Transcription
[Applauso] il simposio sarà una specie di asse portante di tutto il festival, perciò cercherò di spiegarlo in modo semplice. Anche se un dialogo molto complesso, io l'ho tradotto tre volte per tre editori: Berlusconi, per la Bompiani e per la Lorenzo Valla, e vi dico che è stato la fatica più notevole, perché Platone parla non solo improprio, ma presenta tutte le correnti culturali del tempo e parla con quella lingua. Devo dire che gli attori che la rappresentano di solito non evidenziano i concetti filosofici. E allora io ho pregato un professore dell'Università di Messina, che è anche attore e direttore di una compagnia teatrale, di leggere un paio di testi particolarmente importanti di Aristofane e di Alcibiade, come vedremo al momento opportuno. Quindi interrompo, lui legge il pezzo e poi io proseguo.
Primo punto: per l'uomo di oggi è difficile capire cosa fosse un simposio in Grecia. Terminata la cena, riservata, badate, solo ai maschi e quindi escluse le donne, e noto che i Greci erano misogeni, ma più ad un certo punto, perché nelle case c'era una sezione della costruzione riservata alle donne, in cui gli uomini non potevano entrare, erano esclusi. Però le donne erano escluse dalla cultura. Allora finita la cena e fatti i riti, giravano con una coppa a turno e in ordine, bevendo il vino migliore e parlando di cose elevate e soprattutto di valori della vita.
Ma c'è un altro punto importante da rilevare: i simposi greci erano fatti anche da persone incolte e impreparate, che anziché parlare personalmente, pagavano suonatrici di flauto e si divertivano in questo modo. E Platone boccia questo sistema, dicendo che fanno rincarare i prezzi delle persone trici di flauto. E qui nel Simposio, Erisimaco dice: "Mandiamo via le so datrici di flauto e parliamo noi", dicendo che cos'è l'amore. Proprio sulla base di questo schema, il procedimento del dialogo è fatto e con voci che dicono cosa pensava l'esponente di quella corrente sull'Eros. E spiegheremo che Platone parla per ultimo, anzi per ultimo ultimo in assoluto, e Alcibiade. Ma spiegheremo a poco a poco il senso. Nietzsche diceva che tutto ciò che è profondo ama la maschera, perché? Perché quello che uno dice viene normalmente interpretato in vari modi da varie persone, in modo da un adeguato. E allora la maschera, parlando con la maschera, poi rivelanti e nasconderti. E in questo dialogo, Platone fa un gioco di maschere veramente stupendo. E infatti, il mio libro è intitolato "Damon Eros del Guidatore: il gioco delle maschere nel Simposio di Platone". Ricordo che dal punto di vista letterario, il Simposio è il dialogo più bello in assoluto di Platone, e poi spiegherò per quale motivo oggi anche il più richiesto.
I personaggi chiamati in causa sono i seguenti: prima parla Fedro, che è il simbolo di un giovane che non sa ancora dire le cose proprio e cita. Secondo, parla Pausania, il politico del momento, che difende l'idea di vero Eros più diffusa nella Atene bene, e vedremo che vuol dire. Parla, quindi, un medico, Erisimaco. In Grecia il medico era il numero due dopo il filosofo, importantissimo. Di solito erano uomini di pensiero molto profondo. Ricordo che la medicina greca è nata dalla filosofia greca, che ha insegnato il concetto di causa ed effetto, e la medicina è nata proprio in questo senso: la malattia è un effetto, noi dobbiamo cercare la causa e per curare la malattia curiamo la causa. Parla poi Aristofane, il comico, il più grande scrittore di commedie, e Platone lo usa per dire segretamente le cose che riservava non ai suoi scritti, ma alle sole sue lezioni, per i motivi che spiegheremo. Parla poi Agatone, che è il poeta tragico, in casa del quale avviene il simposio per festeggiare la sua vittoria con la sua prima tragedia. Poi toccherebbe proprio Socrate, ma è qui vi spiegherò poi perché Socrate finge non di parlare personalmente, ma ad avere ricevuto una rivelazione da una sacerdotessa, Diotima di Mantinea. E da ultimo è fatto arrivare Alcibiade, completamente ubriaco, che in vino veritas dirà la verità, non sull'amore, ma sul vero.
Il primo, guardate, che anche raffinati studiosi non hanno capito il dialogo, perché dicono: "Al primo discorso è debolissimo", perché la tutela fatto? Ma perché fa parlare quel personaggio che è il giovane, che in quel momento non poteva se non dire quelle cose? Che cosa dice? Eros è un dio antichissimo, è il più antico, così hanno detto Parmenide, Esiodo, Abu Siva, e per questo motivo da lui derivano dei beni più grandi. Di conseguenza, Eros ha una grande importanza socio-politica, in quanto genera quella virtù che fa fiorire la città. Solo coloro che amano, infine, sono disposti a morire per il loro amato, come ha fatto Alceste per lo sposo, o Achille per Patroclo, ed è proprio questo che ha meritato loro il premio dagli dei. Eros è garanzia suprema per gli uomini per l'acquisto della virtù e della felicità.
Sia il greco ed aborti è un ragazzo molto intelligente. Bacche dice cose sentite dire e non che crea lui personalmente. E poi fatto parlare Pausania, che è un discorso molto importante, è il rettore politico, che al momento difende un certo concetto di Eros. E devo richiamare l'attenzione a questo fatto: che nel V secolo era molto diffusa in Grecia la pederastia. Ricordo che i giovani erano mandati a scuola con nerboruti schiavi per difenderli, e in palestra, sia arrivando che tornando, erano portati e portati dietro da questi schiavi molto forti. Ma come mai allora nelle famiglie discutevano se così diffuso? Cosa diciamo ai giovani? "Deve concedere i tuoi favori a chi te li chiede all'anziano? Gatte richiede?" E voi capite che in una società, di solito, si cerca gius di giustificare la prassi. E qui la giustificazione la questa blasfema, ma comunque la questa: "Se in cambio di quello che ti chiede il gioco degli dei la sapienza e la virtù, va bene, se no, no". Ed è questo la tesi che la Todd e cercherà di capovolgere completamente, con una ironia raffinatissima e in modo veramente stupendo.
Quindi il dialogo non è capito perché Platone fa parlare tutti, dicendo quello che penso allo sulla cosa, ma poi arriva lui con la sua terribile ironia a dire: "Guardate che è vero il contrario di quello che voi in questo momento diceva". Allora sono gli amanti volgari, dice questo personaggio, ad abbassare il livello, e invece solo quelli raffinati che danno il modo giusto di amare. L'amore per i ragazzi e il concedere al parto dolori favore agli amanti, di per sé non è né bello né brutto, può essere fatto in modo bello e in modo non bello. Nel Simposio, quindi, questo discorso è presentato come quel clima diffuso nella società del V secolo, che Platone vorrà capovolgere. Ed è questo che di solito i lettori non capiscono. E infatti, anche grandi interpreti come Marsilio Ficino prendeva in modo sbagliato questo test, perché si parla di amore celeste, Afrodite celeste, Venere celeste, e Afrodite terrestre. Allora il modo giusto di amare sarebbe seguire il criterio della Venere celeste e non quella celeste.
Il discorso, allora, a questo punto toccherebbe con il giro Aristofane, ma siccome in bocca ad Aristofane, per i motivi che vi spiegherò, Platone ridendo dirà le cose per lui molto importanti, gli fa venire un terribile singhiozzo, ha mangiato troppo e quindi non può ancora parlare. Allora parlerà il medico prima di lui. E il medico parla da medico di quell'epoca. Ricordo anche un'altra cosa che la cultura dell'uomo elevato era anche, diciamo, basato sui concetti medici essenziali. Allora la medicina era una filosofia di muro 2. Ecco, dico un'altra cosa che di solito non è nota: in Grecia più del medico valeva il maestro di ginnastica, perché? Perché il maestro di ginnastica ti aiuta a conservare la salute, e il medico invece, quando hai perduto, perché non hai seguito le regole giuste, hai contratto la malattia. Però il maestro di ginnastica non è come quello di oggi, ma dava anche la dieta, cioè aveva tutta una serie di, diciamo, compiti che oggi dal medico. Ecco, allora capite per quale motivo la palestra era importantissima dopo la scuola, anzi forse come la scuola, il modo in cui si preparava il giovane.
Allora questo medico dice che l'amore ha una dimensione cosmica, in particolare si vede della medicina: il corpo è sano ed è malato, e gli amori sono quindi sani e malati. E il medico insegna l'amore corretto: fai in modo di contrarre le parti malate sane, e far prevalere la salute. E l'amore sano. La stessa cosa fa la musica, che fa concordare l'alto e il basso, e toni opposti. E poi l'astronomia, che disegna come le stagioni fra loro e opposte dall'origine a tutto quello che nasce. E poi la antica, che unisce il mondo fisico, quello metafisico. E allora ecco le conclusioni del medico Erisimaco: "Bisogna concedere i propri falò favori a quelli che sono temperanti, affinché diventino ancora più temperanti, ed escludere quelli che non lo sono più". In generale, Eros ha una potenza così vasta e così grande che accompagna la vita di tutti gli uomini. Ecco, e qui guardate, dice una cosa che vale anche per noi oggi: ci aiuta a stare insieme gli uni con gli altri e fare amicizia. Dice cose veramente stupende, però non dai fondamenti filosofici. E parole, lo dice grandi cose, ma devi venire da lei poi per sentire i fondamenti filosofici, ma lo dice in maniera ironica.
Ecco che a questo punto toccherebbe ad Aristofane, il quale chiede consiglio: "Il singhiozzo, come si fa a farlo passare?" E il medico dice: "Fai un potente starnuto e ti passerà il singhiozzo". E così gli piace a singhiozzo. Allora tutti bene. Qui adesso poi lo leggerà Cicerone, ma prima ve lo spiego. Gli studiosi inglesi dicono che il pezzo di gran lunga più bello che Platone ha scritto. Beh, io sono d'accordo che è bellissimo, ma non è il più bello. Più bello è quello della sacerdotessa di Mantinea. Però hanno cercato in tutti i modi di vedere se aveva copiato da Aristofane. No, non ha copiato, ha reinventato lo stile di Aristofane, ma era uno dei punti per cui Platone era grande: reinventare lo stile dell'altro e parlare come parla l'altro era l'arte sublime. Ecco, allora il grande commediografo, con l'abuso della commedia, dice e nasconde un grande concetto di Platone. Allora sentite cosa dice: che in origine noi uomini eravamo una palla, due insieme, naturalmente maschio-maschio, femmina-femmina, maschio-femmina, tra i generi. Per loro, naturalmente, questa unione era un essere un tutto, sufficienza se stesso. Erano così potenti che hanno deciso: "Salviamo gli dei e prendiamo al loro posto". E allora Zeus cos'ha fatto? Un consiglio. "Cosa dobbiamo fare?" E nel sud o gli solo lodare consiglio, ma lui l'ha trovato. Sapete cosa faccio? "Ritagliò in due e li ha tagliati in due". E allora poi una metà cercava l'altra, appena si trovavano, su abbracciava, dopo poi morivano. E al loro Zeus spostò gli organi di sesso sul davanti, prima stavano all'esterno e generavano per terra, come si dice, fanno le cicale, e in tal modo si connettono. Che cos'è allora l'amore? Ebbene, sentite una cosa molto bella: è la ricerca dell'altra metà che ti manca e di due fare una unità, e quindi il tentativo di risanare l'uomo e di fargli trovare l'antica natura. Ricordo che quando io ero giovane, adesso se perduto, sentivo le persone colte a dire: "Per dire mia moglie ha detto, oh mio marito detto, la mia dolce metà", ha detto. Concetto che si è perduto, ma comunque era un concetto che derivava da Aristofane, da Platone.
Gli uomini attenti sono stati divisi in due: l'amante dell'uomo cerca l'altro uomo, la donna l'altra donna, e quella del sesso invece androgino nell'amore. Dunque, ciascuno cerca ciò che gli eco in genere e desidera unirsi il più possibile con esso. E che cosa vuole ottenere da questa unione? E qui Platone è grandissimo. Sentite cosa fa dire ad Aristofane: "Mi sembrerebbe, mi sembrerebbe essere il piacere da paure la causa dei file insieme gli uomini, ma non dell'amore solo sessuale. È evidente che l'anima di ciascuno cerca e desidera qualche altra cosa che non sa dire, eppure in forma di enigmi lo dice. E se gli amanti vedessero comparire il dio fabbro Efesto, cosa direbbero a lui? 'Uniscici coi tuoi strumenti, facci diventare uno solo di due che siamo'". Ecco la risposta ultimativa di Platone in bocca Aristotele: "La ragione di ciò sta nel fatto che questa era la nostra antica natura e Eros ci aiuta a ritrovarla e saremmo felici se ciascuno di noi ritrovasse il suo amato e diventasse uno con lui". In questo discorso, presentato in maniera superba, di un'arte magnifica, con i tocchi delle limitazioni, in cui, come vi ho detto, Platone maestro e dice cose nascoste che son questo si tenga presente che Platone aveva scoperto che il vero bene è in tutte le cose, e l'armonia e l'ordine, e il male è il disordine, quindi la divisione. E chiamava la forza che unisce uno, è la forza che divide dualità 2. Ha presentato questa dottrina una volta in una pubblica conferenza che ha intitolato "Sul bene". Tutti sono corsi a sentire cosa dice il filosofo sul bene, ma si aspettavano che dicesse che il bene la bellezza, la salute, la forza, la ricchezza. E quando sentirò di parlare di uno e di diade, si opposero, a lode, risero. Ebbe, sentite che io stesso, degli anni '70, presentando delle mie lezioni universitarie questa dottrina di Platone, mi sentii dire, soprattutto da una ragazza molto intelligente, ma una contestatrice: "Guardi che io do ragione ai critici di Platone e non a lui. Cosa mi viene a dire che il bene l'uno e il 2? Il bene è davvero la bellezza, la sale voluta, eccetera eccetera". Ma attenti, mentre salivo le scale per giungere all'aula in cui già debole alle elezioni, da man davanti a me saliva proprio questa ragazza che parlava con l'amica e diceva che aveva rotto con il fidanzato e che erano divisi in tutto e che non sapeva come uscirne, non sapevano più fare unità. E allora io le spiegai di avere sentito questo che lei diceva alla compagna e dimostra che stava dicendo esattamente quello che diceva di Platone: "Il male che soffriva derivava dalla divisione in due, e che il bene che cercava era ritrovare l'unità e la fi senza parole". Davvero ben si capisce che non compreso totali dottrine Platone decidesse di non metterle per iscritto e di parlarne soltanto dalle sua lezione, e per questo si chiamano dottrine non scritte. Ma qui nel Simposio, e ha deciso di dirle, ma come le ha detto ridendo, in modo che poteva ridere di chi rideva di lui.
Se diamo Cicerone a lei, gli uomini [Musica] non l'abbiamo fatto le prove prima, scusate. Ripartiamo. A me pare che gli uomini non avvertano ha fatto la potenza di Eros, perché se veramente la sentissero, gli edificheranno templi e altari assai grandi e gli offrirebbero grandissimi sacrifici, e non come ora, che non si fa nulla di questo per lui, mentre si dovrebbe fare di più di tutto. Fra gli dei, Eros è il più amico degli uomini, loro soccorritore e medico di quei mali che, se fossero risanati, ne verrebbe alla stirpe umana la più grande felicità. Io cercherò dunque di spiegarvi la sua potenza, e voi dovrete esserne maestri agli altri. In primo luogo, bisogna che poi apprendere qual è la natura umana e le vicende che essa ha subito. Anticamente, infatti, la nostra natura non è quale ora, ma diversa. Innanzitutto, i generi umani erano tre e non due come ora: maschio e femmina, ma c'era anche un terzo che accomunava i due e del quale ora è rimasto il nome, mentre esso è scomparso: l'androgino. L'androgino era allora una unità per figura e per un nome, costituito dalla natura maschile da quella femminile accomunate insieme, sia nella forma sia nel nome, mentre ora non resta che il nome usato in senso spregiativo. Inoltre, la figura di ciascun essere umano era di forma sferica nel suo intero, con il dorso e i fianchi a forma di cerchio, aveva quattro mani e tante gambe quante mani, e due volti del tutto uguali su un collo arrotondato, e aveva un'unica testa per ambedue i volti opposti l'uno all'altro, e 4 orecchi e due organi genitali. Tutte le altre parti, ciascuno se ne può immaginare da ciò che ho detto. Camminava anche diritto come ora, nella direzione che volesse, e quando si metteva a correre velocemente, come i santi i banchi che volteggiano in cerchio a gambe levate, appoggiandosi sulle membra che allora erano 8, si spostava rapidamente ruotando in cerchio. Perciò i generi erano tre e di queste nature, perché il maschio aveva tratto la sua origine dal sole, la femmina dalla terra, e il terzo sesso partecipava di entrambi dalla luna, la quale partecipa della natura del sole e della terra. E le loro figure erano a cerchio, e così il loro modo di procedere, perché assomigliavano ai loro genitori, erano terribili per forza e per vigore, e avevano grande superbia e attaccarono gli dei. E quello che Omero narra dei giganti Efialte e Oto, che tentarono di scalare il cielo per assalire gli dei, si dice anche di loro. Zeus e gli altri dei allora tennero consiglio per decidere che ne dovessero fare e rimasero nel dubbio. Non potevano, infatti, ucciderli e fulminandoli, come fecero con i giganti, annientarne la genia, perché sarebbero scomparsi anche gli onori ai sacrifici che provenivano loro dagli uomini. Ma d'altra parte, non potevano permettere quella insolenza. Dopo aver a lungo meditato, Zeus disse: "Credo di avere a disposizione un mezzo per far sì che gli uomini continuino a esistere e, divenuti più deboli, cessino di essere così sfrenati. Ritagliò ciascuno in due", disse, "così che da un lato saranno più deboli e dall'altro saranno più utili a noi, perché diventeranno maggiori di numero e cammineranno diritti su due gambe. Ma se parlano ancora comportarsi in modo insolente, vorranno starsene tranquilli ancora una volta", disse, "io li taglierò in due, così che saranno costretti a camminare saltando su una gamba sola". Detto questo, tagliò gli uomini in due, come quelli che tagliano le sorbe per farle essiccare, o come quelli che tagliano le uova con un crine. E per ciascuno che tagliava, dava incarico ad Apollo di rivoltare nella faccia e la metà del collo verso la parte del taglio, in modo che l'uomo, vedendo questo suo taglio, diventasse più mansueto. E gli dava anche ordine di risanarli tutte le altre parti. E Apollo girava la faccia e tirando da ogni parte la pelle su quello che oggi ve ne ha chiamato, mentre come si fa con le borse che si contraggono, la lega va nel mezzo del ventre, facendo una specie di bocca, quello che oggi si chiama ombelico. E spianava le altre numerose pieghe e modellava i vecchi servendosi di uno strumento, come quello che calzolai usano per spianare sulle forme delle scarpe le pieghe del cuoio, ma ne lasciò poche intorno al ventre medesimo e intorno all'ombelico, in modo che restasse un ricordo dell'antico castigo. Allora, dopo che l'originaria natura umana fu divisa in due, ciascuna metà desiderando fortemente l'altra metà che la sua cercava di unirsi a lei, gettandosi attorno le braccia e stringendosi forte l'una all'altra, desiderando fortemente di fondersi insieme, morivano di fame e di inattività, perché ciascuna non voleva fare nulla separata dall'altra. Quando una metà moriva e l'altra rimaneva in vita, quella rimasta cercava un'altra metà e si intrecciava con questa, sia che incontrasse la metà di una donna intera, quella che ora chiamiamo donna, sia la metà di un uomo. E così morivano. Mosso a compassione, Zeus ricorse allora a un altro espediente: trasportò i genitali sul davanti, perché fino ad allora gli uomini avevano anche questi nella parte esterna e concepivano, generavano non c'è fra di loro, ma in terra, come le cicale. Trasportò dunque i genitali sul davanti e fece sì che la procreazione avesse luogo con l'uso reciproco di questi organi, per opera del maschio nella femmina. E fece questo perché, se all'amplesso si fossero trovati insieme un uomo e una donna, avrebbero appropriato e riprodotto la stirpe. Se invece maschio con maschio, sarebbe venuta loro sazietà di quella unione e così si sarebbero acquietati e rivolti al loro lavoro, occupandosi delle altre faccende della vita. Da così tanto tempo è connaturato negli uomini l'amore degli uni per gli altri, che vuole ricomporre l'antica natura e cerca di fare di 2 uno e di risanare la natura umana. Ciascuno di noi dunque è come una contromarca di uomo, diviso da uno in due, come le sogliole, e ciascuno cerca sempre l'altra contromarca che gli è propria. Così tutti quegli uomini che sono nati dalla divisione dell'essere misto, che allora si chiamava androgino, sono amanti di donne, e da questo senso deriva la maggior parte degli adulteri. Da questo sesso derivano anche le donne amanti degli uomini e le adultere. Le donne che sono nate invece dalla divisione di una donna non vadano troppo agli uomini, ma hanno propensione per le donne, ed è da questo sesso che derivano le lesbiche. Quelli infine che sono nati dalla divisione del maschio inseguono i maschi, e finché sono fanciulli, in quanto piccole parti del maschio, amano gli uomini e godono di giacere e stare abbracciati con gli uomini. E sono proprio questi fanciulli e i giovani i migliori, perché per natura sono i più dotati di virilità. Alcuni in verità sostengono che sono degli impudenti, ma hanno torto. Essi fanno questo non per imprudenza, ma per arditezza, fortezza e virilità, essendo inclini a ciò che è simile a loro. È una bella prova è questa: giunti a maturità, solo questi uomini entrano nella vita politica e, diventati uomini, si innamorano dei ragazzi e per loro natura non si preoccupano delle nozze, della procreazione dei figli, ma sono costretti a fare questo dalla legge. A loro basterebbe invece vivere insieme gli uni con gli altri senza nozze. In generale, dunque, un uomo di questa specie è amante dei ragazzi e amante degli amanti, attaccandosi sempre a ciò che gli è con genere. E quando l'amante di ragazzi o chiunque altro si incontri con la metà che è sua, allora in modo mirabile sono presi da amicizia, la familiarità e da amore, e non vogliono, per così dire, separarsi l'uno dall'altro neppure per breve tempo. Sono proprio loro che trascorrono insieme tutta la vita, loro che non saprebbero neppure dire ciò che vogliono ottenere l'uno dall'altro. Nessuno, infatti, potrebbe credere che sia il piacere sessuale, quasi che solo per questo godano l'uno con l'altro di stare insieme con tanto affetto. È evidente che l'anima di ciascuno di essi desidera altro, altro che incapace di esprimere, eppure presagisce ciò che vuole e lo dice per enigmi. Se, mentre giacciono insieme, si avvicinasse Efesto con i suoi attrezzi e domandasse loro: "Che cos'è che volete ottenere l'uno dall'altro?" e se, non sapendo, essi risponderò, domandasse ancora: "Forse questo, che desiderate diventare la medesima cosa l'uno con l'altro, così da non lasciarvi nè giorno nè notte? Se desiderate questo, io voglio fondarvi e unirvi insieme in un'unica cosa, in modo che da due che siete diventate uno solo, e finché di prete viviate insieme uniti come un essere unico, e quando morirete anche laggiù nella de, invece di essere due, siate ancora uno, uniti insieme nella morte". Guardate, se è questo che bramate e se vi soddisfa ottenere questo, udendo simili parole, neppure uno sappiamo bene direbbe di no, né mostrerebbe di desiderare altro, ma penserebbe di aver udito proprio quello che desiderava da tempo, ossia congiungendosi e fondendosi insieme con l'amato da due diventare uno. E questa ne è la causa: così era la nostra antica natura e noi eravamo tutti interi. Perciò al desiderio e all'ispirazione dell'intero diamo il nome di Eros. Prima, come dicevo, eravamo 1, ora invece per nostra colpa siamo stati separati dal dio, e se non saremo rispettosi verso gli dei, c'è pericolo di venire di nuovo divisi a metà e di dovere andare in giro come le figure in bassorilievo scolpite sui cippi, segate in due lungo il naso, come dadi tagliati in due. Perciò bisogna che ogni uomo esorti l'altro a essere devoto agli dei per scampare a questo male e conseguire quei beni di cui Eros è signore e guida. A Eros nessuno si opponga, perché chi si oppone a Eros è inviso agli dei. Una volta diventati amici di Eros e riconciliati con lui, incontreremo e ritroveremo i nostri amati, cosa che solo pochi oggi riescono a fare. E mi riferisco a tutti: agli uomini, alle donne, e dico che la nostra specie e può essere felice se ciascuno di noi conduce l'Eros al suo fine, è di trova il suo amato, ritornando così all'antica natura. [Applauso] Va bene. [Applauso] Allora avete capito perché come una lettura perfetta non lo può fare solo un attore, ma deve essere professore di filosofia, low che ha tradotto testi dei professori di tedeschi della scuola di Domingo su Platone è molto, e che il quasi tutto, e quindi conosce la filosofia molto bene. E c'è un punto, dicono alcuni, che Platone era un profeta. Beh, a suo modo era un profeta. Addetti cos'ha detto? "Se sarete ancora cattivi, io mi taglierò ancora in due". E signori, guardate che oggi è capitato questo: l'uomo non cerca più l'altra metà, ma vuole essere single, e quindi tagliato ancora due, deve saltellare sulla sola gamba. Ecco, ipoteticamente, la sua metafora è perfetta. Piedi. [Musica] E al momento deve parlare Agatone, il poeta tragico, che ha vinto con la sua prima tragedia il premio, e in casa sua c'è il simposio. Non ha avuto poi avuto molta fortuna, ma all'inizio era grandissimo, e Platone lo deve imitare, e così come ha imitato, avete sentito, in modo perfetto il comico, invita in modo perfetto il tragico. Ma è l'abilità qui di Platone straordinaria. Agatone a parole magnifiche, costruzioni di frasi elegantissime, però le sue parole dicono molto poco in concetto, e quindi tu sai parlare bene, ma dici poco. Allora sentite il discorso messo in bocca al poeta tragico festeggiato: "È perfetto. Platone ha voluto rendere onore al vittorioso. Agatone lamenta il fatto che nei precedenti discorsi hanno elogiato i beni che do da Eros, ma non hanno detto che cosa sia Eros, e invece bisogna cominciare di qui. Pertanto, si dovrebbe in primo luogo spiegare chi è Eros, l'essenza dell'amore, e poi che cosa ne deriva". L'impostazione, guardate, perfetta, ma poi non è capace di eseguirla. E Platone se lo fai lottare per questo, ma lo critica: "Dice il problema in modo perfetto, ma non lo risolvi". E infatti, anziché dire l'essenza di Eros, dice una serie di aggettivi meravigliosi che descrivono Eros nella sua bellezza straordinaria: "È il dio più felice, più bello, più buono, più giovane per sempre, più delicato, più leggiadro. Inoltre possiede quattro virtù al sommo grado, e inoltre, essendo egli per primo bello, buono in sommo grado, è causa di tutte cose belle e buone". E il discorso si conclude legando una serie di benefici prodotti da Eros, come dicevamo. Agatone ha impostato in maniera perfetta il problema, ma poi non lo ha risolto, e si è chiuso in immagini anche arrivare, invece di arrivare al concetto filosofico. E allora tocca Socrate: "Massacra 12 o me ne vado, perché voi avete fatto l'elogio di Eros facendogli dire cose belle di lui, cose bellissime, che le abbia o le abbia, ma non avete detto la verità, e io invece vorrei dire questo. E allora io non farei l'elogio". Badate che elogio anche quello che sentiamo oggi di una persona morta, dice: "Sono le cose belle e buone fatte da quella perduta, e non che cosa è stata veramente questa persona nel bene e nel male, in tutto". E io potrei solo dire questo. Tutti si oppongono: "8, ti fermi, parla". Come mai? Allora divenne parla come voi, ma deve far fuori tutti, deve distruggere dal primo all'ultimo. E come deve fare? E qui c'è l'arte geniale di Platone. Guardate che non per nulla è considerato il capolavoro letterario di Platone il modo di parlare di soliera dialogare, e anche qui deve dialogare, ma non può dialogare con te che hai parlato, hai detto questo e ti distruggo. Allora finge di aver sentito dire quello che dirà da una sacerdotessa, Diotima di Mantinea, che non è mai esistito, ma che lui presenta. Dice addirittura che ha allontanato per dieci anni con i suoi scongiuri la peste su Atene, quindi è terribile. Lei è stata la mia maestra e mai insegnato le cose d'onore, e quindi lui parla con la sacerdotessa e si fa anche criticare, e molto spesso assume idc parole di Agatone, in modo da criticare Agatone in questo modo, in maniera stupendo.
Allora chi è, che cos'è l'amore? Ecco, qui sono le pagine che io, il tempo di gran lunga più belle, mi sarebbe piaciuto far leggere, è mai molto lunga e quindi questo non era possibile. Leggeremo all'altro bardot. Primo: Eros non è mai solo, e sempre Eros di qualche cosa, e voi avete non detto questo. Le rose non è Eros di niente, ma di qualche cosa. Secondo: e di che cosa è? Di solo. Di solito Eros è amore di ciò che manca, ha bisogno di quello che cerca e di averlo già. Ma gli rispondono: "Nudo che ricco? Ama la ricchezza, sì, ma non la ricchezza che sa di mantenerla anche in futuro, e che ancora non è così, di essere sano, eccetera eccetera". E allora l'amore è sempre amore di qualche cosa di cui è mancante, che ha bisogno di avere. Terzo: e quali sono le cose che cerca di solito il vero Eros? Né quelle belle e buone. E a questo punto il discorso si fa esplosivo. Sarebbe sconveniente, naturalmente, che Socrate prendesse uno per uno quelli che hanno parlato e le confutasse. E allora, come vi dicevo, si fa confutare dalla sacerdotessa, dal colloquio con questa sacerdotessa. Tutti hanno cercato di vedere se mai esistita, non è esistita. Qualcuno e trova magari non la conosciamo, no, è una invenzione della maschera per dire e tacere stupenda. Allora la trama logica è questa: primo, se come abbiamo detto, Eros è mancante delle cose belle, buone, e non è bello e buono, ma non è anche brutte, negativo, è a metà intermedio fra pelle brutto e buon e cattivo, e proprio perché è un po pelle, un po buono, cerca di avere la completezza della bellezza e della bontà, sia in senso verticale che orizzontale. In senso verticale, e qui fa una rivoluzione teologica, signori: Eros non è un dio. Ma allora è un uomo? No, non è un uomo. Ed è allora che è un demone, il demone mediatore. E questo è la rivoluzione più grossa che ha fatta, ma la fatica di una sacerdotessa, perché capite, e cambia tutto. E mediatore cerca di unire quello che sai in basso, il fisico con il metafisico, ma anche in senso orizzontale, perché è la composizione delle opposizioni. Guardate che oggi l'amore un po' dimenticato, perché molti si dividono dal marito o dalla moglie, è perché non accetta il diverso, e non invece cerca una composizione delle opposte. Allora Eros, chi è, che cos'è? E sentite quella definizione filosofica: è una sintesi di due forze opposte. E qui Platone crea un mito che è il più bello, uno dei più belli che ha creato. Sentite: si festeggiava la nascita di Afrodite, Venere, e c'era una festa con un banchetto straordinario fra gli dei. Ed ecco che la dea Penia, che è la dea della povertà, arriva alle porte e riesce a catturare Poros, il dio delle esperienze, che si era ubriacato, mettere giacere con lui e avere un figlio. Ed il figlio che è nato era Eros. Come mai Eros ha una quindi una duplice natura? Della madre e del padre. Della madre, lo stress e la caratteristica di essere sempre accompagnato da indigenza ed ha bisogno. Dal padre, a tratti invece energie e risorse che lo fanno conquistare sempre, c'è quello che cerca sempre di più, in quanto fu concepito della festa di Afrodite, che la bellezza, è amante del bello. Perciò e Eros e anche filosofo. Badate che i Greci hanno creato la filosofia in maniera splendida, non è sofia, ma è filo sofia, è ricerca continua, amore del sapere. Fra i filosofi, uno grandissimo, Hegel, che lui ha tradotto quasi tutto, ha fatto il peccato più grave che un filosofo live: "Io sono arrivato, la faccio finire con la filosofia e vi introduco la sua figlia". Ecco, quasi fosse dio. Invece greco diceva: "No, la sofia è solo di Dio, l'uomo è un ricercatore per tutta la vita". Bellissimo. Allora la bellezza, poi, siccome è legato alla nascita di Afrodite, la bellezza è quella che produce la creazione a due livelli: nella bellezza si crea fisicamente, e poi dice che la procreazione anche degli animali cerca l'eterno, perché l'animale nel figlio che produce e riproduce se è perché continui la specie, ma anche a livello spirituale, e nella bellezza che l'uomo crea le sue cose più belle. E qui Platone presenta una pagina che per me è sublime: la scala d'amore, che coincide con quello della bellezza. Sentite, e credo che sia difficilmente contestabile: primo, la prima forma di bellezza e di amore è l'amore per la bellezza fisica. E amore, el, ma il primo livello. Il vero amore non è l'amore per il corpo di una persona, da ma per il suo spirito, per la sua anima. Tu ami veramente una persona, non sei anni ciò che ha il suo corpo, ma ciò che è anche tu desiderosi di essere amato, compre ciò che hai, ma in ciò che sei. Secondo, crea, e qui crederemo che potrebbe fermarsi in un altro dialogo intitolato dal Cipa. Socrate dice anche una cosa stupenda, poi imitato addirittura d'Agostino, che non aveva letto questo dialogo per intuizione: Alcibiade era, oltre che molto intelligente, era bellissimo, e tutti lo desideravano, uomini e donne. Però attenti bene, che siccome erano più più che omosessuali, erano amanti dei giovani, quando si arriva la bellezza della giovinezza, non interessava più. E allora su in vent'anni l'incontro e dice: "Vedi, ti sta fiorendo la bellezza e i tuoi amanti ti lasciano, ma non io, perché in te non amo la bellezza del corpo, ma della tua anima". Il vero amore, amore dell'anima. Terzo gradino: l'anima che intelligenza crea cose bellissime, le istituzioni varie. E allora ecco il terzo grado di amore. Il quarto, la scienza, e da ultimo la fusione con la bellezza in sé, è trovata farsi una con lei, cioè la prima pagina di mistica con immagini erotiche stupende, poi riprese solo più tardi dalla crescita, da Plotino, e poi nel vecchio, molto diffusa. E allora ecco quel punto: la visione del bello supremo è il momento supremo della vita, che dà anche la, dice lui, l'immortalità. Il discorso ha molto successo, lo applaudono molto, però attenti, hanno plaudito di più. Pagato è la Todd. Dice: "Sì, ho detto cose difficili, i più preferiscono la docks all'apparenza, e io ti ho detto la verità". Però molto successo a questo punto. Aristofane chiede di parlare, perché la a un certo contributo è stato criticato nel senso che l'unione non è solo alludo col 2 in maniera fisica, occorre la trascendenza, arrivare al be nice, ma non lo lascia parlare Platone, perché è chiaro doveva essere una maschera. Fa irrompere nella sala un gruppo di ubriaconi, con alla testa Agatone, e scusate, Alcibiade. E Alcibiade si distende e guardando dice: "Ma come si disse di accanto a da Catone e lo incorona? Di cui ci soffro tema, aiuto, qui c'è Socrate". Badate che sappiamo che era innamorato pazzo di Socrate e ad un tempo lo odiava. "Se io facessi quello che tu dici, non potrei fare il politico, eppure ai regioni mai torto. Cosa devo fare?" Ecco la persona in crisi, che capisce la grandezza di Platone. "La base ray, ma se morisse, poi cosa farei?" Ecco, è bellissimo. Arriva quindi ecc ecc, a cui Socrate aiutò e accanto da Catone, che tra l'altro, oltre che grande poeta, era bellissimo, e quindi diventa geloso. E gli dicono: "Allora, visto che sei qui, parlo anche tu d'amore, di ciclo dell'amore, no, io non parlerò dell'amore, ma parlerò delle rose, ma dell'erotico". E siccome completamente ubriaco, lato né in vino veritas, gli fa dire cose delicatissime, che dona proprio tutela nessuno, se non ubriaco. Allora siccome lui o leggera, riassumo in breve, e confessa di vergognarsi e e turbarsi solo di fronte a Socrate. E allora qui attenti bene, cosa ha detto il poeta e poi trascurato il politico rettore, che in fondo si può dire al gioco del sito: "Concedi poi favore a chi te li chiede, a patto che lui ti dia la vede la virtù e la sapienza". E allora qui al cibo e devo proprio questo: "Io volevo catturare Socrate e alla fine sono riuscito a una sera a dormire con lui, e allora gli ho chiesto: io ti do la mia bellezza fisica e tu mi dai la tua bellezza e spirituale". Ecco, e qui è il nocciolo di tutto lo scritto, che purtroppo nei boldi nelle molte produzioni poetiche teatrali non vengono evidenziate, e anch'io ho fatto molto fatica a farlo imparare a un attore rivolta, purtroppo defunto, che poi alla fine, invece, è riuscito, l'ha messo addirittura in forma di show cantata, perché è un punto molto delicato. Sentite, caro Alcibiade, si dà il caso che tu sia veramente un uomo non da poco. Se ciò che dice è vero, e se il mei capito che c'è una forza con la quale poi diventare migliore, tu vedresti in me una bellezza straordinaria, molto diversa dalla tua avvenenza fisica, e se cerchi di averne parte con me, cerchi di scambiare una bellezza apparente con la vera bellezza, e facendo questo tu non file che scambiare armi d'oro con armi di bronzo". Ecco il messaggio che maniera ironica dava alla Grecia di allora. Poi dice altre molte cose belle, fra cui una è fondamentale, e badate che Socrate è stato criticatissimo da Aristofane, perché introduceva un modo di pensare che capovolgeva il modo tradizionale di parlare con il linguaggio dei poeti, introducendo i concetti, le idee, e quindi lui da poeta non poteva che dire: "Se una sciagurata che mi distrugge, dice che era di questo parere, ha capito benissimo". Però attenti, che io dico che talvolta capisci un grande dal nemico più che dall'amico, cioè la il nemico ti dice cosa vi fa in fuori e cosa mi distrugge, e allora se uno ascolta i discorsi di Socrate, dice: "Magari non li capisce e richiede che siano banali, ma se riesci a capirli dentro, trova che ha delle virtù e delle cose divine". Allora al cimino e conclude il suo discorso dicendo che quello che ha fatto con lui, lo farà con gli altri. Si presenta come l'amante, e poi capovolge la situazione, lui diventa l'amato, e il giovane diventa l'amante che gli chiede la vera bellezza. È chiaro che non poteva anche qui, guardate dal punto di vista diciamo letterario e di una perfezione unica, credo che non so quanto tempo abbia impiegato a scriverlo, perché erano rotoli che poi taglia incolla potevano rifarli parecchie volte. E adesso sentirete nella lettura la bellezza di questa pagina, perché poi trarremo le conclusioni a Cicerone.
Quindi, signori miei, proverò a lodare Socrate per immagini. Lui credeva forse che io voglia rappresentarlo in modo ridicolo, ma l'immagine avrà di mira il vero, non il riso. Dico dunque che gli assomiglia moltissimo a quei sileni esposti nelle botteghe degli scultori, che gli artigiani costruiscono con zampogna, flauti in mano, e che quando vengono aperti in due rivelano di contenere dentro immagini di dei. Dico poi che assomiglia al satiro Marsia. In verità, che nell'aspetto sei simile a questi, neppure tu, Socrate, puoi contestarlo. Che poi tu assomigli a loro anche in altre cose, stai a sentirlo: "6 arrogante? No, se non lo ammetti, porterò qui dei testimoni. E non sei forse un flautista? Anzi, molto più meraviglioso di Marsia, il quale incantava gli uomini per mezzo di strumenti con la potenza che gli veniva dalla bocca, e così fa ancora oggi chi suona col flauto le sue melodie, le melodie di Marsia. Le suoni un bravo artista o un flautista mediocre, inducono da sole in uno stato di possessione e manifestano chi ha bisogno degli dei e di essere iniziato ai misteri, perché sono divine. Tu sei [Applauso] va bene [Applauso] allora avete capito perché come una lettura perfetta non lo può fare solo un attore ma deve essere professore di filosofia low che ha tradotto testi dei professori di tedeschi della scuola di domingo su pato ne è molto e che il quasi tutto e quindi conosce la filosofia molto bene e c'è un punto dicono alcuni che platone era un profeta beh a suo modo era un profeta addetti cos'ha detto se sarete ancora cattivi io mi taglierò ancora in due e signori guardate che oggi è capitato questo è l'uomo non cerca più l'altra metà ma vuole essere single e quindi tagliato ancora due deve saltellare sulla sola gamba ecco ipoteticamente la sua metafora è perfetta piedi [Musica] e al momento deve parlare agatone il poeta tragico che ha vinto con la sua prima tragedia il premio e in casa sua c'è il simposio non ha avuto poi avuto molta fortuna ma all'inizio era grandissimo e platone lo deve imitare e così come ha imitato avete sentito in modo perfetto il comico invito in modo perfetto il tragico ma è l'abilità qui di platone straordinaria agatone a parole magnifiche costruzioni di frasi elegantissime però le sue parole dicono molto poco in concetto e quindi tu sai parlare bene ma dici poco allora sentite il discorso messo in bocca al poeta tragico festeggiato è perfetto lato ne ha voluto rendere onore al vittorioso a catone lamenta il fatto che nei precedenti discorsi hanno elogiato i beni che do da eros ma non hanno detto che cosa sia eros e invece bisogna cominciare di qui pertanto si dovrebbe in primo luogo spiegare chi è eros l'essenza dell'amore e poi che cosa ne deriva l'impostazione guardate perfetta ma poi non è capace di eseguirla e platone se lo fai lottare per questo ma lo critica dice il problema in modo perfetto ma non lo risolvi è infatti anziché dire l'essenza di eros dice una serie di aggettivi meravigliosi che descrivono eros nella sua bellezza straordinaria e il dio più felice più bello più buono più giovane per sempre più delicato più leggiadro inoltre possedere quattro virtù il sommo grado e inoltre essendo egli per primo bello buono in sommo grado è causa di tutte cose belle e buone e il discorso si conclude legando una serie di benefici prodotti da eros come dicevamo agatone ha impostato in maniera perfetta il problema ma poi non lo ha risolto e si è chiuso in immagini anche arrivare invece di arrivare al concetto filosofico e la loro tocca socrate massacra 12 o me ne vado perché voi avete fatto l'elogio di eros facendogli dire cose belle di lui cose bellissime che le abbia o le abbia ma non avete detto la verità e io invece vorrei dire questo e allora io non farei l'elogio badate che elogio anche quello che sentiamo oggi di una persona morta dice sono le cose belle e buone fatte da quella perduta e non che cosa è stata veramente questa persona nel bene e nel male in tutto e io potrei solo dire questo tutti si oppongono 8 ti fermi parla come mai allora divenne parla come voi ma deve far fuori tutti deve distrugge dal primo all'ultimo e come deve fare e qui c'è l'arte geniale di platone guardate che non per nulla è considerato il capolavoro letterario di platone il modo di parlare di soliera dialogare e anche qui deve dialogare ma non può dialogare con te che hai parlato hai detto questo e ti distruggo allora finge di aver sentito dire quello che dirà da una sacerdotessa dio ti va di mantenere che non è mai esistito ma che lui presenta dice addirittura che ha allontanato per dieci anni con i suoi scongiuri la peste su atene quindi è terribile lei è stata la mia maestra e mai insegnato le cose d'onore e quindi lui parla con la sacerdotessa e si fa anche criticare e molto spesso assume idc parole di agatone in modo da criticare catone in questo modo in maniera stupendo allora chi è che cos'è l'amore ecco qui sono le pagine che io il tempo di gran lunga più belle mi sarebbe piaciuto far leggere questo è mai molto lunga e quindi questo non era possibile leggeremo all'altro bardot primo eros non è mai solo e sempre heroes di qualche cosa e voi avete non detto questo le rose non è eros di niente ma di qualche cosa secondo e di che cosa è di solo di solito eros e amore di ciò che manca ha bisogno di quello che cerca e di averlo già ma gli rispondono nudo che riccò amal ricchezza sì ma non la ricchezza che sa di mantenerla anche in futuro e che ancora non è così di essere sano eccetera eccetera e allora l'amore è sempre amore di qualche cosa di cui è mancante che ha bisogno di avere terzo e quali sono le cose che cerca di solito il vero eros né quelle belle e buone ea questo punto il discorso si fa esplosivo sarebbe sconveniente naturalmente che socrate prendesse uno per uno quelli che hanno parlato e le confutasse e allora come vi dicevo si fa confutare dalla sacerdotessa dal colloquio con questa sacerdotessa tutti hanno cercato di vedere se mai esistita non è esistita qualcuno e trova magari non la conosciamo no è una invenzione della maschera per dire e tacere stupenda allora la trama logica è questa primo se come abbiamo detto eros è mancante delle cose belle buone e non è bello e buono ma non è anche brutte gativo ea metà intermedio fra pelle brutto e buon e cattivo e proprio perché è un po pelle un po buono cerca di avere la completezza della bellezza e della bontà sia in senso verticale che orizzontale in senso verticale e qui fa una rivoluzione teologica signori eros non è un dio ma allora è un uomo no non è un uomo ed è allora che è un demone il demone mediatore e questo è la rivoluzione più grossa che ha fatta ma la fatica di una sacerdotessa perché capite e cambia tutto e mediatore cerca di unire quello che sai in basso il fisico con il metafisico ma anche in senso orizzontale perché è la composizione delle opposizioni guardate che oggi l'amore un po dimenticato perché molti si dividono dal marito o dalla moglie è perché non accetta il diverso e non invece cerca una composizione delle opposte allora eros chi è che cos'è e sentite quella di finizione filosofica è una sintesi di due forze opposte e qui platone crea un mito che è il più bello uno dei più belli che ha creato sentite si festeggiava la nascita di afrodite venere e c'era una festa con un banchetto straordinario fra gli dei ed ecco che la dea penia che è la dea della povertà arriva alle porte e riesce a catturare poros il dio delle esperienze che si era ubriacato di mettere giacere con lui e avere un figlio ed il figlio che è nato era eros come mai eros a una quindi una duplice natura della madre e del padre della madre e lo stress e la caratteristica di essere sempre accompagnato da indigenza ed ha bisogno dal padre a tratti invece energie e risorse che lo fanno conquistare sempre c'è quello che cerca sempre di più in quanto fu concepito della festa di afrodite che la bellezza è amante del bello perciò e heroes e anche filosofo badate che i greci hanno creato la filosofia in maniera splendida non è sofia ma è filo sofia è ricerca continua amore del sapere fra i filosofi 1 grandissimo hegel che lui ha tradotto quasi tutto ha fatto il peccato più grave che un filosofo live ris io sono arrivato la faccio finire con la filosofia e vi introduco la sua figlia ecco quasi fosse dio invece greco diceva no la sofia è solo di dio l'uomo è un ricercatore per tutta la vita bellissimo allora la bellezza poi siccome è legato alla nascita di afrodite la bellezza è quella che produce la creazione a due livelli nella bellezza si crea fisicamente e poi dice che la procreazione anche degli animali cerca l'eterno perché l'animale nel figlio che produce e riproduce se è perché continui la specie ma anche a livello spirituale e nella bellezza che l'uomo crea le sue cose più belle e qui platone presente una pagina che per me è sublime la scala d'amore che coincide con quello della bellezza sentite e credo che sia difficilmente contestabile primo la prima forma di bellezza e di amore e l'amore per la bellezza fisica e amore el ma il primo livello il vero amore non è l'amore per il corpo di una persona da ma per il suo spirito per la sua anima tu ami veramente una persona non sei anni ciò che ha il suo corpo ma ciò che è anche tu desiderosi di essere amato compre ciò che hai ma in ciò che sei secondo crea e qui crederemo che potrebbe fermarsi in un altro dialogo intitolato dal cpa di socrate dice anche una cosa stupenda poi imitato addirittura d'agostino che non aveva letto questo dialogo per intuizione alcibiade era oltre che molto intelligente era bellissimo e tutti lo desideravano uomini e donne però attenti bene che siccome era più più che omosessuali erano amanti dei giovani quando si arriva la bellezza della giovinezza non interessava più e allora su in vent'anni l'incontro e dice vedi ti sta fiorendo la bellezza e i tuoi amanti ti lasciano ma non io perché in te non amo la bellezza del corpo ma della tua anima il vero amore amore dell'anima terzo gradino l'anima che intelligenza crea cose bellissime le istituzioni varie e allora ecco il terzo grado di amore il quarto la scienza e da ultimo la fusione con la bellezza in sé è trovata farsi una con lei cioè la prima pagina di mistica con immagini erotiche stupende poi riprese solo più tardi dalla crescita da plotino e poi nel vecchio invece molto diffusa e allora ecco quel punto la visione del bello supremo è il momento supremo della vita che dà anche la dice lui la immortalità il discorso ha molto successo lo applaudono molto però attenti hanno plaudito di più pagato è la todd e dice sì ho detto cose difficile i più preferiscono la docks all'apparenza e io ti ho detto la verità però molto successo a questo punto aristofane chiede di parlare perché la a un certo contributo è stato criticato nel senso che l'unione non è solo alludo col 2 in maniera fisica occorre la trascendenza arrivare al be nice ma non lo lascia parlare platone perché è chiaro doveva essere una maschera fa irrompere nella sala un gruppo di ubriaconi con alla testa agatone e scusate alcibiade e alcibiade si distende e guardando dice ma come si disse di accanto a da catone e lo incorona di cui ci soffro tema aiuto qui c'è socrate badate che sappiamo che era innamorato pazzo di socrate e ad un tempo lo odiava se io facessi quello che tu dici non potrei fare il politico eppure ai regioni mai torto cosa devo fare ecco la persona in crisi che capisce la grandezza di platone labaze ray ma se morisse poi cosa farei ecco è bellissimo arriva quindi ecc ecc a cui socrate aiuto e accanto da catodiche tra l'altro oltre che grande poeta era bellissimo e quindi diventa geloso e gli dicono allora visto che sei qui parlo anche tu d'amore di ciclo dell'amore no io non parlerò dell'amore ma parlerò delle rose ma dell'erotico e siccome completamente ubriaco lato né in vino veritas gli fa dire cose delicatissime che dona proprio tutela nessuno se non ubriaco allora siccome lui o leggera riassumo in breve e confessa di vergognarsi e e turbarsi solo di fronte a socrate e allora qui attenti bene cosa ha detto il poeta e poi trascurato il politico rettore che in fondo si può dire al gioco del sito concedi poi favore a chi te li chiede a patto che lui ti dia la vede la virtù e la sapienza e allora qui al cibo e devo proprio questo io volevo catturare socrate e alla fine sono riuscito a una sera a dormire con lui e allora gli ho chiesto io ti do la mia bellezza fisica e tu mi dai la tua bellezza e spirituale ecco e qui è il nocciolo di tutto lo scritto che purtroppo nei boldi nelle molte produzioni poetiche teatrali non vengono evidenziate e anch'io ho fatto molto fatica a farlo imparare a un attore rivolta purtroppo defunto che poi alla fine invece è riuscito l'ha messo addirittura in forma di show cantata perché è un punto molto delicato sentite caro alcibiade si dà il caso che tu sia veramente un uomo non da poco se ciò che dice è vero e se il mei capito che c'è una forza con la quale poi diventare migliore to vedresti in me una bellezza straordinaria molto diversa dalla tua avvenenza fisica e se cerchi di averne parte con me cerchi di scambiare una bellezza apparente con la vera bellezza e facendo questo tool non file che scambiare armi d'oro con armi di bronzo ecco il messaggio che maniera ironica dava alla grecia di allora poi dice altre molte cose belle fra cui un è fondamentale e badate che socrate è stato criticatissimo da aristofane per che introduceva un modo di pensare che capovolgeva il modo tradizionale di parlare con il linguaggio dei poeti introducendo i concetti le idee e quindi lui da poeta non poteva che dire se una sciagurata che mi distrugge dice che era di questo parere ha capito benissimo però attenti che io dico che talvolta capisci un grande dal nemico più che dall'amico cioè la il nemico ti dice cosa vi fa in fuori e cosa mi distrugge e allora se uno ascolta i discorsi di socrate dice magari non li capisce e richiede che siano banali ma se riesci a capirli dentro trova che ha delle virtù e delle cose divine allora al cimino e conclude il suo discorso dicendo che quello che ha fatto con lui lo farà con gli altri si presenta come l'amante e poi capovolge la situazione lui diventa lavato e il giovane diventa l'amante che gli chiede la vera bellezza è chiaro che non poteva anche qui guardate dal punto di vista diciamo letterario e di una perfezione unica credo che non so quanto tempo abbia impiegato a scriverlo perché erano rotoli che poi taglia incolla potevano rifarli parecchie volte e adesso sentirete nella lettura la bellezza di questa pagina perché poi trarremo le conclusioni a cicero quindi signori miei proverò a lodare socrate per immagini lui credeva forse che io voglia rappresentarlo in modo ridicolo ma l'immagine avrà di mira il vero non il riso dico dunque che gli assomiglia moltissimo a quei sileni esposti nelle botteghe degli scultori che gli artigiani costruiscono con zampogna flauti in mano e che quando vengono aperti in due rivelano di contenere dentro immagini di dei dico poi che assomiglia al satiro marsia in verità che nell'aspetto 6 simile a questi neppure tu socrate puoi contestarlo che poi tu assomigli a loro anche in altre cose stai a sentirlo 6 arrogante no se non lo ammetti porterò qui dei testimoni e non sei forse un flautista anzi molto più meraviglioso di marsia il quale incantava gli uomini per mezzo di strumenti con la potenza che gli veniva dalla bocca e così fa ancora oggi chi suona col flauto le sue melodie le melodie di marsia le suoni un bravo artista o un flautista mediocre inducono da sole in uno stato di possessione e manifestano chi ha bisogno degli dei e di essere iniziato ai misteri perché sono divine tu sei
diverso da lui solo in questo, senza usare strumenti, produce lo stesso effetto con le nude parole.
Quando noi ascoltiamo un altro oratore, anche se molto bravo, fare altri discorsi, non ce ne importa, per così dire, un bel niente. Quando invece uno ascoltate o un altro che riferisce i tuoi discorsi, anche se chi parla è di scarso valore, sia che li ascolti una donna o un uomo, un giovanetto, ne restiamo tutti turbati e posseduti.
Cari amici, se non rischiasse di sembrare del tutto ubriaco, vi direi giurando che cosa hanno provocato in me i discorsi di quest'uomo e che cosa continuo approvare anche ora. Quando io lo ascolto, a causa delle sue parole, mi balza il cuore e mi vengono le lacrime, molto più che ai coribanti, e vedo che moltissimi altri provano le stesse cose.
Quando ascoltavo Pericle e altri bravi oratori, pensavo: "Certo, parlavano bene, ma non provavo nulla di simile. La mia anima non era in tumulto, né si arrabbiava per il fatto di trovarsi in una condizione di schiavitù". Ma nel sentire questo mar, sia qui, più volte sono stato tratto in una situazione tale da pensare di non poter più vivere nello stato in cui mi trovo.
E queste cose, Socrate, non direi che non sono vere. E anche ora sono consapevole che se volessi prestargli orecchio, non saprei resistergli, ma proverei le medesime cose. Mi costringe, infatti, ad ammettere che, pur avendo molte mancanze, trascuro ancora me stesso e mi occupo invece delle cose degli Ateniesi. A forza, quindi, turandomi le orecchie, mi allontano fuggendo, come dalle sirene, perché non voglio invecchiare seduto vicino a lui.
Solo nei confronti di quest'uomo, provato quello che nessuno penserebbe esserci in me: vergognarsi di fronte a qualcuno. Solo di fronte a lui provo vergogna. Sono ben consapevoli, infatti, di non poter contraddirlo sostenendo che non bisogna fare ciò che egli dice. Ma appena mi allontano da lui, mi lascio sopraffare dagli onori che la moltitudine mi tributa. Perciò rifuggo da lui, e ogni volta che lo vedo provo vergogna per ciò che mi ha fatto. A mettere, spesso sarei contento di non vederlo più fra i vivi, ma se questo poi si verificasse, so bene che proverei un dolore molto più grande. Così non so proprio come fare con lui.
A sentire dunque le melodie del flauto di questo satiro, io e molti altri abbiamo provato impressioni di questo tipo. Ma c'è di più: ascoltate come egli, e simili a quelli a cui l'ho paragonato, anche per altri aspetti, e come è meravigliosa la sua potenza. Sappiate bene che nessuno di voi conosce quest'uomo, ma io ora ve lo mostrerò. Dal momento che ho già cominciato, voi noterete che Socrate è sempre innamorato dei belli, sta sempre intorno a loro ed è turbato da loro. Poi, però, ignora tutto e non sa più nulla.
Quanto alla sua figura, non è da Sileno altro che se lo è, ma questo è proprio un suo rivestimento esteriore, come nel Sileno scolpito. Ma dentro, se lo si apre, potete immaginare voi che con me bevete, di quanta temperanza e pieno sappiate. Che se uno è bello, a lui non importa nulla, anzi, lo disprezza, tanto che nessuno ci crederebbe. Non gli importa neppure se uno è ricco, o se possiede alcuni di quei pregi che la gente esalta. Egli pensa, invece, che tutti questi possessi non hanno alcun valore e che noi non siamo nulla.
E trascorre tutta la sua vita fra la gente, fingendo ignoranza e facendosi gioco di tutti. Ma quando fa sul serio e si apre, non so se qualcuno abbia visto le immagini che ha dentro. Una volta io le ho viste e mi sono sembrate essere divine e d'oro e tutte belle, mirabili, tanto che bisognava fare subito ciò che Socrate ordinava. Credendo che prendesse sul serio la mia bellezza, pensai che fosse un tesoro e una fortuna straordinaria, se concedendo a Socrate i miei favori potevo ascoltare tutto ciò che egli sapeva. Avevo, infatti, una considerazione veramente straordinaria della mia bellezza.
Pensando dunque questo, mentre prima non ero solito stare da solo con lui senza un accompagnatore, allora incominciai a congedare mio accompagnatore e a rimanere con lui da solo, perché a voi devo dire tutta la verità, ma state attenti e tu, Socrate, e dico bugie, confuta mi dunque. Amici, rimanevo con lui da solo, da solo, e pensavo che avrebbe subito iniziato a fare a me quei discorsi che un amante fa al suo amato quando se ne stanno appartati, e ne gioivo. Nulla di questo, invece, avveniva. Ma come era solito, dopo avere discorso e passato la giornata con me, mi lasciava e se ne andava.
Dopo questo, lo invitai allora a fare ginnastica insieme, e facevo gli esercizi insieme a lui, convinto che avrei ottenuto qualcosa. E lui allora faceva ginnastica con me e spesso la lotta, senza che nessuno fosse presente. Che cosa vi debbo dire? Non ne ricavava nulla, poiché in questa maniera non ottenevo alcun risultato. Mi sembra che mi dovessi imporre a quest'uomo con la forza e che, dal momento che mi ero impegnato, non bisognava lasciar perdere, ma sapere come stavano le cose.
Lo invitai allora a cenare con me, proprio come un amante che tende il laccio all'amato. Ma neppure in questo mi diede subito retta. Dopo un po' di tempo si lasciò convincere. La prima volta che venne, appena finito di cenare, volle andare via, e quella volta, avendo io ancora vergogna, lo lasciai andare. Ma la seconda volta, teso il mio l'action, dopo aver cenato, tira avanti la conversazione fino a tarda notte, e al momento in cui voleva andarsene, lo costrinse a rimanere, adducendo il pretesto che era tardi.
Riposava dunque sul letto vicino al mio, sul quale aveva cenato, e in quella stanza non dormiva nessuno, tranne noi. Dunque, amici, dopo che la lampada fu spenta e i servi furono usciti, mi sembrò di non dover tergiversare, ma dire liberamente le cose che pensavo. Allora lo scossi e dissi: "Socrate, dormi?" "No, no", rispose. "Sai che cosa ho pensato?" "Che cosa?", disse. "Ho pensato", dissi, "che tu sia l'unico degno di diventare il mio amante, e mi pare che tu esiti a farmene parola. Ma il mio sentimento è questo: mi pare del tutto privo di senno non concederti miei favori, anche in questo, così come in ogni altra cosa di cui tu abbia bisogno, della mia ricchezza o dei miei amici. Per me, infatti, nulla è più importante che diventare quanto è possibile migliore, e per questo penso che nessuno possa aiutarmi in modo più valido di te. Non compiacendo un uomo come te, proverei vergogna davanti alle persone intelligenti, più di quanta ne proverei di fronte alla massa degli sciocchi".
"Se ti concedesse miei favori", e costui, dopo avermi ascoltato con quella ironia che gli è proprio abituale, rispose: "Caro Alcibiade, c'è pericolo che tu sia un uomo veramente non da poco, se ciò che dici di me è proprio vero. E se invece è una forza per la quale potresti diventare migliore, tu dovresti in me una bellezza straordinaria, molto superiore alla tua avvenenza fisica. E se contemplandola cerchi di averne parte con me e di scambiare bellezza con bellezza, pensi di trarre non poco vantaggio. E ne danni, in cambio dell'apparenza del bello, cerchi di acquistarti la verità del bello. È veramente pensi di scambiare, come dice Omero, armidoro con armi di bronzo? Ma carissimo, guarda meglio che non ti sfugga che io non valgo nulla. Certo, la vista della mente impara a vedere in modo acuto quando quella degli occhi incomincia a perdere la sua acutezza, ma tu ne sei ancora lontano".
Udito questo, dissi: "Per quanto mi riguarda, le cose stanno così. Nulla di diverso ti ho detto da quello che penso. Decidi tu, dunque, quello che ritieni sia meglio per me e per te". "Su questo dici bene", rispose. "Decideremo nei giorni che verranno, e faremo ciò che sembrerà il meglio per noi due in queste cose, così come in altre".
Dopo le cose che avevo sentito, avevo detto. Dopo aver scagliato, per così dire, i miei tardi, ero convinto che lui fosse rimasto ferito. Mi alzai e, senza lasciargli dire più nulla, gli posi il mio mantello addosso. Era d'inverno, ed è sdraiato mi sotto questo suo lavoro mantello, accettate le braccia attorno a quest'uomo veramente demonico e meraviglioso, rimasi lì tutta la notte. Neppure in questo, Socrate, puoi dire che mentono.
Ma sebbene avessi fatto tutte queste cose, costui fu di gran lunga superiore. Disprezzo e derise la mia bellezza e la oltre a ciò. Eppure era proprio in questo che io credevo di valere qualcosa. Cari giudici, sì, perché voi siete giudici della superbia di Socrate. Ebbene, sappiate, lo giuro per gli dei e per le idee, che io, dopo aver dormito con Socrate, mi alzai senza aver fatto nulla di più che se avessi dormito con mio padre o con mio fratello maggiore.
Dopo questo, quale credete che fosse il mio stato d'animo? Da un lato mi sembrava di essere stato offeso, dall'altro ammiravo la sua natura, la sua temperanza, la sua fortezza. Certo, di essermi imbattuto in un uomo quale non avrei mai creduto di trovare per saggezza e forza d'animo. Molte altre straordinarie cose si potrebbero ancora narrare in lode di Socrate, ma per queste altre qualità si potrebbero dire le stesse cose anche di altri. Ma che egli non sia simile a nessuno degli uomini, né degli antichi né dei contemporanei, questa è la cosa degna di ogni meraviglia.
Achille, infatti, per le qualità che ebbe, si potrebbe paragonare anche a Brasida ed altri. Le qualità di Pericle si potrebbero paragonare a quelle di Destro e Antenore, e ci sono altri esempi. E allo stesso modo si potrebbe fare il paragone anche per altri. Ma un uomo della sua stranezza, sia lui stesso sia i suoi discorsi, neppure uno che gli si avvicini si potrebbe trovare, né fra i contemporanei né fra gli antichi, a meno che non lo si paragoni a quello che dico io, ossia non a uomini, ma ai Sileni e ai Satiri.
Lui e i suoi discorsi, anche questo in principio non vi ho detto che i suoi discorsi assomigliano moltissimo ai Sileni che si aprono. Se uno si mettesse, infatti, ad ascoltare i discorsi di Socrate, gli sembrerebbero in un primo momento ridicoli, tali sono i termini e le espressioni con cui sono avvolti dal di fuori, come la pelle di un satiro arrogante. Lui parla di asini da soma, di fagioli, di calzolai, di cappelli, e sembra che dica sempre le medesime cose con le medesime parole, al punto che ogni uomo che non lo abbia praticato e non capisca, riderebbe dei suoi discorsi.
Ma se uno li vede aperti e penetra in essi, troverà in primo luogo che sono i soli discorsi che hanno dentro un pensiero, e poi che sono divini e hanno in sé innumerevoli immagini di virtù, e che mirano alla maggior parte delle cose, anzi, meglio ancora, a tutte quelle cose sulle quali deve riflettere colui che vuole diventare un uomo buono e veramente bello. Queste, amici, sono le cose per cui elogio Socrate, e mescolando anche ciò per cui lo biasimo.
Bio narrato le cose per cui mi hai offeso. Del resto, non ha fatto questo solo a me, ma anche a Carmide, figlio di Glauco, né a Eutidemo, figlio di Dioclere, e a moltissimi altri che costui ha ingannato fingendosi amante per assumere poi il ruolo dell'amato, invece che dell'amante. E queste cose dico anche a te, Agatone, perché tu non ti lasci ingannare da quest'uomo, ma venuto a conoscenza delle cose che ci sono capitate, te ne stia in guardia, in modo che non ti accada, come dice il proverbio, di imparare come l'improvvido, cioè dopo aver sofferto.
[Applauso]
Conclusione: il Simposio termina con due gustosi simposi. In primo luogo, stendersi alla sua destra, proseguendo giro. Secondo, avrebbe elogiato Agatone. Le corse finiscono. Molti si sono addormentati, altri sono andati a casa, e solo tre persone hanno continuato a discutere: Socrate, il poeta tragico e il poeta comico. E Platone de fa dire Socrate questo, che il grande poeta comico è anche poeta tragico, e i due erano fino a un certo punto d'accordo. Ed è vero, ed è vero, perché il grande poeta comico spesso non sa fare tragedie, o viceversa. Ma la natura ha dato a Platone proprio questo dono, e qui in vita perfezione, sia il comico sia il tragico.
Allora, come mai Platone oggi è il filosofo di tutti i tempi più richiesto? Fino a quarant'anni fa, il suo dialogo più letto era il Fedone sull'immortalità, e oggi è il Simposio. In tutti i paesi occidentali, a me è venuta quest'idea che in un'epoca come la nostra, in cui è portata alle estreme conseguenze la dissacrazione di Eros, molti lettori si chiedono: "Ma forse non ha un po' ragione anche Platone in questo? Il vero Eros non è forse quello che porta dalla dimensione puramente fisica a quella metafisica? Non ha forse ragione quando riassumendo, quando ha detto nel Simposio, nel successivo Fedro, dice: Eros è quella forza spirituale che dall'anima le ali per volare sempre più in alto". E questo il messaggio eterno di Platone.
[Applauso]