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L’ECONOMIA di GUERRA della RUSSIA sta per COLLASSARE?

Starting Finance20:05

Transcription

La Russia è pronta a invaderci. L'economia russa è vicina al collasso. Negli ultimi mesi l'economia russa è finita sotto i riflettori. Si sente dire tutto è il contrario di tutto. C'è chi dice che la Russia se la passa benissimo e chi dice che è devastata. Alcuni dicono che la Russia attaccherà l'Unione Europea, altri rispondono che vuole solo una pace giusta in Ucraina. Ma qual è la verità?

Ciao a tutti, io sono Edoardo, questo è Start Team Finance e oggi ci chiediamo, ma un paese può vivere di guerra? Per capirlo andiamo a vedere un esempio concreto. Andiamo a parlare di che cosa sta succedendo all'economia russa, una situazione che ci riguarda molto da vicino. Molti analisti infatti sono preoccupati per gli effetti della trasformazione della Russia in un'economia di guerra e la considerano una minaccia per l'Europa. I membri del governo russo ovviamente rassicurano sulla stabilità della loro economia. In mezzo ci sono notizie di un sistema economico sempre più in difficoltà, tanto che alcuni dicono che [musica] ormai la Russia sia un passo al collasso con risvolti imprevedibili. anche per la guerra in Ucraina. Cosa c'è di vero in tutte queste informazioni?

Torniamo al 2021. Per l'economia russa il 2021 è un anno abbastanza positivo. Il PIL del paese cresce del 5,9%. Questo risultato permette alla Russia anche di recuperare il terreno perso durante l'anno precedente che era stato debole a causa della pandemia. Nel 2021 il PIL tocca un nuovo record e supera i livelli pre Covid. A livello globale l'economia russa è la decima al mondo. È molto importante per via delle sue materie prime. Per darvi un'idea, la Russia nel 2021 produce un ottavo del petrolio mondiale e un sesto del gas naturale. Questo ruolo di potenza nelle fonti energetiche rende l'economia russa molto sensibile all'oscillazione dei loro prezzi. Non è un caso, infatti, che quell'anno sia positivo per la Russa. In quel periodo i prezzi del petrolio e del gas naturale tornano ad alzarsi rispetto al 2020. Per i russi è un'ottima notizia, possono vendere questi prodotti a prezzi più alti. Nel solo 2021 le attività legate all'export di queste due materie prime rappresentano il 15,6% dell'intero PIL del paese. Il loro peso diventa ancora maggiore se si guarda alle entrate statali, visto che il settore è a controllo pubblico e quindi le vendite vanno direttamente nelle casse dello Stato e rappresentano bene il 36% delle entrate del governo.

Per esportare però bisogna che ci sia qualcuno che importi e il mercato europeo è una vera e propria miniera d'oro per i russi. Gli Stati europei importano il 69% del gas russo esportato e al tempo, nel 2021, sembrava essere destinato a crescere perché sarebbe stato inaugurato anche il Nord Stream 2, un gas dotto che avrebbe dovuto far arrivare il gas russo direttamente in Germania attraverso il Mar Baltico. L'obiettivo era rendere il gas della Russia meno costoso per l'Europa, così poi gli europei avrebbero comprato meno da paesi nordafricani, mediori orientali e dagli Stati Uniti. I traffici legati al petrolio e al gas fanno sì che quello europeo sia di gran lunga il mercato di export i russi. Certo, in quel momento già ci sono le sanzioni inflitte alla Russia per via del suo intervento in Crimea imposte nel 2014. Tuttavia queste misure non sembra siano effettivamente un problema per i rapporti economici tra Russia e Unione Europea, non per i rapporti che contano di più. La Russia, insomma, nel 2021 è un paese integrato nell'economia internazionale, con forti legami con gli Stati europei.

Ci sono però dei limiti e vanno oltre la dipendenza dal costo delle materie prime. Il paese guidato da Vladimir Putin in quel momento risente della corruzione e dell'accentramento di potere nelle mani degli oligarchi. Non è proprio un sistema ideale in cui sviluppare innovazione o fare impresa. Insomma, a preoccupare c'è anche la situazione demografica. Negli ultimi 30 anni la popolazione russa ha subito delle frenate, addirittura in alcuni momenti è calata e tutta questa è una situazione non proprio ideale per la tenuta dei conti pubblici. Come tutti i paesi, infatti, la Russia ha bisogno di una forza lavoro capace di mantenere le spese del proprio sistema pensionistico e più in generale del welfare statale. Hai bisogno di lavoratori che ripaghino le pensioni di chi già è in pensione. Nonostante questi problemi, i giudizi degli analisti sull'economia russa nel 2021 sono pressoché ottimisti. Sia l'agenzia di Racing Fech sia un report della banca BNP Paribà parlano di un sistema economico solido. Apprezzano soprattutto la capacità del governo di mantenere in ordine i conti pubblici. Il Cremlino ha tantissimi soldi liquidi che può spendere anche subito. L'analisi di F del dicembre del 2021 mette in guardia però su un pericolo che sembra più vicino, la possibilità di un'invasione russa dell'Ucraina. Secondo l'agenzia di rating, questo evento potrebbe creare forti instabilità all'economia russa. è un campanello d'allarme. Questo scenario però al tempo viene considerato come poco più che ipotetico. La stessa agenzia di rating dice di non ritenerlo molto probabile. Nell'arco di pochi mesi questa ipotesi diventerà invece più reale che mai.

Il 24 febbraio 2022 la Russia invade l'Ucraina. È un momento che cambia la storia dell'Europa. Gli Stati europei considerano l'azione russa un attacco non solo all'Ucraina, ma al mondo occidentale. La loro reazione viene coordinata con gli Stati Uniti ed è radicale. Le potenze occidentali si attivano con diverse sanzioni per tagliare fuori la Russia dall'economia internazionale. Stavolta però sul serio. Decidono di escludere ben 45 banche russe dallo Swift. Lo Swift è il servizio con cui vengono effettuati i pagamenti tra banche e istituti finanziari di paesi diversi. Questo servizio è fondamentale nelle transazioni economiche internazionali e collega oltre 11.000 entità in tutto il mondo. Essere tagliati fuori dallo Swift significa praticamente non poter né ottenere valute estere né trasferire attività all'estero. Certo, le banche colpite possono comunque utilizzare altri servizi, ma dover rinunciare allo Swift è un brutto colpo per molti istituti di credito russi. Queste sanzioni unite alla pressione politica portano anche le aziende private occidentali a riconsiderare il loro ruolo in Russia. Nel corso dei mesi successivi moltissime società europee americane abbandonano il paese e tra loro ci sono giganti del sistema di pagamento come Visa e Mastercard, ma anche multinazionali di consumo McDonald's, Apple, il gigante energetico Exon Mobile. A spaventare i russi però non sono soltanto le aziende internazionali che se ne vanno e l'esclusione dal sistema internazionale. Ciò che preoccupa davvero sono i legami energetici con gli altri paesi. Infatti la maggioranza degli Stati europei decide di tagliare questi legami commerciali con la Russia. L'Europa lavora unita per prendere queste decisioni anche grazie al mercato unico. Il mercato unico ha anche l'obiettivo di rendere la zona euro più stabile con una crescita economica costante, senza avere squilibri troppo forti. È un qualcosa che può attrarre gli investitori che vedono alcuni progetti supportati direttamente dalla comunità. È inevitabile che ci si aspetti anche che questa stabilità abbia un riflesso anche sui mercati, ma ci sono sempre tanti fattori che possono invece generare volatilità negli investimenti. Come sapete, noi ci teniamo sempre a darvi gli strumenti per poter investire e risparmiare in modo consapevole. E quindi oggi vi parliamo di SG Trading Masters. È un concorso a premi gratuito promosso da Societ General, il nostro partner di oggi. Il concorso prevede due sessioni di live trading con un capitale teorico di €100.000 e l'obiettivo di massimizzare i guadagni. Partecipando a SG Trading Masters potrete mettere alla prova le vostre capacità di investimento senza usare denaro reale. Capirete così quanto è impegnativo investire sui mercati e quante variabili ci sono da considerare nel fare le proprie scelte di investimento. 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La Banca Mondiale prevede che il Pier russo si contrarà dei quasi il 9%. Il Fondo Monetario Internazionale parla invece di un calo del 6%. Bisogna fare qualcosa. Il governo russo decide così di prendere provvedimenti drastici. A livello interno. L'economia viene orientata sempre di più verso la produzione bellica. Tra il 2021 e il 2023 la spesa per la pubblica amministrazione, per il settore militare aumenta del 15%. Nell'arco di questi due anni le attività manifatture legate alla guerra aumentano superando notevolmente quelle di tutti gli altri settori. Sul fronte dell'export la Russia si attiva immediatamente per cercare nuovi mercati dove esportare le sue materie prime. In particolare il governo di Putin rafforza la sua partnership con la Cina e con l'India. Tra il 2021 e il 2023 l'export russo verso i due giganti asiatici aumenta notevolmente. Nel 2023 l'export verso la Cina arriva a rappresentare oltre il 30% delle esportazioni totali russe. La Russia cerca così di sostituire gli europei con i cinesi. Una scelta che causa un ulteriore aumento della spesa pubblica. Per collegare meglio il paese ai nuovi partner. Il governo russo vare importanti progetti infrastrutturali che portano la ricchezza nelle regioni più orientali della Russia, quelle più vicino alla Cina. A giocare a favore dell'economia russa ci sono poi i limiti delle sanzioni europee. Innanzitutto ci sono molti contratti in essere che non possono essere stralciati da un giorno all'altro. La maggior parte di queste misure viene inoltre implementata solo a distanza di mesi dagli annunci. Uno dei limiti principali delle sanzioni occidentali è infatti quello di non raccogliere molte economie importanti come ad esempio la Cina. Questo permette alla Russia di cercare semplicemente nuovi mercati o di aggirare le misure occidentali grazie alle compiacenze dei paesi che non aderiscono alle sanzioni. Le misure imposte si rivelano quindi fin troppo incomplete e colossi come la banca Gasprom Bank vengono risparmiate dalle sanzioni. Alcuni paesi dell'Unione Europea sono esenti dal deviato di comprare risorse energetiche dalla Russia. L'Unione Europea concede infatti a Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria l'esenzione dall'obbligo di non importare il gesto russo. Così nei due anni successivi all'inizio della guerra in Ucraina la Russia vede comunque crescere la propria economia e a trainarla sono proprio la spesa pubblica legata alle spese militari e i limiti delle sanzioni occidentali. Inoltre, nel 2022 i prezzi di petrolio e gas schizzano alle stelle. Questa situazione arricchisce i paesi esportatori e quindi anche la Russia. La crescita dell'economia russa è così forte che anche tra gli europei c'è chi inizia a domandarsi se le sanzioni non abbiano danneggiato più gli europei che i russi. La Russia, infatti, sembra uscire paradossalmente rafforzata dalle conseguenze della guerra in Ucraina, almeno fino al 2025.

>> [musica] >> Abbiamo parlato finora di come la spesa militare abbia aiutato l'economia russa a crescere nonostante le sanzioni. Il problema però è che questa scelta rappresenta sia la salvezza sia la debolezza del sistema economico russo negli ultimi anni. Per sostenere il settore della difesa, il governo russo aumenta la spesa pubblica. In quel momento però anche la Russia viene colpita dall'inflazione che sta colpendo tutti. Alla fine del 2024 l'inflazione sale a oltre il 9%. Questo per via dell'inflazione che ha colpito i beni energetici e quindi la produzione di beni in tutto il mondo. Ma visto che comunque lo Stato continua a pompare denaro all'interno dell'economia investendo in spese militari, l'economia russa si surriscalda sempre di più. Producendo sempre di più si iniziano a alzare anche qua i prezzi. La banca centrale cerca di correre a ripari. Il suo tasso di interesse raggiunge un record del 21%. Questa mossa punta a raffreddare l'economia rendendo il costo del denaro più alto. Vuol dire che ottenere prestiti diventa sempre più costoso. Fare impresa diventa un privilegio di pochissimi, di chi i soldi già ce li ha. Questa decisione colpisce le aziende e in molte trovano sempre più difficile ripagare i propri debiti. Così tra il 2023 e il 2024 il numero di fallimenti aziendali in Russia aumenta del 26%. Nel frattempo la dipendenza dell'economia russa dal petrolio e dal gas torna a mostrare i suoi limiti. Il prezzo del petrolio inizia a scendere molto di più di quanto previsto dagli economisti russi. Infatti a inizio 2025 il Ministero delle Finanze Russo aveva ipotizzato un prezzo del petrolio pari a $69,7 al barile, ma tra gennaio e maggio il prezzo si ferma a circa $59. Il calo del costo del petrolio è un problema per le finanze russe. In totale, nei primi 5 mesi del 2025, gli introiti dell'export di questi materiali scendono del 14%. Per capire l'importanza di questo dato, pensate che nel 2024 gas e petrolio rappresentano comunque il 30% del bilancio russo. Inoltre l'impatto delle sanzioni inizia a farsi sentire. La loro entrata in vigore era stata progressiva e per valutare il loro impatto c'è voluto del tempo. Il Center for European Policy Analysis calcola che dal 2022 al 2025 queste misure siano costate all'economia russa ben 450 miliardi di dollari di mancati introiti, l'equivalente di quasi 3 anni di spese militari, una cifra difficile da colmare, anche perché nel frattempo la relazione con la Cina e con gli altri non sembra essere ancora in grado di sopperire del tutto al vuoto lasciato dall'Europa. I motivi sono diversi, ci vuole il tempo per costruire tutte le infrastrutture necessarie a portare il petrolio a est. Inoltre, la situazione sempre più precaria dell'economia russa permette ai partner cinesi e gli altri stati di trattare con il coltello dalla parte del manico. Sono loro a fare il prezzo. Possono comprare gas e petrolio anche da altri, ma la Russia deve vendere per forza a loro. A livello politico, Cina e Russia sembrano essere molto vicine, come dimostra anche la partecipazione di Putin alla parata militare cinese del settembre 2025. Ma sul tema degli investimenti però non sembra esserci troppa fiducia. Così anche in questo campo i nuovi partner non riescono a colmare il voto lasciato dagli occidentali. Infatti, a partire dalla guerra in Ucraina, la Cina ha annunciato davvero pochissimi investimenti in Russia, anche perché gli investitori cinesi sono preoccupati di essere colpiti dalle sanzioni per chi commercia con la Russia e il mercato russo non sembra il luogo ideale in cui investire a causa anche di burocrazia e delle lobby che lo dominano. La situazione è così pesante che lo stesso Putin non nasconde i limiti dell'economia del suo paese. Nel 2023 ha fatto un intervento pubblico proprio per chiedere riforme strutturali importanti. il suo annuncio, però per ora è rimasto lettera morta. La situazione dell'economia russa consiglierebbe quindi cautela. Il problema è che il governo russo non può fermare la sua spesa pubblica nel settore militare. La guerra in Ucraina è tuttora in corso. La previsione di bilancio del 2024 fissa la spesa militare russa al 6% del PIL è in aumento rispetto al 4% dell'anno precedente. Ma secondo l'intelligence lettone la percentuale reale potrebbe essere addirittura del 9%. Gli investimenti per la guerra potrebbero quindi arrivare a rappresentare bene il 40% della spesa pubblica. Per sostenere queste spese bisogna raccimolare i soldi lì dove è possibile, anche a costo di fare debito. Così nel luglio del 2025 il deficit russo, quindi il nuovo debito, tocca i 4.200 miliardi di rubli e il numero più alto da oltre 10 anni. Per cercare i nuovi introiti, il governo russo decide anche di alzare le tasse o di introdurne addirittura di nuove. A settembre pensate funzionari del Ministero annunciano di voler aumentare l'IVA dal 20 al 22% in Russia. I piani del governo prevedono anche di introdurre una nuova tassa del 5% sul gioco d'azzardo. Tutti questi messaggi arrivano mentre i dati sull'economia russa sono tutt'altro che rassicuranti. La crescita rallenta. Addirittura il primo trimestre si è fermato a un su base anno. Molto forte visto che il dato precedente era 4,5. Ad agosto l'inflazione tocca l'8,1%. un parametro che è altissimo, superiore al target fissato alla Banca Centrale Russa. La Russia si trova ad affrontare, quindi, in simultanea, inflazione e stagnazione economica, non si produce più, tanto che alcuni economisti iniziano a parlare apertamente di un rischio di una possibile stagflazione. La combinazione tra questi due fenomeni e anche Donald Trump sembra scommettere sulle difficoltà dell'economia russa. Il presidente americano dice di ritenere che l'economia russa stia crollando, ma al tempo stesso Putin rassicurato sul fatto che il sistema economico del suo paese terrà. Ma allora dove sta andando davvero l'economia russa? Capire oggi come sarà il prossimo futuro dell'economia russa non è semplice. Le variabili in gioco sono molte e difficili da prevedere. Alcuni analisti mettono anche in discussione i dati ufficiali rilasciati dalle autorità russe. C'è chi pensa, ad esempio, che quelli sull'inflazione siano dati rivisti. La situazione potrebbe essere ancora più grave di quanto sembri. Guardando gli altri report, a metà maggio è spuntato il report del Center for Economic Policy Research. Questo report ha provato a fare alcune stime su cosa aspettarsi dall'economia russa, considerando i dati ufficiali, dati che comunque non sono positivi. I ricercatori hanno immaginato quattro scenari possibili. Parliamo del caso migliore. Hanno pronosticato un aumento dell'economia del PIL dello 0,9%. Il caso peggiore invece ne vede una caduta dell'1,2% nel 2025. Per arrivare a queste cifre gli autori hanno preso in esame diversi parametri. Uno dei più importanti è quello demografico. Il calo della popolazione russa è già una minaccia concreta per l'economia, ne abbiamo parlato. Ma la guerra in Ucraina ha aggravato questo problema, visto che inevitabilmente c'è stato un aumento dei morti, ma oltre a essere sempre meno la popolazione cambia anche il numero della forza lavoro. Già a fine 2024 si stimava che mancassero oltre 2.700.000 lavoratori russi e non a caso la disoccupazione ha raggiunto il tasso del 2,3%, il più basso mai registrato in Russia, ma che dipende dal fatto che ci sono pochi lavoratori. Le stime dicono che ogni anno il paese stia perdendo un milione di persone in età da lavoro e gli effetti del calo demografico sul lungo termine non potranno che essere negativi. Ma se invece guardiamo all'immediato futuro, ecco, i risultati sono più ambigui. La carenza di lavoratori sta costringendo molti datori di lavoro ad aumentare le paghe, tanto che nel solo 2024 i salari meriti si sono alzati del 19%. Da un lato l'aumento delle retribuzioni sta dando maggiore fiducia ai consumatori che possono spendere, ma dall'altro spendendo di più aumentano anche i prezzi. Il rischio, insomma, è che l'inflazione finisca col mangiarsi l'aumento reale dei salari e soprattutto, non ci dobbiamo dimenticare, i due grandi pilastri dell'economia russa, il gas e il petrolio. Il governo russo, infatti, stima che nel 2025 gli introiti da queste esportazioni saranno più bassi degli ultimi 5 anni e a causare questa situazione non sono solo le sanzioni e i prezzi bassi delle materie prime. Infatti la guerra sta colpendo direttamente le capacità russe di mettere in commercio il petrolio. Fonti americane dicono che gli uraini sono riusciti a mettere fuori uso il 20% della capacità di raffinazione petrolifera della Russia attraverso azioni di sabotaggio. Fonti governative russe invece hanno cercato di ridimensionare questa cifra e parlano di riparazioni non previste in precedenza. Ma sul futuro dell'economia da guerra russa c'è poi lo spettro di Donald Trump. Trump ha chiesto agli alleati europei di interrompere tutti i rapporti economici con la Russia, anche i pochi ancora permessi. Il presidente poi si è anche detto disposto a raddoppiare i dai sulla Cina se Pechino continuerà a sostenere Mosca e questo aumenta la pressione. Quindi la Russia cosa può fare? Tornare indietro a questo punto sarebbe difficile riconvertire il sistema economico dall'economia di guerra alla normalità è molto difficile e nell'immediato avrebbe effetti molto negativi sull'economia. In PIL la produzione crollerebbe e la disoccupazione schizzerebbe di colpo in alto. Le considerazioni da fare, quindi, sono anche politiche. Putin ha investito moltissimo in questa guerra, anche a livello economico. Può davvero ritirarsi senza sembrare debole? E se sì, l'economia russa sarebbe davvero capace di riconvertirsi e reggere il colpo di una pace che non rispetti del tutto i desideri russi? Beh, questo lo scopriremo solo in futuro e la risposta la lascio a voi. Vi invito a visitare la nostra Academy in cui trovate i corsi che vi aiutano a capire meglio il mondo che vi circonda. Come al solito io sono Edoardo, questo è Starting Finance e noi ci vediamo nel prossimo video. Co?