Transcription
La Rivoluzione Francese e l'età napoleonica sono periodi complessi, strettamente connessi tra loro, ma molto complicati. Ho dedicato a questi temi vari video che vi linko in descrizione. Ma forse serve, per chi l'ha già studiata questa parte di storia, anche un riassunto generale abbastanza veloce, relativamente veloce, di questa lunga fase storica che ha segnato la Francia e l'Europa, tra la fine del Settecento e i primi anni dell'Ottocento. Oggi tenterò di riassumervi, spiegarvi a grandi linee, Rivoluzione Francese ed età napoleonica, tutto in una sola ora. Andiamo a cominciare.
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Lo stack a fare la tazza o la scritta "Andiamo a cominciare" che dico sempre di solito prima dell'inizio di ogni video. Come azione compagnia, Ventura, certo, Polino, Tolstoj, Batman, De André e le forme mostro peloso. Io mi chiamo Ermanno Ferretti, sono un insegnante di storia e filosofia delle superiori. Insegno nei licei scientifici di Rovigo e da un paio d'anni sto realizzando su questo canale delle video-spiegazioni di storia, di filosofia, di educazione civica. In genere, non danno profondità nei vari argomenti, facendo nel livello delle superiori e forse anche da università. Ma altre volte, facendo anche dei riassunti, come il caso di oggi, in cui stiamo cercando di presentare tutta la storia dal 1789 al 1815, quindi 26 anni di storia francese ed europea in un'ora. Infatti, ho qui un cronometro che mi tiene conto dei vari minutaggi e andiamo abbastanza veloci. Iniziamo.
Cosa fu la Rivoluzione Francese? Fu un grande fenomeno che scoppiò in Francia nel 1789. Cambiò la faccia della Francia e dell'Europa, almeno dell'Europa continentale, facendo morire definitivamente il vecchio regime, l'Ancien Régime, il vecchio modo di gestire gli stati, e proponendone uno nuovo. Certo, fu un percorso anche abbastanza graduale, nonostante abbia parlato di scoppio, perché ci fu la rivoluzione, ci fu Napoleone, poi ci fu la Restaurazione, poi varie vicissitudini. Però, sicuramente, rappresenta un punto di svolta, un punto di cesura.
Tutto inizia nel 1789, a partire da giugno del 1789. Perché? Perché la Francia versava in condizioni difficili in quel periodo. Soprattutto le casse dello Stato francese versavano in condizioni molto difficili. Il Settecento è un secolo di grandi e numerose guerre, guerre molto impegnative. La Francia, già centrale, aveva cominciato a varare con i suoi alleati una politica di potenza, una politica molto aggressiva, che la portava a combattere in moltissime guerre. Ma queste guerre dispendiose avevano aumentato il debito pubblico, avevano creato grandi problemi finanziari, problemi che la Francia non era mai riuscita veramente ad affrontare e risolvere nel corso del Settecento.
C'erano stati dei tentativi per risanare le casse dello Stato, ma erano tutti falliti. Alla fine, nel 1789, il re che si chiama Luigi XVI decide di chiedere una mano al popolo e convoca i cosiddetti Stati Generali. Gli Stati Generali erano un'assemblea di origine medievale che non si convocavano più da quasi 180 anni, circa 175 anni, dall'inizio del Seicento. In Francia, in cui erano rappresentati i cosiddetti tre stati: cioè la nobiltà, il clero, cioè gli uomini di chiesa, e il cosiddetto Terzo Stato, cioè tutti gli altri: borghesi, artigiani, eccetera. In questa assemblea, il re meritava di chiedere un aiuto. Si lamentava, richiedeva aiuto. L'assemblea sarebbe riunita a Versailles, vicina a dove si trovava il re, nella stessa reggia. E il re avrebbe chiesto uno sforzo a tutti, di pagare le tasse, di aumentare le tasse, di aiutare a risanare questo debito pubblico.
Il problema è che quando si riuniscono gli Stati Generali, ci sono forti divisioni all'interno dei vari stati. Nel senso che la nobiltà e il clero rappresentano in tutto il 2% della popolazione francese, quindi una stragrande minoranza. Eppure, negli Stati Generali, hanno praticamente i due terzi dei voti. Perché negli Stati Generali il meccanismo è per stato, cioè all'interno dei tre gruppi: nobiltà, clero e Terzo Stato, ogni gruppo esprime un solo voto. Quindi i nobili, se si mettono d'accordo tra loro, esprimono un voto, sì o no, alle varie proposte. Il clero e il Terzo Stato idem. Quindi, se nobiltà e clero si alleano tra loro, molto spesso, due voti su tre vanno a favore di nobiltà e clero, e il Terzo Stato, che però rappresenta il 98% della popolazione francese, vale per un terzo. Questo crea subito dissidi.
Il Terzo Stato chiede di cambiare i vecchi meccanismi di voto. Durante le settimane precedenti alla convocazione iniziale, che raccoglie le varie lamentele della popolazione nei cosiddetti "cahiers de doléances", che servono a esprimere tutto il malcontento del popolo francese, che è stufo di pagare le tasse quando i nobili non le pagano, è stufo di tirare la carretta quando il clero non fa la sua parte. E questo porta dissidi.
Difatti, nel giugno-luglio del 1789, il Terzo Stato, dopo qualche seduta di questi Stati Generali, decide lo strappo. I membri del Terzo Stato, infatti, in polemica con l'organizzazione della situazione, decidono di uscire dagli Stati Generali, riunirsi in una sala apposita, un'altra sala a Versailles, si chiama Sala della Pallacorda, perché era una specie di palestra in cui si giocava il gioco della pallacorda. E costituirsi Assemblea Nazionale. Dicono: "Noi d'ora in poi cambieremo, faremo da soli e faremo una Costituzione per la Francia". Fanno partire così la rivoluzione. Cioè, questi parlamentari, delegati del Terzo Stato, dicono: "Noi, senza chiedere niente a nessuno, scriviamo una nuova Costituzione".
Questa mossa inattesa genera la svolta, perché poi le notizie iniziano a girare a Parigi. La folla esulta. Il re, preso in contropiede, non sa bene come muoversi. Potrebbe far arrestare questi delegati, ma ha paura che questo comporti poi dei cambiamenti ancora peggiori. Insomma, tra fine giugno e inizio luglio, la situazione sembra dare una svolta rapida. Non a caso, il 14 luglio, giornata che poi diventerà simbolo del 1789, la gente di Parigi, infervorata da queste notizie che arrivano da Versailles, decide anche di attaccare la Bastiglia. La Bastiglia era una fortezza, un carcere che c'era a Parigi, dove a volte venivano detenuti i prigionieri politici, c'erano anche delle armi. Insomma, il popolo, contento di questo cambiamento, desideroso di cambiare finalmente le cose, attacca la Bastiglia. E quello è l'evento simbolo.
Ma in realtà, sono giornate che vanno avanti tutto luglio e tutto agosto nel 1789. Presentano grandi novità, molto rapide, molto veloci. Intanto, si va a formare la cosiddetta Guardia Nazionale. Cos'è? Una specie di milizia borghese, legata al Terzo Stato, ma direi anche agli strati più moderati del Terzo Stato, perché a guidarla è tra l'altro un nobile che si chiama Lafayette, ma che avrà un ruolo molto importante. Questa Guardia Nazionale. Poi, il 4 agosto del 1789, l'Assemblea Nazionale, che continua a riunirsi, decide di abrogare il regime feudale. Abroga tutte le leggi che riguardavano il feudalesimo, di fatto cancella il feudalesimo e quindi segna definitivamente la fine del vecchio regime, dell'Ancien Régime.
E poi, il 26 agosto sempre dell'89, viene proclamata la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, che è un altro dei simboli di questa fase rivoluzionaria, in cui i delegati dell'Assemblea Nazionale presentano i nuovi diritti che, secondo loro, tutti i cittadini ugualmente in Francia dovevano avere e di cui erano portatori. Il re, ripeto, preso alla sprovvista, tituba, non sa bene come muoversi, ma continua a titubare perché, tra l'altro, in questi giorni in cui si sta abolendo il regime feudale, si sta varando una dichiarazione, eccetera, il re è costretto, suo malgrado, a lasciare Versailles, a spostarsi a Parigi. Una marcia di donne che da Parigi va a Versailles, va a prenderlo proprio quasi di peso e lo portano a Parigi, perché hanno capito che Versailles sia troppo distante, non sia facile tenere sotto controllo il re, sapere quello che viene a Versailles. Lì, invece, a Parigi, alle Tuileries, la vecchia reggia dei sovrani abbandonata già nel Seicento, sarà meglio tenerlo sott'occhio. Quindi il re, quasi tra virgolette, ostaggio dei rivoluzionari.
E però, c'è da dire che per ora non sa bene come muoversi, non sa bene cosa fare. Ultima cosa importante, si prosegue fino all'89, inizia il '90. L'Assemblea Nazionale decide anche di chiudere tutti gli ordini contemplativi, cioè quegli ordini monastici di suore, di frati, di monaci, che si occupavano non di assistenza ai malati, non di opere di bene, ma della preghiera. Tutti questi ordini vengono soppressi e chiusi. I conventi vengono requisiti, le terre, soprattutto, passano sotto il potere dello Stato. Perché fanno questo? Perché vogliono terre per poter risanare il debito pubblico. Su queste terre vengono in parte messe all'asta, rivendute, in parte fungono da base per i cosiddetti "assegnati", nuovi titoli di Stato con cui l'Assemblea Nazionale intende ripianare il debito pubblico. Tutto era scoppiato proprio per via del debito pubblico. Adesso, vendendo queste terre, l'Assemblea Nazionale spera di metterci una pezza.
Ovviamente, all'interno di questa Assemblea Nazionale che sta scrivendo la Costituzione, iniziano a emergere anche le prime personalità e non solo, anche i primi gruppi politici, che all'epoca venivano chiamati "club". Non erano ancora veri e propri partiti, però gruppi in cui si ritrovavano alcuni uomini da idee molto simili, molto vicine. Questi gruppi spesso avevano anche un loro giornale, quindi si inizia a fare politica vera. Ecco, dicevano così i gruppi più importanti. Ce ne sono vari. Ci sono i più moderati, più dediti al cambiamento e progressisti. Ma in questa prima fase, direi, citerei sicuramente i Cordiglieri, che è un gruppo abbastanza progressista, ma non eccessivamente progressista. I principali esponenti sono Danton e Marat. E poi, soprattutto, iniziano a emergere i Giacobini, inizialmente un gruppo piuttosto minuto, però un po' alla volta inizieranno a crescere. Il nome di questi gruppi deriva spesso dal convento in cui si riunivano. Ex conventi, perché i conventi sono stati chiusi, vengono utilizzati per le riunioni dei partiti. Dai Giacobini, sicuramente il nome principale è quello di Robespierre, di cui parleremo ancora, però poi c'è anche Brissot, c'è anche Couthon, ce ne sono anche altri.
Generalmente, questi uomini politici sono tutti esponenti del Terzo Stato, per lo più, ma anche provengono dalla carriera di giornalisti o, meglio ancora, di avvocati. Sono giovani avvocati che si sono formati magari anche agli ideali illuministi e adesso stanno cercando di mettere in atto quegli ideali, trasformarli in cose vere, leggi e riforme. Quali riforme? Beh, intanto si discute molto in questo primo anno di Rivoluzione di come garantire il diritto di voto. Si sta scrivendo questa Costituzione, bisogna capire chi poi andrà a votare. La soluzione che viene scelta, dopo ampia discussione, è la soluzione di compromesso: la cittadinanza viene divisa in due, tra cittadini attivi e cittadini passivi. Più o meno a metà, diciamola così, perché i cittadini attivi sono gli unici che hanno diritto di voto, i passivi non hanno nessun diritto di voto e quindi non partecipano alle elezioni. Più o meno, un tetto, metà e metà. I cittadini attivi sono quelli che hanno un reddito medio-alto, quindi vengono esclusi, diciamo, i portatori di un reddito molto basso. Reddito medio-alto, però attenzione, non tutti i cittadini attivi possono poi essere eletti. Tutti i cittadini attivi possono votare, ma non tutti possono essere eletti, perché solo chi ha invece una rendita fondiaria, tra terre, può essere eletto. Quindi si restringe il diritto di voto al suffragio ristretto, basato sul censo.
Però, questo compromesso che si trova, c'è da dire, poi, che esiste trovare una soluzione anche per la Chiesa. Come vi ho detto, si è scelto di chiudere i conventi, cosa che ha indispettito molto la Chiesa Cattolica. Ma bisogna anche gestire, soprattutto i vescovi e i parroci, che rappresentano un potere abbastanza forte all'interno della Francia. Proprio per questo motivo, nel 1790, viene creata la cosiddetta Costituzione Civile del Clero, cioè una riforma che prevede che tutti gli uomini di chiesa giochino fedeltà alla nuova Costituzione che si sta scrivendo, alla Francia che si sta creando. Ma soprattutto impone la trasformazione di questi chierici in funzionari pubblici. Cioè, il parroco, il vescovo, eccetera, per giurare, verrà stipendiato dallo Stato, ma sarà la sua carica una carica elettiva. Cioè, i fedeli di una parrocchia eleggeranno il loro parroco, i fedeli della diocesi eleggeranno il loro vescovo. Ovviamente, buona parte della Chiesa non è d'accordo con questa decisione. Il Papa la condanna duramente. Infatti, quasi tutti i vescovi rifiuteranno di prestare giuramento e rifiuteranno il cambiamento. Verranno chiamati vescovi "refrattari", perché non accetteranno questa situazione.
Del clero, invece, c'è dietro il basso clero, c'è una frattura. Circa metà lo appoggia, circa la metà invece lo rifiuta. Quindi avremo i preti refrattari, quelli che rifiutano, avremo anche i preti cosiddetti "costituzionali", che invece appoggeranno questo cambiamento. Però, capite, è un cambiamento epocale. In più, nella Assemblea Nazionale decide anche di ridisegnare la Francia, dividendola in cosiddetti "dipartimenti", cioè si creano delle zone, delle province molto uniformi, più o meno grandi uguali, con un capoluogo più o meno al centro, molto razionali, per dividere e diciamo, anche gestire in maniera parzialmente federale la Francia. Si cerca di decentrare, diciamola così, il potere.
Tutto questo porta alla realizzazione di questa Costituzione, che verrà chiamata Costituzione del '91, perché viene varata alla fine del 1791. Questa Costituzione, basata sulla divisione dei poteri tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, come ci insegnano gli illuministi, come Montesquieu ci ha insegnato. Il potere giudiziario in mano ai giudici. Potere legislativo in mano all'Assemblea, viene chiamata Assemblea Legislativa, eletta a suffragio ristretto su base censitaria, ogni due anni. E infine, il potere esecutivo è in mano al re, il sovrano Luigi XVI, che nomina i suoi ministri, ministri che non possono far parte dell'Assemblea, un parziale diritto di veto sulle leggi, ma che è aggirabile nella legislatura successiva.
La posizione di Luigi XVI, però, è delicata. Si è visto scrivere questa Costituzione, non l'ha voluta, se l'è vista fare dall'Assemblea Nazionale, una Costituzione che sta trasformando la Francia da una monarchia assoluta, perché prima era una monarchia assoluta, a una monarchia costituzionale, con divisione dei poteri, parlamento, eccetera. E il re, ripeto, è piuttosto debole. Non interviene mai. Il clero è abbastanza preoccupato. Infatti, poco dopo il varo di questa Costituzione, tenta una celeberrima fuga. Cioè, raduna la sua famiglia, sicuramente sua moglie Maria Antonietta, che è austriaca, e di notte scappa. Scappa in carrozza con l'idea di passare il confine, passare nei cosiddetti Paesi Bassi austriaci, cioè il Belgio, dove ci sono gli austriaci, parenti della moglie, e dove magari pensa potrebbe organizzare le forze per fare guerra alla Francia, al suo paese, alla Rivoluzione, sconfiggere i rivoluzionari e rimettere in piedi la monarchia assoluta. La fuga va male, perché viene catturata in una città vicina al confine e viene riportata a Parigi. Per il momento, si mette a tacere la sua fuga, il popolo non sa che ha tentato la fuga. Però è chiaro che la situazione sta degenerando.
Nel frattempo, viene eletta la prima Assemblea Legislativa, cioè il primo parlamento con la nuova Costituzione. Noi ci sono varie forze politiche. Diciamo che il pallino sembrano averlo i moderati costituzionali, quelli che sono d'accordo a dire: "Abbiamo fatto la Rivoluzione, abbiamo il sistema costituzionale a posto, così". Ma in realtà, la situazione è tutt'altro che pacificata, perché all'inizio del '92 scoppia la guerra. Siamo passati due anni e mezzo dall'inizio della Rivoluzione Francese. Adesso Austria e Prussia, che sono state a guardare con grande preoccupazione quello che avveniva in Francia, decidono di attaccare. Non vogliono che quello che è successo in Francia si possa ripetere in altre parti d'Europa. In Francia, in Austria, in Prussia, sono monarchie assolute, non vogliono che Luigi XVI sia, tra virgolette, ostaggio di questi rivoluzionari. Qui c'è una guerra. Guerra a cui il parlamento francese aderisce con entusiasmo, perché anche gli stessi parlamentari francesi sono convinti che una guerra sia necessaria adesso per addirittura, qualcuno dice, espandere la Rivoluzione.
La guerra inizialmente va molto male per la Francia, che è impreparata, anche perché molti membri dell'esercito sono scappati. Gli ufficiali erano tutti nobili. I nobili, quando hanno visto come sta degenerando la Rivoluzione, che stanno espropriando, che stanno abolendo il regime feudale, eccetera, se ne sono scappati all'estero. Quindi l'esercito francese è abbastanza disorganizzato e incappa in alcune clamorose sconfitte. Tanto è vero che Austria e Prussia sembrano vicine a invadere la Francia, ad aver la meglio. Ma a quel punto, il popolo francese si convince che il re Luigi XVI, che è a Parigi, stia, tra virgolette, facendo il tifo per i nemici, stia collaborando con i nemici. E ne hanno anche qualche motivo per ritenere questa collaborazione del re col nemico. Il popolo francese, quindi, di fatto, attacca il palazzo reale e chiede l'arresto di Luigi XVI. Luigi XVI viene effettivamente arrestato, sospettato di complicità, e il parlamento inizia a discutere di cosa farne di questo. E soprattutto, abbiamo appena scritto una Costituzione, è passato neanche un anno, una Costituzione di una monarchia parlamentare costituzionale. Ma adesso cosa facciamo? Arrestiamo il re? Cambiamo le cose? C'è molto dibattito sulla questione.
Anche perché la guerra sta continuando. Bisogna dire che in leggero, in poco tempo, le cose cambiano rapidamente. Intanto, l'esercito francese riesce a riorganizzarsi e ottenere un'importante vittoria, la vittoria di Valmy, contro gli austriaci e i prussiani. Segno che forse un esercito popolare può farcela, forse può reggere, forse può davvero dare una svolta. C'è da dire anche che contemporaneamente a questa grande vittoria di Valmy, che esalta gli animi, il parlamento francese decide di, intanto, non è più l'Assemblea Legislativa, ma si è creata un nuovo parlamento, la Convenzione, che deve scrivere una nuova Costituzione. E questa Convenzione abolisce la monarchia, dichiara la nascita della Repubblica. Quindi, prima Repubblica Francese. Le cose cambiano interiormente. Poi, soprattutto, bisogna decidere cosa fare di questo sovrano, di questo Luigi XVI. C'è grande dibattito. Vi dicevo, ci sono molte forze politiche. Non emergono due che hanno un peso fondamentale nel dibattito sul destino del re, e sono due forze che avevano fatto parte dei Giacobini iniziali, ma che ora si erano divise. Si chiamano in questa fase Girondini e Montagnardi.
I Girondini sono quelli di Brissot, sono quelli che volevano la guerra, che volevano l'espansione rivoluzionaria, ma che adesso vorrebbero sì la Repubblica, una Repubblica moderata. Quindi vorrebbero che ci si usasse clemenza col re, non dovremmo fargli niente, al limite esiliarlo, ma non ucciderlo. I Giacobini, invece, comandati da Robespierre, vogliono invece grande durezza, vogliono la messa a morte. Alla fine prevalgono i Montagnardi, che possiamo anche chiamare direttamente Giacobini di Robespierre. Il re viene processato, viene messo a morte nel gennaio del 1793. Nasce la Repubblica, una Repubblica che nasce anche nel sangue, possiamo dire, con questa mossa molto dura di uccidere il sovrano Luigi XVI.
C'è da dire che in questa fase emerge una nuova forza sociale molto forte, che quella dei sanculotti. Il popolo parigino, se ancora non ho chiamati così perché portano i pantaloni lunghi e non le "culottes", cioè pantaloni che arrivavano al ginocchio che usavano invece i nobili. Il popolo parigino inizia a dire la sua, inizia a premere per riforme più radicali, inizia a premere per cambiamenti più forti. E Robespierre si fa interprete di quei desideri. Sono i sanculotti. Robespierre, infatti, è a volere la messa a morte del re, poi viene eseguita appunto nel gennaio. Noi siamo all'inizio del '93. La situazione è ancora molto caotica. È nata la Repubblica, ma la Convenzione sta scrivendo una nuova Costituzione. Manca, per il momento, il re è stato ucciso. La guerra con Austria e Prussia sta continuando, anche se la Francia adesso ha ottenuto alcune vittorie e ha potuto respirare un po', si è potuta alleggerire la situazione. Però bisogna capire cosa, come si muove la situazione.
La lotta tra Girondini e Montagnardi riguardo al destino del re ha strascichi. Nel senso che i Montagnardi, cioè quelli che possiamo anche direttamente chiamare Giacobini, fanno arrestare molti Girondini, accusandoli di tradimento, accusandoli di essersi schierati contro la Francia. I sanculotti, ripeto, continuano a fare grande pressione. La Convenzione, questo nuovo parlamento che sta scrivendo una Costituzione, decide di affidare, o meglio, mettere il potere a un nuovo organismo che viene chiamato Comitato di Salute Pubblica, una sorta di governo con pieni poteri, formato da nove membri, che dovrà gestire la situazione così caotica finché non viene scritta la Costituzione. Questo Comitato di Salute Pubblica, ripeto, formato da nove membri, è guidato in realtà da Robespierre, questo leader dei Giacobini, che ormai ha in mano la situazione. E da quando questo Robespierre sale al potere nel Comitato di Salute Pubblica, inizia un periodo di circa un anno, tra la metà del '93 e la metà del '94, che passa alla storia come il periodo del Terrore.
Perché il Comitato di Salute Pubblica, effettivamente, gestisce il potere in modo molto, molto duro, facendo arrestare i Girondini, come vedete, facendo arrestare molti esponenti degli altri partiti moderati, e molto spesso mandandoli anche a morte, usando il pugno di ferro contro chiunque sembri vicino a, tra virgolette, tradire, oppure a voler moderare gli effetti di questa Rivoluzione. Quindi è una situazione d'emergenza, una situazione però gestita con grande durezza, praticamente una dittatura violenta e anche, forse per certi versi, totalitaria. Il re, il Comitato di Salute Pubblica, che vara molte riforme in questo anno. Ad esempio, riforme anche ideali, nel senso che viene cambiato il calendario. Per esempio, non ci sono più i vecchi nomi dei mesi, se ne usano degli altri, più laici, più razionali. Si cambia la settimana, non più divisa in sette giorni, ma in dieci, perché è più razionale. Anche questo. Si cambiano i giorni di festa, i santi, eccetera. Insomma, si attua un processo di scristianizzazione molto forte e di laicizzazione dello Stato molto forte, anche a livello simbolico, anche parlando di giorni, di mesi, eccetera.
In più, tra le varie riforme, Robespierre propone il "maximum", la leva di massa obbligatoria. Cosa vuol dire "maximum"? È un calmieramento dei prezzi. Visto che la guerra sta provocando una forte inflazione, cioè il costo della vita sta salendo, i prezzi dei beni stanno salendo, Robespierre impone per legge che il prezzo del pane, di prodotti di prima necessità, non possa superare una certa soglia. Stabilisce il prezzo massimo del pane e di altri prodotti. Si chiama, in linguaggio tecnico, "calmieramento dei prezzi". La legge si chiama "maximum" perché impone un tetto massimo, il prezzo massimo per questi beni. Cosa molto gradita dai sanculotti, che stanno vedendo i prezzi alzarsi e fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, diciamola così. In più, oltre al maximum, c'è la leva di massa obbligatoria, cioè, visto che la guerra continua, che la guerra è impegnativa, si chiama all'esercito tutte le varie classi d'età della popolazione, di massa, non più solo alcuni, ma tutti, perché c'è bisogno dello sforzo di tutti.
Questo periodo del Terrore è molto duro, viene anche molto criticato perché viene messa a morte molta, molta gente, e altrettanta gente viene incarcerata. E porta, però, anche alla fine di Robespierre, perché dura, appunto, circa un anno. Nel frattempo, nel '93, viene anche varata la Costituzione della Convenzione, che però non viene mai applicata. Quindi la seconda Costituzione, quella del '93, è carta straccia. Cioè, venne scritta, non applicata. Ma appunto, come dicevo, nel luglio del '94, in particolare il 9 Termidoro, Termidoro è il nuovo mese, il nuovo nome dei mesi che viene dato dalla Rivoluzione, il 9 Termidoro del '94, Robespierre viene arrestato in fretta e furia dai suoi nemici e ghigliottinato nel giro di poco tempo, senza praticamente un processo, per evitare che possano i suoi fedelissimi organizzare una resistenza. Gli oppositori di Robespierre riescono a farlo fuori, fanno fuori lui e i suoi uomini di fiducia, con lo stesso metodo con cui Robespierre ha fatto fuori fino a quel momento molti oppositori politici, cioè con la ghigliottina.
Serve dire che nei mesi successivi alla caduta di Robespierre, si scatena un "Contro-Terrore" o "Terrore Bianco", con cui i superstiti si vendicano dei Giacobini, e quindi violenza ancora. La guerra sta continuando, tra l'altro, è entrata in guerra pure l'Inghilterra, cioè sta diventando piuttosto difficile, caotica. Ma nel frattempo, si tenta di scrivere una nuova Costituzione. Dopo la prima nel '91, la seconda nel '93 mai applicata, bisogna scriverne una terza. Alla fine, questa Costituzione viene varata nel '95. Quindi, terza Costituzione in quattro anni. È una Costituzione moderata, che si richiama in pratica a quella del '91. Ritorna un po' su certi elementi più moderati. Viene creato, sempre diviso nei poteri, come gestore del potere esecutivo, visto che non c'è più il re, un nuovo organismo chiamato Direttorio, formato da cinque membri. Il governo, in pratica. Questo Direttorio cerca di gestire la situazione. Lo fa con molta fatica, perché ci sono in realtà molte, diciamo, congiure e molti tentativi di rivoluzione in questi anni, sia da parte dei monarchici, quindi quelli che vorrebbero far ritornare un nuovo re, sia da parte di quelli che erano magari vicini ai Giacobini e vorrebbero invece ritornare a riforme più forti. Ad esempio, si segnala la Congiura degli Eguali di Babeuf, che è una congiura quasi proto-comunista, che però viene debellata abbastanza rapidamente.
Tutto questo porta il Direttorio, in questo caos, in questa bagarre, a tentare di prendere più fortemente mano la situazione. Infatti, nel 1797, perché intanto i mesi passano, c'è un nuovo colpo di stato, il cosiddetto colpo di stato del 18 Fruttidoro, perché è il nuovo mese, siamo in estate, del settembre del '97, con cui il Direttorio assume maggiori poteri, instaura una sorta di dittatura per gestire il potere. La cosa importante da notare è che il Direttorio riesce a fare questo colpo di stato soprattutto grazie all'aiuto dei militari, che stanno acquisendo sempre più potere all'interno della Repubblica. L'esercito, l'esercito che vedremo presto dominare.
Siamo al 1797 e, in particolare, un uomo dell'esercito inizia a emergere. È un giovane generale, appena 26 anni, si chiama Napoleone Bonaparte. Nato in Corsica, da altissima famiglia di origine italiana, quindi nella Corsica francese, quando la Corsica era già diventata francese, però appunto suo padre italiano. Questo Napoleone Bonaparte viene incaricato nel 1797 dal Direttorio di una missione. La missione è quella di scendere in Italia e distrarre le forze austriache. Anche perché il Direttorio ha un piano: vuole attaccare l'Austria, vuole andare ad attaccarla in Austria, quindi verso Vienna, ma vuole fare condurre questo attacco su due direttrici. Il grosso delle forze punterà su Vienna e una seconda armata spingerà invece sul nord Italia, che era in mano agli austriaci, per distrarre una parte delle forze austriache dalla difesa di Vienna. Quindi Napoleone, diciamo, ha il compito di guidare l'armata che deve fare da diversivo, deve distrarre gli austriaci.
In realtà, la prima armata, l'armata più grossa, quella che deve attaccare Vienna, non ottiene il risultato. Invece, l'esercito di Napoleone, non ancora Napoleone, sia giovanissimo, ottiene ottimi risultati. Penetra nel nord Italia, sconfigge i piemontesi, avanza, sconfigge gli austriaci in tutta la Lombardia, fino alla battaglia di Rivoli Veronese, sempre nel 1797, in cui Napoleone sbaraglia l'esercito austriaco e di fatto costringe l'Austria a trovare un accordo. Il trattato di pace viene firmato da Napoleone stesso, senza neanche sentire il Direttorio. Ormai lavora come se fosse lui il capo, nonostante non abbia ancora 30 anni. Vi dicevo, il trattato di pace viene firmato a Campoformio ed è famoso come Trattato di Campoformio. Stabilisce alcune cose importanti. In primo luogo, il nord Italia passa sostanzialmente ai francesi, e con esso anche l'Emilia, che è stata ceduta nel frattempo dal Papa ai francesi. Non passa direttamente ai francesi, perché in realtà lì si creano delle repubbliche, repubbliche formalmente indipendenti, ma in realtà strettamente legate alla Francia. Tant'è vero che verranno chiamate Repubbliche Sorelle: la Repubblica Cisalpina, Cispadana, eccetera. In cambio, per questa concessione dell'Austria, fa sì che Napoleone, sostanzialmente, allunghi le mani sul nord Italia, Napoleone concede all'Austria la Repubblica Veneta. Il Veneto, la Serenissima Repubblica di Venezia, era autonoma da mille anni praticamente, o quasi, un po' meno, però aveva una storia secolare. Nonostante fosse stata sconfitta, Napoleone la regala di fatto all'Austria. Quindi perde il Triveneto, l'Istria, la Dalmazia, tutti i possedimenti della Repubblica di Venezia. Quindi questo segna la fine della Repubblica di Venezia.
Nel frattempo, per l'Italia non è finita, perché praticamente centro-nord Italia è quasi tutto in mano ai francesi, tramite queste repubbliche. Ma il Papa, che si chiama Pio VI, è molto preoccupato. Nella causa ceduto dei territori, ma è impaurito e mette a morte, fa mettere a morte alcuni francesi che ci sono all'interno dello Stato della Chiesa. Questo provoca l'intervento dei francesi, che invadono anche lo Stato della Chiesa, cacciano, arrestano il Papa, sostanzialmente. E infatti, a Roma viene creata una nuova repubblica, chiamata Repubblica Romana, anche se repubblica sorella. A questo punto, i Borbone di Napoli, offesi dal fatto che il Papa sia stato trattato in questo modo, decidono di attaccare la Repubblica Romana da sud, ma vengono sconfitti, perché la Repubblica Romana è sostenuta dai francesi. E i francesi invadono anche la Repubblica, la repubblica, scusate, il Regno di Napoli. Il re Borbone di Napoli sono costretti a scappare in Sicilia e a Napoli si forma una nuova repubblica, chiamata Repubblica Partenopea. Di fatto, tutta l'Italia, in un modo o nell'altro, è sotto il controllo francese. Ormai, a parte le isole, tutta l'Italia, diciamo la penisola, è sotto il controllo dei francesi, che hanno creato varie repubbliche. Queste repubbliche sorelle, però, in realtà, che si erano create anche per l'entusiasmo dei filo-giacobini italiani, dei borghesi italiani, si riveleranno molto lette, nel senso che i francesi useranno queste repubbliche, che dureranno anche poco, un paio d'anni, soprattutto come, come diciamo, strumenti geopolitici, potremmo dire, come luoghi in cui prendere soldi, soprattutto, e come una zona che possa fornire una sorta di stato cuscinetto, una serie di stati cuscinetto per proteggere la Francia. Non faranno grandissimi riforme, qualcosa sì, qualche riforma francese viene portata anche in Italia, tantissimo, quindi ci deluderanno molto le attese. E c'è da dire anche che in certe zone d'Italia i francesi non saranno ben accolti. Ad esempio, nel sud Italia, proprio per via del fatto che i francesi hanno cacciato il re, ma sono anche visti come nemici della Chiesa, molte volte, perché arrestano i papi, perché fanno la Costituzione Civile del Clero e cose di questo genere. Ecco, nel sud Italia si formerà un esercito popolare anti-francese chiamato, armato, chiamato Armata della Santa Fede, o Sanfedisti, guidate da un cardinale che si chiama Ruffo, che combatterà contro i francesi per riportare i Borbone sul trono napoletano.
Mentre l'Italia tra il '97 e il '99 vive questa situazione, Napoleone torna in Francia. Ha sconfitto gli austriaci, qui la guerra con gli austriaci per il momento è in pausa. L'unico vero grande nemico che rimane in guerra con la Francia, al momento, è il Regno Unito, l'Inghilterra. Bisogna provare a sconfiggerla. Allora il Direttorio, che ancora ha potere, decide di attaccare l'Inghilterra, non invadendola, cosa che sarebbe stata molto difficile, ma colpendola sul lato economico, ad esempio sulle zone su cui commerciava. E quindi decide di inviare Napoleone in Egitto, addirittura, che è anche un modo per tenere questo arrembante generale lontano da Parigi. In Egitto, perché lì in Egitto, dall'Inghilterra, aveva grossi affari. L'Egitto costituiva anche un punto di scambio importante tra le colonie inglesi dall'altra parte e il Mediterraneo e quindi l'Europa. Napoleone va in Egitto con l'intento di danneggiare gli inglesi. Effettivamente sbarca ad Alessandria d'Egitto, ottiene grandi vittorie contro il regime locale, quello dei Mamelucchi, degli Egiziani. Ma il problema è che, mentre Napoleone ottiene grandi vittorie in Egitto, la sua flotta, che è ancorata vicino ad Alessandria, viene completamente distrutta dall'ammiraglio Nelson, capo militare della marina britannica. Quindi Napoleone, pur ottenendo ottime vittorie in Egitto, rimane bloccato in Egitto, perché senza le navi non può riportare quelle migliaia di uomini che si è portato in Egitto in Francia. E infatti, Napoleone resterà in Egitto quasi un anno, tra il fino praticamente al '98 e il '99, bloccato lì. E questo, su questa sua lontananza dalla Francia e dall'Europa, permetterà anche agli austriaci e ai russi di organizzarsi, attaccare, ad esempio, le Repubbliche Sorelle in Italia e farle cadere.
Alla fine, Napoleone riesce finalmente a tornare in Francia. Si arriva nel '99, quando arriva, incontra un uomo politico francese, un abate, in realtà, si chiama Sieyès. Che gli fa un'offerta. Questo Sieyès, stato uno dei nomi più importanti delle prime fasi della Rivoluzione, ancora nel 1789. Rush, invece, siamo nel '99, sono passati dieci anni. E questo Sieyès è convinto che l'ultima Costituzione, la terza, quella del '95, ricordo, '91, '93, '95, tre Costituzioni, siano Costituzioni imperfette. È già stato un colpo di stato nel '97, lo abbiamo detto. Ma sostanzialmente, secondo Sieyès, non si riesce a governare questa Francia bene. Bisogna cambiarla, peggiorare. Bisognerebbe fare una nuova Costituzione, accentrare un po' il potere. E quindi propone a Napoleone, che è ancora giovane, sostanzialmente, di fare un colpo di stato. "Io sono la mente, tu sei il braccio. Tu sei un grande militare, hai fatto grandi vittorie. Facciamo un colpo di stato, cambiamo le cose, scriviamo una nuova Costituzione e rendiamo stabile questo ordinamento francese". Questa è l'offerta a Napoleone. E all'inizio è un po' titubante, poi aderisce. E di fatto, nel Brumaio del 1799, il 18-19 Brumaio, Brumaio corrisponde più o meno a novembre del '99, avviene il colpo di stato. Napoleone minaccia il parlamento, minaccia, chiede che venga scritta la nuova Costituzione. Il parlamento rifiuta, ma alla fine cede, perché Napoleone arriva con l'esercito. E insomma, nasce un nuovo ordinamento. Verrà scritta proprio nel '99 la quarta Costituzione. Qui sono '91, '93, '95, '99. Nel frattempo, Napoleone prende il potere come Console. Infatti, viene varato il Consolato. Tre uomini che guidano momentaneamente la Francia. I tre uomini sono Napoleone stesso, Sieyès, l'abate che gli aveva proposto il piano, e Ducos, che è un ex membro del Direttorio. Questi tre membri guidano la situazione fino a che non viene varata la nuova Costituzione, che sarà la Costituzione del '99, che prevede il Consolato in maniera stabile. Solo che, di nuovo, tre consoli, tre consoli che però non saranno paritetici, perché il primo console, che poi sarà Napoleone stesso, ha un potere molto maggiore rispetto agli altri due consoli. Gli altri due consoli hanno un compito prettamente consultivo. Il primo console detiene il potere esecutivo, non solo, anche il potere di proporre le leggi, leggi che poi vengono approvate dal parlamento. Ma capite bene che il parlamento può approvare o smentire leggi scelte da proposte dal primo console. Quindi, di fatto, si sta creando una dittatura, in cui il primo console ha tutti i poteri.
Nella Costituzione del '99 è previsto che il primo console abbia un potere della durata di 10 anni, come tutti gli altri consoli. Poi, in realtà, vedremo che non durerà decennale, che neanche un potere lungo. E si prevede anche che questa prima, questa nuova Costituzione del '99, che prevede il Consolato, dice anche l'approvazione popolare. Si va a suffragio universale maschile, quindi non più divisioni in base al censo, tutti possono votare. Sempre nel '99 avviene il primo plebiscito. Si chiama, cioè vanno a votare tutti i maschi francesi, meglio, possono votare tutti i maschi francesi, e si chiede: "Volete approvare o no la nuova Costituzione?". Sì o no. Per questo è un plebiscito, perché non si chiede di eleggere qualcuno, ma di esprimere un sì o un no. Vanno a votare circa la metà degli aventi diritto, quindi c'è un grande astensionismo, ma vince il sì, con circa il 99 e rotti per cento dei voti. Cioè, appunto, come si usa nei plebisciti, tutti votano sì, anche perché il voto è sostanzialmente palese, non c'è un reale voto segreto. Per Napoleone è una grande vittoria.
Questa manovra del Consolato non durò in realtà moltissimo. Nel '99 era stato il colpo di stato, come dicevo. Già nel 1802, Napoleone decise di farsi nominare Console a vita, quindi ridurre, cambiare quel limite di 10 anni che vi dicevo, e fece approvare tramite un plebiscito questa sua mossa. Due anni dopo, nel 1804, decise di ritirare, abolire tutto il Consolato, invece proclamare Imperatore, ancora una volta con un plebiscito, plebiscito in cui il 99 e rotti per cento vota sì. E tra l'altro, proprio nel 1804, si tenne a Parigi, a Notre Dame, una celeberrima cerimonia in cui Napoleone invitò il Papa Pio VII, non più quello di prima, il successore, per farsi incoronare. In realtà, non si fece incoronare, perché, come forse già saprete, prese la corona dalle mani del Papa e se la mise in testa da solo, e poi la mise sulla testa della moglie, come a simboleggiare che il suo potere non derivava dal Papa, ma da se stesso, in un certo senso. Quindi Napoleone si proclama Imperatore. Nasce il Primo Impero.
Come fa Napoleone a fare tutto questo? I primi plebisciti, come fanno ad andare così bene? Com'è possibile che un uomo venuto quasi dal nulla possa avere tutto questo potere? Beh, Napoleone si muove con grande intelligenza politica e militare. Ha tre elementi, sostanzialmente, che ne rafforzano la posizione: il consenso. Primo elemento: le grandi vittorie militari, perché continua a tenere grandi vittorie. Secondo elemento: l'accordo che raggiunge con la Chiesa. Terzo elemento: la lotta contro tutti gli oppositori.
Allora, parliamo delle vittorie militari. Effettivamente, già nel 1800, dopo, torniamo indietro al momento del colpo di stato del Brumaio del '99, torna in Italia nel 1800, inizia a sconfiggere di nuovo gli austriaci, si sconfigge un po' dappertutto. E già tra il 1801 e il 1802 riesce anche a sconfiggere i suoi nemici sulla riva del Reno, quindi in Germania. Quindi, tra l'Ottocento e il 1802, ha sconfitto tutti i possibili nemici che ci sono sull'Europa continentale. In Italia vengono ripristinate le Repubbliche Sorelle, poi diventerà Regno d'Italia, eccetera. E anche nella regione tedesca, la Francia mette in piedi vari, varie situazioni, vari stati satelliti, in pratica. Napoleone da punto di vista italiano è imbattibile. Questo non fa altro che alimentare il suo consenso in Francia. Viene molto amato per questo. Arriva nel 1802 anche una momentanea pace con l'Inghilterra. Quindi, insomma, dal punto di vista militare, Napoleone sembra non avere alcun rivale.
Dal punto di vista religioso, come vi dicevo, c'era stato una grandissima frattura tra Stato e Chiesa con la Costituzione Civile del Clero, era stata anche con l'arresto di Pio VI. Poi non viene anche citato il fatto che a un certo punto, in alcune zone della Francia, ci sono state delle rivolte, come quella della Vandea, che alcune regioni in cui, alimentate proprio dalla Chiesa, la gente si rivolta contro i rivoluzionari. Adesso Napoleone mette fine a tutte queste proteste. Nel 1801 viene firmato un Concordato, un accordo tra Napoleone e la Chiesa Cattolica. Un accordo che cancella la Costituzione Civile del Clero, che di fatto ripristina in parte i diritti della Chiesa Cattolica in Francia, ma azzera tutti i vescovi. Ma il primo console, perché siamo prima dell'Impero, ma dopo rimarrà valido anche con l'Imperatore, il primo console si mantiene il diritto di scegliere lui i vescovi, ma poi i parroci vengono nominati dai vescovi. Quindi un accordo che accontenta tutti, e la Chiesa Cattolica è abbastanza contenta, e Napoleone si guadagna anche il consenso della Chiesa Cattolica.
Ultima cosa, vi dicevo, per le prime ogni dissenso. In effetti, Napoleone fa una politica molto dura contro chi gli si oppone. Vengono esiliati, arrestati molti oppositori politici. Vi è detto che i primi plebisciti vanno molto bene, ma sono plebisciti in cui ci sono forti pressioni, non è una vera espressione di democrazia. E poi Napoleone si assicura anche il controllo su tutto il territorio francese, creando un nuovo corpo di funzionari, lui molto fedeli, i cosiddetti prefetti. Un corpo che avrà grande successo, verrà replicato anche in altre parti d'Europa, anche in Italia. I prefetti erano funzionari scelti direttamente da Napoleone, e che rendevano conto direttamente a Napoleone, che vengono inviati in ogni dipartimento, in modo da controllare la Francia in maniera molto, molto capillare.
C'è da dire anche che Napoleone, poi, oltre a queste manovre repressive, vara anche delle riforme importanti. Riforme che, in parte, cercano anche di mantenere vivi alcuni elementi della Rivoluzione. Napoleone, è vero che accentra poteri, che diventa un Imperatore, un dittatore, e sembra per certi versi ritornare all'antico, però per altri versi mantiene vive alcune delle conquiste della Rivoluzione Francese. Ad esempio, investe molti sforzi sulle scuole, soprattutto sulla formazione di alto livello, per formare funzionari, giuristi, ingegneri, tecnici che lavorino per lo Stato. E quindi, insomma, la cultura viene, viene rafforzata. E più, soprattutto, nel 1804 viene varato il Codice Civile, chiamato anche Codice Napoleonico. È una raccolta di...
Tutte le leggi francesi riordinate, sistemate, cancellando le varie imprecisioni, le varie contraddizioni. Tipica mossa, se vi ricordate, da despoti illuminati. Ecco, fedele di dell'illuminista, questo Codice Napoleonico effettivamente è un punto d'arrivo importante della Rivoluzione, perché poi mantiene molti diritti che erano stati sanciti durante la Rivoluzione Francese, ad esempio le libertà individuali, ad esempio l'abolizione del feudalesimo, ad esempio la difesa della proprietà privata, eccetera. Quindi è un codice che consente di legalizzare, istituzionalizzare almeno alcune delle conquiste della Rivoluzione.
La pace, però, non dura a lungo. Già nel 1800 riprende la guerra e Napoleone, però, bisogna dirlo, ottiene importantissime vittorie. Una battaglia particolarmente rilevante che vale la pena di citare arriva nel 1805: la battaglia di Austerlitz, famosa anche come la battaglia dei tre imperatori, perché vede confrontarsi Napoleone e una parte che ormai è imperatore, l'Austria e la Russia, era uno zar e l'imperatore. Questa battaglia volge a favore di Napoleone, che sconfigge Austria e Russia, e ha una conseguenza importante per l'Europa centrale, perché di fatto provoca la fine del secolare Sacro Romano Impero Germanico, quello degli Ottoni, di Carlo Magno, anche in un certo senso un'entità secolare che durava da quasi un millennio, e che però adesso viene definitivamente cancellato e sciolto, perché Napoleone non vuole più un'entità di questo tipo, anche se debole, di fianco. Al posto del Sacro Romano Impero Germanico viene costituita una, viene chiamata Confederazione del Reno, cioè una sorta di confederazione dei vari stati tedeschi, però controllata praticamente dai francesi, quindi sotto l'egida francese.
Quindi, la grande vittoria in Italia, come vi dicevo, si erano ricomposte, si erano riformate le varie repubbliche, ma adesso la situazione si evolve. Nasce un Regno d'Italia, sempre sotto mano francese. Anzi, molte zone dell'Italia vengono anche direttamente annesse alla Francia. E però questa è, ovviamente, una politica con tutta Europa. Inizia a piazzare in vari stati controllati dai francesi i suoi parenti, i suoi fedelissimi, oppure a metterli direttamente. Questo viene appunto con delle fette. L'Italia, ma ad esempio il Regno d'Italia che viene formandosi con le parti d'Italia non annesse alla Francia, viene affidata al figliastro di Napoleone, che si chiama Eugenio di Beauharnais. L'Olanda, ad esempio, venne affidata a uno dei fratelli di Napoleone. La Spagna venne affidata a un altro dei fratelli di Napoleone. Il Regno di Napoli verrà affidato al cognato di Napoleone, Gioacchino Murat. Insomma, Napoleone piazza parenti, il proprio, contro una sorta di nepotismo, diciamo, in tutte le principali zone d'Europa controllate dalla Francia, in modo che queste zone vivano di riflesso rispetto alla Francia, servano la Francia, aiutino la Francia. Chiaramente questo provocherà anche delle reazioni. I principali non sono contenti di essere controllati dai francesi, di essere uno stato vassallo della Francia. Lo stesso dicasi per certe zone d'Italia, per zone della Germania controllate, eccetera. Questo provocherà delle reazioni, ma questo è intanto quello che Napoleone riesce a fare.
L'unico stato che mantiene una certa autonomia, una certa indipendenza è la Russia, che è talmente lontana che Napoleone non ha particolare interesse per il momento a intervenire. Fin qui, diciamo che, quindi, Austerlitz, sconfitta sostanzialmente ridimensionata la Prussia, molto ridimensionata. E la Spagna non esiste, ora non esiste, l'Italia non esiste. C'è un unico grande nemico, perché la Russia si è messa tranquilla. C'è un unico grande nemico sulla scena che l'Inghilterra. E proprio per sconfiggere l'Inghilterra, Napoleone tenta l'ultima grande mossa. Nel 1805, Napoleone aveva provato a sconfiggere gli inglesi sul mare. È stata la famosissima battaglia di Trafalgar, laddove però, in realtà, i francesi sono stati sconfitti durissimamente. La battaglia di Trafalgar viene vinta dalla flotta dell'ammiraglio Nelson, ancora lui, che però, tra l'altro, muore proprio in questa battaglia. Quindi, Napoleone capisce che l'Inghilterra non è veramente sconfiggibile sul mare. Lui è fortissimo sulla terra, non altrettanto forte sul mare. Quindi, bisogna trovare un'altra via per sconfiggere l'Inghilterra, che è l'ultimo grande nemico rimasto.
E infatti, dal 1806, dall'anno dopo, Napoleone cambia strategia. Decide di provare di nuovo a mettere in difficoltà l'Inghilterra dal punto di vista economico, visto che ormai controlla una buona fetta d'Europa direttamente o indirettamente, perché ci ha messo i suoi parenti in molte zone, o comunque con la minaccia dell'esercito può fare obbedire buona parte d'Europa. Il suo piano è di praticare quello che verrà chiamato il Blocco Continentale, cioè di fatto proibisce all'Europa continentale di commerciare con l'Inghilterra, ed è quello di mettere in difficoltà l'Inghilterra per fame, tagliarle i commerci, gli approvvigionamenti, in modo che a un certo punto l'Inghilterra, in difficoltà economica, dovrà scendere a patti con Napoleone e dovrà scendere a più miti consigli. Questo Blocco Continentale viene fatto partire nel 1806. Come va? Va benino, anche se poi, in realtà, Napoleone non riuscirà mai completamente a controllare le coste e impedire tutti i commerci. Certo, ha una grande forza di persuasione, come vedremo, però ci saranno stati come la Russia a un certo punto tenteranno di uscire da questo blocco continentale.
Comunque, per rafforzare questa sua idea, questo suo progetto, c'è da dire che anche tra il 1810 e il 1812, Napoleone mette in campo anche una forte portata diplomatica contro gli stati ancora liberi nel continente. In particolare, ad esempio, arriva addirittura a cercare di cementare questa strategia diplomatica con un matrimonio. Lui si era da tempo sposato con Giuseppina Bonaparte, una donna che, tra l'altro, era già madre di Eugenio, che abbiamo già citato, molto amata, ma per motivi di stato e per motivi di politica, divorzia da Giuseppina e si sposa con Maria Luisa d'Austria, erede degli Asburgo, tra l'altro nipote di Maria Antonietta, la regina che c'era all'inizio della Rivoluzione Francese, molto odiata dai francesi, non volevano neanche lei, al punto di vederla anche lei al patibolo. E però questo paradosso: tutto era cominciato con i francesi contro gli austriaci, francesi contro i re, francesi contro la regina austriaca. Adesso i francesi sono anche molto contenti della situazione, però, che si ritrovano un imperatore che assomiglia per certi versi a un re, che si sposa una regina austriaca. Capite come il cerchio si chiude. Comunque, Napoleone sposa Maria Luisa anche perché Giuseppina non gli aveva dato figli, e così è convinto di aver cementato ancora meglio le alleanze con l'Austria in chiave anti-inglese.
C'è da dire che in questo periodo Napoleone si premura anche, diciamo, di esportare alcune delle riforme che ha fatto in Francia anche nei paesi vicini. Ad esempio, il Codice Napoleonico, di cui vi ho già parlato, viene esteso a molte delle zone controllate dall'esercito napoleonico, comunque afferenti alla Francia. A volte queste riforme, come il codice, come altre riforme, diciamo così, di stampo illuministico, hanno un certo successo, ma in generale i paesi controllati da Napoleone, come vi dicevo, iniziano a maturare un sentimento di fastidio per l'occupazione francese. Nascono dei movimenti che potremmo già chiamare nazionali. In Spagna nasce una vera e propria rivolta. In Germania ci sono già spinte nazionalistiche, perché vorrebbero staccarsi da questa influenza francese. In particolare, vengono varate in questi anni, attorno al 1812, anche un paio di costituzioni volute dagli inglesi, alternative a quelle francesi: una a Cadice, in Spagna, e l'altra in Sicilia, che vorrebbero proporre un modello di governo, diciamo, costituzionale, alternativo a quello francese.
Insomma, Napoleone certo domina, è fortissimo, non è sconfitto, fortissimo, ma qualche malcontento nei suoi uomini c'è. Proprio la questione russa inizia a preoccupare Napoleone. La Russia, a un certo punto, non vuole più stare nel blocco continentale e Napoleone decide quindi di dare una regolata alla Russia, che sia da esempio anche per gli altri paesi, perché ovviamente questo blocco continentale si regge sul fatto che tutti seguano l'indicazione di Napoleone. Se Napoleone mostrasse debolezza, potrebbero tutti staccarsi. Allora, nell'estate del 1812, Napoleone dà inizio a una grande campagna militare contro la Russia. Raccoglie in un esercito anche molto variegato, perché prende uomini da vari paesi controllati e si dirige verso la Russia. La tattica di Napoleone, in moltissimi casi, in tutte le sue campagne, era stata una tattica abbastanza innovativa che aveva sfruttato grandi successi, ma era una tattica che si basava, in buona misura, sugli approvvigionamenti in loco, cioè Napoleone si spostava, si portava dietro le scorte di viveri, delle munizioni, delle cose all'infinito, perché spesso andava a combattere anche lontano dalla Francia, ma andava il suo esercito e requisiva sul luogo quello che serviva all'esercito, all'ottenimento dell'esercito. Costruiamo, visto anche in Italia, in forma che in Italia si era stata questa perequazione e quindi si era preso quello che gli serviva. Ora, qualcosa del genere vorrebbe fare anche in Russia.
Qual è il problema? Che quando arriva in Russia, i russi, consapevoli del metodo di Napoleone, decidono di non attuare una tattica diversa dal solito, cioè di ritirarsi e facendo terra bruciata, cioè indietreggiano sempre di più. Tanto la Russia è lunghissima, c'è di spazio per indietreggiare, indietreggiano sempre di più, ma distruggendo i raccolti, distruggendo le risorse del paese, in modo che Napoleone non possa servirsi. Così facendo, continua a inseguire i russi, loro continuano ad indietreggiare. C'è qualche scaramuccia, ma senza riuscire a fare delle colpite decisive. Napoleone arriva anche a Mosca, ma comunque Mosca gliela lasciano. Però, a un certo punto, Napoleone passano le settimane, dice "qua adesso mi fregano", perché sono partiti d'estate, bel tempo, si può marciare con l'esercito, ma sta arrivando l'autunno e poi l'inverno. Siamo già a ottobre e nella steppa russa l'autunno e l'inverno sono letali, tra fango, neve, ghiaccio, eccetera. Bisogna ogni atto mani e touring. Napoleone ordina la ritirata, ma a quel punto i russi passano all'attacco con la cavalleria cosacca, attaccano l'esercito napoleonico in fuga, ma è anche un po' disorganizzato, e infliggono pesantissime sconfitte a Napoleone, che torna indietro in Europa in fretta e furia, in grandissima difficoltà.
I suoi nemici si organizzano subito, perché appena sanno che Napoleone è incappato in una parziale sconfitta, è il momento giusto per colpirlo. Si arriva a una guerra che viene combattuta nel 1813, una guerra, una battaglia nel 1813, la Battaglia delle Nazioni, cosiddetta, che si combatte a Lipsia, e in cui tutti i nemici di Napoleone, alleati, lo sconfiggono. Non a Napoleone, viene durissimamente sconfitto, la prima grande sconfitta vera sul campo di battaglia campale, diciamo, di Napoleone. Dalla sconfitta, i francesi non riescono più a riprendersi. Napoleone si dirige verso la Francia, viene inseguito di nuovo dalle potenze nemiche, che praticamente sono pronte a invadere la Francia. La Francia non era mai stata invasa dalla Rivoluzione, sono passati 25 anni, e anche nei momenti peggiori si era arrivati vicini all'invasione, ma la Francia non era stata invasa. Adesso, paradossalmente, dopo che Napoleone ha dominato tutta Europa, sembra vicino al crollo.
E infatti, nell'aprile del 1814, Napoleone è costretto ad abdicare per evitare che la Francia venga distrutta. Inizia, abdica e si consegna a lui e ai suoi nemici e rinuncia al titolo imperiale. I nemici gli concedono l'onore delle armi, lo esiliano, lo rimettono all'Isola d'Elba, quindi qui in Italia, lui è la classica, quindi non troppo distante, l'isoletta piccola, lì ti controlli, stelli buono. Intanto, in Francia, i nemici della Francia, Inghilterra, Austria, eccetera, mettono, rimettono i Borbone, Luigi XVIII, cioè il fratello di Luigi XVI, morto ormai vent'anni prima, e passa il XVIII perché vuole tenere in conto anche il figlio di suo fratello, che però è morto da bambino. Quindi Luigi XVIII, che tenta, poi lo vedrete, insomma, una politica di compromesso, in qualche misura. Napoleone all'Elba, ma il consenso di Luigi XVIII, un nuovo re, è molto basso. I francesi rimpiangono Napoleone, avrebbero voluto ancora lui. Quando Napoleone si accorge di questo, decide di provare il colpo gobbo, cioè scappa dall'Isola d'Elba dopo pochi mesi, in barca, sbarca in Francia, risale la Francia, arriva a Parigi, si prende il potere. Luigi XVIII scappa impunito. I francesi esultano perché non vedevano l'ora di vedere Napoleone tornare sul trono, perché effettivamente Napoleone aveva un grande consenso.
Chiaramente, però, appena Napoleone arriva a Parigi, si diffonde la notizia. I nemici di Napoleone, Inghilterra, Austria, Prussia, eccetera, si organizzano. C'è una grande battaglia, perché ovviamente bisogna misurarsi sul campo di battaglia. La grande battaglia venne combattuta nel 1815 a Waterloo, in Belgio, la battaglia di Waterloo, la celeberrima, in cui Napoleone perde di nuovo, e questa volta in maniera definitiva. Lo prendono, stavolta non lo mettono vicino alla Francia, lo esiliano all'Isola di Sant'Elena, che è un dominio inglese in mezzo all'oceano, lontano da tutti e da tutto, in modo che da lì non possa più scappare, sostanzialmente. Infatti, Napoleone morirà sei anni dopo, nel 1821, il famoso 5 maggio di Manzoniana memoria.
Quando ormai in Francia è stata ripristinata la monarchia, tiriamo un po' le somme. È stato il suo lungo periodo, tra Rivoluzione e età napoleonica, è stato un periodo di grandissimi cambiamenti. In cinque anni si è cambiato tutto, e l'Europa non potrà più essere la stessa. È vero che nel 1815 gli stati nemici di Napoleone, Austria, Prussia, eccetera, tenteranno di restaurare l'Ancien Régime, ma c'era un progetto bellisario che tramonterà quasi subito. La Rivoluzione Francese ha lasciato il segno e non potrebbe essere altrimenti. Cos'è cambiato? Tante cose. In primo luogo, il regime feudale ha visto la sua fine. Ormai impensabile continuare a ragionare in termini di regime feudale. Ci si riproverà e non sarà così facile, ma ormai è giunto alla fine. E quindi la nobiltà, i feudi, eccetera, sono tramontati definitivamente. Seconda cosa, sono entrati in scena le masse. Con sia il consenso napoleonico, suffragio universale, le masse iniziano a essere nuove protagoniste. Nell'Ottocento avranno problemi, nel Novecento diventeranno assolute protagoniste, perché vorranno dire la loro, vorranno partecipare alla vita politica, vorranno incidere sulla vita politica, non dovranno più stare a guardare. Terza cosa, si è creata anche per la prima volta, sono creati i partiti politici, le guerre ideologiche, le ideologie politiche. Abbiamo visto che i Giacobini, eccetera, cioè quando entrano le masse, entrano anche i capipopolo, in certo senso, ma anche le ideologie che si scontrano. E l'abbiamo visto anche qui, ideologie liberali che vogliono, ad esempio, monarchia costituzionale, ideologie democratiche come quelle dei Giacobini. Presto arriverà anche il socialismo, che ripartirà un po' da alcuni semi sparsi durante la Rivoluzione Francese. Insomma, ideologia politica, anche lotta e anche odio politico diventeranno protagonisti. L'evento del terrore, di questa persecuzione dei nemici, purtroppo, diventerà una quasi normalità, ma un evento relativamente frequente nella storia europea e mondiale, di odio verso il nemico politico, anche. E quindi di grande forza. In più, c'è da dire questo: ci sono anche nuovi strumenti come il plebiscito. Non abbiamo detto, con Napoleone, Napoleone ricorre frequentissimamente a plebisciti, elezioni democratiche all'apparenza, ma poi democratiche fino a un certo punto, perché servono più che altro a creare consenso. Non solo il tutto libero, entra in gioco anche il tema del consenso. Chi governa, governa non più per volere divino, ma governa fintanto che ha un consenso popolare, fintanto che il popolo lo vuole. E quindi anche per fini più feroci, i dittatori tenteranno da lì in poi, comunque, di guadagnare il consenso delle folle, il consenso delle masse, e a volte ci riusciranno con tattiche non così dissimili da quelle di Napoleone. Quindi, grandi cambiamenti, anche nuova organizzazione dello stato, perché Napoleone, con i prefetti, con la burocrazia, con il codice civile, effettivamente, in maniera nuova. E questi effetti si vedranno soprattutto nell'Ottocento in tutta Europa.
Ecco, questo è quello che c'era da dire su questa lunga fase. Spero di averlo detto in maniera chiara. Spero che sia stato anche all'interno di un'ora di video, perché non ho adesso, quindi, notato l'esatto, ma più o meno sì. E spero che, quindi, il percorso, la panoramica, vi sia abbastanza chiara davanti agli occhi. Ci vediamo, quindi, iscrizione, trovate i titolletti che sono comprensibilmente spiegati, che vi permettono di ascoltare un pezzo oppure un altro della spiegazione. Trovate i link anche ai video più approfonditi, se volete vederli con calma e capire meglio. Questo video di ripasso, sostanzialmente. E infine, trovate anche i link ai social network, alla newsletter settimanale, altre risorse utili, se volete continuare a seguire questo canale. Ho finito. Già la prossima. [Musica]