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Il sentimento del benessere degli allievi non può essere una variabile vagamente sentimentale. Deve essere una vera politica delle scuole, così come afferma Alessandra Cerini, presidente dell'ADI.
Salve a tutti, sono Federica, primo speaker della squadra pro. Ed oggi sono qui con i miei compagni per sostenere che vadano aboliti i compiti a casa in ogni sistema scolastico europeo per contrastare la dispersione scolastica.
Innanzitutto, vorrei partire definendo cosa si intende con dispersione scolastica. Con il termine si fa riferimento ad un fenomeno particolarmente complesso, costituito da una serie di fattori che portano al rallentamento, l'interruzione o addirittura l'abbandono dello studente interno percorsi di studio. Bene, anche allo stato 2016, è la legge che in Romania e a Malta il 20% degli studenti è soggetto al fenomeno della dispersione. In Spagna e in Portogallo il 19%, in Italia il 13,5%. Sono questi i dati drammatici che ci testimoniano quanto sia effettivamente importante il fenomeno della dispersione e soprattutto, se non efficacemente contrastato, i danni che potrebbe provocare. Nei paesi che ottengono lo stesso consiglio europeo ha sentito la necessità di dover diminuire il tasso di soggetti dispersi. Infatti, della strategia europea 20%, la percentuale degli studenti che sono soggetti a dispersione.
Ora, partendo dal presupposto che il valore dell'istruzione è riconosciuto da tutti in quanto fondamentale ed inalienabile, sosteniamo che l'abolizione dei compiti a casa favorisca il raggiungimento di una scuola più democratica. Che promuova, deve essere più democratica perché evita che i compiti creino ulteriori disparità tra gli studenti. E promuova, deve essere perché tiene conto delle dimensioni sociali e psicologiche dello studente. Il modello che vi proponiamo è quello che il topic stesso ci suggerisce. Il modello francese, infatti, prende un uomo più giusto, una scuola in visita per rimanere 15 ore in più alla settimana per poter svolgere i compiti a casa piuttosto che a scuola. Un posto molto si tratta di ogni studio di bagnato e il principio alla base, alla base della decisione, così come sostenuto dalla stessa ministra dell'educazione francese, è quello di garantire allo studente il benessere. Infatti, non tutte le famiglie possiedono tempo e le risorse necessarie per garantire un'istruzione vera ai propri figli e quindi la scuola deve farsi garante di questo assetto. In più, deve essere spesa tutta Europa perché, come vi abbiamo dimostrato con i dati Eurostat, è un problema che riguarda tutta l'Europa.
Allo stato attuale, i compiti minano il benessere dello studente. Tesi che porterò avanti nel mio discorso. Due, i compiti creano disparità e tre, è necessario per lo studente avere più tempo libero per un pieno sviluppo psicofisico. Tesi che porterà avanti entrambe il secondo speaker della mia squadra. Procedo dunque presentandovi la mia prima argomentazione.
I compiti a casa, allo stato attuale, portano l'alunno a distaccarsi dalla scuola perché vedono quest'ultima come un generatore di ansia e tensione. Vi è infatti lo studio dell'Università di Stanford che afferma che il 56% degli studenti vedono come fonte primaria di stress nelle loro vite proprio i compiti a casa. Dunque, questi ultimi minano quello che è il benessere dello studente. E come ci apprestiamo a dimostrare, se non garantiamo quest'ultimo allo studente, lo studente stesso è soggetto al fenomeno della dispersione, fattore che vogliamo assolutamente evitare. Come afferma lo psicologo americano Christopher, la possibilità di vivere un episodio scolastico nei ragazzi più grandi è legata soprattutto all'ansia sociale. I ragazzi, infatti, hanno paura di confrontarsi con gli altri, hanno paura di esporsi, hanno paura di avere, diciamo, di essere, diciamo, di subire delle, hanno paura, appunto, di esporsi e di confrontarsi con gli altri. E questo è ciò che i compiti a casa provocano.
Come abbiamo dimostrato con lo studio dell'Università di Stanford, i compiti a casa generano, appunto, nello studente stress e ansia e dunque minano quello che è lo sviluppo psicofisico dello studente. Che è, e tutto questo si traduce in fobia scolastica. E come dicevo, appunto, sostenuto dallo psicologo americano Christopher, l'ansia sociale porta lo studente ad assentarsi sempre più frequentemente, proprio perché ha paura del, diciamo, del confronto con l'altro. E dunque, noi riteniamo che un dei compiti a casa gestiti in modo, diciamo, non proprio, creino nello studente ansia e tensione che si traduce in fobia scolastica. E come sostenuto dallo psicologo americano, la fobia scolastica per la scuola si traduce in dispersione, cioè porta lo studente ad abbandonare la scuola. E dunque, noi sosteniamo che il problema vada risolto al principio abolendo i compiti a casa. Grazie.
Salve a tutti, sono Francesca, della squadra del Veneto, e presenterò appunto la prima argomentazione contro per quanto riguarda il topic già citato dalla squadra pro. Allora, la squadra pro, appunto, ha detto che secondo loro l'abolizione dei compiti sarebbe quella misura necessaria per contrastare l'abolizione scolastica. Ecco, in questa mia argomentazione vorrei proprio farvi capire che non è in alcun modo la misura necessaria per abolire questo, per contrastare questo fenomeno. Vorrei inoltre poi aggiungere alla definizione, in cui noi concordiamo con la squadra pro, che tale fenomeno riguarda soprattutto gli studenti che appartengono ai ceti sociali meno abbienti e quindi a coloro che appartengono alle fasce di popolazione solitamente più disagiate. Vorrei inoltre aggiungere che, come detto dalla squadra pro, la misura che recentemente è stata adottata in Francia era già stata proposta dall'ex presidente francese Holland, ha trovato la sua realizzazione nel suo successore Macron, e da quindi come scopo quello di combattere sia la dispersione scolastica e con essa anche le disparità sociali, sostituendo così non con 15 ore settimanali, ma con 15 ore mensili, o via, punti di studio pomeridiano assistito. Ma siamo sicuri che questa sia la misura necessaria per andare a cambiare effettivamente qualcosa in questa mirko mentazione? Vorrei farvi assolutamente capire che non è così, proprio perché essa non è neanche accompagnata da un cambiamento strutturale che quindi non andrebbe a cambiare in alcun modo la struttura della scuola. Deve essere accompagnato, quindi, da una serie di misure che vadano a. E quindi l'abolizione di compiti non è una di queste. Sarà infatti, vi farà comprendere che il modello per il quale ispirarsi, che è anche quello di cui si ispira la buona scuola con la legge 107 del 2014, cercate di andare contro questo sistema, ma di certo non prevede l'abolizione dei compiti. Mentre Alberto vi offrirà delle riflessioni personali, degli esempi che andranno ad arricchire ulteriormente la nostra posizione.
Partire adesso con una parola tanto semplice quanto fondamentale: istruzione. Cosa deve garantire l'istruzione? Beh, deve educare tutti i cittadini alla cittadinanza attiva. Quindi, tutti i giovani alla cittadinanza attiva. È il primo step che porta al compimento del capitale umano. Questa, sicuramente, è un grande scopo. Scopo che sta venendo minacciato lentamente dalla dispersione scolastica. E siamo anche noi d'accordo che questa deve essere combattuta, ma non siamo assolutamente d'accordo che la misura necessaria sarà l'abolizione, appunto, dei compiti. Per spiegare ciò, vorrei portarvi alcuni semplici dati. L'Unione Europea si è appunto riunita a Lisbona nel 2008, come sempre detto dalla squadra pro, per far sì che questo problema, che comunque danneggia un po' tutta l'Europa, stia nel range, all'interno, insomma, di un range che non superi il 10%. Ad oggi, nel 2017, l'Italia si trova al quarto posto con un 14%, ed è solo preceduta da Romania con il 19,1, Malta 19,8 e Spagna 20%. Secondo Eurostat, comunque, questo è un dato molto confortante, perché l'Italia nel 2006 aveva una dispersione scolastica che stava a una percentuale del 20,7%.
Prego. Comunque, sono in Italia. No, infatti, io vorrei farti parlare. Ho parlato inizialmente dell'Europa, per adesso voglio concentrarmi sul caso italiano per farvi capire come questo non sia in realtà un problema relegato ai compiti, ma sia un problema che vada oltre a questo. È però proprio per questo, deve essere accompagnato da un cambiamento di tipo strutturale. Che è anche i compiti vi farà capire sarà solo una parte fondamentale nella sua argomentazione. Dirà anche il valore che essi stessi hanno nella scuola di oggi. Scusa, vorrei continuare. Grazie. È appunto, questo è un dato confortante, perché comunque l'Italia si trovava nel 2006 al 20,7% e ad oggi al 14,6%. Certo, sono sempre quattro punti percentuali in più rispetto alla media dell'Unione Europea, però comunque è stato un grande passo avanti e sicuramente continuerà attraverso le azioni che la buona scuola proporrà. E se continuerà di questo passo. Ecco, adesso ora vorrei analizzare un po' più a fondo il caso dell'Italia. Se ci concentrassimo all'interno di quel patto al 10%, arriveremo a vedere che in realtà non è un fattore omologante, nel senso che le regioni italiane sono parecchio al di sopra o parecchio al di sotto di questo 14%. Vi faccio anche un esempio, la nostra regione, oppure il Molise, hanno una dispersione scolastica che sta all'interno dell'8%, quindi anche al di sotto della media scolastica e della percentuale europea. Invece, paesi come, per esempio, le isole hanno una percentuale che coinvolge il 24% degli iscritti. Questo ci fa capire che in realtà la dispersione scolastica non ha nulla a che vedere con l'abolizione dei compiti, ma è un fattore che da trovare dalla sfiducia che coloro che abbandonano la scuola provano nei confronti dell'istituzione. Da ridare valore alla scuola, in modo che questi possano considerarla come un riscatto personale e sociale per il futuro. Ridare alla scuola, non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, una sorta di vederla come una sorta di trampolino di lancio per il futuro, non solo per noi italiani, ma anche per tutti gli europei. Vorrei quindi concludere ricordando le parole di Malcolm X: "La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo." Grazie, ho concluso.
Allora, salve a tutti, sono Benedetta Leone, sono il secondo speaker della squadra pro. Vorrei iniziare il mio discorso confutando quanto è stato appena detto dalla prima relatrice della squadra pro. E lei ha sostenuto che le 15 ore sono mensili, invece noi riportiamo all'attenzione come esse sono settimanali. Sono 15 ore settimanali in cui lo studente fa i compiti. Inoltre, ha parlato e si è soffermata sulla definizione, concentrandosi su come la dispersione scolastica incide sulle disparità sociali. Ed è proprio quello che vogliamo sostenere e che in particolare parlerò io nella seconda argomentazione. Infatti, parlerò di come allo stato attuale i compiti creano disparità. Inoltre, vorrei ribadire come noi riconosciamo il valore dei compiti, ed è per questo che noi non aboliamo i compiti in generale, aboliamo la misura di compiti a casa, sostenendo e appunto apprezzando il valore dei compiti proprio perché non li svolgiamo anche a scuola. Inoltre, lei ha sostenuto come, diciamo, i compiti non vadano a diminuire la dispersione, ma in realtà, come è successo con la buona scuola in Italia, il fenomeno non è, diciamo, non è aumentato, ma non c'è nessun legame logico, è semplicemente una supposizione teorica di, appunto, di come non ci sia un legame tra compiti e dispersione. Invece, noi, in particolare nel secondo discorso, vogliamo proprio dimostrare che esiste un legame tra compiti e dispersione, anche come ha ribadito la prima speaker della squadra pro, sostenendo come i compiti generano stress, quindi fobia scolastica, che porta all'abbandono. Passiamo quindi alla l'argomentazione che vi ricordo essere: allo stato attuale, i compiti creano disparità.
Procedo dunque. Vorrei iniziare il mio discorso con una frase: "Non c'è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali tra disuguali." Questa frase è di Don Lorenzo Milani, un prete che ha dato proprio la sua vita per l'istruzione e rappresenta perfettamente l'idea di come sia impensabile trattare allo stesso modo le diversità. In Italia, Grecia, Spagna, dati della Commissione Europea, il 40% degli studenti stranieri si trova in una situazione di ritardo scolastico, a fronte di un ben più contenuto 10% degli studenti con la cittadinanza del paese in questione. Lo stesso vale per tutti gli studenti che presentano problemi come la dislessia. Infatti, il 40% di essi è soggetto alla dispersione scolastica, come afferma Rossella Grenci in un libro in cui parla proprio di queste persone con queste difficoltà. A contribuire al dislivello tra compiti a casa, cioè tra cittadini italiani, cittadini stranieri e ragazzi con difficoltà, ci sono appunto i compiti a casa. Infatti, sarà molto più avvantaggiato e riuscirà a stare al passo con gli altri studenti il ragazzo, l'alunno che magari a casa uno studia, un genitore che lo segue, che può frequentare il doposcuola. Con il nostro modello, invece, tutti gli studenti avrebbero la possibilità di consolidare le loro conoscenze, ma a scuola. E questo significa che nel momento in cui avranno bisogno dell'insegnante, è lì, sarà pronto a dargli una mano.
Ora, vorrei concentrarmi sulle condizioni della famiglia di appartenenza degli studenti. Sicuramente avere almeno un genitore laureato, vivere in una casa con almeno 100 libri, rappresenta un vantaggio notevole. Infatti, questo ce lo dimostra e ce lo conferma uno studio dell'OCSE. Questo studio dell'OCSE è stato condotto su NEET, giovani che sono esclusi dal lavoro per le condizioni sociali ed economiche della famiglia. Infatti, il 96% dei NEET proviene da famiglie svantaggiate. Quindi, offrire a tutti gli studenti gli stessi strumenti di lavoro significherebbe appianare tutte queste divergenze e le difficoltà che uno studente può presentare. Inoltre, abolendo i compiti a casa, preferendo il lavoro fatto a scuola, permetterebbe a tutti questi giovani di avere un futuro migliore all'interno del mondo della società.
Ora, vorrei. Prego. I compiti potrebbero avere quell'autonomia che invece compiti per casa sì. Ma vorrei ribadire come gli studenti continuerebbero ad avere l'autonomia anche nei compiti, nei compiti a scuola, poiché non sarebbero degli esercizi svolti solamente dall'insegnante. I ragazzi devono semplicemente ascoltare, ma sarebbero loro i primi a svolgere l'esercizio, solamente che nel momento in cui necessiteranno l'aiuto, potranno chiedere all'insegnante, così come un ragazzo lo fa in casa.
Vorrei passare alla terza argomentazione, che ricordo essere: solo garantendo il giusto tempo libero ai propri studenti, essi potranno avere un adeguato sviluppo psicofisico. Andrebbe valorizzato il tempo libero come realtà in cui lo studente può apprendere e può applicare le proprie nozioni, esercitando così la scuola del benessere. Questa dimensione è minacciata da un carico spropositato di compiti. Per questo noi sosteniamo che la scuola del benessere debba coincidere con la scuola dell'apprendimento. E tutto questo è possibile grazie a una valorizzazione del tempo libero. Questa teorizzazione non è puramente nostra, ma è sin dal 1969 che sistemi scolastici come quello italiano spingono affinché il tempo libero venga valorizzato e garantito. Proprio per questo voglio citare la circolare ministeriale del maggio 1969. Essa dice: "Una sempre più approfondita valutazione dei problemi del tempo libero, l'incidenza sui giovani delle manifestazioni non proprio della scuola, ma riconducibile alle sue finalità, come attività sportive, ricreative, artistiche, inducono a considerare da un angolo più ampio tutti i fattori e le componenti che concorrono alla crescita nell'impegno di garantire agli alunni ogni possibilità del di sviluppo della loro personalità. La scuola non può non preoccuparsi di rendere possibile questa forma di arricchimento culturale e formativo." Avendo più tempo libero, gli studenti potrebbero approfondire altre attività, non solo i compiti a casa, andando anche ad alleviare la pressione che il carico scolastico esercita su di loro. Si avrebbe un'ottimizzazione del tempo libero e soprattutto l'ottimizzazione del tempo scuola. Per questo, per i motivi sostenuti in questa seconda argomentazione e per i motivi che ha presentato la prima speaker, noi sosteniamo che l'abolizione dei compiti non sia una misura che contrasti la dispersione scolastica.
Buongiorno, sono Sara e presenterò il secondo intervento dell'onere del contro. Dopo aver appreso da Francesca come l'abolizione dei compiti per casa non sia un fattore che vada a contrastare effettivamente la dispersione scolastica, vorrei ribadire l'importanza del dato che ha portato sulla differenza di dispersione scolastica all'interno dell'Italia e quindi tra le regioni italiane, sottolineando come all'interno di tutte le regioni d'Italia la scuola sia influenzata, ovviamente, dallo stesso progetto ministeriale italiano che va quindi a influenzare naturalmente qualsiasi scuola che si trova in territorio italiano. Pertanto, i compiti sono misura che si trova in tutta Italia e se ci sono diversi livelli di dispersione scolastica, significa che i compiti effettivamente non contribuiscono in ogni influenzano questo dato di dispersione scolastica e pertanto è importante tenerlo, tenerlo in considerazione come fattore davvero importante.
Ora, vorrei presentare la mia argomentazione tenendo in considerazione dell'importanza e del tags non presi, non credi che una base percentuale di queste, della dispersione di queste regioni, sia o magari fondata su un tasto che non sia una specie di gita territoriale, ma la condizione dello studente, intesa come benessere dell'inserimento nella scuola. Certo, ma quindi il problema degli studenti, il loro benessere e l'inserimento nella scuola, come tu hai detto, questo mette in evidenza come in realtà ai compiti per casa si influiscano il benessere dello studente, ma non siano l'unica misura. E pertanto, ne in realtà dice noi proponiamo che l'abolizione dei compiti per casa non sia la giusta risposta per riuscire a provocare il benessere dello studente che cerchiamo. Infatti, io vorrei ribadire quale sia il vero scopo dei compiti e il loro effettivo valore e di come, in una scuola ripensata e quindi modulata sui bisogni formativi degli individui, si possano formare un ruolo di crescita individuale e anche di riscatto sociale.
Vorrei quindi ribadire come il modello sperimentale portato avanti in Francia non prevede l'abolizione dei compiti per casa, come avete detto voi. Per prevede l'abolizione dei compiti, non prevede l'abolizione dei compiti, scusate, ma prevede l'abolizione dei compiti a casa. Quindi, vorrei focalizzarmi su questo aspetto. Vorrei ribadire quindi che una scuola senza compiti è una scuola incompleta. La funzione educativa delle consegne per casa ha un ruolo fondamentale che va a formare tutte le competenze che uno studente deve acquisire durante il suo percorso di studi. Infatti, a scuola deve avvenire l'apprendimento, mentre a casa devono avvenire i fondamentali processi di acquisizione dei contenuti, assimilazione, revisione e rielaborazione. Scusa, preferisco continuare. Il modello sperimentale è portato avanti dal ministro dell'educazione Jean-Michel Blanquer, che secondo i nostri compagni dell'onere del pro dovrebbe essere applicato da ogni sistema europeo. Per il sistema scolastico europeo non permette lo sviluppo dell'autonomia negli studenti. Infatti, questi potrebbero favorire nelle 15 ore dedicate allo studio a scuola di consolidamento pomeridiano soltanto dal punto di vista contenutistico. Infatti, gli studenti sarebbero sempre affiancati da docenti tutor o comunque sempre circondati dagli studenti, dai loro compagni. Questo non va a formare, questo non va a formare un adeguato sviluppo delle competenze di autonomia e responsabilità, il cui raggiungimento porta una padrona importante, padronanza di competenze chiave europee. Competenze chiave che sono state indicate, scusa, preferisco andare avanti perché questo concetto è davvero importante. Queste competenze chiave che sono state portate avanti, che sono state indicate dall'Unione Europea per la formazione e lo sviluppo dell'individuo, l'inclusione, l'occupazione e l'educazione alla cittadinanza attiva. E ora, la stessa Europa discute l'abolizione dei compiti, che vogliamo ribadire, va a formare queste competenze. I compiti da svolgere a casa. Noi concordiamo appunto con la squadra del pro dicendo che i compiti da svolgere a casa devono essere a misura di bambino, di ragazzo. Quindi, va risvegliata la motivazione intrinseca del ragazzo e non dei suoi genitori. Vogliamo ribadire che la funzione dei genitori deve essere semplicemente quella di vigilanza e quindi di dare semplicemente controllare che questi vengano eseguiti. Scusa, ho tante cose da dirvi. Dobbiamo soltanto controllare, quindi, che le con i genitori e non solo controllare che le consegne vengano semplicemente svolte e quindi non devono interferire con l'autonomia dello studente, che invece deve studiare in modo autonomo. Naturalmente, se l'alunno si trova in condizioni di disagio sociale, come la maggior parte degli studenti vittime della dispersione scolastica, è scorretto opprimerlo ulteriormente con delle consegne per casa troppo complesse e inadatte. Infatti, la risposta, però, non deve essere l'abolizione dei compiti per casa, ha semplicemente la riduzione e l'esemplificazione delle consegne che vengono date per casa, che devono essere modulate secondo i bisogni formativi degli studenti. Infatti, in Italia, per gli studenti con bisogni educativi speciali o disturbi dell'apprendimento specifici, come la dislessia, che ci ha portato Benedetta, la scuola offre i piani didattici specializzati e quindi anche gli studenti che si trovano in condizioni di disagio vengono aiutati attraverso questi piani didattici didattici personalizzati che offrono la chiave di un aiuto che è fondamentale. E questo lo riconosciamo. In questo modo, i compiti possono portare anche a soddisfazione da parte dello studente e alla formazione di autostima nel ragazzo. Infatti, anche la famiglia, allo stesso modo, può comprendere quali siano le attitudini del figlio, perché appunto riesce a partecipare alla scuola anche guardando quello che l'alunno, il figlio fa. Ok, noi vogliamo proporre un tipo di scuola che si renda ponte tra periferia e il mondo, tra le tante periferie e l'Europa. Conclusa, grazie.
La squadra pro, prego. Buongiorno, mi chiamo Francesco Fortran, dopo e sono il terzo speaker della squadra pro. Vorrei partire argomentando il mio intervento con l'esempio italiano largamente citato dalla squadra contro, perché? Perché l'esempio italiano presenta una specificità territoriale con diversi tassi di abbandono scolastico in base alle varie regioni. Credo che questo sia corretto e credo che comunque sia normale una cosa del genere, ma andiamo ad analizzare davvero questo fatto e soprattutto andiamo ad inserire in questa analisi dei dati sulla scuola italiana e sulle ricadute che la scuola e il sistema scolastico italiano e la buona scuola, citando la controparte, sugli studenti. Il sistema scolastico italiano è stato criticato, nonché di meno, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Bene, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che gli adolescenti italiani sono stressati dal carico di lavoro degli studi e hanno un pessimo rapporto con la scuola. Carico di lavoro che gli studi, uguale compiti a casa. Abbiamo anche dimostrato che il nesso tra stress e compiti a casa è evidente. E soprattutto si è parlato in una scuola italiana di un dato di miglioramento dal 2008 al 2016. Ci crediamo sia, se non logico, normale in una società moderna. Dal 2008 al 2016, sono passati ben otto anni, è normale che ci sia stato un grande passo in avanti dal punto di vista dell'abbandono scolastico. Ma il sistema italiano tutt'oggi è sotto la media europea. L'abbandono scolastico in Italia è del 17,6%. L'abbandono scolastico in Europa è del 12,7%. Pensiamo a tutti i paesi, ma per esempio, tutti i paesi del Nord Europa hanno adottato una misura che vada incontro a una scuola del benessere e che soprattutto, pensiamo alla Finlandia, Danimarca, non prevede compiti a casa. Coincidenza? Non credo.
Però, quindi, vorrei comunque parlare del valore dei compiti a casa, di cui si è soffermata la squadra contro. Siamo tutti d'accordo sul fatto che i compiti a casa siano validi e necessari. Con l'occidente che i compiti a casa siano un ottimo strumento di apprendimento delle competenze. Ma quali sono le competenze che sono richieste oggi a uno studente? Va bene, i compiti a casa servono ad aiutare uno studente a comprendere meglio la materia e applicare ciò che sa in un compito a casa. Siamo tutti d'accordo, ma questa è una cosa che può fare benissimo a scuola, dove tra parentesi può avere il sostegno di una figura come il docente, che non è fissa, ma che è a disposizione di costo. Di questa figura è stato detto per un'altra competenza richiesta dall'Unione Europea, in questo caso è quella della cooperazione, della cooperazione didattica, delle didattiche cooperative. Bene, potremmo sviluppare anche questo facendo fare i compiti insieme alle persone, ma credo che nella maggior parte dei casi le persone farebbero i compiti da sole. Si capiscono il valore dei compiti. A tesano piano un piccolo tempo settimanale per fare i compiti e poi vorrei continuare confutando cosa farebbero una volta a casa. Bene, in una scuola normale come quella odierna, con i compiti a casa, a scuola, a casa si fanno i compiti e poi basta, e poi sei stanco, ci metti il letto, mobili. Invece, in una scuola senza compiti a casa e con i compiti a scuola, lo studente ha la possibilità di vivere la cultura a scuola e poi li fare cosa nel pomeriggio? Impiegare il suo tempo nella sociale, impiegare il suo tempo nello sporting, impiegare il suo tempo in qualcos'altro, nelle vere competenze, soprattutto abilità, discipline, in proprio materie in cui si deve applicare lo studente. Questo che richiede l'Europa. L'Europa chiede oggi che lo studente non sia soltanto succube di una scuola che lo riempie di compiti a casa, che lo fa stare male, come quella italiana, per quanto ci siano regioni diverse, tassi diversi, ma la scuola italiana fa stare male lo studente. Ed è per questo che lo studente può abbandonare la scuola. Ci sono politiche che può adottare, per esempio, uno stato come quelle, l'intervento economico, ma ci sono politiche che può adottare soltanto la scuola, come andare ad intervenire sul rapporto fra scuola e studente. È questa la parola chiave: rapporto fra scuola e studente, perché il rapporto fra scuola e studente determina la dispersione scolastica e che determina il rapporto è soprattutto la scelta dello studente.
Prego. Esempio, quando sento male fisicamente o psicologicamente a causa di compiti a casa, sono per i codici. Credo che sia normale che una persona, di fronte all'idea di dover andare a casa dopo cinque ore di compiti e fare altre cinque ore di compiti, perché la scuola italiana prevede questo, la scuola italiana e qualsiasi docente, prendendo il mio esempio personale, tutti i docenti mi hanno sempre detto: "A casa devi fare nulla per ogni materia". E correggetemi se sbaglio, e così, così ci dicono, ma non viene ad essere così. Non dico assolutamente essere così. Molto spesso le persone sacrificano il loro tempo libero e ciò che possono fare, perché tanto è troppo a casa. Esistono una serie di attività che, agendo favorevolmente sul cervello, migliorano anche le nostre capacità mentali. Ed è per questo che dovrebbe succedere la scuola. La scuola non è più e non deve essere più una realtà chiusa che focalizza lo studente soltanto solo studiare a casa e a scuola. E questo che sosteniamo noi oggi. La scuola con l'abolizione dei compiti a casa è finito. Un minuto. Con l'abolizione dei compiti in casa, deve mettere in sono nelle condizioni di stare bene, di voler bene alla sua scuola. È un concetto bellissimo e soprattutto di dire grazie alla sua scuola per crescere in modo democratico e giusto. Grazie.
Buongiorno a tutti, io sono Alberto e condurrò il terzo intervento contro per quanto per quanto riguarda il topic che stiamo dibattendo quest'oggi. Inizierei subito con cercare di individuare qualche fragilità che più o meno abbiamo individuato nelle vostre argomentazioni e spero di non aver capito male facendo queste queste chiarificazioni. Vorrei iniziare dalla prima argomentazione, dal primo intervento che è stato fatto da Federica, in cui ci è stato detto che lo stress e l'ansia portano alla fobia scolastica che si traduce in dispersione. Però lei se l'ha detto come una massima in generale. In realtà, i dati che abbiamo portato dimostrano come in realtà la dispersione scolastica sia legata a quegli studenti che trovano nella società in generale un sentimento di difficoltà e di disagio. Inoltre, sinceramente, pensando alle nostre esperienze, io provo più ansia, più stress davanti a una verifica, a un'interrogazione, che al pensiero che a casa devo fare 5-10 esercizi di una materia. Si prega. Sì, sono consapevole, però secondo noi questi studi non provano gli studenti. Dico, collegano i compiti all'ansia, però in realtà l'ansia è dovuta al pensiero di una prestazione che viene data dalla verifica e dall'interrogazione, non dal compito in sé a casa. Inoltre, Benedetta ha detto che è importantissimo il tempo libero e noi ne siamo pienamente d'accordo. Però, se consideriamo sempre che quegli studenti che sono vittime della dispersione scolastica provano una situazione di disagio anche a casa, come poi il loro tempo libero essere valorizzato? Se a casa, nella loro casa, vivono una situazione di disagio, il disagio è lì, non è quello che viene dato dalla scuola. Si trova nella loro stessa casa, quindi il disagio lo troveranno lo stesso anche nella loro casa, anche senza i compiti. Scusa, preferisco procedere.
Quindi, quello che noi abbiamo voluto affermare nel corso delle nostre argomentazioni è che uno studente che viene fatto crogiolare nella pigrizia, che viene imboccata di un sapere facile, di un sapere che non è frutto del lavoro, dell'esercizio, perché comunque nelle attività di potenziamento ci sarà comunque un compagno a cui posso chiedere aiuto, un professore a cui posso chiedere un aiuto, e che quindi non mi permette di sviluppare quell'autonomia che secondo l'Unione Europea è fondamentale, come anche la cooperazione. Certo, però la cooperazione è una cosa che è forse meno importante, perché in qualsiasi momento della nostra vita dobbiamo prendere delle scelte che facciamo in autonomia, quindi dobbiamo avere comunque un senso critico che dobbiamo acquisire. E per questo noi sosteniamo che in questo modo, scusa, preferisco andare avanti, in questo modo non si va a formare questa necessità di autonomia e di responsabilità che invece servono a ciascuno di noi per anche arrivare a realizzare quello che può essere il nostro sogno, il nostro futuro, in quanto nessuno di noi ha le chiavi del successo in tasca, nessuno di noi può raggiungere il proprio sogno senza fare fatica, senza fare del lavoro, e quel lavoro deve essere imparato a fare in modo graduale. Ed è per questo che noi sosteniamo la necessità che la scuola, nella scuola avvenga un cambiamento di tipo strutturale che valorizzi lo studente come singolo, che quindi pensi dei compiti, ma che valorizzino il singolo, che siano in base alle proprie capacità, alle proprie, non conoscenza, scusate, sia le proprie capacità. E certo, scusa, preferisco andare avanti, mi dispiace. Sono consapevole che fare i compiti è una scocciatura, tutti preferiremmo fare qualsiasi altra cosa, ma in ogni cosa che accade nel mondo ci sarà sempre qualcosa di positivo, di negativo, qualcosa da che ci metterà alla prova, che dovremo sopportare, qualcosa di più pesante. Ed è per questo che la scuola ci educa ad imparare anche a prendersi questa responsabilità, a fare di più, a dare il nostro meglio anche nelle cose che ci vengono più difficili, come per esempio i compiti a casa. Inoltre, vi vorrei ribadire che il fatto che stiamo parlando dell'Europa in generale è vero. Noi abbiamo portato al caso specifico dell'Italia, però in realtà, se non viene sviluppato il senso di autonomia, di responsabilità, e non si potrà neanche più crescere. I compiti sono anche un modo per crescere. E in realtà, a crescere vuol dire anche diventare cittadini, diventare cittadini attivi, come è un ruolo importante dell'istruzione. E quindi noi siamo qui a sostenere che in realtà, senza una maggiore responsabilità che viene acquisita nel tempo, non potremo neanche mai essere dei cittadini a tutto tondo, in quanto ogni cittadino ha dei diritti che gli vengono garantiti, ma questi diritti, il cittadino risponde con l'adempimento dei doveri. E quindi noi, attraverso i compiti, impariamo anche cosa vuol dire adempiere ai propri doveri. Ci tengo inoltre a ribadire che dietro a ciascuna scelta di noi ragazzi, in realtà, c'è l'aspirazione verso il sogno. E quindi anche la scuola che scegliamo noi, dietro a questa scelta ci sono delle nostre consapevolezze. Sappiamo bene a cosa andremo incontro. E quindi mi viene in mente che, per esempio, io, come Sara e come i francesi, abbiamo scelto un inizio linguistico, perché dietro a questa scelta c'è un sogno, quello di conoscere culture, di incontrare nuove persone. Però siamo d'accordo nel fatto che studiare il tedesco e il russo sono delle lingue difficilissime e preferiremmo passare i nostri pomeriggi fuori con gli amici. Però di certo non impareremo una lingua se non passiamo i nostri pomeriggi a scrivere parole in un alfabeto diverso. E di certo questo è difficile da fare, però diventa sempre un privilegio quando poi hai l'opportunità di viaggiare, di conoscere altre persone e quindi di diventare una persona che comunque riesce a diventare a condividere se stesso con tutti gli altri. Grazie.
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Oggi abbiamo potuto assistere ad un dibattito fra su questo tema che ha visto scontrarsi due filoni argomentativi interessanti. Infatti, abbiamo tutti sostenuto come, allora, infatti, la squadra del pro si è messa soprattutto in risalto come ci sia bisogno di una scuola più democratica e dove il benessere dello studente si è messo in primo piano. Dall'altra parte, anche noi sosteniamo che la scuola debba essere la scuola democratica, dove disparità e discriminazione non vengano riconosciute. Però, a d'altro canto, noi abbiamo messo in risalto come l'abolizione dei compiti, in realtà, non possa portare all'adempimento di questi ideali di democrazia e di benessere dello studente, perché la fobia di cui la squadra pro ci ha parlato e che secondo loro la dispersione scolastica è una conseguenza diretta di questa fobia scolastica, in realtà non possa essere risolta attraverso l'abolizione dei compiti per casa. Infatti, all'interno delle nostre argomentazioni abbiamo sottolineato l'importanza delle competenze che i compiti vanno a formare e pertanto essi non possono essere trascurati, perché il valore dei compiti a casa è un valore inestimabile che davvero va a formare dei cittadini attivi e il futuro capitale umano, il capitale umano di tutta Europa. E pertanto, abbiamo appunto ribadito. Vorremmo quindi ribadire questo. Per quanto riguarda la storia del pro, hanno sempre sottolineato come tra bene, come il rapporto tra scuola e studenti sia importante. Anche noi affermiamo ciò. Vogliamo ribadire, però, che l'abolizione di compiti non migliorerà il rapporto tra scuola e studenti, anzi, andrà a precludere la famiglia dalla sua funzione educativa e formativa che deve essere, deve avvenire insieme alla scuola. E questo non avverrà se la funzione educativa verrà delegata completamente allo stato e quindi alla scuola. Vorremmo quindi ribadire come l'importanza di capire il valore dei compiti. Infatti, noi abbiamo sostenuto la loro importanza dal punto di vista delle competenze, dal punto di vista del consolidamento di tutto ciò che a scuola impariamo e dell'assimilazione. I nostri compagni della squadra del pro hanno invece molte volte ribadito come questa misura sia possa avvenire anche all'interno delle mura scolastiche attraverso le ore di consolidamento pomeridiane. Invece, noi vogliamo ribadire che proprio perché dobbiamo pensare al nostro futuro, al nostro al benessere di tutti i cittadini nella società futura che andranno a formarsi, quindi nelle scuole di oggi, è importante concentrarsi sull'importanza del capitale umano, ad essere consapevole della sua cittadinanza attiva che può acquisire solamente il loro impegno che avere a casa e l'autonomia e la responsabilità che deve imparare ad avere durante i compiti che svolge a casa.
In questa breve, ma questa prima arringa, vorrei ripercorrere quali sono stati i maggiori punti di scontro avvenuti in questo dibattito. Vorrei iniziare precisando quello che è il valore che noi abbiamo portato, cioè il valore del benessere dello studente. Quindi, la scuola deve educare, deve soprattutto garantire il benessere dello studente. E come lo fa? La squadra avversaria ha sostenuto che lo può fare attraverso i compiti. Noi, invece, abbiamo più volte rimarcato, ribadito come una scuola può farlo sia attraverso i compiti, perché noi non aboliamo i compiti a casa, ma soprattutto alla vita aboliamo i compiti in generale, ma li vogliamo solamente a casa, ma soprattutto perché garantiamo a ogni studente il proprio tempo libero. Abbiamo appunto sottolineato l'importanza del tempo libero attraverso la circolare ministeriale e la cittadinanza attiva, di cui la squadra avversaria ha parlato. Abbiamo più volte ribadito come si può ottenere non solo attraverso i compiti, ma anche e soprattutto inserendo un cittadino, uno studente nella realtà, nel mondo, abbracciando la realtà in modo più diretto. E come può farlo questo uno studente? Passa l'intero pomeriggio semplicemente a studiare. Inoltre, abbiamo dimostrato con dati europei come la dispersione scolastica non sta diminuendo, non solo in Italia, come è stato sostenuto dalla squadra avversaria, ma in tutta Europa. Inoltre, la squadra avversaria ha ribadito come in Italia la dispersione scolastica sta diminuendo, ma invece il terzo speaker ha sottolineato come si sta diminuendo, ma un certo perché sono state prese delle misure più importanti, ma semplicemente perché, così tanto lasso di tempo come quello di otto anni, qualche cosa è cambiato nella scuola. Però voglio ricordare che l'Italia è ancora sopra la media europea per il tasso di dispersione scolastica. E inoltre, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dimostrato come gli studenti italiani sono stressati. E noi, attraverso lo studio dell'America, abbiamo dimostrato come gli studenti italiani sono stressati proprio perché per il carico di compiti. La scuola avversaria ha sostenuto come in realtà i compiti abbiano provato a confutare sostenendo come in realtà i compiti non generano stress nello studente, ma lo stress è per l'interrogazione o per la verifica in classe. Ma noi abbiamo risposto confermando lo studio. Questo studio ha dimostrato proprio come sono i compiti a casa e non le verifiche a creare stress nello studente, è una delle cause dell'abbandono scolastico. E proprio perché lo studente è stressato e riceve un carico elevato di compiti. Altre cause che sono state citate dalla prima speaker sono state le disparità sociali. Disparità sociali che noi nel secondo intervento abbiamo dimostrato che si possono diminuire, si possono ridurre proprio attraverso l'abolizione di compiti. E per tutti questi motivi, noi sosteniamo che l'abolizione dei compiti debba essere una misura adottata in ogni stato europeo per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica. Penso che hanno venuto via. [Applauso]