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La nascita della Politica Agricola Comune? - Storia della PAC 🌾

Agronomix•15:24

Transcription

Dalla scarsa produzione del dopoguerra ad avere montagne di burro invenduto, fino ai famigerati ecoschemi e rotazioni culturali che hanno incendiato le piazze, oggi vediamo com'è nata la Politica Agricola Comune, come si è evoluta e in che modo ha cambiato per sempre non solo il settore primario, ma anche l'aspetto delle campagne di un intero continente. Andiamo oltre le critiche per conoscere quali sono i motivi dei cambi di rotta di questa politica, perché solo conoscendo il passato riusciremo ad interpretare il futuro. Io sono Filippo, questo è Agronomic, l'agricoltura spiegata facile, e oggi vi racconto la storia della [Musica] PAC.

Tutto nasce assieme alla Comunità Economica Europea con il Trattato di Roma del 25 marzo 1957. I protagonisti sono Italia, Germania Ovest, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, ed il tema è quello di creare un'integrazione, prima economica e commerciale, poi strutturale, tra i paesi europei. Grande importanza viene riservata in questa sede all'agricoltura. All'epoca, infatti, la produzione agricola dei paesi europei non bastava a colmare le necessità interne, e questo deficit non poteva essere colmato con leggi del singolo stato, ma servivano normative e indirizzi comuni. È per questo che già nel Trattato di Roma si leggono cinque obiettivi da raggiungere in campo agricolo:

1. Incremento della produttività.

2. Assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola.

3. Stabilizzare i mercati.

4. Garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.

5. Assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori.

Di questi cinque temi, della situazione dell'agricoltura europea e delle linee di intervento, si discusse a Stresa già nel luglio del 1958, conferenza da cui uscì la prima PAC, che entrerà in vigore nel 1962. "Evva, 60 anni di disastri!" Ma sarà proprio così? Il concetto base di questa politica era quello di attuare un controllo sui prezzi di mercato dei prodotti agricoli al fine di garantire agli agricoltori la giusta redditività sulle loro produzioni di base. Si creò un sistema che portò i prezzi agricoli in Europa ad essere molto più alti rispetto al mercato internazionale.

Nella pratica, i prezzi dei prodotti venivano fissati a priori attorno a un livello detto "prezzo obiettivo". Qualora il prezzo reale si discostasse da quello obiettivo in negativo, e ciò solitamente accadeva per una sovraproduzione che superava la domanda, entrava in azione un prezzo soglia detto di intervento, cioè il prezzo al quale diverse istituzioni appositamente create acquistavano il prodotto eccedente sul mercato. In Italia lo faceva l'AIMA, l'Azienda Nazionale Italiana per gli Investimenti nei Mercati Agricoli. E questa acquisizione del surplus produttivo da parte delle istituzioni serviva per mantenere il prezzo a livelli accettabili. È vero che la produzione eccedente veniva pagata un po' meno all'agricoltore, però non restava nel mercato causando l'abbassamento generale dei prezzi.

Il surplus produttivo stoccato poteva poi essere utilizzato per mitigare il prezzo quando questo saliva troppo al rialzo, una dinamica solitamente causata da una eccessiva riduzione dell'offerta. In questi casi si vendevano le scorte a basso prezzo, colmando l'eccesso di domanda e riportando il mercato al prezzo obiettivo. Il surplus poteva poi essere anche esportato all'estero. Ma come abbiamo detto, il mercato internazionale aveva altri prezzi rispetto all'Europa. Fu così che vennero introdotte le rimesse sulle esportazioni, cioè degli incentivi che colmavano il gap tra il prezzo europeo più alto e il prezzo internazionale più basso.

Se si vuole poi tutelare il mercato interno, è importante che le stesse misure al rovescio esistano anche sulle importazioni, altrimenti tutti quanti iniziano a comprare i prodotti agricoli nei mercati esteri e a rivenderli in Europa. Lo so che ci avevi pensato anche tu per fare i soldi, ma non è così, perché lascia che ti presenti una mia amica: la dura politica dei dazi. All'epoca, infatti, per importare un prodotto agricolo in Europa si doveva pagare un dazio, mantenuto volutamente a un livello che scoraggiava l'importatore. Tutto con l'ottica di favorire lo scambio tra stati europei prima dello scambio sui mercati internazionali.

La PAC di quegli anni era quindi una politica protezionista in piena regola. Ma intendiamoci, era anche una politica che ha funzionato. Gli agricoltori, potendo contare su prezzi prestabiliti e su un mercato controllato, furono incentivati ad investire in nuove tecnologie che aumentassero la produzione, ed è stato così che le campagne si meccanizzarono diffusamente. Ed entro la fine degli anni '60, il cronico deficit produttivo venne colmato, con il vecchio continente che all'inizio del decennio successivo era addirittura tra i primi esportatori mondiali di materie prime agricole, questo grazie alle sue esportazioni a bassissimo [Musica] prezzo.

Questo sistema che garantiva il collocamento assicurato sul mercato portò la Comunità Europea ad essere strutturalmente eccedentaria. Ma in questo modo, la PAC iniziò tra gli anni '70 ed '80 a costare sempre di più, superando il 70% del budget comunitario. Questo perché, tramite la FEOGA (Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia Agricola), erano le istituzioni stesse a dover farsi carico delle eccedenze acquistandole sul mercato. E finché si eccede di poco, il sistema sta in piedi, ma quando le eccedenze diventano un monte, il sistema crolla per costi troppo alti.

Questo comporta che in quegli anni le scorte di prodotti agricoli ritirati dal mercato a livello europeo crebbero in maniera incontrollata, e i prodotti che non riuscivano ad essere rivenduti nei mercati internazionali o valorizzati in altro modo, finivano all'interno di grandissimi mucchi di altro prodotto o finivano direttamente distrutti. E non è bello per l'opinione pubblica sapere che il 70% del budget europeo viene utilizzato per creare spreco alimentare. Niente di buono, eh? Pensate che le sole scorte di burro e latte in polvere arrivarono nel 2003 rispettivamente a 223.000 e 194.000 tonnellate, e servirono 15 anni per smaltirle tutte. Mica pizza e fichi. Mica pizza e fichi.

Una situazione un po' spinosa, a cui si cercò di rimediare già nel 1984, quando vennero introdotte le prime restrizioni alla produzione. In pratica, si disse agli agricoltori: "Vi ricordate quando potevate produrre eccedenze a non finire, tanto vi compravamo tutto? Bene, d'ora in poi un po' ve ne compriamo, ma se ne producete troppe, ve le ciucciate voi". Tra le prime misure introdotte in tal senso e tra le più famose e discusse ci furono le quote latte. Partendo da un quantitativo massimo di produzione europea, venivano decretate le produzioni massime per ogni stato e poi per ogni azienda agricola. Il mercato del latte rimaneva tutelato, ma chi produceva più di una certa soglia non aveva garantito il prezzo istituzionale e doveva anche pagare pegno. Questo si chiamava sistema delle corresponsabilità, e cioè un sistema che mirava a far pagare anche agli agricoltori le spese per lo smaltimento del surplus alimentare.

La PAC si trasformò quindi in quegli anni con una stretta sugli agricoltori, volta a far rientrare la spesa in limiti più ragionevoli. E il sistema delle quote si espanse a quasi tutti i prodotti. Per una tardività nell'applicazione delle misure e per la volontà di non stravolgere troppo la politica, mantenendo il sistema di tutela dei prezzi, queste misure non garantirono i risultati sperati. E quindi si arrivò di nuovo a inizio anni '90 con la necessità di mettere mano alla PAC. Qui, però, erano tutti d'accordo: non si faceva un semplice restyling, qui si cambiava radicalmente il sistema. Cambiamento che, tra l'altro, era stato richiesto anche dai partner commerciali della Comunità Europea appartenenti alla World Trade Organization, che denunciarono gli stati europei di un eccessivo protezionismo. [Musica]

E fu così che tra gli anni '90 e inizio 2000 si assistette a una serie di riforme che porteranno la PAC alla forma che oggi conosciamo. A inizio anni '90, infatti, sotto la guida del commissario europeo per l'agricoltura, Ray Mac Sharry, la Politica Agricola Comune, pur mantenendo la volontà di sostenere il reddito degli agricoltori, smise di mettere mani nei mercati e iniziò a pagare direttamente i produttori in base alla superficie coltivata e agli animali allevati. Così facendo, fu possibile abbassare i prezzi dei prodotti agricoli nel mercato comunitario, portandoli a livelli più simili al mercato internazionale. In questo modo, anche le aziende europee riuscivano ad avere una sorta di competizione globale, e il taglio non fu mica di poco, perché, ad esempio, il prezzo dei cereali quella volta calò di ben il 30%.

La seconda riforma si lega invece a doppio filo all'Agenda 2000 e venne messa in moto proprio durante il cambio di millennio. In quell'agenda erano contenuti i punti fondamentali con i quali si delineava l'agricoltura del futuro, e cioè che doveva essere un settore economico che operava in un libero mercato. Ma non solo, si pensò anche che l'agricoltura doveva soddisfare dei criteri di sostenibilità e di compatibilità con cause non economiche, ad esempio come la tutela ambientale. Con l'Agenda 2000, più che fatti concreti, si ottenne un indirizzo per le politiche del futuro, con lo sviluppo rurale che diventa addirittura parte integrante della PAC. Se quindi dal 1962 al 1990 il focus è sempre stato la produzione, prima troppo scarsa da aumentare e poi eccessiva da limitare, con le riforme degli anni '90 si dà più importanza alla qualità del prodotto. E infatti, in questo periodo nascono, ad esempio, i regolamenti per il biologico, settore nel quale proprio l'Italia troverà, grazie alla PAC, un posto di primo piano.

A questo punto della storia troviamo un altro commissario europeo, Fischer, che sgancia un'altra bomba appena dopo l'approvazione dell'Agenda 2000. La volontà del commissario era duplice: in primis, quella di rendere l'agricoltura europea sempre meno dipendente da politiche proibizioniste, portando i prezzi ancora più vicini a quelli di mercati internazionali; ed in secondo luogo, quella di giustificare meglio presso l'opinione pubblica la spesa per l'agricoltura. La PAC, oltre a fornire un fondamentale sostegno al reddito, deve quindi, secondo Fischer, contenere anche incentivi per cui gli agricoltori mettano in campo una valida contropartita in fatto di salubrità degli alimenti, sostenibilità delle produzioni, tutela dell'ambiente e benessere degli animali. In pratica, Fischer vuole trovare un modo per far diventare quei fattori non economici dell'Agenda 2000 dei fattori economici grazie alla PAC.

La maggiore novità introdotta in questo senso fu il pieno disaccoppiamento dei contributi, e cioè se prima i contributi erano accoppiati alla produzione, ora erano totalmente scollegati da essa e non andavano di pari passo con essa. Questa svolta controintuitiva è stata la medicina finale per la politica agricola europea, che entra quindi rinnovata nel nuovo millennio con maggiori possibilità per gli agricoltori di seguire diversi filoni di mercato, in una competizione non più continentale ma globale. Il secondo importante sistema introdotto dalla riforma di Fischer fu la condizionalità, cioè proprio una serie di condizioni che devono essere soddisfatte se si vuole sbloccare il finanziamento europeo. E quindi, se noi non attuiamo una di queste condizioni, otteniamo un sostegno al reddito ridotto o addirittura nullo. E queste condizioni quali saranno mai? Beh, la tutela ambientale, il benessere animale, la sostenibilità e il paesaggio, e tutto quello che ci va attorno. Insomma, i fattori non economici di cui parlavamo all'inizio sono diventati finalmente economici. [Musica]

Siamo oggi entrati, con il rafforzamento della condizionalità che stiamo sperimentando nell'ultima PAC, in una politica che, oltre a una produzione sufficiente e a un alto grado di qualità, punta sempre di più al binomio agricoltore e ambiente, richiedendo a chi coltiva il terreno di farsi artefice della protezione dello stesso. Ed è qui che entrano le rotazioni, il greening, gli ecoschemi, il "set aside" e tutte quelle cose che troviamo nelle ultime PAC, di cui, tra l'altro, abbiamo parlato anche in un paio di video che trovate qui sul canale, linkati in descrizione, utili se volete approfondire il funzionamento pratico di questa politica. Oggi, infatti, ci siamo limitati a vedere l'aspetto concettuale della PAC, come è nata, come si è evoluta e come funzionava all'inizio. Se invece volete saperne di più sulla PAC 23-27, di nuovo, guardate quei video là.

Anche perché, per oggi, io mi fermo qui. Ovviamente, in questa disamina di 20 minuti, non è stato possibile prendere in esame tutte le storie della Politica Agricola Comune degli ultimi 60 anni, e abbiamo sorvolato su tante criticità, una tra tutte il discorso delle quote latte o il discorso delle barbabietole abbandonate. Ecco, se volete vedermi approfondire quei temi, scrivetemi qua sotto un commento, lasciate il like e iscrivetevi al canale se il video vi è piaciuto, e consigliate ai vostri amici. Come ultima forma di supporto alla divulgazione agricola, quella fatta bene, e se volete sostenere il progetto, pulsanti abbonati e pulsanti grazie. Ciao. [Musica]