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A partire dal 1925, quindi con la cosiddetta assunzione di responsabilità da parte di Mussolini in merito all'omicidio Matteotti e appunto la promulgazione delle leggi fascistissime tra il '25 e il '26, si assiste alla nascita della vera e propria dittatura fascista in Italia, che consegna il paese per il resto del cosiddetto ventennio nelle mani, appunto, dei fascisti e di Mussolini stesso.
Un controllo, appunto, fortissimo della vita dei cittadini, ma vedremo non totale, ma che comunque può caratterizzare il fascismo con una vera e propria dittatura. In tanti saranno perseguitati attraverso forme totalmente legali, per esempio, citiamo il carcere di Gramsci o la fuga di Sandro Pertini, che trova, appunto, nella slide, che sarà uno dei più celebrati presidenti della Repubblica italiana. Dopo, appunto, la parentesi fascista, che saranno costretti all'esilio, per esempio, Pertini fuggirà in Francia e per un periodo lavorerà a Nizza, e poi al confino, ovvero la segregazione di nemici politici in isole oppure in territorio di confino, per esempio, Caleberry. Ma sarà Ventotene, l'isola di Ventotene, che si trova oggi in provincia di Latina, al tempo Litorale. Ma parleremo anche di questo, sempre sotto l'occhio vigile di, appunto, membri del incaricati del Partito Fascista italiano.
Quindi, forme legali di persecuzione politica affiancate a violenze e intimidazioni, come la somministrazione dell'olio di ricino, rendono, appunto, l'Italia il triste paese che è stato dal 1922 al 1943 e, sotto certi aspetti, oltre questo periodo, che appunto si snoda nel corso totale di un ventennio, un quindicennio se parliamo della sola fase dittatoriale del fascismo. Alterna successi e fallimenti. Certo, sottolineo il fatto che il fascismo godrà da parte del pubblico nazionale per un certo periodo di un certo rispetto, almeno fino alla metà degli anni '30. Figure come anche Winston Churchill, per esempio, che sarà poi uno dei grandi avversari delle potenze dittatoriali in Europa, esprimerà, eh, parole, ehm, di apprezzamento nei confronti di Mussolini, anche insospettabili come Gandhi, oppure gli statunitensi in generale. Forse complice anche il miglioramento della condizione economica italiana, il fascismo verrà, ehm, visto positivamente e anzi verrà preso modello dagli altri regimi dittatoriali o che si avviano alla dittatura in Europa, tra cui, per esempio, il regime nazista.
Però, tornando a noi, eh, in realtà non è una stagione solamente positiva, del tutto positiva. Al di là del problema della fine della democrazia, certo, ci può essere un sostegno internazionale perché l'Italia complessivamente migliora per quanto riguarda la performance economica e perché si è identificato un modello per arginare il socialismo, anzi il comunismo, oramai proveniente da est. Però, in realtà, molte luci e ancora di più molte ombre sulla gira del fascismo nel paese. Facciamo un esempio di un evento che può essere letto in entrambi i modi, può essere interpretato sia come un successo sia come un fallimento: i Patti Lateranensi del 1929, che saranno fino alla metà degli anni '80 in vigore nel nostro paese, ovvero il concordato tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano. Chiesa e stato si trovavano, appunto, ai ferri corti, non avevano delle buone relazioni a partire, appunto, dalla nascita dello Stato italiano e con la presa di Roma da parte del Regno d'Italia, tanto che si era espresso Papa Pio IX nel 1874 con il Non expedit, ovvero con l'invito ai cattolici a non partecipare al alla vita politica italiana. Un parziale riavvicinamento, in realtà, si era compiuto attraverso i Patti Gentiloni, che portavano, appunto, nelle liste giolittiane e dei liberali degli esponenti della politica cattolica.
Ma il reciproco riconoscimento tra stato e chiesa, e quindi anche di uno Stato Vaticano, con l'impegno dell'Italia, tra l'altro, di sovvenzionare anche economicamente lo Stato Vaticano, è un successo importantissimo per il Duce. Perché? Perché l'opinione pubblica vede Mussolini come l'uomo che è riuscito a risanare la ferita, a ricompattare, appunto, l'Italia con la Chiesa Cattolica in un paese comunque fortemente cattolico, come colui che è riuscito a ricomporre i rapporti tra Italia e Vaticano. Un'Italia che, vi ricordo, essere una monarchia con a capo, appunto, un re, Vittorio Emanuele III, ma che accanto come capo del governo con enormi poteri dopo le leggi fascistissime, lo stesso Mussolini. Perché sia un successo sia un errore politico? Perché dall'altra parte, Mussolini è costretto a riconoscere la presenza in Italia di un'associazione, appunto, l'Azione Cattolica, che coordina e raccoglie le varie organizzazioni a stampo cattolico all'interno del paese italiano. Questo permetterà, sulla carta si trattava ovviamente di un'associazione politica, ma in realtà permetterà ai cattolici di crescere quella che sarà poi al momento della crisi della caduta del fascismo la nuova classe dirigente italiana, parallela, appunto, a quella invece cresciuta dall'Unione Sovietica e dal regime comunista.
Quindi, in realtà, si viene a creare, appunto, una forma di resistenza ideologica interna al paese di matrice cattolica, che è appunto il coordinamento dell'Azione Cattolica, del movimento cattolico italiano. Dall'altra parte, la chiesa è pienamente riconosciuta dallo stato fascista, in qualche modo anche sostenuta, supportata, e quindi una struttura alleata, ma differente dal Partito Nazionale Fascista e dalle sue diverse emanazioni, è presente all'interno del paese.
Dal punto di vista economico, l'Italia fascista verrà enormemente colpita dalla crisi economica globale del 1929, anche se già dal 1925, in parte, Mussolini si era trovato costretto a ad abbandonare gli indirizzi liberisti, proprio per trovare quell'appoggio popolare che poi gli avrebbe assicurato il consenso e il dominio all'interno del paese. Perché si abbandona l'indirizzo liberista? Tanto la ragione è la ricerca del consenso, ma anche perché Mussolini e il suo entourage prevedevano un forte intervento dello Stato per rilanciare l'economia italiana. Ovviamente, questo creando debito, impegnandosi economicamente da parte dello Stato, e queste scelte solitamente sono avverse alle componenti liberiste, invise, scusate, alle componenti liberiste. In ogni caso, gli interventi da parte dello Stato nell'economia, in parte, riescono ad alleviare le difficoltà nel paese, sia prima sia dopo la crisi del '29, ma non si raggiungeranno mai le performance economiche delle grandi economie mondiali ed europee.
Facendo un paragone, in media un cittadino italiano mangiava un terzo, si nutriva di un terzo della carne che è un prodotto, appunto, che diventa più abbondante nelle economie fiorenti, la metà, appunto, della carne rispetto al suo corrispettivo francese, e addirittura si pensi un terzo rispetto al corrispettivo inglese. Quindi, in realtà, è un'economia italiana che fa dei passi in avanti innegabili, anche nell'industria bellica, banalmente alla produzione dell'acciaio, ma fino a un certo punto, ovvero con dei forti limiti di espansione. Anche perché uno dei grandi problemi dell'economia fascista è la dilagante corruzione e il nepotismo all'interno del Partito Fascista italiano, che però dall'altra parte riuscirà a imporsi anche in territori difficili come la Sicilia, in parte sradicando la mafia. Poi, a ben vedere, in realtà, i vertici del partito fascista siciliano saranno di collusione o provenienza mafiosa, quindi uno sradicamento non della mafia in sé, ma di alcune famiglie, e una sostanziale sovrapposizione fra la mafia e il fascismo nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia.
In ogni caso, sono celeberrime le iniziative portate avanti, appunto, dal Partito Fascista, per esempio, le bonifiche. Pensiamo alla bonifica della Maremma o della zona di Latina. Latina che non esisteva e, appunto, verrà fondata dal fascismo col nome di Littoria, e in quel momento, appunto, vengono strappati territori ad altre province laziali e anche alla provincia, appunto, di Caserta per creare una nuova provincia che è la provincia di Littoria, nello spazio. E sarà anche dal punto di vista urbanistico, con tanti allacci al Futurismo e in un secondo momento all'urbanistica edilizia fascista, un po' uno dei monumenti al nuovo regime che domina l'Italia. La creazione di nuove infrastrutture, per esempio, un potenziamento della rete stradale, ferroviaria, la programmazione finanziaria ed economica del paese, per esempio, un maggiore controllo dello Stato sugli immobili, oppure la celeberrima, condivido per qualche secondo la slide in questa immagine di propaganda famosissima, la celeberrima Battaglia del Grano, ovvero il tentativo da parte dell'Italia di rendersi, a partire dal 1925, progressivamente indipendente dal grano straniero, chiudendosi quindi al commercio internazionale del grano, ponendo dei forti dazi doganali, cercando di migliorare la produzione nazionale. In realtà, all'inizio questo porterà il prezzo del grano in Italia a schizzare alle stelle, con un enorme impatto sugli aggiustamenti da parte degli strati di popolazione più economicamente fragili.
Oppure la Lira quota 90, ovvero la strategia di deflazione da parte del fascismo per rafforzare la moneta nazionale, ovvero la lira, sul mercato delle valute internazionali. Quota 90, appunto, rispetto alla valuta di riferimento dell'epoca, che non era il dollaro come in gran parte oggi, ma la sterlina. Quindi un rafforzamento della moneta, diminuendone però la circolazione, e questo nuovamente ancora a danno, in parte, della crescita economica del paese, perché se circola meno moneta, l'economia stenta a volare. Un po' di inflazione e qualcosa di sano, non l'inflazione, ovviamente, che stiamo conoscendo oggi. Tentativi anche di innovazione dal punto di vista tecnico-tecnologico, una maggiore diffusione anche di mezzi di comunicazione come la radio, che sarà uno dei grandi megafoni della propaganda fascista. In realtà, tutto questo tentativo di innovazione e di miglioramento rispondeva più che a un progetto coerente, o secondo i dettami dell'economia liberista, o secondo i dettami, per esempio, della programmazione dell'economia tipica dei paesi socialisti, rispondevano maggiormente alla volontà di creare un consenso.
Certo, ad aggravare la situazione del paese dal punto di vista della performance economica, che appunto enormemente peggiorerà dopo la crisi del '29, saranno le enormi spese militari sostenute. Questo perché nel 1935, Mussolini, facendo propria una retorica che vedeva l'Italia come un vero e proprio molo affacciato sul Mediterraneo, quindi portato a un'espansione imperialista contro tutte le ideologie anti-imperialiste che avevano caratterizzato i Fasci di Combattimento all'origine, dicevamo, nel 1935, l'Italia dichiara guerra all'Etiopia, che appunto, utilizzo il mouse per indicarla sulla cartina che ci riporta l'estensione del dominio coloniale italiano, dopo, appunto, la guerra in Etiopia e dopo l'invasione dell'Albania del 1939. In ogni caso, chi è l'Etiopia? L'abbiamo, è stata già dominata, parlando appunto dell'espansione coloniale italiana, che appunto si deve fermare in Etiopia, ed è uno stato riconosciuto e membro della Società delle Nazioni. L'Italia dichiara quindi guerra a un membro della Società delle Nazioni. Il Negus, cioè l'imperatore di Etiopia, Hailé Selassié, nel 1936 è costretto alla fuga.
In questo momento si incrina un po' il consenso internazionale che avevamo all'Italia. Parallela, per esempio, per capirci, alle sanzioni economiche da parte dell'Unione Europea nei confronti della Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. L'Italia, in realtà, la spunta, perché? Perché può contare sull'appoggio economico di paesi che non fanno parte della Società delle Nazioni. Quindi, bisogno di acciaio per sostenere l'industria bellica italiana durante l'impresa di Etiopia, e appunto, sostenuto dal commercio con gli Stati Uniti da una parte e la Germania ormai nazista dall'altra. È un grande risultato per Mussolini dal punto di vista del consenso della propaganda, perché? Perché si compie quella conquista dell'Etiopia che in realtà era a suo tempo fallita per l'Italia. Dall'altra parte, si crea, appunto, un precedente importante: l'Italia contro le democrazie europee internazionali ostili, l'ha spuntata contro quelle che verranno chiamate le plutocrazie, cioè i governi della ricchezza.
Democrazia in Italia in quegli anni è una brutta parola, è disordine. Sarà lo stesso Mussolini a parlare di totalitarismo, ovvero di un controllo totale del partito, della vita dello Stato, di che cosa? Della vita del singolo cittadino, come qualcosa di estremamente positivo, come qualcosa che esprime la coesione, l'unità di una nazione. L'Italia, tra l'altro, affianca, e sarà una spesa importante, la Germania nel sostenere, a partire dal 1936 fino al 1939, il fronte fascista nazionalista di Francisco Franco nella guerra civile spagnola. Una guerra civile che vede contrapposti da una parte i fascisti e dall'altra, per quanto molto spesso in rottura, comunisti e anarchici, che segue, appunto, la crisi politica degli anni '30 dello Stato spagnolo e che proprio grazie al sostegno di fascisti e nazisti porterà, appunto, alla nascita di una dittatura fascista guidata dal Caudillo, dal Generale Francisco Franco, appunto, in Spagna, una lunga dittatura che durerà, appunto, fino agli anni '70.
1936, un anno importante, non soltanto perché l'anno d'inizio, abbiamo detto, della guerra civile in Spagna, che durerà fino al '39. Un anno importante perché viene anche siglato il patto, appunto, di cooperazione anche militare fra Italia e Germania, che appunto, l'Asse Roma-Berlino, che poi nel 1940 sarà esteso fino al Giappone, creando l'Asse Roma-Berlino-Tokyo, quindi una formazione dittatoriale di, appunto, la dittatura giapponese con a capo l'imperatore, dall'altra parte in Europa, in Italia e la Germania nazista. Asse Roma-Berlino, che sottolinea ormai la vicinanza e la reciproca collaborazione fra Italia e Germania, fino a creare un vero e proprio patto militare poco prima dello scoppio del conflitto mondiale. Siamo nel 1939. 1939 viene siglato, appunto, il Patto d'Acciaio. Nel frattempo, sempre nel '39, l'Italia dà inizio all'invasione dell'Albania, dove in realtà gli italiani vengono accolti anche tiepidamente.
Questa è la situazione dell'Italia fascista, appunto, un paese governato da una soffocante dittatura poco prima dello scoppio della guerra mondiale, che ha alternato, appunto, risultati mediocri, anche successi con risvolti importanti in termini di consenso e propaganda. Ma si può parlare veramente di totalitarismo, seppur il concetto di totalitarismo sia nato nell'Italia fascista? In realtà, no, perché totalitarismo vuol dire controllo totale della vita dei cittadini da parte del partito, oppure del governo, oppure dello Stato, ed è un punto, un concetto elaborato da parte degli intellettuali fascisti e dovrebbe essere l'alternativa, vista positivamente delle dittature, alla democrazia. Uno stato totalitario assorbe pienamente la vita dei cittadini, ponendo fine alla distinzione tra dimensione pubblica e dimensione privata. Uno stato che non ha un ostacolo, in realtà, al suo interno e trova degli avversari solo nel contesto internazionale.
Perché, quindi, l'Italia, a differenza dell'Unione Sovietica, a differenza dell'Italia della Germania, scusate, di Hitler, non diventerà mai un totalitarismo, nonostante il controllo della scuola, pensate al controllo, appunto, del tempo libero dei bambini attraverso l'istituzione della Gioventù Italiana del Littorio, i cosiddetti Balilla, alla creazione del Dopolavoro, cioè della gestione del tempo libero dei lavoratori da parte del regime, ce ne sono ancora di dopolavoro in giro per l'Italia che ancora hanno il nome risalente a queste istituzioni fasciste. In realtà, dicevo, due forze in Italia si opporranno al potere fascista e al partito fascista, nonostante nel paese fosse praticamente obbligatorio, se si voleva lavorare, essere iscritti al Partito Nazionale Fascista. E queste due forze sono da una parte la Chiesa Cattolica, come si è detto, riconosciuta dallo stato fascista e ben radicata nel contesto nazionale italiano, e dall'altra parte la monarchia. Perché, per quanto il capo, appunto, del governo sia Mussolini, risponde sulla carta, questo Mussolini, sempre al re. Il Duce è comunque sottoposto al volere del sovrano, di Vittorio Emanuele III, che non è solamente più il re d'Italia, ma è diventato imperatore perché è anche, appunto, imperatore d'Etiopia.
Quindi, ci sono dei contrappesi al potere fascista in Italia: la monarchia, la chiesa, che non ci saranno invece nella Germania di Hitler o nell'Unione Sovietica di Stalin. Dall'altra parte, i gruppi resistenti presenti soprattutto all'estero: i socialisti, i liberali e i comunisti. In realtà, in questo momento, in Italia, per quanto presenti in modo sotterraneo, ma soprattutto all'estero, riescono poco a fare la differenza. Avranno l'occasione di alzare la testa, ricoprendosi di gloria con la resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale.