Transcription
Ciao, sono Patrick Seri e ogni martedì e venerdì alle 14 pubblico un video. Se promessi sposi, ti ricordo anche che ho fatto due video dedicati a riassunti e alla spiegazione di Rosso Malpelo. Cominciamo oggi; vediamo in quattro punti il capitolo 16 dei Promessi Sposi.
La prima cosa da dire riguarda la maturazione di Renzo. Il ragazzo, infatti, dimostra di aver fatto tesoro della brutta esperienza vissuta all'osteria della Luna Piena. Infatti, nell'osteria della vecchia, Renzo elude tutte le domande che quest'ultima gli pone; mentre nell'osteria di Gorgonzola non dice il proprio luogo di provenienza, elude le domande dell'oste, riesce allo stesso tempo ad ottenere informazioni e simula indifferenza nei confronti degli avventori. Penso, insomma, che tenga una condotta molto cauta. Renzo, infatti, ha imparato che le osterie sono dei luoghi pericolosi e insidiosi, sia per la curiosità degli osti, sia perché sono frequentate da sfaccendati; dunque, gli avventori non hanno nulla di meglio da fare che farsi gli affari altrui. La conferma di questa nuova saggezza acquisita la riscontriamo nella frase che Renzo rivolge a se stesso nell'osteria di Gorgonzola. Renzo, infatti, esclama fra sé: "Maledetti gli osti, più ne conosco, peggio li trovo".
La seconda cosa da dire riguarda i particolari storici riportati nel capitolo; più nello specifico, il particolare del crocifisso esposto tra i due ceri alla finestra di un palazzo vicino al forno del Cordusio per impedire che venga appiccato fuoco al forno stesso; in particolare, lo storico della processione dei Monsignori del Duomo in cappa magna. Si tratta di particolari storici realmente accaduti, riportati nel trattato storico di Giuseppe Ripamonti "Feste e quei fuit anno 1630", un trattato che Manzoni utilizza come fonte anche per i capitoli 31 e 32 dedicati alla peste.
A terza cosa da dire riguarda la deformazione grottesca a cui va incontro la ventura di Renzo nel racconto del mercante. Ricordiamo che nel capitolo 15, quando Renzo viene arrestato all'osteria della Luna Piena, il notaio criminale, in un primo momento, gli sequestra i soldi e la lettera di raccomandazione che Renzo avrebbe dovuto consegnare al padre Bonaventura. Renzo poi riesce a farsi restituire dal notaio, come abbiamo visto, sia la lettera che i soldi. Nel racconto del mercante, all'osteria di Gorgonzola, questa lettera diventa però una cabala, o meglio ancora, un fascio di lettere in cui è spiegata tutta la trama internazionale, tutti gli intrighi internazionali orditi dai Francesi ai danni della Corona Spagnola per far esplodere la rivolta nella città di Milano. Un altro fatto che viene deformato è il discorso di Renzo tenuto alla folla. Il mercante, infatti, racconta che il ragazzo, nel suo discorso, aveva incitato la folla ad uccidere tutti i signori. L'episodio dimostra come gli eventi reali, quando vengono raccontati, tendono ad essere esagerati e deformati dalle persone che li raccontano.
L'ultima cosa da dire riguarda il punto di vista borghese sulla sommossa, un punto di vista che Manzoni ci espone attraverso il racconto del mercante. Il mercante, infatti, ha una visione del mondo più complessa di quella dell'oste della Luna Piena; tuttavia, anche la sua visione ha numerosi tratti negativi. Il tumulto è, infatti, condannato dal mercante, ma non per le violenze subite dagli abitanti, bensì perché il tumulto mette in pericolo i traffici dei mercanti e costituisce un danno agli interessi economici dei commercianti. In altre parole, le rivolte provocano danni economici ai bottegai e commercianti in quanto sovvertono quell'ordine sociale costituito in cui normalmente si svolgono i traffici. Nel suo racconto, il mercante, infatti, sottolinea più riprese che il popolo aveva preso la cattiva abitudine di entrare nelle botteghe e di servirsi senza pagare, un'abitudine che per lui era oltremodo dannosa. Il mercante mostra una grande miopia nei confronti delle cause alla base della sommossa; ritiene, infatti, i fornai colpevoli di nascondere il grano e attribuisce la responsabilità della sommossa agli intrighi internazionali orditi dal Cardinale Richelieu ai danni della Corona Spagnola. Il mercante, dunque, mostra la stessa ignoranza che abbiamo riscontrato nel popolo e negli aristocratici incontrato nel capitolo quinto al banchetto di Don Rodrigo. Per il mercante, la soluzione migliore alla rivolta sono dei provvedimenti di giustizia sommaria e si mostra favorevole all'impiccagione dei capi della rivolta, senza porsi il problema se questi siano colpevoli o innocenti; infatti, al mercante questo non interessa. Ciò che interessa è preservare e difendere i propri interessi economici. Il mercante, infine, considera l'azione della legge una provvidenza, dimostrando di considerare la religione come uno strumento di repressione della violenza popolare. Attraverso la figura del mercante emerge, nel capitolo, un quadro della classe sociale borghese dei commercianti nella società del Seicento, una classe sociale che dimostra ignoranza e inconsapevolezza nei confronti della situazione socio-economica in cui opera, una classe sociale egoista e attenta solo ai propri interessi, una classe sociale interessata a mantenere lo status quo ed è contraria a ogni rivolgimento anti-nobilare. Infatti, il mercante stesso dice: "Se tutti i signori venissero uccisi, chi farebbe vivere la povera gente?" I signori, lo status quo, la classe sociale nobiliare, secondo questa visione borghese, va infatti mantenuta in quanto sono i signori a rifornirsi nelle botteghe dei vari commercianti. Ricordiamo che il mercante, nel suo racconto, ci tiene a sottolineare a più riprese che il vicario è una persona innocente in quanto si rifornisce presso la sua bottega dei panni per le livree della sua servitù. La visione politica manzoniana si tratteggia dunque come filo-aristocratica e impregnata di paternalismo. Infatti, per Manzoni, il popolo e la borghesia sono classi inferiori bisognose di essere guidate dalla classe nobiliare. Attenzione però: Manzoni non condanna totalmente i valori della classe sociale borghese, bensì reputa che la classe aristocratica debba far propri i migliori valori della classe borghese ai fini di migliorare le condizioni di vita delle classi più umili. Con questo concluso, ti ricordo che per il riassunto di questo capitolo ho fatto un video specifico. Se hai domande, fai un salto sul gruppo Facebook, iscriviti al canale e noi ci vediamo al capitolo 17. In bocca al lupo!