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STALINISMO E NAZISMO ZANICHELLI

Scuola facile per tutti7:42

Transcription

Dopo la morte di Lenin nel 1924, è Stalin a prendere la guida dell'Unione Sovietica. Stalin vuole fare dell'Unione Sovietica una grande potenza economica e militare. Il suo progetto è molto ambizioso. Per realizzarlo, prepara la programmazione di 5 anni, i cosiddetti piani quinquennali.

Lo Stato assume così il totale controllo delle attività economiche del paese, abolendo del tutto l'iniziativa privata. Gli operai sono costretti a lavorare a ritmi disumani e con salari bassi.

"Cosa ci fai ancora al lavoro?"

"Ciao Oscar."

"Sono rimasta per registrare il pezzo su Stalin e la sua programmazione economica."

"Ma sei una stacanovista!"

"Stacanovista lo so. Parola che ha origine dal nome di un minatore sovietico, Stakhanov, che in un giorno riuscì a produrre il doppio di quanto previsto. Si dice stacanovista a chi lavora troppo, appunto. Tu lavori troppo."

Stalin premiava chi produceva di più. Da questo nacque lo stacanovismo. Stalin decise anche la pianificazione dell'agricoltura, che era in condizioni molto arretrate. Nel 1929, tutte le terre agricole passarono sotto il controllo diretto dello Stato e i contadini furono costretti a lavorare in cooperative chiamate kolchoz. Chi si opponeva veniva ucciso o deportato, condannato ai lavori forzati. L'intero territorio sovietico era disseminato di campi di lavoro forzato, chiamati Gulag, in cui moltissimi persero la vita, ridotti allo stremo dalle condizioni disumane in cui erano costretti a vivere.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l'abdicazione di Guglielmo II. Nel 1919, la Germania non era più un impero, ma una repubblica, la cosiddetta Repubblica di Weimar. Era un momento durissimo. Le condizioni di pace avevano messo il paese in ginocchio. La situazione economica era davvero disastrosa. La gente non aveva lavoro, c'era miseria e un'inflazione mai vista prima.

"Ma sapete cos'è l'inflazione?"

"È il denaro che perde valore. Se oggi posso comprare un gelato con due o tre euro, domani potrebbero servirne 2000 o 20000. No, non è il gelato che costa di più, sono le mie banconote che valgono meno. Lo so, è un po' difficile. Ma guardate queste immagini, valgono più di mille parole. Sono dei bambini che giocano con montagne di soldi."

Le banconote tedesche erano proprio diventate carta straccia. Certo, non si poteva andare avanti così. Ma i governi erano deboli e non riuscivano in alcun modo a cambiare le cose. E poi, la Repubblica di Weimar aveva oppositori potenti: grandi proprietari terrieri, industriali, capi dell'esercito. Queste categorie di persone erano contrari ai principi democratici che ispiravano la Repubblica.

Ebbene, quando questo sentimento antidemocratico cominciò a prevalere anche fra i piccoli borghesi e fra la gente della città, un nuovo partito iniziò ad avere molti consensi. Si chiamava Partito Nazionalsocialista, o più semplicemente Partito Nazista. Era guidato da Adolf Hitler. La retorica di Hitler era tutta fondata sull'odio nei confronti dei democratici, degli ebrei e dei comunisti, accusati di essere nemici della Patria. Hitler aveva capito che in quel momento di grave difficoltà la popolazione tedesca voleva un nemico da odiare, qualcuno da incolpare. E così il Partito Nazista si trasformò in un movimento di massa. Hitler prometteva una nazione forte e prospera, dominatrice dei popoli, una Germania abitata da un solo popolo, il popolo ariano, senza altre razze ritenute tutte inferiori. E la peggiore delle razze, secondo Hitler, era quella ebraica, una razza che avrebbe dovuto essere completamente estirpata.

Oggi sappiamo che il concetto di razza non ha nessun fondamento scientifico e perciò non ha alcun senso parlare di razze superiori o inferiori. Gli uomini sono tutti uguali. Ma negli anni '30 del Novecento, quando Hitler iniziò la sua aggressiva propaganda, fatta anche di violenza, avversari, questa delle razze era una credenza diffusa e molti tedeschi erano affascinati dalle sue teorie. Grazie al consenso tra la popolazione, nel 1933 Hitler fu nominato cancelliere, ovvero capo del governo.

Pochi giorni dopo si verificò un fatto cruciale per l'affermazione del nazismo: il Parlamento tedesco andò in fiamme, distrutto da un terribile incendio. Era un fatto gravissimo. Hitler dichiarò lo stato di emergenza. La colpa fu fatta cadere sui comunisti, contro i quali iniziò una violentissima repressione. Dopo l'incendio, la Costituzione venne sospesa e fu ripristinata la pena di morte. Le libertà individuali vennero soppresse e alla polizia furono assegnati poteri enormi. Hitler aveva anche le sue squadre di protezione, le SS, e una polizia segreta, la Gestapo. Con questi due bracci armati stabilì un regime di terrore contro tutti i piccoli oppositori. Quella dei nazisti era ormai diventata una spietata dittatura. Era il Terzo Reich, il terzo Impero di cui Hitler era il Führer, cioè la guida.

Questo è il libro in cui Hitler aveva scritto le sue terribili idee politiche. Si intitola "La mia battaglia". Appena raggiunse il potere assoluto, Hitler operò per tradurre le sue idee in realtà. Il primo obiettivo era quello di creare una grande Germania, ma annettendo tutti i territori in cui vi fossero comunità tedesche. Contemporaneamente, doveva iniziare la sistematica persecuzione degli ebrei, che vennero privati dei loro beni, del loro lavoro e sottoposti a un crescendo di violenze e umiliazioni.

In campo economico, Hitler riuscì a porre fine alla crisi e alla disoccupazione, realizzando un grande piano di riarmo. Sembrava proprio che la Germania si stesse preparando ad una nuova grande guerra. Nel frattempo, i rapporti fra l'Italia fascista e la Germania nazista andavano sempre di più consolidandosi e nel 1936 si arrivò a stringere una vera e propria alleanza, chiamata Asse Roma-Berlino. Appena due anni dopo, Hitler, per dare seguito al suo progetto di annettere tutti i territori abitati da comunità tedesche, incorporò l'Austria nel Reich. Ormai il Reich tedesco confinava con l'Italia e Mussolini era preoccupato di avere un vicino così potente. Ma Hitler gli assicurò che non voleva violare quel confine.

I due dittatori dovevano comunque incontrarsi per rinsaldare la loro amicizia e gettare le basi per un'alleanza militare. Così, nel maggio del 1938, accolto con tutti gli onori, il Führer venne in visita in Italia. E venne proprio qui, guardate, a Firenze. Per l'occasione, la città fu allestita con imponenti scenografie e scenari inediti. Mussolini voleva offrire l'immagine di una nazione forte, piena di risorse. E da questa terrazza, Mussolini offrì a Hitler uno sguardo su una delle più grandi meraviglie del nostro paese.