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Corso di Sicurezza sul Lavoro on-line per la formazione dei lavoratori dipendenti a Rischio Basso

ALTERFORMAZIONE56:24

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[Musica]

In questa lezione parleremo delle radiazioni ionizzanti, di cosa sono, quali sono i rischi per la salute dei lavoratori e come possiamo prevenire questi rischi. Verso la fine della lezione parleremo anche di quali sono gli aspetti legali inerenti alla radioprotezione.

Partiamo dalle basi e chiediamoci un attimo: cos'è una radiazione? Una radiazione è energia emessa da una sorgente che si propaga nello spazio. Questa energia si può propagare sotto forma di onde elettromagnetiche continue oppure in pacchetti di schede di energia chiamati fotoni. Per semplificare, quindi, si può propagare un po' come le onde si propagano quando lanciate un sasso all'interno dello stagno, oppure semplicemente come energia che si propaga nello spazio, un po' come i fotoni della luce della lampadina che avete tutti quanti a casa.

Esempi di radiazioni più comuni sono la luce visibile, le onde radio, le microonde, il calore e i raggi X, che saranno in qualche modo i protagonisti della lezione di oggi. Tutti i tipi di radiazione vanno a costituire insieme il cosiddetto spettro elettromagnetico, di cui la luce visibile costruisce una piccola porzione. Tutte queste radiazioni che abbiamo visto, in realtà, sono simili tra di loro. Sono tutte formate da fotoni, tutte quante sono energia che si muove nello spazio. La cosa che cambia è quanto sono energetiche. La luce visibile e le onde radio sono poco energetiche e quindi non usciranno problemi, non usciranno fastidio. Mentre i raggi X, raggi gamma e altre variazioni che vedremo fra poco sono molto energetiche.

Le radiazioni le possiamo classificare in due tipi: in radiazioni ionizzanti e in radiazioni non ionizzanti. Le radiazioni ionizzanti sono quelle onde elettromagnetiche oppure i fotoni che hanno energia sufficiente a produrre ioni nella materia. Cosa vuol dire produrre ioni nella materia? Vuol dire strappare elettroni agli atomi nelle molecole e quindi rovinare la materia. E, di fattispecie, i raggi X e raggi gamma riescono quindi a rovinare le molecole biologiche, le proteine, il DNA, quindi a creare dei danni all'individuo che può essere un essere umano o un animale.

Le radiazioni, invece, non ionizzanti sono quelle radiazioni che non possiedono energia sufficiente a rimuovere elettroni legati al nucleo. Per esempio, abbiamo le microonde, la luce visibile. Come dicevamo poco fa, la luce, invece, la luce visibile non è dannosa dal punto di vista biologico. Ora, non vuol dire che una radiazione non ionizzante è sicura al 100%. Come potete sapere dalla vostra esperienza personale, se riuscite a guardare fuori a mezzogiorno dritto negli occhi, avrete un bruciore, potreste addirittura avere dei danni. Questi danni, però, non sono dovuti alla ionizzazione, ma semplicemente alla sensibilità del vostro occhio, che non è abituata a guardare una luce così intensa. Quindi, non cadete nel tranello per cui le radiazioni ionizzanti sono sempre sicure. Questo non è vero. Per farvi un altro esempio, abbiamo visto poco fa che il calore è una radiazione. Sapete bene che il calore è sicuro fino a un certo punto. Superata una certa temperatura, il calore è dannoso, però comunque rimane una radiazione non ionizzante.

L'unità di misura che si impiega per descrivere l'energia di una radiazione è l'elettronvolt.

Andiamo un attimo a vedere quali sono le radiazioni ionizzanti più diffuse, o meglio, quelle radiazioni che vengono utilizzate a livello mondiale per la produzione di energia, per la diagnostica industriale e per diagnostica medica, e in alcune situazioni ultimamente anche per la cura e la terapia, la radioterapia.

I raggi alfa sono una forma di radiazione corpuscolare altamente ionizzante. Qui sono capaci di strappare elettroni negli atomi, quindi creare danni biologici. Ma, per fortuna, hanno un basso potere di penetrazione. Sono tipicamente emesse dalla radioattività degli elementi pesanti come l'uranio, il torio e il radio. Questo ci fa capire che i raggi alfa non sono molto comuni, sono limitati a specifiche situazioni numeriche all'interno degli ospedali o nelle centrali nucleari. La possibilità di un normale cittadino di incontrare i raggi alfa è praticamente zero. A causa della loro carica elettrica, i raggi alfa interagiscono fortemente con la materia e quindi possono viaggiare solo per pochi centimetri nell'aria. Non possono superare strati di materia superiore a un foglio di carta. Questo vuol dire che in genere vengono assorbiti dagli strati più esterni della pelle umana e quindi generalmente non sono pericolose per la vita, a meno che non si abbia la sfortuna di ingerire o inalare la sorgente di raggi alfa. Nel caso in cui una persona ingerisca o inali raggi alfa, avrebbe danni molto maggiori di quelli causati da qualunque altro tipo di radiazioni ionizzante e, se il dosaggio fosse abbastanza elevato, potrebbero comparire tutti i sintomi tipici dell'avvelenamento da radiazione. Ora, ripeto, la probabilità di incontrare raggi alfa nella vita normale di un cittadino italiano è pressoché zero.

Un altro tipo di radiazione ionizzante, sempre corpuscolare, sono i raggi Beta. Sono una forma di radiazione ionizzante che viene emessa da alcuni tipi di nuclei radioattivi, come ad esempio il cobalto 60, che non è da confondere con il cobalto che una volta si utilizzava in ambito odontoiatrico, è un altro tipo di cobalto. Questo tipo di radiazione assume la forma di elettroni o positroni ad alta energia espulsi da un nucleo atomico. L'interazione delle particelle Beta con la materia ha generalmente un raggio d'azione 10 volte superiore e quindi non potrei ionizzante pari a un decimo rispetto all'interazione delle particelle Alfa. Vengono bloccate completamente da pochi millimetri di alluminio. Ora, anche nel caso dei raggi Beta, è molto difficile che un cittadino qualunque, che non fa un lavoro particolare, le incontri. Si possono incontrare in ambito medico, quindi un cittadino, un paziente che ha la necessità di ricevere un trattamento a base di materiale radioattivo, potrebbe ricevere raggi Beta. In quel caso avrà, purtroppo, un danno da radiazione che bisognerà bilanciare con il beneficio della cura. Per fortuna, generalmente i raggi Beta vengono bloccati da pochi millimetri di alluminio e quindi è molto facile proteggersi. Quindi, per i lavoratori che si trovano in situazioni in cui sono presenti raggi Beta, generalmente è abbastanza sicuro come luogo di lavoro.

I raggi gamma, invece, sono tutt'altra cosa. I raggi gamma sono una forma di radiazione elettromagnetica, quindi non sono corpuscolari, e sono prodotte dalla radioattività o da altri processi nucleari o subatomici. Uno schermo per raggi gamma richiede una massa notevole. Questo perché i raggi gamma, non avendo né massa né materia, riescono a penetrare molto facilmente attraverso la materia. Di conseguenza, serve più spessore, più materiale per frenare. Serve un materiale molto spesso e molto denso. Come è scritto qui nella slide, per ridurre del 50% l'intensità di un raggio gamma, occorrono un centimetro di piombo, 6 cm di cemento, un 9 cm di materiale pressato. È vero che i raggi gamma sono meno ionizzanti dei raggi alfa e beta, ma è molto più difficile proteggersi da questi raggi, perché se per i raggi alfa basta lo strato esterno della pelle morta, sebbene basta qualche millimetro d'alluminio, nel caso dei raggi gamma servono schermi abbastanza importanti. Uno dei modi più semplici per proteggersi dai raggi gamma è indossando grembiuli, guanti e occhiali piombati, come nel caso degli occhiali, sono materiali trasparenti che simulano l'effetto del piombo. Quindi, è più complicato. I raggi gamma sono ovviamente più presenti nella vita quotidiana, anche se comunque rimangono delegati a applicazioni industriali e applicazioni mediche. Nel caso delle applicazioni industriali, possono essere utilizzati come ausilio alla detersione di materiali, nel caso di importazione di metalli dall'estero, possono essere utilizzati per calcolare lo spessore di plastiche o altri materiali, in caso di lusso delle plastiche, o nel caso dell'industria delle consegne. Nell'industria alimentare, possono essere utilizzate insieme ai raggi X per vedere se all'interno dei barattoli e delle confezioni ci sono oggetti estranei. Quindi, come vi dicevo prima, è più probabile anche per un lavoratore industriale trovare raggi gamma nel suo luogo di lavoro. Vengono utilizzati i raggi gamma anche in ambito clinico per la cura dei pazienti oncologici. Quindi, alcune radioterapie possono utilizzare i raggi gamma invece dei raggi X, oppure nella terapia in cui usiamo un farmaco radioattivo. Questo farmaco genera per distruggere i tumori e il cancro. Ovviamente, in quel caso, per il paziente, il beneficio supera il rischio, ma bisogna tutelare i lavoratori, quindi i medici, gli infermieri, i tecnici dell'ospedale e anche i parenti del paziente una volta che questo viene dimesso dall'ospedale.

Ora passiamo a una radiazione ionizzante che è più diffusa, che sicuramente conoscete più anche solo come termine, che sono i raggi X. I raggi X sono stati scoperti casualmente durante gli esperimenti nel 1895, più precisamente l'8 novembre, da Röntgen, che è stata la prima persona a prendere il nome della fisica. Stava studiando appunto i tubi catodici e, facendo questi studi, si rese conto che una pellicola fotografica che veniva in un cassetto al buio veniva impressionata. Lui, quindi, ebbe la fortuna di trovarsi in questa situazione, ma anche l'intelligenza di comprendere che doveva essere generata una radiazione particolare che era in grado di passare attraverso il legno della scrivania e impressionare la pellicola. Quindi, questa radiazione doveva avere due caratteristiche fondamentali: dovevano essere fotoni, in quanto una pellicola fotografica può essere impressionata solo da fotoni, e doveva avere la capacità di attraversare i materiali, nel caso specifico il legno. Lui non sapeva come chiamare questa nuova radiazione e, per la fretta di pubblicare questa scoperta scientifica e comunicarla al mondo, la chiamò raggi X. Negli anni, poi, questo termine è rimasto praticamente appunto.

Quindi, un primo rudimentale strumento a raggi X effettuò la prima immagine a raggi X della storia sulla mano della moglie, che vedete qui nella slide. Ora, noterete che in questa slide i colori sono al contrario. Voi siete abituati, per chi è pratico, ad essere abituati a vedere le ossa in bianco e il resto in nero. Questo è dovuto solo dal fatto che negli anni sono stati cambiati i reagenti chimici utilizzati nelle pellicole, quindi sono cambiate le tonalità di colore. Quando si è passato al digitale, si è deciso di tenere il bianco per le ossa e il nero per i tessuti molli. Ovviamente, questa prima lastra non era molto definita, ma ha aperto una nuova epoca della medicina. Considerate che i raggi X, insieme alla penicillina, sono considerati più vite della storia dell'umanità in solo 120 anni, perché non dovete pensare solo ai raggi X utilizzati per vedere l'osso rotto dopo un incidente o per vedere se avete dei denti dritti o i denti storti. Considerate anche i raggi X che vengono utilizzati tutti i giorni per diagnosticare i tumori, diagnosticare cancri. Pensate solo ai raggi X quanti calcoli hanno diagnosticato per tempo e quindi quante persone hanno salvato, quante persone vittime di incidenti stradali hanno salvato. E anche considerate che i raggi X vengono utilizzati per rendersi sicuri prodotti alimentari e nell'antichismo, quando voi andate all'aeroporto e fate passare i bagagli, il tubo, quel tapis roulant che controlla i bagagli alla polizia, in realtà, quello è un piccolo macchinario a raggi X che va a controllare all'interno del vostro bagaglio. Quindi, i raggi X sono fondamentali e sono anche abbastanza diffusi.

Ok, andiamo a vedere le proprietà dei raggi X. I raggi X possono penetrare nella materia, come abbiamo visto, e inoltre sono assorbiti in maniera differenziale. Questa seconda proprietà li rende molto importanti e fondamentali nella diagnostica clinica e industriale. Infatti, quando un raggio X, un fascio di raggi X attraversa il corpo umano, viene assorbito di più quando incontra un materiale duro, come un materiale artificiale presente nel corpo o come un osso o un tessuto cartilagineo, e viene assorbito molto meno quando incontra un tessuto molle, come grasso, tessuti connettivi. Questo è fondamentale perché, grazie a questo assorbimento differenziale, noi poi abbiamo un'immagine che, in diverse tonalità di bianchi, di grigi e di neri, ci dice dove sono le ossa della persona, come queste ossa sono dritte, storte o rotte. Si propagano in linea retta e questo è molto comodo per la sicurezza di un lavoratore, perché noi sappiamo in questo modo che stare dietro a un tubo che produce raggi X ci fa stare più al sicuro. Inoltre, producono degli effetti fotochimici sulle emulsioni fotografiche, cioè riescono a impressionare le lastre.

Altre proprietà. Una proprietà molto importante è che la loro velocità di propagazione è uguale a quella della luce. Questo cosa vuol dire? È importante soprattutto perché il lavoro in ambito odontoiatrico, in ambito sanitario in generale, quando voi scattate una lastra a un paziente, nel momento stesso in cui avete lasciato il pulsante, i raggi X non ci sono più. Quindi, voi potete entrare nella stanza, andare dal paziente immediatamente dopo la fine dello scatto. Questo è molto importante, soprattutto negli scatti lunghi, come nelle panoramiche o nelle TAC o nelle MOC, perché se il paziente ha dei problemi, dovete intervenire per aiutare il paziente. Voi basta che lasciate il pulsante e siete sicuri che potete entrare nella stanza senza correre rischi.

Un'altra proprietà importante è che questi raggi X non sono deviati da campi elettrici e magnetici, il che vuol dire che potete fare una lastra a un paziente senza la necessità di spingere altri macchinari, perché i raggi X, non avendo carica, corrono indisturbati e non vengono minimamente deviati dai campi elettrici.

Ora, negli anni, anzi, ormai nei decenni, si è arrivati alla conclusione che bisognava avere delle unità di misura delle grandezze fisiche che potessero quantificare le radiazioni ionizzanti per avere un'idea di quanto una radiazione fosse pericolosa, di quando invece la dose è abbastanza bassa da non creare pericoli.

La prima unità di misura utilizzata è stata il Gray, che serve anche a dare un valore alla dose assorbita. Dose assorbita è semplicemente l'energia ceduta all'interno di una massa. In realtà, la dose assorbita non bastava per capire il rischio per una persona, per un paziente o un lavoratore, e quindi si è deciso di utilizzare, di inventare la dose equivalente. La dose equivalente non è più indicativa della dose a un oggetto qualunque, ma è specifica per il corpo umano, o meglio, per un organo, e si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore di ponderazione della radiazione, cioè ogni tipo di radiazione, ci ha fare raggi gamma, ha un fattore di peso, ha un fattore correttivo che mi serve per calcolare la dose equivalente. Questa dose equivalente è fondamentale per comprendere il rischio che un paziente o un lavoratore corre per quanto riguarda la salute dei tuoi organi e quindi la salute di base. L'unità di misura della dose equivalente è il Sievert.

Ora, però, la dose equivalente non basta, perché mi dà solo l'idea del danno prodotto a livello di un organo o di un tessuto. Dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, soprattutto, si aveva bisogno anche di una dose che mi facesse capire qual era il rischio, qual era il detrimento sanitario a cui andava incontro un lavoratore a tutto corpo all'interno del suo anno lavorativo, durante il suo anno lavorativo. Per questo motivo si è inventata, si è formulata la grandezza fisica più importante per descrivere il rischio che corre un lavoratore non direttamente esposto a radiazioni ionizzanti. Questa grandezza fisica è, appunto, la dose efficace. Questa dose efficace è definita come la somma delle dosi equivalenti che abbiamo visto poco fa, pesata in base ai tessuti e organi del corpo. Questo cosa vuol dire? Che ogni organo e ogni tessuto del corpo umano reagisce in maniera diversa alle radiazioni ionizzanti. Quindi, cosa si fa? Si prende la dose equivalente e la si moltiplica con i fattori di peso di ogni organo coinvolto. Questo ci fa capire due cose fondamentalmente: la prima è che possiamo avere un numero limite, che vedremo fra poco, che non deve essere superato durante un anno per un lavoro dove è esposto. Inoltre, ci fa capire che è preferibile ricevere la radiazione a solo una parte del corpo piuttosto che al corpo intero. Adesso, questa affermazione sembra quasi banale, ma fino a qualche anno fa, da qualche decennio fa, si pensava che fosse uguale prendere radiazioni a tutto corpo o solo una parte. Adesso, invece, sappiamo che mettere il grembiule piombato ci difende molto dalle radiazioni, ma allo stesso tempo ci lascia le braccia libere per lavorare. L'unità di misura della dose efficace è il Sievert.

Ora, abbiamo visto cos'è, cosa sono le radiazioni ionizzanti, perché fanno male, perché appunto riescono a strappare elettroni alle molecole, alle proteine, al DNA e quindi creare danni biologici. Abbiamo visto quali sono le unità di misura che ci aiutano a comprendere meglio, a dare una quantificazione alle radiazioni ionizzanti. Adesso andiamo a capire quali sono gli effetti biologici di queste radiazioni ionizzanti, quindi qual è il rischio che corre un paziente o un lavoratore, quindi nel vostro caso, soprattutto, un lavoratore quando utilizza, oppure semplicemente lavora a contatto con le radiazioni.

Nelle radiazioni ionizzanti, nella materia biologica, le radiazioni ionizzanti possono agire in due modi principalmente: rompendo un legame molecolare, ad esempio una molecola di DNA o una proteina, oppure creando molecole altamente reattive chiamate radicali liberi. In entrambi i casi, ci sono dei meccanismi biologici che competono con il danno che si viene a creare e che tendono a riparare il DNA o ad annullare le attività dei radicali fissandoli a delle molecole che si sacrificano per la sopravvivenza della cellula.

Andiamo un attimo più nello specifico per quanto riguarda gli effetti biologici di queste radiazioni ionizzanti. Quando un fascio di raggi X, per dare la versione più comune, arriva sul corpo di una persona, la stragrande maggioranza dei raggi X proseguirà indisturbata. Una parte di questi raggi X verrà assorbita, quindi interagirà con il corpo umano. Quelli che interagiranno con le ossa daranno in realtà pochi problemi. Quelli che interagiranno con molecole attive, proteine, DNA, potrebbero creare dei problemi perché andranno a rompere i legami molecolari e quindi a rompere queste molecole. In realtà, per fortuna, il corpo umano, nei millenni, si è evoluto in un pianeta che è pieno di radiazioni naturali. Noi tutti i giorni siamo esposti alla radiazione di fondo, come radiazioni cosmiche o radiazioni che vengono dal terreno. Quindi, abbiamo sviluppato dei sistemi di difesa per riparare il danno biologico della radiazione. Quindi, abbiamo degli enzimi come la DNA polimerasi che continuamente controllano il nostro DNA e lo riparano, e abbiamo anche dei sistemi che vanno a eliminare le proteine rotte dalle radiazioni e ne vanno a creare delle altre. Quindi, finché la dose di radiazioni che noi riceviamo è paragonabile con il fondo naturale, non ci sono problemi. Il problema si crea quando la quantità di radiazioni che noi riceviamo è troppo elevata e viene ricevuta in un tempo troppo breve. In quel caso, potrebbe succedere che il corpo umano non è in grado di ripararsi abbastanza velocemente. Per questo, come vedremo fra poco, ci sono delle leggi e delle norme che regolano la quantità di radiazioni che un essere umano può ricevere per lavoro o per terapia medica o diagnostica medica.

Anche nel caso dei radicali liberi, ci sono delle molecole che si chiamano scavenger, che sono delle piccole molecole che si vanno ad attaccare ai radicali liberi e si sacrificano per rompere la catena di produzione dei radicali liberi. Anche in questo caso, se la quantità di radiazione ricevuta dalla persona è paragonabile a quella del fondo naturale, non ci sono problemi. Se la radiazione, invece, è troppo elevata, potrebbe succedere che il corpo umano non è in grado di produrre abbastanza scavenger per annullare l'attività dei radicali, quindi si potrebbe incorrere, andare incontro a dei problemi di salute.

Gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti assumono, con l'azione, diverse conseguenze in conseguenza di molti fattori, tra cui l'intensità di fluenza della radiazione stessa, la sua energia e il tipo di particelle coinvolte. La classificazione del danno da radiazione è stata formulata in tre categorie principali che richiamano il tipo di danno prodotto: abbiamo i danni somatici deterministici, i danni somatici stocastici e i danni genetici stocastici.

I danni somatici deterministici sono quelli che appaiono più velocemente dopo la ricezione delle radiazioni ionizzanti. Questi danni, in realtà, appaiono solo quando il paziente o il lavoratore riceve una dose di radiazioni molto elevata in un lasso di tempo molto breve. Il periodo di latenza è molto ridotto. In genere, il danno somatico deterministico appare sul paziente nell'arco di minuti, massimo ore. Cosa vuol dire, quindi, che quando una persona riceve una dose molto elevata di radiazioni, quasi immediatamente avrà dei sintomi che possono essere eritema cutaneo, che è il primo e il più semplice, o l'opacità del cristallino, oppure cose più gravi come sindromi neurologiche, sindromi emopoietiche o sindromi molto più gravi che possono portare alla morte. Per fortuna, in Italia, la probabilità di ricevere danni somatici deterministici è zero, non avendo noi centrali nucleari e non avendo noi grosse impianti di raffinazione di materiale radioattivo. Quindi, a parte qualche sporadico lavoratore esposto che fa lavori particolari, nessuno può rischiare di essere esposto a danni somatici deterministici.

Al contrario, invece, i danni somatici stocastici sono tumori, cancro e leucemia. Questi danni sono a lungo periodo di latenza, nel senso che il tumore, il cancro, la leucemia si esprimono circa 10, 20, anche 30 anni dopo l'esposizione alle radiazioni ionizzanti. Il che vuol dire che non si può avere un nesso di causa-effetto. Noi non possiamo sapere se una persona che oggi presenta un cancro ai polmoni, questo cancro è dovuto all'esposizione delle radiazioni ionizzanti di vent'anni fa, oppure allo smog, al fumo, o a problemi generici o altri problemi ancora sconosciuti. Quei danni somatici stocastici sono abbastanza vaghi, ma sappiamo che sono probabilistici. Stocastico vuol dire, appunto, probabilistico, cioè noi sappiamo che ogni dose di radiazione che il corpo umano prende, aumenta la probabilità di sviluppare un tumore o un cancro o una leucemia. Non è l'unica causa, ma sicuramente aumenta la probabilità. Per questo motivo, ci sono dei limiti di legge, come dose, che un lavoratore non può superare ogni anno, per appunto ridurre la probabilità di danni somatici stocastici e portarla praticamente a zero, portare le radiazioni ricevute dall'attività lavorativa a quantità paragonabile a quella del fondo naturale.

L'ultimo tipo di danno biologico sono i danni genetici stocastici. Questi danni, anche, hanno prevalenza molto lunga, come quelli di cui abbiamo appena parlato, ma si riflettono sulla prole, sui figli dei pazienti e dei lavoratori. Anche in questo caso, sono danni abbastanza rari. E l'unico danno abbastanza raro. Ok, come vi ho anticipato più volte in questa lezione, esistono, esistono dei limiti di dose che non possono essere superati durante un anno lavorativo. Quindi, alla luce, ok, abbiamo visto adesso i danni biologici delle radiazioni ionizzanti. Andiamo a vedere adesso un concetto molto importante nella radioprotezione e per le radiazioni ionizzanti, che è il sistema internazionale di limitazione delle dosi.

Alla luce di quanto abbiamo visto fino ad ora, relativamente alle radiazioni ionizzanti e ai loro effetti sulla salute, sono fissati dei limiti di dose che sono diversi per i lavoratori, la popolazione, che non devono mai essere superate nell'esercizio di attività con radiazioni ionizzanti. Questi limiti sono frutto di studi di enti internazionali e sono stabilite per legge da un apposito decreto che regola tutte le pratiche che utilizzano sorgenti di radiazioni ionizzanti. Ovviamente, questi limiti non si applicano ai pazienti, quindi all'esposizione mediche, in quanto il paziente deve, per forza di cose, ricevere la totalità della dose di radiazione. Se noi schermiamo il paziente dalle radiazioni, non avremo l'immagine che cerchiamo nella diagnostica. Quindi, il paziente avrà un altro tipo di legislazione, che ovviamente non rientra nello scopo di questa lezione.

L'ICRP è la Commissione Internazionale di Radioprotezione, ed è appunto questo ente che si occupa a livello internazionale di promuovere il miglioramento delle conoscenze nel campo della radioprotezione. Questo ente, in realtà, ogni periodo, circa ogni anno, emette delle pubblicazioni che sono la base su cui noi esperti di protezione ci basiamo per il nostro lavoro. Le pubblicazioni ICRP sono state anche riprese dal nostro governo nell'arco del 2020 per scrivere la nuova legge di radioprotezione, il decreto legislativo 101 del 2020, appunto, regola la radioprotezione dei lavoratori e della popolazione. È una legge nazionale che dobbiamo rispettare. Quindi, quando un esperto della radioprotezione fa i suoi sopralluoghi, non lo fa solo sulla base di quello che lui ha studiato, sulla base delle pubblicazioni scientifiche, ma anche sulla base di una legge. Abbiamo inoltre il decreto legislativo del 187 del 2000, che però regola la radioprotezione dei pazienti, quindi esula dalla radioprotezione dei lavoratori.

Bene, il decreto legislativo 101 del 2020 sono stabiliti i limiti di dose che un lavoratore può ricevere in un anno. Di norma, un lavoratore non esposto può ricevere al massimo 1 millisievert di dose efficace, quindi a tutto corpo. Un lavoratore esposto di categoria B può ricevere al massimo 6 millisievert. Un lavoratore esposto di categoria A può ricevere al massimo 20 millisievert. Ora, per darvi un attimo un'idea di chi sono queste categorie di lavoratori: i lavoratori non esposti sono tutti quei lavoratori che non hanno niente a che vedere con le radiazioni ionizzanti e anche quei lavoratori che utilizzano le radiazioni ionizzanti, ma nel comparto della medicina diagnostica, soprattutto in ambito odontoiatrico, ma ultimamente, grazie alle nuove tecnologie, anche tecniche di radiologia medica. I radiologi, molti altri medici, non sono più esposti, in quanto abbiamo migliorato le schermature, quindi le protezioni, i sistemi di protezione e anche i macchinari a raggi X sono migliorati, quindi hanno una dose e mettono una dose di radiazioni inferiore. Nel caso in cui un lavoratore rischi, è suscettibile, come dice la legge, di superare 1 millisievert di dose efficace in un anno, allora sarà un lavoratore esposto. Un lavoratore esposto non può superare i 20 millisievert all'anno ed è diviso in due categorie: di categoria B e di categoria A. Questi lavoratori non avranno più la necessità del medico competente, ma del medico autorizzato, che è un medico specializzato appunto in radiazioni ionizzanti. Avranno bisogno di alcuni accorgimenti medici, saranno seguiti dal punto di vista di analisi del sangue, delle urine e di altri elementi diagnostici per vedere come le radiazioni ionizzanti stanno influenzando la loro vita. Per legge, nessun lavoratore può superare i 20 millisievert di dose efficace. Ovviamente, il decreto legge 101 del 2020 ha un lungo elenco di limiti di dose equivalente annuale per il cristallino, della pelle, le estremità e altri organi, oltre alla classificazione dei lavoratori.

Nel decreto legislativo 111 del 2020 abbiamo anche la classificazione delle aree. Quindi, ogni area dei luoghi di lavoro deve essere classificata in base al rischio di radiazioni ionizzanti. Ogni area di lavoro in cui sussiste per i lavoratori il rischio di superamento di uno qualsiasi dei limiti di dose dei lavoratori esposti è classificata zona controllata. Ogni area di lavoro in cui sussiste per i lavoratori il rischio di superamento di una qualsiasi dei limiti di dose per le persone del pubblico o dei lavoratori non esposti e che non è classificata controllata, è classificata zona sorvegliata. Ogni area di lavoro in cui non vi è rischio di radiazioni ionizzanti è classificata zona non classificata. Per spiegarlo in termini più semplici, ogni zona in cui vi è la possibilità, in un anno, di ricevere una dose tra 1 e 6 millisievert di dose efficace, ovviamente, sarà una zona sorvegliata, quindi solo i lavoratori esposti potranno accedere. Ogni zona di lavoro in cui vi è il rischio di superare i 6 millisievert di dose efficace in un anno sarà una zona controllata. Ora, qualcuno di voi potrà pensare: "Ma io al lavoro ho una zona controllata, non sono sorvegliata, ma ci entro nonostante sia un lavoratore non esposto". Questo può succedere nel caso dell'utilizzo dei raggi X. Il bello dei raggi X è che sono delle radiazioni ionizzanti on-off. Siamo noi a decidere quando utilizzarle e quando emettere raggi X. Per questo motivo, fare un esempio abbastanza semplice: in uno studio odontoiatrico, voi avete sì il cartello "zona sorvegliata" o "zona controllata" fuori dall'ufficio, ma quella zona è in essere solo nel momento in cui voi utilizzate l'endoreale o il panoramico. Nel momento in cui l'endoreale, il panoramico sono spenti, quella stanza è una stanza qualunque, quindi potete tranquillamente entrarci e lavorare sul paziente insieme al resto dell'equipe medica. Quindi, nel caso dei raggi X, la classificazione delle aree è attiva al 100% solo nel momento in cui voi vi state apprestando a scattare la lastra e la scattate. Questo, ripeto, è il bello dei raggi X, potete decidere voi come, quanto utilizzarle.

Ora, ovviamente, essendo le radiazioni ionizzanti intrinsecamente pericolose, è nata anche una branca della scienza che è la radioprotezione, che ormai, però, come termine, comprende un po' l'insieme delle misure, delle regole che vengono messe in opera per proteggere i lavoratori, la popolazione dagli effetti delle radiazioni ionizzanti. È una pratica abbondantemente normata a livello internazionale, piuttosto complessa, che deve essere esercitata da personale specializzato, ma con la consapevolezza dei lavoratori. È una pratica abbondantemente normata a livello internazionale, in quanto abbiamo la Commissione di Radioprotezione che fa pubblicazioni scientifiche, abbiamo comunque una legge, un regolamento europeo che, come Italia, dobbiamo seguire, e abbiamo poi dei decreti legislativi che, appunto, parlano di radioprotezione. Quindi, le norme sono tante e abbastanza complesse. Ovviamente, per questo motivo, abbiamo del personale specializzato, mi sono esperti di radioprotezione, ma ci deve essere una consapevolezza dei lavoratori, in quanto, come tutte le situazioni pericolose sul lavoro, lo specialista non può essere presente sempre 8 ore al giorno mentre voi lavorate. Quindi, ci deve essere una consapevolezza da parte vostra. Dovete sapere quali sono i rischi che si corrono lavorando in un luogo di lavoro in cui troverete anche i raggi X o qualunque tipo di radiazione ionizzante e dove sapere anche quali sono le basi per proteggervi.

La radioprotezione si impara su tre principi fondamentali, che questi principi sono riportati anche nella legge: abbiamo il principio di giustificazione, poiché le radiazioni ionizzanti sono pericolose, ogni attività che le utilizza deve essere giustificata, ovvero il beneficio collettivo tenuto dall'uso delle radiazioni ionizzanti deve essere superiore al detrimento sanitario dovuto al loro utilizzo. Questo vuol dire che ogni attività che utilizza le radiazioni deve essere giustificata collettivamente, quindi ogni tipo di attività e poi ogni scatto, ogni applicazione momentanea dei raggi X o delle radiazioni ionizzanti in generale, deve essere giustificata dal medico che prescrive l'indagine, dal datore di lavoro o da chi ne ha la responsabilità.

Secondo principio è il principio di ottimizzazione. L'esposizione a radiazioni ionizzanti deve essere mantenuta a livelli più bassi possibili, compatibilmente con le condizioni economiche e sociali. Questo vuol dire che bisogna fare di tutto per ridurre il più possibile l'esposizione alla radiazione.

Il terzo principio è il principio di applicazione dei limiti di dose. Questo principio ci dice che, fatti salvi i precedenti punti, quindi precedenti principi, che già da soli dovrebbero essere in grado di proteggere il lavoratore, sono comunque fissati dei limiti di dose per il lavoratore e la popolazione. Questi limiti non devono mai essere superati nell'esercizio di attività con radiazioni ionizzanti. Questo principio, l'abbiamo visto anche prima, non si applica all'esposizione mediche. Quindi, ogni lavoratore deve essere classificato e, una volta classificato, non deve superare quei limiti di dose. Se per qualunque motivo quel lavoratore cambia la sua funzione, bisognerà rifare un calcolo del suo rischio e, in caso, cambiare la classificazione. Può succedere che nella vita lavorativa di una persona, questa persona cambi la sua funzione.

Ora, domanda che viene abbastanza spontanea e di cui, in realtà, ho già anticipato qualcosa: ma nella vita di tutti i giorni siamo esposti alle radiazioni ionizzanti? In realtà, sì. Abbiamo, come ho anticipato anche prima durante la lezione, abbiamo i raggi cosmici che vengono dall'universo, quindi dalle stelle, dal sole. Abbiamo i radionuclidi naturali nel terreno. Abbiamo tantissimi tipi di materiali radioattivi. Ci sono zone del mondo che hanno l'uranio sotto terra, possiamo avere il radon, che è un gas radioattivo che esce dal terreno. Abbiamo il potassio 40, che si sente in minuscola parte all'interno di banane e albicocche o altri alimenti. Abbiamo dei radionuclidi naturali presenti in alcuni tipi di materiale da costruzione. Ma, per fortuna, tutti questi radioattivi naturali sono scarsi, sono abbastanza diluiti all'interno degli altri materiali e quindi la dose è comunque bassa. Inoltre, abbiamo le indagini radiologiche. Tutti quanti, purtroppo, nella vita avremo bisogno dei raggi X per un qualunque motivo diagnostico o medico. Il totale in Italia è circa 3 millisievert di dose efficace in un anno. Siamo abbastanza fortunati in Italia, perché ci sono moltissimi altri paesi nel mondo che hanno una dose efficace media più elevata. Quindi, in realtà, come italiani, per chi vive in Italia, le dosi delle persone sono più basse della media mondiale.

Ora, quindi, vi ripeto, il corpo umano è fatto per stare su un pianeta continuamente pervaso da radiazioni ionizzanti. Quindi, finché la quantità di radiazioni che noi riceviamo per lavoro, per motivi medici, è bassa e paragonabile a quella del fondo naturale, non abbiamo problemi. I problemi veri, che grazie all'innovazione tecnologica non dovremmo più avere, si hanno quando la dose di radiazioni inizia a essere molto importante e, per fortuna, la stragrande maggioranza degli italiani non si trova mai in questa condizione. Purtroppo, in questa condizione si trova soprattutto il paziente oncologico che deve ricevere radioterapia, o i medici e gli infermieri ospedalieri che si occupano di questi pazienti. Ovviamente, il rischio, la radioprotezione è in basso fintanto che si seguono le norme di sicurezza.

Prima di passare a parlare degli aspetti legali, vediamo un attimo quali sono gli obiettivi della radioprotezione: sono quello di prevenire i danni deterministici, fissando limiti di dose molto al di sotto della minima dose soglia per cui si ha un effetto deterministico riconosciuto, che è 100 millisievert. Abbiamo detto che il limite di dose è 20 millisievert all'anno, quindi sono molto al di sotto di questa soglia. E limitare gli effetti stocastici, riducendo l'esposizione a livelli più bassi ragionevolmente ottenibili, principio di ottimizzazione.

Come possiamo proteggerci dalle radiazioni ionizzanti? Abbiamo tre elementi fondamentali della radioprotezione per sorgenti esterne, quindi per esempio per i raggi X: abbiamo le schermature, il tempo e la distanza. Le schermature sono abbastanza semplici da immaginare. Qualunque cosa noi mettiamo tra noi e la sorgente di radiazione ci protegge perché l'assorbe, la blocca. Ovviamente, più la schermatura è spessa e più il materiale è pesante, più la schermatura sarà efficace. Allora, se consideriamo che il cemento, il cartongesso, il piombo è meglio del cemento, il ferro è una via di mezzo tra il cemento e il piombo. Ricordatevi un'idea: più l'elemento è spesso e pesante, più noi saremo al sicuro. Questo per quanto riguarda le schermature.

Anche il tempo, in realtà, ci aiuta per difenderci dalla radiazione. Minore è il tempo di esposizione alla radiazione, migliore è la dose. Quindi, è buono che il progresso scientifico e tecnologico ci ha dato dei macchinari a raggi X che riescono a fare delle esposizioni più brevi per avere lo stesso livello diagnostico. Qui stiamo riducendo di molto le dosi sia ai pazienti che ai lavoratori.

L'ultimo elemento di radioprotezione è la distanza, che è vero che è l'ultimo di cui si parla, ma è anche uno dei più importanti, in quanto ogni volta che noi raddoppiamo la distanza tra noi e la sorgente di radiazioni, la dose diminuisce 4 volte. Quindi, spesso e volentieri, fare un passo indietro ci fa ridurre la dose una buona quantità. Quindi, questi sono i tre elementi che possiamo utilizzare per proteggerci dalle radiazioni. Ovviamente, nel dubbio, se vi trovate in una situazione in cui ci sono coinvolte radiazioni ionizzanti, mettetevi sempre dietro un muro, oppure chiedete consiglio a più esperti per capire qual è la situazione migliore o qual è il muro migliore. Ma nel dubbio, il dubbio, fate un passo indietro, allontanatevi e mettetevi dietro un materiale, vero, qualcosa.

Passiamo adesso all'ultimo grosso argomento di questa lezione, che è la legislazione in materia di protezione. Vi ho anticipato prima che in Italia la legislazione in materia di radioprotezione è regolata dal nuovo decreto legislativo 101 del 2020, che ha inglobato la radioprotezione dei pazienti e regola soprattutto la radioprotezione dei lavoratori e della popolazione. Il decreto legislativo 187 del 2000 è ancora in vigore, semplicemente viene anche ripetuto nel nuovo decreto. Qual è il campo di applicazione di questa legge? Questa legge si applica a tutte le pratiche che implicano il rischio dovuto alla radiazione ionizzante proveniente da una sorgente artificiale o da una sorgente naturale. La pratica è un'attività umana che può aumentare l'esposizione di singole persone alle radiazioni provenienti da una sorgente di radiazione ed è gestita come una situazione di esposizione pianificata. Quindi, questa legge in realtà intende come pratica solo un'esposizione pianificata che va come deve andare, non le emergenze radiologiche. In Italia, comunque, sono molto rare, non avendo nuove centrali nucleari.

Il decreto legislativo 101 del 2020, inoltre, definisce tipologie di sorgenti di radiazioni ionizzanti, le grandezze fisiche in gioco, le figure responsabili. Le tipologie le abbiamo viste in parte: raggi alfa, raggi beta, raggi X, raggi gamma. Le grandezze fisiche in gioco ne abbiamo viste alcune: la dose assorbita, la dose equivalente, la dose efficace. Le figure responsabili le rivedremo anche a breve, ma comunque sono l'esperto di protezione, ovviamente, il preposto alla sicurezza, il datore di lavoro, ma anche in parte i lavoratori stessi. Definisce, inoltre, le modalità per l'importazione, la produzione, il commercio e il trasporto e la detenzione delle sorgenti di radiazioni ionizzanti. Per quanto riguarda le radiazioni ionizzanti, non possiamo semplicemente decidere di acquistarle o venderle senza prima comunicare agli organi competenti questa nostra intenzione. Quindi, anche semplicemente un medico, un dentista, vuole comprare un macchinario, deve prima comunicare agli organi competenti questa sua intenzione. Si chiama comunicazione preventiva.

Inoltre, il decreto legislativo definisce gli obblighi del datore di lavoro, dei dirigenti e dei preposti per l'attuazione delle cautele di protezione e di sicurezza verso i lavoratori, la popolazione e l'ambiente. Quali sono questi obblighi del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori? Loro devono provvedere affinché gli ambienti di lavoro vengano individuati, delimitati, segnalati, classificati in zone, che l'accesso ad essi sia adeguatamente regolamentato. Quindi, loro, in realtà, non lo fanno in prima persona, ma chiamano un esperto di radioprotezione che farà un sopralluogo e dirà al datore di lavoro ogni stanza che classificazione avrà, ogni ambiente come andrà delimitato e segnalato e come andrà regolamentato l'accesso a questi locali.

Inoltre, sempre tramite l'esperto della radioprotezione, il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori vengano classificati ai fini della radioprotezione. Quindi, l'esperto di radioprotezione gli dirà al datore di lavoro quali lavoratori sono non esposti, quali non sono in categoria B e quali sono in categoria A. Inoltre, il datore di lavoro predisporrà le norme interne di produzione e sicurezza. Per legge, accanto a ogni macchinario che emette radiazioni ionizzanti e accanto a ogni centralina che gestisce le radiazioni ionizzanti, ci devono essere affisse le norme interne di protezione e sicurezza scritte dall'esperto di radiologia, controfirmate dal datore di lavoro.

Nel caso in cui i lavoratori siano esposti, vengano continuamente esposti alle radiazioni ionizzanti, sarà il datore di lavoro che fornirà a questi lavoratori i mezzi di protezione, come le camicie, i colletti piombati, i guanti piombati o gli occhiali. E anche i mezzi di sorveglianza dosimetrica, cioè delle piccole apparecchiature che vengono indossate dal lavoratore e che fanno sapere quante radiazioni ha preso quella persona in un determinato periodo di tempo.

Inoltre, il datore di lavoro deve formare i lavoratori in relazione ai rischi specifici cui questi sono esposti. Quindi, nel caso di lavoratori che utilizzano radiazioni ionizzanti per la maggior parte del tempo lavorativo, il datore di lavoro dovrà appunto formarli in relazione ai rischi specifici della loro mansione. A proposito della formazione, c'è proprio un obbligo nel corso di formazione. L'articolo 111 del decreto legge 101 del 2020, appunto, dice: "Il datore di lavoro che svolge le attività disciplinate dal presente decreto provvede affinché ciascun lavoratore soggetto ai rischi derivanti dall'esposizione alla radiazione ionizzante riceva adeguata informazione sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro connessi all'attività svolta". Ovviamente, dipende non solo da che tipo di radiazioni ionizzanti il lavoratore utilizza, ma anche dall'aggettivo del lavoro, quali sono, cosa ci fa con questa sorgente di radiazione. Devi informare i lavoratori anche sui nominativi del medico autorizzato e dell'esperto di radioprotezione, di nuovo sui rischi specifici a cui è esposto in relazione all'attività svolta, sulle norme interne di produzione e sicurezza. Quindi, oltre ad esporre, ad affiggere sulle pareti, il datore di lavoro deve anche comunicare al lavoratore le disposizioni aziendali in materia e le conseguenze legate al loro mancato rispetto, perché è vero che il datore di lavoro ha l'obbligo di chiamare un esperto di protezione per una consulenza, di fornire i dispositivi di protezione e i dosimetri ai lavoratori, ma ci deve essere anche una conseguenza per il lavoratore che non segue questi protocolli. Il lavoratore che non si auto-protegge.

Inoltre, il datore di lavoro informa i lavoratori sulle misure e sulle attività di produzione e prevenzione adottate. Quindi, non deve partire dal...

Presupposto che il lavoratore, essendo formato, sappia già come funziona quel luogo di lavoro, ma deve spiegare a ogni singolo lavoratore come e quali sono le attività di protezione e prevenzione adottate, perché potrebbero variare da luogo di lavoro a luogo di lavoro.

Quindi, appunto, un altro operatore di lavoro nei confronti dei lavoratori è quello di provvedere affinché i lavoratori osservino le norme interne, gli ultimi mezzi di protezione.

Fornire al lavoratore esposto i risultati delle valutazioni dose effettuate dall'esperto qualificato o esperto di radioprotezione che lo riguardino direttamente. Quindi il datore di lavoro riceve dal servizio di dosimetria i risultati e l'elevazione delle valutazioni di dose che vengono effettuate da esperto di radioprotezione e le fornisce al lavoratore.

È proprio una scheda audiometrica che è personale del lavoratore, che il lavoratore si porterà appresso per tutta la sua vita lavorativa, anche se cambia lavoro, e che deve essere poi firmata e timbrata sia dall'esperto di una riproduzione che dal medico autorizzato. Queste schede è fondamentale per capire come le lezioni ionizzanti stanno influenzando la salute del lavoratore e quindi, per esempio, possono fare la campanella d'allarme per il medico utilizzato, che potrebbe dire al lavoratore e al datore di lavoro: "Questa persona deve prendersi un periodo di pausa dalle radiazioni" oppure "Questa persona sta bene, può continuare la sua mansione".

Chi è l'esperto di radioprotezione? Esperto della riproduzione è una qualifica riconosciuta mediante iscrizione dello stesso presso un elenco nazionale istituito presso il Ministero del Lavoro, a seguito di superamento di un esame di stato. Siamo di norma chimici, fisici o ingegneri e, appunto, abbiamo sostenuto questo esame.

L'esperto di protezione, tra tutti i suoi compiti, deve effettuare per la valutazione di cui all'articolo 109 del decreto legge 101 del 2020 e dare indicazioni al datore di lavoro nell'attuazione dei compiti previsti. Fondamentalmente, l'esperto di protezione viene sul luogo di lavoro, fa un sopralluogo e redige una relazione. E nelle relazioni dirà al datore di lavoro tutte le norme interne di quelle persone di sicurezza e tutti gli accorgimenti necessari per fare in modo che il luogo di lavoro sia sicuro per tutti i lavoratori.

Quindi, quali sono eventualmente lavori strutturali a compiere sul luogo di lavoro e quali sono i protocolli da insegnare ai lavoratori per fare in modo che questi siano sicuro.

Inoltre, l'esperto di protezione istituisce e tiene aggiornato un registro di radioprotezione, in cui registra l'esito delle valutazioni dei controlli che sono almeno annuali. Quindi, almeno ogni anno un esperto di protezione dovrà venire sul luogo di lavoro, controllare tutto sia a norma, controllare i protocolli vengano rispettati e vedere anche quali sono le misure di dose ricevute dai lavoratori.

Ovviamente, in base al rischio di quel luogo di lavoro, le misure saranno annuali, come nel caso l'odontoiatria della medicina diagnostica, oppure potranno essere semestrali o trimestrali nel caso dei luoghi di lavoro più alto rischio radiologico.

Quindi è l'esperto di radioprotezione che comunica al datore di lavoro l'individuazione e la classificazione delle aree, la classificazione del personale, la frequenza delle valutazioni di cui all'articolo 130, tutti i provvedimenti che ritiene necessario per assicurare la sorveglianza fisica. Potrebbe essere che un esperto di produzione venga a fare un controllo periodico, ci rendiamo conto che c'è una nuova tecnologia, un nuovo protocollo che è migliore di quello che si sta usando in quel luogo di lavoro e quindi si fa una modifica che verrà appunto scritta sul registro come provvedimento.

Inoltre, la valutazione delle dosi dei lavoratori esposti e dei gruppi di riferimento degli esperti di radioprotezione. La figura di riferimento per quanto riguarda i luoghi di lavoro che utilizzano le radiazioni di orizzonti e i lavoratori che svolgono queste mansioni. Vi ripeto che i principi di cui abbiamo parlato prima in termini generali sono proprio riportate nel decreto legge 101 del 2020 e sono principi di giustificazione, di ottimizzazione e di limitazione della dose.

Grazie a tutti per l'attenzione. [Musica]