Transcription
[applauso] [applauso] [applauso] [applauso] [applauso] Grazie. Potete accomodarvi.
>> Accomodar. Riposa, riposa.
>> Buongiorno ragazzi. Ci troviamo oggi qui per un evento di fondamentale importanza civica, le catene invisibili, quando la violenza è fisica, economica e psicologica. Il titolo di questo incontro è un'immagine potente che racchiude la vera natura della violenza, non solo quella che lascia segni visibili, ma anche quella che imprigiona attraverso l'isolamento, il ricatto economico e la manipolazione psicologica. Spesso i segni più duri da cancellare sono quelli lasciati dalle catene che non si vedono. E proprio per spezzare queste catene servono occhi che vedono e mani che agiscono in ambiti diversi. Ecco perché oggi abbiamo l'onore di ospitare delle personalità eccezionali, competenti, che affronteranno la violenza in tutte le sue sfaccettature, quella fisica, quella economica e quella psicologica. Abbiamo il privilegio di ospitare grandi personalità. Iniziamo con la dottoressa Gabriella Alemanno, esperta di diritto e finanza, già commissario Consob. un'istituzione fondamentale che vigila sulla trasparenza dei mercati finanziari per capire come la violenza si annida anche nei meccanismi economici e di controllo patrimoniale.
[applauso] [applauso]
Il dottor Luca Cimmino, psicologo e psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale e dottore in diagnosi di riabilitazione che ci guiderà nella comprensione dei traumi e delle dinamiche mentali che la violenza psicologica innesca. Ci onora della sua presenza la dottoressa Elsa Valeria Mignone, già procuratrice aggiunta a Lecce, con una carriera dedicata alla magistratura che ci offrirà il punto di vista di chi ha dedicato la vita alla difesa delle fasce deboli e al contrasto delle criminalità. A moderare l'avvocato Roberto Rella, dirigente di ricerca del CNR, modererà e amplierà il nostro orizzonte analizzando la violenza da una prospettiva più ampia e trasversale.
[applauso] [applauso]
>> Buongiorno a tutti. Beh, già mi hanno presentato. Sono Luca Cimmino, psicologo e psicoterapeuta. Volevo ringraziarvi per essere qui, anzi vi hanno obbligati, mi sa, essere qui, no? Stamattina siete venuti per forza. E però volevo ringraziare la vostra scuola e in particolar modo la vostra dirigente scolastica e la professoressa Toma che mi ha assistito durante tutto questo periodo. Allora, il tema che tratteremo oggi è quello della violenza di genere, che è un tema abbastanza complesso e che ha molte sfaccettature. Proveremo ad occuparcene da una prospettiva in particolare che è quella psicologica. Suddividerò il mio intervento in tre parti. Nella prima parte vi spiegherò in generale che cos'è la violenza di genere e quali possono essere i fattori che la influenzano. Nella seconda parte invece ci sarà una restituzione di alcuni risultati che sono emersi da dei questionari che vi ho somministrato qualche settimana fa e che alcuni di voi mi hanno fatto la cortesia di compilare e una terza parte che riguarda proprio i cinque segnali dell'amore tossico.
Allora, cominciamo col dare una definizione di violenza di genere che è l'uso intenzionale della forza fisica o del proprio potere contro un'altra persona a causa del suo genere. Tale violenza, che ribadisco è intenzionale determina danni fisici, talvolta con esito fatale o psicologici ed esistenziali. I fattori probabilmente più influenti nel determinare la violenza di genere possono essere riassunti come segue, fattori culturali e sociali, fattori socioeconomici e personali e legali e istituzionali. Ovviamente per mia competenza, ci soffermeremo in particolar modo sui fattori fattori culturali e sociali. Che vi dicono queste immagini? Quelle quelle in alto rappresentano episodi probabilmente abbastanza, ahimè, comuni di violenza domestica. Le esperienze infantili, infatti, contribuiscono in qualche modo a determinare i fattori culturali e sociali. Essere esposti a episodi di violenza domestica o come testimoni o come vittime è stato osservato che determina un aumento di disturbi psicopatologici in età adulta in misura maggiore rispetto a chi non è stato né testimone né vittima. Anche assistere solamente a determinate dinamiche violente di tipo interpersonale tra i genitori può in qualche modo anche per meccanismi imitativi favorire e contribuire all'emergere di atteggiamenti violenti in età adulta. Poi ci sono le rappresentazioni mediali, cioè tutto quello che i media sostanzialmente ci hanno propinato nel corso della nostra vita. Ad esempio, qui c'è l'immagine di Jessica Rabbit, non so quanti di voi la conoscono, è un po' un'icona dei miei tempi, è quella di Biancaneve. Voi immaginate una ragazzina come Biancaneve che si ritrova ad essere seguita nel bosco dal cacciatore che vuole ucciderla, arriva finalmente alla casa dei nani e per prima cosa che fa? Gli spiccia casa ai nani. Gli sistema casa, gli toglie la polvere, gli sistema i letti. Questo è sostanzialmente l'immagine che ci hanno dato alle volte delle donne.
E qui entrano in gioco proprio gli stereotipi. Che cosa sono gli stereotipi? Focalizzatevi un po' su queste immagini. Quanto vi hanno sorpreso?
>> Moderatamente.
>> Moderatamente.
>> Bellissimo.
>> Allora, se vi hanno fatto storcere il naso, vuol dire che siete anche voi affetti da stereotipi di genere. Che cosa sono gli stereotipi di genere? Riguardano le aspettative che abbiamo su comportamenti maschili o femminili. In realtà il concetto di stereotipo è un concetto che in psicologia sta a indicare una rappresentazione di caratteristiche che abbiamo su determinate cose o persone. Diciamo che è una sorta di scorciatoia che il nostro cervello adotta per categorizzare il mondo e quindi se io vi dico, ad esempio, è un a quattro ruote, la prima cosa che pensate è un'auto. Quindi avete in mente immediatamente l'immagine dell'auto, solo che anche il carrello c'ha quattro ruote, eh, quello della spesa. Quindi io vi potrei promettere una quattro ruote e poi presentarvi un carrello. Ora, come possono questi stereotipi influenzare la violenza di genere? Adesso lo vedremo.
Allora, partiamo prima di tutto col elencare quelli che sono i principali stereotipi, ma ce ne sono tanti, eh, quelli che riguardano i maschi. Ad esempio, l'uomo forte, indipendente, che non mostra mai emozioni, che ha un grande successo professionale e finanziario, competitivo, virile e che ovviamente non si occupa della cura domestica. Probabilmente è proprio lo stereotipo che eh più si riscontra riguardo al genere maschile. Vediamo invece per la donna femminilità e aspetto fisico sempre curato, sensibilità, emotività. Ovviamente deve essere mamma, deve occuparsi dell'ambiente domestico, passiva e che dipende da un uomo forte, una minor predisposizione per la scienza e la tecnologia, porelle non ci arrivano e fragile bisognose di protezione. Che cosa succede? Questi stereotipi abbiamo detto che influenzano le nostre aspettative. Quindi, se io ho di fronte una donna, mi aspetto che sostanzialmente questa persona, beh, sia passiva, non provi a competere con me. E se ci prova mh un po' forse qualcosa non va nella mia mente. Si crea una discrepanza tra quello che io mi aspetto e quello che ho di fronte. Questo generalmente che cosa genera? Quando aspettate qualcosa e poi non vi arriva, come vi sentite? Delusi, sì, alle volte anche arrabbiati. E quindi che cosa si fa quando si è arrabbiati? Qual è il pattern comportamentale della rabbia? L'aggressività, l'attacco. È questo quello che facciamo quando siamo arrabbiati. E quindi che cosa succede? Che si creano sostanzialmente queste aspettative che poi inevitabilmente vengono deluse perché questi stereotipi abbiamo detto che sono delle scorciatoie, non abbiamo detto che è una fedele rappresentazione della realtà e quindi ci ritroviamo in delle dinamiche relazionali che pensiamo debbano andare in un modo quando in realtà vanno in un altro. Ed è lì che a quel punto può innescarsi un meccanismo aggressivo, violento.
Ora vorrei illustrarvi dei dati che provengono, ripeto, da probabilmente buona parte delle persone che oggi sono tra di noi e che riguardano tutta una serie di ehm idee, credenze o situazioni personali inerenti alla violenza di genere. Allora, vorrei premettere una cosa. Ehm, la ricerca si nutre di dati. Senza dati non potremmo in qualche modo andare avanti con la ricerca. E quindi vorrei fare un appello prima di procedere a esortare chi di voi non l'avesse ancora fatto di compilare il questionario che vi è stato inviato tramite quel link. L'avete ricevuto tutti? Ok. Sarebbe molto importante per noi riuscire a raccogliere informazioni che potrebbero esserci utili per comprendere meglio determinati meccanismi, trattare determinate tematiche in maniera più scientifica, accurata e aiutare tante altre persone. Quindi, se non l'avete ancora fatto, vi pregherei di prendere a cuore questa cosa, fatelo per gli altri come gesto altruistico. Grazie.
Allora, per il momento ho collezionato 50 questionari compilati da 26 maschi e 24 femmine, tutte quante provenienti da questo liceo. L'età media dei partecipanti è di 17 anni e il 70% dei partecipanti è attualmente un partner. Come vi dicevo, vi è stato somministrato online attraverso quella piattaforma in forma completamente anonima, cioè io non so chi ha compilato questi dati.
Allora, vediamo un attimino i risultati, o meglio alcuni risultati, presentarveli tutti oggi sarebbe stato davvero difficile. Allora, c'era un item, un questionario che diceva il o la mia partner ha reazioni svalutanti nei miei confronti. C'era una scala che andava da mai a sempre e diciamo la maggior parte di voi ha detto che questa cosa non gli accade mai. Ma c'è un'altra parte di persone e in particolar modo l'11% che dice che è qualcosa che gli accade sempre. Percentuali minori per qualche volta è raramente. Ancora un altro, il o la mia partner mi maltratta. Ovviamente per maltrattamenti intendiamo qualcosa che ci fa soffrire che qui si parla di uno stato percepito di sofferenza della persona. Buona parte di voi circa l'80% dichiara mai, il 14% dichiara sempre, cioè c'è un 14% di 50 persone, fatevi voi i conti, che praticamente è ingaggiato in una relazione disfunzionale, maltrattante, abusante e potrebbe essere tra di voi, eh, guardatevi intorno. Potreste averla accanto questa persona.
>> Vabbè, non dovete scoprire chi è adesso, eh. Fermi.
>> La caccia all'1%.
[risate]
Ok, ricomponetevi. Pausa finita. Andando avanti chiedo, cioè l'item, sono consapevole di soffrire in questa relazione, ma allo stesso tempo non posso separarmi, come se ci fosse una sorta di obbligo o come la chiamiamo in gergo, dipendenza. E io vorrei smettere di fumare, ma non posso farlo. Sono dipendente dalla nicotina. Qualcuno di voi è dipendente dal proprio partner ed è una percentuale anche abbastanza ampia, più ampia rispetto alle altre. Cioè se sommiamo le percentuali di sempre spesso viene fuori un 22%. Altri questionari invece riguardavano più i miti o le false credenze sulla violenza, cioè quello che pensate sia la violenza. Io l'ho riassunto nella parte iniziale, quella in rosso, che sostanzialmente suona così: "Se resti con lei o con lui ti meriti di subire", ben ti sta perché c'era un item che diceva proprio questo. Odio dirlo, ma se una donna rimane con l'uomo che l'ha abusata, lei fondamentalmente si merita quello che ha. E c'è ancora una volta una scala che va da completamente in disaccordo a completamente d'accordo. C'è una 60% di voi che è completamente in disaccordo con questa affermazione, ma ma via c'è una percentuale comunque che indica che c'è un certo grado di accordo e alcuni si avvicinano anche al completamente d'accordo. Oppure la violenza è causata da una perdita di controllo. Come vi ho detto prima nella definizione, la violenza è sempre intenzionale. Esiste solamente una piccola parte di persone che, ad esempio, quando commettono reati, e questo probabilmente c'è chi ne sa più di me, viene diciamo etichettata come incapace di intendere e di volere. Tutti gli altri sono perfettamente coscienti e consapevoli del danno che stanno arrecando, quindi non c'è nessuna perdita di controllo. Eppure il 70% di voi, il 32% di voi è completamente d'accordo con questa affermazione, cioè si impazzisce. Perciò tratto male la partner, perciò tratto male il mio compagno di banco, perciò do un pugno in faccia a chi c'ho di fronte. Questo succede una sorta di blackout. Fortunatamente il nostro cervello è così efficiente da non permettere che avvengano questi blackout. Il nostro flusso di coscienza è costante.
Allora, andando avanti, è il mio vicino di casa, scusate. Molta violenza domestica si verifica perché le donne continuano a litigare con il proprio partner. Come a dire "Te la sei cercata se t'ha ammazzato". E anche qui abbiamo un'alta percentuale di risposte che tendono ad essere d'accordo con questa affermazione, cioè chi si cerca qualcosa di spiacevole. Voi conoscete qualcuno che è alla ricerca di cose spiacevoli anziché piacevoli? E qui invece viene fuori questa fotografia qui. Ok?
Allora, questi dati, come dicevo, sono parziali, c'è molto altro. Io mi sono fermato qui, altrimenti avrei sforato col tempo, però confido della vostra eh del vostro impegno nel compilare, per chi non l'avesse fatto, i questionari in maniera tale da raccogliere più dati. Poi ci possiamo anche rivedere, li discutiamo insieme e probabilmente può essere anche utile per alcuni di voi per riflettere quantomeno su quello che lo riguarda o riguarda le persone strettamente intorno a lui, perché alle volte pensiamo che la violenza di genere sia qualcosa che vediamo solo nei telegiornali. Guardate, è molto più diffusa di quello che pensate. Ok?
Allora, chi mi sa dare la definizione di amore? Senza copiare da quello che ho scritto io, perché qualcuno di voi mi saprebbe dire cos'è l'amore?
>> C'è qualcuno.
>> Senza voto? Eh, andate.
>> Porto il microfono.
[applauso] [applauso]
No, non è non è mia, non è mia, ma l'ho sentita qualche giorno fa e a me è piaciuta tantissimo. L'amore è l'unica forza che crea.
[applauso]
C'è qualcuno di voi che vuole contribuire? Che ha una definizione anche personale? Non c'è bisogno di dire le parole. Beh,
>> Nessuno.
Vabbè, va bene, va bene, va bene. Allora, è difficile effettivamente dare una definizione univoca di amore. Ci sono tante versioni. Se voi mettete su Google amore, scrivete amore definizione, vi usciranno qualcosa come boh, 1000 1200 pagine. Molte definizioni sono diverse tra di loro. C'è chi dice che è solamente una reazione neurochimica finalizzata all'accoppiamento e quindi alla sopravvivenza della specie, chi ne parla in maniera filosofica. Però tutte queste definizioni probabilmente hanno una cosa in comune, il procurare il bene dell'altro. Non si sfugge probabilmente da questo pezzo qui. Eppure alle volte assistiamo a delle relazioni disfunzionali o oggi piace dire ai ragazzi tossiche. E io oggi proverò in qualche modo attraverso delle vignette che ha creato una mia collega molto brava a disegnare, proverò in qualche modo a farvi riconoscere dei segnali che fanno sì che una relazione sia tossica. Questa mia collega si chiama Elena Bilotta, una collega di Roma e ha questa passione per il disegno e ha contribuito a la costruzione di queste vignette.
Allora, riassumendo i cinque segnali sono intensità, isolamento, gelosia, denigrazione e instabilità. Vediamone uno per uno.
L'intensità. Allora, qui c'è da un lato quello che si ritiene essere un confine accettabile, sano di questa intensità e dall'altro qualcosa che sfocia e va un po' oltre. E quindi finché vediamo qui l'omino che dà la rosa, questa rosa è per te, finisce lì. Nel momento in cui da parte del di uno dei partner c'è una sorta di insistenza, accanimento, affinché si passi del tempo insieme, si facciano, facciano delle cose insieme, si crei sostanzialmente un rapporto molto intenso, la cosa cambia. E quindi qua per esempio nell'esempio c'è facciamo una vacanza insieme, mare o montagna e questa dice "Ma ci conosciamo solo da 7 giorni, come la vacanza insieme?" Questo è quello che alle volte su internet vedo che si chiama la bombing. Avete mai sentito sto termine? Adesso piacciono molto sti termini inglesi la bombing, ghosting, orbiting. Cioè, onestamente si chiamano hanno dei nomi in italiano, eh, questi.
L'isolamento. Questi ovviamente possono riguardare anche rapporti che non necessariamente sono di coppia. Eh, parliamo di relazioni interpersonali in generale e quindi nell'isolamento c'è un tentativo da parte di uno de degli attori a generare una situazione appunto di isolamento dell'altro per una questione di controllo, per tenerlo vicino, per una questione di possesso e certamente non d'amore. E quindi qui dice e usciamo venerdì sera e lei dice questo venerdì esco Giovanni, ma il prossimo esco te. Fin qua nessuno se la prende, si esce la settimana prossima. Oppure "Ehi, usciamo venerdì sera?" No, venerdì non posso. È sabato? No, non posso. E questa che continua in qualche modo e dice: "Le tue amiche sono tutte puntini puntini"ini. Non so se si capisce.
No, gelosia. Una situazione abbastanza tipica delle chiamate o dei messaggi su WhatsApp e questa che pensa che carino, mi pensa sempre e lui dice "Ehi, dove sei? Ti va di vederci?" E poi c'è l'altro versante, "Sei uscita con la tua amica? Ti vengo a cercare, stai facendola con chi sei? Allora, dove sei? Lo so che sei con lui. Perché non rispondi? Che stai facendo? Mi rispondi dove sei? Devi dirmi sempre dove sei." Vi è Vi è mai capitato? Immagino di sì.
Eh, denigrazione, offese deliberate verso l'altro, atteggiarne il valore. Qui nella prima vignetta c'è una persona che fa un complimento, nella seconda ma come ti sei conciata? e magari pensi di fare pure bella figura. E questa forse è solamente la forma un po' più eclatante. Esistono delle forme molto più subdole che si fa fatica quasi a riconoscere, ma che hanno sempre come oggetto il tentativo di svalutare l'altro, di metterlo in secondo piano. Se l'altro lo privo del suo valore, è più facile per me controllarlo. Non si ribella.
L'instabilità è una caratteristica che spesso può caratterizzare le relazioni tossiche. Come vedete c'è una prima vignetta dove l'altro si mantiene sostanzialmente coerente con i suoi pensieri, i suoi comportamenti, le sue emozioni. Nel secondo, prima c'è la denigrazione, l'attacco, la violenza e quindi sei sempre la solita, rompi, io ti rovino e dopo 2 ore al citofono "Ehi tesoro, una cosa per te per farmi perdonare". E quindi si presenta col mazzo di fiori, quindi bastone e carota, tanto per dirla in un altro modo.
Allora, come se ne esce sostanzialmente da la violenza di genere? Attraverso sostanzialmente una sola cosa, la prevenzione, che è un concetto di cui si parla tanto, ma che si fatica in molti casi ad attuare. Probabilmente quello che stiamo facendo oggi può rientrare in questi tentativi di prevenire un qualcosa. Sostanzialmente le strade sono sempre quelle che hanno a che vedere con l'educazione di diversi tipi, affettiva, sessuale, emotiva. Voi ragazzi oggi conoscete tante cose e poi non sapete fare la distinzione tra ansia e paura che dovrebbe essere probabilmente la BC, cioè vi dovrebbero insegnare prima questo. L'educazione affettiva sessuale in questi giorni è oggetto di dibattito. Si pensa in qualche modo di implementare in maniera sistematica, ovviamente seguendo le esigenze individuali dei destinatari nel tentativo di favorire un substrato culturale diverso che ci consenta di uscire fuori dagli stereotipi, che ci consenta di superare quello che purtroppo l'ignoranza ha creato. Leggevo tempo fa una notizia che è boom di casi di malattie sessualmente trasmissibili tra ragazzine che partono dai 12 anni. Voi sapete che cos'è la clamidia? No, male, cioè, ripeto, sapete tante cose, ma vi mancano comunque degli strumenti che poi sono indispensabili, che senza quelli non ve le fate nulla della conoscenza perché io posso conoscere la definizione d'amore e poi non so effettivamente come ci si relaziona, ma che me ne faccio? È come avere una chiave inglese e poi insomma non so usarla, non so a che serve. E un altro aspetto che secondo me dovrebbe entrare al regime è una figura professionale, in questo caso lo psicologo, che sia un po' come il vostro medico di base. Ho mal di pancia, lo chiamo. Ho mal d'amore, lo chiamo. Sono arrabbiato, lo chiamo. Ok.
Allora, io vi ringrazio ancora perché siete stati bravissimi.
[applauso] [applauso]
E passerei la parola a Valeria. Vado.
Salve ragazzi. Allora, e ovviamente sentire il nostro amico psicologo è stato meraviglioso e lui ha già introdotto una serie di argomenti e vi ha detto già una serie di cose che io condivido pienamente e per me sono valide perché noi, ragazzi miei, ogni anno nella celebrazione della giornata contro la violenza sulle donne ci ritroviamo sempre a contare i morti e e le per nelle violenze di genere non sono uomini, ma talvolta anche non solo donne, ma talvolta anche uomini, sebbene in misura estremamente ridotta. E così quest'anno, all'8 novembre del 2025 c'erano già 89 donne morte subito dopo l'omicidio di Pamela Gemini, la quale Pamela Gemini è quella di 29 anni, bellissima ragazza, l'avete letto, la riconoscete, quella che è stata uccisa sulla finestra, sul balcone con le coltellate da parte del suo compagno. Parliamo di donna manager, di donna che aveva consapevolezza del suo essere, che però non aveva mai denunciato, sebbene l'amore che il suo uomo le manifestava non era del genere di quello di cui ci ha parlato lo psicologo, non la faceva stare bene perché beh, perché poi poco tempo prima era andata a ricoverarsi al pronto soccorso. Perché era stata, tra virgolette, consentitemi il dialetto, non lo chiamerei "pestic minchiata temazzata" e quindi di conseguenza al pronto soccorso le avevano refertato queste lesioni, ma alla stessa non era stata, diciamo, nei confronti della stessa non era stato attivato un percorso perché acquisisse con l'aiuto aiuto dello psicologo, non era stata attivata una rete che le consentisse di comprendere ciò che era successo ed eventualmente anche di denunciare. E allora ogni anno ci ritroviamo a chiederci che cosa non ha funzionato. Eppure la risposta legislativa c'è stata e dal 2009 sapete che cosa è successo nel 2009 con un decreto legge? Decreto legge per ragioni di urgenza, perché ogni anno quando sentiamo questi numeri parliamo di emergenza, un fenomeno emergenziale e dovremmo renderci conto che poi reiterato nel tempo non è emergenziale, ma evidentemente appartiene, diciamo, a un qualcosa che si è formato storicamente nella nostra cultura. Ecco perché parlava lo psicologo di stereotipi e quindi è stato introdotto nel 2009 un reato che forse tutti ormai conoscete, il reato di stalking. Ne avete sentito parlare? Lo lo stalker è quello che insegue la persona che non le lascia respiro, tra virgolette per amore, perché non ammette che questa persona a lui legata da relazioni affettive si possa essere distaccata da lui. Quindi stalker inseguimento e crea quindi uno stato d'ansia nella persona che si vede perseguitato, uno stato, no, di vulnerabilità, di prostrazione, così da costringerla a cambiare le sue abitudini di vita. So che mi aspetta sotto casa, cambio strada, so che mi crea angoscia a vederlo in quel posto, cambio strada. E quindi è stata introdotta questa legge e fra l'altro anche una misura nei confronti dello stalker o della stalker, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla parte offesa. Però la vittima deve denunciare tutto questo. Quindi il nostro amico parlava di prevenzione. La prevenzione passa attraverso l'emersione del fenomeno, quindi le vere problematiche sono quelle inerenti all'emersione, cioè le vittime devono essere messe in condizione di riconoscere il loro ruolo di vittima e di andare a denunciare in modo da attivare i presidi riconosciuti dalla legge. Ma dopo questo, dal 2009, una serie di leggi, ragazzi, io sono magistrato, quindi vi parlo della presenza dello Stato nel legiferare. Tanto ha legiferato lo Stato. Avete sentito parlare del codice rosso? Mai. Del 2000, una legge del 2019. Col codice rosso sono state sanzionate una serie di condotte. Sfreggio permanente al viso. Ma perché prima non c'era? Sì, c'erano le lesioni, ma lo sfreggio permanente al viso è una tipica manifestazione di colui, di quei soggetti che vi ha indicato il dottore come amore tossico. Quindi il modo con cui si estrinseca questa tossicità è l'acido buttato sul volto e poi è stato introdotto anche quel reato che non so se conoscete del revenge porn. Sapete cos'è il revenge porn? La diffusione di immagini sessualmente esplicite, vale a dire io ho un rapporto con una ragazza, ho delle intimità o con un ragazzo delle intimità, facciamo delle cose assieme e filmiamo, poi il rapporto non va bene perché magari lui si vuole sganciare o lei si vuole sganciare e io perché voglio farle del male. Immetto nei circuiti che tutti conoscete, di cui tutti usufruite, le immagini di questo rapporto che ho filmato. È una cosa che è diventata così da creare vergogna in quella persona che si era lasciata andare in un momento così intimo e che poi si vede messa in rete. È ridicolizzata da tutti, è conosciuta da tutti nella sua intimità. Ci sono state delle persone che si sono suicidate per questo perché non hanno retto a questo impatto e quindi questa legge ha preso tutti questi comportamenti per arrivare poi, non so se avete sentito ultimamente i telegiornali a nuove configurazioni di fatti di reato. Avete sentito parlare del femminicidio? Questo è un termine, il femminicidio che non nasce da un lessico giuridico, non nasce nella legge, nasce dallo studio di criminologhe. Perché ragazzi, quando io ho cominciato a interessarmi di questa materia, io sono rimasta inorridita dall'apprendere che c'era una città lontana da noi, una città nel Messico che si chiamava Ciudad Juárez, nello stato del Chihuahua, un poco difficile da ricordare, dove da in questa sola città, dal 94 al 2005 erano state uccise 347 sette ragazze in questa sola città. Ecco perché questa Diana Rastel si chiamava creò il termine femicide, femminicidio, ripreso poi da una criminologa, la Gard, quindi un concetto sociologico, antropologico quello del femminicidio. Oggi hanno pensato di creare i legislatori una nuova figura di reato, l'omicidio che vi vado a leggere e riflettete un attimo. Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna. Ora io non vi voglio dire le mie perplessità su questa dizione abbastanza generica, perché dice "Ma prima non c'era niente". Sì, certo, c'era l'omicidio, no? L'omicidio. Se io ammazzo uno che sia uomo o che sia donna, vengo punito. Se poi c'è l'aggravante della relazione padre, madre, eccetera, c'è un'aggravante. Se c'è poi l'aggravante della premeditazione c'è l'ergastolo. Quindi era punito. Oggi si è ritenuto di punire l'omicidio di una donna. Perché donna? Questo porrà un'infinità di problemi perché come faccio a dimostrare che ho ucciso quella donna a livello giuridico perché donna e non preso, per esempio, da un dolo d'impeto in quel momento perché m'ha fatto arrabbiare. È difficile. Questo per dirvi come lo Stato ha cercato di rispondere legiferando, diciamo, proprio tant'è che il presidente della l'ex presidente della Cassazione Donna aveva chiesto il fermo biologico di questa leggi. Fermiamoci un attimo. Cerchiamo di capire perché nonostante inasprisiamo le pene, nonostante noi creiamo tutti questi reati e però il fenomeno non si ferma perché ogni anno continuano ad ammazzare donne. Cerchiamo di capire perché nonostante ci siamo dati tanto da fare a creare leggi, la Corte Internazionale che si chiama CEDU, Corte europea dei Diritti dell'uomo, sanziona lo Stato italiano perché ha violato i diritti di protezione della vittima. Mi è riuscita a seguire? Perché quella criminologa che si occupava del fenomeno della città di Ciudad Juárez in Messico disse che oltre alla violenza dell'individuo ci può essere una violenza istituzionale dello Stato quando lo Stato non riesce a garantire la protezione della vittima. Quindi noi, nonostante quanto ci diamo da fare, non riusciamo a garantire, non riusciamo ad arrivarci perché perché con uno stato che si sa da tanto da fare non riusciamo a essa ad avere una deterrenza del fenomeno dei femminicidi. Ve lo siete mai chiesto? Ve lo non lo so. Vi siete mai posti sto problema? Com'è che non riusciamo? E la Corte Europea, vi cito solo un caso per farvi capire, ci ha detto: "Tu, Stato italiano, non riesci a garantire eh le donne", in questo caso era una donna che si chiamava Talpis perché le sentenze europee hanno il nome, diciamo, degli delle persone, delle vittime o degli indagati. Questa causa era Talpis contro Italia. Che cosa era successo? Nel 2012 una signora Talpis era andata a denunciare le violenze del marito. Mio marito mi ha picchiato. Questo succedeva nella primavera. Piglio la sentenza solo per i termini, per i tempi e non per altro. La prima denuncia la fa nel giugno del 2012, però poi, diciamo, viene passata. Si trattava di lesioni di pochi giorni e quindi, diciamo, non viene dato grande attenzione, anche perché non querela. Ci sono dei reati perseguibili a querela, cioè una deve dire voglio che si punisca questa persona. La seconda denuncia in agosto e poi ancora la terza denuncia a settembre, questa un po' più grave perché dice mio marito m'ha proprio fatto male, però viene sentita dai magistrati ad aprile e rimette la querela e dice "Non voglio più procedere nei confronti di mio marito". E perché? Dice il dottore, dice "Bellissima". E no, perché queste persone, il termine che usiamo, sono vulnerabili, cioè non si rendono conto di vivere in quello stato di prostrazione proprio perché le violenze sono così gravi e subdole che determinano uno stato di soggezione. Cioè questa non capisce quello che le sta, non capisce l'ingravescenza che il marito sta sempre aumentando, aumentando le violenze, quindi rimette la querela. Ancora una volta il marito ubriaco torna a casa nel gennaio 2015, quindi quella denuncia precedente viene archiviata perché aveva rimesso la querela. Nel gennaio di 2015, l'ennesima volta lei incontra dei carabinieri per strada, dice "Mio marito è tornato a casa ubriaco, sta facendo il pazzo". I carabinieri, va bene signora, si prepari, si presenti a denunciare, a querelare. Lei torna a casa e il marito ubriaco tenta di accoltellarla, ma il figlio di 14 anni si para davanti e quindi viene ucciso il figlio per la protezione della madre. E non è il primo caso, eh, perché ne abbiamo un'altra 2026, l'Adu contro Italia. Stessa cosa viene ucciso il figlio e allora la corte dice "Tu, Stato italiano, non hai saputo proteggere perché e perché i carabinieri e la magistratura, e faccio un mea culpa, che approccio hanno avuto rispetto a questa donna? Hanno avuto un approccio burocratizzato. Vai a denunciare, vai, hai rimesso la querela, colpa tua che hai rimesso la querela. E no, perché se noi diciamo, come dice la normativa internazionale, che sono vittime vulnerabili, che hanno bisogno di comprendere, hanno bisogno di un percorso, si chiama rete. Che cosa non ha funzionato per Pamela? Che pure era stata picchiata tanto da andare al pronto soccorso, non si era attivata la rete, cioè quelli del pronto soccorso, non so se fosse sceso lo psicologo, non sappiamo perché ci sono in corso indagini se avessero chiamato i carabinieri che questo prevede la rete. Non sappiamo se poi i carabinieri si fossero messi in contatto col magistrato perché ci sono degli obblighi per i magistrati. Devono sentire immediatamente la parte offesa. Ma se io calcolo quel processo come un altro qualsiasi processo, faccio l'adempimento, la sento immediatamente, ma poi non mi metto empaticamente col cuore a passatemi anche questa volta un termine dialettale, non me la carico, cioè la tratto come un numero. Meglio che ha rimesso la querela. Me la tolgo davanti ed è un processo di meno. Questo non deve essere l'approccio, ci dice l'Europa. Non avete saputo creare la cooperazione, quindi noi dobbiamo fare in modo che le violenze vengano, diciamo, che le donne denunci o gli uomini a seconda denuncino, vengano fuori, perché se non vengono fuori non si può intervenire. Ma com'è che vengono fuori e ho quasi terminato, perché vengono fuori? Perché oggi la donna mano mano nella società, nonostante ci siano gli stereotipi, sta acquisendo maggiore consapevolezza delle proprie capacità, no, del proprio modo di reagire, soprattutto quando la violenza è fisica, un po' diverso quando le violenze sono più subdole, come la violenza economica di cui parlerà la dottoressa Gabriella Alemanno. Io stessa credo un tempo di essere stata vittima e quindi la prevenzione è quello che conta e nella prevenzione entra anche la formazione, la conoscenza, gli scambi di opinione, gli incontri a scuola, perché la vostra mentalità non sia quella dell'amore cattivo e del possesso, ma abbiate il rispetto dell'altra. Quindi la violenza fisica, la violenza psicologica e poi la violenza fisica si trasforma sempre in una violenza psicologica perché dà questo stato di sudditanza. La violenza economica sono sfaccettature di una cultura che deve cambiare. Le nostre nonne reagivano. Quando il marito usava violenze verbali o violenze fisiche, le bisnonne erano succubi, non avevano questa consapevolezza, accettavano. Io una volta una vicina quando mi sono sposata, molti anni orsono, molti anni orsono, in un paesino del profondo sud, ehm, c'era una signora di fianco a mia suocera che sapevo essere maltrattata. Io ero già magistrato e cercai di parlare. No, figlia mia, ce la fare quando se mi cumulo lo stomaco, >> quando esce via, quando se ne va da casa. Me cumulo stomaco, cioè io mangio quando lui esce perché quando lui c'è mi procura veleno e quindi lei lei rassegnata. Oggi non c'è più rassegnazione. C'è la donna che se si accorge che l'amore è tossico, quando se ne accorge vuole separarsi e allora ci sono le reazioni cattive perché l'uomo o la donna a seconda del partner non ha la forma mentis per accettare tutto questo.
Violenza economica. Allora, di violenza economica, lo Stato italiano nella legislazione, non parla di violenza economica, ce ne parlano eh le normative internazionali. C'è una direttiva europea sulla protezione delle vittime considerata dice la violenza delle relazioni strette, attenzione, mi ricollego a quello che ha detto il dottore, è un problema sociale, ragazzi, quindi non può essere trattato solo con la repressione. È un problema sociale serio e spesso nascosto, in grado di causare un trauma fisico e psicologico sistematico delle gravi conseguenze in quanto l'autore del reato è una persona di cui la vittima dovrebbe fidarsi. Ecco perché non si può dire "benta", perché la vittima si fida della persona che è a fianco. Le vittime di violenza nell'ambito delle relazioni strette possono avere bisogno di speciali misure di prevenzione. Questo tipo di violenza potrebbero includere la violenza fisica, sessuale, psicologica e o economica. Sono tutte sfaccettature. Passo la parola dicendo che per fortuna l'educazione della mia famiglia mi ha consentito di intercettare nella mia vita quella che poteva essere una violenza economica, perché ero studentessa universitaria ed ero fidanzata con un ragazzo di una bellezza incredibile, greco, ricchissimo, che diceva di volermi molto bene e probabilmente me ne voleva perché mi faceva C' tanti regali, regali che io all'università, sebbene figlia di professionista, non mi potevo consentire. Dior, bigiotteria bellissima. Successe che mi alzai a un esame, a quello di filosofia del diritto. Non non stava andando bene l'esame, io ero una sgobbona, volevo avere un voto alto perché così mia madre insegnante mi aveva insegnato e mi alzai. Quando lui seppe mi ero alzata e non avevo fatto l'esame, mi fece un primo regalo stupendo, superiore a quelli precedenti. E un'altra volta che dovevo fare l'esame ritardai perché è un altro regalo, perché poi alla fine mi disse non è necessario che tu ti sottoponga a questo stress. Non è necessario che tu, che per me vai bene così, debba imbruttirti studiando. Ci penserò io a te. Sono ricchissimo, ti comprerò una Porsche. Tu dovrai solo avere cura dei figli che avremo. Poi avrai una vita splendida, per cui non ti preoccupare degli esami. La fortuna era che avevo avuto una madre insegnante elementare e che aveva mi aveva sempre detto: "Ricordati, figlia mia, l'indipendenza economica è il primo passo per l'indipendenza femminile." E io chiudo con questo con questo lascito e mi auguro che questo intervento sia servito a farvi riflettere.
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>> Allora, buongiorno a tutti. Felicissima di essere qui con voi in questo in questo liceo che so che è un modello di di cultura, di intelligenza, di dibattito e quindi sono particolarmente felice oggi di essere con voi. Allora, riprendo un attimo il discorso che ha fatto la dottoressa Miglione portando un mio esempio di carattere personale per poi affrontare il tema dell'indipendenza economica, che è una sfaccettatura del problema della violenza che oggi stiamo declinando in tanti modi. La dottoressa parlava di un fidanzato, io posso parlare della mia famiglia, di mio padre, padre in carriera, uomo del sud, eh, chico, donna degli anni 70, ragazza degli anni 70, degli anni 80, riteneva ancora che la mia soluzione di crescita e di sviluppo diciamo di donna adulta potesse essere quella del buon matrimonio. Ok? Per cui quando io ho finito il liceo mi iscrissi all'università e anch'io ho fatto giurisprudenza a Roma la la Sapienza e quindi studiavo sui vari tipi di di diritto. Avevo mio padre che molto spesso veniva nella mia stanza, mi diceva "Ma figlia mia, ma chi te lo fa fare? Ma chi te lo fa fare? Tu devi trovare un buon marito, devi trovare un marito magari più grande di te. Lo schema era quello che abbia una situazione di indipendenza economica importante. Ma a te chi te lo fa fare? Sì, vabbè, ti vuoi laureare. Vabbè, ma la laurea può essere così, diciamo, un ulteriore aspetto positivo di, diciamo, di una donna che entra in società o che comunque sta vicino ad un uomo importante, ma non è determinante. Ehm, questo aspetto io l'ho sempre combattuto perché in realtà vengo da una famiglia perché secondo me anche le testimonianze personali sono importanti in queste vicende. Vengo da una famiglia in cui mia madre si è occupato sempre solo della cura dei figli. È stata una madre meravigliosa, una una moglie meravigliosa, ma anche per, diciamo, dover conciliare il lavoro di mio padre, che era soggetto a tantissimi trasferimenti per la sua carriera, eh, diciamo non ha potuto esprimersi da un punto di vista professionale e per lei questa era un qualcosa che la legava e che ehm la le creava, in un certo senso, una forma di infelicità, di di di come potrei non di diciamo di di malessere. Io ho percepito questa cosa nella mia famiglia, questa questa queste dinamiche familiari, le ho percepite e e in un certo senso mi sono detta, "No, io questo modello non lo voglio. Io voglio assolutamente fare in modo che la mia vita sia diversa." E da questo inizia il mio percorso di ragazza che si laurea con 110 e lode e tutto quanto, che si sposa anche abbastanza giovane perché mi sposai con un mio compagno d'università e e praticamente e lì c'è anche un altro meccanismo, c'è anche di di mio marito che tutto sommato avrebbe preferito che mi dedicassi a un qualcosa di lieve per conciliare sempre anche lì la sua carriera e tutto quanto e che invece io facendo questo colpo di testa comincio a dedicarmi ai concorsi, vinco un concorso importante, mi mi mandano a Milano come prima sede di questo incarico che avevano nella pubblica amministrazione, diciamo, a livello dirigenziale e ho tutti contro la mia famiglia, mio marito, i miei suoceri, tutti quanti, perché in realtà io dovevo stare vicino a mio marito, eh. Diciamo questo è una vicenda che vi racconto perché perché credo che anche le testimonianze personali debbano essere apprezzabili e possono dare il sentore dei disagi che ognuno di noi ogni vive. Ehm, però diciamo io tutto sommato sono stata molto determinata in questo. Non ho guardato in faccia nessuno, ho portato avanti il mio percorso di carriera che, devo dire, mi ha dato grandissime soddisfazioni e in modo particolare quella che per me è fondamentale, la mia indipendenza economica, perché l'indipendenza economica è una condizione di libertà, non è un obiettivo finanziario, è un obiettivo di vita e chi non ha l'indipendenza economica vive in una forma di dipendenza invisibile e quindi rompere questo silenzio è un atto di emancipazione. Quindi io, voi siete tutti i ragazzi del quarto quinto anno del liceo, cioè qui non faccio neanche un discorso tra donne e uomini. Ricordatevi che la vostra indipendenza economica, che molto spesso è collegata ad un percorso di carriera, quindi ad una crescita culturale, ad un ad un percorso lavorativo e e quindi tutto quello che ne consegue è determinante perché è una condizione di libertà ed è determinante per il vostro per la vostra vita. Ehm, andiamo un po' più nel dettaglio di questa indipendenza economica e vorrei iniziare chiedendovi di immaginare una scena molto semplice e immaginate, ad esempio, di uscire con degli amici, comprare un libro oppure di scegliere l'università o anche solo di comprare un gelato. E immaginate che queste piccole cose che poi fanno parte della vita quotidiana, dobbiate ogni volta chiedere permesso a qualcuno. Magari questo qualcuno, tra l'altro, vi dice anche di amarvi, ma chi decide per voi? Cioè, magari voi volete andare all'università e questa persona che dice di amarvi dice "Ma perché devi lasciare magari per andare, non so, a Roma o andare a Bari per studiare? Ma rimani qui con me, eccetera." Ecco, diciamo che la violenza economica spesso inizia così, non fa rumore, non lascia lividi e per questo è una delle forme più subne di violenza di genere, ma può essere, diciamo, di genere sia maschile che femminile. Si infiltra nelle relazioni normali, anche in modo particolare nella vostra età e lentamente porta via una cosa molto preziosa, la libertà. E noi oggi siamo qui per
Imparare o per aiutarvi ad imparare, a riconoscerla, perché la libertà non si perde in un colpo, si perde, diciamo, di giorno in giorno e si perde un pezzo alla volta. Qualcuno di voi può pensare: "Ma queste sono cose di adulti?" No, sono cose, sono aspetti che riguardano anche voi.
La violenza economica può iniziare molto presto nelle prime relazioni affettive, come vi ha dimostrato lo psicologo o come vi ha dimostrato il magistrato nei rapporti di amicizia in famiglia. Può rappresentarsi come gelosia, come protezione, come consigli su come spendere o non spendere. Capirla oggi significa sapere come evitarla domani.
Ma cos'è davvero la violenza economica? È un insieme di comportamenti che tolgono a una persona la possibilità di decidere della propria vita attraverso il controllo del denaro o delle scelte economiche. È una violenza che limita la nostra libertà. Può essere controllare come spendi i tuoi soldi, farti chiedere il permesso per ogni acquisto, impedirti di lavorare o di studiare, prendere il tuo posto per gestire i propri risparmi, usare il denaro come punizione o come ricompensa, fare debiti o acquisti a tuo nome senza dirtelo.
Quindi è una cosa insidiosa che quasi mai inizia come un'imposizione. Ecco, badate bene questo aspetto. Si insidia nei comportamenti, anche nella quotidianità e non si manifesta mai come un'imposizione: "Tu devi fare questo". È qualcosa di più subdolo che si infila nella nostra vita. Molto spesso inizia come un gesto di premura o almeno sembra tale. Ehm, arriva piano piano perché spesso chi la subisce pensa di esagerare o si sente in colpa perché non lascia segni visibili, non ha parole forti, non è una minaccia, non è un urlo. E più che altro, certe volte inizia in modo appunto soffuso: "Ma io lo faccio per te, fidati". E questo aspetto viene ripetuto nel tempo e un giorno ti accorgi che non puoi più decidere nulla senza chiedere il permesso di un'altra persona.
Ma vediamo anche storie di ragazze o di che subiscono questo tipo di violenza. Ad esempio, facciamo il caso di una ragazza di 17 anni. Lui le propone di gestire la carta prepagata per aiutarla a risparmiare. All'inizio può sembrare un gesto carino. Dopo qualche settimana lei deve chiedere il permesso per comprare una felpa, oppure magari un gelato, oppure un libro. Quindi man mano questo, diciamo, gestione di questa carta prepagata che poteva sembrare un gesto carino del ragazzo che dice alla ragazza: "Ma no, guarda, ci penso io a gestirtela, così tu non hai problemi con i PIN, con tutti gli aspetti vari, eccetera". Ehm, sotto sotto diventa un meccanismo per controllare la persona, anche se lui o lei magari la chiama attenzione.
Possiamo fare un altro esempio. Una studentessa universitaria vuole fare un lavoro estivo. Il partner le dice: "Non serve, ci penso io, voglio che tu non sia stressata". Lei accetta per amore, ma dopo qualche mese dipende completamente da lui e quando la relazione finisce non sa da dove ricominciare, non ha soldi, non ha autonomia. Ecco, queste storie dimostrano che la violenza economica non appare mai come violenza, almeno all'inizio. Appare una forma di protezione, ma la protezione quando ti toglie autonomia non è protezione, è controllo.
C'è però un antidoto ed è molto più semplice di quanto si pensi: conoscere il valore del denaro e delle proprie scelte economiche. È per questo che ormai nelle scuole si sono, e questo è lo stato stabilito dalla legge, e qui rientriamo nel potere del legislatore di cercare di, di in qualche modo, di monitorare certi processi ehm non corretti o certi comportamenti non corretti. Diciamo, il legislatore interviene. Magari l'intervento del legislatore non è sempre efficace, però qualcosa il legislatore cerca di fare. E questo l'ha fatto attraverso l'obbligo per le scuole, specialmente le scuole ehm diciamo secondarie, quindi voi praticamente i licei, di inserire nell'ambito dei programmi di ehm educazione civica anche l'educazione finanziaria. Che non serve a diventare degli esperti di finanza, ma serve a qualcosa di più: a rendervi liberi. Perché, voglio dire, vi insegna l'educazione finanziaria a sapere come funziona un conto corrente in banca, come funziona una carta di credito, come funziona un prestito, cosa vuol dire lavorare, risparmiare, scegliere, riconoscere quando una decisione presa per te o quando diventa un tentativo di controllo. Sono strumenti per non dipendere totalmente da qualcuno, sia oggi che domani.
Quindi il consiglio o il suggerimento che vi do, visto che oggi mi è stato offerta questa opportunità di parlare davanti a questa bellissima platea di ragazzi, diciamo, prossimi ad accedere all'università. Penso che siete negli ultimi anni del liceo. Allora, innanzitutto fate, io quello che vi consiglio di fare è migliorare proprio l'approccio culturale a questi problemi. Cioè, dal discorso che oggi abbiamo fatto, sia la donna che l'uomo deve capire che nelle relazioni familiari, col proprio partner, con gli amici, bisogna cercare sempre e comunque di dimostrare di essere uomini e donne libere, libere di scegliere, libere di poter prendere delle decisioni, liberi di saper intraprendere una strada di crescita professionale. Quindi studiate, formatevi. Non è detto che dobbiate andare tutti necessariamente all'università, ma se volete fare altre scelte, fatele perché le sentite, perché ritenete che quello possa essere il modo per esprimere la propria dignità, la propria individualità, la propria capacità di essere uomini e donne.
Io credo che incontri come questi vi debbano dare o lasciare quantomeno un concetto importante. Voi sarete la, diciamo, noi lasciamo il testimone a voi, diventerete la generazione del domani che può diventare la classe dirigente di questo paese. E questo lo potete fare da ingegneri, da avvocati, da medici, ma lo potete fare anche come chef in un ristorante, aprendo un bar, come imprenditori, come artigiani, come coloro che amano dipingere, che vogliono esprimere la loro personalità attraverso il disegno, attraverso la cultura in generale. Ecco, cercate di capire, attraverso l'aiuto dei vostri professori, attraverso l'aiuto delle vostre famiglie, attraverso la partecipazione a dibattiti come questi, cosa volete del vostro futuro. E nel momento in cui capirete cosa volete del vostro futuro, cercate di portare avanti questo progetto di vita in maniera determinata, perché soltanto in questo modo voi riuscirete ad essere uomini e donne libere. Perché è importantissimo questo aspetto. Ed essendo uomini e donne libere potrete costruire una famiglia, perché la famiglia è importante, diciamo che dove ci sia un rapporto di coppia solido, libero e costruttivo per gli altri figli che verranno, dove potete portare un contributo importante nella società che verrà. Perché quello che ho fatto io, quello che ha fatto il professor Rella, quello che ha fatto la dottoressa Mignone, dottor Cimino, eccetera, è tutto sommato un percorso che oggi passiamo a voi, no, come testimoni di questo passaggio generazionale. Noi abbiamo fatto le nostre scelte, le abbiamo portate avanti con determinazione, magari abbiamo anche sofferto per le scelte che abbiamo fatto, però abbiamo avuto la possibilità di avere tutto sommato successo nel mondo del lavoro. Questo successo ci ha permesso di avere un'indipendenza economica, che è un aspetto importante di di questa di diciamo di un certo risultato professionale. Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci col nostro partner in maniera più libera, quindi senza quei vincoli e quei laccioli che creano una dipendenza. E abbiamo portato un contributo a questa società, alla società italiana, cioè nel senso che attraverso l'impegno di tutti noi nelle diverse professioni dove ci siamo, diciamo, posti in essere, abbiamo cercato di dare un contributo alla società italiana, a ognuno nel suo campo. E quindi io anche oggi sto cercando di dare un contributo nel mio piccolo a voi attraverso la mia esperienza sia personale ma sia anche professionale.
E qui voglio dare anche due altri, cioè non qui non parlo di violenza, voglio soltanto darvi qualche altro messaggio. Io oggi sono commissario Consob. Che cos'è la Consob? È un'autorità indipendente che vigila sui mercati finanziari. Ma qui parliamo di problemi che magari affronterete se andrete se vi iscrivete ad economia, a giurisprudenza o altro. Però voglio dirvi che come la Consob ha preparato degli opuscoletti tipo questo "Progetti Consob e Università" dove vi permette di avere dei link, delle informazioni che vi possono essere utili nel momento in cui vi iscriverete all'università, se vi iscriverete a una facoltà di carattere economico. Sappiate che si possono fare degli stage e tutto quanto. E che Consob, nel momento in cui, lo dico perché di là, insomma, è un discorso prematuro, ma per voi, ma è lo sappiatelo, se vi laureerete bene, perché in Consob ci sono persone molto skillate, molto preparate, potrete è un'altra strada per fare un concorso di grande qualità perché è come se fosse la Banca d'Italia. Voi sapete che la Banca d'Italia è una realtà molto prestigiosa e anche molto valida da un punto di vista economico. Ecco, Consob, interessandosi di una particolarità che sono quella dei mercati finanziari, praticamente può acquisire le, può, diciamo, tramite concorso aprirvi una strada di successo. Io a questo punto mi fermo, lascio la parola al professor Rella.
[applauso]
Allora ragazzi, siamo stati veramente fortunati tutti quanti perché gli interventi di oggi sono stati molto belli, molto utili e devo ammettere un profilo importantissimo in termini di utilità e anche di rarità sono proprio gli apporti di vita personali, quelli del commissario Alemanno, quelli della dottoressa Mignone, perché è quello che in fondo forse oggi manca di più. Perché io, come voi, posso avere un sacco di informazioni in internet, ci sono delle potenzialità mostruose, però quello che mi manca magari è proprio invece l'esperienza di vita e quella è irripetibile, cioè anche perché è vita vera, cioè non sono chiacchiere. Ora io avevo un'idea di intervento che però metto totalmente da parte, che non ha senso. Il materiale è talmente tanto, preferisco parlare un po' prendendo spunto da quello che è stato detto oggi. I primi, la prima videata, diciamo, che il dottor Cimino ha offerto con quello che stira e quello che lava, sembra casa mia. Se mi sente mia moglie mi ammazza, però effettivamente è così. Cioè, io meno male lavo i piatti, a volte stiro, anzi, se vogliamo sono io che l'ho insegnato a lei. Detto ciò, ehm, il punto qual è? Cos'è l'amore? Una domanda bellissima, una domanda per la quale veramente trovare una risposta è difficile, però forse possiamo individuare due temi, come dire, una sorta di due stelle polari, diciamo, da seguire. Uno qual è? È la libertà. Perché l'amore senza libertà non è amore e la libertà deve essere, attenzione, da un lato può essere intesa in senso egoistico, cioè la mia libertà di fare quello che voglio, però non è forse l'aspetto proprio più corretto. E l'altro è l'intelligenza, cioè bisogna gestire il rapporto con intelligenza. Intelligenza significa imparare a capire i bisogni dell'altro, però preservare anche i propri. Quindi è questo punto di equilibrio difficilissimo, ci vuole una vita per capirlo e forse alla fine non si capisce neanche dopo un'esistenza a due. Quindi attenzione: libertà e intelligenza. Intelligenza anche a captare, appunto, per tempo alcuni di quei segnali tossici di cui parlava il dottor Cimino e sono importantissimi. E, come diceva giustamente anche il commissario Alemanno, sono a volte sottilissimi. Attenzione, la violenza non c'ha sempre scritto "violenza". Cioè esistono forme molto sottili di violenza, molto subdole, mascherate da vittimismo. Allora tu intervieni per cercare di aiutare. Questo magari può essere sia dell'uomo che della donna, al di là appunto dello stilema, dello stereotipo. Ehm, chiaramente ho trovato una risposta che mi era venuta perché io avevo visto i questionari che vi aveva somministrato il dottor Cimino e vedevo che ce n'erano uno dedicato, appunto, alla figura paterna e uno dedicato alla figura materna. Devo dire la verità, inizialmente mi ero chiesto perché. Ho capito perché. Perché in effetti quando parliamo di violenza di genere e poi non solo, perché forse può essere limitante, conta molto lo schema da cui parto, cioè la matrice, l'aria che io ho respirato, ho respirato in casa e quella non è modificabile, ma ci si può lavorare, rielaborarla in maniera critica, cioè non per forza io devo essere come mio padre, anzi, tendenzialmente no. Esiste quello schema psicologico per cui io devo uccidere mio padre, no? In maniera, chiaramente parliamo metaforica. Ehm, chiaramente il punto qual è? Cioè, noi siamo portati a pensare che ogni volta che ci sia violenza, poi io possa fare denuncia e questo è un tema delicato perché la dottoressa Mignone vi ha parlato del Codice Rosso. È una specie di binario preferenziale su cui viaggiano. Considerate, in una Procura della Repubblica arrivano ogni giorno centinaia di notizie di reato che possono andare dalle più importanti dell'omicidio a una truffa, al furto, alla rapina, a una violenza sessuale. C'è di tutto. Quelli, appunto, che hanno ad oggetto determinati reati, quindi stalking, maltrattamenti in famiglia, viaggiano su questo binario, come dire, particolarmente veloce del Codice Rosso. Però tutto ha un limite, cioè nel senso, chiaramente il potere di intervento che ha una Procura della Repubblica, per quanto organizzata bene, per quanto siano numerosi o meno, come dire, le unità che ci lavorano, a un certo punto, io non riesco a gestirle tutte. Mi arrivano ogni giorno 100 denunce e un numero oggettivamente non gestibile al di là di quello che dice la legge. Allora, il punto qual è? Da un lato è vero, bisogna denunciare assolutamente sì, però vi dico, e non sarei onesto con me stesso se oggi non ve lo dicessi, io faccio l'avvocato, io sono abituato a vedere la verità da un lato e dall'altra. Cioè, si rivolge a me la vittima, si rivolge a me quello che è sotto processo per un reato di violenza sessuale. E non posso negare che oggettivamente ci sia una grossa quantità di denunce assolutamente infondate. Cioè, questa è una verità, perché sennò oggi ce la raccontiamo, però non vi dico la verità. Ci sono dei casi in cui una persona, sia esso uomo o donna, per le ragioni che a me rimangono ignote, però a un certo punto decide di mentire, cioè fa una denuncia sapendo che quello non è vero. Ecco perché, e questo è una regola fondamentale, ogni volta che noi ci misuriamo con problematiche di rilevanza penale, esiste un principio che è scritto in Costituzione che è la presunzione di innocenza. Cos'è? Anche qui non è solo un dato giuridico, è culturale. Cioè, quando voi leggete su un giornale che quel soggetto adesso è sotto processo per il reato X, che sia di genere, violenza, quello che è, voi dovete fermare quell'istinto che vi parte dentro. L'idea di dargli all'untore è lui. Ah, che bestia! Che c'ha la faccia da cane, è stato lui. Gu, c'ha proprio scritto che è un violento. Dovete arrestare questo pensiero che è un pensiero tribale, antico, ma che deve essere per forza di cose tenuto a briglia dalla ragione. Cioè, dovete esercitare con pazienza l'idea del controfattuale: "Ma se non fosse così?". Questa è una regola proprio come dire di igiene civica, cioè lo stare insieme passa dal processo penale, ma passa anche dalla presunzione di innocenza. Quindi questo non lo dovete mai dimenticare, altrimenti si rischia poi di disegnarci un'idea anche rispetto alla violenza di genere, no? L'uomo figlio del patriarcato, che è una parte della verità. Però io ho visto tante donne terribili, oggettivamente. Cioè, io ho visto nella mia professione, al di là della vita privata, ma nella mia professione io ho visto donne terribili che effettivamente hanno, ehm, come dire, esercitato forme di violenza fortissime. E purtroppo devo dire la verità, sempre perché altrimenti io oggi non vado a casa sereno, a volte da parte delle Procure della Repubblica ho registrato una certa ritrosia, una certa fatica ad accettare che l'uomo possa essere vittima di determinati reati. Ed ecco perché a me non piace il concetto di femminicidio, cioè come se fosse una sostanza diversa dall'omicidio. In questo la grandezza del mondo greco-romano. Loro avevano tre parole essenziali, anche di più, però almeno tre. Una era la donna, no? Guné. Donna e si dice Ghunet. L'uomo maschio che è Aer, Andros. Ecco perché io vado dall'andrologo a farmi curare se ho un problema alle parti basse, non vado dall'antropologo perché invece antropos è l'essere umano al di là dell'uomo e della donna. Noi ci siamo un pochino appiattiti su questa storia dell'uomo-donna binario che oggettivamente, secondo me, tra un po' di anni ci renderemo conto forse di essere scivolati in un'epoca buia da questo punto di vista. Che non significa negare il problema, significa approcciarlo con lucidità. Quindi fuori dalla diatriba giornalistica, da quella che è la notizia, perché è chiaro il caso eclatante, attenzione, non che una donna non possa uccidere un uomo in maniera violenta, dico, esiste in natura questa possibilità. L'ombroso, che è stato uno dei grandi criminologi, era quello che guardando il cranio della dottoressa Mignone, come dire, dava un'idea se fosse propensa o no al delitto in base a come uno era fatto, le fossette, gli occhi incavati o no. L'ombroso scrisse questo libro fenomenale che era "L'uomo criminale", in cui appunto dava tutta una serie di sue idee biologiche per capire se quell'uomo fosse propenso al delitto. Scrisse anche un libro uguale e si chiamava "La donna criminale", un po' meno noto, dove essenzialmente individuava le tipologie tipiche di donna criminale e fra queste la donna che uccide era la venefica, cioè l'avvelenatrice, perché quello era ritenuto l'uomo, il metodo classico più subdolo in cui la donna uccideva l'uomo, tendenzialmente o la rivale. Ma al netto di questo, quindi, è chiaro che anche la donna può uccidere in maniera violenta, ma la statistica ci dice che tendenzialmente l'omicidio violento, quando, come dire, le due persone coinvolte sono di sesso diverso, il ruolo di assassino è statisticamente più in capo all'uomo. Ma siccome si parlava di violenza e abbiamo capito quante forme e quante sfaccettature diverse abbia, quante forme sottilissime abbia la violenza, capiamo che quel tipo di violenza può essere tranquillamente posto in essere e dall'uomo e dalla donna. Quindi io uscirei un attimo mentalmente, cercherei di liberarmi da questo problema binario della violenza di genere.
E veniamo in ultima a una novità. Ieri o l'altro ieri è stato approvato, mi pare, alla Camera, che poi passerà alla lettura del Senato, la nuova, diciamo, una riscrittura del reato di violenza sessuale. E la nuova violenza sessuale introduce, mentre prima parlava soltanto, cioè c'era violenza sessuale quando un soggetto, come dire, poneva in essere degli atti sessuali con violenza o minaccia, che sono due concetti, diciamo, abbastanza chiari, facili da capire. La nuova versione parla invece di: ci deve essere, è necessario che ci sia un consenso attuale e...
>> Immediato.
>> No, attuale, libero.
>> Libero e attuale.
>> Libero e attuale.
>> Allora, capiamoci, è naturale, cioè questo è, come dire, un preambolo, cioè ci deve essere per forza la libertà del consenso. Nel momento in cui però io lo metto in una norma di legge, significa che il giudice per condannare deve accertare, cioè o meglio, per assolvere a questo punto, per costruire negativo, per assolvere un soggetto che viene accusato di aver, fate voi, un atto sessuale, quale che sia, a carico di un'altra persona, deve aver, deve poter dimostrare che c'è stato un consenso libero e attuale. La faccenda è un po' complicata, cioè nel senso, almeno io ormai, per carità, sono vicende che risalgono per forza di cose al mio vissuto di un po' di anni fa. Sono sposato da 15 anni, insomma, però mi ricordo più ancora, me lo ricordo, insomma, come sono iniziati i primi approcci con mia moglie o con chi c'è stato prima di lei, cioè, insomma, a volte sono stati atti abbastanza repentini, cioè inizi con un bacio a stampo, ti sembra che sia il momento, a volte poi magari sbagli. Ma diventa veramente una faccenda complicata, cioè poter dimostrare il consenso attuale e libero. Mi faccio firmare una liberatoria prima? Facciamo un selfie in quel momento? "Sei d'accordo se ti bacio?". Cioè, non lo so, mi interrogo su quali possano essere le soluzioni, però vedremo. Per ad oggi non è ancora legge, diciamo, e però è probabile che lo sia. E in questo, ecco perché l'importanza dell'educazione a una relazione, come dire, libera e consapevole, a cui faceva riferimento il dottor Cimino. Non può arrivare a tutto il diritto penale, è impossibile. Lo strumento del processo penale è uno strumento, è un elefante in una cristalleria, cioè quando arriva fa piazza pulita di un sacco di cose. È uno strumento costoso per lo Stato, non è neanche un bisturi, è un'ascia, cioè il processo penale è proprio una cosa, per certi aspetti rimane ancora parente dell'ordalia, cioè il giudizio di Dio. E è una cosa grossa, come dicono a Napoli. Allora, il punto qual è? L'unico modo è l'autoconsapevolezza, cioè soltanto noi possiamo essere sentinelle di noi stessi, non c'è un'alternativa valida. Poi nei casi limite facciamo intervenire lo Stato con lo strumento del diritto penale, ma gli unici, i primi, come dire, a poter tutelare noi stessi siamo noi stessi. Non c'è altra, non c'è altra alternativa. Con questo pensiero vi volevo lasciare. Non so se qualcuno di voi è da aggiungere altro, sennò lasciamo a domande.
Esatto. Lasciamo alle domande dei ragazzi.
[applauso]
Io mi chiedo quando... Dai, dai, dai. Sì, sì, prego, prego.
>> No, mi mi dicono di rompere il ghiaccio, lo faccio spesso, però non vorrei essere inopportuno. Sono un po' preoccupato per la percentuale, sebbene sia molto parziale, mi è parso di capire, 50 questionari, 26-24, quindi abbastanza indicativo, però ecco, quelle percentuali mi hanno un po' lasciato, insomma, perplesso, mi sembrano un po' elevate e non lo so e mi preoccupano un po'. Mi preoccupano quelle che abbiamo visto proiettare all'inizio, la accettazione di certe situazioni, no, che sono aberranti, diciamolo. E la domanda è questa: Più o meno come siamo messi? Anche se, ripeto, il dato è parziale, è nella media, nella norma, oppure se dovesse rimanere su quelle percentuali, no, la l'accettazione di certe situazioni, no, che sono aberranti, diciamolo, eh, come siamo messi, ecco, per quanto riguarda? E poi all'avvocato, ecco, questa questa ecco il consenso libero, libero e attuale, anche alla dottoressa, ecco, questa approvazione della legge, appunto, alla Camera due giorni fa, se è un passo avanti, perché io da cittadino, da cittadino vorrei capire, no, se è un passo avanti oppure è un ulteriore meccanismo che crea, in un processo già complicato di suo e con una riforma alle porte, la riforma della giustizia, con una serie di, no, di cambiamenti che riguarderanno poi la separazione eventualmente delle carriere ed altre norme che avranno poi, insomma, attenzione per quanto riguarderà un referendum confermativo. Altro momento di attenzione da parte di noi cittadini, cioè non si finisce mai di studiare qua, diventeremo tutti avvocati, diventeremo fra poco. E quindi, insomma, se è un passo avanti oppure non so, ditemi voi. Ecco, grazie.
[applauso]
>> Come lo rompe lui il ghiaccio, non lo rompe nessuno. Eh, complimenti. Allora, la numerosità campionaria è un aspetto da tenere in considerazione. Eh, per avere validità sul piano statistico, i risultati devono essere accompagnati da un alto numero di osservazioni. Ad ogni modo, qui emerge comunque effettivamente una percentuale che, secondo me, non è molto lontana da ciò che accade, quindi riflette comunque un po' un andamento che è riscontrabile ai giorni nostri. Quindi io confido sempre sulla possibilità di raccogliere ulteriori dati, quindi vi esorto a contribuire a questi risultati in maniera tale da avere anche probabilmente qualcosa di più attendibile anche sul piano poi statistico. Ehm, è preoccupante, sono d'accordo. Basta effettivamente riflettere su quanto anche in un liceo, comunque un luogo di cultura dove stiamo parlando di ragazzi giovani, siano già così tanto influenzati da alcuni miti, false credenze sulla violenza che in realtà, insomma, fanno pensare che già sia entrato in atto un meccanismo che probabilmente va eradicato a questo punto. E quindi questo ci dice che forse dobbiamo cominciare ancora prima, cioè qui da probabilmente dalla scuola primaria bisognerebbe cominciare. D'accordo anche sull'educazione ambientale. Sì, sì, sì, sì.
>> Lascio la parola al collega.
Allora, noi adesso rispondiamo al professore, poi mi suggeriva il coordinatore che forse è meglio prendere tutte le domande e dopo rispondiamo. Però le rispondo subito sulla, visto che le ha risposto il dottore, rispondo anch'io sulla violenza sessuale. Allora, è un bene o un male? Quello che ho cercato, ma penso anche di comune pensiero con l'avvocato, è che non ci può essere solo una risposta penale, nel senso che le fattispecie, come devo dire, il reato penale deve essere ben tipizzato, cioè il soggetto deve sapere di che cosa deve rispondere e la norma deve essere chiara e la condotta descritta deve essere tale da poter essere facilmente individuata. Allora, parliamo di esempi. Innanzitutto, se mi prestate un attimo di attenzione, 2 secondi solo. Com'era prima e come adesso. Il reato di violenza sessuale prima era: "Chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali". Quindi chiunque con violenza, minaccia. Oggi com'è cambiato? "Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un'altra persona senza il consenso libero e attuale di quest'ultima". Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o subire atti sessuali e poi ripete con violenza, minaccia, eccetera. Allora, qual è il problema? Si cerca di ricondurre al reato tutti i casi in cui, discoteca, abuso di sostanze, spritz, eccetera, approfitto di questa situazione, ti porto in macchina, ti porto a casa, eccetera, e subisci l'atto sessuale, ma tu non sei perfettamente consapevole, cioè sei talmente tanto obnubilata da quello che hai assunto, da quello che ti ho fatto assumere che non stai capendo che stai avendo. Infatti poi le ritroviamo fuori dalle discoteche distrutte, strafatte, eccetera, senza slip, molto spesso quando hanno subito una violenza sessuale e diciamo stordite che si recano. Ecco, questo. Però è difficile. È difficile. Poi, ecco perché parlavo pure del femminicidio, si chiama "delitto specifico". È difficile provare che hai ucciso una donna non perché ti stava antipatica, come devo dire, non per un rapporto individuale, ma perché donna. Ecco perché dicevo, se è una categoria giusta, antropologica, criminologica, è difficile provare, così come è difficile provare il consenso attuale. Se ho bevuto due spritz, io che sono abituata a bere spritz, voglio dire, riesco comunque a conservare la mia identità. L'altra può dire: "Eh, ma io con due spritz me ne sono andata e il mio consenso non è". Quindi c'è un attimo di incertezza. Ecco perché ritorniamo a noi, non tutto, non a fronte di quello che si ritiene essere un fenomeno emergenziale, che emergenziale non è, perché ritorniamo agli stereotipi, non si può sempre rispondere con "inasprimiamo le pene". Anche perché, anche perché molto spesso quelli che vanno ad ammazzare la compagna che si è, che loro nel loro cervellino ritengono essersi ribellata, non accettano la sua capacità di autodeterminarsi, poi si suicidano. Abbiamo il 40% di soggetti che ammazzano e poi si suicidano. Allora, che ne asprisci la pena, che crei nuove fattispecie di reato, non dico che non ci debbano essere, però cerchiamo di capire perché. Cerchiamo di capire qual è la risposta giusta. E la risposta giusta è dotare i ragazzi della capacità di discernere, di capire, di avere un determinato senso, formazione, come dice il dottore. Spero di aver risposto.
[applauso]
Buongiorno, sono Francesco Giannelli della quarta A e molti giovani tendono a normalizzare forme di gelosia come il controllo del telefono o password condivise, definendo questi gesti come prove d'amore. Volevo chiedervi, ehm, quale potrebbe essere un messaggio forte, chiaro da portare nelle scuole affinché gli studenti capiscano che queste non sono forme d'amore. Comunque l'amore non dovrebbe controllare. Grazie.
Andiamo avanti. No, tutte.
>> Le facciamo, almeno ne facciamo quattro o cinque.
>> Sto segnando io.
>> O tre o quattro.
>> Buongiorno, sono Benedetta Accogli di quarta A e la mia domanda parte da un'osservazione. Infatti, comunque noi viviamo in un contesto sociale dove le catene invisibili sono spesso culturali prima ancora che psicologiche o giuridiche. E quindi volevo chiedere qual è secondo voi la competenza tra quelle emotive, finanziarie o altre più urgente da insegnare a noi ragazzi, a noi studenti per renderci realmente liberi. Grazie.
>> Bella questa domanda.
>> Io le dovrò rispondere.
>> Buongiorno, io sono Michela Coppola della Quinta B. Sappiamo che provare una violenza psicologica o economica è molto difficile. Quindi io volevo chiedervi, in particolare alla procuratrice, secondo lei quali sono le innovazioni normative o probatorie che possiamo mettere in atto per aumentare la tutela verso la vittima? In particolare se le uniche prove di cui si ha a disposizione sono digitali o indirette. Grazie.
>> Buongiorno, sono Maria Vittoria Petrachi della Quinta B. Con le nuove tecnologie abbiamo un altro tipo di prove, le prove digitali che sono le chat, i messaggi, le chiamate vocali. Ma in che modo la strategia difensiva si pone riguardo a queste prove, quindi che sono spesso abbondanti, ma potrebbero essere anche ambigue. Grazie. È sua.
>> Buongiorno, sono... Fermo un attimo.
>> Ci fermiamo un attimo. È rimasta solo lei?
>> No, fermiamoci per le risposte, poi continuiamo.
>> Io dimenticato.
>> Allora, vado.
>> Qual era la prima? Tu l'hai preso. Dunque, il controllo, la gelosia è una forma d'amore, l'avevi già accennato.
>> Allora, l'amore si basa su un presupposto che è la fiducia, che contrasta sostanzialmente con quello che diceva prima, non so chi, uno di voi, della condivisione, ad esempio, della password. Cioè, quello non è fidarsi dell'altro, non è che io mi fido di te perché ti do la mia password. Cioè, viene fuori un qualcosa di abbastanza distorto. Il discorso dovrebbe essere: "Ti fidi di me, nonostante io abbia una sfera privata che non condivido con te, una sfera mia personale che ho il diritto di coltivare in autonomia anche in assenza di te". Quindi, nel momento in cui il partner o la partner ci chiede: "E fammi vedere il telefono, altrimenti non mi ami, altrimenti mi tradisci", quella ehm diventa una mera forma di controllo che va a soddisfare più un bisogno egoistico di abbassare uno stato d'ansia, un'insicurezza, più che viverci tutto insieme così come farebbe una coppia. Non dobbiamo pensare, correre l'errore di pensare che dobbiamo condividere tutto con l'altro. Abbiamo diritto a essere individui a sestanti che hanno dignità di essere su questa terra a prescindere da chi abbiamo accanto. E questo ci garantisce anche la possibilità di forse superare anche meglio eventuali separazioni perché abbiamo un senso a prescindere dall'altro. E quindi condividere tutto, amici, posti, interessi, secondo me è un male più che un bene. Va bene anche condividere delle cose insieme, ma non deve essere mai totalizzante la cosa.
>> La seconda è sempre qua.
>> Quali competenze? Quali competenze per poter affrontare le risposte alla vulnerabilità? Cioè psicologo, magistrato, che competenza si richiede nell'approccio? No,
>> Era così la domanda.
>> Io era, diciamo, queste catene invisibili, cioè che limitano la libertà. Qual è la più urgente da affrontare? Allora, sostanzialmente forse non c'è una scaletta, una gerarchia da tenere in considerazione. Allora, tutte le varie forme di violenza ehm fanno capo comunque, ripeto, a un atteggiamento aggressivo, violento, che va combattuto su tutti i fronti. Quindi è inutile dire: "Non mi picchia, però mantiene lui il controllo delle mie finanze", piuttosto che: "Vabbè, non mi denigra, però ogni tanto qualche schiaffo parte". Cioè, non avrebbe senso in realtà. Quindi dovete comunque tenere in considerazione che qualsiasi forma di violenza è comunque da condannare. Quindi, per tutelarvi, abbiamo detto che la strada probabilmente principale da seguire è quella della prevenzione, dell'educazione, della conoscenza di determinate dinamiche e poi anche la capacità di saper chiedere aiuto, rivolgersi nei casi in cui doveste trovarvi in situazioni di questo tipo a persone che possano effettivamente darvi una mano.
>> Ok? La prossima dovrebbe essere la mia. Violenza, quelle più subdole, no? Violenza psicologica, economica, come aumentare la tutela. È giusta questa domanda? Allora, un duplice ordine di risposte. Innanzitutto bisogna abituare a riconoscere la violenza più subdola, perché quelle delle mazzate penso che la riconoscano tutte e al primo accenno di schiaffo, vi prego, parlatene, parlatene con la docente, parlatene col prete, parlatene con la mamma. Parlatene perché non si schiaffeggia per amore. Quella la riconosciamo, quella psicologica economica più sotterranea, più subdola. Da un lato dobbiamo imparare a riconoscerla. Ed è quello che vi ho detto all'università, mi avevano insegnato a casa, non solo insegnare a casa, tutte le fonti da cui potete attingere, anche il colloquio di oggi, vi deve servire a dire: "Ma questa cosa è giusta? Mi fermo a riflettere. Se costui mi dice: 'Come stai vestita male, non mi piace questa che ti sei messo perché gli altri ti guardano. Io non voglio che ti guardino, ti devo guardare solo io', psicologicamente ti sto creando una dipendenza". Bisogna abituarsi a riconoscere, fermarsi a pensare. Dall'altro tutela, come dicevamo, risposte adeguate con la creazione di una rete, cioè nel momento in cui una riconosce il fenomeno deve avere degli enti, delle istituzioni, delle persone a cui potersi rivolgere per avere tutela. Quindi la rete, quello che non ha funzionato nei casi che vi abbiamo citato, non si è creata la rete, non c'è stata una risposta adeguata. Passo all'avvocato.
[applauso]
>> Allora, c'era una domanda interessante, dice: "Come si può provare la violenza?". Allora, da questo punto di vista dovete sapere una cosa, ehm, in questo tipo di processi, soprattutto più che in altri, cioè per questo tipo di reati che di solito vengono commessi a due, no? Cioè, tendenzialmente non ci sono testimoni per una violenza sessuale, salvo rari casi, però insomma, è determinante la parola della persona offesa, cioè anche da sola. E questo è uno strumento pericolosissimo da un certo punto di vista che va usato con grande, come dire, attenzione da parte poi del giudicante, però anche soltanto la parola della persona offesa è sufficiente a provare la violenza sessuale. Chiaro che se ci sono elementi ulteriori, una videoregistrazione, una chat, come ormai effettivamente diceva la vostra collega Petrachi, è frequentissimo, cioè le chat fanno parte della nostra vita e testimoniano in maniera puntuale l'evolversi di un rapporto. Ovviamente sono prova a tutti gli effetti, cioè se acquisite, vabbè, con determinate metodiche si chiama per, diciamo, un'estrapolazione forense, una copia forense, diciamo, di questi dati. Però sono prove a tutti gli effetti e sono usate spessissimo o per avvalorare una denuncia di violenza o anche invece in chiave difensiva, perché magari io da lì riesco ad avere degli elementi utili per dimostrare che le cose non stanno così come sono state raccontate nella denuncia. Quindi sono assolutamente prove e sono prove oggi, come dire, centrali in qualunque processo per questo tipo di reati. Passo il microfono.
>> Allora, io volevo fare un dare, non dico dare una risposta, però comunque lanciare un campanello d'allarme e sempre collegato alla violenza economica, sulle truffe economiche. Voi siete frequentatori di social, quindi siete smanettate, come si suol dire, molto meglio di me. Eh, e quindi l'aspetto che volevo mettere in evidenza e sul quale vorrei richiamare la vostra attenzione, quindi anche suonare un campanello d'allarme è il seguente: su internet o anche sui vostri cellulari, molto spesso arrivano dei messaggi in cui ti dicono: "Se hai dei risparmi, posso io in qualche modo gestirli". O addirittura, fatti con l'intelligenza artificiale, ci sono dei personaggi pubblici importanti, attori, registi, personaggi politici e tutto quanto che raccontano che, ad esempio, avendo fatto un certo tipo di operazione hanno guadagnato un sacco di soldi, ma basta ad esempio mettere pochi soldi che io nel giro di una settimana te ne faccio, ti faccio triplicare, quantuplicare la redditività di questi soldi. Ecco, state molto attenti perché queste sono truffe, vere e proprie truffe che dovrebbero essere denunciate alla polizia postale, a Consob, a Banca d'Italia, insomma, nelle varie istituzioni preposte al controllo di queste realtà. Eh, per quanto ci riguarda, noi cerchiamo di oscurare i siti che propongono praticamente queste modalità di finanziamento, per che riguardano tanto gli adulti quanto i giovani e tutto quanto. Quindi state molto attenti su questo aspetto. Quindi i social possono essere un meccanismo per violentare, no, la personalità di una persona perché la possono indurre in errore o in, o strumentalizzare in qualche modo la, magari un piccolo risparmio che avete, magari il regalo di Natale, il regalo della nonna, il regalo che è stato fatto, non so, per un esame che è andato bene o per il compleanno, per quella, per qualunque avvenimento, dove le famiglie molto spesso, specialmente quando i ragazzi diventano più adulti, non sanno più che cosa regalare, preferiscono dare una piccola somma di denaro. Ecco, magari potrebbe succedere che questa piccola somma di denaro voi, per questa piccola somma di denaro, voi cadiate in qualche strumentalizzazione sollecitata dai social, sulla quale vi induco proprio a riflettere di tenerle assolutamente lontane. Se anche avete €50 e volete in qualche modo investirla, andate in una banca, in un ufficio postale, cercate di innanzitutto, il risparmio è un aspetto importante, ma comunque andate da soggetti professionali e professionisti di questo mondo e cercate di avere sempre un rapporto diretto, non mediato da social, perché queste sono situazioni che potremmo anche allargarle al termine di violenza, ma che comunque possono in qualche modo limitare la vostra libertà.
[applauso]
Allora, le sollecitazioni ovviamente sono tante, sono suggestioni, ce ne sono state tante, però dobbiamo concludere per motivi anche organizzativi, scolastici. Hanno degli altri corsi, ragazzi, quindi devono andar via. E un ringraziamento però è doveroso perché queste catene ci sono, sappiamo che sono robuste, però forse da oggi sono un po' più visibili e spero che il messaggio, sicuramente il messaggio è passato. Noi dobbiamo ringraziare questi professionisti, soprattutto per la loro umanità e perché ci hanno fatto capire, ragazzi, che esistono delle persone in grado di aiutarci. Questo penso che sia l'insegnamento, il messaggio più prezioso di oggi. Sappiamo che c'è qualcuno a cui potersi rivolgere. E rinnovo l'invito che forse ha fatto già il dottor Cimmino, circa la compilazione del questionario che vi è stato inviato. È importante, è importante riuscire a mappare quelle che sono le difficoltà per agire quanto più in fretta, in maniera efficace. Ringrazio quindi il dottor Cimmino, la dottoressa Mignone, l'avvocato Rella e la dottoressa Alemanno per questo tempo così prezioso che ci hanno donato. Grazie a tutti.
[applauso]
Mi dispiace, avremo... No.