Inuit, ovvero le capanne e le tende estive fatte di ossa e tessuti. Benché famosi, gli Igloo non erano altro che ripari adibiti alla caccia, alla pesca e, per quanto sia ridondante sottolinearlo: no, nessun Inuk vive ancora negli igloo... Nel 1856 gli amministratori coloniali decretarono che ogni insediamento avrebbe dovuto eleggere dei propri rappresentanti incaricati di sorvegliare la società. Tuttavia, soltanto i cacciatori più esperti potevano svolgere questa mansione. In altre parole, la compagnia reale delegittimò gli angakkuit (gli sciamani) e destabilizzò una collaudata struttura sociale. Lo stesso accade quando la Danimarca decise di reclamare per intero il possesso della Groenlandia.
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[Jacopo]: Escluso l'entroterra ghiacciato, rimanevano da colonizzare la costa est e l'area a nord. Nel 1885 i Danesi arrivarono ad Ammassalik, l'isola dove sorge l'odierna Tasiilaq, e dieci anni dopo la inclusero nel progetto coloniale. Più avanti Copenaghen inviò un'altra spedizione nel nord dell'isola, dove nel 1910 fondò la stazione Thule. Di lì a poco, l'avanzare delle pretese europee sulle rotte artiche e lo scoppio delle due guerre mondiali avrebbero reso evidente il potenziale geo-strategico della Groenlandia. Nel '41, con Copenaghen occupata dall'esercito nazista, l’ambasciatore Danese a Washington Henry Kaufman permise agli Stati Uniti di stabilire sull'isola cinque basi militari temporanee: queste conferirono un importante vantaggio tattico all'aviazione alleata. Però, terminato il conflitto, la Casa Bianca non mollò la presa. Gli States, infatti, ambivano a sfruttare l'isola in funzione anti-sovietica e a impossessarsi della criolite, minerale utile alla fabbricazione dell'alluminio presente nella costa Sud. In gran segreto, nel '51, gli ingegneri americani iniziarono a costruire una gigantesca base aerea a Thule, tutt'oggi in funzione. Nel '68 lo schianto di un caccia americano causò la dispersione di quattro bombe termonucleari tattiche, che esplodendo contaminarono l'intera area di Tule. Una delle quattro testate risulta ancora oggi dispersa, ma due anni prima di questo incidente Washington aveva dismesso un'altra base segreta: Camp Century, che avrebbe dovuto ospitare 600 missili nucleari in grado di raggiungere Mosca. Tutti i progetti militari statunitensi costrinsero le comunità Inuit locali a trasferirsi anche a 100 km di distanza. Al contempo, il clangore delle macchine intaccò irrimediabilmente ecosistemi fino a quel momento immersi nel silenzio... A ogni modo, la risorsa più importante della Groenlandia resta ancora oggi il mare. Già nella prima metà del Novecento a Copenaghen si erano accorti di come la pesca di gamberetti, halibut, merluzzo e salmone potesse generare profitti ben maggiori rispetto a quelli derivanti dalla tradizionale caccia di foche o renne.
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Nel '53, così, sulla spinta della decolonizzazione, il governo Danese elevò la Groenlandia allo status di provincia autonoma. Nel corso di vent'anni varò due piani di sviluppo chiamati G50 e G60, mirati a modernizzare l'industria ittica e gli insediamenti dell'isola. Queste politiche di welfare hanno sicuramente migliorato la qualità della vita groenlandese.
[Robert]: Io mi chiamo Robert Peroni, sono altoatesino e vivo qui da ormai 25-26 anni. Sono venuto qui già 43 anni fa e sono rimasto colpito da questo popolo e da questa bellissima natura.
In tutti questi anni, quanto è cambiata Tasiilaq?
[Robert]: Prima non c'era niente, non avevo neanche il telefono, non avevamo proprio niente di niente. Eravamo su un'isola proprio lontana dal mondo...
Tasiilaq è forse il posto più remoto che abbiamo visto nel corso di tutti i nostri viaggi. Mai saremmo riusciti a scoprirlo, né tantomeno viaggiare in Groenlandia, se non fosse stato per Nord VPN, che ringrazio per aver deciso ancora una volta di sostenerci in un progetto lungo e complesso come questo. Nord VPN funziona anche in uno dei luoghi più a nord del mondo, anche con una connessione quasi del tutto assente. Una rete quasi inesistente, la necessità di collegarci a internet ci hanno spesso portato a utilizzare Wi-Fi pubblici poco affidabili. Per fortuna, però, grazie a Threat Protection, abbiamo navigato in rete, cercato informazioni e trovato luoghi di interesse senza il rischio di esporre i nostri dati sensibili. Non vi nascondo che i momenti morti durante questo viaggio sono stati molti, a causa del freddo, del maltempo e dei voli cancellati. In questi casi, l'unico modo per evadere mentalmente dalla Groenlandia è stato sfruttare l'avanzato sistema di crittografia di Nord VPN, che ci ha permesso di mascherare il nostro indirizzo IP e geolocalizzarci, ad esempio, nella vicina Islanda per vedere una delle ormai onnipresenti serie TV Noir nordiche. Da oggi fino al primo ottobre, se acquisterete un qualsiasi piano biennale, riceverete anche un buono Amazon da 10, 20 o 30 euro in base al piano che avete scelto. Per approfittare di questa offerta a Nord VPN, vi basta cliccare sul link in descrizione.
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Al netto dei suoi evidenti vantaggi, la modernizzazione comportò sconvolgimenti ben più grandi e repentini di quelli patiti in precedenza. L'abolizione del monopolio della compagnia reale groenlandese e l'edificazione di nuove strutture portuali offuscarono la figura del "cacciatore", che fino a 50 anni prima gli ufficiali coloniali consideravano l'apice della società Inuk. Per garantire la maggiore produttività dei locali, ora impiegati negli stabilimenti ittici, i progetti di urbanizzazione previdero lo spostamento forzato di migliaia di persone dai villaggi nei nuovi centri urbani abitati, dotati stavolta di negozi, scuole e ospedali. Nuuk, tra casermoni ed edifici in legno, è oggi l'emblema di uno sviluppo accelerato non curante dello stile di vita degli Inuit. Basti pensare al cosiddetto Block P, un abnorme struttura residenziale ghetto eretta negli anni sessanta, ora demolita, che si diceva contenesse l'uno per cento dell'intera popolazione groenlandese. Grazie alle opportunità apertesi nell'isola, gli Inuit si ritrovarono occupati in compiti mai svolti prima. Tuttavia, venivano pagati il 25% in meno rispetto ai Danesi che ricoprivano le stesse posizioni. Per guadagnare uno stipendio equivalente, un Inuk doveva aver ricevuto almeno dieci anni in Danimarca. Le discriminazioni economiche procedettero di pari passo con alcuni propositi perversi: nel '51 le autorità Danesi strapparono 22 bambini Inuit alle loro famiglie per spedirli proprio in Danimarca e formarli come la futura classe dirigente groenlandese. L'esperimento, inutile dire, fallì: metà di quei bambini morì in giovane età e metà fu affetta da disturbi mentali. Tra gli anni sessanta e Settanta, sotto direttive governative, i medici Danesi piazzarono delle spirali intrauterine (degli strumenti contraccettivi) nei corpi di circa 4.000 donne e ragazze Inuit, così facendo, in pochi anni, il tasso di natalità groenlandese, all'epoca valutato eccessivamente alto, venne dimezzato. Le critiche e il malcontento verso l'intero sistema post-coloniale portarono nel '79 alla nascita del parlamento autonomo di Nuuk. La Groenlandia scelse la sua attuale bandiera nell'85, nello stesso anno in cui abbandonò la Comunità Economica Europea, per proteggere le proprie acque dal probabile assedio dei pescherecci stranieri. Difatti, oggi la Groenlandia non fa parte dell'Unione Europea e dal 2009 gode di un governo autonomo. Ciononostante, le sorti dell'isola più grande del mondo sono indefinite. Secondo le Nazioni Unite, la società groenlandese soffre la mancanza di adeguate strutture abitative e sanitarie, soffre di un sistema educativo che permetta ai giovani di emanciparsi.
[Robert]: Ci sono tanti giovani che non vedono ancora il futuro, ma non vogliono più il passato. Cioè, è un passaggio molto interessante, però stressante per loro, molto difficile per loro.
Nel 2014 il governo di Nuuk ha creato una commissione di riconciliazione al fine di sanare i rapporti con la Danimarca. Sarà un processo lungo che richiederà l'acquisizione di una maggiore consapevolezza sia da parte della Comunità Inuit che delle autorità danesi. Le ferite del periodo coloniale forse non si sono mai rimarginate.
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Praticamente mi stavo dirigendo laggiù e i passanti che stanno facendo la salita mi hanno sconsigliato di andare laggiù perché hanno sentito colpi di pistola, almeno due volte. E il primo passante che mi ha fermato mi ha detto: "Non andare laggiù perché sono ubriachi e hanno cominciato a sparare". E infatti, guardate laggiù: sono le persone che sono tutte radunate, probabilmente per capire cosa sta succedendo. È una situazione veramente surreale questa. Le problematiche della società groenlandese non finiscono affatto qui. E adesso, più che mai, in un ventunesimo secolo attraversato da incertezza e competizione tra potenze globali, la Groenlandia è destinata a fare i conti con l'inevitabilità del futuro, delle sue sfide, delle sue opportunità... ma di tutto questo parleremo nel prossimo video. Questa distesa di ghiaccio che vedete, nel giro di poche decine di anni, potrebbe scomparire completamente e diventare acqua.