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Il clima sta cambiando in ogni angolo del mondo e il tempo stringe. Alluvioni, incendi, caldo estremo, scioglimento dei ghiacciai sono soltanto alcune delle parole che sempre più spesso troviamo in articoli e telegiornali. Si è ormai acceso un campanello d'allarme per la nostra società.
L'IPCC ci racconta perché e quanto sia grave. L'IPCC, ricordo, è l'Intergovernmental Panel on Climate Change, è un organo composto ad oggi da 195 paesi membri, dove migliaia di scienziati esaminano migliaia di articoli scientifici inerenti al cambiamento climatico. Oggi, pensate, siamo a più di 14 mila articoli scientifici analizzati. Questo mega studio ha dato vita al Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) dell'IPCC, che sarà completato in tutte le sue parti entro il 2022.
"È chiaro da decenni," ha affermato L'Arc Presidente, "ma son dalle moto che il clima della terra sta cambiando e il ruolo dell'influenza umana sul sistema climatico è indiscusso." Normalmente l'IPCC è piuttosto cauto ed equilibrato nei suoi report, cioè non si sbilancia così tanto come tipico dello stile accademico scientifico, giustamente. Ma in questo caso il tono è grave, è preoccupato.
Le condizioni climatiche che l'uomo sta inequivocabilmente modificando sono senza precedenti negli ultimi migliaia di anni e se non si inverte subito la rotta, il sistema Terra impiegherà altrettanti per ripristinare l'equilibrio di quegli ambienti dove noi viviamo. Lei, la Terra, starà bene perché se ne frega di noi o di 1, 2, 3 gradi in più. Lei trova sempre un nuovo equilibrio. Ma noi no. Per noi non sarà così semplice adattarci.
Il problema del grado e mezzo, celebre a livello globale. L'obiettivo è quello di non fare aumentare la temperatura media di 1,5 gradi rispetto a quella pre-industriale, come già stabilito durante l'Accordo di Parigi nel 2015. Beh, potreste pensare: "in fondo 1,5 gradi non è poi così tanto". No, no. Un grado e mezzo è un'enormità se lo consideriamo come variazione media a livello globale. Sopra quella soglia, avverte l'IPCC, molte conseguenze climatiche saranno irreversibili.
L'ultimo report afferma che se non dovessero essere attuate immediatamente soluzioni per ridurre le emissioni di gas serra, sarebbe impossibile evitare il raggiungimento del fatidico 1,5 gradi entro i prossimi 20 anni e anzi, si supererebbero probabilmente i 2 gradi di aumento. Attualmente la temperatura si è alzata di circa 1,09 gradi Celsius, con valori più alti sulla terraferma (1,59) e più bassi sugli oceani (0,88). Si ritiene che ci sia una probabilità superiore al 50% che il grado e mezzo venga superato negli anni immediatamente successivi al 2030 ed è virtualmente certo che se non si tagliano le emissioni, si raggiungeranno i 2 gradi entro la fine del secolo.
Ma come è stato creato questo rapporto? I più scettici potrebbero pensare che questo rapporto sia esagerato e che magari i dati sono falsi. Magari lo fossero. Purtroppo, tutto quello che è contenuto al suo interno è basato sull'utilizzo dei modelli climatici di ultima generazione. Si tratta, in pratica, di programmi estremamente complessi che permettono di prevedere la variazione di alcuni parametri (esempio: la temperatura superficiale o le precipitazioni) in relazione a come cambiano altri parametri (per esempio: la temperatura media globale).
Le simulazioni di ultima generazione utilizzate sono chiamate CMIP6 (Coupled Model Intercomparison Project Phase 6) e sono il frutto di un programma internazionale dove istituti di ricerca, università e laboratori condividono i risultati ottenuti in materia, così da avere a disposizione un unico grande database. Parliamo praticamente di uno dei più grandi studi mai realizzati a scala globale. Questo è di vitale importanza per riuscire ad avere informazioni ancora più dettagliate rispetto a quelle disponibili negli altri report, come il precedente del 2014.
È possibile, ad esempio, confrontare molti più dati riferiti al clima del passato, così da poter creare modelli migliori e più affidabili. L'abbondanza di dati ha permesso di fornire non solo informazioni globali, ma anche a livello regionale. I continenti, gli oceani, infatti, sono stati separati in diversi blocchi e sul sito IPCC è presente un atlante interattivo che permette di visualizzare per ciascuno i diversi parametri calcolati nello studio. Rispetto al precedente rapporto, quindi, la tecnologia e l'evoluzione degli studi hanno permesso di affermare con ancor più certezza il ruolo chiave dell'uomo nel cambiamento climatico.
Si parla poi dei cinque scenari per ipotizzare come evolverà il sistema Terra nei prossimi anni. Sono stati creati cinque possibili scenari: uno che ipotizza di mantenere costanti le emissioni, due che ne prevedono un aumento (emissioni alte e molto alte) e due che ne prevedono una diminuzione (emissioni basse e molto basse). A seconda della strada che la comunità globale deciderà di intraprendere, la soglia critica potrebbe essere raggiunta in tempi diversi.
Il grado e mezzo verrebbe superato in questo secolo negli scenari con emissioni intermedie, alte e molto alte e in quest'ultimo caso il valore verrebbe raggiunto entro il 2040, quindi alle porte. Se invece le emissioni venissero mantenute basse, molto basse, sarebbe probabile che questo valore venga superato solo temporaneamente (di circa 0,1 grado) per poi tornare a valori inferiori al grado e mezzo entro la fine del secolo. I due gradi, invece, verrebbero superati in questo secolo negli scenari che prevedono emissioni alte e molto alte e probabilmente anche in quello intermedio. Se le emissioni, invece, fossero basse o molto basse, è molto probabile che questa soglia non venga mai raggiunta.
Indipendentemente da quale sia lo scenario che decideremo di intraprendere, però, qualcosa andrà perso in ogni caso. In particolar modo, tutto ciò che riguarda lo scioglimento dei ghiacci è ormai irreversibile o gran parte lo è. Anche se da domani le emissioni dovessero per magia essere pari a zero, il loro scioglimento e il conseguente aumento del livello del mare sarebbe inarrestabile per i prossimi secoli, se non addirittura per i prossimi millenni.
Per avere un'idea, nel breve periodo, diciamo entro il 2100, l'aumento sarà pari ad almeno 28-55 centimetri se le emissioni saranno molto basse, fino ad arrivare ad un valore tra i 2 e i 5 metri nel caso di emissioni molto alte. Sul sito NASA possiamo vedere le proiezioni future del livello del mare. Andiamo, noi vi faccio vedere. Possiamo selezionare uno dei cinque scenari, dal migliore al peggiore. Nel caso migliore, a Civitavecchia, nel 2100 siamo a più 30 centimetri, a Napoli 33, Genova 34, Venezia 41, Palermo 32. Possiamo vedere anche il dettaglio di ogni città. Questo è il caso peggiore: a Venezia, per esempio, nel 2100 si stima una risalita di 77 centimetri, a Napoli, come dicevo, 33 centimetri nel caso migliore, 71 nel caso peggiore.
E la domanda a questo punto è: poi, siamo ancora in tempo? Il rapporto ha evidenziato come non tutto sia perduto. Il suo obiettivo, infatti, è quello di aumentare la nostra consapevolezza sull'argomento e mostrarci come sia ormai chiaro che l'anidride carbonica, assieme ad altri inquinanti e gas serra, è il principale motore dei cambiamenti climatici. Dal 1750 ad oggi, infatti, l'aumento di gas serra è senza dubbio legato all'attività umana, raggiungendo nel 2019 valori da capogiro: 410 ppm (parti per milione) per l'anidride carbonica, 1866 ppb (parti per miliardo) per il metano e 332 ppv per il protossido di azoto. Per avere un confronto, in epoca pre-industriale i valori erano di 278 ppm per la CO2, 750 ppb per il metano e 280 ppb per il protossido di azoto. Insomma, un aumento enorme.
"Stabilizzare il clima," ha dichiarato il co-presidente Panagia, "richiederà riduzioni forti, rapide e costanti delle emissioni dei gas serra e raggiungere emissioni nette di CO2 pari a zero. Anche limitare altri gas serra e inquinanti atmosferici, specialmente il metano, potrebbe avere dei benefici sia per la salute che per il clima." E carissimi, per riduzioni rapide non si intende nel giro di qualche anno, decennio, ma proprio quasi istantanei. Come se mi venisse un infarto e devo andare in ospedale, ci devo andare subito, nel senso di subito, non dopo qualche giorno o qualche settimana. Lo stesso discorso vale per il clima: bisogna intervenire subito, o le conseguenze, tutte le conseguenze, saranno irreversibili.
Per vostre informazioni, alla fine di quest'anno si terrà a Glasgow la COP26, cioè la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e, incrociando le dita, il monito dell'IPCC indurrà chi di dovere a prendere seri provvedimenti per cambiare la situazione. Ricordo, poi, come ho detto anche all'inizio, che l'IPCC è al lavoro sulle restanti parti del report, la cui uscita è prevista entro il 2022, che a loro volta saranno concentrate sull'analisi delle fonti di emissioni di gas serra e sulla creazione di soluzioni attuabili per arginare, o tentare di arginare, il problema in brevissimo tempo.
Era doveroso fare questo video sull'IPCC, sul nuovo rapporto. Spero che sia stato interessante. In ogni caso, vi invito ad andare sul sito IPCC, c'è anche quello italiano, dove potrete trovare un sacco di informazioni. La referenza è quella: andiamo sul sito, ci documentiamo, leggiamo di tutto e di più. I documenti sono centinaia e centinaia di pagine. Questo, ovviamente, è stata una super sintesi e spero che sia servita. Se questo video vi è piaciuto, iscrivetevi al canale, notifica per seguire i prossimi e io vi aspetto qui su Joe Kopp, le scienze della Terra nella vita di tutti i giorni. Ciao.
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