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Creare lavoro per l’economia circolare

Trentino Sviluppo51:31

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Buon pomeriggio e benvenuti all'evento "Creare lavoro per l'economia circolare", organizzato da Trentino Sviluppo, l'agenzia di sviluppo territoriale, la Provincia Autonoma di Trento, da Terra Institut, la società di consulting della rivista Materia Rinnovabile.

Io sono Emanuele Bompan, sono il direttore della rivista internazionale di economia circolare Materia Rinnovabile e autore del libro "Che cos'è l'economia circolare". Sarò sia speaker che conduttore di questo evento di oggi, che si pone l'obiettivo di capire come sta accelerando la transizione verso l'economia circolare, come sta cambiando il mondo del lavoro, come sta cambiando il mondo dell'impresa che intende sempre di più incorporare nella propria visione di sviluppo aziendale questa visione di un modo di fare economia.

Cercheremo di capire quali sono le competenze, soprattutto, che diventeranno chiave nei prossimi anni nel mondo del lavoro. E lo facciamo in compagnia di un panel di grande rilievo. Abbiamo con noi Daniele Fano, che è coordinatore del comitato scientifico di Randstad Research Italia; Marco Gisotti, giornalista e esperto di comunicazione del Ministero della Transizione Ecologica e autore del libro "100 Green Jobs per trovare lavoro"; Emanuela Vedovati, consulente di sostenibilità per Terra Institut, che presenterà anche un'importante iniziativa che si chiama "Circolare Thinking".

Infatti, questo evento fa parte di un ciclo di conferenze di eventi che porteranno a settembre all'inizio del corso di formazione professionale "Circolare Thinking", appunto, che avrà luogo a Progetto Manifattura in Trentino e che è una scuola che insegna alle aziende e professionisti le tecniche per ripensare in modo circolare i processi produttivi. Il corso, che sarà in presenza, si spera ovviamente, in calendario in autunno, dal 17 settembre al 18, al 10 di ottobre 2021.

Naturalmente, cerchiamo però di partire da un punto: che cos'è l'economia circolare? Ovviamente, io ho scritto un libricino proprio che cerca di spiegare questo concetto estremamente semplice da un lato e complesso dall'altro. Semplice perché nasce in opposizione a un modo di fare economia che possiamo definire lineare, ovvero un'economia che estrae, estrae materia prima, che estrae materiali, energia, la consuma e la dismette senza badare gli impatti degli scarti, siano esse emissioni di CO2 in atmosfera, rifiuti plastici negli oceani, o nel suolo, oppure anche semplici scarti che vengono buttati quotidianamente nelle pattumiere di tutte le case di noi italiani.

Ecco, l'economia circolare nasce in antitesi a questo sviluppo. Pensa innanzitutto, da un lato, come ridurre la quantità di materiale, di materia organica e inorganica che preleviamo. Pensa a far durare il più a lungo e a condividere i prodotti che consumiamo quotidianamente per massimizzare, da un lato, il tempo di vita e dall'altro il valore d'uso dei nostri oggetti. E infine, pensa al fine vita di questi prodotti, immaginando già futuri cicli di vita, quindi riutilizzando componenti, riciclando materiali, riutilizzando in maniera creativa o in maniera industriale, dettante i tanti oggetti, tanti materiali che ogni giorno quotidianamente buttiamo, dalla plastica, la gomma, fino a, ovviamente, addirittura composti chimici, ma anche oggetti interi che possono essere riutilizzati, oppure possono essere composti in parte, scomposti in parti e riutilizzate le singole parti.

In questo sistema è un'economia di tipo rigenerativo, un'economia che va a soddisfare quello che è una crescente richiesta di benessere e di sviluppo, ma senza impattare sulle risorse della terra. Sappiamo che consumiamo sempre più risorse del nostro pianeta. Molto presto ci sarà l'Overshoot Day a livello mondiale, ovvero il giorno in cui superiamo il budget di servizi e di risorse che la terra ha messo a nostra disposizione e che ogni anno arriva sempre prima. Noi, ovviamente, dovremmo completare questo, come dire, esaurire questo budget il 31 dicembre. Purtroppo, oggi arriviamo all'incirca ad agosto e per l'Italia, per i paesi più sviluppati, questa data si raggiunge sempre prima. L'abbiamo recentemente superato nel nostro paese.

L'economia circolare, però, anche un'opportunità di tipo strategico. Paesi come l'Italia, che sono poveri di materie prime, necessitano sempre di più di poter usufruire di materie prime seconde, e quindi quello che è la risultanza del riciclo, ma hanno bisogno sempre di più di ridurre la dipendenza da filiere importanti che importano materiali dall'estero, che importano numerosi prodotti dall'estero. È una strategia che ripensa la nostra economia e la rende più resistente, che mette le aziende in grado di poter pianificare sul lungo termine in modo migliore l'approvvigionamento alle risorse che sono necessarie per la produzione di oggetti, la produzione di componenti e di materiali che servono poi ad altre persone o ad altre aziende.

Lo vediamo che sta diventando una transizione sempre più necessaria a livello internazionale. Innanzitutto in Europa, in Europa, dove la Commissione Europea ha fatto dell'economia circolare una priorità assoluta dello sviluppo economico dell'Unione. Lo abbiamo visto con il Green Deal e lo abbiamo visto con l'importante lavoro fatto sul pacchetto per l'economia circolare, e ancora oggi con tutta una serie di nuove norme che stanno per arrivare dalla Commissione che spingono proprio per questa transizione circolare. Ma lo vediamo anche in Cina, una grande nazione industriale che, ovviamente, sul recupero di materie di scarto e su una industria sempre più attenta a questi principi, si gioca il proprio futuro. E anche gli Stati Uniti, grandi corporation dalla Coca-Cola a Google, passando per colossi anche dell'industria pesante come il nostro Krugman, o aziende del food come Unilever, hanno adottato e stanno sempre di più adottando politiche di economia circolare al loro interno.

Quindi vediamo che è una transizione oggi inevitabile, che è un movimento guidato dai mercati e guidato dalle grandi imprese, non certo solo dell'ambientalismo, quindi solo da quei ricercatori, da quelle menti che hanno lavorato, ovviamente, per decenni per ripensare la nostra economia in ottica post-lineare, quindi in ottica circolare. E quindi è una transizione che vediamo sempre di più diffusa, che coinvolge sempre di più le imprese. Imprese che, però, spesso faticano a trovare persone competenti per gestire questa transizione, a trovare chimici, a trovare designer, a trovare ingegneri gestionali, a trovare anche manager che abbiano le competenze per traghettare un sistema di produzione da lineare a quello circolare. C'è molta risorsa messa in campo anche dalla finanza in questo senso, che sempre di più investono su imprese che hanno la circolarità al loro interno. Sono grandi banche come Banca Intesa che hanno creato delle proprie plafon miliardari per investire in startup e in grandi aziende che hanno questi principi.

E quindi, ecco, il punto di oggi, il punto di questo incontro, proprio capire quali sono queste professioni, quali sono le figure necessarie per attivare, realizzare questa transizione, come possiamo formare le, anche qual è il ruolo del mondo dell'istruzione, ma anche del mondo della formazione privata, e qual è anche il ruolo dal punto di vista della ricerca per capire effettivamente quanti e quali figure serviranno in questi nuovi settori emergenti.

Ho visto che è arrivato con noi Marco Gisotti, che è autore di un bellissimo libro pubblicato da Edizioni Ambiente. Benvenuto Marco. Il titolo del libro è "100 Green Jobs per trovare lavoro", che è una delle più complete guide legate all'occupazione della sostenibilità. Ecco, ce la sta mostrando in questo momento sullo schermo. È un libro che, se non sbaglio, ormai è alla terza edizione, è giusto?

Sì, è arrivato alla terza, terza versione di questo testo, che so che è compratissimo, soprattutto da chi entra nel mondo del lavoro, sta per entrare o sta entrando nel mondo del lavoro. Marco, ecco, darci un po' una mappatura di quali sono questi green jobs, nello specifico legati all'economia circolare.

La prima cosa che mi viene da dire è che tu dicevi che questa è la terza edizione del libro ed è vero, cioè nel senso che la terza, non la terza ristampa, la terza edizione, dopo la prima avvenuta ormai undici anni fa. E il mercato del lavoro verde è cambiato tanto. All'epoca noi descrivevamo delle figure che ritenevamo necessarie, ma chissà se non avevamo dati se il mercato ci fosse effettivamente o no. Oggi, invece, nella nuova versione, descriviamo quelle figure che veramente il mercato ricerca. Ma la cosa che trovo ancora più straordinaria, ripeto, come facciamo a sapere che ci sono queste figure? Chiaramente, noi abbiamo analizzato i dati che vengono raccolti dal sistema informativo e che il sistema informativo delle Camere di Commercio, che su base mensile e provinciale, ha un rilevamento piuttosto capillare dei fabbisogni delle imprese, sia delle imprese green che di quelle non green.

Perché questa, secondo me, è la grande rivoluzione. Dico sempre che è un indicatore indiretto di quanto sta, di quanto si stia "verdiizzando" il paese, nel senso che lo vede, Filippo, descriviamo le cento figure più richieste e poi, a sorpresa, fra le cento figure più richieste, al secondo posto c'è il cuoco. E uno dice: "Ma il cuoco? Che c'entra con la transizione energetica, con la transizione ecologica?". Quello che sta accadendo è che oggi il 79,3%, diciamolo, l'80%, l'80% di tutte le professioni ricercate sul mercato del lavoro devono avere competenze green. Eco, per competenze green si intende una capacità, una conoscenza, un saper fare, luci a sull'efficienza energetica, sia sull'uso sostenibile delle risorse in generale, quindi una sostenibilità a tutto tondo. Con le professioni, questa competenza specifica, immaginiamo alle figure professionali nel campo energetico, la figura dell'Energy Manager, che è una figura obbligatoria per chi voglia accedere a presenti e finanziamenti, abbia bisogno di alcuni tipi di certificazioni. Però è anche vero, appunto, il cuoco, ma questo vorrebbe dire per tantissime professioni, anche e anche dal punto di vista delle professioni più, come dire, un tempo meno considerate, meno nobili, ma che non lo sono, e che oggi acquisiscono importanza, come per esempio lo stesso sarto, il calzolaio, tutte quelle professioni di riparatori, rigeneratori, come le definisce l'ISTAT.

Qui c'è proprio la rivoluzione. Quando mi dicevi "rivoluzione dal basso", un indicatore indiretto, perché noi sappiamo che in Italia un'impresa su quattro è un'impresa green, cioè un'impresa che ha accolto dentro di sé meccanismi dell'economia circolare, che ha migliorato l'uso dell'energia, certo, essendo più efficiente, ha migliorato, ha ridotto la quantità di rifiuti, ha ridotto l'uso di materie prime, o addirittura introdotta, come dire, una circolarità nell'uso delle materie. E questa è un'impresa su quattro che ormai è cover, è sempre in crescita. Ma il fatto che l'80% delle figure richieste sia green, significa che c'è una domanda di professionisti verdi. E pensate, questi riguardano anche le professioni della cura della persona, trasversale, cioè in tutti i settori. Anche quelle imprese che oggi non hanno scientemente scelto di fare un salto verso la sostenibilità, cercano figure sostenibili. Cosa significa questa, in altre parole? Significa che qualcosa sta accadendo. Sono figure che potremmo chiamare di green jobs? Proprio in maniera propria, forse no, perché per essere un green jobs, noi sappiamo che le nazioni che ci danno, come dire, una definizione stringente, che sono professioni che partecipano al miglioramento e al mantenimento dell'ambiente e che allo stesso tempo devono avere dei profili salariali, di rispetto di genere e così via, che che siano adeguati, che siano quindi che si raggiunga quindi una equità sia sociale che ambientale, un po' come diceva il rapporto Brundtland, quando diceva che non ci può essere giustizia ambientale senza giustizia sociale.

Aggiungo l'ultimo elemento prima di rilassarti la palma, non voglio monopolizzare la cosa. Aggiungo un ultimo elemento importante che è questo, come dire, era molto presente, fatto reso evidente dal dibattito negli Stati Uniti, quando si cominciò a parlare di green jobs e fu proprio durante l'amministrazione Obama, che un lavoratore verde, che ha quindi una marcia in più in termini di formazione e di competenze, ha un suo valore maggiore in termini sindacali, in termini di individuo, di lavoratore. E questo riporta, dopo anni che questa cosa un pochino era andata perduta, proprio su, se volete, sulla coscienza di classe del lavoratore, ieri da un ruolo sociale più importante e anche un suo bisogno all'interno della filiera produttiva, sia che sia tutto per la produzione, sia che sia nei servizi. Come dicevo, queste professioni sono tantissime. Oggi poniamo che sono 3 milioni e 100 lavoratori verdi, ma in realtà il numero è molto più alto. 3 milioni e 100 sono quelli strettamente green, appunto, che attengono al settore della costruzione, dell'energia, della chimica verde. Ma al di là di questo, tantissime altre professioni. Faceva un esempio nelle professioni, per esempio, della cura delle persone, non sono sempre di più nel settore turistico. Gli ultimi dati che ci arrivano dal sistema camerale sono di una imminente crescita, ovviamente dopo il Covid, è ovvio che si vada di nuovo verso una ripresa, si vada verso una crescita dell'occupazione, però nel settore del turismo c'è una grandissima attenzione per competenze verdi nell'intera filiera, sia chi si occupa, per esempio, dell'accoglienza, chi si occupa dell'organizzazione del viaggio, tour operator e similari, sia chi si occupa, appunto, di tutta la filiera della ristorazione, e diceva tutto dell'accoglienza, quelli del sistema alberghiero. Quindi, come capisce, il quadro è abbastanza complesso, ma complesso nel senso di pienezza di trasversalità.

Senti, Marco, ti voglio chiedere una cosa. Nelle aziende, proprio nel mondo dell'industria, oggi c'è chiara questa necessità per alcuni settori merceologici, ovviamente, di spingere sul proprio l'economia circolare. Dal tuo punto di vista, il tuo osservatorio, hai visto un aumento della richiesta soprattutto di manager che sono competenti, che quindi hanno un know-how specifico sulle economie circolari, oppure sono più le figure consulenziali che collaborano con le aziende, quindi li aiutano nei processi di trasformazione circolare, il sostegno sulla gestione dei rifiuti, eccetera?

Ma questa domanda, se me l'avessi posta solo cinque anni fa, ti avrei detto che questa trasformazione era prevalentemente nelle figure apicali, manager, quindi chi può, come dire, indirizzare la filiera. Oggi non è più così. La cosa sorprendente dei dati che, con i quali abbiamo lavorato, e l'abbiamo perché comunque, oltre a scrivere i libri per Edizioni Ambiente, ha un lavoro di analisi e di studio anche come Pep/Unioncamere per il rapporto tra in Italy su questi temi, bet. I dati che abbiamo ci dicono che queste cose sono trasversali. Quando ti dicevo quell'80%, noi abbiamo una forbice che va tra l'85 e il 75% perfettamente spalmabile per tutti i livelli delle professioni. Ripeto, ciò che colpisce è che non riguarda solo il manager, riguarda anche l'operaio. E questa è la cosa evidentemente. Dopo la prima fase in cui sono stati i manager a indirizzare la conversione, oggi c'è necessità di figure più di base, ma anche perché l'applicazione di tecnologie, di processi industriali, ma insistono anche nel settore dei servizi, richiede professionisti che abbiano una conoscenza specifica o quantomeno culturale dell'attività su cui sono impegnati. E questo credo che sia il grande balzo che abbiamo misurato negli ultimi tre anni, che è veramente un balzo culturale.

Grazie, Marco. Rimane con noi, che avremo sicuramente altre domande per te. Tra l'altro, ricordo anche, per chi ci segue, che potete inviare le vostre domande tramite il sistema di chat o sui social, e verranno girate dai moderatori a me, saranno poste ai nostri relatori.

Chiederò a Daniele Fano, invece, che con Randstad Research Italia ha condotto una interessantissima ricerca sull'occupazione nel mondo dell'economia circolare, molto approfondita, perché da cui, tra l'altro, come Materia Rinnovabile, abbiamo contribuito con qualche idea e qualche materiale. Ecco, ci puoi raccontare cosa è emerso da questa lunghissima ricerca che avete fatto veramente a 360 gradi in tantissimi settori, coinvolgendo ricercatori, esperti, aziende e addetti ai lavori?

Beh, intanto grazie veramente dell'opportunità. E vorrei proprio ripartire, per risponderti, dalle cose interessantissime e importanti che ci ha appena detto Marco Gisotti, e perché Marco Gisotti ci ha detto che le competenze green adesso sono pervasive a vari livelli di lavoro, non solo tra i manager, e poi sono trasversali. Noi abbiamo cercato di sistematizzare quest'idea nel concetto che oggi le professioni sono diventate necessariamente ibride. Cioè, il chimico che manca all'Italia, che è ricercato, come ci ha detto Marco Gisotti, e deve essere un nuovo tipo di chimica, deve essere molto competente, ovviamente, nella chimica, che non è una materia facile, e poi deve sapersi relazionare con il mondo informatico, con le filiere della circolarità, con probabilmente la capacità di lavorare insieme.

E allora, noi ci siamo, diciamo, abbiamo cercato di approfondire questo carattere ibrido del nuovo lavoro, che non vuol dire una cosa un po' di tutto, è una sfida importante, perché "ibrido" vuol dire "di più di tutto", cioè, quindi più conoscenze, più competenze, che sono appunto richieste per lavorare nell'economia circolare. E se "ibrido" vuol dire anche relazionarsi con gli altri, perché il circolare, come ci ha detto Emanuele all'inizio, è un processo che coinvolge tanti momenti e che si deve chiudere. Allora, la domanda successiva è che ci siamo fatti è: sì, l'ibrido, con chi parla? E vorrei, nella slide che adesso vedremo, vorrei farvi vedere come abbiamo cercato di sistematizzare questo concetto di ibrido. Cioè, prendiamo l'atto. Io ho un grande debito con Emanuele per il meraviglioso lavoro che viene fatto da Materia Rinnovabile, perché noi abbiamo trovato lì una miriade di casi di studio, di storie, anche e soprattutto riferiti ad ambiti specifici, che si tratti dell'agricoltura, piuttosto che del suolo, piuttosto che tra manifattura e il circolare, si deve calare in questo specifico.

Allora, pensiamo alle prestazioni centrali che ha citato Marco Gisotti. Ci ha detto che ci vuole, ci vuole per qualsiasi, perché un processo circolare funzioni, e ci vuole qualcuno che lo coordini, un manager, un ingegnere gestionale. E poi ci dice giustamente Emanuele, tutto nel circolare comincia dal design, perché un prodotto va concepito come verte, se poi deve essere per essere separabile, deve essere riutilizzabile, deve essere in qualche modo ricombinabile, o se vogliamo, allungarne la vita. E nelle professioni centrali, noi pensiamo che in generale, nella manifattura, come in altri settori, ci voglia l'ingegnere gestionale o il manager che può svolgere ambedue le funzioni, ci vuole il designer, ci vuole l'informatico, perché oggi tutto si svolge con un problema di utilizzo dei dati interni ed esterni, ci vuole anche chi fa comunicazione, perché la circolarità va spiegata. E siamo solo all'attenzione che adesso abbiamo i prodotti alimentari che contiamo, e noi ci muoviamo un prodotto affidabile, alla fine vogliamo che sia circolare. E quindi, vedete, al centro queste professioni centrali. Poi ci sono altri due gruppi di professioni che stiamo tracciando e che sono importantissime. Alcune sono quelle specialistiche. Prendete, non so, l'esperto di agricoltura verticale, oppure, parlo sempre del di cultura, ma potrei parlare anche nel campo dell'acciaio, l'esperto di taglio di metalli in laser. Non sono professioni molto specifiche, ma che rientrano nel quotidiano della circolarità, magari in sub-settori, non so, sono settori dell'agricoltura, settori della manifattura. E poi sopra avete le professioni emergenti.

E anche, quindi, vorrei rifare a quello che diceva Marco Gisotti. Lui dice: "Vabbè, all'inizio c'erano dei manager, sono di più che 8-3-4 anni fa". La tecnologia della blockchain era una novità misteriosa. Oggi vediamo che la blockchain si sta diffondendo, è ancora una tecnologia innovativa, ma è una tecnologia che in vari campi sta ormai venendo utilizzata, e nell'economia circolare è molto, molto importante, perché alla fine è uno strumento importantissimo di tracciabilità dei prodotti e di efficienza dei problemi. E quindi questo è quanto è il campo su cui non ho, io non voglio rubare troppo tempo, perché tu, Emanuele, chiedi...

Beh, noi effettivamente, come dicevo, abbiamo utilizzato delle fonti che sono le vostre, oppure anche quella del Mankato Foundation, perché non abbiamo trovato, mentre Marco Gisotti ha lavorato molto sul suo Excel, perché anche una nostra fonte importantissima, noi cerchiamo anche di guardare al mercato del lavoro che ci sarà tra 5 e 7 anni, anche per gli studenti, magari uno studente delle superiori che deve iscriversi all'università, percorso lungo di studio, e allora per chiederci questo, abbiamo anche chiesto ai nostri esperti quali saranno i lavori che oggi ancora non si vedono, a chi ci saranno, e che sono tantissimi. Diciamo che la traiettoria che ci ha descritto Marco Gisotti continuerà assolutamente.

Ecco, se devi elencare qualcuno di queste figure che emergeranno, che sono state elencate dagli esperti che ha intervistato, quali sono quelle che più ti hanno colpito e che richiedono, che probabilmente avranno una rilevanza sul mercato del lavoro fra 3-5 anni?

Ma ci sono delle figure interessantissime che, tra l'altro, riguardano anche il mondo dell'industria italiana, che largamente piccola e media. Allora, ci sono delle figure centrali che magari un piccolo imprenditore non può avere in casa. Ora, pensa, pensiamo al broker delle tecnologie. È una figura che affianca l'imprenditore per scegliere quelle tecnologie che possono essere efficienti per lui, senza che questo imprenditore si metta nelle mani del primo tenuto. Questa è una figura che sta creando, per esempio, l'Università di Brescia, che è molto interessante. Un'altra figura che sta emergendo e diventa sempre più importante è il rilevatore dell'impronta di CO2, perché anche questa è una figura così un pochino futuribile, non so se adesso è già nell'osservatorio di Unioncamere, ma ormai diventa indispensabile, perché se io devo rilevare quello che fa, poi ci sono i ricercatori della biochimica, ci sono, c'è un'impresa che è in fase di pre-industrializzazione per produrre la spirulina, che è un sistema per assorbire CO2. Quindi, questa è, quindi, diciamo, il biologo e chimico che produce sostanze che assorbono CO2. Questa è una tecnologia, l'abbiamo verificata anche parlando con l'industria, che si svilupperà tantissimo. Gli esempi sono tantissimi, per fortuna.

Grazie. Volevo adesso lanciare un video, un video che ci introduce poi al terzo speaker della giornata, Manuela Vedovati, che è un racconto di quella che è stata la prima edizione di questo Circolare Thinking, questa scuola di formazione che guarda veramente a queste professioni del futuro legate all'economia circolare. Regia, vi chiedo di mandarlo, per cortesia.

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Ecco, abbiamo visto anche questo luogo fantastico, che è Progetto Manifattura, un incubatore di Trentino Sviluppo a Rovereto. Ecco, abbiamo con noi Manuela Vedovati di Terra Institut, che è stata una delle ideatrici di questo percorso di formazione, sia con "Circolare Thinking", e tra l'altro, in compagnia di Michele Tosi, direttore dell'incubatore Progetto Manifattura. Manuela, ci racconti un po' più in dettaglio che cosa si va ad imparare all'interno di questo percorso di formazione?

Certo, e parto proprio da qualcosa che è già stato detto stasera, ovvero sull'importanza di integrare il tema delle economie circolari in tre parti, in ruoli. Ed è proprio questo il nostro obiettivo. È questo, quello di creare un percorso di apprendimento che sia collaborativo, quindi che metta insieme diverse figure professionali, diverse aziende. Un percorso che sia anche di sviluppo personale, inteso come sviluppo culturale, che abbiamo subito anche stasera essere molto importante in questo processo di transizione, e che si concentra sul far focalizzare i partecipanti quale può essere il proprio ruolo a livello sicuramente professionale, ma anche a livello personale, in quella che è la transizione verso l'economia circolare. Si parla di strumenti pratici, quindi abbiamo citato, non si esercita le cellule poco fa, sicuramente è un tema importantissimo quello del capire come misurare l'impronta attraverso gli strumenti molto pratici, ma si pone l'obiettivo di creare una comunità, perché l'economia circolare non si può fare da soli, e questo anche ci è stato sottolineato stasera.

Volevo riprenderlo, perciò è anche un po' l'idea di creare una comunità, un insieme di persone che poi negli anni possano contare l'uno sull'altro per portare dentro nelle aziende in cui sono, le aziende in cui entreranno, proprio questa roccia, queste della circolarità, e portarla a tutti, a tutti i livelli, quindi anche sviluppando la capacità di coinvolgere le persone all'interno dell'azienda per cogliere l'innovazione, per cogliere le idee, e per far sì che effettivamente l'economia circolare sia un processo di tutti all'interno dell'azienda. Parliamo lì, quindi, di apprendimento, e si parte da quello che è l'approccio sistemico all'economia circolare, alla processione amico all'economia, e poi andiamo proprio dritti su materiali, strumenti, design, logistica, e in conclusione, si parla sicuramente anche di sviluppo di business, quindi i modelli di business dell'economia circolare, e soprattutto anche di come gestire questo cambiamento che è necessario, ma anche piuttosto complesso, ma anche sfidante per quanto concerne il fatto che richiede di coinvolgere tantissimi agenti all'interno dell'economia. L'eco, invece, pare non si fa all'interno delle mura dell'azienda, si fa aprendo le mura dell'azienda, e questa è una competenza trasversale che in qualche modo deve essere appresa da tutti coloro che agiscono nell'azienda su questi temi.

Ma qual è il profilo dello studente che partecipa al percorso? Nella prima edizione, abbiamo avuto profili molto diversi, e penso che questa sia stata ciò che l'ha resa così di successo, perché avevamo un ingegnere ambientale, avevamo un business angel, avevamo un responsabile degli acquisti di una multi-utility, un designer, avevamo una persona attiva nel campo dell'ospitalità e un direttore di una piccolissima azienda. Quindi, come vedete, il profilo è completamente variegato, ma l'intenzione di ognuno di loro era quella non tanto di cambiare professione, ma quello di inglobare all'interno della loro professione dei principi che mi permettessero di contribuire allo sviluppo della transizione in tema circolare. Perciò, vi faccio un esempio: se io parlo di decidere quali aziende su quale intende investire, quali startup far crescere in qualità di business angel, posso farlo, diciamo, nel modo il più classico, guardando la liquidità e quote di mercato, o posso integrare anche una valutazione in termini di circolarità, quindi qual è il contributo che l'azienda, una startup che io vado, vado a non finanziare, vado sia finanziario, in una finanziaria, da in termini di circolarità. E questo diventa molto importante, perché capite che si sta parlando di spostare, forse, di denaro verso quello che è la transizione di cui abbiamo bisogno. E questo vale anche per tutte le altre figure che erano presenti, quindi l'ingegnere ambientale che magari prima si concentrava, diciamo, più su processi e produzioni classiche, e capire anche come affiancare, far crescere queste sue capacità, compagni, mette delle aziende anche proprio in termini di aiutarle ad avere ripensare radicalmente il loro modello di business, e non solo aggiustare, diciamo, a livello di performance.

Ti posso chiedere un'altra cosa? C'è tanta, tanta richiesta al mondo anche dei consulenti che hanno sempre lavorato sulla sia sulla sostenibilità, che oggi è diventata qualcosa di molto più strutturato. Può essere un percorso interessante, idoneo anche per queste figure che cercano nuove competenze da poi spendere sul loro mercato consulenziale?

Certamente. Infatti, proprio nel caso dello scorso, due delle figure che hanno partecipato hanno poi deciso di agire da consulenti sul mercato, quindi da staccarsi, staccarsi da una sola azienda e di contribuire allo sviluppo di diverse aziende. Un altro buon fondamentale, struzzo, quel ruolo dei consulenti è fondamentale in questo periodo, questo periodo storico, è anche una grande responsabilità da parte da parte di coloro che lavorano le consulenze, sviluppare il ventaglio di capacità anche in ottica di sviluppo sostenibile e di sviluppo in termini di economia circolare, in modo tale da dover poter accompagnare le aziende cui lavorano e davvero dare la scienza a queste aziende di essere di successo, un nuovo, un nuovo concetto di successo anche in futuro.

Grazie. Grazie, Manuela. Stiamo avviando velocemente nella sua fine. Volevo fare un ultimo giro di domande con i nostri ospiti. Volevo iniziare con Marco Gisotti e velo chiederti una cosa inerente proprio al PNRR, questo grosso piano di rilancio dell'economia italiana, che vede anche l'educazione al centro, al centro delle politiche educative, per educare, ovviamente, non solo per fare educazione di base, ma proprio per formare i lavoratori. Ci sono opportunità in questo senso per formare il lavoratore, formare le imprese ad essere più green, ad essere più competenti su queste tematiche delle economie circolari, decarbonizzazione, la gestione intelligente di rifiuti?

Ma sai, il PNRR spinge in una direzione molto convinta, spinge in quella direzione. Gli investimenti significano ammodernare tutta la filiera produttiva. Per fare questo, da sempre le imprese hanno sempre investito nella formazione a livello interno, spesso gli studi dove i giovani vengono presi dalle scuole professionali o dalle università, e poi l'impresa fa un ulteriore investimento su migliorare le finalità, le loro capacità. Non c'è dubbio che però sul mercato siano più richiesti da sempre quelle figure più professionalizzate, veniva una formazione più specialistica, sia di carattere tecnico che universitario, e che poi questo al di fuori delle imprese, a casa, efficientemente, un altro paio di maniche. E su questo non abbiamo garanzie che il PNRR possano effettivamente funzionare, perché, perché tutta la catena della formazione e dell'orientamento, che comincia già nella scuola, dovrebbe cominciare nella scuola, in cui del nostro paese fortemente ed efficiente. Qualcosa era stato fatto ai tempi dell'alternanza scuola-lavoro, vada, è stata come dire introdotta in maniera un pochino a gamba tesa e in maniera impropria, per cui ha avuto, avere una sorta di rigetto. Non parlo di quelle scuole professionali, di quegli studi professionali dove esisteva già da anni, ma sicuramente su questo ci sarebbe molto da lavorare, da investire. Ripeto, se l'orientamento, ciò che manca. Noi parliamo di professioni, sia quelle che ci sono e che sappiamo dai dati che si svilupperanno nei prossimi anni, ci sono i dati di Unioncamere con previsioni fino a 5 anni, a seconda dei vari scenari, ci sono quelle che noi speriamo, che riteniamo necessarie, chiaramente per la svolta ecologica. Però, ripeto, occorre investire sull'orientamento. I giovani e le giovani non hanno un immaginario delle professioni. Mamma, idea, oggi il cuoco, per fortuna, è una professione richiesta, per ora, è nell'immaginario di tutti, perché vanno di moda i cooking show. Quanti vogliono fare l'ingegnere energetico? Quanti scelgono chimica, che è uno dei settori dove c'è una carenza, come dire, cronica, o ingegneria informatica, che manca un immaginario. Questo immaginario manca perché non si funzionano politiche di orientamento e le politiche di formazione, soprattutto in ambito pubblico, spesso sono affidate alle regioni, sono affidate a un po' all'università, anche di leopardo. Allora, laddove c'è una capacità, parlo ad esempio dell'università, dove c'è una maggiore capacità, per esempio, di fare squadra insieme alle imprese, abbiamo, come dire, dei percorsi che sono efficaci ed efficienti. Laddove questa capacità manca, faccio un esempio, qualche mese fa, prima dell'opt-out, ha presentato il mio libro e proprio spiegavo, e chimici, c'è fame di chimici. Alla fine della presentazione, si avvicina un ragazzo e dice: "Sono chimico, ma non trovo lavoro". Perché? Perché poi c'è un design, meno grave problema, disallineamento fra domanda e offerta del mondo del lavoro. Purtroppo, il dibattito pubblico e politico del mondo del lavoro, e spesso di carattere sindacale, è molto meno proprio di costruzione, di ricostruzione della filiera che va dall'orientamento nel mondo della scuola fino alla formazione ultima in un'economia di mercato. Insomma, il mercato del lavoro, e quello probabilmente è messo peggio.

È arrivata anche una domanda dall'anzi, più di una dal pubblico. La prima per Daniele Fano: Caterina Trevisan, l'ingegnere gestionale, chiede: "Quali sono, quali sono le tipologie di aziende, re che ideò specificatamente nel Trentino?". Daniele, non è trentino, probabilmente può indicare a livello generale quali tipologie di aziende sono oggi affamate di ingegnere gestionale con competenza, ovviamente, di economia circolare.

Sì, è una sfida. Io posso dire, Trevisan, quello che ci hanno detto i nostri esperti del Politecnico di Torino, della Cattolica di Milano e anche le aziende. Intanto la manifattura, la manifattura, ovviamente, prendiamo il caso dell'acciaio, che ha una tradizione di circolarità in Italia, perché molte aziende sono nate nel secondo dopoguerra inventando la circolarità dell'uso dei rottami, ma nel tempo si sono trasformate in maniera straordinaria e oggi sono diventate delle aziende pulite, all'avanguardia, e i cui lavoratori sono anche giocatori del circolare. Allora, queste aziende ci hanno indicato, per esempio, nella figura dell'ingegnere gestionale, il change maker, diciamo, forse io ho citato l'ingegnere gestionale proprio perché è la stata la figura più ricorrente, che poi nelle piccole aziende si può identificare con l'imprenditore, ma appena si raggiunge certa soglia, diventa indispensabile. Non so se ho risposto alla sua domanda.

Grazie. Abbiamo una domanda da Alessandro Moschini, che è un commercialista, che trova interessante applicare la formazione ai piani di sviluppo aziendale. Questa domanda per Manuela Vedovati. Infatti, Alessandro chiede se la sessione del corso autunnale può essere data la sua figura, quindi per formare una persona competente nei nuovi modelli di business dell'economia circolare da portare all'interno delle aziende.

Io penso proprio di sì, anzi, le aziende hanno bisogno di questo, hanno bisogno di un accompagnamento diverso da quello che è stato fatto finora dal commercialista. Perciò, sì, la mia risposta è sì. Che poi ci sono delle parti più tecniche che magari non sono così attinenti, però quello che penso che in un mese, in ogni caso, non è che si può formare il tecnico perfetto dell'economia circolare, ma si può formare una persona che è in grado di accompagnare le aziende a porsi domande che magari non sapevano che esistessero prima di allora. E questo è un po' anche l'obiettivo che ci poniamo.

Grazie, Manuela. Al momento non vedo altre domande. Tra l'altro, noi abbiamo ancora pochi minuti a disposizione. Emanuele, avevo giusto che ti chiedessi qualche dettaglio sul sito, dove trovare informazioni, date di inizio e date di fine, qualche riferimento ai costi, sono qualche dato utile per chi può essere interessato ad iscriversi, insomma, visto che abbiamo quasi cento persone che ci seguono in questo momento, sicuramente alcuni sono anche qui per sapere di più di Circolare Thinking.

Certo, allora il sito è quello che vedete dietro Emanuele, un certo punto, è www.circle-thinking.com. Credo che adesso rimane ball backdrop. Allora, è il corso si tiene dal 17 settembre al 10 ottobre. Sono quattro settimane, suddivise su due fine settimana lunghi e le due settimane centrali, invece piene, quindi cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Avremo diversi professori derivanti da università italiane e non, ma anche tante aziende che ci porteranno un po' i loro case pratici e soprattutto anche persone che effettivamente lavorano con e nell'economia circolare.

Avrete anche un tutor d'eccezione, se non sbaglio.

Sì, non mi ricordo il nome del suem. Dopo ci guardi, saremo anche noi a Matera Rinnovabile, ovviamente, siamo interessatissimi, sta facendo bene. E quindi, sì, tutte le informazioni, insomma, verranno trovate sul sito.

Qualche altra informazione utile che ci, ma abbiamo mancato di dire?

Haven detto in presente queste informazioni che voglio ripetere e voglio sottolineare. Abbiamo pensato tante volte se spostarlo online, data la situazione attuale, abbiamo sempre deciso di no, proprio per accompagnare questo percorso di sviluppo anche culturale e personale necessario per assumere una nuova, nuova posizione, un lavoro professionale, e ci teniamo molto, ci teniamo proprio ad accompagnare i vari livelli, livello cognitivo, quindi esterno, strategico, ma anche livello più interno, e proprio il più personale di ogni partecipante. Ci saranno anche delle piste sul campo, se mi ricordo il programma, quest'anno andremo a Milano. Queste sono per due motivi: uno, per incontrare o aziende che lo stanno facendo, sia in realtà molto grandi, sia realtà molto piccole; due, per contribuire a creare questo senso proprio di comunità e di unione tra partecipanti, perché io vorrei che loro, 13 anni, se vogliono, si potessero chiamare al telefono e avere qualcuno li sostenga nei loro nei loro progetti. Festa un po' l'idea o il sogno che abbiamo.

Vera. Grazie, Manuela. Ovviamente invito tutti ad andare su, visitare il sito che vedete qua. Devo spostare perché lo copre completamente, così faccio un attimo di traslazione. Circolare Thinking.com. Io cerco di rimettere non troppo in fuori. Ringrazio ovviamente gli speaker che abbiamo avuto con noi, Daniele Fano di Randstad Research Institute, Marco Gisotti, collaboratore del MIT e del Ministero della Transizione Ecologica e autore del bellissimo libro "100 Green Jobs", che invito a chi è interessato a ordinare in tutte le librerie di quartiere, ovviamente, lasciate perdere Amazon, aiutate le nostre librerie, anche quelle fanno economia circolare. Ringrazio voi per averci seguite. Se avete domande, ovviamente, potete scrivere a noi di Materia Rinnovabile, contattare Trentino Sviluppo per il corso o seguire sui social gli speaker che sono stati qua oggi con noi a raccontarci questo mondo dell'economia circolare, l'innovazione, il lavoro e opportunità per tutti che potrebbero esserci già domani per migliorare e cambiare il proprio mestiere. Grazie a tutti e buona serata.

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