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Buongiorno.
Per la serie "Archeologia Viva", oggi vedremo chi è e come scoprire la maschera di Agamennone nella città di Micene, nel Peloponneso. Troveremo un'altra nostra vecchia conoscenza: quel Schliemann, che aveva scoperto anche i resti della città di [ __ ], ma ne aveva fatto scempio con uno scavo scellerato in verticale.
Questo delinquente, tra lecito ed archeologo, ne combina qualcuna anche nel Peloponneso. Sentite il racconto, sempre dal libro "Tre pietre fanno un muro".
Schliemann, lo scopritore di [ __ ], spesso è finito anche nel mirino del padre dell'archeologia micenea. Il motivo è semplice: dopo aver scavato presso i Sardi in Turchia dal 1870 al 1873, la città dove ha trovato diversi resti di [ __ ] e annunciato al mondo di aver trovato appunto la città di [ __ ], decise di andare alla ricerca degli avversari, ovvero Agamennone, Menelao, Odisseo e gli altri micenei che si raccontava avessero combattuto per dieci lunghi anni contro i Troiani.
E così Schliemann fece una pausa dagli scavi di Hissarlik e si cimentò con quelli di Micene, la città del Peloponneso dove si narrava avesse un tempo regnato Agamennone, re dei re e comandante delle forze di invasione.
Rispetto a quest'ultima, trovare Micene fu molto più facile, dato che il paese moderno aveva lo stesso toponimo in greco e che i resti della celebre Porta dei Leoni, l'ingresso della cittadella antica, erano parzialmente visibili affiorando dal terreno.
Schliemann era convinto di sapere dove cercare Agamennone. Secondo le antiche fonti greche, da Omero fino alle successive opere teatrali di Sofocle, Eschilo ed Euripide del V secolo avanti Cristo, Agamennone era stato ucciso e, una volta tornato a casa dopo dieci anni di guerra a [ __ ], fu assassinato dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto durante un banchetto, a quanto racconta Omero nell'Odissea, o forse mentre faceva il bagno, secondo le seconde versioni.
Gli uomini che si trovavano con Agamennone furono uccisi con lui. Molto più tardi, il sito fu visitato da un certo Pausania, il quale racconta dei suoi viaggi in tutta la Grecia nel II secolo avanti Cristo e scrisse che Agamennone e i suoi seguaci furono sepolti entro i confini cittadini di Micene. Pausania non indicava un punto preciso per le tombe, quindi Schliemann dovette usare le proprie facoltà deduttive.
Nel febbraio del 1874, lavorando come al solito senza nessun permesso, quel delinquente Schliemann svolse alcune attività esplorative presso il sito. Come ebbe a dire lui stesso, scavò 34 pozzi in punti diversi per sondare il terreno e trovare il luogo dove avrebbe dovuto scavare. In altre parole, stava praticando dei fori di esplorazione, una tecnica discussa anticamente per determinare dove avrebbe dovuto concentrare gli sforzi una volta cominciati gli scavi veri e propri.
Numerosi di questi fori diedero risultati interessanti, in particolare due posti non lontano dalla Porta dei Leoni, sul lato interno. Qui racconta di aver scoperto una lastra non scolpita che sembrava una lapide, insieme ad altri ritrovamenti tra cui idoli femminili e statuette.
Quando vi fece ritorno all'inizio di agosto del 1876, inizialmente con una squadra di 63 operai, ne assegnò due terzi a una zona situata a soli 12 metri dalla Porta dei Leoni. Ordinò loro di scavare in un'enorme area quadrata di circa 34 metri per lato. Nel giro di due settimane, una volta raddoppiato il numero di operai fino a 125, scoprirono un cerchio di tombe con 5 profondi pozzi, segnati in cima da frammenti su cui erano rappresentati guerrieri e scene di caccia.
Oggi è noto come "Circolo Tombale A". Il pozzo scoperto da Schliemann condusse a tombe con molteplici sepolture, un numero incredibile di spade e una quantità straordinaria di oggetti in oro e argento, in aggiunta ad altri reperti funerari, tra cui maschere d'oro a coprire il volto di alcuni defunti.
Stando alla storia che in genere si racconta, Schliemann era così sicuro di aver trovato ciò che stava cercando che subito inviò un telegramma a Giorgio I, re di Grecia, dicendo: "Ho guardato in faccia a Agamennone". E subito si precipitò a Micene, dove gli mostrò una splendida maschera d'oro con inciso un volto regale, completo di barba e baffi. Non so se vi ricorda qualcosa.
Oggi è esposta in bella evidenza in una teca al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Ma c'è un problema: non era quella la maschera che Schliemann aveva sotto gli occhi quando spedì il telegramma, ed era diverso anche il messaggio effettivamente scritto al sovrano di Grecia.
Il testo non era altrettanto sintetico e, secondo la versione, recitava: "Con grande gioia, Vostra Maestà, che ho scoperto le tombe che la tradizione, partendo da Pausania, indica come sepolcri di Agamennone e Cassandra e dei loro compagni". Inoltre, la maschera che aveva osservato all'epoca era un'altra, quella di un tizio dal viso angelico, molto più gradevole.
Ma quando Schliemann, prima che giungesse il re, trovò la maschera dall'espressione più regale, decise di mostrargli quella. Una mossa di questo tipo era astuta. Ricordiamoci che aveva cominciato gli scavi senza alcun permesso. Fu solo in seguito, con esami successivi, come quelle inviate al ministro tedesco e ai giornalisti, che cominciò a dire di aver guardato "in faccia" a Agamennone.
Quindi, in realtà, lui si era inventato che fosse Agamennone. Ma chissà a chi è appartenuta quella maschera d'oro, che vorrei conoscere come "Maschera di Agamennone". I corredi funerari scoperti da Schliemann in quelle tombe annoveravano pezzi meravigliosi: daghe di bronzo, rappresentazioni di caccia di animali selvaggi intarsiati in oro e argento sulle lame, oggetti di quarzo trasparente e pietre semi-preziose, e infine oro, oro e ancora oro, per un totale di ben 800 kg.
Quindi, per quanto mascalzone e delinquente fosse, scavando senza nessun permesso e ingannando i suoi concittadini, il re di Grecia, nonostante questo, gli scavi di Schliemann hanno fatto venire alla luce moltissimi reperti importantissimi della Grecia antica e del Peloponneso, tra cui anche la maschera dorata che noi abbiamo riprodotto e che è chiamata "Maschera di Agamennone". In realtà, chissà a chi è appartenuta.