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Ciao a tutti e benvenuti alla nocciolina di diritto numero 15. Oggi dedicheremo questa nocciolina a un tema molto, molto attuale e che riguarda la libertà di manifestazione del pensiero ai suoi limiti. In particolare, ci occuperemo di fake news.
Fake news, che è un tema molto attuale, soprattutto se pensate all'emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questo periodo. È proprio l'altro ieri l'altro ieri la circolazione di quel video in cui, in teoria, si parlava di una creazione in laboratorio di un virus che in tanti hanno creduto potesse essere riferito al COVID-19 e che, invece, poi è stato smentito. E nel frattempo, però, aveva generato parecchio panico tra le persone, pensando che quindi questo virus potesse essere stato costruito in laboratorio. Quindi, questo è solo l'ultima delle fake news che sono circolate in questi giorni rispetto al coronavirus. E però, non è certo solo adesso che ci riguardano le fake news, perché un tema molto, molto attuale anche se pensate a tutto ciò che accade durante le campagne elettorali, non solo italiane, ma di tutto il mondo che si susseguono fake news su un candidato piuttosto che un altro per orientare l'opinione pubblica. Le fake news sono quindi un tema molto importante, se pensate soprattutto quando esse sono in una piattaforma online, perché le piattaforme online consentono la circolazione che diventa virale di queste notizie che raggiunge poi un numero enorme di persone.
Allora, in tanti si sono detti: "Ma perché non troviamo un modo per vietare le fake news?". E beh, allora oggi parleremo proprio di questo: come si fa a vietare le fake news o comunque a dare una regola alle informazioni che vengono fornite sulle piattaforme online. Allora, da un punto di vista giuridico, ci sono svariati problemi, però abbiamo anche qualche soluzione. Allora, oggi vi parlerò principalmente di tre problemi fondamentali che si pongono nel momento in cui vogliamo regolamentare le fake news, e vedremo anche, però, una soluzione che in qualche modo ci aiuta.
Primo problema: vietare le fake news, ok? Vietare quindi le notizie false, ok? Detta così è semplice. Ma quindi dobbiamo essere sicuri di sapere cos'è la realtà, che cos'è la verità, qual è la verità, chi decide cosa è la verità? Ora, vi risparmio tutta una decorazione filosofica sul concetto di verità che dovreste aver studiato al liceo, spero. Ma io ne faccio una questione eminentemente giuridica: stabilire cos'è la verità non è affatto facile. E per questo che ho fatto un altro dei miei stupendi disegnini, in cui mostro tutta la mia capacità artistica, soprattutto nel disegnare le persone. Bellissimo! Allora, questo disegnino elementare, che probabilmente i miei figli avrebbero saputo fare meglio, ma io purtroppo sono ferma agli uomini così. Allora, da qui vedete che non è affatto semplice definire, stabilire qual è la verità, perché questo disegno qui, l'omino arancione lo vede come un 6 e dice: "No, è un 6". Ma l'omino viola lo vede dal suo punto di vista come un 9. 19. Allora, chi ha ragione dei due? Ha ragione? Detto tutto, ne dipende dal punto di vista. Ora, ovviamente non è sempre così. Ci sono degli ambiti in cui è possibile stabilire qual è la verità, ma da un punto di vista giuridico, come si fa a definire qual è la verità? È difficilissimo, è davvero difficilissimo, soprattutto perché poi qual è il rischio? Rischio che si vanno a vietare transigere ciò che non rientra nella definizione di verità, ma che invece magari è semplicemente un punto di vista diverso. E noi sappiamo che la libertà di manifestazione del pensiero è assolutamente una libertà fondamentale, abbiamo detto che è la pietra angolare di ogni ordinamento democratico. Quindi, primo problema: stabilire cos'è la verità non è affatto facile.
Secondo problema. Allora, decidiamo di vietare le bugie in quei campi in cui è possibile capire quali si sa quale sia la verità e quale sia la bugia. Ma quando abbiamo studiato la libertà di manifestazione del pensiero e i suoi limiti, tra i limiti abbiamo mica mai parlato delle bugie? No. E perché no? Non è solo scordate, è che nel nostro ordinamento si ha diritto a dire le bugie. Nessuno è obbligato, in generale, parlo in generale, ovviamente sono determinate situazioni in cui invece lo si è, ma in linea generale nessuno è obbligato a dire la verità e soprattutto nessuno ha il divieto di dire bugie. Ma scusate, ma non avete mai detto bugie? Non avete mai fatto un post su Facebook in cui millantavate chissà cosa, non era vero? Qual era il problema? Non c'è mica un obbligo di dire la verità, soprattutto le bugie sono spesso irrilevanti, innocue. Magari litigate con un amico a cui avete detto una bugia. Vi ricordate? Ne abbiamo detto che è una croce, diciamo, una regola morale di dire le bugie, ma da un punto di vista giuridico, abbiamo detto, non si può dire una bugia solo esclusivamente quando si è chiamati a testimoniare in un processo. Stiamo parlando di una fattispecie molto ristretta e singola. Quindi, si possono dire le bugie perché sono irrilevanti, non creano problemi. Ed è qui, però, che quindi noi potremmo però andare a vedere quando le bugie non si possono più dire. Le bugie non si possono più dire nel momento in cui vanno a provocare danni, perché se provocano danno, allora si che si può, a seconda del danno provocato, si può impedire. Ad esempio, in questo momento, se qualcuno fa una propaganda che incita al panico da coronavirus, potrebbe ingenerare un panico nella popolazione e si potrebbe pensare di regolamentarlo. In generale, durante le elezioni, appunto, si cerca di vietare le fake news, perché? Perché in generale il cittadino ha diritto a ricevere un'informazione corretta. Altri esempi in cui, ad esempio, si possono vietare determinate espressioni, ad esempio per i vaccini, ovviamente gli antivaccinisti che poi convincono le persone a non vaccinare i bambini che poi, purtroppo, si ammalano. Anche in quel caso si può ricorrere a determinati strumenti, vedremo poi, però, quali, perché non è semplicissimo. Quindi, secondo problema: in generale, nel nostro ordinamento, non c'è un divieto di dire bugie. Si possono dire le bugie. Quindi, anche questo è un problema.
Terzo e ultimo problema di cui voglio parlare oggi, perché ce ne sarebbero anche ancora tanti altri, va bene. Diciamo che siamo d'accordo che bisogna comunque trovare qualche strumento per limitare, perlomeno, la diffusione virale di notizie false che possono provocare danni. Bene, chi decide queste regole? Siamo sempre là, a un certo punto, serve qualcuno che decide, un centro, un'autorità pubblica che stabilisce le regole. E qual è l'autorità pubblica che può stabilire queste regole? Le piattaforme online sono gestite da società private internazionali che operano a livello globale. Facebook è in tutto il mondo, credo, forse solo nella Corea del Nord non ci sia Facebook o cose del genere, ma tutte le piattaforme online operano a livello globale in tutto il mondo. Noi in Italia possiamo decidere quello che vogliamo, ma Facebook ha sede in California. E la stessa cosa vale per Twitter, per TikTok, per Google, Yahoo, perché anche loro ci danno notizie, no? Con delle piattaforme online che a volte possono riportare. E allora, come si fa? Chi decide? Vogliamo far decidere a un'autorità globale? Non esiste al momento. Perché ci sono tante organizzazioni internazionali che stabiliscono standard, cioè l'Organizzazione Mondiale della Sanità, del Commercio, che stabiliscono standard in determinati settori, ma per comunque sono organizzazioni internazionali, sono gli stati che si mettono d'accordo e devono trovare un accordo. In questo caso, quindi, se non c'è un'autorità globale centrale che può decidere, a chi facciamo decidere? In teoria, diciamo, seguendo le regole normali del diritto, dovrebbe decidere sulla singola piattaforma online lo stato dove ha sede quella piattaforma online. E quindi, che facciamo? Facciamo decidere l'America per Facebook? Insomma, loro hanno, ad esempio, delle regole sul freedom of speech che sono anche più ampie. Loro in America, la libertà di manifestazione del pensiero, loro hanno una visione principalmente di tipo individualistico. Loro danno una grande importanza a questa libertà e è tutelata in maniera anche più ampia rispetto a noi, perché in America, in base al famosissimo primo emendamento, si possono dire tante cose che, ad esempio, in Italia non si possono dire, perché lì ci sono meno limiti in generale. Volendo fare proprio un discorso generale, però, ad esempio, poi TikTok, credo, abbia sede in Cina. Vogliamo far decidere al governo cinese che cosa è vero e che cosa no, cosa possiamo ricevere come informazioni e cosa no? Insomma, meno piacerebbe tanto, tantissimo, è detta la verità.
Allora, questi sono i problemi che abbiamo individuato: la difficoltà di stabilire cosa sia la verità, il fatto che in linea generale non è vietato dire bugie, e poi la mancanza di un'autorità pubblica centrale a livello globale che possa gestire questi fenomeni sulle piattaforme online. Detto ciò, allora, posto che è difficile stabilire cosa è vero e cosa falso, c'è però una cosa che noi possiamo invece trovare, e quale? Non è se la notizia è vera o falsa, noi possiamo però valutare l'attendibilità della fonte e della notizia. Cioè, la notizia ed è la fonte da cui mi arriva la notizia è attendibile o non è attendibile? Questo è quello che noi possiamo fare. E dunque, la vera, l'unica soluzione attualmente disponibile per le fake news e quindi per contrastare le fake news è una cosa che si chiama fact-checking, cioè andare a controllare i fatti. Bisogna verificare la notizia, valutare l'attendibilità della notizia. Quindi, la prima cosa da fare quando leggete le notizie, dubitate. Ma sarà vera questa notizia? Ovviamente non dovete dubitare dell'universo mondo, perché altrimenti, però, quando sentite, cioè ci sono delle notizie che tendenzialmente, quando uno le sente, suonano: "Ma sarà davvero vero? Ma sarà davvero così?". Quindi, la prima cosa è dubitare. Dopodiché, l'unica vera strategia al momento attuabile è il fact-checking. Sì, ma chi lo fa? Come si fa? Allora, il fact-checking non è facile, ovviamente. Ciascuno di noi può farlo in proprio, andando a valutare appunto l'attendibilità della fonte e verificare la notizia su altre fonti. Detto ciò, però, tendenzialmente, a parte che ci vuole molto tempo, non lo si può fare per ogni notizia, ma c'è da dire che ciascuno di noi sarà più bravo a valutare l'attendibilità delle notizie in materie in cui è competente. Cioè, io se leggo qualcosa di giuridico, sono tendenzialmente abbastanza in grado di valutare l'attendibilità delle notizie, per esempio su atti normativi, su nuove imposizioni, di ad esempio, sono girate tante fake news anche in materia dei decreti di questo periodo, e io quando sentivo qualcosa mi insospettivo. Però, ad esempio, se io leggo qualche notizia che solo sportiva, ma io non sono mica in grado di fare il fact-checking vero su notizie in ambito sportivo, perché non ne capisco nulla, non ne so niente. Quindi, la prima cosa è quella di pensare sempre a ciò che si conosce e quindi si può più facilmente valutare l'attendibilità della fonte. Però, per fortuna, nel nostro ordinamento, la soluzione di cui volevo parlarvi è la nostra Agenzia per le Garanzie nelle Comunicazioni, che si chiama AGCOM, e a cui dedicheremo una nocciolina apposita. L'AGCOM, che appunto è l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha sede a Napoli, nel Centro Direzionale. L'AGCOM fin dal 2017 ha istituito un tavolo tecnico per proprio per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell'informazione sulle piattaforme digitali. Un tavolo tecnico, cioè, volto a fare cosa? Questo tavolo tecnico che riunisce tutti i soggetti coinvolti, e quindi le piattaforme, non solo le piattaforme online, ma anche i giornalisti, anche le società pubblicitarie, perché poi le piattaforme online si reggono sostanzialmente sui finanziamenti che arrivano dalle pubblicità che ci sono sulle piattaforme online. Quindi, l'AGCOM ha messo insieme le piattaforme online, i giornalisti attraverso i loro ordini, le società pubblicitarie e gli altri soggetti coinvolti, ha fatto questo tavolo in cui sta cercando di favorire, promuovere l'autoregolamentazione, perché non è possibile imporre delle regole, abbiamo visto quali sono i problemi, no? Allora, come si fa? Si promuove l'autoregolamentazione, cioè che ogni piattaforma condivisa con gli altri lo scambio di buone prassi e di strumenti e mezzi per individuare e contrastare, non la singola bugia. Se io dico una bugia, all'AGCOM non gliene importa niente. Qual è il problema? Il problema è che bisogna contrastare dei fenomeni, strategie di disinformazione online, quindi fenomeni di disinformazione che sono frutto di strategie apposite, perché poi queste sono quelle che fanno diventare virali le notizie false, le fake news. E quindi, c'è questo tavolo di autoregolamentazione che prevede delle linee guida, la condivisione di buone prassi, di strumenti anche a livello, ovviamente, tecnico, degli algoritmi da utilizzare, perché non è solo una questione giuridica, c'è anche la questione informatica di come poi implementare eventuali regole previste con tutti i soggetti coinvolti. Ora, questo tavolo tecnico, che ha già, potete andare sul sito dell'AGCOM e ha proprio un link a una pagina all'interno dell'AGCOM dedicata al tavolo tecnico proprio per contrastare le fake news, vi consiglio di andare a dare un'occhiata, ci sono molti documenti interessanti. Però, comunque, da un lato è un'autoregolamentazione. Cioè, oggi la piattaforma, ovviamente, ha dei propri algoritmi. Facebook funziona in un modo, TikTok in un altro, Twitter in un altro ancora, Yahoo, Google News, hanno tutti algoritmi diversi. E qual è il problema? Il problema è che ogni piattaforma online partecipa al tavolo tecnico, ma poi deve giungere a un accordo bilaterale con l'AGCOM per implementare le regole sulla propria piattaforma, in base agli algoritmi di funzionamento della piattaforma online. Quindi, ogni piattaforma deve giungere a un accordo con l'autorità. Ovviamente, vi parlo del caso italiano, ma poi ogni piattaforma online deve fare un accordo con ogni autorità di regolamentazione in ogni stato, ok? E non solo, se questa difficoltà, perché sono tanti accordi da raggiungere, ma voi pensate, allora, Facebook ha un know-how rispetto a tanti aspetti anche informatici che, ovviamente, le autorità nazionali di regolamentazione, cioè non sempre hanno. Pensate che Facebook, lì in California, ha delle task force enormi che sono dedicate a monitorare le elezioni, per esempio, perché loro ogni volta che c'è un'elezione in un paese, le monitorano, fanno degli accordi con le autorità nazionali per capire quali sono le regole che devono essere seguite, perché durante la campagna elettorale, le regole della par condicio italiana sono diverse dalle regole, per esempio, della par condicio canadese. Ad esempio, in Canada è stato possibile prevedere una sorta di par condicio fra i due competitori elettorali e dunque Facebook, se faceva vedere notizie di un candidato, poi in qualche modo teneva alta anche le notizie dell'altro candidato. Ma pensate in Italia, in Italia non è possibile, noi abbiamo una marea di partiti che si presentano alle elezioni, non sono solo due, non è che ogni volta può farvi vedere tutti, no? Quindi, c'è questo problema di individuare ogni volta le regole. E Facebook ormai ha acquisito un'esperienza e un know-how in materia di fact-checking, per cui in realtà, quando poi va a contrattare con le autorità nazionali di regolamentazione le modalità per contrastare le fake news, ha una posizione di forza non indifferente. E quindi, sostanzialmente, stiamo demandando, io parlo di Facebook solo per fare l'esempio che mi viene più semplice, ma vale per tutte le piattaforme online, perché adesso come funziona il fact-checking, ad esempio, su Facebook? Attualmente in Italia funziona che se voi siete su Facebook e ritenete di che state leggendo una notizia falsa, voi potete segnalare la notizia. Facebook, cioè, segnala la notizia, e la notizia la potete segnalare per una serie varia di motivi, o perché falsa, o perché ad esempio incita all'odio, perché diffamatoria, ci sono vari motivi. Noi oggi ci concentriamo sul fact-checking delle fake news. Quindi, se poi potete segnalare la notizia a Facebook dicendo: "Ehi, guarda che secondo me questa notizia è falsa". Cosa succede? Succede che Facebook, quando riceve una serie importante di segnalazioni relative a una stessa notizia, quindi dovete essere in tanti a dare a questa task force in California, ma anche attraverso il supporto di altre società private proprio specializzate in fact-checking e verifica la notizia. Quindi, è Facebook, soggetto privato con sede in California, che verifica la notizia se è vera o falsa. E se poi ritiene che essa sia falsa, non la elimina. E no, perché secondo Facebook, anche le notizie false hanno diritto comunque di poter essere espresse. Però, cosa fa? Abbassa la notizia, la batte nella sua visibilità, cioè attraverso l'algoritmo che stabilisce quali notizie siano più visibili e quali lo siano meno. Nel momento in cui la notizia viene ritenuta, viene definita come falsa, l'algoritmo la batte nella sua visibilità, in modo tale che venga visualizzata da meno persone, ma non viene eliminata, proprio perché, appunto, secondo in America il freedom of speech è fondamentale e nel bilanciamento degli interessi si può abbattere la notizia falsa, ma nulla si può eliminare. Cosa che, invece, è diversa per le, dedicheremo la nocciolina proprio a queste. Ad esempio, poco tempo fa, Facebook aveva oscurato i siti di Casapound, le pagine di Casapound, perché le riteneva che incitassero all'odio, perché in America per l'incitamento all'odio, invece, si possono eliminare i contenuti, perché il divieto di incitare all'odio prevale rispetto alla freedom of speech. Però, invece, nel nostro caso delle fake news, no, loro semplicemente la abbassano. Però noi stiamo demandando a un soggetto privato con sede in America di stabilire se le notizie italiane sono vere o false, Italia nel senso che riguardano l'Italia, ma ovviamente se poi siete su Facebook e avete contatti in tutto il mondo, loro stabiliscono tutte le notizie che ci sono su Facebook in tutto il mondo, sono loro che lo stabiliscono e semmai abbattono la visibilità. E insomma, da un punto di vista della regolazione e proprio da un punto di vista di come si fa il diritto, è un po' particolare, perché c'è una società del tutto privata che non ha nessun tipo di rappresentanza, perché nessun avvocato, Facebook non è eletto da nessuno, è un soggetto del tutto privato che ha solo un grandissimo potere economico che decide cosa si può vedere o cosa no. Però, d'altro canto, noi stiamo decidendo cose per cosa è falso su Facebook, che era una piattaforma tria privata creata da Zuckerberg, e quindi lui anche il diritto di fare ciò che ritiene più opportuno nei limiti di ciò che è il pluralismo e il diritto di tutti a ricevere delle informazioni corrette e complete.
Bene, con ciò, spero di aver chiarito qualcosa sulle fake news, che sono un campo, un ambito veramente difficile in questo momento. E vi ribadisco la mia preghiera di rimanere a casa, di uscire solo per ciò che è necessario. E poi, per far sentire un po' meno soli i nonni che magari sono a casa da soli, chiusi a fare veramente una quarantena, una quarantena stringente, beh, potreste pensare di fare una videochiamata con i nonni per farli sentire un po' più vicine. Alla prossima!