Transcription
Io non so perché, ma ho la sensazione che tu mi stia guardando. E allora ascolta, la gente qui ti chiama mostro maniaco, belva. Ma in questi anni credo di aver imparato a conoscerti, forse anche a capirti. E so che tu sei soltanto il povero schiavo di un incubo di tanti anni fa che ti domina. Lo so che in passato ti hanno insegnato il sospetto, la diffidenza, ma in questo momento non ti sto mentendo e non ti mentirò. E anche dopo, se quando deciderai di liberarti di questo mostro che ti danneggia, tu sai dove e quando trovarmi. Io ti aspetterò.
Ma in questi anni credo di aver imparato a conoscerti, forse anche a capirti. E so che tu sei soltanto il povero schiavo di un incubo di tanti anni fa che ti domina. Lo so che è passato, ti ha insegnato il sospetto, la diffidenza, ma in questo momento non ti sto mentendo e non ti mentirò neanche dopo. Se quando deciderai di liberarti di questo mostro che ti finalizza. Tu sai come, quando e dove trovarmi. Io ti aspetterò.
Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come tramarmi. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e per dove trovarmi. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò.
Buonasera e benvenuti a Notte del Mistero. Siamo in diretta con Florence International Radio, come sempre alle 21:30 del giovedì. E siamo in onda con Valerio Scrivo. Pronto? Ci sei? Valerio, pronto? Ahi ahi ahi ahi. Non sento nulla. Che problemi ci sono? Valerio, Valerio, ci sei? Non sento niente. Ahi ahi ahi. Che problema abbiamo? Eh beh, eh boh, ogni tanto Skype. Pronto? Vediamo un po'. Tempo di riattivare i PC.
"Pronto? Chi c'è?"
"Oh, eccoli qua."
"Allora, siamo io, Sant'Andrea, Vinattieri, e però non vedo Daniele e non vedo neanche Corigliano."
"A me non mi puoi vedere."
"Infatti non..."
"Per il momento..."
"Vedo solo la cupola."
"Però voi siete tutti."
"Eh, no. Mancano Daniele e Corigliano."
"Ah, beh, eh, aggiungili perché non so."
"Intanto magari noi cominciamo, facciamo come abbiamo fatto con Trinipet. Noi proviamo nel frattempo ad aggiungerli."
"Eh, sto provando."
"È sparito anche Daniele, non so perché."
"L'ho tirato fuori io perché non c'era più l'audio."
"Ah, ecco, perfetto. Siete in onda comunque su YouTube a livello video, eh."
"Mh."
"Ok."
"Quindi ci vedono così sul video."
"Esatto. Audio e video."
"Interessante. Allora, chiudiamo subito."
"Poi io mi organizzerò con la webcam, però vabbè."
"Eh, e mi è sparito qualcuno. Chi è sparito?"
"Eh, Emanuele."
"Dan, Emanuele."
"Emanuele. Ok."
"Sì, sì, mi sono... non avevo capito che eravamo... meglio, meglio."
"No, dai."
"No, ma Emanuele non per questo. Buonasera a tutti, insomma."
"Buonasera. Buonasera. Ciao Vera."
"Ci vuole sempre un uomo invisibile, capito? Non hai capito questo."
"Eh, tesoro, mi mangi. Ciao."
"Questa è Cascia. Ciao Cascia."
"Emanuele, riesci a contattare?"
"Ci sto provando."
"Io lo vedo Daniele, provo a contattarlo. Marco mi dice che non è disponibile."
"Ora lo richiamo Marco."
"Oppure fai chiamare loro perché si agganciano alla live. Ah, stasera Valerio, non avremo fasce perché abbiamo un guasto suo in Belgio e perciò andiamo..."
"Belli."
"Aspetta che mi chiamo Marco."
"Ecco, c'è Marco Corigliano."
"Non riusciamo a contattarti."
"No, ci sono, ci sono. Ecco."
"Grande."
"Ok, manca solo Daniele. Allora..."
"Aggiungilo perché non lo vedo ancora. Marco Corigliano."
"Sto provando, sto provando."
"Ok. Ma siamo in onda, ragazzi?"
"Eh, certo, moltissimo in onda. Siamo già in onda, Guido."
"No, siamo in diretta così."
"Sì, sì, certo. Eh, ragazzi, quando sentite prima ho fatto il nome di Daniele, non volevo che lo facessi. Quando sentite la sigla di X-Files, e siamo già in onda."
"Eh, eh, io non l'ho sentito X-Files."
"Ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi, che brutta cosa. Sentito."
"Valerio, vuoi che intanto dico il numero?"
"Sì."
"Allora, certo."
"Chi vuole chiamare in diretta, il numero è 055 247 985."
"Perfetto. Vai, Valerio."
"Eh, forse dovresti dare anche un WhatsApp, se ce l'hai."
"Sì. 347 83 4042. Perfetto."
"Allora, posso iniziare. Io non ho sentito la sigla, quindi entrare in linea."
"Sì."
"83..."
"M..."
"40..."
"M..."
"042. Questo è il WhatsApp."
"Bene."
"Si può iniziare?"
"Certo, Valerio, siamo in onda."
"Allora, in attesa di collegarci con Daniele, abbiamo qualche problema tecnico. Diciamo che questa sera parleremo del 1968. E parleremo un po' in una maniera particolare del della confessione di Stefano Melet."
"Ah, beh."
"Però io volevo partire da lontano, in realtà c'è una premessa a questo. E la premessa è la telefonata che fece un anonimo nel 1974. Quindi siamo avanti, quando ancora il 1968 non lo conosciamo ancora, non sappiamo che ci sia. Anzi, una delle domande è proprio questa: come mai noi non abbiamo il 1968? Come mai abbiamo avuto bisogno di una segnalazione anonima per fare questo collegamento? Perché non l'abbiamo fatto noi, se noi per noi intendo come se noi fossimo ora gli investigatori. Se questa telefonata, se questa segnalazione non fosse mai arrivata, non avremmo mai avuto..."
"Ah, forse Daniele è arrivato. Daniele, ci sei?"
"Sì, sì, ci sono, ci sono. Mi sento bene."
"Ah, bene, bene. Non so se hai perso un po' quello che ho cominciato a dire."
"Sì, ma prosegui pure, ti ascolto."
"Perfetto. Perché se facciamo la telefonata del 1974? Questa telefonata, io ne ho fatto un'analisi con Emanuele e abbiamo supponiamo che questa persona sia veramente di Picchio. Anzi, faccio una premessa, la settimana prossima, giovedì prossimo, sarà sulla pista sarda. Quindi questa è un'anticipazione. Noi non parleremo della pista sarda, ovviamente, noi parleremo del 1968, ma non come una pista sarda, ma come un delitto del mostro."
"Certo."
"Allora, cosa è successo nel 1974 per cui noi siamo incuriositi da questo omicidio, più che rispetto agli altri delitti, per questa famosa telefonata che è arrivata? Noi non abbiamo niente di questo assassino, assolutamente nulla, tranne ovviamente le cartucce, i bossoli, gli operatori, le scissioni. Perché noi è come se fossimo ora nel 1982. Tra un po' scopriremo che c'è stato che c'è questo collegamento con il 1968. Perché allora diventa importante questa telefonata? Perché questa telefonata ci porta a individuare un oggetto che avrebbe dovuto trovarsi sulla scena del crimine e che invece si trova distante almeno 300 metri. Ed è un oggetto che se qualcuno non ce lo segnalava, non avremmo mai potuto individuarlo, perché si trova a 5 metri dalla strada, all'interno del campo di mais. E non è stato portato lì perché non ci sono segni di passaggio dalla strada a dove alla borsetta in questi 5 metri. Quindi la polizia cosa ci dice? Cosa ci dici tu? Cosa ci dice il raccordo dei Carabinieri che sicuramente è stata buttata? Vedono anche una pianta di mais stata."
"Eh, ragazzi, scusatemi, c'ho un ritorno abbastanza forte. Non so chi c'ha l'audio alto, però lo sentiamo."
"Io ho il microfono staccato, quindi non credo di essere io."
"Ah, ok. Dicevo, quindi è importante questo questa segnalazione anonima perché ci dà... e ora lo risento di nuovo questo rumore."
"Sì, è molto forte. È una televisione."
"Sì, sembra di sì. Qualcosa è una TV accesa."
"Ecco. Eh, dicevo, perché diventa importante? Perché da questa telefonata poi noi entriamo a finire al '68 e poi dal '68 ritorneremo alle telefonate, alle segnalazioni, a questa segnalazione anonima. Ci sarà una seconda parte che introdurrà Marco proprio a proposito di questa segnalazione anonima del 1982."
"Valerio, scusami, ma c'è la televisione accesa di qualcuno?"
"Sì, sì, sì, la sentiamo molto forte."
"Ripeto, sono certo di non essere io, poiché ho il microfono staccato."
"Sì, chi è?"
"Sì, si sente qualche rumore di fondo, non so cosa sia. Ma eh, tu lo senti Daniele questo rumore?"
"Sì, lo sento. Io però non so da dove provieni. Non è che..."
"Io sento molto forte. Parlano in romano."
"Ah, ecco."
"Allora, è Marco."
"La televisione è nazionale, non è romana. No, ma io sento sia la televisione che due ragazze, poi, sai, possono anche essere a Milano e parlare in romano."
"Eh, eh."
"No, ora va bene, ecco, non sento più nulla."
"Ok, ora perfetto."
"Sì, ora non sento più nulla, almeno io. Ecco, non so come si è risolto il problema."
"M..."
"M..."
"Allora, questo, come diceva sempre Daniele, è il bello della diretta. Allora, dicevo, perché è importante questa segnalazione anonima nel 1974? Perché ci porta a individuare un oggetto che è stato tolto dalla scena del crimine, portato a 300 metri dalla scena del crimine. Un oggetto che apparentemente non è stato manipolato, perché si parlava con Emanuele del famoso maglioncino, pare che fosse verde della Pettini. Se questo assassino avesse rubato la borsetta per prendere qualcosa all'interno della borsetta, non avremmo dovuto trovare il maglioncino all'interno della borsetta, ma all'esterno. Cioè, nel senso, io cerco qualcosa, porto via questo oggetto perché ho bisogno di vedere qualcosa, poi questo qualcosa per vedere devo per forza togliere il maglioncino, perché presumo che il maglioncino sarà al di sopra di tutti gli altri oggetti. Oh, ragazzi, eh, se avete la possibilità, andate su ehm il canale di eh di Florence perché c'è una marea di messaggi. Eh, togliete l'audio perché sennò ci ritorna e li potete leggere anche voi, eh."
"Ah, io questo non lo so fare. Su..."
"Facebook o su YouTube?"
"No, no, YouTube, YouTube."
"Eh, va bene. Allora, lo prendo sottomano, tenendo ovviamente poi quando c'è la pausa, magari vado, vedo anch'io."
"Eh, non c'è pausa. Eh, Valerio, eh, questa sera non abbiamo pausa perché essendoci un guasto su a Bruxelles, andiamo totalmente a diritto."
"Ah, quindi non ci sarà mai pausa?"
"Fascia..."
"La fascia non c'è."
"La fascia non c'è. Caspita, allora sarà un bel tour de force."
"Facciamo la pausa a bagno, Daniele. Molto grave questo, eh."
"Chi scappa la pipì, ci metterà un cartello: vado e torno. Siamo tanti, concentrati, usiamo la bottiglietta d'acqua. Facciamo così."
"Esatto. Esatto."
"Allora, ora vado anch'io su YouTube e intanto vedo quello che scrivo."
"Togli l'audio, sennò ti ritorna. Eh."
"Sì, sì, sì, sì. C'è un'altra domanda, vedo, cioè, anzi un'affermazione di un certo Fiore Lenny o una certa Fiore Lenny, ecco, non so se è uomo o donna, scusate. Il delitto del 1968 è pista sarda, come poi anche gli altri che seguiranno, perché quella pistola non è mai passata di mano, perché nessuno al mondo andrebbe mai nel dire cosa ci ha fatto."
"Ma noi non parleremo di questo."
"No, no, no. Ecco, vedevo questa questa cosa qui proprio bruciante, ecco, che che mi ha dato subito nell'occhio nel verificare, insomma, poi eventualmente rispondiamo dopo, se se vogliamo rispondere."
"Sì, sì, certo, risponderemo dopo. Dicevo, comunque, noi siamo a questo punto e ancorati al 1974. Perché è importante questa telefonata? Perché secondo me, ma anche secondo Emanuele, correggimi se sbaglio, Emanuele."
"No, tu non sbagli. Allora, ci siamo chiesti quando è, qua, in che orario è avvenuta la telefonata? La telefonata è avvenuta eh alle 18:30 e pare che alle 18:35 già avessero più o meno trovato la la borsetta. 18:35, 18:40. Quindi significa che quando è arrivata la telefonata alla caserma di Borgo San Lorenzo, Borgo San Lorenzo, la caserma deve aver comunicato con i carabinieri che erano ancora sulla scena del crimine. Dico bene, Emanuele?"
"Sì, con Radio Mobile."
"Con Radio Mobile, perché non era possibile che in 5 minuti si si trovavano già sulla scena del crimine e dà una descrizione talmente dettagliata. Questo ce lo dice Mario Sciacca. Ah, guarda, Sharra, scusate, Sciarra, non Shak. Shak era il personaggio di David. Mario Sciarra, che è quello che trova fisicamente la borsetta, dice: 'Abbiamo avuto una descrizione talmente precisa che siamo andati a colpo sicuro.' Ora il problema è questo. La telefonata, secondo me, l'ha fatta l'assassino, ma non è importante che l'abbia fatto l'assassino in sé. L'importante è che questo assassino, quando fa la telefonata, vuol dire che lui sa benissimo che la borsetta non è stata trovata. Come fa a saperlo? L'unico modo per saperlo è perché deve essere lì. Deve essere lì. Deve guardare, deve vedere. All'inizio pensavo che lui vedesse la borsetta e non la e dice: 'Ma è sempre lì, è sempre lì, come fanno a non vederla?' In realtà, forse neanche lui la poteva vedere dalla strada, perché si trovava i Allora, le piante del mais erano abbastanza alte. Io non so se erano alte un paio di metri, se non di più, ma almeno dalle foto, mi sbaglio, io non mi intendo di mais, ma forse un paio di metri, cioè..."
"Sicuramente è il periodo di maturazione completa quello, quindi è il periodo dell'anno in cui è proprio più alto possibile, insomma. Quindi non un paio di metri, un paio di metri abbondanti lo era."
"Ecco, ora pensa 5 metri di vegetazione e come fai a vedere questa benedetta borsetta? Penso che nessuno la potesse vedere, neanche lui. Però lui come fa a sapere che non l'hanno trovata? Non perché vede la borsetta, perché vede che i carabinieri non vanno del posto dove devono andare. E ci siamo chiesti con Emanuele, lui fa una telefonata? Dove la fa la telefonata? Deve essere in un posto vicino. O la fa da una cabina telefonica, dico bene, Emanuele?"
"Eh sì."
"O la fa da casa sua, perché abbiamo solo queste due. O la fa da casa di qualcuno che abita lì e lui sa che può andare a fare una telefonata, giusto? Però lui sicuramente dopo aver fatto la telefonata ritorna a vedere quello che sta succedendo. Quindi lui tiene i carabinieri sotto osservazione e deve tenerli sotto osservazione per tutto il tempo che rimangono lì i carabinieri. Ci rimane anche lui. Perché è importante le 18:30? Perché alle 18:35 è il tramonto. Ce ce lo dicono le effemeridi, quindi è il tramonto. Dopo non ci si vede più. Lui ha bisogno di far trovare la borsetta subito prima che faccia notte perché..."
"Attenzione però, c'era l'ora legale, però eh. 18:35, quindi 14 settembre, 15 nel caso del giorno successivo, era ancora in ora legale, eh. Andava fino alla fine di settembre."
"Sì, sì, sì, sì, sì. Le, cioè, 18:35 solari sono 19:35 dell'orologio con l'ora legale italiana del 15 settembre del '74."
"E quindi dici che era ancora..."
"Sì, sì, sì, sì, sì. Ancora non era andato al tramonto il sole. Se vediamo, insomma, le giornate del 15 settembre, più o meno fa buio all'8, sicché il tramonto probabilmente attorno alle 7:35, insomma, come giustamente con l'ora in più veniva."
"E quindi ci sarebbe mancata un'altra ora."
"Sì, sì, sì. Un'altra ora di sole."
"Oh, aspetta, aspetta. Giusto, Matteo, però noi non sappiamo se quando loro dicono 18:35, nel loro, eh, presumo che sia loro, fanno l'ora, l'ora che hanno in quel momento, no?"
"Però tu 18, l'ora legale, l'ora legale era già in vigore nel 1974, se non ricordo male. Ecco."
"35. In realtà siamo è ancora già..."
"Sì. Eh, eh, sì. Fino all'ultima domenica di settembre, all'epoca era in vigore."
"Bene, va bene. Comunque, entro un'ora sarebbe stato buio."
"Sì, sì, sì, certo."
"Sì, forse forse torna ancora di più questo, perché sennò sembra che proprio abbia scelto gli ultimi minuti per fare una telefonata. Quindi lui fa una telefonata prima che faccia buia. Secondo me, e non so se sono d'accordo anche gli ospiti, comunque io ne parlavo con Emanuele, lui ha bisogno di far trovare questa borsetta il giorno stesso di ritrovamento dei cadaveri perché non devono pensare i carabinieri, le forze dell'ordine, gli investigatori che questa borsetta può essere stata messa durante la notte. No, lui la deve far trovare prima che faccia notte, perché questo potrebbe indicare se la mette durante la notte, i carabinieri dicono: 'Allora è uno di questi, è uno che sta qui, è uno che abita qui, è uno che abita nei paraggi, perché quando deve avercela messa questa notte la borsetta, magari ieri noi non l'abbiamo vista.' In realtà non l'hanno vista perché non la potevano vedere e invece ora l'abbiamo vista. Cioè, che esigenza è questa? Cosa c'entra questo col '68? C'entra perché in questo momento l'assassino, per noi, deve essere comunque uno che ha un qualche legame con Vicchio, quindi non con Signa, ma con Vicchio. Con Vicchio di sicuro, perché se è lì tutto il santo giorno, almeno noi pensiamo che sia lì tutto il santo giorno, perché penso che sia lì tutto il santo giorno? Perché se lui nota i movimenti dei carabinieri e se si allontana da, diciamo, da questa scena, lui non può sapere se nel frattempo hanno trovato la borsetta e poi se ne sono andati. Quindi deve tenere sotto osservazione continuamente questa questa tutto ciò che fanno i carabinieri. Quindi fa la telefonata e credo che sia in un posto abbastanza vicino per poter tornare a vedere cosa facevano i carabinieri. Forse l'unico posto pubblico più vicino in quel momento è una cabina telefonica che si trovava a Poggio Vicchio. Questa è la stessa cabina telefonica dalla quale hanno telefonato poi i le persone che hanno trovato i ragazzi nel 1984."
"Valerio."
"Valerio."
"Scusami, abbiamo una chiamata. Sentiamo un po' chi è. Sono Amilcare."
"Pronto?"
"Buonasera, sono Amilcare."
"Ciao Milcale. Buonasera."
"Buonasera."
"Dici tutto bene?"
"Ma oggi volevo buttare un sasso nello stagno."
"Eccoci."
"E guardare le onde dove arrivano."
"Beh, sentiamo un po'."
"Se vi dicessi maresciallo Francesco Simonetti."
"Eh, allora a me non dice nulla, poi veniamo a Valerio, Matteo, cosa dice."
"Neanche a me dice. Non so se Emanuele che magari ha letto più..."
"È un bel personaggio."
"Chi è questo qua?"
"E Amilcare, chi è questo qua? Spiegacelo un attimino."
"Maresciallo Simetti."
"Qua ne assumo tutte le responsabilità. Paura zero. È il vero mostro di Firenze."
"Ah, cavolo. Eh, ma è un maresciallo dei carabinieri?"
"Assolutamente."
"Ma te come fai ad affermare questo? Cioè, eh, perché quando si fa un'affermazione bisogna anche ehm avere delle prove in mano, cioè qualcosa. Non è detto, uno potrebbe anche parlare a ragione non veduta. In questo caso io ne sono... scusami Amilcare, Amilcare, a ragione non veduta, non si può parlare. Abbiamo qualcosa in mano, ne possiamo anche parlare e discutere con tutti e con chiunque, però questo qua e te mi lanci questo nome qua?"
"Il signore è stato imputato e processato, ma poi è morto."
"Per per cosa? Per cosa?"
"Assieme agli altri tre compagni di merenda."
"Ma allora chi è di questi tre? Non c'è nessuno lì che sa qualcosa di lui."
"C'è c'è..."
"No, cioè, o ci dici in..."
"Non so come fa sapere."
"Realmente chi è, oppure c'è Chiotti, i Pacciani, i Vanni, chi di questi te..."
"No, è un personaggio, Daniele, che entra, diciamo, nella fase processuale questo."
"Ma a te dice qualcosa, Marco?"
"Sì, a me sì, però diciamo che poi ne esce ovviamente in maniera diversa rispetto agli altri tre, per quello è meno noto. Credo che poi Emanuele la sappia, insomma, più lunga diversa dal mio punto di vista soltanto perché eh dopo è morto e quindi sono decaduti gli approfondimenti su tale persona, però tutti gli indizi e le varie prove, se voi voi saprete meglio di me, ora io preferirei rimanere nell'anonimato, tra virgolette, ma sapete meglio di me che al 90% si tratta di di un personaggio che apparteneva alle forze dell'ordine."
"Sì. Ok. Però Amilcare, ma le prove a suo carico quali erano?"
"Ma qua se avessimo delle prove e parlassimo solo sulla base di prove, il mostro sarebbe senza, senza ombra di dubbio, in galera o comunque morto con una condanna alle spalle. Se siamo qua a parlarne, vuol dire che di prove non ce l'ha nessuno."
"Certo, certo."
"E quindi cosa facciamo? Io ho detto, è una mia personale opinione e gli ho lanciato un sasso perché immagino che degli esperti come voi eh abbiano un qualcosa anche loro su qualche fonte su questo personaggio. E la mia curiosità era legata al fatto, appunto, che forse non se n'è parlato perché dopo è morto, molto semplicemente, e quindi era inutile trovare in lui un colpevole o un..."
"Ma anche se una persona è morta, Michael, puoi sempre indagarla."
"Esattamente. Questo questo sono assolutamente d'accordo."
"Tu ci sai dire qualcosa o se vuoi dirci qualcosa su questo, poi ritorniamo al nostro argomento perché io sinceramente in questo momento a me non mi dice niente questo."
"Sì. Il personaggio sicuramente singolare e era un caro amico del Pacciani. Ehm, lui era il maresciallo, se ricordo bene, di San Casciano ed è quello che prepara a Pacciani e a Vanni tutta una serie di pratiche relative, per esempio, all'amnistia per il Pacciani, quindi chiede per per chiedere il perdono. La cosa interessante che poi è quel maresciallo che accompagna almeno un paio di volte Pacciani a Vicchio in auto con..."
"Scusa, non posso parlare, devo salutarvi. Scusate se vi ho lanciato, mail scusa Milcare, perché non puoi parlare?"
"Cioè, dicci perché..."
"Perché perché non posso parlare in questo momento."
"In questo momento perché se sei in famiglia oppure..."
"Non posso parlare, non è una situazione adatta."
"Eh, ma non puoi lanciare una cosa così?"
"Ti richiamo appena posso."
"Va bene. Ok, bene. Grazie Milcare."
"Arrivederci."
"Buona serata Milcare. Buona serata. Brava Milcare."
"Quindi, scusami, io sapevo di un Neri Toscano."
"Io un attimo vorrei assolutamente dissociarmi da quello che è stato detto, insomma."
"Sì, anch'io. Se il signore che ha chiamato ha degli elementi, dovrebbe andare in procura per farli valutare dagli inquirenti e poi eventualmente saranno loro a trarne le conclusioni. Però personalmente io voglio assolutamente dissociarmi dalle affermazioni che ho sentito."
"Ma sì, ma questo tutti quanti, Matteo, è chiaro."
"Ah, certo. No, io non mi dissocio nel senso che siccome non so chi sia, non posso dissociarmi, non so proprio chi sia. M. Io so di un maresciallo in pensione, ma questo si chiamava Neri Toscano o è questo qui?"
"Allora, Valerio, ci sono diverse carabinieri che entrano in questa storia, più o meno."
"Non posso, scusatemi eh, se vi interrompo, semplicemente perché a volte vengono nominati. Ragazzi..."
"Posso interrompermi un attimo? Ma non è che questo Milcare sia proprio lui?"
"Lui chi?"
"E lui chi? Un a caso."
"Troppo gi, troppo giovane."
"Troppo giovane. Anche a me pare proprio lui. Pensavo qualcuno legato a caccia di sé, cioè quest'uomo è veramente inquietante e poi lancia il sasso in mezzo al laghetto e poi tira indietro la mano. Cioè, m eh."
"Ma con tutto con tutto rispetto per Amilcare, e se mi sentite, con tutto rispetto per Amilcare, però non è che sia un sasso rivoluzionario questo qui, eh."
"Perché questa persona che Emanuele ha detto bene, un personaggio piuttosto curioso."
"Singolare."
"Singolare, esatto. Proprio l'aggettivo che sceglie è quello che scegli."
"Con quello che sta parlando ora si vede sulla fronte e io ve lo dico."
"Dicevi che..."
"Sì. Ha ha una ha una caratteristica questo personaggio di cui si è certi, a quanto so io, che fu colui il quale scrisse l'atto per la richiesta del perdono giudiziale a Pietro Pietro Pacciani."
"Pietro Pacci."
"Certo."
"Ecco."
"E..."
"Ma scusa Daniele, ma non ho capito, ma questo Simonetti all'epoca era già in pensione? Era fuori servizio?"
"No, erano amici."
"No, no, no, no, erano amici. C'era un rapporto di amicizia, di vicinanza con Pacciani e diciamo quello che si è riuscito a capire, almeno quello che ho potuto capire io, è che c'era il classico rapporto di avvalimento, cioè lui si prestava contro contro prestazioni varie, diciamo, a fare dei piccoli favori, favori che quelli che in carcere si chiamerebbero quello dello scribano, a intercedere per compiere delle pratiche di cui effettivamente questo si può dire, c'è documentazione, però di adesso Adesso, non per dissociarmi in modo urlato, però da questo a dire che, diciamo, questa persona avesse delle responsabilità dirette nella serie omicidiaria, insomma, ce ne passa abbastanza."
"Ma certo."
"Però sai Daniele, quando associ un nome a Pacciani, ora lasciamo stare quello che pensa Mirca, perché io non so, avrà fatto le sue considerazioni, si rischia sempre qualcosa del genere. Prendi, bevi l'acqua. Bevi l'acqua, non c'entra niente con Pacciani, però si è presentato al processo, ha fatto una testimonianza e anche lui in qualche modo è entrato in questa faccenda, come ben sappiamo. Quindi non mi meraviglia, non mi meraviglia che un, diciamo, un ricercatore indipendente riesca a vedere qualcosa che noi non riusciamo a vedere, che magari non riusciamo a vedere perché non c'è questo. Perché? Perché dico questo? Perché..."
"Dimmi."
"No, no, volevo solo con sto dicendo, non sto dicendo che sta giusto. Eh."
"Capisco. No, no, mi potevo mi volevo solo permettere di dire che da quello che risulta a me la vicenda di questo di questa persona è una vicenda addirittura inferiore come peso rispetto a quella del famoso Toscano, perché gli inquirenti cercarono di andare a fondo per vedere se ci potesse essere traccia di un qualche legame, legame organico, diciamo, no, tra questa persona e il gruppo che poi sarebbe diventato nel successivo futuro processuale. E secondo me hanno fatto anche bene a fare una cosa del genere."
"Sì, sì, hanno fatto benissimo, ma le tracce che trovarono furono assolutamente labili, eh, molto labili."
"Poi Daniele, scusami, ricordami bene, perché forse tu ricordi, tu Emanuele ricordate meglio di me, ma mi sembra che questa persona venne associata, se ricordo bene, al discorso sulla detenzione delle cartucce, o sbaglio?"
"No, quello quello No, quello è più è più un argomento tipico di Neri Toscano. Esatto, esatto. Sì, sì. Quindi ci sono due carabinieri in questa faccenda. Uno in pensione che è Neri Toscano, se non erro, giusto?"
"No, ce n'è quattro."
"Ah, quattro addirittura diversi. Sì, esatto. Sì, sì."
"Ah, eh, eh, vedi com'è complicata questa faccenda, molto più di quanto noi possiamo pensare, cioè quattro persone legate in un modo o nell'altro a Pietro Pacciani. Mi state dicendo quattro carabinieri in servizio, poi?"
"Sì, ma bene, questo dovrebbe essere un altro argomento di di discussione, magari una trasmissione a parte. Ci vorrebbe di nuovo Francis in questo caso e magari ma anche Marc Aufiero, perché io sinceramente questa, diciamo, questa costola del dell'inchiesta non la conosco proprio. Vedi che vuol dire non avere i verbali o magari questa è anche storia che non conosco io."
"Ma sono dettagli questi, eh, Valerio."
"Ma sai, la verità si può nascondere anche in qualche piccolo dettaglio. Ora io non sto dicendo che la Milker sta dicendo la verità, eh, non sto dicendo assolutamente questo, però magari se fosse un passionista, non magari mi piacerebbe conoscere un po' più a fondo i rapporti intercorsi fra questa persona e Pacciani, perché io sinceramente, come Daniele, non l'avevo mai sentito."
"Allora, i rapporti, se non ricordo male, erano indicati nella sentenza di primo grado che condannò Pietro Pacciani nel '94. Ora però non non avendola sottomano a memoria, non non saprei indicare elementi maggiori di quelli che già sono stati detti prima tra questo maresciallo e..."
"Sai qual è la questione, Matteo? Che eh ora io non so bene i rapporti di di conoscenza o di o di amicizia, ma comunque Pacciani, al di là del fatto che poteva essere o non essere il mostro di Firenze, però era comunque un soggetto che era stato in galera per aver tentato il figlio, per aver già commesso un omicidio, >> insomma, forse un carabiniere non avrebbe dovuto avere questa dimestichezza con una persona del genere. Infatti questa cosa, però insomma, fatto sta che comunque quando una persona sconta la propria pena che viene inflitta da dalla giustizia, poi a mio avviso ha il diritto a rifare. Tu su questo hai ragione tu, però in quel momento, se ho capito bene, era di nuovo indagato, no?"
"Sì, credo che..."
"No, no, no, cate già rapporto precedenti. Sì, sì, sì, sì, sì. Era l'indagine iniziò dopo nel..."
"Peb essere un conoscente amico di Pacciani e basta perché l'ha aiutato in un momento di difficoltà."
"Beh, allora è anche la persona che fa in qualche modo da tramite m e che permette al Pacciani di conoscere i Faggi."
"Ah, quindi stiamo parlando di più o meno dell'81, '82, '81. Stiamo parlando del, se ricordo bene, del '78, '80, perché l'incontro a Scarperia, >> al laghetto di Scarperia è di quegli anni lì."
"Sì, del '78 mi sembra."
"Emanuele."
"Posso?"
"Certo."
"Sì. No, volevo dirti tu perché dai così forza a questa ipotesi perché tu sai che invece eh processualmente poi alla fine questa cosa non si riuscì a provarla."
"Ah, no, ma io non è che dia forza all'ipotesi, io mi limito a rendicontare un fatto, però perché perché il coinvolgimento del Faggi nella vicenda fu estremamente controverso, no? Perché eh Faggi si arroccò nella tesi della totale stranezza, per cui della conoscenza estremamente superficiale con Pacciani. E devo dire che questa sua linea, oggettivamente, stando proprio agli atti, alla fine rese, come, perché di fatto Faggi uscì completamente assolto, nonostante, va detto con altrettanta sincerità, gli elementi indiziari sia sull'85 che sull'81 non erano proprio nulli. Eh eh, per esempio, già già già sostenere che la vera conoscenza con Pacciani sia avvenuta per il tramite di questa persona che è stata nominata stasera, vorrebbe dire in qualche modo, non voglio dire contro avere un approccio scettico rispetto all'accertamento processuale, però certamente non è la linea che ha prevalso nel processo, ecco, anche se devo dire che io stesso mi sono chiesto varie volte se non fosse questa la verità. Ecco."
"Ma questo non lo possiamo sapere. Noi sappiamo per per le carte processuali che i Pacciani, il Simonetti e un'altra persona si recarono, se ricordo bene, era una domenica del '78, a pescare in un laghetto dalle parti di Scarperia sulla Sieve, un piccolo affluente della Sieve, eh, forse il Levisone, se non dico una sciocchezza. E in questa circostanza ebbero modo di conoscere il Faggi, che, se ricordo bene, eh, era con due bambini, di cui uno..."
"Sì, perfetto. Allora, stiamo parlando dello stesso episodio, l'episodio della della cosiddetta trattoria, no?"
"Esatto. Esatto. E questo è un episodio molto importante, estremamente sottovalutato, eh, perché può essere vera solo una delle due versioni."
"Perché non ce la raccontate un po'? Perché io non la conosco questa storia, così magari ormai i radioascoltatori saranno curiosi come me, presumo, in breve."
"Ma io ho un ricordo abbastanza sbiadito, quindi rischio di dire poi tesser fondamentali di ricordo, però non vorrei portare la trasmissione troppo lontano."
"Vabè, eh, sai, è stato introdotto l'argomento giusto per..."
"Va bene. Allora, diciamo, partendo dalla linea processuale che tese che che sostenne fino alla fine Faggi e che, appunto, come dicevo prima, gli rese, la versione starebbe in questi termini che durante una battuta di pesca in sostanza, cioè in una gita a pesca, il Pacciani era con altri e tra questi anche il Simonetti e loro si eh si trovano sostanzialmente in una pausa, cioè per quando erano andati a colazione, cioè a pranzo, e fanno conoscenza del Faggi in questo luogo. Faggi era accompagnato, qui poi le cose cominciano a farsi nebbiose, però per stare ai fondamentali, era forse accompagnato da due bambine o da una donna e due bambine. Allora, il Faggi sostenne che la conoscenza fu dovuta solo a un casuale incontro a un tavolo, mentre invece, ecco, questo credo che a questo alludesse Emanuele in precedenza, e l'altra ipotesi era che invece la conoscenza fosse dovuta al tramite del al tramite del Simonetti."
"Ah. Ah, no. Per l'amor del cielo. Ehm, diciamo che probabilmente il fatto che fossero presenti tutti e tre quel giorno è quantomeno strano. Tra l'altro la Scarperia, no? Scarperia, ricordiamo che è vicino Vicchio, al nord, se non se non erro."
"È vicino all'imbucata alla casella di San Piero. Però la cosa, secondo me, da sempre rilevante su questa vicenda è la seguente, che Faggi si accanì con grande protervia nel dire che la conoscenza di Pacciani in quella circostanza fu del tutto casuale, proprio dovuta al fatto che era vicino di tavolo e da lì poi sarebbe nata la famosa questione della tuta, >> del fatto che lui l'era andato a cercare episodicamente, lui dovette giustificare la famosa cartolina, tutte cose più conosciute, diciamo, che però >> eh fecero insospettire qualcuno proprio per questo, perché non si capiva la protervia con la quale lui andava sostenendo di non averlo mai visto prima di quella domenica del 1978 e di conoscerlo proprio casualmente, cioè sedendo a un tavolo vicino all'altro. Questa l'hanno indotto molti, insomma, a dubitare e cioè che ci fosse un qualche tramite che evidentemente il Faggi non voleva che si capisse. Ma sai, è strano comunque che ogni volta che il Pacciani affronti viaggi di una certa portata nel Fiorentino, quindi da San Casciano per andare a Scarperia e da San Casciano per andare a Vicchio, lo faccia in compagnia con Simonetti. Tutto qua è soltanto una, come dire, una constatazione, però sai in una ricerca del genere, allora io sapete che non penso che siano stati i compagni di merenda, però..."
"Capisco che se uno abbraccia una teoria del genere e insomma tanto più che c'è c'è anche un po'..."
"Valerio."
"Valerio, abbiamo una chiamata eh comunque Comunque abbiamo una telefonata muta su quell'altro numero, quello di riserva che abbiamo intercettato, ma però non diffondiamo. Sentiamo chi è in onda ora."
"Pronto? Buonasera a tutti, sono Riccardo Conti, alcuni di voi già mi conoscono come Valerio Scrivo che saluto."
"Ah, ciao Riccardo. Ciao, buonasera. Spero, spero ti bene, eh, ma insomma volevo intervenire un attimo, non vi voglio rubare troppo tempo, rispetto alla telefonata che è arrivato prima, che sembrava un po' inquietante, ma secondo me in realtà va molto ridimensionata, perché questo questo ascoltatore che ha che ha buttato questo sasso in realtà eh ecco, se ci fosse probabilmente Trinipet saprebbe rispondere eh immediatamente sulla su Simonetti, che in realtà è un personaggio molto noto a chi a chi conosce il la la cronaca del mostro e in particolare il filone dell'indagine dei compagni di merenda, perché lui eh viene nominato anche nel secondo processo e si sanno tante cose di lui. In realtà eh è Pacciani stesso che in uno dei sua delle sue lettere, diciamo, fluviali infinite proprio fa nome e cognome. Lui si chiama Francesco Simonetti e se ricordo bene lui lo cita dicendo quando cercava di ridimensionare la sua eh capacità di guidare, di spostarsi per il territorio. Lui a un certo punto dice proprio per così, io ho ho citato tante volte nei miei memoriali l'ex maresciallo dei Carabinieri, perché era già in pensione quando lui fa eh queste quando scrive queste lettere, quindi diciamo tra il primo e diciamo secondo processo, citandolo Francesco Simonetti, questo poi è il nome completo, dicendo che lui è stato almeno un paio di volte a Firenze eh con Simonetti che guidava la macchina perché lui diceva essere appunto in grado di spostarsi eh molto sul territorio e eh io tra l'altro vi ho mandato, non so se l'ho fatto nel Facebook giusto, se è quello di Radio Florence, ma se vi può aiutare un articolo di Repubblica del 1996 dove eh che si intitola così: 'Un carabiniere nella banda del mostro' ed è del dunque marzo, no, scusate, sì, marzo '96, dove non si fa il suo nome, ma si dice appunto che è proprio Giuttari che di fatto recapitò una visita di garanzia anche a questo ex maresciallo dei Carabinieri, in particolare per la sua possibile implicazione con il suicidio non suicidio di Renato Malatesta. Quindi, voglio dire, cioè in realtà di questo personaggio si è già detto molto, poi se il vostro ascoltatore, diciamo, anonimo, eh pensa che sia lui responsabile, vabbè, questo insomma fa parte delle tante ipotesi più o meno strampalate, ma la verità è che poi da quel processo, anche se dopo lui chiaramente è morto, quindi e ovviamente non si sarebbe potuto procedere comunque su un morto, ma non è venuto fuori niente di niente su la possibile implicazione di di questo ex maresciallo dei carabinieri, ma sono convintissimo che se Francis, ad esempio, è in ascolto, lui gli saprà dire anche, non lo so, tutto lo scibile su Simonetti, ma ecco, diciamo che non è uno scoop quello che lui eh fosse uno dei carabinieri più o meno sfiorati, toccati insieme a a Toscano che che che anche lui, insomma, alla fine è stato del tutto svincolato da queste indagini. Scusate eh, se non volevo fare un una solo, ma mi sembrava ecco giusto dire due cose che in realtà non..."
"E nulla. Ecco."
"Totalmente d'accordo. Eh, sul piano del degli elementi probatori non c'è assolutamente nulla, ma neanche un'ombra."
"Ma no."
"E quindi e quindi ecco, semplicemente il questo Amicare o insomma l'avatar che ha chiamato prima. Eh, ecco, non vorrei che..."
"Però Riccardo, scusami se ti interrompo, siccome lui ha detto che il mostro è ovvio che non possiamo lasciare la telefonata così."
"Che dobbiamo un po'..."
"Beh, Valerio, però mi permetto di dire, cioè di persone che chiamano e che che appunto è molto facile, come diceva diceva anche prima Daniele, buttare fare scalpore dicendo è il mostro, ma appunto io mi sentirei un po' in imbarazzo nel dire una cosa del genere e senza anche un minimo, come dire, cioè circostanziando un minimo."
"Esatto. Esattamente. Con Daniele, quello che dicevi tu prima, cioè, voglio dire, tutti possiamo dire ok, è come non..."
"È troppo facile buttarla lì e poi non dire nulla, a seguire che che che..."
"Appunto, soprattutto di una persona che tra l'altro, voglio dire, è morta e che non può in nessun modo difendersi. Diciamo che purtroppo, lo sappiamo tutti, questa ormai infinita storia diventata ormai un mito è piena di persone che si sono svegliate e che sono andate anche, diciamo, da carabinieri o da o da chi ha indagato e buttandola sempre sempre più grossa, perché basta pensare alla Carli cosa è riuscita a a fare, cioè a..."
"Ma guarda, io ho visto oggi un video, ho visto oggi un video di un giornalista che si accredita, eccetera, eh, bla bla bla bla e parla di di ehm come si dice, eh, una sorta di di di associazione di poi ci ha messo nel mezzo ehm, come si dice? Non mi viene, scusatemi, eh, ma ci ha messo in mezzo tanta di quella roba. Eh, parlando de Narducci all'alto."
"Ah, vabbè, certo. Che..."
"Beh, ma sapemo..."
"A me mi è venuto quasi da ridere perché eh la pista esoterica, il Narducci che il morto era lui, ma poi non era lui. E..."
"Però Daniele, Daniele, se mi posso permettere, però cioè io volevo solo dire una cosa che secondo me c'è anche un altro dato di cui tenere conto in queste telefonate, no?"
"Certo."
"Cioè che..."
"Cioè che bisogna stare attenti perché esistono anche i parenti, esistono i discendenti, no? Quindi lanciare queste, diciamo, queste assiomatiche considerazioni di responsabilità veramente non so se visto non so se hai visto il video di questo personaggio che dice di essere un giornalista che ha..."
"No, ma io però della vicenda della vicenda del Trasimeno ho un'idea diversa, quindi quella già è una questione più complessa, molto ci sono anch'io, scusate se mi intrometto ancora, anch'io ho una ho una versione una versione molto diversa. quello che è successo a Narducci, ma adesso appunto non è questa la..."
Trasmissione e magari, e magari se ne riparlerà un altro momento, perché altrimenti si apre anche qui un altro. Sarebbe molto utile, sarebbe molto utile, sarebbe molto interessante. E se mai vorrete, mi permetterò di darvi la mia. Ma detto questo, per ritornare a quello che dicevi prima, Daniele, sono perfettamente d'accordo. Cioè, purtroppo oggi, eh, diciamo che questa vicenda del mostro è diventata come una specie di macchia di Rorschach, dove ognuno ci vede dentro le sue fantasie, eh, le sue turbe. E purtroppo per un semplice motivo, eh, perché son passati 50 anni. E in 50 anni chiunque ci può buttare dentro qualsiasi cosa. Cioè, è una confusione.
No, no, è vero, però, però vedi, però vedi, è molto grave. Vabbè, finché chiama una persona, poi magari questa persona che ha chiamato, noi non lo sappiamo, magari ci illuminerà un giorno e noi gli diremo tutti grazie. Cosa? Che che è un nome falso come una banconota da 750, ma va bene uguale, eh. No, però voglio dire, magari un giorno ci toglierà a tutti quanti questa ossessione e lo ringrazieremo, così ognuno di noi potrà andare a occupare questo tempo in modo più produttivo. Però detto questo, il problema è quello che dicevi tu prima. Cioè, una cosa è se lo fa un anonimo che, o magari una persona che si è suggestionata e che ha voluto condividere questa sua emozione, questo suo momento di, di non lo so come chiamarla, di esaltazione. Una cosa è quelli che invece si si danno appunto per giornalisti, si accreditano, eccetera, eccetera, che non hanno un minimo di deontologia nel nel buttare invece alla stampa.
E il problema è che c'è anche di quello, capito? Poi, guardi, io un nome, io un nome, io un nome enorme ce l'ho, perché tutti sappiamo in che cosa siamo andati, dove siamo andati quando abbiamo iniziato a parlare di del killer dei due mondi, vogliamo chiamarlo così, che non mi spiego il problema è che a distanza di 50 anni c'è gente che...
E il mio punto di vista, poi vale quello che vale. Che si inventa qualsiasi cosa, cioè anche delle collaborazioni o delle associazioni o comunque delle persone che sono collegate a loro. Portateci i fogli, i fatti, per piacere, perché sennò, Daniele, è sempre, è sempre quello il problema, che è un problema metodologico e oserei dire, cioè, anzi, dire ontologico di di questa faccenda, che chi ha delle, eh, chi ha fatto un processo di analisi, di studi, eccetera, deve sempre fare molta più fatica di quelli che invece arrivano senza niente, buttando una cosa lì. Perché, perché dopo tu per decostruire queste fantasie ci devi mettere molto di più di chi invece arriva pezzo per pezzo a documentare e spiegare le cose. Questo è un problema proprio che riguarda anche non soltanto la vicenda del mostro, riguarda qualsiasi altra cosa. Cioè, è è pazzesco, ma noi siamo in quest'epoca da nuovo Medioevo, per cui tu fai più fatica e ci metti più tempo a spiegare a uno che la Terra non è, non è piatta, piuttosto a uno che arriva lì senza nessun tipo di, ovviamente, di scienza, eccetera.
A dirti, a dirti, io ti lancio una una cazzata, scusate il francese. Quella... Siamo tutti da Sorbona. Tanto dicevo, eh. E tu devi invece fare una fatica per spiegare a questo che è un grullo. Che, esatto. Però, però questo è un problema che poi nella faccenda del mostro l'abbiamo incontrato tante volte, perché appunto tu citavi la cosa di Narducci e lì io ho sentito veramente la più, l'immaginazione più fantasy sprigionarsi. Ma finché è una cosa tra amatori, come più o meno noi, o tra persone che vogliono fare romanzi, non è un problema. Il problema è che c'è gente, per favore, è che c'è gente che si spaccia per portatore della verità. È quello il casino.
Certo. Certo. Sì. Riccardo, scusami. Allora, guarda, io credo che la la questione sia questa. Eh, io credo che le indagini spettino agli inquirenti. Noi, quello che possiamo fare in questa, in questa sede, secondo me, è quello di fare un'analisi. Ecco, questo io credo di averlo già detto, cioè le indagini spettano a chi le sa fare e a chi ha gli strumenti per farle. Poi, come hai detto tu giustamente, ognuno può avere la propria idea. Io sono un garantista per natura, quindi, nel senso, per me una persona è innocente fino a prova contraria. Purtroppo in Italia funziona al contrario. Purtroppo in Italia bisogna dimostrare la propria innocenza. Esatto. Esatto. Esatto. Esatto. Bisogna spostare qual il problema. Capito? Purtroppo io ho notato che spesso in questa triste vicenda ci si tende ad additare, a fare nomi dove, appunto, come tu giustamente hai indicato, non ci sono elementi per farlo. Poi laddove ci sono elementi per farlo, credo che questo sia un discorso che spetti agli organi inquirenti considerare, dove tu però hai delle reali prove, non una serie di, ecco, il discorso su Rosak che hai fatto, poi vede e legge cose spesso poi non hanno nessun fondamento sul piano pratico, sul piano reale. Ecco, quindi credo di, insomma, credo di poter chiudere il discorso dicendo questo, insomma. Ecco.
Ok. Sì, sì, sì, sì. Ecco, scusate, non volevo poi monopolizzare questa parte, perché voi stiate parlando, poi stava raccontando, abbiamo chiamate in coda. Ecco. No, appunto, stava raccontando Valerio una cosa molto più stressante che quella della, insomma, che ci riporta, come dire, a una cosa più precisa sulla sulla borsetta, che è una chiave, che è una chiave interattiva, in effetti. Però io dico questo, ragazzi, io dopo aver sentito che Vigna e il vostro di Firenze, non mi meraviglio più di... Bravissimo. Riprendiamolo dove hai lasciato tu, Valerio. Esatto. Comunque vi saluto, vi saluto, vi ascolto. Ti ascolto come sempre molto volentieri e volevo dire solo una cosa, Valerio, quando lei ha tempo, dottoressa, se mi può rispondere su quella cosa di Scopeti, eh, se può. Ma chiaramente, in modo totale. Tre giorni di ferie, quattro e quindi spero di leggerla questa cosa qui. Benissimo, benissimo. Comunque vi ringrazio tutti. Riccardo, magari potresti partecipare anche, diamoci del tu, preferisco Riccardo, se non ti dispiace. Certo, certo. Volentieri, volentieri, Valerio. Sì, sì, sì. Eh, magari potresti partecipare anche tu a una delle nostre trasmissioni. Ma certo, quando volete, mi fa piacere. Vi ringrazio ancora. Scusate per Sono stato molto lungo. Ciao a tutti. Ciao Daniele. Ciao. Ciao Riccardo. Buonasera. Ciao Riccardo. Complimenti Riccardo. Ciao. Complimenti. Allora, veramente bravo, però Riccardo, eh. Sì, sì. No, intervento. Ha una bella dialettica, una bella logica. Però se avessimo 10, 100 come Riccardo, metà dei problemi sarebbero risolti. Anche secondo me, a partire dalla sanità. Sì, sì. E invece dovrebbe essere Milker, Mcre, presidente della Repubblica, almeno. Allora, eh, ritorniamo un po' a quello che stavamo dicendo. Allora, si parlava di questa telefonata. Valerio, Valerio, scusami tanto, ma qua ci stanno martellando. Eh, abbiamo telefonato. Sentiamo un po' chi è. Va, ok. Pronto? Buonasera. Chi è? Questo è Pasquale. Questo è Pasquale. Paso mancale. Potevo mancare. No, no, adesso. Ciao Pasquale. Non sono non sono troppo lucido. Ho dovuto fare iniezioni di insulina dopo aver ascoltato Milcar. Scusate, ho ho preso ansiolitici, antidepressivi, non si cap che ha detto alla fine, che è il figlio del mostro. Che è che è riprenditi, riprenditi. Dai. Mamma mia. Mamma mia. Questo personaggio. Mangi una mozzarella. Buonasera a tutti. Ma secondo Valerio? Oh, Pasquale. Valerio. Sì. Ciao. Buonasera. Secondo me del '68 stasera non se ne parlerà neanche una goccia, secondo me. Eh, mi sa che hai ragione, perché in effetti noi abbiamo una scaletta, ma poi le telefonate ci deragliano. Lo so. No, ma la grave pecca di Daniele, gliel'ho detto, della trasmissione dura 3 ore, è troppo poco. Ce ne vorrebbero almeno 7, 8. Guarda. No, no, ma ma è vero, eh. Lo ammetto, però cioè. Il problema, guarda, capito, fare una scaletta, decidono gli ospiti, capito? Ormai noi siamo capitano gli ospiti telefonici. Giusto, giusto. Lo so. I telefonisti decidono. I telefonisti. Sì, sì. Marco, ma il problema è che Daniela dopo le 2:00, le 3:00 ha una seconda vita, per cui deve chiudere per forza prima. Capito? No, ragazzi, allora, ascoltate. Eh, no, sto, eh, Pasquale, scusami. Eh, volevo chiedere a Valerio, a Matteo, a anche a Francis, se ci sta ascoltando, eccetera. Sì. M. M. Di fare una maratona. M. Da quando però, da che ore a che ore? Dalle 21 finché abbiam fiato. Mh. Ok, va benissimo. Fino all'alba, un after hour. Ma fino a quanto dura? Eh, cioè finché. Dal tramonto all'alba. Daniele, noi questo lo facciamo già. Il post trasmissione è interessantissimo, guarda. Ti assicuro che noi facciamo anche le tre, le quattro. Allora, te registra tutto e mandamelo, Valerio. No, non farlo, no, non farlo. No, fallo, fallo. Eh, oh, ragazzi, oh, a proposito, saluto Matteo. Eh, salve Pasquale. Ciao Matteo. Tu Matteo, se Matteo sul gruppone insieme ad Fiero ha resuscitato Maurri con la retrodattazione di di Scopeti là. Mamma mia. No, io ragazzi, c'è Giuseppe di Bernardo, ho sempre ho sempre preso per buona la perizia De Fazio che è stata elaborata insieme ad altri professori come Libetto, Pierini, Gliani, e che datavano appunto quel delitto la sera del sabato 7. Matteo, Matteo, mi senti? Sì, sì, sento, sento. Ok, allora c'è Giuseppe Bernardo che dice: "Ve l'ho detto, facciamo due appuntamenti settimanali". Ah, per esempio, per esempio, andrebbe bene. Come no? Andrebbe bene. Oh, eh, vi posso fare delle domande? Vai. No. Oh, Valerio, ma ma quelle Valerio non sono riuscito a rispondere a quelle dell'altra volta. Vale. Allora, ascolta, io ti potrei fare 3000 domande su sul '68. Preferisco non farle, lo sai? Già ne ho tre delle due. L'altra volta non sono riuscito a rispondere. Eh, infatti. Ma che dici, Marco? Le vuoi ne vuoi rispondere? Che dici? Si può fare? Allora, una era relativamente al fatto se l'arma è sempre la stessa, mi hai chiesto, giusto? Ma quella sì, dai. Io direi che in base alla documentazione, Marco, Marco, mi scusami una cosa veloce così poi, capito? Facciamo faccio altre domande pure agli altri. Allora, secondo te è sempre la stessa al 100%, giusto? Sì, dal dalla documentazione che ho visto, sì, per quello che mi è pervenuto. Sì, direi proprio di sì. C'è stata una sul gruppo, ha visto sui vari social. È quello, non è quello. No, io non. Allora, premetto, io non frequento, non non vado molto a leggere, capita ogni tanto, ma non ho idea di quello che si dica sui social. Io personalmente dico, in base alla documentazione che io ho visto e al lavoro svolto da altri e quindi io ovviamente non ho in mano i reperti balistici, posso dire che l'arma è sempre la stessa. Questo è un tipo di considerazione che io faccio su ovviamente quello che è stato scritto da altri. Ascolti Marco, i finestrini come in che modo vengono rotti secondo te? Allora, il discorso sui finestrini, tu parli dei finestrini laterali, ovviamente. Allora, al finestrino laterale rispetto al parabrezza, lato guida e lato guida o lato lato passeggero. Sì, sa. Vabbè, tanto esatto, è la stessa cosa. Allora, eh possono essere rotti con la pistola o ci serve per forza qualcosa? Guarda, io questa cosa l'ho spiegata anche al convegno. La mia idea è questa, cioè nel senso, io credo che lui esplodesse i primi colpi, uno o due colpi sul vetro, dopodiché se il vetro non veniva giù usasse o il calcio della pistola o la mano, diciamo, col guanto per tirare giù questo. Il vetro laterale è estremamente soggetto a rottura. Si parlava pure di una candela. Pure di una candela. Quelle candele dice che sono molto performanti. Ho un fermaporta. E anche. Sì, anche. A forza di piramide tronca, dici, vero? Guarda. Ah, ma comunque per per abbattere un cristallo e ci vuole la porcellana. Emanuele. Sì. Ciao. Ciao Emanuele. Stream laterale. Ciao Pasquale. Ciao. Ma tu che parli del del termosto delle bastoline? Di che parli tu mo? Eh, e io e proprio di quello, proprio di quello. Pasquale, non cadere nei tranelli di Emanuele, eh, che no, deve cadere nei tranelli di Pasquale. Marco, Marco, e perché perché a Giocoli invece rimangono solo i fori, non vengono, non si frantumano i vetri. Va bene. Ma sono vetri diversi, però quelli. Sono vetri differenti, perché c'è quello eh temperato e quello non temperato. Il temperato si frantuma, quello non temperato si spacca. Sì, ho capito. Eh, mi hai fatto una domanda l'altra volta che non ho capito. Tu mi hai chiesto qualcosa legato alla detenzione dell'arma, se non sbaglio, vero? No, no, no, no, no, no. Sì, sì, in effetti sì, sì, in effetti chi chi ha posseduto l'arma, secondo te? La la tua teoria, perché non la conosco? Chi ha posseduto l'arma? In che senso, scusami? Sì, di chi era l'arma? Chi chi ha sparato praticamente? No. Ah, tu vuoi sapere secondo cioè secondo secondo Sì. Secondo eh secondo te chi ha sparato? All se è passata di mano, se è passata di mano per esempio quando. No, no, no, guarda, io lo dico questo, già l'ho detto. Io non ritengo che l'arma sia mai passata di mano. Io credo che la persona che ha sparato nel '68 sia la stessa che ha sparato per tutto il resto della serie e credo che la detenesse lui in prima persona e che non l'avrebbe mai affidata ad altri. Credo che avesse un nascondiglio che lui riteneva estremamente sicuro, visto che la detiene per 17 anni, di cui, appunto, abbiamo pause una di se, una di sette, quindi molto lunghe e quindi credo che avesse un nascondiglio più che sicuro, però credo che la persona che la tenesse sia sempre quella e che fosse l'omicida, insomma. Ecco, questo. Posso dire chi chi l'aveva. M. Salvatore Vinci. Lo so. Io lo so chi l'aveva. No, Salvatore Vinci. Salvatore Vinci. Salvatore. A proposito punto. Ah, Valerio. Valerio. Dimmi. Ma come a proposito, riguardo al suo. Riguardo mi ascolti? Non poteva essere lui, cioè. Sì. Eh, sappiamo. Dell'Ali, insomma, che era praticamente accertato quello della partita a biliardo con Antenucci e con Vargiu. Poi anche su sul discorso del delitto degli Scopeti, no? Sul delitto degli Scopeti sappiamo bene che aveva l'alibi per tutte e tre le sere. Insomma, io ritengo che il delitto fosse del 7 sera e quando era seguito dalla polizia addirittura e per l'8 sera che la data ufficiale c'era l'alibi Biancalani. Matteo. Ma chi il Vinci. Aveva l'alibi? Come l'alibi? Eh, ma te e Vinci c'aveva l'alibi. Sì, sì, certo. Lui lui era sorvegliato fino a certo ora, poi faceva quello ripare. Eh, anzi, il il miglior alibi per lui era proprio quello. Eh. Valerio. No. Cioè, non potete, potete riprendere un po' la situazione perché mi pare che stiamo deragliando. Sì, anche a me pare che ormai controlli. Siamo nelle canne. Riprendi. Come direbbe Natalino. No, ma forse Pasquale mi stava chiedendo qualcosa. No, no, avevo due tre cose da chiarire riguardo riguardo al al tuo al tuo grande profilo geografico insieme a quello di Emanuele. Ricordatevi che se si parte dalla dalla parte più lontana, da Baccaiano a Bicchiò, se tracci una linea, diciamo, una linea retta, passi davanti a via Cironi 8, non lo dimenticate. Quindi non fate è inutile che fate mesi, mesi e mesi di ricerche, non non vi ammazzate fino a prova contraria granitica. Mai vista una tesi più granitica. Sì, anche. Oh, Valerio, Valerio. Dimmi, dimmi. Eh, perché rimanemo appesi con un sacco di cose. Riguarda, riguarda la la cosa del Farini, no? Lui disse. Ah, ecco. Lui disse non ci sono feriti, ma lui in quel in quel caso ha detto la verità, quindi è stato molto scaltro e intelligente perché infatti non ci sono feriti, ci sono morti. Quindi questa questa sua scaltrezza, questa è stato molto arguto. Quindi io io cominciamo a eliminare, cominciamo a togliere i pacieri andare di mezzo. Pasquale. Pasquale. Ti interrompo un attimo. Io nel '90, nel '91 ho avuto un grave incidente. Sì. E mi sono trovato il motore del BMW in collo. Va bene. Sì. Eh, chiamai i carabinieri per fare rilievi e mi chiesero "Ma c'è feriti?" E io dissi, "No, un no, non mi sono fatto male, le macchine, era un colpo di sonno e ho spaccato quattro macchine, compresa la mia". Eh, carabinieri mi dissero, "No, ma se non c'è feriti non si viene uno. Aspetta, chiamalo, chiamo i vigili urbani". Stessa cosa, ma c'è feriti? C'è qualcuno si è fatto male? Fa no e ho avuto un colpo di sonno, ho distrutto quattro macchine, ho compreso la mia, dice non si viene polizia. Stessa cosa, io ho chiamato il carro attrezzi per conto mio per far portare via la mia macchina e ho lasciato i fogli attaccati alle macchine che avevo danneggiato per conto mio. Ragazzi, ma qua mi sembra che ognuno parla per i fatti suoi. Sì, più o meno. No, volevo dire anch'io che settimana scorsa. Eh, oggi è una catastrofe. Oggi è una catastrofe. Eh, sicuramente. Eh, Emanuele. Ma è anche bello così. Ma dai, così va bene. Sì, sì, sì, sì. Oh, eh, Emanuele. Comandi. Senti, Emanuele, ascoltami. Allora, tu eh, siccome hai lasciato un grossissimo dubbio eh riguardo a quel personaggio, Giuliano Pucci, se riesci a a farmi capire chi. Ecco, ma questo Giuliano Pucci eh mi dite chi è? Eh, Pasquale, spiegami chi è. Chi è Giuliano Pucci? Eh, perché io non ho mai sentito il. E allora mo te lo dice, te lo dovrebbe dire Emanuele. Emanuele, ti posso fare un'altra domanda? Agli ordini. Eh. Riguardo, allora, senti, riguardo riguardo alla pistola, mo ho rivisto dei processi e cose. C'è l'avvocato Bevacqua, no? Riguardo a questa pistola, c'è l'avvocato Bevacqua durante il processo Pacciani che parla di una calibro, che parla di una calibro 21 rubata a suo tempo, regolarmente denunciata da un famoso pallanuotista dell'epoca, degli anni '60, che vinse pure a Roma le Olimpiadi. Tu sai di questo personaggio chi potrebbe essere? Sì. Eh, più o meno. Sì. Eh, tu questi due questi due dubbi me li devi togliere. Ok. Ecco. Eh, se posso volentieri. Sicuramente io poi ci avrei pure altre quattro, cinque domande, ma secondo me meglio quattro perché sennò sennò sennò facciamo notte. Se no facciamo notte. Un fiume in piena, un fiume in piena. Vai, vai. No, qu Oh, eh, ragazzi, vi saluto. Marco, Marco. Pasquale. Sì, eccomi. Sì. Asora, ti salutano Donatella in ordine sparso. Donatella, Cristina, Marianna e Barbara. Ok. Risaluta da parte. Sì. Allora, a Milano Marco, ti salutano invece Carmela e Giuliva. Marco, ma Marco, ma perché non un video? Eh, siamo invidiosissimi, eh? Siamo invidiatissimi di questo successo. Eh, ragazzi, maor minor cessat Marco, poi quando vuoi dare il numero di telefono, poi va bene? Sì, vabbè, ti vengo a trovare, ti vengo a trovare a Napoli. Pasquale. Ascolta Marco, ascoltami. Mo lo dico, oh, lo dico. Allora Marco, lo dico alla Spalletti o. Marco, lo dico alla Spalletti oppure delle macchine buone col numero di targa perfetto da visionare, eh. Quindi sentiamoci. Ok, allora Emanuele, fammi sapere ste cose. Io non non parlo di dei sardi e compagnia bella. Non vi faccio più domande se facciamo notte veramente, eh. Anche perché spero di fare una trasmissione sui sardi. No, vabbè, secondo me la facciamo per spero che giovedì prossimo chiami a Milkre, guarda la trasmissione come me l'ha rovinata stasera. Se viene a Mircale, eh, Valerio, se se sapete in anteprima che c'è a Mircale, mi prepari il cappio al collo qua. Eccoci. Vi prego, l'abbiamo sentito già due volte, una terza volta sarebbe deleteria, secondo me. Non ce la faccio. No, io volevo volevo chiedere una cortesia a Marco Corigliano, vieni in video per piacere, almeno 10 minuti perché eh noi poi andiamo a 800.000 view, eh. Ma io ti voglio bene, ma non sei il mio tipo, lo sai? Sì, questo. Eh, che ne fai del mio video? Fammi schifo. Ragazzi, vi saluto. Ragazzi, vi saluto. Ciao. Grazie Pasquale. Ah, l'ultima, l'ultima cosa. Ascolta Valerio. Dimmi. Quest'anno va di moda il personaggio intellettuale. Tu hai un sacco di proseliti e non lo sai. Eh, non dimenticarlo pure per te, eh. Grazie. Grazie. E c'è Emanuele. E c'è Emanuele con suo accento svedese pagato. Si sta facendo, sta andando a spallate. Attenti che vi supera, eh, mi raccomando. Sì. Debora. Vabbè, Debora dice, Debora dice, scusa Pasquale, Pasquale, ascoltami. Pasquale è geloso di Emilcare. Eh, hai capito? Dalla sua voce dura riesco pure a immaginare come potrebbe essere. Ma che sensuale, ma che. E comunque le donne esigono Corigliano in video, eh, perciò. Daniele, non so se l'hanno. Daniele. Dimmi Pasquale. Sei sei il depravato seriale numero uno per me. Oh, lo sapevo io. Dai, ritorniamo seri. Dai, Emanuele, mi devi dire quei due personaggi se ci riesce. Eh, se me lo consentono volentieri. Vai. Ma come no, dai, sono due bei personaggi. Altro che Simonetti che è strapolato già 20 anni fa da me. Non non se n'è cavato un ragno dal buco. Ecco. Va bene. Oh, ciao ragazzi. Ciao. Ciao Pasquale. Un abbraccio Pasquale. Ciao. Ciao. Ciao. Ciao. Ciao. Ciao. Che si fa? Non lo so, io mi sono un po' perso. Torniamo sui binari della borsetta, insomma. Valerio, dai, ricomincia da lì e poi vediamo di tornare sul '68. Sì, ok. Però è Mah, allora si stava dicendo di questa borsetta. È difficile tornare su argomenti, rimaniamo sul '74, tanto ormai il '68 è non è più trattabile, secondo me. No, ma io ci volevo arrivare in un altro modo, ma a questo punto non lo so se. Eh, no, ma perché il '68 non è più trattabile? Eh, io volevo partire dal '64 per arrivare al '68, però non mi riesce. Eh, cioè nel '64 cosa è successo, Valerio? Come? Nel '64 cos'è successo? Nel '74. '74, scusami. No, si parlava di Dicevo, siccome questa telefonata collocava questo eh signore a Vicchio, sì, poi dobbiamo fare un cambio di rotta perché dobbiamo andare a finire su su Signa. La domanda era questa: "Ma questo avere avuto questo dato ci ha aiutato nell'indagine oppure ci ha completamente portato fuori strada?" Era qui che volevo arrivare. Ok. Perché fino un dato sembrava che ce l'avessimo, no? Questo qui sta sulla scena del crimine, sembra che ci stia tutto il tempo, almeno questa è una deduzione, eh. Poi sembrerebbe che le cose sono così. Almeno avevamo se la telefonata l'ha fatto il mostro, ovviamente, eh. Se la telefonata l'ha fatta lui, molto probabilmente l'ha fatta lui, almeno non abbiamo niente di questa persona. Poi da un tratto ci arriva questo biglietto e ci dice "No, guardate, io il primo delitto è stato fatto, andate a vedere il 1900, il discorso di Perugia, insomma, è come dire andate a vedere Signa". Naturalmente a Signa c'è stato un altro delitto di una coppia. La pistola non è mai stata trovata, è ovvio che vanno a indagare. Anzi, tra tutte le segnalazioni anonime arrivate alla polizia, l'unica che ha avuto fortuna è stata questa, perché non è mica l'unica che è arrivata la polizia. Mi dicendo una cosa in questo discorso. Come? Scusami Marco. Volevo No, volevo inserirmi un attimo su questo discorso che stai facendo. Allora, io personalmente come te ritengo che la la persona che ha chiamato nel '74 per quanto riguarda il ritrovamento della borsa fosse effettivamente il mostro e credo che sia stata la sua prima comunicazione certificabile, eventuale comunicazione certificabile. Credo che credo in quello che hai detto tu. Sicuramente la persona in questione è legata a Vicchio, questo già dai, su questo la pensiamo insomma allo stesso modo. Quale che sia il legame, ovviamente è molto più difficile da stabilire. Ehm, diciamo forse, diciamo, a differenza tua, eh più che su un piano strategico, eh la proverei a spostare su un altro piano. Prima hai citato anche la famosa lettera, anche su quella, purtroppo, come dicevamo con Manuele l'altra sera, non abbiamo documentazione reale, cioè è una è una convinzione che noi possiamo avere su questa lettera piuttosto quale lettera? La lettera è quella di. La lettera relativa al collegamento, appunto, tra l'82 e il '68. No, no, quello è un biglietto. Eh, è un biglietto. Biglietto. Esatto. Però non abbiamo purtroppo questa questo biglietto, questa lettera non è poi stata, come dire. No, però c'è, però c'è una testimonianza oculare di massima importanza. C'è. È vero, c'è una testimonianza, ma io, guarda, io credo personalmente, io credo alla natura di questa, cioè credo alla realtà di dell'esistenza di questa lettera più che, diciamo, all'associazione fatta dal maresciallo Fiori. Quindi sono di questa scuola di pensiero, però purtroppo non abbiamo tra virgolette il documento. Però ecco, l'altra sera, mentre appunto stavamo tutti quanti qui a parlare, c'eri anche tu Daniele che spiegavi un attimino, facevi delle ipotetiche considerazioni sulle strategie che potevano aver portato il mostro a e dire appunto questo biglietto. Io a un certo punto ho cercato di spostare un attimo l'attenzione dall'aspetto tattico strategico a concentrarmi più sugli aspetti psicologici per vedere, diciamo, altre chiavi di lettura. Ehm, perché io penso che quando si analizzano un po' i comportamenti di questo individuo, mh, non bisogna perdere di vista uno degli aspetti principali, cioè che ovvero la natura sadica eh di questi delitti e l'appagamento che essi generano nell'omicida, e quindi non solo nel delitto stesso, ma anche a tutti quelli che sono poi i comportamenti collaterali. Cioè, secondo me a volte forse un vizio di forma che facciamo tutti, ehm, che può avvenire naturale, è quello di dare sempre un significato strategico ai comportamenti di quest'uomo, dimenticando che invece si tratta fondamentalmente di una persona patologica e che fa ciò che fa. Posso provare. Sì, posso provare seguendo la vostra linea? Ah, scusa, pensavo fin. Perdonami, perdonami. Filo. Cioè, diciamo. Scusami. Una patologia che fondamentalmente lo porta a trarre un piacere, un piacere che a noi ha sconosciuto, perché ovviamente non non soffriamo di tali patologie. Eh, ora questo non vuol dire che non ci sia una strategia, nel senso, cioè quest'uomo, abbiamo già detto, io l'ho già detto, secondo me è un serial killer realmente organizzato, ma a mio parere non è la strategia che governa la patologia, ma è la patologia che governa la strategia. Quindi cerchiamo di immaginare un attimino la situazione, come vede lui le cose nell'82, cioè in seguito anche ai delitti del '74 e dell'81 e di come i media pompano il suo narcisismo, no? Ormai lui è il mostro di Firenze, i media lo pompano per la sua triste fama, è il è il killer infallibile, introvabile, è un mostro, cioè diciamo lo descrivono un po' come quei personaggi dei film horror di quel periodo, insomma, che magari lui stesso vede e che e lui credo che a lui piaccia che la gente lo veda in questo modo. Poi nell'82 succede qualcosa, cominciano a parlarne in modo diverso perché cominciano a dire "Il mostro ha commesso degli errori e il mostro ha sbagliato". Ma perché ha sbagliato? Vediamo di vedere le cose dal suo punto di vista. C'è la falsa testimonianza del Mainardi, no? Ora, leggendo queste cose, no? Quindi. C'è la falsa informazione, non la falsa. Sì, la falsa informazione. Sì, vabbè, c'era una ci sarebbe stata una falsa. Sì. La falsa informazione sulla testimonianza, giusto Valerio, scusa. Quindi lui che cosa ci sarà detto leggendo queste cose? Lui era presente ovviamente all'omicidio, quindi sa benissimo che condizioni versava il Menardi. Il Menardi aveva tre proiettili in testa. Lui lo sa perché tra l'altro poi quando sfira le chiavi dall'auto lo vede benissimo in che condizione è. Quindi si sarà detto, ma questo ragazzo cosa può aver detto? Può aver fatto un identikit prima di morire? Non credo. Tra l'altro io ripeto, penso che lui fosse col viso coperto, però consideriamo l'ipotesi che non lo fosse. Non era in condizione di fare identikit, ma non era in condizione neanche di dire tante cose prima di morire. Quindi lui, secondo me, si rende conto, si rende conto del ragro che è in atto ed è uno smacco per il suo narcisismo. Importante questo. Lui, secondo me, scusate il termine, si è incazzato a morte quando ha capito quello che gli stavano facendo. Ha detto "Voi volete prendere in giro a me? No, adesso io vi dimostro che non solo voi non sapete niente su questo delitto dell'82, voi inquirenti, ma vi dimostro anche che voi non sapete niente neanche su un delitto che io ho commesso 14 anni fa, che io ho commesso e per cui voi avete condannato un innocente. Chi è furbo adesso? Io o voi? Ecco, io credo che sia questo fondamentalmente l'input che l'ha portato poi a mandare il famoso biglietto dell'82. Se tale biglietto poi, come io suppongo, è stato mandato. Erano tre i biglietti? Tre. Ma però il biglietto con la lettera, cioè con l'articolo di giornale, Emanuele. È l'ultimo. Io a quello mi. Ecco, l'ultimo. Io mi riferivo a quello. Esatto. Cioè, io vi dimostro che non ho cominciato a uccidere nel '74 e quindi non sono 8 anni e io scorrazzo liberamente, ma bensì sono 14 perché ho cominciato a farlo 14 anni fa, quindi sono 14 anni che vi prendo in giro, quindi io sono più furbo di voi. Però, scusa Marco, è bella questa, cioè è interessante questo che dici, perché io sinceramente non l'avevo mai preso in considerazione, ma può essere che sia come dici tu. Però la domanda è questa. Se lui manda sul '68, giustamente perché tu dici "Ah, voi credete di saperne più di me" e ora vi dimostro che voi in realtà non avete lui abbia voluto, come dire, abbia. No, aspetta, scusa Marco, forse anche Daniele ti stava per fare un'obiezione, poi non. Sì, sì, però preferisco aspettare, senò non vi faccio finire i ragionamenti. Ecco, però perché mand, cioè mandare sul '68? Vuol dire che lui da questo punto di vista presumo che non tema nulla da queste indagini. Sono d'accordo con te, Valerio, infatti io credo che lui non abbia timore di essere collegato a questo delitto. Lui se ne prende il merito perché lui è un merito. No, no, Marco, aspetta, aspetta. Così però fai commetti, se mi posso permettere, una una leggera aporia di ragionamento. Vediamo perché. Però potrei sbagliare io, eh. Vediamo perché. Ripeto, queste sono ovviamente ipotesi, è chiaro. Sì, no, no, ma premesso che siamo sempre nel campo delle ipotesi, però questa è veramente questa. Scusa Marco, prego, prego. Se devi finire dimmi pure. No, nel senso, vedi, ripeto, m avrebbe potuto avere anche un un senso strategico questo articolo di giornale mandato, come diceva giustamente Manuel, l'articolo. Però io credo, come ho detto prima, che in questi casi è la personalità che prevale sulla strategia, la personalità patologica. Però, Marco, tu questa cosa che è una cosa molto intelligente, ovviamente, è interessante, però sconta una premessa di metodo che secondo me non deve essere sottovalutata. Allora, proviamo a seguire il tuo ragionamento per un attimo, che poi è il titolo della trasmissione, cioè il metodo. Ora, allora, chiunque sia quello col quello che ha mandato il biglietto del '68, io parlo del terzo, eh, cioè quello cosiddetto impistante che apre la la dinastia sarda. Ecco, chiunque sia quell'uomo, quell'uomo deve avere dei requisiti minimi sui quali è inutile che discutiamo perché sono certi. Lui deve sapere dei fatti di Signa, deve sapere che la pistola è identica, deve sapere. Deve sapere che se lui eh diciamo dirige gli inquirenti verso. Daniele, faccio una parentesi di un secondo. Aspetta, aspetta, però fammi finire un attimo, fammi finire un attimo il ragionamento. Tutto fermo, prego. Vai. Eh no, tu anch'io volevo cercare di stabilizzarlo questo punto perché quello che fa questa cosa, quello che fa questa cosa è una persona che sicuramente è certa che la pistola sia la stessa. Daniele, io credo che se questo biglietto esiste sia stato il mostro a mandarlo. Se questo. Aspetta, però, Marco, aspetta questo, però non è certo un. Sì, però Sì, però un attimo solo perché questa non è una certezza, eh, questa è un'ipotesi. Come è un'ipotesi, anche se è ingannevole, è qua che inizia il teatro degli specchi, dove finiamo tutti, è ingannevole anche la prospettiva per cui colui il quale manda il biglietto deve essere necessariamente certo che l'assassino è lo stesso, sia che si tratti proprio di lui, sia che si tratti di un terzo. Questo non è vero, eh, non è necessariamente vero. Cioè la realtà delle cose è che l'unica certezza matematica che a meno che non crediamo a coincidenze letteralmente surreali che questa persona, chiunque sia che manda il biglietto deve avere davanti a sé con granitica certezza è che la pistola è la stessa. Su questo non ci piove. Ti reputi che possa sapere una cosa del genere? Cioè a me la prima cosa che viene in mente. No, aspetta, qui iniziano, qui inizia il discorso, qui inizia il problema. Allora, qui stiamo per ora adesso, però noi stiamo facendo l'analisi che hai condotto tu, che pure è molto colta, è l'analisi di tipo psicologico. Noi qui stiamo facendo un'analisi di tipo logico, cioè noi lo sappiamo con certezza che questa persona deve sapere molto sulla pistola, cioè deve sapere tutto, che la pistola che ha sparato nel '68 è la stessa che ha sparato nel '74 in poi, questo è sicuro, però noi sappiamo di questa persona anche un'altra cosa molto importante, secondo me, cioè che questa persona non deve avere nulla da temere dalla vicenda perché sia esso il nostro o non lo sia. È evidente che gettare il '68 nella nella partita può essere anche una cosa che gli fa male. Assolutamente. Qui entra la tua tesi. Qui entra la tua tesi. Cioè tu dici sì, ma noi qui stiamo cadendo in un errore, facciamo un'analisi di aspettative iperrazionali mentre invece lui lo fa per un tratto narcisistico psicologico. E l'hanno detto in tanti questo, eh? Cioè, lui vuole dire, al di là delle sfumature, che anche il '68 è opera sua, è un classico dei serial killer. Eh, lo per esempio lo fece pure Zodiac, no? Ma come a mio avviso, scusa, paren Daniele è un classico. Ora, aspetta, chiudo il ragionamento. Chiudo il ragionamento, però però se accediamo alla tesi che l'ha fatto per ragioni di carattere narcisistico, cioè per vedersi attribuito il '68, vuol dire che lui non ha nessun problema in termini di timore, perché lui l'unica cosa che vuol dire è che il '68 l'ho fatta anch'io. Cioè, anche il '68 è mio. Voi non lo avete ancora capito, voi non lo sapete, ma anche il '68 è mio. E qui tu dici una cosa molto intelligente, dici cioè che il momento è propizio perché lui scatena questa ombra di narcisismo perché nell'82 provano a ingannarlo con quel trucco che ai suoi occhi sembra il trucco della domenica, cioè quello della della Monica. Quindi lui reagisce in questo modo protervo, diciamo, no? Infatti a questo a questo proposito si ricollegherebbe anche poi la famosa lettera, nel senso cioè lui manda la lettera poi dell'85, la della Monica. Ecco, lì, in quel caso lì possiamo dire, io sono d'accordo con Valerio su questo, che quella lettera lì, oltre a non avere nessun significato strategico, se non quello di voler, diciamo, accendere l'attenzione degli inquirenti su un'eventualità di omicidi che sono avvenuti e non sono stati scoperti, per il resto è anche. Sì, però Marco, però rimani legato. Legato a '68 e pistola. Lascia perdere, lega un attimo il '68, il biglietto dell'82 alla pistola. Ok, ma io scus però scusate eh, scusate, scusa, scusa Valerio, rispondo un attimo a Daniele su questo e poi poi e poi difatti lascio la parola. Eh, ripeto, la mia convinzione è che se lui fosse stato collegabile m a quel delitto, ovviamente si sarebbe fatto due ragionamenti prima di mandare un articolo che appunto ovviamente ritirava in ballo quel delitto lì. Quindi io credo che da quel punto di vista lui si sentisse tutelato, cioè non credo che lui abbia considerato l'ipot. Sono d'accordo con te. Vuoi la dimostrazione? La vuoi la dimostrazione certa di quello che dici tu? Che quello che dici tu è vero, te la do subito. Prova adesso a mettere per un attimo un volto dietro quello del biglietto dell'82, per esempio. Ce lo vedete voi Salvatore Vinci? Io assolutamente no. Ma io non ci vedo nessuno di. Ascoltami Daniele, se io appartengo a quell'ambiente lì di persone che hanno fatto quello. No, no, però aspetta Marco, rimani sull'aspetto logico. Se poi ritorniamo sullo psicologico il discorso è diverso, però rimani su quello logico. Salvatore Vinci non avrebbe mai fatto una cosa del genere. No, evidente solo secondo me avrebbe fatto una cosa. Ma ma perché no? Non è vero. Ragazzi. Perché non li porto a casa mia mandando un biglietto che comunque coinvolge persone che conosco, capisci? Cioè. No, e non è vero. No Marco, no Marco, qua qua fai a mio modesto modo di vedere le cose. Qua parti da una presupposizione, cioè tu parti dai per scontate due cose che chi lo manda è l'assassino. Se noi Cosa? Scusa. Tu dai per scontato che chi lo manda è l'assassino. Allora, non è che lo do per scontato, ovviamente non lo posso per scontato. La mia opinione è chi mandi quell'articolo, quel biglietto e però per posso darla per opinione e. E insomma, per esempio, ti faccio un esempio, se la pistola è passata di mano, la tesi si sgretola. Ma io come tu sei non credo al passaggio di mano dell'arma. No, lo so, però questo però questo viene dopo, cioè tu ti sei fatto l'idea a parte sul passaggio dell'arma, mentre tu prova a affrontare logicamente il problema. Io ho fatto una serie di collegamenti che poi mi hanno portato a sviluppare questa idea. Io non credo al passaggio dell'arma, come non credo che prendendo in considerazione il fatto che l'assassino possa essere stato uno dei sardi, ripeto, avrebbe portato, tra virgolette, gli inquirenti a casa sua indicando, appunto, il delitto del '68. Perché. Sì, ho capito, Marco, ma tu togli togli la faccia dietro a quelli che mandano il messaggio, no? e prova a mettercene uno a uno e e misura la logicità di quello che accade. Infatti appena ho detto Salvatore Vinci, un coro, un coro di no. Possiamo possiamo fare un attimo attenzione. No, perché no? Perché no? Guarda Daniel, adesso ti rispondo perché cioè. Proviamo a spostare un attimo l'attenzione. Facciamo finta per un attimo, facciamo finta per un attimo che l'omicida, quindi colui che ha ucciso nel '68, in realtà non abbia niente a che vedere con l'ambiente sardo. Poi questa è un'ipotesi. Eh. Ma perché? C. Certo che è un'ipotesi. Certo che è un'ipotesi. Infatti è la mia ipotesi. È l'ipotesi. Secondo voi, secondo voi perché eh lui doveva considerare l'ipotesi legata al clan dei sardi se lui non apparteneva a quel clan? Nel senso, io. Perché lo sapeva. Rispondo subito. Perché.
lo sapeva.
Sì, ma lui sapeva che cosa? Lui sapeva. Allora ascoltami, io non c'entro niente con i Vinci, non c'entro niente con Musciarini, non c'entro niente con Mele. Facciamo finta sta cosa, magari conos.
Però sei quello della serie. Però sei quello della serie. Esatto.
Ragazzi, il Infatti il tema di questa sera voleva essere proprio questo, ma il 68 dopo questa dopo questo messaggio, no? Che tra l'altro Emanuele mi ha detto una cosa interessante su su questo, non so se la se poi la vuole dire, cioè su chi potrebbe avere inviato il biglietto anonimo e che non deve essere per forza né l'assassino né né nessun. Ci sei sempre, Emanuele?
Certo, sono qui.
Ecco, era proprio questo. Se noi andassimo a rivedere il 68 alla luce di di nuove cose, ma noi l'apriremmo mai una pista sarda. Era questo il tema, però vedo che ormai, diciamo, siamo andati su un altro, quindi cerchiamo di sviluppare. Io credo sia questo.
Cioè era proprio necessario aprire questo questa pista sarda. Era proprio necessario. C'era Rotella. Ma se non c'era Rotella, faccio un esempio, no? C'era Canessa al posto di Rotella o c'era la Monica, ma l'avrebbero mai aperta la pista sarda loro? Era questo.
Oh, meno male. È questo, secondo me, il ragionamento è questo che poi segue la logica di Marco. Voi dovete entrare nell'idea nell'idea che aveva Rotella in quel momento. Davanti a Rotella, che cade secondo me clamorosamente nella trappola c'è questo ragionamento. Lui dimostra che ha De fronte agli occhi che l'82 è stato commesso con la stessa pistola della serie. A quel punto lui cade in un abbaglio in cui tutti noi cadremo. Cioè, sapete che cosa fa? Fa l'errore di credere che la spiegazione del 68 getterà la luce sulla serie e questo invece è un errore. Avrebbe potuto logicamente, sto parlando in termini di logica investigativa, semplicemente dire la seguente affermazione, fare la seguente affermazione: il 68 è nella serie, ma questo non vuol dire che dal 68 io traggo la luce fino all'82, devo solo considerare il 68 come un elemento. Invece lui viene tratta Daniele, cioè il.
Eh no, lui la e lui cerca di trovarla e cercherà di provarla fino all'89. Ripeto.
Allora diciamo questo, Daniele, che poteva anche essere, come dice Rotella, ovviamente, però secondo me andava fatto un'analisi critica prima di cominciare un'indagine di questo genere. Come? Io ci sarei caduto de plano perché avevo un elemento che mi ci portava che è l'elemento veramente diabolico.
Sì, ma qual è Daniele? Tu la sei avvocato, l'elemento è testimoniale. Ti rendi conto della falla di quella che può essere un elemento testimoniale? Tu lo.
No, no, non è testimoniale, Marco. Perché? Perché a un certo punto, o meglio sì, hai ragione, testimoniato stato Gaio, scusami. Ecco, scusa.
No, no, è no, è testimoniale, ma lui viene impistato su una condizione folle. Perché lui arriva su una su un processo che è già stato celebrato ed ha un colpone. I guai i guai per lui arrivano là.
Perché lui si trova di fronte un giudicato favorevole ma favorevole solo in parte perché proprio le cose che gli servono in quel giudicato non ci sono e cioè chi ha aiutato Mele senior e dove sta la pistola. A quel punto però lui è già in trappola perché ovviamente si si accanisce sul 68 continuando a ritenere che se scopre dov'è andata la pistola e chi stava con Mele ha scoperto l'autore della serie. Io credo che stiamo dicendo la stessa cosa.
Allora.
Sì, sì, ne sono convinto.
A mio a mio avviso, però ci sarebbe anche una cosa da da tenere in considerazione che purtroppo gli inquirenti nel 1982 non hanno valutato la possibilità che a seguito del delitto del 68 sia stato commesso un errore giudiziario, cioè nel senso che sia stato messo in carcere la persona sbagliata. Secondo me questato della della ripresa delle indagini quando il 68 è stato collegato a tutti gli altri delitti della serie.
Matteo.
Posso far notare un'obiezione? Eh sì, solo per per non voglio correggere nulla, poi mi taccio veramente, però questa obiezione che me l'ero fatto anch'io in realtà.
Lo sapete che non è vera.
Perché? Perché lo spiego subito perché perché quello che si trova di fronte Rotella è molto peggio di questo perché lui non ha un falso colpevole, lui ha in realtà un colpevole di cui non gli interessa niente perché è evidente che non può essere Mele senior ad aver fatto la serie e quindi lui si va a guardare la sentenza passata in giudicato a Perugia e vede che lì c'è un concorrente di cui non si conosce l'identità, quindi non ha neanche bisogno di chiedersi di chiedersi se c'è stato un errore giudiziario.
Eh, infatti questo stavo per dire, Daniele, forse avrebbe prima di fare una la critica non è mai stata fatta, aveva fatto un'autoica, ma sembra che nella magistratura non ci abbia neanche provato a fare un'auto critica. Voglio dire, in tempi moderni oggi faremmo lo stesso errore oppure andremo a rivedere le carte e diciamo "Oh, vediamo esattamente questo Stefano Mele, che razza di persona è?" Prima di andare da Stefano Mele o le carte, cerco di vedere se ci sono stati degli errori e dobbiamo dirlo, perché dobbiamo dirlo. Queste si trattano di confessioni autentiche oppure no? Ma non è che lo vado a chiedere a Stefano Mele, io me lo devo vedere con le carte.
Hai ragione, ma mentre hai Sì, ma mentre hai ragione incredibilmente hai anche torto perché Rotella Rotella non credeva affatto che a compiere l'omicidio fosse stato Mele, ancorché l'avessero condannato ingiudicato.
Però lui c'aveva un problema favorito su un piatto d'argento straordinario, perché lui aveva la sentenza in giudicato che gli diceva che con Mele c'era qualcuno che non è stato mai scoperto, che io faccio autocritica personalmente. Sarei caduto, sarei caduto scarpe. Però l'errore giudiziario dovrebbe essere valutato nell'insieme, cioè non solo per la condanna di Stefano Mele, ma anche sull'eventuale assistenza che gli è stato che gli è stata fornita da una persona non identificata.
Ma quella ceva essere visto in modo sistemico giudiziario su sul delitto del 68, non solo per la persona di Stefano Mele come colpevole, ma anche per tutto il meccanismo su cui si basava la sentenza.
Daniele, la domanda è questa. Scusa Daniele.
Sì, sì.
Se Rotella era nel giusto, perché questo assassino non è finito in galera? Perché?
Eh, io penso di saperlo perché.
Eh, cioè però ovviamente non so chi è l'assassino, però se il mio ragionamento e Marco mi perdonerà delle aspettative razionali, cioè di una persona che fa un ragionamento ipercido quando si gioca la carta dell'82, la spiegazione alla fine c'è perché lui sapeva perfettamente a quale livello di verità si era arrivati col giudicato di Perugia del 73 sull'omicidio di Signa. E lui a lui non importava niente di quello che loro avrebbero trovato lì. Quello che l'unica cosa che gli importava è che andassero completamente fuori pista.
Ok.
Volete la dimostrazione di questo? Ecco.
Ah, ma io ci credo.
Sì, sì. No, però è una dimostrazione quasi logica ed ed è questa qua. Quando la il primo atto che fa Rotella, quando vede la sentenza in giudicato passata del 73, indovinate qual è? Andare a interrogare i due Mele. Ed è chiaro perché lo fa.
Daniele, però scusami, tu tu convieni con me sul fatto e questo cioè questo è un dato oggettivo che purtroppo i due Mele per motivi differenti sono testimoni inatibili. Cioè me.
Lui non lo sa, ma lui non lo sa. Rotella, eh Rotella non lo sa a quello stato, a quello a quell'altezza. Eh.
Ha accusato praticamente tutti, capisci?
No, no, ma io aspetta, aspetta, però Marco, non voglio rientrare su questa antica polemica, non c perché poi questa ci occuperebbe veramente una notte. Oh.
Sto cercando di vedere la posizione di Rotella, la posizione di Rotella che non sa niente dei Vinci. Ma sì, ma parliamo di cose. Allora, io credo che allora un dato oggettivamente mostruoso che purtroppo ripeto io perché sono un garantista eh ripeto, questo l'ho già detto prima, un dato oggettivamente mostruoso è il fatto che il Mele manda in galera persone che poi si rivelano per vari motivi estranei ai fatti perché comunque poi sono comunque prosci.
Ma mica è tanto vero questo, Marco, eh.
Scusami, Musciarini si fanno una più di un anno di carcere. Allora, c'erano anche loro nel 68, non lo so chi c'era, c'era tutta la fiera dell'Impruneta, come avrebbe detto ogni bene lì nel 68. Quanti erano? 70 person.
No, ma ma Rodella.
Perché Mele ti in mezzo veramente tantissima gente. E poi questo sistematicamente porta a che cosa? Porta al fatto che tra l'altro le indagini e come dire allenta si allentano e poi il mostra libero di scorrazzare libero per le campagne fiorentine però.
Io credo che Rotella prima di andare da Mele doveva andare dagli inquirenti, doveva andare dai carabinieri a dire "Ora voi mi raccontate per filo e per segno che cosa è accaduto? Scusate.
Che cosa è accaduto? Come mai? Cioè, se tu vai a vedere le confessioni di Mele, è lì che io volevo arrivare, si nota che c'è qualcosa di aberrante, di strano. Ah, però prima volevo fare una piccola parentesi. Se l'idea che aveva Emanuele di chi potrebbe aver mandato il messaggio, se non è stato l'assassino io alla pista sarda ha ragione a indagare su quel delitto, ma se l'ha fatto l'assassino avrei dei dubbi a pensare che uno dei sardi sia stato eh implicato in quell'omicidio. Però stavo dicendo, se noi andiamo a vedere le confessioni di Mele, lui si presenta il 23, mi pare, giusto? o il 24, non mi ricordo, il 23. Il 23.
Ed esordisce facendo un'accusa chiara e tonda nei confronti, non un'accusa, lancio un sospetto dice "Secondo me questo qui e narra tutta la la le vessazioni che ha subito da da questo Salvatore Vinci". Dice addirittura che su Salvatore Vinci prima dell'incidente aveva avuto una moto, ma siccome lui dice che non era toscana, non si poteva intestare la moto, l'ha fatto intestare a Stefano Mele. Fa un incidente Salvatore Vinci e chi deve pagare è lui, è Stefano Mele. Ora il problema è questo. Si interrompe alle 11:30 questo, diciamo, questa testimonianza, perché non è una confessione in questo caso è una testimonianza. Dice, "Secondo me è stato lui, secondo me, come mai questa persona viene reinterrogata, si chiude questo verbale, se ne apre un altro e lui è accusato del duplice omicidio. Mi mi spiegate perché è arrivato a diventare da testimone ad accusato? Cosa è successo? Perché è quello che dice poi la testimonianza che fa quella sera stessa quando dice sì, è vero, no, no, le cose sono andate diversamente. Effettivamente c'ero anch'io. Eh, Salvatore, cioè lui dice che è stato improvvisato il delitto, giusto? Dice "Io sono uscito, l'ho incontrato per strada, lui mi ha detto "Ma perché non la fai finita?" Non so se vi ricordate la confessione che è così. È una confessione che non sta né in cielo né in terra perché questo te lo te lo mette come un delitto improvvisato, come se loro sapessero, lui dice, "Secondo me sono andati al cinema di Signa, come se lo sapesse che questi sono andati al cinema di Signore.
Sanno dimo.
Oh, c'è Flor Lenni che scrive: "Stefano Mele nell'85, prima di morire disse ciò: "Son passati tanti anni, posso anche dire la verità oggi." Sì, ero con SV quella sera.
Ah, Stefano non è morto l'85, veramente.
Eh, beh, allora è morto. È morto nel 95. Ma a voi vi risulta che abbia detto una cosa del genere sul punto di morte?
Ecco, mia è una delle sue varie versioni. È una.
Ma il problema è che Stefano Mele ha dato tante di quelle versioni, ragazzi, che districarsi trovato appunto appunto Marco, ma il problema è proprio questo.
Allora.
Eh, però però c'è un per.
Aspetta Daniele, scusami, mi spiegate se avete letto la prima testimonianza perché questo diventa accusato. Come mai? E come mai, tra l'altro, scusa, se tu vedi la seconda parte, quando lui confessa, sono in tutto cinque pagine, almeno io su Word c'ho ho stampato cinque pagine, una pagina e mezza e l'accusa contro Salvatore Vinci e tre pagine e mezza questa confessione che fa e viene chiusa alle 11:30 di notte carabinieri. Lui è da solo e ci sono sette carabinieri, insomma, non ci troviamo di fronte a qualcosa di anomalo. Questo è oligofrenico. Non c'han un avvocato difensore, non c'è un amico, non c'ha nessuno. Sembra che gli abbiano fatto un interrogatorio tipo quello e di Reide di Chicago. Noi non sappiamo come sono andate le cose, però tanti che hanno fatto false confessioni sapete cosa dicono? M'hanno portato un verbale, l'ho firmato. Tutto ciò che c'era scritto io ho preso e l'ho firmato. È frutto di un interrogatorio sicuramente non è una dichiarazione spontanea, perché io ti vengo ad accusare a Salvatore Vinci e poi ti dico "No, sono stato io". Ma perché dovrei aver cambiato da un momento all'altro? Questo.
Nessuno può dubitare di questo. Nessuno può dubbiare.
Allora però però c'è quel però m posso dirlo qual è il però? Però è che a mio modesto modo di vedere le cose, secondo me noi sottovalutiamo tutti i giudici di Perugia perché se uno si va a leggere quella sentenza, la sentenza finale, cioè il secondo appello celebrato a Perugia sulla vicenda di Signa, si rende conto del perché condannarono Mele e attenzione, incredibile a dirsi, non è vero che lo condannarono solo per la confessione, lo condannarono per la confessione anche. Certamente era un elemento, ma non era certamente l'ultimo. Loro lo condannano per quattro ragioni ora che sono ancora oggi i quattro grandi ostacoli che incontrano quelli che pensano a un killer solitario estraneo alla banda dei sardi in azione a Signa nel 68. Sono questi quattro gli elementi che portano la condanna di Mele non da solo, eh, in concorso con sconosciuti per il delitto del 68. Il primo che i giudici ritengono che Mele fosse sul posto, cioè ritengono che ci fossero degli indizi esterni che dimostravano, rafforzavano la confessione, almeno nel senso che Mele quella sera, quella notte, era presente sul luogo del delitto del 68, cioè a Sì. All'astrassigna, al cimitero per intenderci. Bene, poi c'è il secondo elemento che li convince della colpevolezza sempre in concorso del Mele, cioè il suo atteggiamento precedente e successivo alla consumazione del delitto precedente il sospettissimo giorno di ferie preso al lavoro, non di ferie, di malattia preso al lavoro, che.
Suona molto strano. Eh questo onestamente dobbiamo dirlo con la noestà intellettuale dobbiamo dire che è una coincidenza clamorosa. Ecco, poi il terzo elemento, sempre elemento successivo, è il fatto che il Mele abbastanza, diciamo, in modo abbastanza sorprendente, quando i carabinieri vanno finalmente a a prenderlo a casa, lo trovano nelle famose condizioni che non sto a ripetere perché senò facciamo davvero notte, no? Della famosa morchia, vestito di tutto punto. Alcuni parlano di valigie pronte, cioè la condotta sua posteriore e anteriore al delitto è tale da far credere ai giudici del del 73 che lui a all'Astrassigna ci fosse stato. Terzo elemento che convince della colpevolezza del Mele è il complessivo atteggiamento rispetto al figlio, perché loro ritengono che sia che l'abbia accompagnato oppure che non l'abbia accompagnato, adesso non apriamo questa antichissima diatriba che è praticamente una specie di contromito nel mito, però una cosa è certa che c'è un atteggiamento accudente nei confronti del bambino a un qualche livello, come minimo nel risparmiargli la vita e loro ritengono. Ci sono anche degli elementi di indottrinamento. Infine, c'è c'è il quarto elemento che obiettivamente vale quello che vale. Qui avete ragione voi, però esiste, cioè che è l'atto confessorio, perché delle tantissime cose che dice Mele una cosa è quasi sempre presente, cioè che lui non nega praticamente mai in tutte le sue versioni di essere stato lì.
Allora, a parte la storia del la prima, qual è? Hai detto, scusami, che lui sarebbe stato sulla scena del crimine, ma questo nasce dalla confessione perché loro non hanno nessun elemento per dire che è una confessione, una falsa confessione, è piena di particolari nasce dall'episodio della freccia.
Eh, vabbè. E allora.
Daniele, comunque.
Devo pensare che siccome questo dice sì in avvertitamente a Cesare Feccia devo pensare che era davvero lì perché devo pensare una cosa del genere? Io penso faccio un'analisi molto più critica, molto più critica. Innanzitutto, ripeto, tutto questo esperimento è stato fatto senza un avvocato difensore. Era da solo. Hanno potuto scrivere quello che hanno voluto, perché nel momento in cui io dico "Tu sei colpevole, io ti porto sulla scena del crimine". Tu magari lui dice "Ah, ecco proprio come è successo l'altra sera, in avvertitamente ho acceso la freccia". Ma l'ha detto davvero Stefano Mele sta cosa? Io dubito, non c'ero, non c'ero un avvocato difensore. Per me può essere stato un carabiniere, ha detto "Ma t'è successo anche quella sera?" Sì, mi è successo anche quella sera. Ti scrivo. L'hai pensato tu, non che te l'ho detto io.
Queste false confessioni sono fatte in questo modo.
Daniele. Poi tra l'altro.
Fatti in questo modo. Sono io. No, ma adesso io lo so che voi io lo so che voi ora demolite Perugia, però voi demolite Perugia e avete ragione. Demolite Perugia. Daniele, perdonami.
Ma avete un buon motivo? Mi passate che avete un buon motivo per demolirla? No, ma guarda, allora, premesso che io ritengo.
No, ma lo dico in buona fede e in positività, eh, non sto non sono critico, eh, perché.
Premesso che la mia la mia opinione è che se poi te la devo dire, la mia opinione personale è che l'omicida conoscesse la Locci, quindi ecco, al di là del discorso, ma però credo che ci siano alcuni dati, secondo me, che bisogna in risposta a quello che tu hai. Allora, un dato oggettivo per quello che ho rilevato è che, per esempio, per quanto concerne la sparatoria e tra virgolette il bambino che era presente, il bambino rischia di essere colpito. Quindi io questa messa in sicurezza, tra virgolette del bambino non ce la vedo. A parte, guarda, io faccio una considerazione proprio molto molto spicciola, nel senso, allora, se noi consideriamo quello che erano i Vinci, che non erano dei sprovveduti, perché i Vinci sapevano camminare, come si dice a Roma in gergo, no? Sono quelli che stanno nell'ambiente della mala vita. Allora, io penso, e questo è un discorso logico, ovviamente contestabilissimo, però mi chiedo una cosa. Allora, se loro avevano o l'uno o l'altro l'avallo del marito per togliere di mezzo sta donna, ma avrebbero potuto farlo in un contesto estremamente più semplice rispetto a quello poi che si verifica all'Astrasigna. Perché? Perché la puoi uccidere tranquillamente dentro casa quando è sola e farla sparire. Non c'è bisogno di ammazzarla con l'amante insieme al bambino di 6 anni che è presente e che rischia di essere ferito.
Eh, che però scusate nella malavita scusa nella malavitaisce un bambino non si fa un bel carcere ragazzi.
Cioè è complicazione proprio della del.
Scusate chi chi sta parlando? Daniele.
Sono io Daniele. Marco.
Ah, Marco. E ricordiamoci Barbarina Sperie. Per carità. Allora, allora, discorso anche su Barbarina. No, ma allora senza allora ripeto, non scusa, scusa un'introduzione, ma se quest'uomo questo è qui che volevo arrivare, se questo è stato sulla scena del crimine, ma mi spiegate perché il giorno dopo va dicendo io per me è stato Salvatore Vinci, ma perché.
Perché se tu ti sei costruito un alibi, non ti attieni al tuo alibi e dici "Io non ne so niente, ero a casa, non so nulla". C'è una spiegazione, ma questo è molto giusto.
Spiegazione nell'olicofrenia di questuo. Spiegazione.
E quelli se la dietro una spiegazione, eh convincere o no così. No, ma te lo saresti portato dietro. Allora, mettiamo che io sono salvato.
No, ma andiamoci a sto discorso pratico, perché quando si organizza un gruppo di fuoco, il gruppo di fuoco, ogni elemento sono due occhi in più che guardano e una bocca in più che parlare. Allora.
No, ma aspetta Marco, questa è una risposta che loro si danno subito. No, questa dai, però è abbastanza pacifica, diamo per pacifiche le cose oneste, eh. E loro sanno benissimo che il gruppo di fuoco ha una sola grande finalità, addossare la colpa al marito di lei. No.
Certo.
Ah, ma e quindi no, questo quindi scusami, tu mi stai dicendo che questo qui.
Fa l'agnello sacrificale.
Ma lui Esatto. È consapevole cosa fa, cioè si si sottopone si sottopone, cioè dice "Io partecipo con voi, però poi la colpa me la prendo io".
Allora sentite la logica di questa eh No, questa è la logica di Perugia. Poi mi direte che non vi convince, io sono con voi. Però aspettate, fat fatemela dire. Sì, ma fatemela dire almeno, perché senò demolirla poi diventa impossibile. Loro fanno questo ragionamento. Loro all'altezza del 73, non c'hanno avuto ancora neanche l'omicidio del 74, quindi quando decidono non c' non sanno proprio in natura che esisterà una serie, capite? Quindi per loro la spiegazione ruota intorno sicuramente ai due Mele, junior e senior, cioè a figlio e padre. Ovviamente non è che siano degli sciocchi, eh, questi magistrati, perché lo sanno benissimo che il Mele non era in grado da solo di fare una cosa del genere. Lo sanno perfettamente.
Marco, Marco, hai fratelli?
Siccome senti Daniele, non ti sento.
Eh, fratelli?
Eh.
Io ho fratelli.
E frat Salvatore Francesco.
Sì, sì, ma non non figlio e padre. Aveva fatto un'osservazione prima, Barbarina Steri. Allora, non entro nel merito di questo processo perché allora ho letto le carte ovviamente relative a posto Torrischi.
Ok.
Poi Salvatore Vinci viene assolto, ma io non entro nel merito se sia stato o non sia stato realmente lui. Ora, quello che io ho detto, a mio avviso, è che il delitto del 68 è un delitto anch'esso di natura maniacale, anche se in maniera meno evidente ovviamente rispetto agli altri, perché chi spara in quel modo, ripeto, con un bambino in auto, per me è un pazzo furioso, non è un malavitoso, ma è un pazzo.
Sì, però attenzione.
Conoscendo No, scusami, scusami, scusami, però ha evitato il bambino, sapeva che c'era il bambino. Eh.
Ma questo non era possibile, Daniele. Questo.
Ma come no? Certo che sì, eh.
Ma no, questo dai, adesso non entro. No, no, no. Che vuol dire evitato il bambino, ragazzi? Ma allora, scusate, questo adesso è un discorso oggettivo, eh, per quelli che sono quelli che sono i dati che sono emersi, sono resi il 68, ragazzi, viassicuro che il bambino ha rischiato veramente tanto di essere colpito per una serie di Adesso non mi mette a entrare nel.
Ho capito, Marco.
Ecco.
Ho capito, ma ma ci sta una serie di rimbalzi, c'è un problema relativo alle traiettorie, ragazzi. Cioè, qui non si può non c'è stato più che il bambino fosse colpito, perché su questo Marco, Sì, ma questa cosa è giustissima. Ma tu la tu poni perché tu sai che dopo il 68 ci sarà la serie.
E allora dentro la tua testa correttamente, come faccio io, come facciamo tutti qua, dentro la tua testa c'è già l'ombra di uno che siccome ha fatto la serie non deve entrarci niente con un omicidio di clan del 68. Ma quanto hai ragione? Hai ragione tutta la vita tu su questo.
Scusa Daniele, ma tu sei tu sei padre, ma tu avresti tu avresti permesso dici "Ok, leviamoci di mezzo questa questa mala femmina, ma che faccio?" Cioè vi permetto di sparare in un'automobile dove c'è mio figlio che dorme.
Ma infatti, scusatemi, eh, ma i colpi la parte posteriore non l'hanno mai raggiunta? Cioè, ragazzi, questo no. Daniele, scusami. Su questo, su questo. No, non mettiamo su questo. Problemi della riga la balistica. Un altro discorso. Io, guarda.
Appunto, lasciamoli perdere per un attimo, rimaniamo.
Ma no, ma no, perché va va vanno convalidati questi questa.
Io trovo, scusate, io trovo delle cose che non sono assolutamente dimostrabili. Uno, l'indottrinamento di un bambino.
Ma c'è in letteratura un caso del genere? L'avete mai sentito voi? È possibile indottrinare un bambino in un'ora che assista a unic? Scusate, ma noi siamo adulti, ma se vediamo una pistola e non spara, oh, ti fa paura una pistola? Io mi ricordo una volta che ero con la mia ragazza, ero al liceo e e eravamo, insomma, in campagna e si avvicinò un cacciatore con un fucile, si avvicina proprio da noi, non è che ci avesse puntato il fucile, ma ci ha fatto paura, ragazzi. Questo si avvicina da noi, non dice una parola e noi non sappiamo che dire, questo ci guarda in un certo modo, prende e se ne va. Aveva un fucile perché era un cacciatore, non ce l'ha puntata addosso, c'aveva altra cosa. Abbiamo avuto paura. Un bambino sente otto colpi di pistola e tu riesci, cioè non ha un minimo di non ha uno stocco, non ha niente, gli ammazzano la mamma, gli ammazzano lo zio, lo portano lì. Oh, mi raccomando tu. Ma poi, scusa Daniele, ma lasciamo stare il bambino, ma tu hai ammazzato due persone e dici "Oh, vai in questa, vai lì, mi raccomando, di quello, cioè tu ti fidi, tu rischi la galera a vita per.
Ma io Ma io vi dico anche perché la tua vita a un bambino io non lo so, non esiste un caso del genere, io non credo.
Posso dirvi una cosa? Invertite il ragionamento. Provate per un attimo a invertire il ragionamento. Mettete che sia un serial killer solitario che clamorosamente incappa in tutte queste coincidenze fortuite, cioè una un'autentica catena fulminante di circostanze fortuite.
E quali sono? Sono.
Ve le dico subito, innanzitutto di trovare uno che lui forse neanche conosce che si che si addebita la colpa costantemente per almeno 7 anni.
E perché è la prima volta che succede.
Guarda Daniele che c'è stato per degli omicidi che non ha commesso. Eh, cioè perché Pitch non è andato in galera perché gli hanno tuato il DNA, ma ci stava andando tutto al posto solo.
No, ma io non sto dicendo che non esistono Spencer, un altro un altro serial killer. Vabbè, non scusate, scusate. Eh, mche il primo che va in galera.
No, ma io non dico che sia il primo, sto dicendo le coincidenze che si trova a dover spiegare la tesi del killer solitario il 68 a agosto a Signa. Cioè, questo qua è uno, questo qua è uno, diamogli tutti i benefici dell'inventario che è estremamente fortunato, ovvero conosce già la Locci per le sue doti di aperina, magari ne è pure vagamente attratto, ha delle ragioni sue per scegliere quella coppia e non altre. Io questo non lo penso. Questo lo penso. Marc Io non lo penso.
Sto dicendo solo delle cose. Sto dicendo solo delle cose teoriche per per avvicinarci un po' al realistico, eh, perché altrimenti dovremmo pensare che uno che sceglie una coppia a caso.
E sceglie proprio quella coppia lì. Quindi noi prendiamolo col massimo dell'ottimismo. Va bene? Sì.
Eh, guarda i problemi che abbiamo da affrontare, sono giganteschi. Allora, il primo, in termini puramente logici, eh, questo sceglie una coppia che 7 ore dopo si troverà la seguente situazione. il il marito di lei, che è il primo che vanno a cercare sempre, che è pronto ad addossarsi la colpa e che è un uomo di una labilità incredibile, che poi siccome finisce incastrato in una sorta di gigantesco errore giudiziario, fa una confessione ipercircostanziata, sempre costante sulla sua presenza lì e sempre divergente su chi l'accompagnava. Poi c'ha pure questo, non ti fa pensare, scusami. Già questo non ti fa pensar fa pensare proprio questo. Cioè.
Che il il Mele, che peraltro dobbiamo ricostruire pure un minimo di come profilo psicologico, una persona di una semplicità enorme, tanto è vero che ne parlano pure in termini confusi di oligofrenico, semiinfermo eccetera, però quella è una persona con capacità di fantasia pari a zero.
Cioè è uno che non si non in gliela mettono in bocca, secondo me. Lui non ce l'ha. No, hai talmente poco fantasia. Infatti Daniele che persone poi te ne dà un altro, poi te ne dà un'altra, poi te ne dà un'altra perché non voglio dire se lui è stato lì come dici tu e l'ha fatto insieme che tipo se a Salvatore Vinci o a Francesco Vinci, allora sarebbe tutto molto semplice. Ti dice esattamente come sono andate le cose.
Siamo stati io.
No no no. Non ti dice che sono andate così le cose perché lui ha un problema grosso, la paura. Cioè, perché lui sa benissimo che siccome quelli sono due uomini per due ragioni completamente diverse, molto insidiosi, che ne dispongono praticamente chi in un modo chi nell'altro, lui quando accusa la prima volta il Francesco di Vinci finisce come sappiamo in ginocchio a piangere.
Vinci.
Eh. E poi Sì, sì. Salvatore Vinci, chiedo scusa e per non parlare poi della paura che si mette quando comincia a accusare l'altro.
Ma se ha paura, scusa, ti contraddici se se ha paura non accusa.
Cosa? Chi ha paura, scusa, prima diciamo.
Sai perché.
Ho paura e metterci insieme a voi. Poi.
Lì le botte, le botte lì gliele danno, no? Capite che le botte lo sappiamo tutti che le botte quando gli costringono a a parlare, a cantare, non facciamo gli angioletti, no? Un po' di botte, ma questo è chiaro.
Allora, e quindi gliene danno un po' di legnate, no? Eh vabbè, poche o tante, però gliene danno di legnate a questo. Oh! E questo comincia a dire che lui c'entra sicuramente perché lui c'era là e che l'ha fatto con altri. Ovviamente quello c'ha una consegna di partenza perché l'unico motivo per il quale lui era coinvolto veramente era che a lui doveva addossarsi la colpa. Capite? Anche perché siccome ancora c'era velatamente l'omicidio d'onore, insomma si poteva sperare che prendesse una sanzione pure limitata. Questo era il senso della cosa. Questa era una persona di cui disponevano tutti, eh, alcuni addirittura sessualmente, altri in termini proprio di soggiogarlo dal punto di vista psicologico. Non ultima.
Ma quest sono proprio le persone che fanno le false confessioni, Daniele. Sono proprio queste persone che le fanno. Ma la differenza tra la mia posizione e la vostra è che io non penso solo alla confessione. Per me la confessione vale meno, cioè la confessione hai ragione tu, vale quello che vale sotto pressione in una persona fragile, inconsistente per natura. Peccato però che tutti i magistrati che l'hanno giudicato senza eccezione, stiamo parlando di 4 gradi di giudizio, non hanno mai pensato che questo l'avesse fatto da sola questa vicenda. Avevano capito tutti perfettamente che questo era il classico capro espiatorio infilato là dentro e consegnato tranquillamente alla giustizia per coprire il vero colpevole. Guarda chi era il vero più facile il vero colpevole. E questo noi non l'abbiamo mai saputo. Io penso che penso ragionevolmente che sia da cercare nei fratelli Vinci, però c'è anche gente che ti dice Musciarini, c'è gente che ti addirittura c'è gente che ha chiamato in causa Cutrona, eccetera. Queste persone sono state tutte quante indagate e sono state tutte quante incarcerate a parte Salvatore Vinci.
Sì, però Daniele ti dice che Daniele ti dice che le se ho capito bene, scusa Daniele, sono un po' polemico adesso, che dobbiamo dare retta ai magistrati quando dice che è in concorso con altri, però non dobbiamo credere ai magistrati quando i magistrati assoloro. Vinci Salvatore, Vinci Francesco, Cutrona. Quindi ha ragion hanno ragione nell'accusare il Mele, ma hanno torto. No, io.
Eh No, io sto dicendo una cosa diversa. Io divido le responsabilità del 68 dalla serie perché io devo guardare le cose del 68 per quello che so nel momento in cui lo giudico, cioè nel 73.
Ma no, Daniele, tu non puoi scere, scusa, perdonami un attimo. È fondamentale questo aspetto. Allora, per la serie.
Lo so, lo so che è fondamentale.
Per la serie diritti del mostro questi personaggi, a parte Salvatore Vinci, vengono tutti incarcerati e vengono rilasciati perché sistematicamente il mostro continua ad uccidere. Quindi allora noi possiamo metterli un attimino da parte a un certo punto perché è inutile fare come cioè nel senso non possiamo considerare il 68 a mio avviso separatamente dagli altri se anche se consideriamo la pista sarda. Ora il discorso su Salvatore anche su questo, no? C'è tutto quanto un rapporto noi sappiamo del rapporto sorrisi e quant'altro. Allora, a me quello che lascia fortemente perplesso, io quello che già ho detto, è che questa persona non venga attenzionata, visto il modo in cui viene descritto da questo colonnello, perché insomma il colonnello Risi ne fa una descrizione veramente diabolica, non venga attenzionato nel modo in cui se conviene, perché già nell'82 questo era uno che si è reso responsabile dei 10 dei 10 omicidi e invece gli facevano i piantonamenti sotto casa come se fosse un ladro de motorino. Questo è un aspetto secondo me incongruo, capito? Della di tutta di tutta la vicenda, perché tu sei un un colonnello dei carabinieri e io queste cose forse magari esagero anche a dirle, però è la verità. Cioè e c'hai su sotto le mani un uomo che secondo te ha ucciso 10 persone, ma che fai? Gli fai fare il piantone sotto casa 3-4 ore, magari il weekend? Ma tu gli devi stare presto 24 ore su 24.
Perché non è un ladro di motorini, capito? Quindi qualsiasi uomo tu hai sul territorio lo togli da quello che sta facendo e e lo fai stare fisso su di lui. Se tu veramente credi che sia stato lui a commettere questi omicidi. Ok.
C'è qualcosa che non mi torna, capito Daniele? Tomando io pure sono d'accordo con te. Ho detto a me su Musciarini e su Mele viene veramente vengono i brividi perché qui nessuno pensa al fatto che questa è gente che secondo me non c'entrava nulla e si è fatta un anno e mezzo di carcere perché uno si è svegliato una mattina e ha detto "Vabbè stamattina incolpiamo questi perché noi sappiamo benissimo".
Però non lo semplifichiamo troppo. Premesso Marco che hai ragione su tutto, però non lo semplifichiamo troppo, per favore.
Io sto semplificando, la sto facendo un po' breve, diciamo, per renderla un po' però ragione, però hai ragione.
Però insomma, ragazzi. Scusate, una cosa che volevo dire su Stefano Mele che subito dopo la confessione venne portato sul luogo del delitto dai carabinieri e c'è il verbale della testimonianza del tenente dell'amico che venne rilasciata il 18 marzo del 1970 che dice testualmente: "Prima di portarci sul posto giusto, il Mele aveva imboccato altra strada che si riparte dal centro del paese che però ci condusse ad una villa privata la cui uscita che si riparte verso la strada del cimitero era preclusa da un cancello chiuso. Tornammo indietro e Mele ci portò poi sul posto. Lo sbaglio era facile perché entrambe le strade partivano dalla piazza. Poi andando avanti poi e e secondo quando quanto ricostruito dai verbali, mentre simula gli spari, mostra una totale inettitudine nel maleggiare l'arma e sbaglia il finestrino da cui sono stati sparati i colpi. Quindi, a mio avviso, alla luce di questi due elementi, la presenza di Stefano Mele sul luogo dell'omicidio, sia che lui fosse l'autore, sia che l'autore fosse un altro in presenza dello stesso Stefano Mele, secondo me era molto dubbia, ecco, la la presenza nel momento del delitto del Mele. Su questo però accordiamoci tutti perché siamo tutti d'accordo su queste cose, cioè ma nessuno pensa che l'omicidio del 68 l'abbia fatto Mele senior.
Daniele, scusami penso se non fosse sul c'è un'altra critica che va fatta. La ora quest'uomo è stato condannato, ma a quel che so io, perché mi sono letto un po' i verbali, questo confesso un omicidio. Nessuno prende le impronte digitali sulla mac.
Nessuno prende una una cacca di impronta digitale per dire "Oh, è vero, l'ha toccato lui", non lo fanno. Già questo secondo me sarebbe motivo di inficiare tutto un processo. Nessuno va a chiedere, scusami, nessuno va a chiedere ai vicini di Mele. O l'avete visto uscire? Qualcuno l'ha visto uscire? L'avete visto in giro per o a quelli del cinema? Perché lui dice che sono stati 2 ore in piazza Michelacci. €2 ore in piazza Michelacci. Piazza Michelacci l'abbiamo, non so se tu la conosci Daniele.
Sì, sì.
C'è un cinema, ma penso ci fossero anche dei bar. Siamo siamo nel 68, la gente è in giro e queste sono state 2 ore davanti al cinema e nessuno li ha visti. Cioè, voglio dire, tu accusi una persona perché si è autoaccusato, si è si è costruito una trappola mortale, c'è finito dentro, non ne sa più uscire e infatti non è uscito. Ma devi essere tu a dimostrare, anche se uno un re confesso, devi dimostrare secondo io confesso l'omicidio, ma non è che questo devo averlo per forza fatto io.
Sì, però parliamo adesso da giuristi per un attimo, no? Perché dobbiamo pure farlo ogni tanto, perché noi nessuno di noi ha grandissima fiducia ed è naturale che sia certamente non incondizionato nella giustizia penale. No, siamo d'accordo. Però non sono d'accordo. Io non è vero che non ho fiducia nella giustizia penale.
No, no, ho detto particolare giustizia, particolare fiducia nella giustizia penale, ma neanch'io fino a prova contraria. Allora, c'è una parentesi. Allora, io credo che noi siamo tutti d'accordo, come hai detto tu, sul fatto che ovviamente il Mele non è il diretto responsabile dell'omicidio del 68 e non solo siamo d'accordo tutti noi, ma pure le tre le sentenze. Eh, esatto. Quindi su questo mettiamoci la pietra sopra. Facciamola una considerazione Mele, però si è fatto il carcere per questo omicidio come unico responsabile, quindi cominciamo a notare questa incongruenza.
No, no, no, no, no, no, no, no. Come l'unico che è andato è stato lui.
No, no, lui c'ha No, no, lui c'ha il giudicato con persone terze, sconosciute di identità. Non è vero che lui va come unico colpevole. Esatto. Esatto.
Però però lui è l'unico che si fa il carcere, giusto?
Eh, se fa il carcere ha fatto 10 anni e Vinci Salvatore se ne sarebbe fatti 25, cosa diversa.
Però partiamo che c'è un problema già di fondo. O sbaglio? Cioè, nel senso, allora.
Ma questo è come il delitto di Perugia, ragazzi. Cioè, c'è Rudy che si è fatto 16 anni, sì, per concorso in omicidio e però poi hanno assolto Mandanox e è sollecito. Allora, qui.
Eh, no, dai.
Perché no? Non è lo stesso non è la stessa problematica.
Ma ma scusa Marco, scusa, tanto per fare un esempio, no? Così ci non non andiamo a parlare ad obscurum per obscurius parlando di Perugia che è un inferno. Rimaniamo sul su questa vicenda qua un po' tutti inferni.
Da un punto di vista giuridico.
Vabbè e certo se no hai ragione. Eh qua hai ragione. Il problema di fondo che abbiamo noi che è un problema insormontabile ed è il motivo per il quale sono 25 anni che parliamo del 68. Sapete qual è? È sempre lo stesso che tutti noi ci convinciamo del fatto che non può essere eh che non può essere come.
Come.
50 non 25.
No, no, no, no. Che cominciamo a farci le domande propone noi eh.
Ok ok.
Cioè noi è molto meno, insomma, no? Perché loro dal 68 le idee ce l'avevano chiarissime fino al fino all'81 al 68 in termini giudiziari nessuno ci pensava come un mistero inesplicabile e anche aggiungo io un elemento intellettualmente così stimolante come quello che trattiamo noi nelle notti del 2020, no? Ma perché questo? Perché la verità processuale è arrivata a un punto soddisfacente, cioè quale? Che c'era questo qui che evidentemente era stato manovrato e.
Governato da terzi, era finito nella, nella, diciamo, dentro al meccanismo della giustizia penale, centrandoci qualcosa perché si era deciso ad accollare un delitto di clan a lui singolarmente. E che questa cosa lui l'aveva fatta tenendo fede al patto iniziale, che non era un granché e non si sapeva neanche con chi l'avesse sottoscritto questo patto. Però sembrava a tutti chiaro dal comportamento antecedente e successivo, dall'atteggiamento col bambino e del bambino, dalla confessione costante della sua presenza lì, che questo qua, insomma, alla fine col delitto c'entrasse. Ecco, ma anche come capro espiatorio, questo fino fino all'82. Questa cosa qua è pacifica.
Ora, poi noi, quando questa cosa non ci piace più e e io sono il primo a cui non piace, cosa succede? Dobbiamo cominciare a dire: "Sì, ma non è questa la strada che spiega poi la serie che parte dal '74, perché d'altro canto noi c'abbiamo il grande Molo che la pistola è la stessa, quindi noi questo problema non riusciamo più a risolverlo". Per cui ci accaniamo contro il '68 per dire che le cose sono state sbagliate nel '68 e che il '68 invece è uno che, approfittando di circostanze clamorose, riesce a infilarsi in quella vicenda di Lastra Signa.
Ora, allora, concludo, eh, e poi mi taccio per sempre. Taccio per sempre. No, non c'è bisogno. Però siamo ragazzi, siamo a chiusura. Eh, eh, alla fine siamo riusciti a parlare del '68, però. Eh, certo. Eh, infatti. Sì, sì. Comunque la conclusione sapete qual è? Che sia nelle tesi del killer solitario intromessosi clamorosamente in modo fortuito nella notte del '68, sia nella tesi continuistica, comunque ci si creda, noi abbiamo una certezza che nel '68 è successo qualcosa di particolarmente strano, una cosa assolutamente incredibile, perché parliamoci chiaro, questo enigma nell'enigma è tornato da dove eravamo iniziati, cioè dal biglietto dell'82. Tutto ci fa dire che lì è successo qualcosa. Qualcosa di clamoroso che fa in modo a chi dà il biglietto di poterlo fare impunemente, o all'assassino di impistare gli inquirenti verso un inferno che durerà fino all'89 e a noi ancora di parlarne nelle notti del 2020.
Eh beh, certo. Però io vorrei far presente, anzi, vorrei ricordare una cosa, che tutto quanto, ehm, lo scollegamento del 1968 rispetto alla serie dal '74 in poi è nata dalla dalla famosa perizia Zuntini sui bossoli del 1968, dove era segnalato che i segni dell'estrattore fossero quasi irrilevabili, mentre in quella del '74 l'estrattore era ben evidenziato. Quindi praticamente c'è questo elemento discordante. Io, ovviamente, non sono un balistico e non me ne intendo, che comunque leggendo due cose del genere arrivo a dedurre che l'arma fosse diversa, quella del '74 da quella del '68. Probabilmente, non so se la perizia del '68 venne tirata via perché magari era...
Guarda, guarda Matteo, allora per quello che riguarda i segni di estrazione, mi sembra che fossero quelli, ma anche e lì, purtroppo, allora c'è un problema, nel senso, tra virgolette, il lavoro per Italia, ovviamente, è soggettivo. Poi dobbiamo considerare anche, oltre lo stesso, lo stesso per quello del '68 e del '74, che di cui era in possesso il periodo e che tipo di analisi ha fatto, ehm. In quel caso lì, io, purtroppo, t'ho detto, ho rilevato, ma queste sono cose evidenti anche a chi non è del mestiere, insomma, ho rilevato molte incongruenze, purtroppo, nelle cose che dico, purtroppo perché, insomma, questo è un grosso problema in quello che in quello che scrive Zuntini. Diciamo, un punto, un punto fermo sono, mancano purtroppo, almeno a me mancano, ovviamente, le fotografie dei reperti balistici, però ci sono delle, ovviamente, coerenze, ci sono delle coerenze tra quello che lui scrive e poi quello che poi sarà il risultato dei bossoli che vengono trovati insieme al pascicolo. Questo per quello che riguarda segni caratteristici.
Cioè, son quelli, eh. Ci sono. Sì, ma su questo, su questo, per fortuna, almeno credo sia uno dei pochi punti fermi, insomma, l'arma, i segni. Certo, l'arma era la stessa, poi è stata fatta una nuova super perizia che che riporta tutto lì. Vengono riesaminati successivamente, cioè nel senso. Che poi, che fa tutto un lavoro, un grosso lavoro di analisi e quindi adesso specifico. Però poi mi riferisco all'epoca, dico, cioè nel 1974, dopo il delitto della Rabatta, ci fu la perizia Zuntini dove i segni dell'estrattore erano ben visibili, che era praticamente in contrasto con quella del '68, dove i segni dell'estrattore erano quasi irrilevabili. Magari se... Matteo, questa, questa ci fosse stata una concordanza di elementi.
Sc, guarda, questo però è un giudizio de Zuntini, non è un giudizio. Per esempio, Iad Vito questa cosa non la dice, quindi questo è che sia rappresenti un giudizio soggettivo che fa il perito in quel momento lì. Certo, però dico, magari con un risultato diverso della perizia del '68 o quantomeno con un'esposizione scritta diversa, può darsi che dopo il '74 fosse stata già accomunata l'arma dei due delitti senza dover aspettare poi l'82 con il famoso biglietto alla al magistrato della Monica. Ecco.
Eh, ma però vedi Matteo, ora noi parliamo dal punto di vista attuale, che è quello telematico, cioè pertanto quasi tutto è collegato, ma all'epoca no, cioè non si parlava nemmeno carabinieri, polizia, vigili urbani. Perciò. Ma Daniele ha ragione. Daniele ha ragione perché poi non dimentichiamo che nel '68, per il '68, purtroppo il colpevole, tra virgolette, già c'era. Quindi non vanno a cercare un delitto. E era un re confesso, capito? Eh. Sì, sì, sì. Però il discorso dell'arma ancora non era, non era stata riaccostata al '68 se non dopo gli episodi.
Scusate se mi rintrometto. Per loro è ancora meglio, perché perché non solo c'è c'è il reo confesso, ma c'è pure uno che, oltre a essere reo confesso, dice che non era da solo, ma non dice alla fine chi fosse quel secondo. Esatto. Pertanto, c'è la confessione. Però scusami, noi abbiamo una rosa, no? Poi alla fine chi poteva essere? O i fratelli Vinci, come dici giustamente tu, o Mucciarini o Cutrona o qualcun altro, presumo. No. C'è c'è una banda, non finiva più, eh. Lì. Eh. Ma è questo questo è il problema, Daniele, che c'è una banda, non finiva più, vengono tutti incarcerati e poi sistematicamente poi rilasciati. Purtroppo, a parte tutti, quasi tutti, a parte uno che abbiamo di cui abbiamo discusso prima. Però credo, vedi, questo torniamo al discorso di prima, riferimento a quello che diceva Matteo. Noi purtroppo scopriamo il delitto del '68 solo perché c'è una persona che vuole che noi lo scopriamo. Qual è il problema? Cioè, nel senso, sarebbe potuto rimanere nell'oblio.
E infatti, prova, prova a seguire Valerio su questo. Marco, vedi dove ti porta il ragionamento di Valerio. Cioè, se ho capito bene, no? Dal suo libro. Mettiamo per un attimo che il '68 è un delitto come gli altri. Sapete che vi dico? Allora, a quel punto io lo tolgo di mezzo, addio tutti i sardi e devo ricominciare da zero. Ma no, ma perché? Sì, sì, sì. Ricominciare da zero. In che senso? Possiamo considerare, allora l'ipotesi due, possiamo considerare. Ma infatti, guardi, io dico sempre, Daniele, che era meglio partire. Certo. Eh, quanto era meglio. Grande fonte di inquinamento di questo, di questo inquinamento, nel senso, non è che voglio dire, non parlo di di qualcuno che, capito cosa intendo, che sia una cosa studiata, però forse non c'è. Ma io mi chiedo se prima o poi, però, qualcuno ci arrivava lo stesso, intendo negli anni, studiosi o cose del genere.
Secondo me no. Dice che nessuno sarebbe mai preso lì, c'era giudicato. Quello era un caso morto a tutti gli effetti. No, mi sono spiegato, Daniele. Ora questo è magari un po' di fantascienza, magari qualche studioso di cronaca nera, dico, magari si sarebbe creato questo problema. Dice: "Oh, ma non è che il '68 è legato alla serie in qualche modo?". Perché noi abbiamo sempre pensato che è stato l'assassino a fare questa questa connessione, ma potrebbe, è la cosa che ci sembra più logica, ma non ne abbiamo la prova, non ne abbiamo la prova. Può anche essere, infatti, tanto è vero che c'è anche un'altra tesi che regge. E cioè. Cioè. Cioè, adesso andando vicino alla tesi della continuità, e cioè che il '68 sia perfettamente in linea con la sequenza che viene aperta nel '74 o come magari dicono altri, come me, dall'81, perché secondo me anche il '74 è da dividere dall'81, ma comunque, e da quelli che ne vengono dopo. Ma lasciamo perdere questo. Però se si abbraccia questa tesi, noi potremmo anche pensare che uno del clan coinvolto nell'omicidio del '68, che quindi, badate bene, sa benissimo chi è il concorrente nell'omicidio del '68, perché anche lui ha fatto parte di quella specie di spedizione punitiva. Va bene? Ok. Eh, allora qui tutto torna. Lui sa anche chi è che s'è preso la maledetta pistola. Ovviamente, quando comincia ad assistere all'insorgenza della serie e e naturalmente decide di aiutare gli inquirenti, ma fino a un certo punto, perché naturalmente ha problemi anche lui, perché ha paura di rimetterci una o più penne, perché lui del '68 sa pure troppo, perché magari era anche lui lì. E allora sapete che fa? Che fa? Manda un biglietto come quello che è un biglietto di una persona che sa muoversi. Eh. Sì. Sperando, sperando che poi loro facciano la cosa giusta.
Che ci arrivi. Ora. Eh, Rotella, infatti. Daniele, scusami, però vedi, se io sono un Rotella pensava questo, eh, perché Rotella lo sapeva del biglietto, mica credeva al maresciallo F. Allora, non so se abbiamo tempo, ma e non so se Emanuele ne vuole parlare, non so manco se c'è ancora Emanuele. Ci sono. C'è Emanuele. Emanuele mi ha raccontato una storia prima che mi è piaciuta molto, perché Emanuele c'ha sempre queste queste informazioni molto particolari. Già nella storia nel racconto che lui m'ha fatto, poteva essere stato tutt'altra persona ad aver inviato questo messaggio. Non so se Emanuele ne vuole parlare.
È plausibile oppure no. Mh. È plausibile. Sì, perché tu mi avevi raccontato com'era l'atmosfera investigativa nell'82. Siamo in fascia protetta. No, no, però io sono curiosissimo. Io sono curiosissimo. Vai tranquillo. Eh, ti sento male, eh, Valerio. Poi non so neanche se siamo alla fine della trasmissione. Sì, sì, però visto che Emanuele c'ha qualcosa. Magari Emanuele ne ha parlato con me in privato, ma eh non ne vuole parlare. O. Dai, Emanuele, se se puoi dillo. Ma eh rileggendo un po' quelli che sono gli atti investigativi dell'epoca, io intanto vorrei fare i complimenti alla dottoressa De La Monica, perché nell'82 lei ci è andata, secondo me, veramente, veramente molto vicino. Perché lei ha delineato una serie di caratteristiche, eh, direi molto moderne, molto calzanti e soprattutto ha richiesto alla territoriale, quindi a tutte le caserme della Toscana, in particolare la provincia di Firenze, Pistoia, Empoli e Prato, anche se all'epoca alcune di queste erano sotto Firenze, di fornire una serie di elenchi dettagliati, un po' come si faceva negli Stati Uniti. E quindi ha chiesto: "Io voglio sapere l'elenco delle calibro 22 rubate, io voglio sapere l'elenco dei poligoni di tiro e dei loro frequentatori. Io voglio sapere l'elenco delle persone che ha a disposizione una calibro 22 regolarmente detenuta. Io voglio sapere l'elenco degli ospedali psichiatrici. Io voglio sapere l'elenco delle persone che sono state sottoposte a cure psichiatriche. Io voglio sapere l'elenco delle persone che eh hanno compiuto e sono state condannate reati di libidine, eccetera eccetera. Voglio sapere anche le persone che sono nate a Vicchio e che poi si sono trasferite a Scandicci". Ah, però. Allora, la dottoressa De La Monica era una donna, è una donna di grandissimo ingegno. Ma nell'82, voi ve immaginate un magistrato donna che dà degli ordini a dei marescialli o a dei capitani dei carabinieri, arma che, mia, eh, è maschile, perché noi pensiamo anche questo, no? Nell'84, fino all'84 non sono ammesse donne nella polizia e nei carabinieri non lo saranno addirittura fino all'89. Correggetemi se sbaglio, eh. Allora, io ho visto le risposte della territoriale. Le risposte della territoriale sono negativo, negativo, negativo. Tant'è che a un certo punto deve intervenire il Deus ex machina, il grande dottor Vigna, arriva a dire che si rende perfettamente conto della grande richiesta, della grande mole di lavoro che viene loro richiesta, ma prega loro di collaborare. Certo. E allora qualche timida risposta arriva. Allora, ecco, io io sono di un'altra idea, però non tralascerei l'ipotesi che qualche carabiniere abbia voluto anche partecipare in qualche modo all'indagine, fornendo alla dottoressa De La Monica le informazioni che ella richiedeva, ma che gli sia stato impedito. E allora questo carabiniere, proponendosi come cittadino amico, abbia deciso di scrivere prima un biglietto, poi un secondo e poi un terzo per dire: "Guardate, io non so bene come stanno le cose, però provate a verificare quello che è successo a Signa perché forse c'è un collegamento". Non so se ho reso l'idea.
Sì, hai l'idea perfettamente, però c'è un c'è un problema logico, però. Eh. C'è. È purtroppo è un'elegantissima spiegazione. Ho la massima ammirazione per questa analisi. Eh, no, no, lo so, lo so, sono ammirato, però c'è un problema. Cioè, noi dovremmo pensare a questo carabiniere o comunque tutore delle forze dell'ordine estromesso, eccetera eccetera, che però faccia centro, cioè che non solo ha detto. Eh, no, e allora, però deve sapere pure chi è che c'ha in mano la pistola che fa la serie, no? Penso che penso che vorresti dire un'altra cosa, Emanuele, che poi sarà Emanuele che lui ha questa intuizione che nella leggenda poi è passato come l'intuizione di di Fiori, giusto? Eh, però vuol dire che l'intuizione è corretta, cioè che la pistola poi è la stessa. Ma sì, perché poi lui scrive tre biglietti, il primo va. Ma come fa? Eh, lo so, ma come fa a centrare questa? Guardate che è rara. Secondo va a vuoto e allora il terzo. Per rendersi credibile. Allega anche un ritaglio di giornale. Eh, tutto perfetto fino a qua. Tutto perfetto. Ma come fa poi a effettivamente essere come dice lui? Eh, perché forse questo questo carabiniere lo sa. Ah. Io immagino che sia un carabiniere. Sì, ho capito. Ho capito. Scusa, scusa. Scusate, ma non c'era stato, mi pare da aver letto da qualche parte, però corregetemi se sbaglio. Capito? Capito? Non so se Tricomi, Tricomi o Tricomi non è non aveva detto l'olindo dell'amico, non mi ricordo, di cercare a ognuno, ehm, di cercare se c'erano dei precedenti di qualche caso irrisolto, qualcosa del genere, eh, che potesse in qualche modo essere collegata a questi delitti. Sì, sì, sì, è vero. Quindi un input c'era stato dalla magistratura. La Monica è la Monica che dirama l'ordine di ricerca fino al 1970. Quindi lei chiede di andare indietro fino al 1970. Purtroppo le risposte sono, come dire, poco collaborative, ma forse anche perché c'era l'estate, siamo nell'82, mondiale di calcio, l'Italia ha vinto, abbiamo tutti quanti voglia di andare al mare e sono anche anni in cui le vacanze estive per alcuni, diciamo, per alcuni personaggi duravano 3 mesi. Io ho visto, non voglio adesso fare nomi e cognomi, però sugli atti dei processi ci sono, eh, m, insomma, c'è qualcuno che faceva 3 mesi di vacanza. Sì. Sì. No, ma è un fatto, è un fatto che facevano 3 mesi di vacanza. Ho capito a chi ti riferisci. Questo è fatto, è spiacevole, no, che tu questo qui vuole andare in vacanza 3 mesi e tu gli mandi una richiesta di dargli l'elenco delle pistole calibro 22 detenute, l'elenco delle 22 acquistate, l'elenco delle 22 rubate, l'elenco dei malinconici psichiatrici, l'elenco delle persone disturbate. Tu dici: "Cavolo, mo che devo andare in vacanza, questa se ne viene fuori con tutta sta papardella di roba". Ma sai che c'è? Negativo. Evidentemente, forse la De La Monica riteneva che fosse prioritario scoprire chi era il mostro piuttosto che le vacanze magari di tre mesi. Manuele, per quello che no. È quello che mi piace. Io la sento molto Svizzera, la De La Monica. Comunque è molto interessante sta cosa che ha detto Emanuele.
Ragazzi, eh, siamo arrivati in fondo. Eh, alzato, ora che abbiamo iniziato a parlare. Guarda che noi possiamo continuare oltranz. Daniele, come. Sapevo che l'avresti detto, non c'è problema. Allora, qua si può fare anche le 5 di mattina. Io son veramente sfatto. Vabbè. Senza, vabbè, tu vai a dormire, lasci il microfono acceso, la radio accesa in coda, quello che tutti voi avete detto, no? E volevo proporre una riflessione, eh, però è soltanto una riflessione a proposito, no, diciamo sull'aspetto del '68, del '74, no? E io pensavo alle pause. E questa persona ha messo, non concesso che sia la stessa, io questo non lo so. Io ritengo che comunque la vogliamo vedere, ci sia qualcun altro, diciamo, che meglio di Stefano Mele avesse delle ragioni valide per commettere il delitto del '68. E ci sono anche degli spunti che poi grandi investigatori prima di noi hanno già avevano iniziato ad approfondire. Però secondo me sono importanti le pause, perché questo assassino fa tre pause, o meglio due e poi una pausa definitiva, quindi dopo il '68, dopo il '74 e dopo, ovviamente, l'85. Secondo me queste tre pause ci fanno capire, abbinato a quello che è il livello psicologico del personaggio, che è una persona particolarmente determinata, è una persona di media intelligenza, però è una persona incompetente dal punto di vista relazionale, lo dimostra il fatto che eh l'attacco che egli porta è un attacco di tipo blitz, quindi senza interagire con le vittime, vuol dire che questa persona non è molto brava a comunicare. Lo dimostra il fatto che tutto quello che egli fa lo fa per necessità propria, non lo fa per costruire un chissà quale altarino del golden gay e lanciare, come dire, e firmare il delitto in una maniera che non è funzionale a quello che a lui serve, cioè portarsi via le parti. Ecco, allora io penso che questa persona, nel momento in cui si trova ad aver paura, eh, si ferma, si ferma e fa due cose: o depista, oppure, e se depista, lo fa di solito con delle telefonate, con dei biglietti, con delle lettere, a quanto pare. Esatto. Oppure semplicemente si nasconde. E l'abbiamo visto anche con la scelta delle scene del crimine, che partono dalle prime che sono molto ampie con grande visuale alle ultime che sono un po' imboscate.
Per te questo vale pure per l'85, il dopo '85, cioè la terza pausa, come la chiami tu. Sì, io credo che egli lì avesse finito. Allora, eh, noi un anno fa ci siamo posti 10 domande con Francesco Cappelletti e altri con cui abbiamo iniziato questo percorso, no? E si disse: "Noi abbiamo 10 domande a cui dobbiamo dare risposta per trovare il nome dell'assassino". A oggi ne rimangono solo tre, e una di queste è proprio il nome di una persona che viene vista nei pressi del delitto di Signa, ma dopo il delitto, di cui abbiamo una fotografia. Ah, se riuscissimo a dare un nome a questo volto e a questa persona che ha una particolare vettura, è un'Alfa, e forse riusciremo a scremare la possibilità che ci siano due mani, due pistole, eccetera. Però ecco, io inizierei a dare un nome a questo volto, poi se volete ho la foto e ve la mando. Ah! Eh beh, certo. Ma una foto a Signa, una foto a Signa in che senso? È una foto del giorno dopo, in cui questa persona si fa immortalare in maniera. Quando c'era il sopralluogo praticamente dei carabinieri sulla scena del crimine. Sì. Scientifica. Se noi riuscissimo a escludere eh questa persona. Ma è un rosso? Come? È il rosso di capelli o biondiccio. Ma sai, la foto è in bianco e nero, quindi io non faccio il parrucchiere, non non sono pratico. Di colori e io sono aperto a tutto, cioè seguo voi grandi che mi date dei punti di riferimento, dopodiché si indaga a 360°. Ridar via questo personaggio dalla storia sarebbe utile? E le altre due domande ce le puoi dire oppure no? Eh, se non ce la puoi dire, non importa. Le due domande, voi già voi alcuni di voi già le conoscete, non le direi in trasmissione perché se questo personaggio, come io penso, è ancora vivo, anch'io, e gli vogliamo lasciare un po' di di sale sulla coda, non vogliamo che sverni tranquillo. Certo, certo. È giusto. Hai ragione.
Andiamo a tornare. Sì. Che ne dite? Direi proprio sì. Allora, lo sai che a me trovi, nel mio caso, trovi una porta aperta perché per me questo è un assassino. Due, due, due, due. Mi associo a quello che ha detto Valerio. Che io non penso che sia, è un nome, appunto, tutto da scoprire per me, quindi. E allora che si fa? Vi mando la foto e la diffondiamo. Ma io direi anche di sì, se è possibile, sì. Ah, questa secondo me si può anche far girare. Se ritieni di farla girare, va bene, altrimenti, insomma, rimane tra noi. Come. Voglio dire, se abbiamo ritratto il panettiere eh di Poggio Caiano, mica lo stiamo accusando di qualcosa. Lui ci dirà: "Guarda, ero io". Certo. Eh. Certo, certo. Emanuele dice tutto. Ah, scusa Emanuele, ora la domanda è giusta che te la faccio, però questa è una, perché a me interessa perché è una è una macchina particolare, una Lancia HF. Perché tu dici che questa sarebbe stata rivista un tipo di macchina. Lancia HF era quella del Rally, eh. Era una macchina che costava. Eh, quindi visto che questo personaggio è così, diciamo, si espone in questo modo nel '68, vediamo se ha voglia di farlo anche nel 2020. Ci sto. Ma si vede, si vede la targa della macchina oppure no? Eh, purtroppo no, sennò sennò sarebbe stato troppo facile. Eh. Io vorrei chiedere una cosa perché visto che la chat è sempre aperta e ci sono delle persone. Eh. Solo una cosa, siccome Fiore Fiore Leni, non so se è un uomo o una donna, ha detto questa cosa qui, cioè di questa confessione sul letto di morte di Stefano e che poi secondo avrebbe dovuto dire chi caspita è, avrebbe fatto prima, ma a voi risulta vera? Ah, no, lo dice il nome, io non do molta retta a Stefano Mele. Sì. No, voglio sapere se è vero, se è vero l'episodio che questo. Ma sa, dipende che vuol dire letto di morte. Nel '95, se non sbaglio, morì 10 anni dopo rispetto a quello che ha scritto nel messaggio. Lei si o Luca si rip era ormai. La morte di Mele avvenne nel '95 per una crisi respiratoria, se non sbaglio, a seguito di un intervento per un'ernia. Ma io non è che lo voglio sapere per, lo voglio sapere. Credo che abbia avuto il punto di morte, il il modo e il tempo per dire una cosa di questo tipo. Ecco. Ecco, però siccome a me piace, se io ho un'informazione, voglio sapere la fonte, voglio sapere dove è stata. Certo. Quindi è tutto una. Dovrebbe dircelo appunto questo set. Io quello che posso dire sul per essere certo di averlo letto negli atti è che l'ultimo tentativo che si fece di ottenere qualcosa di ragionevole dal Mele si fece alla fine nel primo processo Pacciani, che però non venne ascoltato. No, no, poi addirittura neanche l'ascoltano perché non era proprio più in condizione di. Eh. Cioè lì l'analisi proprio risulta agli atti, era ritenuto non non in grado di testimoniare. Quindi, se volete, io condivido questa foto e poi magari Daniele, se la vuole pubblicare, non so se lui ha modo, attraverso i suoi canali. È Daniele. Chi? Io, io. Il Bronzi. Daniele Bronzi. Ah, io sono io sono bloccato fino al primo. Ah, sei bloccato o. Eh, io sono il famoso Man in Block. Ah, Man in Block. Ah, sì. Eh, cioè sul sul tuo canale YouTube, a seguito della nostra trasmissione, non la puoi postare? Su YouTube? Su YouTube sì, però andrebbe fatto un filmato, ovviamente. Eh, ma io il filmato mica ce l'ho, ho una foto. Posso dire, puoi fare anche video, cioè con infermi immagine sulla foto, eh, volendo, non è che devi per forza. Te mandami la foto e poi ne eh faccio un video. Ah. Ah. Perché magari è un fake, magari è un artefatto e mi dicono di no, è, come dicevamo prima, il parroco di Lastra Signa. Eh, certo, certo, certo. Mandate mandatemi la foto e io faccio il video. Perfetto. Che qua richiesta proprio non fa paura, eh. Cosa? Cos'è? È riestissima. Emanuele, se la foto la metti nel gruppo WhatsApp che avevamo stasera. Ah, ecco, la vedo anche da qui. L'ho appena sparata. Sì, sì, ho visto, ho visto. Infatti. Perfetto. Eh, mi assumo la responsabilità. Magari è un falso, eh. E magari è Super Puma che ci ha fatto un hook e noi ci stiamo ci stiamo abboccando, però entrare. Eh, il litio, la fonte de foto da cui hai prelevato. No, no, no, no. Però so che a lui piacciono questi. No, no, ma comunque lui è molto, è molto ben informato, eh, Lium, quindi insomma. Però scusami Emanuele, questa mi sembra una macchina particolare, eh. Fulvia. Sì. Eh, quante ce ne sarà? Ce l'aveva ce l'aveva mia madre, ecco, all'epoca io ancora non ero nemmeno in programma. La madre di di Vinattieri. Il caso è chiuso. Via. No, non c'era lei lì. Non c'era lei lì. Era era al mare nel periodo di, era al mare. Sia sia mia sia mia madre che mio padre erano entrambi al mare, ancora non si conoscevano. Eh, ognuno affari gli affari loro. Sì, sì. La macchina è uguale, ecco, identica, perché ricordo la la mia mamma da ragazza vista in alcune foto e il modello di macchina è uguale, perché insomma, se escludiamo questa, poi il cerchio si stringe. E la persona in questione, perché qui c'è un, insomma, un, un campanello di persone non quale sarebbe di queste. È quel personaggio con la camicia bianca che è in posa davanti alla foto e ci sta dicendo in maniera orgogliosa che quella macchina è sua. Tu dici, quell in primo piano proprio a livello del del gomito destro alzato, giusto? E la mano sinistra in tasca. Sì, quello che si vede col gomito alzato è la mano sinistra e la mano sinistra in tasca. Vicino al cofano, vicino ai fanali. Vicino al cofano che sta dicendo: "Questa bestia è mia, qua è casa mia". E questa roba l'ho fatta io. La risoluzione è quella che. Ma scusa, qui dov'è questa macchina? Scusami. Esattamente dov'è questa macchina? In che posto è? Allora, e secondo la fonte è Assigna. Ora io qui ho diverse foto del delitto di Signa. La vegetazione e il contorno del bordo del bingone sono compatibili. Anche la collina dietro è compatibile, il profilo della collina che dietro sul. Sapete che io sto vicino alla Svizzera, quasi in Svezia, come dicevano prima, quindi non. No, lo so. Comunque anche anche il profilo delle colline che si vedono, i due alberi in presenza dei vigili del fuoco sono pressoché gli stessi. Sì, sì. Dimmi un po', scusa Emanuele, quando è stata scattata questa foto invece, o non lo sai? Allora, a quanto mi Sì, sono gli stessi, hai ragione, sono gli stessi. È il giorno dopo il delitto, quindi. Ok. Però prendiamo sempre tutto con il beneficio del dubbio, perché no, sennò poi qua sembriamo come quel ragazzo di Roma che ogni volta ne pesca una dal cilindro e magari è tutto sbagliato, no? Però valutiamola. Sì, gli alberi sembrano proprio gli stessi, in effetti. Sì, sì, sì. Mh. Oh, ragazzi. Ma gli alberi, scusami Emanuele, gli alberi che si vedono, ehm, questa che ci fanno vedere i pompieri, cosa sono questi? Questo è il giorno del delitto. Questi stanno guardando il fiume. Questo è successo dopo. Sì, forse quando hanno fatto il dragaggio del fiume. Allora, esatto, diciamo che quella di sopra l'auto è il giorno successivo al delitto, guard. L'altra magari sarà due giorni dopo, però sono vicini ore, come diciamo, sono nell'intorno del momento. Il luogo mi sembra quello. Io ho avuto la fortuna di conoscere un carabiniere. Eccoci. Mi sentite? Il Bronzi l'ha già diffusa a mezzo stampa. No, no, io no. Non mi non mi è ancora arrivata. Eh. Su Skype la vedi, però. Su Skype? Oh cavolo, non lo vedo. Mandatemelo. Se vai nella chat di Skype dovresti vederla. Mandatemela su su WhatsApp. Dicevo, io ho avuto ho conosciuto un carabiniere che si ricorda questo delitto del 1968 perché glielo chiesi, non so se ne ho mai parlato in trasmissione di questa cosa qui, chiesi informazioni su Fiori, sul maresciallo Fiori. Ah, su Marciallo. Eh, certo. E lui se lo ricorda come una persona, eh, un'ottima persona. Lui ne aveva un ottimo ricordo di Fiori e si ricordava anche delitto. Dico: "Ma lei se lo ricorda?" "Sì, sì, io" m'ha detto "Sono stato lì". Si ricordava la posizione della roccia, com'era, insomma, era stato sulla scena del crimine e mi disse che lui fu uno di quelli che andò a dragare il fiume, quindi sono stati i carabinieri a fare questo lavoro. Magari questi che sembrano eh pompieri sono carabinieri vestiti in questo modo, ma mi sa che. Solito, questa era un'attività che veniva delegata ai Vigili del Fuoco. Mh. Lui però mi dice di aver fatto lui, anche lui, almeno. Ma non sono vestiti un po' troppo pesanti lì, considerando che era agosto? Ma sai, pensavano magari che potesse prolungarsi lunga la cosa. No, ma i vestiti dico, non sembrano vestiti estivi, quelli che indossano. Sì. No, la mia era una battuta per dire che magari vedevano lungo. Cioè, non sembra quasi scattata. In un periodo di autonomo, di appunto, cioè in vernale, no, perché ci sono ancora gli alberi con la vegetazione, più magari a ottobre inoltrato, ecco, vedendo insomma lì quello che indossano. Boh, donna diceva che non ci sono più le stagioni di una volta. Eh beh. Cioè, sulle sul luglio '82 posso dire che fu molto caldo e capisco che la gente voleva andare presto al mare dopo il campionato del mondo vinto dell'Italia. Nel '68, in effetti, agosto non non fu particolarmente caldo, però insomma, da qui a vestirsi in quel modo ce ne corre. Ma forse pioveva. Eh, non lo so, perché se se pioveva e le montagne, insomma, le colline lì sullo sfondo non si vedrebbero con la pioggia, conoscendo la zona ed essendoci passato anche. No, no, no, conosco la zona. Ci son passato a volte di lì con la pioggia e non si riescono a vedere le colline proprio quando è in corso la pioggia, cioè si si coprono con le con le nuvole. Ma scusa, non può essere un modo di vestirsi per guadare il per guardare, scusate, per dragare il fiume? Questo. C'è una è una divisa per dragare il fiume. E come ci andavano sennò a dragare il fiume questi? Quella è una divisa da pioggia. M. Eh, ma siccome devono andare nell'acqua, non lo so. Daniele, la foto dov'è? Come Daniele? No, mi hanno chiesto tutti questa foto. Valerio. L'hai vista Valerio e Daniele l'hai vista? No, non ho viste. Dove me le avete mandate? Nella chat di Skype. Nella chat di Skype. Porca miseria. E qua non le. Apri la chat, lì dovrebbe esserci lì il simbolino con un punto rosso in basso a destra dove col simbolo del messaggio. No, su quella della radio. Ah, aspetta. Eh, no, non la vedo. No, non c'è. Non c'è. Non apre. No, qua ci vuole un tecnico informatico. Allora. No, non la vedo. Porca, porca miseria. So anche cegato, eh, te mi avvicino. Eh. Mandagliele su WhatsApp. Vai. Mandamela su WhatsApp, per piacere. Per piacere su WhatsApp. E io non ho il numero del Bronzi. Ma come no? Eh. Se qua. È sulla chat, forse. Ce l'hai messo sulla chat, Matteo? C'ai i 346 i Vodafone. Te Bronzi? Sì, sì, sì, esatto. Sì. Allora, lì nella chat, nel gruppo WhatsApp c'è anche i Bronzi. Assolutamente sì. Allora, comunque c'è nel gruppo della chat, se si era aggiunto anche lui lì nel gruppo che si era creato stasera. Arrivato è arrivato la foto. È arrivata. Sì, sì. Ecco qua. Tera. Ma sul gruppo degli ascoltatori? Sì. No, no, no, no. Un gruppo a parte sera s'era creato. Ah, capito, capito, ho capito. Ok, ok, ok. Comunque sono due le foto. Ecco. Vabbè. Sì, la prima, cioè m. Sì. Vediamo, no, se sono vere, intanto, se magari abbiamo degli esperti che ci possono dire se c'è un fotomontaggio. No, quello non è un fotomontaggio, quello si vede che è una foto d'epoca. Non credo. Poi io non me ne intendo perché dovrebbe essere un po' montaggio. No, si poteva fare, si poteva fare Valerio nel. No. Sì, ma dipende la fonte. Non so dove l'ha presa Daniele, scusami Emanuele, se è una fonte di di non so, di di un giornale di. Sì. Le mie fonti sono sempre protette, quindi saluto a proposito i lupi del Mugello. No, volevo sapere se è una foto che è stata pubblicata su un giornale, se è una foto pubblica, se è una foto, vabbè, allora. Ci sono, ci sono ragazzi che sono sempre a giro per le campagne, soprattutto nel Mugello, a cercare riscontri e ne trovano ogni giorno di nuovi. Sì. Eh. E li ringrazio perché li condividono. Li vorrei ringraziare anch'io. Dani, Emanuele. No, allora la foto ancora non è arrivata su WhatsApp. Eh, perché è interurbana. Eh, infatti. Ma dove cacchio l'avete mandata? Eh, eh, non si capisce. Pronto? Ci siamo. Sì, sono a Milcare. E sono a Milcare. Io qui non ce l'ho. Boh. Vabbè. Ma c'è qualcuno che riesce a darla al Bronzi? Come? No? Chiedevo se c'è qualcuno che riesce a passartela, Daniele. Ma spero di sì, ma non so chi, eh. E facciamo la conta. Comunque ormai sembra di essere già nella fase post trasmissione, non so se ve ne siete d'accordo. Abbiamo finito con la trasmissione. No, penso siamo sempre in diretta. Siamo in diretta o abbiamo finito? No. Sì, siamo in direttissima. Magari uno di voi potrebbe mandarlo a Daniele. Io ve lo ragazzi, io ve lo dico. Daniele, mè fantastico. Sei fantastico perché riesci proprio a spostare completamente la, come dire, lo stato d'animo. Vedi se passa da sì. Tra l'altro Marco, adesso che ti sento, mi segnala mia amica Cristina che lei il prossimo mese viene a Roma per un addio al celibato. Sì, io vi dico questo. Dai. Voleva sapere se si può combinare, se si può approfondire quella perizia balistica. Benissimo, benissimo. Io vi dico questo, fra poco la mia mamma mi chiama. Devi andare. Perché poverina. La peggio del mostro. No, lei. Ah, cioè, no, veramente, cioè lei è terrorizzata. Ma guarda che vengono in radio e ti sparano. Mamma, mi sparano, non ti dico dove. Vabbè, lasciamo stare. Però è è abbastanza impaurita. Perciò e siamo a mezzanotte. Uh, che mezzanotte e mezzo quasi. Eh. Adesso si esce. No. Eh. Sì, sì, sì. Eh, festeggia il post trasmissione adesso. Cioè, ragazzi, io abito a Milano, adesso inizia la vita. Strada, dai. Allora, aspetta Daniele, se dobbiamo chiudere, io sono gli spostamenti interregionali ancora per Marco, si può fare tutto. Matteo, come. No? Sono ancora vietati gli spostamenti interregionali per trovarsi a metà strada. Mi sa che uno interregionale fa', eh. Ueremo il rischio. Se mi fermano. Io ti chiamo Daniele. Daniele. Sì, ci sono. Daniele P. Chiamo. Eccomi. Presente. No, Daniele Bronzi, dicevo un attimo. Ah, eccomi. Dimmi. Ti volevo dire, volevo anticipare che per giovedì prossimo. Sì. Dovrebbe esserci proprio una puntata sulla pista sarda. Ok. Mi sa che l'abbiamo fatta noi. E invece su quella di prima, su pergamene e dovrebbe, avrei invitato Vic White che ci parla di Occhio Rag. Ottimo, ottimo, ottimo. Va bene. Ok. Ah, che bello, che bello. Te lo sai? Io sono aperto, cioè io non mi faccio preclusioni, eh, come qualcuno si fa. Facciamo un attimo di polemica così, no? Perché c'è chi si offende per quello, chi si offende per quell'altro. Quando qualcuno vuole parlare, io son qua e sempre e comunque. E Valerio, perciò te sei libero di fare ciò che vuoi, com'eran tutti, anche per gli altri che però, a quanto pare, e sono un po' così e niente, e se la prendono a male, capito Valerio? Sì, purtroppo ho capito. Ecco, ma stai prendendo male per nulla, cioè per per delle sciocchezze, perché io ho sempre detto a chiunque, a chiunque mi devi dire qualcosa, chiamami, ne parliamo. Si discute. Se poi sei così permaloso o così rognoso, come si dice a Firenze, da non volerlo fare, non è un problema, giusto? E ti mandiamo a Salvatore Vinci. Ma ma magari venisti più a chiacchierare, cioè cioèagozza, cioè io parto in diretta a bomba, poi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi vi 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Daniele P. Daniele P. No, no, io io io >> per il coronavirus. Per cosa? Ragazzi, io non mi sono mai fermato un attimo. Fate voi, >> no? Per fare i bravi. >> Per fare i bravi, non per coronavirus. Ho detto >> Ma noi facciamo bravi, vero? Scusa, perché pensi il contrario? Allora, e a me serve un po' di gnagna, poi fate voi. Eh, >> ecco, ho capito perché lo vediamo il parco delle rose. >> Esatto. Ora avete capito perché lo dico? Perché Daniele pensa solo a gn gna >> e chi chi io quando mai. >> Gnaggna, >> ragazzi, eh vabbè saluto a tutti, un bacione. >> Buonanotte. >> Buonanotte. Grazie. >> Ciao. Buonanotte Valerio. Aspetto ovviamente la prossima locandina. >> Eh, >> ce l'ho già. Ce l'ho già >> di già. Eh sì, sì, perché fare in Photoshop o in >> come volete. >> E quello >> e ricordatevi la foto della macchina perché ancora non è arrivato. >> Eh no, a me non mi è arrivato nulla. Eh >> m >> iscrivetevi al canale, mi raccomando. Florence International Radio. >> Esatto, esatto, esatto, esatto. >> Ma sarà pericoloso? >> No, no, perché si devi scriere? No, io sono tranquillo, dai. Su, non faccio male nessuno. No, >> no, >> eh. E però >> non ci arrivano lettere coi trasferibili. >> Come >> non ci arrivano lettere coi trasferibili? No, però io c'ho da cercare le mie videocassette e quando saranno fuori quelle tanta gente avrà degli attacchi pro di mal di stomaco. Ma cioè da paura. Vabbè, però lascialo stare, va. >> Amatorial, >> come >> no? Dico, sono videocassette amatorial, >> no? Son molto professionali. molto girate in certi luoghi, >> ma dico, ma senza le luci giuste, senza la sceneggiatura così fatte un po' >> Eh, chi è Daniele che parla? >> Sì, >> Emanuele. Emanuele, >> Emanuele. Io purtroppo da un certo anno in poi ero inviato a fare delle riprese sui luoghi. >> Ah! E e c'ho tutti i rush e i rush tecnicamente sono i girati. Sì, >> perché ai telegiornali te vedevi i tagliati, gli ispezzoni, i rush invece sono puliti, cioè vanno a diritto. Cioè >> video integrali praticamente, >> come >> video integrali praticamente di quello che veniva filmato indipendentemente da quello che poi veniva messo in onda. Bravo, bravo, bravo. Cioè, te quello che te vedi attualmente, magari quando lo ripropongono a media oray o da da qualsiasi altra parte, quelli sono girati dal sottoscritto, però tagliati. Io c'ho il rush, cioè gli originali e l'ho già detto tante volte anche sulle pagine eccetera, eh c'ho gli originali >> e non si guardano. >> Eh allora io c'ho tipo 2 4 6 8 eh 12 scat eh file di scatole fino al soffitto. C'ho da cercare l'originale. Vbè, ma per quei lavori mi sembra che abbiamo Valerio, no? Che è un >> Ma c'è tanta gente che si è offerta, però il problema >> è vero, Valerio. Sì, sì. >> Eh, il problema mio è che c'ho la mamma che in casa non vuole nessuno. Ecco. >> E chissà che c'è in quei in quei nastri. Valerio, e quando >> sono? >> No, no, sono Maticar di pollice professionale quando tira fuori quelli. Ah, e dovrei avere da qualche parte e qua la tiro la bomba. Ma ce l'ho >> m >> il la copia di Anna. Ah, caspita famosa che procura nell'87, giusto? >> Questa è una bella bomba che ci ha diato, >> eh. Io c'ho quella copia c'ho c'ho la copia. >> Eh, >> ma dove ma il problem i pavimenti. >> Il problema è che non so dov'è. >> Eh, no, questa non ce la dovevi fare, però. >> No, no, so che còho in casa. >> Questa è unesca perché c'è un sacco di persone che si offre volontaria. Sai quante ragazze che adesso si offrono volontarie? Eh, >> il problema è che ce l'ho in casa, ma non so dove, perché veramente c'ho valanghe, valanghe valanghe fra Umatic e VHS, ma ce n'ho veramente valanghe. Non mi ricordo se ce l'ho in copia in VHS, se se ce l'ho in Umatic, se ce l'ho in BV, se ce l'ho in Betham. Non mi ricordo come ce l'ho, ma ce l'ho. >> Ma Daniele, ma tu hai soltanto la videocassetta o anche la lettera coi trasferibili? >> No, c'ho la videocassetta originale. C'è la copia dell'originale. >> Come fai ad averla? He, piacerebbe saperlo. Eh, >> eh, sì, mica te lo chiedevo. Senò >> non te lo dico. Le fonti sono >> le fonti dei giornalisti sono segrete, ecco, non si possono bruciare. >> Ma diciamo che abbiam fatto due trasmissioni a video Firenze, tutte e due severate e tutte e due copiate. Eh >> m >> Eh >> ma era attendibile, secondo te quella videocassetta dell'87? Allora, ti dico questo che eh l'ho visionata, me la ricordo molto bene e ti dico questo, che quella videocassetta lì è stata fatta da qualcuno che veramente sapeva ehm armeggiare, non era un professionista, eh però quello lì, essendo un montaggio in VHS, era stata fatta, sicuramente, te lo dico, marca, modello, eccetera, col GVC 6000 che era un'unità di montaggio della GVC che all'epoca costava circa 4 no 56 milioni. >> E senti, ma questo apparecchio poteva essere mh di pertinenza delle scuole? >> Mah. Guarda, ce l'avevano gli amatori, ma gli amatori, tipo io c'avevo qualcosa di simile, però lavorando in televisione avevo la il vantaggio di di usare gli apparecchi di di qualità superiore, però gli amatori, quelli che facevano anche i matrimoni, ecco, chi faceva matrimoni, quell'apparecchiat, quell'apparecchio lì ce l'aveva. Tra l'altro Daniele era apparecchiatura anche abbastanza ingombrante o sbaglio questa? >> No, no, no, no, >> non era >> non era ingombrante. Fai conto, eh due grossi VHS dell'epoca accoppiati e poi c'era la centralina che eh si collegava a tutti e due e ti faceva permettere di fare l'editing. L'editing cosa voleva dire? che te potevi montare sul nero una taccia audio e poi il video eh che si chiamava insert video, ti ammontavi gli spezzoni che volevi su quella traccia audio, >> quindi tu la diciamo la indigheresti più come un'attrezzatura di tipo professionale, insomma, >> era molto vicina al professionale, infatti io stavo a quella cifra lì. Eh, >> però scusa se insisto, questo tipo di attrezzatura poteva essere in dotazione ad un istituto scolastico? >> È probabile, però guarda che la vedo buia perché comunque sai bene che a agli istituti scolastici non non è che danno tanti soldi, eh, >> forse qualche istituto scolastico privato ad un certo livello >> superiore. Sì, quello sì, >> sì, sì, sì. Te tieni conto eran circa 6 milioni di lire. Eh >> eh, infatti una scuola statale dubito che potesse permettersi anche all'epoca >> a meno che paghino le suore. >> Eh, certo, infatti quello che che presumevo. Però tieni conto che anche all'epoca fare un corso in regia televisiva io insegnavo alla massimo dal da zerio costava 6-7 milioni fare un corso, eh per imparare. >> Non era da tutte le tasche, ecco, se te lo permetto. Cioè io avevo comunque una classe di 15 persone, l'ho fatta per 4 anni e comunque costava 67 milioni a testa, >> eh. Quindi se io ti dicessi un nome tu mi potresti dire se l'hai avuto come allievo. Io non so perché, ma ho la sensazione che tu mi stia guardando. E allora ascolta, la gente qui ti chiama mostro maniacco belva. Ma in questi anni credo di aver imparato a conoscerti, forse anche a capirti. E so che tu sei soltanto il povero schiavo di un incubo di tanti anni fa che ti domina. Lo so che è passato, che è segnato il sospetto, la diffidenza, ma in questo momento non ti sto mentendo. E non ti mentirò e anche dopo. Se quando deciderai di liberarti di questo mostro che ti ti danneggia, tu sai dove e quando e dove trovarmi. Io ti aspetterò. Ma in questi anni credo di aver imparato a conoscerti, forse anche a capirti. E so che tu sei soltanto il povero schiavo di un incubo di tanti anni fa che ti domina. Lo so che è passato, ti ha insegnato il sospetto, la diffidenza, ma in questo momento non ti sto mentendo e non ti mentirò neanche dopo. Se quando deciderai di liberarti di questo mostro che ti final, tu sai come, quando e dove provarmi. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò. Tu sai come quando come travarmi io ti aspetterò. Tu sai come, quando e come trovarmi. Io ti aspetterò.