Transcription
[musica] [applauso] [applauso] Buonasera. Grazie.
Allora, la schiavitù, la schiavitù è un tema enorme perché in realtà quasi tutte le società umane del passato hanno conosciuto l'esistenza della schiavitù fino a tempi abbastanza recenti. In Europa è soltanto con l'Illuminismo nel '700 che qualcuno ha cominciato a pensare una cosa che non avevano pensato né i greci, per quanto in gamba fossero, né i romani, né i cristiani, e cioè che nella schiavitù ci fosse qualche cosa di intrinsecamente sbagliato, qualcosa di intrinsecamente ingiusto e anzi vergognoso. Prima non l'aveva mai pensato nessuno. E con tutto questo bisogna arrivare alla seconda metà dell'Ottocento perché la schiavitù sparisca definitivamente anche dall'occidente, dagli Stati Uniti, dal Sud America. Quindi, diciamo, l'epoca in cui la schiavitù ha smesso di essere un problema è vecchia di 100-150 anni, grosso modo, non di più. Prima per millenni la schiavitù è stata sempre presente dappertutto. Dappertutto vuol dire anche in luoghi e in epoche dove noi magari non ce l'aspetteremmo, perché insomma che gli antichi romani avessero gli schiavi, questo insomma credo che lo sanno tutti, ma che ci fossero gli schiavi anche nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, per dire, è una cosa che non fa parte invece del nostro, del nostro arredamento mentale, diciamo così. E invece c'erano perché la schiavitù formalmente non l'aveva mai abolita nessuno. E nell'Italia del Rinascimento le città, non dico che erano piene, ma sì, alcune erano anche davvero piene, le case dei ricchi, dei principi, ma anche dei mercanti. Era normalissimo trovare schiavi e schiave in casa dei ricchi in una città italiana del Rinascimento.
Perché? Perché? Perché il mondo cristiano era in guerra permanente con il mondo musulmano e il Mediterraneo era un campo di battaglia e quando si abbordavano navi musulmane si catturava la gente che c'era a bordo. Non solo l'equipaggio, i civili che c'erano, i mercanti, i passeggeri. I musulmani facevano lo stesso, naturalmente, eh, e si catturavano e si vendevano a chi a chi aveva piacere di comprarsi lo schiavo o la schiava, ancora più spesso, da tenere in casa. Oppure oppure si catturava nelle scorrerie che le galere cristiane facevano sulle coste del Nord Africa, del tutto identiche a quelle che i pirati barbareschi facevano sulle nostre coste. Solo che siccome la memoria è sempre selettiva, noi del fatto che le coste italiane nel Rinascimento erano continuamente aggredite dai pirati barbareschi, ce lo ricordiamo benissimo, il fatto che i nostri facevano la stessa cosa, dall'altra parte invece tendenzialmente non ci pensiamo.
Però però proprio il fatto che in realtà gli schiavi ce n'erano dappertutto ha indotto gli storici a fare però una differenza molto netta. Mh. Nel nostro gergo diciamo ci sono società con schiavi e società schiaviste. Cosa vuol dire? Le società schiaviste sono quelle che sono proprio fondate sulla schiavitù. Sono quelle società che non potrebbero funzionare se non ci fosse, o comunque dovrebbero funzionare in un modo molto diverso. L'antica Grecia, l'Impero Romano fino a una certa epoca, eh, la Georgia, l'Alabama e la Virginia, prima della e il Texas, prima della guerra civile americana. I Caraibi, Haiti, Santo Domingo, la Giamaica, dei piantatori francesi o inglesi. Quelle erano società schiaviste dove la schiavitù era parte del sistema in modo indispensabile. L'Italia del Rinascimento non era la stessa cosa. Gli schiavi non li vedi. Certo, sai che i ricchi ne hanno qualcuno a casa. Se anche non li avessero, non cambierebbe quasi niente. Quindi noi facciamo questa distinzione e oggi, dovendo scegliere, oggi io mi concentrerò sulle società schiaviste, cioè quelle società in cui gli schiavi sono onnipresenti, sono numerosissimi e sono, come dire, indispensabili per il funzionamento del sistema. Io vi racconterò, se ce la faccio, in un'ora, quattro storie che non costituiscono ovviamente una storia delle società schiaviste, ma che messe insieme, collegate una all'altra, possono permetterci di avere un'idea più chiara di cosa voleva dire vivere in un mondo basato sulla schiavitù.
La prima storia la racconta Tacito. Siamo quindi nell'Impero Romano, siamo nel 61 d.C. sotto il regno di Nerone. Tacito racconta che quell'anno ci fu a Roma un gravissimo delitto. Venne assassinato in casa sua da uno schiavo, il prefetto dell'Urbe, Pedanio II. Il prefetto dell'Urbe è come se uno dicesse il ministro dell'interno, d'accordo? Quindi un funzionario, un politico di altissimo livello, uno degli uomini più importanti di Roma, che racconta Tacito, fu ucciso da un suo schiavo nel suo letto. Perché questo schiavo abbia ammazzato il padrone a Tacito non è che interessi tanto, però siccome alcune informazioni ci sono, qualche dubbio almeno ci sono, non è chiaro, dice Tacito, se sia ed entrambi i possibili motivi sono già un modo per capire come funzionava quel mondo. Qualcuno dice che è perché questo schiavo si era organizzato per ricomprare la propria libertà e il padrone gli aveva promesso di consentirglielo e poi invece aveva cambiato idea. Cosa vuol dire che uno schiavo compra la propria libertà? È un paradosso, ma tutto nella storia della schiavitù è paradossale. Lo schiavo appartiene al suo padrone che nell'antica Roma può fare di lui tutto quello che vuole, anche ammazzarlo, nessuno dirà niente. E dunque tutto quello che ha lo schiavo appartiene al padrone automaticamente. E tuttavia ci sono tanti schiavi a cui il padrone consente, per esempio, di metter su un piccolo commercio, un'attività, pagando al padrone ovviamente una parte dei guadagni e tuttavia gli schiavi possono accumulare del denaro loro e del padrone anche quello che il padrone se lo volesse prendere, però la gente per bene invece permette che lo schiavo accumuli un suo peculio, lo dicono proprio così, che eventualmente poi può usare, se il padrone è d'accordo, per autocomprarsi, diciamo così. Capita anche, naturalmente, che lo schiavo abbia dei parenti che sono liberi. I padroni nell'antica Roma spesso liberano degli schiavi, delle schiave fedeli, a cui vogliono magari anche bene e queste persone hanno contemporaneamente magari dei fratelli o dei figli che sono ancora schiavi. Eh, in questo caso pare che in effetti forse era il padre di questo schiavo che era libero, voleva ricomprarlo. Il padrone aveva detto di sì, poi invece poi invece ha cambiato idea.
Però in realtà nel processo che si fa in questa occasione viene fuori anche un'altra ipotesi. Anche Tacito la butta lì. Lui racconta queste cose in due righe. Eh, io lo sto facendo lunga, ma lui la butta lì in due righe. Che forse forse questo schiavo era innamorato di un giovane prostituto e il padrone era suo rivale e gliel'ha portato via. Il che ci porta, diciamo, nel clima dell'assoluta libertà di costumi sessuali che vigeva nel mondo romano, specialmente nella classe dirigente. Erano tutti o quasi tutti o potevano essere tranquillamente bisessuali. La prostituzione maschile era diffusa quanto quella femminile, nessuno si scandalizzava, erano cose normalissime. Tanto che si può dire sì, sì, forse a quanto pare ho sentito che la storia è così, che il prefetto Pedanio II, come dire, era innamorato di questo ragazzo che si prostituiva, lo voleva tutto per sé, il suo schiavo si era innamorato anche lui e, insomma, padrone e schiavo erano rivali e alla fine lo schiavo ha ammazzato il padrone. Ma la storia è significativa non per questo, ma perché la legge prevedeva che quando un padrone viene ammazzato in casa sua, che si sappia chi è il colpevole, che non si sappia, non importa niente e non cambia niente. Tutti gli schiavi che vivono sotto lo stesso tetto devono essere crocifissi per principio, perché bisogna che gli schiavi sappiano che è nel loro interesse proteggere la vita del padrone e che se non lo fanno pagheranno tutti. Colpevoli innocenti non cambia niente. Il prefetto Pedanio II aveva 400 schiavi che vivevano con lui in casa sua. Voi capite? Uomini, donne, vecchi, bambini, bambine, donne incinte, 400 persone. E la legge prevede che vengano tutti crocifissi.
Quando nella città di Roma si sparge la voce che questa cosa sta per succedere, il popolo insorge. Il popolo scende in piazza, scende in strada protestando, cercando di impedire l'esecuzione di tutta questa gente. E lo fa perché, appunto, in una società schiavistica gli schiavi sono dappertutto e non è che sempre si fanno una vita diversa dagli altri. Pieno di schiavi che per la strada non distingui dagli altri, fanno l'operaio, fanno il meccanico, fanno no, il hanno un piccolo negozio che appartiene al padrone, hanno relazioni con l'altra gente. Per la gente per la gente comune è normalissimo che magari degli amici di famiglia sono schiavi di un ricco proprietario, magari anche dei parenti. Insomma, gli schiavi per il popolo sono gente come noi dopotutto. E l'idea di questa esecuzione di massa provoca l'agitazione del popolo e in Senato si deve discutere cosa fare. Siamo sotto l'impero, ve l'ho detto, ma il Senato c'è ancora, eh? Il Senato, anche sotto l'impero, ha un potere enorme, in realtà deve fare i conti con l'imperatore, che è un dittatore che ha potere di vita e di morte, però il Senato è, capite, eh, l'assemblea dei 3 o 400-500 uomini più ricchi dell'impero e quindi qualche cosa conta. In Senato si discute cosa fare. C'è chi dice che effettivamente forse applicare la legge in questo caso è un po' troppo. E poi dice Tacito che è interessato solo a questo che sto per dirvi, solo al discorso che vi racconterò adesso. Si alza a parlare un senatore autorevole, Cassio Longino e Tacito riferisce testualmente il suo discorso.
Cassio Longino dice: "Voi mi conoscete," dice ai colleghi senatori, "sapete che ho spesso parlato in quest'aula quando c'era qualche progetto di legge che innova, che modificava qualche vecchia legge e io non mi sono mai opposto, non perché non sappia che è sempre sbagliato cambiare le vecchie leggi, perché è sempre sbagliato e indebolisce la nostra autorità. Però io non volevo oppormi per non dare l'impressione di farlo per principio, per partito preso. Stavolta però io devo dirvi che non possiamo non applicare la legge e cambiarla, non possiamo. C'è un uomo di rango consolare, cioè ai vertici dell'aristocrazia imperiale, ammazzato in casa sua per un complotto di schiavi che nessuno ha impedito, che nessuno ha denunciato. Benché sia in vigore la legge che li condanna tutti a morte, quegli schiavi. E voi la vorreste abolire. Allora per Ercole, allora stabilite l'impunità. Allora stabilite che si può ammazzare un padrone tranquillamente in casa sua. Chi sarà più difeso dal fatto di essere un uomo di alto rango quando a Pedanio II non è bastato essere prefetto dell'Urbe? Chi sarà protetto dal fatto di avere tanti schiavi quando a lui non ne sono bastati 400? Poi dicono, è da qui che Tacito ha ricavato l'informazione, dicono che forse l'assassino ha solo vendicato un'offesa perché aveva fatto un accordo di essere liberato e poi non è stato liberato o perché il padrone gli aveva portato via uno schiavetto. Ecco. Ah, ma allora facciamo che sentenziare che il padrone è stato ammazzato a buon diritto. E poi Cassio Longino va avanti e dice: "Già il fatto che i nostri antenati hanno deciso questa legge dimostra che questa legge è giusta, che non va cambiata. Ma facciamo finta che dobbiamo discuterla per la prima volta. Non crederete mica che uno schiavo si sia deciso ad ammazzare il padrone senza che gli scappasse una parola di minaccia, senza che gli capitasse di fare discorsi pericolosi. Nessuno l'ha sentito. Ammettiamo che non nessuno l'abbia sentito, che sia riuscito a preparare l'arma in mezzo a gente che non se n'è accorta. Come ha fatto attraversare le stanze da letto, portar dentro un lume, compiere il suo delitto senza che nessuno lo vedesse? I nostri antenati sapevano bene che l'unica sicurezza sta nel fatto che gli schiavi sappiano che gli conviene denunciare complotti, pericoli. E questo lo facevano i nostri antenati quando gli schiavi eran gente nata qui, eh, che conoscevano fin dalla nascita. Ma adesso, adesso che abbiamo, come capite, l'Impero Romano si è allargato enormemente con guerre vittoriose e ognuna di queste guerre ha portato milioni di schiavi dentro l'impero che vengono dai paesi più lontani. Dice Cassio Longino, da quando abbiamo come schiavi degli stranieri, gente con riti diversi dai nostri, è una religione estranea o magari nessuna religione. Ecco, dice questa folla, i nostri schiavi, questa folla la puoi tenere sottomessa solo con la paura. E voi dite 'Ah, ma così moriranno anche degli innocenti'. Ebbene, dice Cassio Longino, va bene così perché nei grandi esempi che si danno per l'interesse pubblico c'è sempre qualcosa di ingiusto." E lui fa l'esempio di un'altra prassi che esisteva a Roma, raramente applicata, ma qualche volta sì, che era la decimazione delle unità militari che si erano comportate male davanti al nemico. Quando un reparto militare si era comportato vigliaccamente davanti al nemico, il comandante poteva ordinare la decimazione, il che vuol dire tutti gli uomini vengono allineati, disarmati, in mezzo al resto dell'esercito, armato e poi si tira a sorte e uno su 10 viene ammazzato a bastonate. E a chi capita? Capita. Magari è uno è un veterano decorato, magari è uno che non era scappato affatto quel giorno, ma tutti gli altri sono scappati. A chi tocca tocca e questo caso è lo stesso, dice Cassio Longino.
Qualcuno degli altri senatori prova a dire "Sì, ma le donne, sì, ma i bambini". Niente, alla fine la maggioranza dà ragione a Longino e si decide di eseguire la sentenza. Ma c'è il popolo che tumultua. L'imperatore Nerone a questo punto deve intervenire, mandare in strada l'esercito, sbarrare le strade e aprire il passaggio dove mandare questi 400 disgraziati che vengono tutti quanti crocifissi. Qualcuno dice a questo punto anche gli schiavi liberati, gli schiavi i liberti che che il morto aveva liberato in vita sua, bisognerebbe espellerli dall'Italia perché anche ecco lì Nerone si oppone, dice la legge tradizionale è già abbastanza severa, non vogliamo interpretarla in modo ancora più crudele, però la legge è stata applicata e questa era la prima storia. Io non credo che commenterò le storie che vi racconto perché mi sembra che parlino da sole.
Tutto sommato la seconda storia ci porta molto più vicino nel tempo, al XVII secolo, al '600. Cosa è successo nel frattempo? L'Impero Romano è crollato, la schiavitù dalle nostre parti è andata esaurendosi, mai abolita, però in realtà non è più nel mondo medievale, rinascimentale una struttura importante. Gli schiavi sono appunto i domestici in casa dei ricchi mercanti che hanno comprato dai corsari una donna catturata in mare. Ecco, quelli sono gli schiavi, ma con la colonizzazione dell'America la schiavitù di colpo ridiventa importantissima con la colonizzazione spagnola dell'America centrale e meridionale e poi più tardi con quella inglese dell'America del Nord. Ma tutto comincia soprattutto nell'America del centro-sud, spagnola e portoghese. In Brasile lì ci sono c'è un paese immenso che dà enormi promesse di grandi profitti, dove si fanno coltivazioni, la canna da zucchero, poi più tardi il tabacco e i proprietari europei si rendono subito conto che queste coltivazioni richiedono molta manodopera, molta molta e e gli indigeni non sono adatti. La popolazione locale, gli indios, come dicono loro, non resistono bene al lavoro forzato e poi sono decimati dalle malattie. E la manodopera non è sufficiente, bisogna importarne. A partire dalla fine del '400 gli europei si sono abituati a conoscere un po' di più l'Africa e hanno scoperto che in Africa è facilissimo ridurre in schiavitù gente del posto. Perciò comincia la tratta degli schiavi neri verso l'America che va avanti per secoli e che riempie l'America di neri.
La storia che vi voglio raccontare è quella di un cappuccino che si chiamava Dionigi Carli di Piacenza, cappuccino missionario, un frate profondamente credente che appunto ha sacrificato la sua vita per fare il missionario. È stato in Africa ed è stato anche in Brasile. Ha viaggiato tra le due coste. E arrivando in Brasile il nostro cappuccino italiano ha incontrato per la prima volta la schiavitù dei neri, appunto la schiavitù di massa. A casa ci poteva essere ancora sì, la duchessa probabilmente un moretto come paggio ce l'ha che qualcuno le ha regalato, ma la schiavitù non è più tanto visibile. Ma invece arrivando in America il nostro cappuccino la vede dappertutto e ha scritto un libro raccontando i suoi viaggi. È questo cappuccino, questo Dionigi Carli e racconta, appunto, racconta ai suoi lettori quando uno arriva in Brasile li vedi dappertutto, questi mori, come dice lui, questi neri a quattro a sei, a otto, incatenati fra loro, chi per le mani, chi per il collo. Ed è una medicina salutare, perché senza questo fuggirebbero tutti. E dice "Al principio mi hanno fatto compassione. Al principio mi è sembrato una crudeltà. Poi poi quando ho cominciato a capire che gente sono questi mori, appunto, e che è gente che se non la obblighi non lavorerebbe e allora ho capito che bisogna far così per forza." Lui è un gran bravo uomo, eh, all'inizio prova un po' di compassione, però il sistema è quello. Tutti quelli che incontra gli dicono "Eh, certo che è così e non potrebbe essere diversamente." E lui non ci mette niente ad accettare che, "Beh, certo, sì, sì, deve essere così per forza." Lo portano a vedere la lavorazione della canna da zucchero. È un frantoio girato da schiavi con enorme fatica, con guardiani pronti con la frusta. E lui dice: "Sì, sì, poveretti, fanno compassione vederli frustare così". Però d'altra parte è una medicina necessaria perché questi qua non lavorerebbero mica. Io li ho visti in Africa, dice, "Son gente che non sa far altro che ballare e quindi se li vuoi far lavorare questi neri è certo che ci vuole la frusta."
Dopodiché, durante uno dei suoi viaggi, si imbarca in Africa per il Brasile, si imbarca in Angola, colonia portoghese, su una nave carica di schiavi e che porta anche passeggeri, merci e racconta il suo viaggio su questa nave. Dice su questo vascello era già caricato di mori in numero di 600, i quali dice e racconta queste cose con la massima tranquillità, eh, sono cose interessanti, i quali sono tutti marcati, come si costuma, chi sopra una spalla, chi nel braccio destro, chi nel sinistro, altri sopra le mammelle, tutti marchiati a fuoco, ciascuno la marca del suo padrone. E poi racconta come sono stivati a bordo di questa nave. I maschi sono tutti ammassati nella stiva vera e propria, giù in fondo in fondo, praticamente al buio, chiusi dentro. E perché, dice, "Se fossero liberi di muoversi, eh, potrebbero provocare qualche guaio, sarebbero capaci di dar fuoco alla nave oppure di buttarsi in mare e affogarsi, perché questo, dice, lo fanno continuamente. Questi mori che vengono trasportati verso l'America, se appena hanno l'occasione si buttano in mare e si affogano." E dice lui, sapete perché fanno questo? Perché sono proprio stupidi questi mori. Hanno la superstizione che i portoghesi li portano in America per ucciderli e fare dell'olio con i loro corpi. E siccome credono questo, preferiscono uccidersi prima di arrivare. E io, dice il nostro buon frate, io gliel'ho spiegato che non è così, che è una cosa falsissima, che stiano pure tranquilli, quando arrivano là non li ammazza nessuno. E loro niente, son talmente testoni. Io ho visto una nera che apparteneva al pilota della nave e che aveva il permesso di girare liberamente. Oh, s'è buttata in mare. Quello l'ha recuperata per un piede, è riuscito a ritirarla su. Tale è l'ostinazione, dice il frate, di questi etiopi. Mori li richiama anche etiopi, sempre appunto per dire neri.
Quindi gli uomini maschi tutti ammassati giù nella stiva. Poi ci sono i vari ponti. Al secondo ponte le donne, però le donne incinte che sono 40 su 600 imbarcati. Queste società del passato in cui nascevano continuamente dei bambini, poi morivano facilmente, in cui una buona percentuale delle donne in qualunque momento erano incinte. Noi non ce lo immaginiamo più neanche visualmente come doveva essere. Le 40 donne incinte le hanno messe nella camera di poppa dove stanno un po' più comode. Poi ci sono i bambini e i ragazzi che sono nel primo ponte sotto coperta, così ammassati che stanno gli uni sugli altri e fanno i loro bisogni sul posto. La puzza, dice, era insopportabile. È già stracarica la nave, arrivano altri 70 mori da imbarcare. E qui qui nasce un problema. Perché la legge portoghese e le priorità delle epoche sono diverse. La legge portoghese consente tranquillamente il commercio degli schiavi, ma prevede che gli schiavi che vengono portati dall'Africa in America devono essere battezzati. Bisogna avergli fatto il catechismo, averli convertiti al cristianesimo e averli battezzati, altrimenti non è lecito imbarcarli. E questi 70 che arrivano non sono ancora battezzati e quindi prima di poterli imbarcare il frate deve darsi da fare. Chissà come avrà fatto, in che lingua, in che modo. Comunque gli spiega il cristianesimo e li battezza tutti quanti. Perché condurre schiavi da Angola ad altre parti che non siano prima fatti cristiani c'è la scomunica. Dopo battezzati vengono naturalmente marchiati e imbarcati.
Il viaggio va male perché non c'è vento e quindi la nave non riesce a muoversi. Come mai? Come mai? È insolito in questa stagione, veramente. Qui c'è qualcosa che non va. Qui ci deve essere qualche ragione. Come mai Dio non ci manda il vento? Siamo proprio sicuri che sono tutti battezzati questi mori? chiede al capitano e il capitano dice "Sì, ah sì, adesso mi ricordo. Certo, ne ho imbarcati ancora quattro all'ultimo momento, non sono battezzati." Il frate li fa subito venire e dopo averli istruiti al meglio che fu possibile li battezzai insieme con altri tre che erano nati allora che ancora fumavano. Dice le donne incinte ogni tanto una partorisce durante il viaggio e subito il bambino viene battezzato. Ma il vento non arriva lo stesso. Allora qui vabbè questo con la schiavitù non c'entra ma è uno squarcio sulla mentalità dei marinai del 1600. I marinai portoghesi prendono la statua di Sant'Antonio da Padova che avevano a bordo, la legano all'albero maestro, poi si mettono in ginocchio davanti alla statua di Sant'Antonio e battendosi il petto gli dicono: "Starete qui finché non otterrete da Dio il buon vento per far ripartire la nave". Il frate disapprova. Questa cosa di legare il santo non va mica tanto bene. Era meglio portar su la statua e pregarlo, ma senza questa violenza di legarlo all'albero maestro. Tuttavia la cosa funziona. Il vento arriva, la nave riparte, il santo ha fatto la grazia.
Il viaggio alla fine si concluderà, ma non senza altre difficoltà, tanto che alla fine calcoleranno che morirono in questo viaggio 33 mori sui 670 e rotti imbarcati e dice il frate erano tutti contentissimi. È una grazia di Dio che ne siamo morti così pochi, perché di solito ne muoiono la metà e a volte anche di più. E poi dice, "Abbiamo avuto tutti i problemi di questo mondo durante questi viaggi, ecco, questi viaggi con gli schiavi sono i più penosi e dolorosi del mondo, non tanto per le loro sofferenze, è proprio di per sé è una cosa fatta male perché perché le navi sono stracariche, eppure tutti vogliono imbarcare i loro schiavi, la prossima nave parte fra un mese, io mica posso aspettare e quindi tutti vogliono imbarcare i loro schiavi, quindi le navi sono sempre stracariche, però devono anche essere cariche di roba da mangiare, di acqua. Qua dovendo anche considerare che non sono cassoni di zucchero, tipico prodotto dell'America, no, ma gente viva che mangia e beve e quindi effettivamente bisogna dargli da mangiare e da bere e purtroppo a un certo punto il capitano arriva dicendo per via di tutti questi ritardi stiamo finendo le scorte alimentari e il frate gli dice "Guarda, io so nel carico che c'è C'è giù un mio conoscente ha fatto imbarcare delle casse di roba. So che c'è anche roba da mangiare dentro. Aprite le casse, prendo io la responsabilità, abbiamo qualcosa in più da mangiare." E questi commestibili, dice serviranno per tener vivi bianchi e se i mori moriranno, ci vuol pazienza. Poi verificano l'acqua, di acqua ce n'è tanta. Il frate è contentissimo. Va bene, dice i mori con dell'acqua camperanno due giorni. E intanto il Signore ci aiuterà. Intanto si è sparsa la voce sulla nave che è finita la roba da mangiare e i neri nella stiva cominciano ad agitarsi, a gridare, a battere e il frate dice: "Sì, sì, beh, poveretti, li posso anche capire, eh, e li abbiamo lasciati sfogare e bisogna confidare in Dio, confidare nella Madonna." E a questo punto il frate ci infila un piccolo dettaglio. "Ci sono rimasto molto male", dice, "perché ho capito, ho scoperto che i marinai la frusta che usano per battere gli schiavi l'hanno soprannominata la Maria." E dice il frate: "Ma se chiamano come la Madonna la frusta? Ma come volete che credano a quello che gli insegniamo del cristianesimo? Crederanno che li prendiamo in giro?" Ora voi capite, noi dobbiamo fare uno sforzo per non provare orrore verso questo frate, ma per lui davvero la cosa fondamentale è che gli salviamo l'anima. La vita conta fino a un certo punto, quello che conta è l'altra e noi a questi gli salviamo l'anima. Lui ci crede davvero. Dopodiché pregano giorno e notte, i bianchi si confessano tutti come se fossero in punto di morte. Dopodiché qualcuno dei marinai dice: "Forse faremmo meglio ad ammazzare tutti i mori", eh, così siamo sicuri che la roba basta. Qui il frate si oppone, è una proposta diabolica. Non si può mai ammazzare qualcuno per far vivere un altro. Dice, "Se non c'ero io, l'avrebbero anche fatto, ma c'ero io e non gli ho lasciato fare." Ecco, dove appunto io ho promesso di non commentare, anche questo non ha bisogno di commento, forse tranne appunto il vedere come vivere nella società dove la schiavitù è normale produce un effetto che a noi sembra un ottundimento del senso morale. Non vedi più le cose che a noi sembrano così evidenti. Siamo un po' in ritardo, più veloci.
La terza storia. La terza storia ci porta un po' più avanti nel tempo, nel '700, al momento in cui in Europa molte voci cominciano a dire che nella schiavitù c'è qualcosa che non va, che la schiavitù è ingiusta, che la schiavitù è illegale. E la storia di uno schiavo nato in Africa, catturato, venduto alla Giamaica, che è possedimento inglese, dove ci sono le grandi piantagioni di canna da zucchero, si produce lo zucchero, si produce il rum. Questo schiavo viene chiamato dai suoi padroni Joseph Knight, Knight, no con la K, Joseph Knight, e viene comprato in Giamaica da un piantatore scozzese, Sir John Wedderburn. È un ricchissimo piantatore, compra questo schiavo, ci si affeziona, se lo prende come cameriere personale, capite? Il destino di uno schiavo è diversissimo a seconda che ti mandino a girare il frantoio tutto il giorno sotto la frusta o che invece sei il cameriere del padrone e vivi in casa vestito bene, mangi bene e tutto quanto. E il padrone si affeziona dopo un po' di anni, 1769, torna in Scozia dalla Giamaica e si porta dietro lo schiavo. In Scozia, a casa del padrone, a casa di Sir John, succede una cosa che noi non ci aspetteremmo. Dunque, intanto arrivati in Scozia lo fa battezzare. I protestanti erano meno scrupolosi dei cattolici portoghesi, evidentemente, che i loro schiavi fossero non era obbligatorio battezzare gli schiavi, ma Sir John fa battezzare il suo caro cameriere Joseph Knight. E succede una cosa che io non avrei creduto possibile, invece le fonti ne parlano come di una cosa normalissima, che Joseph Knight si innamora di una domestica della famiglia, si chiama Ann Thompson, una scozzese, quindi eh, una bianca. Si innamorano, si sposano, il padrone li lascia sposare, anzi si assume lui le spese del matrimonio, hanno un figlio, il padrone lo fa battezzare, poi il bambino muore, il padrone lo fa seppellire a sue spese. A questo punto a Joseph viene voglia di andare a vivere con Ann, sua moglie, in una casetta per conto loro, pur restando al servizio del padrone. Finora abitavano in casa. Avete presente Le Nozze di Figaro? Figaro e Susanna sono i camerieri del conte e della contessa, vivono in casa. Adesso Joseph e Ann vorrebbero andare a vivere per conto loro. Qui noi non sappiamo perché, ma lui e il padrone litigano. Succede uno qualcosa che non ci è chiaro. Il padrone non vuole, rifiuta, finisce malissimo. Il padrone licenzia Ann, che è una donna libera, era al suo servizio, lui la licenzia. A questo punto Joseph semplicemente se ne va di casa e va a vivere con sua moglie. A questo punto il padrone si ricorda che lui è uno schiavo e manda la polizia a riprenderlo e riportarglielo a casa e avverte che lui sta per tornare in Giamaica e intende portarselo dietro.
Qui comincia la parte più in attesa della storia del in attesa magari no, ma insomma che rende questa storia una storia molto importante storicamente perché Joseph Knight, lo schiavo, evidentemente consigliato, ha fatto delle conoscenze, ha degli amici, decide di far causa al padrone presso la giustizia scozzese per dimostrare che il padrone non ha diritto di riportarlo in Giamaica. Com'è la situazione? Nella situazione estremamente ambigua in Gran Bretagna in quel momento, perché ci sono già st in Gran Bretagna schiavi praticamente non ce ne sono, tranne quando un ricco piantatore torna dalle Antille, come in questo caso, e si porta dietro il suo schiavo. In Inghilterra ci sono già stati alcuni processi di questo tipo e delle sentenze hanno già dichiarato, traduco, che uno schiavo o nell'istante in cui sbarca in Inghilterra diventa un uomo libero e quindi la legge lo proteggerà nel godimento della sua persona e della sua proprietà. Queste però sono sentenze di singoli giudici, non è una legge. Sono sentenze che possono essere citate ma anche contraddette e e poi sono sentenze inglesi. Invece qua siamo in Scozia e voi forse sapete che l'Inghilterra e la Scozia non solo sono due nazioni diverse, ma l'aspetto in cui sono più abissalmente lontane è proprio il sistema giudiziario. Il sistema giudiziario scozzese e la legge scozzese sono totalmente diversi da quella inglese.
Joseph Knight, siamo nel 1774. In America i coloni ribelli si stanno già agitando per la libertà e l'eguaglianza. Si stanno preparando a proclamare che tutti gli uomini sono uguali, benché molti di loro siano padroni di schiavi, naturalmente, compreso George Washington e così via. Ecco. E qua in Scozia Joseph Knight querela il padrone davanti al giudice di pace nella città di Perth, sostenendo che la schiavitù in Scozia non esiste e che anche ammettendo che lui sia stato comprato legalmente in Giamaica, arrivando in Scozia è automaticamente diventato libero. Il padrone si oppone e i giudici danno ragione al padrone. L'avvocato di Sir John fa questo ragionamento, fra l'altro, dice "Ma ragioniamo un po' a livello di principi, che si tratti di un uso le parole che usano loro, o di 20.000 non cambia niente. E se voi venite a dire che un proprietario non ha il diritto di trasportare un suo schiavo alla Giamaica, allora mi direte che anche chi fa il commercio di massa non lo può fare. È vietato portare schiavi alla Giamaica?" E dicono gli avvocati di Sir John, nessuno può sostenere seriamente una cosa così ridicola in un paese abitato da esseri ragionevoli, dove la cosa ridicola è che non si possano portare gli schiavi in Giamaica. Bene, Joseph ha perso la causa, fa appello al giudice superiore, lo sceriffo di Perth. E lo sceriffo di Perth dà ragione a Joseph. "La condizione di schiavitù non è riconosciuta dalle leggi di questo regno ed è incoerente con i suoi principi. I regolamenti che ci sono in Giamaica sugli schiavi non si estendono a questo regno e perciò Sir John non ha diritto di pretendere il servizio obbligatorio di Joseph." Capite? È un mondo in cui è un'epoca in cui i giudici stanno facendo la legge. Leggi del Parlamento non ce ne sono. C'è un'opinione pubblica che i giudici interpretano e che va in quella direzione. John fa appello a sua volta al Tribunale Supremo a Edimburgo e fa appello argomentando che la schiavitù magari in Scozia non esiste, però in Scozia esistono, ed è vero, dei contratti con cui una persona si obbliga a servire in per tutta la vita un padrone. Sono contratti che legano a un padrone, possono legare a un padrone dei dei domestici, appunto. Anche gli artigiani, gli apprendisti degli artigiani spesso firmano dei contratti che li obbligano a volontà del padrone, a servirlo finché il padrone vuole. Questi sono contratti perfettamente legali in Scozia. Quindi, Sir John dice, "Va bene, non è mio schiavo", d'accordo, però è obbligato a servirmi e questa cosa la legge scozzese la prevede.
Gli avvocati difensori di Joseph davanti al Tribunale Supremo di Scozia a Edimburgo fanno una difesa che si basa invece sul fatto che qui si sta parlando di schiavitù e per la prima volta forse in tutta questa causa spiegano dettagliatamente perché la schiavitù non può essere tollerata nel mondo, tollerata nel mondo civile. Dicono "Non stiamo a vedere com'è che questo qua è stato catturato in Africa e portato in Giamaica. Non possiamo saperlo. Le leggi della Giamaica non si preoccupano di questo dettaglio. Va bene così. Ma che sia stato catturato, rapito o venduto dai suoi genitori, succedeva tranquillamente anche questo, eh, in Africa l'iniquità è la stessa. Che la schiavitù sia esistita in passato presso tanti popoli non la rende meno ingiusta. In passato c'erano società che accettavano l'infanticidio, per esempio, e non per questo l'infanticidio è meno ignobile", dicono gli avvocati di Joseph. E non si può stare a discutere sul fatto che la schiavitù dei è di grande vantaggio per questo paese e produce grandi profitti. Questo non c'entra niente con la sua giustizia. E comunque dicono, e in ogni caso ormai ci sono degli autori illuminati che stanno anche sostenendo che anche dal punto di vista economico la schiavitù non è poi così redditizia, che si potrebbero coltivare il cotone, no, lo zucchero, il tabacco, anche senza gli schiavi, ma quello che conta è che l'oppressione e l'ingiustizia non possono mai essere giustificate in base ai vantaggi che portano."
Il Tribunale Supremo di Edimburgo respinge l'appello di Sir John e conferma che Joseph è un uomo libero, poiché la dominazione su questo in base alla legge della Giamaica era ingiusta, non può essere sostenuta in questo paese in nessun modo. Perciò il querelato Sir John non ha alcun diritto ai servizi del per qualunque periodo, né ha il diritto di mandarlo fuori dal paese senza la sua volontà, che il è protetto dalla legge contro questi abusi. E questo caso fa storia. A partire da questo momento nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù sul suolo del Regno di Scozia, così come altre sentenze simili in Inghilterra producono lo stesso effetto in Inghilterra. Sarebbe bello sapere cosa è successo dopo a Joseph Knight e a sua moglie Annie, ma non lo sappiamo. Spariscono dalla storia. Noi abbiamo i verbali del tribunale, ma lui è un uomo libero, sarà vissuto in Scozia facendo il domestico, facendo qualche altra cosa insieme a sua moglie e non sappiamo nient'altro, ma quello che resta nella storia, appunto, è il processo Knight contro Wedderburn.
Oh, non so se avete fatto caso che noi abbiamo cominciato con una storia, quella di Tacito, in cui ci sono centinaia di schiavi in cui neanche sappiamo se sono maschi o femmine. L'ho detto io. Tacito il nostro cappuccino del '600, se non altro si interessava al fatto che questi quelli sono gli uomini adulti, quelle sono le donne, eh ne cita qualcuno, non col nome ovviamente, ma individualmente. Qui abbiamo incontrato uno schiavo col suo nome e cognome. L'ultima tappa è non uno schiavo, ma stavolta una schiava, di cui non soltanto conosciamo nome e cognome, ma che ci ha raccontato lei la sua storia, perché ha scritto un libro per raccontare la sua storia. Ce ne sono diversi casi negli Stati Uniti dell'Ottocento, questo è uno dei più famosi, lei si chiama Harriet Jacobs. È nata intorno al 1815 nel sud degli Stati Uniti, nel North Carolina. Sapete che negli Stati Uniti la schiavitù in origine c'era in tutti gli Stati Uniti, eh, ma nel '700 gli stati del Nord la mettono fuori legge. Mentre gli stati del Sud, la cui economia si basa sul cotone, sul tabacco e quindi sulla numerosa manodopera di schiavi, gli stati del Sud la conservano e la conserveranno fino alla fine della guerra civile americana, 1865. Harriet nata nel North Carolina, uno stato schiavista intorno al 1815. Morirà nel 1897, dopo essere vissuta per gran parte della sua vita da donna libera. Ed è la prima schiava nera che abbia scritto la sua autobiografia, "Incidenti nella vita di una schiava", pubblicata ancor prima della guerra civile, nel 1861, quando stava per scoppiare la guerra civile.
Harriet scrive questo libro, ovviamente aveva conoscenze, anche lei era collegata a persone che nel nord si battevano per l'abolizione della schiavitù che l'hanno aiutata. Lei scrive questo libro con l'intenzione proprio di rivolgersi all'opinione pubblica del nord, dove ci sono movimenti ostili alla schiavitù, gli abolizionisti, ma non è che tutta l'opinione pubblica del nord sia d'accordo, eh, è pieno di gente anche al nord a cui non importa niente che ci sia la schiavitù. Harriet scrive rivolgendosi all'opinione pubblica del nord con un'intenzione molto precisa, non genericamente di denunciare gli orrori della schiavitù in termini generali, benché anche quelli ci siano, ma lei parla dal punto di vista di una donna, si intuisce che ha in mente soprattutto anche le lettrici, le donne bianche che leggeranno il suo libro e vuole far vedere il degrado morale che la schiavitù e in particolare la schiavitù delle donne produce nella società bianca proprietaria di schiavi. È un tema delicato, eh, siamo a metà '800 nell'epoca vittoriana quando i discorsi sul sesso sono discorsi difficili da fare e lei però di questo parla. Nell'exergo del libro dice: "Quelli del nord non sanno nulla della schiavitù, non hanno idea della profondità, della degradazione che comporta." E ancora, "Voglio risvegliare l'attenzione delle donne del nord per la condizione in cui si trovano 2 milioni di donne nel sud ancora in schiavitù che soffrono quello che io ho sofferto e la maggior parte molto peggio."
Lei è figlia dunque di schiavi. In famiglia il tema tornerà, c'è fin dall'inizio. Hanno tutti la pelle abbastanza chiara. È chiaro che nella se uno potesse ricostruire l'albero genealogico di famiglia c'è più di un padrone bianco che ha messo incinta la schiava nera e quindi loro sono discendenti di bianchi oltre però sono neri, sono schiavi, però vivono bene, abbastanza felici. Il papà fa il falegname e ha il permesso dai padroni di avere la sua bottega di falegname. Paga una rendita annua ai proprietari e per il resto fa la sua vita. Dice Harriet, "Io sono nata schiava, ma non l'ho mai saputo fino a quando ho avuto 6 anni. Ho avuto un'infanzia felice in cui non capivo niente di tutto questo. Mi sembrava una vita normale." Il papà, lavorando da carpentiere accumulava i suoi risparmi e anche lui, come nel mondo romano, dicevamo all'inizio, anche lui sperava di poter mettere da parte i soldi per comprare i suoi figli. Lui è schiavo. Prima ancora di liberare se stesso, voleva liberare i figli. Uno schiavo può possedere degli schiavi. Eh eh è un mondo pazzesco, lo vedrete. Uno schiavo può benissimo comprare degli schiavi e possederli. E lui sperava di poter comprare i suoi figli e liberarli, ma la padrona non ha mai voluto. Hanno una padrona, una brava padrona che è molto legata alla mamma di Harriet. Sono sorelle di latte perché la nonna di Harriet è stata la balia anche della padroncina. Aveva la sua figlia e la padroncina appena nata. le ha allattate tutte e due. Poi però la mamma di Harriet, la piccola schiava, a tre mesi l'hanno svezzata perché così la nutrice aveva abbastanza latte per la padroncina. Da bambino giocavano insieme la padroncina e la mamma di Harriet. Poi la mamma di Harriet è morta e Harriet è rimasta con questa padrona che la trattava benissimo. Dice quasi come una figlia. le ha insegnato a leggere e scrivere e quando la mamma di Harriet è morta, sul suo letto di morte la padrona le ha promesso che i suoi figli non avrebbero mai avuto da temere niente. Erano tutti abbastanza convinti che la padrona per testamento li avrebbe liberati tutti. Invece la padrona muore. Questa brava padrona che la trattava come una figlia, eh, nel testamento non le è venuto in mente di liberarli. ha lasciato in eredità Harriet nipotina, una bambina piccola che quindi è la nuova proprietaria di Harriet. Gli altri membri della famiglia, gli zii di Harriet, invece sono venduti all'asta dagli esecutori testamentari e Harriet si trova a vivere in casa del padre di questa bambina piccola che l'ha
ereditata. È una famiglia borghese. Il padre è un dottore, il dottor Flint è un medico. Siamo in questo cittadino del North Carolina, una normale famiglia borghese. Lei lavora in casa di questa famiglia a 12 anni quando muore la padrona. Lei si trasferisce e vive in questa situazione. I paradossi, come vi dicevo, non sono pochi.
È ancora viva la nonna di Harriet. La mamma è morta, ma è ancora viva la nonna. E la nonna è una vecchia, è una vecchia nera, una vecchia schiava, molto conosciuta in città, molto popolare. E quando la padrona è morta, tutti si aspettavano che l'avrebbe liberata, invece non l'ha fatto.
E il dottor Flint, il nuovo padrone di Harriet, era esecutore testamentario e ha deciso di vendere all'asta anche la vecchia. E il paese si è ribellato. Quando lui ha deciso di vendere la vecchia signora, chiamiamola così, zia Marta, come la chiamano tutti. Certo, è una schiava, però i bianchi del paese hanno trovato che era una cosa sbagliata. "Vendere zia Marta, vergogna!" All'asta non si è presentato nessuno. Il prezzo è sceso, sceso, sceso, poi è arrivata la sorella della padrona morta, ha comprato zia Marta e l'ha liberata.
Quindi Harriet è schiava in casa del dottor Flint e ha la nonna che è libera invece, che ha 50 anni, è libera e vive lì vicino a casa sua, cuce, fa dei lavori per le signore, vive bene, accumula anche soldi. A un certo punto la nonna, che accumula soldi per ricomprare i suoi figli, riesce a comprarne uno. Ha messo da parte $800, una somma enorme negli Stati Uniti di allora, siamo negli anni '20-'30 dell'800. La nonna li ha risparmiati e ha ricomprato e liberato uno dei suoi figli.
Però al centro della storia, naturalmente, c'è Harriet, ragazzina in casa del dottor Flint, che non è tecnicamente il suo padrone, è la padrona e la figlia del dottor Flint, ma insomma è una bambina. E Harriet non tarda a rendersi conto che il dottor Flint, personaggio stimato nella comunità, va abitualmente a letto con le sue schiave e le mette incinte.
Lo scopre un giorno quando il padrone fa frustare uno schiavo e questo schiavo era sposato con un'altra schiava. Avevano appena avuto un bambino e padre e madre erano neri, scurissimi, dice Harriet. Il bambino è nato chiaro e il marito se l'è presa con la moglie dicendole: "Sei andata a letto col padrone?" E il padrone non tollera che in casa sua si parli di queste cose. Quindi ha fatto frustare il marito e pochi giorni dopo li fa vendere tutti quanti. E mentre vanno via, la donna, la schiava che ha appena dato un figlio al padrone e che adesso viene venduta, dice al padrone: "Avevi promesso di trattarmi bene?" E il padrone risponde: "Hai la lingua troppo lunga." Queste cose non si devono risapere.
Harriet dice: "In realtà poi, a forza di sussurri, perché se ne parlava solo in gran segreto in casa, io ho calcolato che il padrone ha avuto 11 figli dalle sue schiave e ogni volta li ha sempre venduti insieme alle madri per non avere questo fastidio." E dice Harriet: "Questa cosa, guardate, succede in tutte le case e nella società dei bianchi, quelli che si comportano così a volte sono criticati, specialmente le signore. Si sa tutto, eh, le signore li criticano quei mariti che si comportano così." E lei sa di due casi in cui, quando un padrone ha avuto un figlio dalla schiava, sua moglie, la padrona, lo ha convinto a liberare il bambino. Ma, dice Harriet, sono casi rari, in generale. La gente è talmente abituata che non ci fa più caso.
E quando lei ha 14 anni, lei è una bellissima ragazza, molto chiara di pelle, potrebbe quasi passare per una bianca, anzi può passare per una bianca in realtà. E quando lei ha 14 anni, il padrone che ne ha 55 comincia a dirle: "Sai, Harriet, che tu sei al mio servizio, eh? Che devi fare tutto quello che io ti chiedo, che mi devi obbedire qualunque cosa io ti chieda. Non puoi dire di no?"
Dice Harriet: "Iniziare il quindicesimo anno è un'epoca triste nella vita di una schiava. Il mio padrone cominciò a sussurrarmi cose sporche all'orecchio." Lei fa finta di niente e lui non osa spingersi oltre perché comunque, appunto, capite, non bisogna esagerare, i vicini sparlano, lui è un medico, è una persona rispettata. E poi, dice Harriet, aveva paura di mia nonna, la vecchia zia Marta che adesso è libera e che in città è conosciuta da tutti, è stimata da tutti e quindi il dottor Flint ci va cauto.
In questi casi, dice Harriet, è inutile sperare che la padrona ti aiuti. Tu sei lì col padrone che ti fa la corte, potresti pensare che la padrona intervenga? Invece no, perché in realtà in questi casi la padrona è gelosa della schiava e comincia a maltrattarla e dice: "Gli schiavi già da bambini si accorgono che in casa ci sono questi odi inspiegabili. La padrona la odia proprio. Quella lì la maltratta sempre. Come mai?" Poi cresci e capisci.
Però la padrona sorveglia il marito, ha capito che ha messo gli occhi su Harriet e vuole evitare che ci riesca. Lo sorveglia e poi, naturalmente, come dire, a un certo punto prende anche Harriet, la padrona, e le dice: "Ma raccontami la verità, cosa hai fatto con mio marito?" E dice: "Niente." "Giura, giura sulla Bibbia." E comunque la padrona continua a trattarla male, non può fare a meno di essere, di aver paura di lei e di odiarla, la padrona.
E il padrone, vedendola afflitta, che piange spesso, Harriet, in questa situazione, e il padrone le dice: "Povera bambina, ma non piangere, ti farò fare io la pace con la padrona, però lasciami fare le cose a modo mio. Sei una sciocchina, non sai riconoscere il tuo bene, io ti coccolerei, farei di te una signora."
E Harriet qui dice: "Per una schiava essere bella è una maledizione, quello che in una donna bianca suscita ammirazione, in una schiava affretta solo la sua degradazione." E vanno avanti così per un po' col padrone che continua a dire le cose sporche, e lei che fa finta di niente e vorrebbe raccontare tutto alla nonna, ma non lo fa perché ha paura in questa situazione, si vergogna, non osa dire tutto alla nonna. Il padrone continua a girarle intorno, non la tocca mai con un dito, non la fa mai punire, non la fa mai frustare e continua a insistere.
E poi lei, che ormai è una ragazza, si innamora, si innamora di un nero libero. Un giovane falegname, com'era suo papà, è un nero libero. Ci sono. Un decimo, grosso modo, della popolazione nera degli stati del sud era formata da neri liberi che i padroni avevano liberato per testamento e che poi fanno le loro famiglie, i loro figli. Lei si innamora di questo nero libero, sa, e lui le propone di comprarla perché lui è un uomo libero, se ha un po' di capitale potrebbe comprarla, ma lei gli dice: "Ma il padrone non lo permetterà mai? Il dottor Flint non mi venderà mai, tantomeno a un nero."
Lei racconta tutto a una signora bianca della città di cui si fida. C'è questa rete di complicità, mai troppo chiare, eh, però si intuisce che fra donne, anche donna bianca padrona e donna nera schiava, si possono creare delle confidenze. Lei si confida con questa signora bianca che è amica del dottor Flint e che le promette di provare a parlare col dottore, ma il dottore rifiuta, anzi è furibondo, la convoca. "Ah, quindi vuoi sposarti? Eh, e con un libero? Ti farò vedere chi è il tuo padrone, se io o quel..." E questa è la prima volta. Lei gli risponde male ed è la prima volta che lui la schiaffeggia e poi le fa un lungo discorso sul fatto che lei è un'ingrata. Lui l'ha beneficata in tutti i modi, l'ha trattata benissimo e lei gli risponde con questa ingratitudine e le dice: "Guarda, ti do ancora un'occasione, pensaci bene, eh, quanto a quel nero, se lo vedo intorno a casa, gli sparerò come un cane."
Per due settimane il padrone non le parla, poi le passa un bigliettino in cui le dice che gli dispiace di averla picchiata, eh, che però è colpa sua, è colpa di lei e sei intrattabile, però mi dispiace, non lo farò più, eh. E intanto il nero che voleva sposarla riceve un'eredità in un'altra città, si trasferisce, esce dalla sua vita.
E lei, qui entriamo nella parte più delicata, lei la racconta con molta timidezza e molta preoccupazione perché lei a un certo punto ha una storia con un altro signore bianco, non con il padrone, un altro gentiluomo, personaggio stimato, candidato al parlamento del North Carolina a un certo punto, anzi forse deputato del Parlamento, è un gentiluomo della città, si chiama Mister Sanz. Capite? Ci si frequenta, ci si conosce, la vita comunque è condivisa e lei si innamora di questo signore che non è sposato, che la incontra spesso per strada, si sono messi a parlare, insomma, hanno una... non è chiaro se lei si innamora, ma certamente hanno una storia. Lei ha 15 anni e si lascia sedurre, appunto, nelle sue memorie fa molta fatica ad ammetterlo. Eh, si deve scusare per questa cosa perché, eh, però dice: "Avevo bisogno, avevo bisogno di un protettore, avevo bisogno di qualcuno che mi proteggesse e lui poteva essere quello che mi proteggeva."
E rimane incinta e lo deve confessare in casa. E la padrona, la moglie del dottor Flint, la caccia di casa. Lei si rifugia dalla nonna, racconta tutto alla nonna. La nonna la caccia di casa, una ragazza che è rimasta incinta così, in mezzo alla strada. Poi però la nonna ci ripensa e la richiama e il padre del bambino che deve nascere, Mister Sans, va a trovarla e le promette che avrà cura del bambino lui e che appena riesce comprerà lei e il bambino e li libererà.
Arriva anche il padrone. Lei è a casa della nonna, ormai è lì, piantata lì. Arriva anche il padrone, il dottor Flint le dice: "Ma scema, io sono un medico. Se me lo dicevi subito ti potevo aiutare, ti potevo far abortire, vuol dire. E tu scema non me l'hai detto? E adesso? E adesso sappi che intanto voglio sapere: questo figlio è figlio di quel nero che volevi sposare?" Lei dice di no, è figlio di un bianco. Il padrone impazzisce di rabbia, ma non la picchia. Continua a venirla a trovare durante tutta la gravidanza e poi quando nasce il bambino la assiste il dottor Flint e le ricorda che comunque il bambino appartiene a lui. Lei è una sua schiava, cioè dalla figlia, ma insomma lei è una sua schiava, quindi il bambino è suo schiavo. Viene a trovarla anche il padre del bambino, Mister Sanz, che però non può riconoscerlo ufficialmente perché è uno schiavo.
Vanno avanti così per un po' di tempo, a forza di litigi. Lei rimane incinta un'altra volta. Ha un altro figlio, sempre da Mister Sans. Lei continua ad abitare a casa della nonna. Il dottor Flint non osa riportarsela in casa, anche perché sua moglie non vuole a nessun costo. Quindi, di fatto, lei non vive più da schiava del dottor Flint, ma giuridicamente è sua schiava.
Passano gli anni, i suoi bambini crescono, non capiscono niente di cosa succede. Come mai arriva questo bianco in casa ogni tanto e il dottor Flint che grida, minaccia, strilla? I suoi bambini lo chiamano l'uomo cattivo. Però quando il dottor Flint dà un po' di testa, la nonna lo caccia di casa e lei è una donna libera e lo può cacciare e lui se ne va con la coda fra le gambe.
Alla fine, quando lei ha 21 anni, non ne può più e decide di scappare. All'inizio diverse signore bianche del vicinato, informate di tutto, la accolgono in casa e la nascondono in casa. Lei spera, spera di riuscire a scappare al nord, ma è molto difficile. Mentre lei è lì nascosta nei dintorni, il dottor Flint vende i suoi bambini. Li vende a un trafficante di schiavi, senza sapere che in realtà il trafficante di schiavi è già d'accordo con il padre dei due bambini, Mister Sanz. E quindi il trafficante li compra. Il dottor Flint è convinto che questi bambini verranno portati via al sud, lontano, lontano, non li darà mai più. E invece questi vengono venduti al loro padre che li libera. E questa cosa la sa tutta la città e tutta la città commenta, segue e dice Harriet: "L'opinione pubblica stava dalla nostra parte. Erano tutti contenti che Mister San aveva ricomprato i nostri figli e li aveva liberati."
E poi, e poi siccome non può restare ancora nascosta a casa di queste signore che la proteggono, la nonna le ricava un nascondiglio segreto in casa, tipo Anna Frank, no? Ecco, lei si trasferisce lì e rimane lì per diversi anni. Rimane per diversi anni nascosta in casa della nonna, vedendo il dottor Flint che passa per la strada, i suoi stessi figli che passano per strada, Mister Sens che è il padre dei suoi figli ogni tanto. Dopo un po' i bambini si accorgono che lei è lì, vengono a trovarla, però bisogna stare zitti, non dire niente a nessuno.
Eh, dopo qualche anno di questa vita, diventa... si trova il passaggio, diciamo così, per andare al nord. Si trova l'imbarco su una nave con un capitano che è uno del Sud, ma ha capito benissimo com'è la storia, ma fa finta di non aver capito. Lei passa per bianca, per una signora bianca, si imbarca, prende il biglietto e arriva a New York.
E a New York le capita, le capita di incontrare un vicino del suo padrone che è venuto lì a New York. Lei è terrorizzata e il vicino le fa: "Guarda, non aver paura, a me non me ne importa niente. Tu lì dal dottore te la passavi male, io per quanto mi riguarda ti auguro buona fortuna, non dirò niente a nessuno, anzi quando torno a casa andrò a salutare la nonna e a dirle che ti ho incontrata." E però al tempo stesso, perché lei è terrorizzata, è a New York, uno stato libero. Ma il fatto che in uno stato non esiste la schiavitù non significa che i padroni degli schiavi fuggitivi non siano autorizzati a andarli a riprendere anche al nord. La legge è una legge molto controversa, approvata da poco, coinvolti del Sud, autorizza i padroni a andare anche negli Stati liberi a riprendersi gli schiavi.
Harriet a New York lavora, fa la cucitrice, poi fa la balia, la nutrice, lavora bene con delle brave signore che la tengono in casa, che la pagano bene e che le dicono: "Ma senti, la soluzione è che ti compriamo noi, ti compro io." E lei per un po' resiste, dice, perché per principio non volevo ammettere l'idea che non sono libera perché ho diritto di essere libera, ma sono libera perché mi hanno comprata e venduta.
E poi alla fine, alla fine, siccome il dottor Flint ogni tanto torna a cercarla e anche compare anche la figlia del dottore che è cresciuta intanto, che è la vera proprietaria, si è sparsa la voce che lei deve essere a New York e quindi alla fine Harriet accetta quando arriva la figlia del dottore e arriva lì perché hanno identificato dov'è nascosta, cioè dove vive, non è nascosta, vive lì e la padrona affronta la padrona di New York, quella che dà da lavorare a Harriet, affronta la padrona che viene dal sud e la convince a venderle Harriet a $300. La padrona, la padroncina del Sud, accetta, se ne torna a casa con i soldi, c'è l'atto di liberazione e adesso la signora di New York, essendo proprietaria di Harriet, la libera e quindi lei è ufficialmente libera e dice: "In realtà ci sono stata male, cioè ero da un lato, ero felice, gratissima a questa signora. Però al pensiero che un essere umano è stato venduto nella libera città di New York, ecco, mi convertiva in amarezza tutta questa felicità."
Dopodiché, appunto, sono ormai gli anni '50 e in questa società di New York Harriet incontra quelli che la convincono a scrivere un libro e raccontare la sua vita. Ecco, come dire, finisce qui.
Io direi questa cosa che, eh, come vedremo nelle prossime lezioni parlando di totalitarismo e democrazia, non c'è nessuna garanzia che la storia sia un continuo progresso e che le cose vadano migliorando automaticamente. Chissà perché. Ecco, non è così. Però qualche progresso vero, se uno esamina la storia dell'umanità nel suo insieme, qualche progresso vero, voglio dire, morale, eh, al di là di internet e dei... No, non la tecnologia, progresso vero nel nostro modo di vivere insieme, qualche progresso vero c'è stato e certamente uno di questi è il fatto che la schiavitù è stata data per scontata da tutti per così tanto tempo e invece oggi noi diamo per scontato che è una cosa inaccettabile. Grazie.
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Grazie a tutti, buona serata e magari con qualcuno di voi ci rivediamo fra una settimana. Allora, arrivederci.
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