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Ciao, sono Patrick Sharif. Prima di cominciare, una piccola parentesi riguardo la prima sequenza del capitolo 27. In questa sequenza, infatti, il narratore spiega dettagliatamente i vari schieramenti che troviamo nella guerra di successione del ducato di Mantova e del Monferrato. Noi, per motivi di tempo, analizzeremo dettagliatamente questi schieramenti nel video dedicato all'analisi del capitolo 27. In questo video, invece, ci limiteremo, per quanto riguarda la prima sequenza, ad osservare i motivi per i quali don Gonzalo si interessa a Renzo.
Oggi vediamo il riassunto del capitolo 27. Prima di continuare, ti comunico che è uscita la mia guida sui Promessi Sposi, grazie alla quale hai a disposizione un'analisi chiara e completa di tutti i capitoli, personaggi e temi del romanzo. Potrai così affrontare facilmente verifiche, interrogazioni, oltre ad avere un valido supporto per la preparazione di compiti e relazioni sull'argomento. Trovi il link in descrizione e nel primo commento.
Dice di voler spiegare le ragioni per cui don Gonzalo si interessa a Renzo, ma per capire meglio queste ragioni, dice che è necessario conoscere gli avvenimenti storici riguardanti la successione del ducato di Mantova e del Monferrato, e sottolinea ironicamente che si tratta di argomenti ben noti a tutti, ma dal momento che i suoi pochi lettori probabilmente sono degli incolti, si accinge a spiegare questi eventi storici. Dopo aver spiegato per sommi capi i vari schieramenti riguardanti la guerra di successione al ducato di Mantova e del Monferrato, il narratore ci dice che proprio nel momento in cui don Gonzalo era impegnato nell'assedio di Casale – che ricordiamo è una delle fortezze del territorio del Monferrato – vi giunge notizia dei tumulti di San Martino. Così don Gonzalo ritorna di corsa a Milano. Qui apprende le notizie su Renzo Tramaglino, accusato di essere un fomentatore della rivolta, e apprende anche che tale rivoltoso si è rifugiato nel Bergamasco. Ora, don Gonzalo teme che i Veneziani possano finalmente schierarsi apertamente contro il ducato di Milano e la guerra di successione al Monferrato. I motivi di questo comportamento politico dei Veneziani li vedremo meglio nel video dedicato all'analisi; per il momento, cerchiamo di tenere a mente questo timore di don Gonzalo.
Comunque, non appena don Gonzalo apprende dei tumulti di San Martino e del coinvolgimento di Renzo, il suo obiettivo principale è quello di dimostrare ai Veneziani di non aver paura di loro, di non aver perso nulla della sua sicurezza. Così, quando un residente di Venezia a Milano – così è il rappresentante diplomatico di Venezia residente a Milano – si incontra con il governatore don Gonzalo, immediatamente don Gonzalo si lamenta con lui, chiedendogli conto del fatto che Venezia abbia offerto protezione e ospitalità a un responsabile dei tumulti di San Martino. L'obiettivo di don Gonzalo, come già detto, è dimostrare ai Veneziani che nulla è cambiato, che lui non ha paura di loro. A questo punto, come abbiamo visto nel capitolo precedente, nel Bergamasco scattano le indagini nei confronti di Renzo, indagini che però hanno esito negativo, in quanto Venezia segue una politica volta ad offrire protezione agli immigrati Milanesi che lavorano nel campo della seta. Quando don Gonzalo riceverà l'esito, si troverà impegnato nuovamente nell'assedio di Casale. Inizialmente, quando riceve il dispaccio, lui nemmeno si ricorda della questione, e quando si ricorda di che cosa si tratta, semplicemente se ne disinteressa. Questo perché don Gonzalo, come sottolinea il narratore, non aveva alcun vero interesse nei confronti di Renzo; semplicemente aveva dimostrato un accanimento nei confronti di Renzo per ragioni politiche.
Tuttavia, Renzo non sa che il governatore di Milano e il ducato di Milano siano realmente disinteressati a lui, e teme davvero che la giustizia Veneta possa catturarlo e consegnarlo al ducato di Milano. Così resta nascosto, e per un po' di tempo non riesce a dare sue notizie ad Agnese. Questo perché Renzo, oltre a vivere la condizione di fuggiasco, è anche un analfabeta. Nei capitoli in cui lui incontra l'azzeccagarbugli, abbiamo appreso che Renzo sa leggere a malapena i caratteri a stampa. Qui il narratore ci dice che Renzo è totalmente incapace di leggere la scrittura a mano e che, come abbiamo detto, legge a malapena i caratteri stampati. Inoltra, ovviamente, Renzo non sa scrivere. Quindi, per comunicare con Agnese, ha bisogno di trovare una persona che gli faccia da scrivano e una persona che consegni la lettera ad Agnese. Entrambe le condizioni sono molto difficili da realizzare, in quanto non dimentichiamolo, Renzo è un fuggiasco e deve vivere nascosto.
Finalmente Renzo trova una persona che è in grado di fargli da scrivano, e così detta una lettera; e dal momento che non sa dove si trovino Agnese e Lucia, indirizza questa lettera al convento di Pescarenico, speranzoso che fra Cristoforo possa consegnarla alle due donne. Tuttavia, al convento di Pescarenico, come già sappiamo, fra Cristoforo non c'è più, in quanto è stato trasferito a Rimini. La lettera, così, giunge a destinazione al convento di Pescarenico, dove però si perde e non arriverà mai alle due donne. A questo punto, Renzo detta e invia una seconda lettera, che però questa volta indirizza ad un suo amico di Lecco. Questa seconda lettera giunge finalmente ad Agnese, la quale, non sapendo leggere, si dirige a Maggianico per farsela leggere dal cugino Alessio. Dopo che Agnese ha preso dal cugino quanto le ha scritto Renzo, la donna detta al cugino una risposta che viene inviata all'indirizzo di Antonio Rivolta. Così, tra Renzo e Agnese comincia una corrispondenza alquanto bizzarra.
L'autore, a questo punto, apre una digressione sulla corrispondenza dei contadini analfabeti e dice che nel XVII secolo, così come nel XIX secolo, le persone analfabete si rivolgevano a degli scrivani o a delle persone che fossero in grado di leggere e scrivere al posto loro. Queste persone venivano spesso scelte tra gli appartenenti alla propria condizione sociale, in quanto si diffidava di coloro che appartenevano a classi sociali più alte. A questo punto, il narratore spiega che la corrispondenza era soggetta a numerosi fraintendimenti e incomprensioni. Infatti, chi voleva inviare una lettera si dirigeva da uno scrivano, a cui dettava quanto voleva scrivere. Lo scrivano, in parte comprendeva, in parte fraintendeva; e inoltre, nel momento in cui scriveva, voleva metterci qualcosa di suo, poiché non amava essere un mero strumento al servizio degli altri, e così la lettera veniva scritta. Dopo di che, questa lettera veniva inviata, e quando giungeva al destinatario, il destinatario, nella maggior parte dei casi, non sapeva leggere, e così la portava a qualcuno affinché la leggesse al posto suo. Ma il lettore, nel riferire il messaggio a colui che lo aveva incaricato di leggerlo, in parte comprendeva, in parte fraintendeva, e così, ancora una volta, si creavano ulteriori incomprensioni, e il destinatario, una volta ricevute queste informazioni, spesso rimaneva spiazzato, in quanto si aspettava una risposta, ma ne aveva ricevuta una completamente diversa. Così, a sua volta, dettava un'altra risposta; il processo di fraintendimento ricominciava da capo. Manzoni, inoltre, ci dice che la situazione peggiorava nel momento in cui si dovevano comunicare degli affari segreti e delle cose che non si potevano dire in maniera troppo chiara. Il narratore paragona la corrispondenza che avveniva in queste situazioni alla discussione che avviene tra due filosofi scolastici che si trovano a discutere di qualche spinosa questione dottrinale.
La corrispondenza tra Renzo e Agnese era, purtroppo, una corrispondenza di questo tipo, in quanto era piena di incomprensioni. Nella prima lettera, Renzo spiega le circostanze della fuga e della sua latitanza. Tuttavia, Agnese e Alessio non capiscono bene quanto il giovane sta raccontando, in quanto Renzo, nello scrivere, per prudenza, ha omesso numerosi dettagli e non si è spiegato chiaramente. Inoltre, Renzo invita Agnese e Lucia ad aver fiducia nell'avvenire, in quanto lui, in futuro, è convinto che riuscirà a ricongiungersi a Lucia e i due potranno finalmente sposarsi. Agnese risponde con una seconda lettera, insieme alla quale invia anche i 50 scudi d'oro, ossia la metà della cifra che il Monastero aveva donato ad Agnese come risarcimento per il rapimento di Lucia. Agnese, in questa lettera, spiega l'origine del denaro, racconta le disavventure di Lucia e informa Renzo sulla questione del voto pronunciato da Lucia, e scrive al ragazzo che deve dimenticare Lucia e andare avanti senza di lei.
Quando Renzo riceve la lettera e apprende queste informazioni, è incredulo; non riesce a capacitarsi che Lucia abbia pronunciato questo voto, e così chiede più volte al suo interprete di leggere e rileggere la lettera, che addirittura si arrabbia con lui. Infine, Renzo immediatamente detta una lettera di risposta, in cui dice che non intende in alcun modo rinunciare a Lucia, perché non ha mai sentito che la Madonna induce la povera gente a mantenere la parola, in quanto fra lui e Lucia c'era una promessa di matrimonio, e pertanto il voto non può essere valido. Inoltre, dice che conserverà i 50 scudi d'oro come dote di Lucia, che li utilizzerà per il matrimonio, e che il suo obiettivo è sposarsi con Lucia e costruire una casa in cui vivere tranquillamente nel Bergamasco. Agnese riceve la risposta di Renzo e risponde a sua volta; e il narratore ci informa che il carteggio tra i due prosegue per un po' di tempo.
Intanto, Lucia si trova a Milano da donna Prassede, dove viene avvertita dalla madre – in un modo che il narratore non conosce – che Renzo si è tratto in salvo nel Bergamasco. Lucia tenta disperatamente di dimenticare in tutti i modi Renzo, ma non le riesce, in quanto il ricordo di Renzo è legato a tutti i ricordi della ragazza: il paese natale, la casa in cui è cresciuta, la madre Agnese; sono tutti ricordi che richiamano alla mente, in qualche modo, Renzo. Inoltre, per Lucia è molto difficile scordarsi di Renzo a causa di donna Prassede. Donna Prassede, infatti, si è messa in testa di voler aiutare in tutti i modi Lucia a dimenticare Renzo, ma così facendo lo richiama continuamente nella mente della ragazza, in quanto donna Prassede parla sempre, senza volerlo, del ragazzo. Donna Prassede, per aiutare Lucia a dimenticare Renzo, le chiede continuamente se lei stia pensando al ragazzo; inoltre, aggiunge di aver visto tantissime brave ragazze rifiutare degli ottimi partiti, che si sono innamorate di cattive persone, di criminali, e chiede continuamente a Lucia di confessare le malefatte che sicuramente Renzo ha compiuto anche al suo paese, non solo a Milano durante i tumulti di San Martino. Ma Lucia, quando sente queste parole, difende continuamente Renzo, dicendo che è un gentiluomo e che al suo paese non ha fatto nulla di male, e che sicuramente anche a Milano è innocente e che si sarà trovato coinvolto suo malgrado in determinate circostanze. Lucia, nel momento in cui si accorge di difendere Renzo con grandi animosità, dice a se stessa che lo sta facendo non per amore, ma per carità cristiana. Donna Prassede, invece, pensa che la ragazza lo difenda poiché ne è ancora innamorata; e il narratore osserva ironicamente che probabilmente donna Prassede aveva ragione.
A causa di queste conversazioni, Lucia è spesso in lacrime, ma i suoi pianti non fermano donna Prassede, in quanto è convinta che sta facendo del bene. Il narratore dice che a volte le lacrime possono fermare il nemico che ti sta per uccidere, ma non fermano il chirurgo che ti vuole operare; e donna Prassede agiva allo stesso modo, come il chirurgo che non si ferma davanti alle lacrime del paziente. Infatti, donna Prassede crede di fare del bene a Lucia. Tuttavia, Lucia non odia donna Prassede, in quanto per tutte le altre cose la donna si comporta molto gentilmente nei suoi confronti. Tuttavia, Lucia, alla fine di queste conversazioni, si trova in uno stato di grande agitazione, poiché queste conversazioni hanno risvegliato in lei pensieri e ricordi legati a Renzo, che la ragazza vorrebbe volentieri dimenticare, in quanto tali pensieri e ricordi le rendono più difficile adempiere al voto pronunciato.
Fortunatamente per Lucia, donna Prassede rivolge le proprie attenzioni a numerose altre persone. Donna Prassede, innanzitutto, pensa che tutta la propria servitù sia meritevole di essere raddrizzata. Inoltre, donna Prassede rivolge le sue attenzioni anche a molte persone che reputa bisognose del suo aiuto, nonostante queste persone farebbero volentieri a meno delle sue attenzioni inopportune. Infine, donna Prassede ha cinque figli, di cui tre sono diventate monache e due si sono maritate. Dunque, la nobildonna interferisce negli affari di tre conventi e di due famiglie, e le rispettive badesse e mariti cercano in tutti i modi di opporre una strenua resistenza alle ingerenze di donna Prassede. La casa è il luogo in cui donna Prassede esercita un'autorità pressoché assoluta. Suo marito, don Ferrante, infatti, non ama comandare, ma nemmeno ubbidire, e dunque ha lasciato a sua moglie, donna Prassede, il comando sull'intera casa. Lui è esente da ogni incombenza; al massimo, don Ferrante concede a donna Prassede il suo aiuto quando si tratta di scrivere qualche lettera, in modo tale che lui, don Ferrante, possa mettere al servizio degli altri il suo acuto ingegno. Tuttavia, anche in questi casi, don Ferrante non sempre è disponibile a scrivere per donna Prassede, in quanto certe volte le richieste di donna Prassede gli appaiono folli, e dunque lui si rifiuta di scrivere certe lettere. Donna Prassede si lamenta spesso del comportamento del marito, che vorrebbe spingerlo ad un'opera più attiva al servizio del bene; lo definisce frequentemente uno scansafatiche e un letterato. E quando impiega il termine “letterato”, da un lato per lei è un'offesa, ma dall'altro era anche una sorta di onore, e lei stessa si compiace di definirlo tale.
A questo punto, l'autore passa a descriverci la biblioteca di don Ferrante, biblioteca che contiene circa 3000 volumi riguardanti i vari campi del sapere, in cui don Ferrante passa per dotto e anche per esperto. La biblioteca contiene una sezione dedicata all'astrologia, materia che don Ferrante conosce non solo per quanto riguarda i termini generici, ma anche per quanto riguarda la descrizione dei movimenti degli astri. Lo studioso maggiormente letto e apprezzato da don Ferrante è Girolamo Cardano, di cui don Ferrante sostiene le teorie in contrapposizione a quelle dell'Alca Bizio. Don Ferrante, dunque, si schiera a favore delle idee di un moderno contro quelle di un antico. Per quanto riguarda la filosofia, don Ferrante è un esperto della filosofia antica e ha letto l'opera di Diogene Laerzio e soprattutto di Aristotele, da lui considerato un maestro supremo. L'ammirazione di don Ferrante per Aristotele è tale che nella sua biblioteca non sono presenti le opere dei detrattori di Aristotele, ad eccezione del già citato Girolamo Cardano, nei confronti del quale don Ferrante nutre una grande ammirazione. Sono presenti nella biblioteca di don Ferrante anche i libri di naturalistica, tra cui troviamo opere di Plinio il Vecchio, Aristotele, Giovan Battista Della Porta e ancora Girolamo Cardano; troviamo anche l'opera di Alberto Magno, che aveva catalogato le erbe e le piante e gli animali. Don Ferrante conosce varie bizzarrie del mondo naturale; per esempio, sa che la salamandra non brucia, oppure conosce la natura delle sirene e dell'Araba Fenice, o per esempio sa che le gocce di rugiada si trasformano in perle all'interno delle conchiglie.
Nella biblioteca di don Ferrante trovano spazio anche i libri dedicati alla politica, e troviamo un'intera sezione destinata agli statisti. Troviamo poi Il Principe e I Discorsi di Machiavelli e La Ragion di Stato di Giovanni Botero. Questi ultimi due scrittori sono ritenuti da don Ferrante molto importanti. Tuttavia, il miglior libro di politica, secondo don Ferrante, è Lo Statista regnante di Valeriano Castiglione. Tale scrittore aveva ricevuto all'epoca le lodi di Papa Urbano VIII, era divenuto lo storico ufficiale di Luigi XIII di Francia e di Carlo Emanuele, duca di Savoia; inoltre, la duchessa Cristina, figlia di Enrico IV, gli aveva attribuito un diploma in cui Valeriano Castiglione veniva riconosciuto come primo scrittore dei suoi tempi. Nella biblioteca di don Ferrante trovano spazio anche i libri di magia e di stregoneria, studiati da don Ferrante al fine di potersi difendere dai vari sortilegi e filtri d'amore. E infine una sezione dedicata ai libri di cavalleria. La scienza cavalleresca, infatti, è la materia in cui don Ferrante meriterebbe addirittura il titolo di professore; non solo viene reputato un esperto di questa materia, ma addirittura viene chiamato a fare da giudice nel momento in cui sorgono delle controversie riguardanti questioni di cavalleria. Nella biblioteca di don Ferrante troviamo così tantissimi libri; gli scrittori più quotati in materia di cavalleria spiccano fra tutti: Forno Primo e Forno Secondo di Torquato Tasso. Inoltre, don Ferrante conosce a memoria alcuni passi dalla Gerusalemme Liberata e dalla Gerusalemme Conquistata di Tasso che sono significativi in materia di cavalleria. Ma tra tutti i libri, quelli che ritiene più importanti sono i libri di Francesco Birago, che don Ferrante conosce di persona e che reputa suo amico. Secondo don Ferrante, l'opera di Francesco Birago oscurerà tutte le altre opere degli altri scrittori in materia di cavalleria; e l'anonimo autore del manoscritto osserva ironicamente che il lettore potrà verificare da sé come tale profezia si sia verificata.
L'autore osserva ironicamente che questo elenco è durato fin troppo e che probabilmente ora ha finito per annoiare il lettore; inoltre, suppone che l'anonimo autore del manoscritto abbia voluto estendere questo elenco per dimostrare ed ostentare la propria conoscenza dei libri più in voga nel suo secolo. L'autore dice che dunque è tempo di ritornare alle vicende dei personaggi principali. Sino all'autunno del 1629, tutti i personaggi rimangono dove si trovano e non accade nulla di rilevante. Poi avviene un evento sconvolgente che manda all'aria il progetto di Lucia e Agnese di rincontrarsi a fine autunno. Si tratta di un evento storico di grande portata che travolge tutti, sia gli umili che i potenti; un evento che il narratore reputa degno di attenzione e che ci racconterà dettagliatamente nel capitolo successivo. Con questo, concluso; condividi questo video, iscriviti al canale e noi ci vediamo al capitolo 28. In bocca al lupo!