Transcription
Benvenuti alla prima lezione di approfondimento letterario. Avevo imparato che per etica si intende la narrazione poetica delle imprese gloriose di un popolo e dei suoi eroi. Oggi vedremo come la poesia epica non si esaurì con le opere di Omero e Virgilio, ma ebbe grande diffusione in epoca medievale e nei secoli successivi.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 dopo Cristo, nacquero, come sappiamo, nuovi regni in cui elementi culturali romani si mescolarono con quelli dei cosiddetti barbari. Nacquero così i regni romano-barbarici. Inoltre, tra il settimo e l'ottavo secolo, ai confini dell'Europa si affacciarono popolazioni nuove, come gli arabi, che attraverso lo Stretto di Gibilterra arrivarono in Spagna. Gli arabi erano abili guerrieri e usavano il cavallo durante gli scontri di guerra. L'uso del cavallo costrinse le popolazioni che entrarono in conflitto con gli arabi ad adeguarsi ad impiegare la cavalleria sempre più spesso; primi fra tutti i franchi, guidati da Carlo Magno.
È così che la figura del cavaliere diventa centrale in ogni azione militare e poema epico medievale. Nasce quindi con l'obiettivo di raccogliere le gesta dei cavalieri. È per questo che il poema medievale viene chiamato anche poema cavalleresco. In esso vengono narrati avvenimenti storici realmente accaduti, nei quali si inseriscono però elementi fantastici e anche leggendari. Nel poema cavalleresco emergono con forza i nuovi valori della società medievale: la religione cristiana, la difesa della fede e la centralità della figura del cavaliere. Costui non è più visto come un rozzo e feroce barbaro, ma come un vero e proprio eroe, un eroe senza macchia né paura, che combatte in difesa della fede cristiana con coraggio e lealtà. Il cavaliere è di solito un cavaliere errante, cioè un cavaliere che viaggia perché non è legato ad un solo feudatario, e che si mette al servizio di tutti, andando in soccorso di poveri, di donne e dei più deboli. Il cavaliere non teme la morte; anzi, è pronto al sacrificio estremo per difendere i propri ideali, e spesso l'amore per una donna si mescola con la guerra e con le azioni più nobili.
Le avventure di questi eroi venivano raccontate dai giullari o cantori che si spostavano di corte in corte all'interno dell'Europa e che, accompagnati da strumenti musicali, cantavano le gesta dei cavalieri, soprattutto durante i banchetti e le feste di corte. Il giullare, per farsi capire dalle diverse corti, non usava il latino, ma le lingue volgari, e così facendo contribuì alla nascita delle letterature locali: ad esempio, quella francese, quella tedesca, quella spagnola, quella italiana. Il linguaggio usato dai cantori era molto semplice; essi ricorrevano a formule fisse e alla ripetizione nei versi della narrazione. Col passare del tempo, i loro racconti si arricchirono di nuove storie e avventure che ruotavano attorno al nucleo centrale di alcuni temi ricorrenti, come la guerra contro i musulmani, l'abilità del cavaliere con le armi e la sua fedeltà al re.