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Origini della lingua italiana

Francesca Zampieri5:14

Transcription

Oggi parleremo delle origini della lingua italiana. La lingua italiana deriva dal latino volgare. La lingua latina, infatti, presentava anticamente due forme: il latino letterario, che era una forma letteraria o scritta usata dalle persone colte e di condizione sociale elevata, e il latino volgare, una forma volgare o parlata usata dal volgo, cioè dal popolo e dalle persone meno colte.

Andiamo quindi a scoprire come nasce la lingua volgare. Nel II secolo dopo Cristo, ai tempi del suo massimo splendore, Roma aveva unificato il suo immenso impero anche da un punto di vista linguistico. La lingua che coloni e soldati romani trasferivano nelle nuove terre non era il latino letterario, ma quello volgare, che a contatto con le lingue originali dei popoli conquistati andò subendo inevitabili trasformazioni o alterazioni.

Con la caduta dell'Impero Romano, sotto i colpi delle invasioni barbariche, i vari tipi di latino volgare si trasformarono così profondamente da dar vita a nuove lingue, tutte derivanti dal latino, ma ciascuna con caratteristiche proprie. Ebbero così origine le lingue neolatine, cioè nuove latine, o romanze, cioè parlata nei territori un tempo soggetti a Roma, alle quali appartengono l'italiano, il francese, il provenzale, lo spagnolo, il catalano, il portoghese, il romeno, il ladino parlato ancora in alcune vallate alpine della Svizzera, dell'Alto Adige e del Friuli.

In Italia, malgrado le continue invasioni barbariche, il latino rimase vivo più a lungo che altrove, ma con il tempo si frantumò in tante parlate diverse. Nacquero così i vari dialetti, che presero il nome di volgari, nel significato di lingue di uso comune, rispetto al latino scritto ormai conosciuto solo da pochissime persone. Il volgare che nel Trecento finirà con il prevalere su tutti gli altri e col diventare la lingua italiana sarà il toscano, più specificamente il fiorentino. Ancora oggi la nostra lingua, nella sua struttura fondamentale, è toscana e più particolarmente fiorentina.

In Italia, fin dal IX secolo dopo Cristo, abbiamo esempi di documenti scritti in una lingua che non è più latina, ma che ancora in qualche modo ricorda le forme del latino. Il più antico documento in tal senso è l'Indovinello Veronese, conservato nella Biblioteca Capitolare di Verona, risalenti al periodo tra l'VIII e il IX secolo dopo Cristo. Il testo recita così: "se pareba boves, alba pratàlia aràba; albo versòrio teneba, sèmen seminaba".

Il primo documento, però, in cui appare chiaramente l'avvenuta separazione tra il volgare e il latino è il Placito Capuano del 960. Si tratta di una sentenza giudiziaria (placito, infatti, significa sentenza nella terminologia giuridica dell'epoca) relativa ad una contesa sorta per il possesso di alcune terre fra il monastero di Montecassino ed un certo Rodegrimo di Aquino. Il giudice riporta la formula pronunciata da un testimone che conferma il possesso trentennale delle terre da parte del monastero. Tale formula, trascritta nella lingua parlata dal testimone, cioè nella lingua volgare, è la seguente: "so che quelle terre per quelle fini quelli con te né 30 anni le possette parte sancti benedicti", ovvero "so che quelle terre, entro quei confini che qui si descrivono, le possedette per 30 anni la parte, cioè il monastero di San Benedetto". Questo è considerato in assoluto il primo documento in volgare italiano.