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Principali popolazioni cellulari coinvolte nell'infiammazione

Agora Scienze Biomediche7:51

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infiammazione. In questo video cominciamo il discorso sulle cellule dell'infiammazione e sui loro processi. Cominceremo con questa breve introduzione che parlerà in maniera generica delle varie popolazioni cellulari implicate, in modo da poterle affrontare dettagliatamente più avanti, quando parleremo dei loro processi.

Le cellule dell'infiammazione, come già anticipato nel video precedente, sono per la maggior parte dipendenti da una buona reazione vascolare, poiché la maggior parte di loro entra nei tessuti dal sangue. Come vedremo, però, alcune in realtà sono già presenti nei tessuti.

Queste sono le principali popolazioni cellulari dell'infiammazione: i granulociti, che avevamo già visto nei video di istologia in passato, sono divisibili in classici neutrofili, eosinofili e basofili. Si differenziano tutti e tre a partire da un progenitore comune. I basofili, nonostante, come vedremo, saranno molto simili ai mastociti, lo sono solo per funzione e non per origine.

I neutrofili hanno una breve vita in circolo, massimo 20 ore, e sono assenti nei tessuti in condizioni fisiologiche. Sono presenti nel sangue in numero di 4.000-11.000 per millimetro cubo e rappresentano il 40-70% della formula leucocitaria. Presentano tre tipi di granuli: primari o azzurrofili, secondari o specifici, e terziari, contenenti principalmente gelatinasi. Si sono grossomodo dei lisosomi, hanno una potente azione battericida con effetto kamikaze. I neutrofili, dopo pochi cicli di fagocitosi, sono ko. Infatti, la grande quantità di radicali che producono danneggia essi stessi e anche il tessuto che hanno intorno. I loro resti saranno rimossi dai macrofagi.

Gli eosinofili sono estremamente più specifici, hanno una vita in circolo più lunga e possono vivere alcune settimane nei tessuti. Rappresentano, però, solo il 1-3% della formula leucocitaria e la loro funzione essenziale è quella di mediare il killing dei parassiti ed alcune reazioni allergiche. Secernono la proteina basica maggiore e la proteina cationica eosinofila, che hanno una forte azione biocida sulle cellule eucariotiche dei parassiti. Vengono richiamati dalle citochine, sono sensibili all'interleuchina 3, 5.

I basofili hanno una funzione, come già detto, simile ai mastociti, ma la loro origine è totalmente diversa. Dai granuli liberano grandi quantità di istamina, TNF, PAF, leucotrieni, altre citochine. Si può considerare i basofili come una versione intravascolare dei mastociti, e queste due cellule insieme provvedono alla produzione di tutte queste citochine che sono vitali nel triggerare e mantenere l'infiammazione nelle sue prime fasi.

Abbiamo poi i macrofagi, cellule ben più complesse. Nascono nel midollo, circolano per monociti come sei giorni e poi si stabiliscono in forma inattiva nei tessuti. Prendono un nome diverso a seconda del tessuto in cui finiscono. Come abbiamo visto in passato, la gran parte dei monociti che è presente nel circolo ematico esprime solo il CD14, che, come abbiamo visto, lega il lipopolisaccaride legato all'LBP, mentre una piccola popolazione detta monociti di pattuglia esprime anche CD16 e rotola continuamente sull'endotelio.

La risposta macrofagica dura nel tempo. La loro azione si inserisce dopo quella dei neutrofili. Infatti, abbiamo visto che ne rimuovono i frammenti e sono molto importanti nella risposta contro i patogeni intracellulari. Inoltre, sono capaci di una fagocitosi molto particolare che permette loro di presentare l'antigene. A seconda della polarizzazione, i macrofagi possono agire in modi completamente diversi. La polarizzazione è quel fenomeno per cui le citochine prodotte dalle cellule che regolano l'infiammazione cambiano il programma genetico espresso dai macrofagi, portandoli quindi a svolgere funzioni molto diverse. Per cui, macrofagi possono essere polarizzati per funzionare come cellule presentanti l'antigene, come cellule stimolanti l'angiogenesi, la fibrosi, la coagulazione e molti altri processi.

I linfociti sono le cellule più complesse, probabilmente. Sono piccole, rappresentano il 20-40% della formula leucocitaria. Vivono in media un giorno, ma se vengono attivate vivono molto di più. Le cellule della memoria, poi, che sono i linfociti che rimangono dopo un'infiammazione conclusa in maniera positiva, possono vivere anche decenni. Alcune cellule della memoria, si è osservato che possono essere capaci di vivere 80 anni.

I linfociti B sono vitali per la loro produzione di immunoglobuline e anche perché, in un certo senso, funzionano da cellule presentanti l'antigene, seppur con dei limiti. I linfociti T helper, invece, regolano la risposta immunitaria polarizzando le altre cellule. I linfociti T citotossici sono essenziali nelle risposte contro il self alterato.

I linfociti hanno un ruolo solo marginale nell'infiammazione, in quanto si attivano tardivamente e permettono il passaggio della risposta da innata adattativa. Esistono, però, dei linfociti che intervengono primariamente nell'infiammazione, sono detti linfociti dell'immunità innata, come i Natural Killer, ma di quelli parleremo in un video a parte.

Abbiamo poi le cellule dendritiche, molto importanti anche nella prima fase dell'infiammazione. Sono loro che effettuano una macropinocitosi, contengono, processano gli antigeni. Questa macropinocitosi è mediata dai numerosi PRR che possiedono. Sono cellule specializzate nel riconoscere i pattern, perché mentre le cellule T su tali devono solo riconoscere i pattern per difendersi, le cellule dendritiche devono riconoscere tutti i pattern possibili per avviare la risposta. È, inoltre, processare gli antigeni e attivare i linfociti B e T specifici per far partire la risposta adattativa. Le cellule dendritiche rappresentano, quindi, l'anello tra l'immunità innata e quella adattativa.

Tra le cellule dendritiche, le interdigitate si occupano della presentazione degli antigeni ai linfociti T helper. Le troviamo nella milza, nei linfonodi e nell'epidermide come cellule di Langerhans. Le cellule dendritiche follicolari, invece, legano sulla propria superficie degli immunocomplessi e, attraverso questi, guidano la maturazione di affinità dei recettori dei linfociti B nella milza, nei linfonodi e nel tessuto linfoide annesso alle mucose.

Infine, ci sono delle cellule non immunitarie che hanno un ruolo importante nell'infiammazione, e queste sono le piastrine, le cellule endoteliali, i fibroblasti. Le piastrine sono presenti nel sangue in 150.000-300.000 unità per millimetro cubo, mantengono integro l'endotelio e prendono parte importante nei fenomeni di emostasi. Nel corso dell'infiammazione, sono capaci anche di uscire dai vasi e liberare una grande quantità di mediatori dell'infiammazione, soprattutto mediatori lipidici, in quanto hanno un sacco di enzimi predisposti a questa funzione.

Le cellule endoteliali sono importanti per la produzione di fattori sia pro che antinfiammatori, a seconda della fase dell'infiammazione. Sono vitali perché regolano l'extravasazione di tutte le cellule che abbiamo visto finora e, inoltre, va detto che l'endotelio ha funzioni specifiche di organo in organo, come approfondiremo meglio parlando dell'immunologia e delle mucose in futuro.

Infine, i fibroblasti sono fagociti semi-professionali, anche se molto spesso questo dettaglio viene tralasciato, e possono trasformarsi in miofibroblasti per chiudere, cicatrizzare le ferite, diventando essi stessi dei veri e propri punti di sutura. Chiaramente, il ruolo più importante sarà nella fase terminale dell'infiammazione, quando provvederanno alla guarigione del tessuto e, come già accennato, alla cicatrizzazione.

Ora che abbiamo le basi sui vari tipi cellulari che intervengono nell'infiammazione, possiamo cominciare a parlare di due importantissimi processi che permettono un efficiente risposta infiammatoria: l'extravasazione e l'ecocitasi, e la fagocitosi.