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Lezione 5 Le Fonti Europee

Angela Ferrari Zumbini17:44

Transcription

Eccoci pronti per la nocciolina numero 5, il diritto. Allora, la nocciolina numero 4 riguardava le fonti del diritto italiano, ma non mi sembrava che mancasse qualcosa. Mi è sembrato tutto a posto, c'era tutto. Non avete detto: "È però a me sembra che qui manca proprio qualcosa". Con una terminologia anglosassone potremmo dire, c'era un elefante nella stanza, non so se conoscete l'espressione. Cioè, c'è qualcosa di gigantesco, di macroscopico che sta in mezzo a noi e nessuno ne ha parlato. Che cos'è? Provate a rifletterci. Abbiamo parlato di tutte le regole, di tutte le norme, le leggi che noi dobbiamo rispettare, ma non mancava qualcosa che è nella nostra vita ormai quotidiana, che dobbiamo rispettare, di cui parliamo sempre. Dai, ci siete arrivati? Sì, sono sicura che qualcuno ci è arrivato. L'Europa. Mancavano le fonti europee. Noi ormai facciamo parte dell'Unione Europea e quindi, in quanto italiani, dobbiamo rispettare non solo le norme italiane, ma anche le norme europee. E quindi, nel sistema delle fonti, dovevamo necessariamente parlare anche delle fonti europee. Ho dedicato una nocciolina a parte perché altrimenti diventava troppo pesante, però ovviamente dobbiamo parlarne.

Allora, noi facciamo parte dell'Europa, l'Unione Europea, e dunque dobbiamo rispettare norme. Non solo, dopo un lungo dialogo, non sempre molto amichevole, fra le corti, si è stabilito il principio che vale ovviamente in tutta Europa e non e non solo in Italia, vale per tutti, secondo il quale le norme europee prevalgono sulle norme dell'ordinamento interno, qualunque esso sia, italiano, tedesco, francese, quel che volete. Per cui, a livello di piramide che abbiamo fatto nella nocciolina numero 4, le norme europee sono anch'esse poste nel vertice della nostra piramide perché sono sovraordinate rispetto alle nostre altre leggi e prevalgono sulle leggi italiane che sono in contrasto con le norme europee. Ci sono alcuni limiti perché alcuni principi fondamentali della costituzione prevalgono rispetto alle normative, ma questo è troppo complicato da affrontare qui e quindi lo lasciamo perdere. Anche perché nella vostra vita quotidiana difficile che ciò si verrà a verificare. Normalmente, qualora voi, il vostro quotidiano studiare o futuro lavorare, se vi trovate di fronte a una norma europea che stabilisce una regola e una norma italiana che ne stabilisce una diversa e contraria, e questo può accadere per una serie di motivi, voi dovete applicare la norma europea. Non dovete andare da un giudice a chiedere qual è la norma giusta da applicare, a meno che non abbiate dei fondati motivi per essere in dubbio. Se è evidente, se è chiaro, dovete applicare la norma europea. Questo qualunque lavoro voi abbiate, cambiate a fare. Ad esempio, anche i magistrati, i magistrati ordinari normali, se si trovano di fronte alla causa delle norme in contrasto con le norme europee, devono applicare direttamente il diritto europeo senza dover andare a chiedere a qualcun altro. Ovviamente c'è una corte che controlla che il diritto europeo sia effettivamente applicato bene e andremo a vedere anche quali a questa corte prima di arrivare alla corte. Per ora parliamo delle fonti del diritto europeo.

Le fonti del diritto europeo possono ritrarsi anch'esse con il disegnino della piramide perché anche a livello europeo noi abbiamo una fonte, uno o più fonti che sono al vertice, quelle che vengono sotto. Qual è l'atto o gli atti che sono nel vertice della piramide delle fonti del diritto europeo? Sicuramente l'avrete sentiti nominare tante volte: sono i trattati. I trattati dell'Unione Europea corrispondono come livello gerarchico di vertice a quello che nel nostro ordinamento interno la costituzione, perché a livello europeo i trattati istitutivi sono la fonte gerarchicamente sovraordinata, stanno soprattutto e quindi chi sta sotto li deve rispettare. Vi ricordate il discorso della piramide? Voi di trattati ne avete sentiti nominare tanti perché ci sono i trattati istitutivi negli anni '50, poi c'è stato Maastricht che è famosissimo, ma che se poi chiedo cos'è il trattato di Maastricht, non sempre chiaro. È semplicemente un trattato che ha modificato i trattati istitutivi e che quindi ha stabilito delle regole un po' diverse. Dopo Maastricht è venuto Amsterdam, Nizza, Lisbona, forse sono tutti nomi che voi avete sentito. Il punto è che sono tutti trattati e vanno a modificare l'impianto iniziale della Comunità Europea, poi diventata Unione Europea, e ogni volta bisogna poi fare il testo consolidato, cioè si vede quale ok, dice ok, ma qual è il trattato attualmente in vigore tra le norme vecchie rimaste in vigore, le norme nuove modificate. Questi trattati istitutivi, quindi, sono la fonte sovraordinata del diritto dell'Unione Europea. Ovviamente, in quanto atto di vertice, cioè ci sono disciplinati quali sono gli organi dell'Unione Europea, quali sono i loro poteri, che ha il potere legislativo, il potere esecutivo, eccetera eccetera, e una serie di altre norme. Come dicevamo, gli atti che vengono sotto, sotto ordinati, devono rispettare i trattati. E chi fa rispettare questa previsione, cioè che controlla che tutte le norme sotto siano effettivamente concordi con quanto previsto nei trattati? C'è una corte a livello europeo che verifica proprio questo, che è la Corte di Giustizia. Anche questa l'avrete sentita. La Corte di Giustizia a livello europeo, fra le altre cose, controlla che gli atti normativi dell'Unione Europea siano coerenti con i trattati e dunque svolge in qualche modo lo stesso compito che a livello interno svolge un'altra corte molto importante, che poi sicuramente conoscete. A livello interno in Italia, chi è che controlla se le leggi, decreti legge e decreti legislativi sono conformi alla costituzione? Vi aiuta la parola stessa. Qualcuno ogni tanto indovina. Questo va detto: la Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale in Italia controlla la legittimità costituzionale, quindi l'aderenza al testo della costituzione delle leggi, cioè se le leggi sono conformi a quello che dice la costituzione oppure no. La stessa cosa lo fa in Europa la Corte di Giustizia.

Quindi, i trattati istitutivi al vertice. Cosa c'è sotto? Vi ricordate nella piramide dell'ordinamento interno noi avevamo quattro fonti primarie: legge, decreto legge, decreto legislativo, referendum. A livello europeo, noi oggi andremo a vedere, diciamo, possiamo dire semplificato, perché ci interesseremo solamente di due fonti primarie, quindi un po' più semplice. Però il tutto è reso un po' complicato da delle denominazioni che non sono sempre intuitive per noi italiani a livello proprio di traduzione dei termini rispetto a quello che ci viene in mente. Perché? Perché l'atto a livello primario normativo in Unione Europea che potremmo dire corrisponde a quella che da noi alla legge, a livello europeo l'hanno chiamato regolamento, che invece in Italia la cosa è. E quindi ogni tanto non ci confondiamo. L'importante è che voi sappiate che i regolamenti europei, quando si parla di regolamento europeo, sostanzialmente si sta parlando di una legge europea, solo che non si può chiamare così perché non l'hanno chiamata così. Però il regolamento europeo ha tutte le caratteristiche che ha la nostra legge, ovvero disciplina una determinata materia in modo generale e astratto, cioè pone delle regole che sono valide per tutti, in qualsiasi momento, in qualsiasi situazione. Non è una disciplina specifica. Quindi è un regolamento che pone delle leggi generali astratte che sono obbligatorie in tutti i loro elementi, cioè tutto ciò che c'è scritto in un regolamento è obbligatorio, vanno tutte ugualmente rispettate. E l'altra caratteristica fondamentale del regolamento è che il regolamento europeo è direttamente applicabile in tutti gli stati membri. Cosa significa essere direttamente applicabile? Significa che quando l'Europa adotta un regolamento, questo regolamento, quando entra in vigore, vale immediatamente per tutti i cittadini di tutti gli stati membri, cioè non serve che lo stato membro faccia alcunché per adeguarsi a quelle norme. Le norme sono direttamente in vigore e tutti noi dobbiamo rispettarle. Non serve che lo stato italiano, francese, tedesco, spagnolo faccia nulla per adeguarsi. Quindi bisogna applicare direttamente il regolamento europeo quando viene emanato. Ad esempio, i regolamenti sono delle norme che vengono adottate normalmente in materie che sono già abbastanza simili nei vari paesi europei, perché ovviamente imporre le stesse regole esatte ci sia tutti i paesi presuppone che di base ci sia già una disciplina sufficientemente armonizzata, sufficientemente vicina, comparabile per far sì che da un certo momento in poi valga un'unica regola uguale per tutti. Quindi i regolamenti europei sono le leggi europee, ovviamente sempre detto in termini non esattamente tecnici, ma per farci capire, e devono essere applicati da tutti nel momento in cui entrano in vigore.

Il secondo atto normativo di cui andiamo a parlare oggi dell'ordinamento europeo è un atto normativo che non trova invece un corrispondente a livello dell'ordinamento interno, cioè a qualcosa di del tutto nuovo per noi, che non possiamo paragonarlo a nient'altro, come abbiamo paragonato il regolamento alle nostre leggi. Il secondo atto a livello europeo si chiamano direttive. Anche questo dovreste averlo sentito nominare. Le direttive europee, cosa sono? Sono degli atti normativi e però non sono obbligatori in tutte le loro parti, non pongono delle regole precise, specifiche, uguali per tutti. No, le direttive, come dice la parola stessa, qui il nome direttiva, in realtà invece ci aiuta a comprendere il concetto. Le direttive sono degli atti normativi in cui l'Unione Europea dice a tutti gli stati: "Allora, io so che voi avete delle regole, delle discipline, delle situazioni in questa materia molto diverse tra di voi. Io voglio raggiungere un obiettivo. L'obiettivo che voglio raggiungere è questo". Quindi con le direttive l'Unione Europea pone agli stati membri degli obiettivi da raggiungere e gli dà un certo tempo, normalmente anni, e non è che sono perché ovviamente si sa che non sono cose semplici da raggiungere. Quindi con le direttive l'Unione Europea pone agli stati membri, che quindi sono gli unici destinatari delle direttive, normalmente pone degli obiettivi da raggiungere e dice: "Tu, entro un determinato termine, devi raggiungere questo obiettivo. Come lo fai? Con che mezzo? Quale sarà la disciplina specifica particolare con cui tu deciderai di disciplinare questo settore? Non mi interessa, sono fatti tuoi, fai come vuoi. A me l'importante è che tu raggiunge questo obiettivo entro questo termine. Come lo fai? Per me va bene, scegli tu, ti do discrezionalità rispetto al mezzo da scegliere per adottare, per raggiungere questo obiettivo, e ti do anche la discrezionalità di scegliere quale sarà poi la disciplina nello specifico di questa materia". Ovviamente, quelle direttive normalmente vengono adoperate in quei settori dove le discipline normative interne sono un po' più distanti tra di loro e dunque devono prima essere un po' armonizzate raggiungendo obiettivi comuni e poi magari si possono avvicinare ancora di più. Ovviamente, quindi nelle direttive serve poi che lo stato faccia qualcosa, si deve adeguare a quella direttiva, deve raggiungere lo scopo. Quindi serve l'atto interno nazionale di adeguamento a quello che è stabilito a livello europeo. Per questo poi servono le, spesso ogni tanto potreste aver sentito in approvazione la legge europea, la legge comunitaria, la legge europea, che vuol dire ogni volta in cui alla fine lo stato italiano si trova un po' in ritardo con l'attuazione di quello che ci viene chiesto a livello europeo, purtroppo accade abbastanza spesso e quindi poi bisogna correre per attuare il diritto europeo e far entrare e quindi emanare una legge, un decreto legislativo, a volte bastano anche degli atti di fonti secondarie per adeguarsi alle norme europee. Quella, all'Europa non interessa come lo facciamo. Ad esempio, in tempi meno recenti, nel settore delle comunicazioni, diceva un monopolio statale, non solo in Italia, ma in tanti paesi dell'Europa c'era una società statale che aveva il monopolio delle comunicazioni in Italia, la SIP, quindi poi la Telecom, e c'era solo Telecom, non c'era concorrenza, non c'è la possibilità di gestori ulteriori. Vi parlo degli anni '80. No, a un certo punto l'Unione, la Comunità Europea disse: "Ma io voglio che le comunicazioni devono poter essere aperte al libero mercato, perché ci deve essere un'unica società gestita peraltro dallo stato? Non ha alcun senso, cioè è un mercato demografico che potrebbe essere ben gestito anche da privati". Quindi emanò delle direttive in cui diceva: "Gli stati, non interessa come lo farete, con quali norme, con quali poi discipline specifiche, però io vi chiedo di aprire il mercato delle comunicazioni, cioè accettate anche operatori ulteriori rispetto al monopolista statale". E quindi l'Italia si è dovuta, l'Italia come altri paesi si è dovuta adeguare e noi oggi abbiamo la concorrenza, meno nel settore delle comunicazioni, perché ci sono tanti operatori disponibili. Questo è solamente un esempio per farvi capire cosa significa porre un obiettivo da raggiungere. L'obiettivo da raggiungere era aprire il mercato alla libera concorrenza. Dopodiché fate voi. E qui l'Italia, ovviamente, con un percorso che poi noi andremo a studiare, ha imposto delle regole per eliminare gradualmente il monopolio e aprire il settore alla concorrenza. Queste sono le direttive comunitarie che appunto pongono degli obiettivi agli stati che gli stati poi devono trasporre in ulteriori e altrettante normative interne per adeguarsi a quello che viene richiesto a livello europeo.

Bene, così abbiamo anche esaminato l'elefante nella stanza della nocciolina precedente e con ciò abbiamo concluso anche la nocciolina relativa alle fonti dell'Unione Europea. Ciao a tutti.