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Lezione 32 Internet

Angela Ferrari Zumbini21:13

Transcription

Benvenuti alla nocciolina di diritto numero 32. Oggi cominciamo a occuparci di internet.

La disciplina di internet nella nocciolina di oggi faremo una prima panoramica generale. Internet, noi ne abbiamo già parlato nelle noccioline precedenti, ovviamente c'è una convergenza tecnologica perché in attraverso la rete internet noi possiamo usufruire di una serie di servizi molto diversi tra di loro, fare tantissime cose. E possiamo accedere a internet con una serie di dispositivi diversi, perché non solo dal computer di casa, dal portatile, ma dal telefonino, dai tablet e quant'altro. Quindi c'è una convergenza tecnologica che rende la disciplina di internet anche particolarmente complessa.

Ma la disciplina di internet, a prescindere dalle qualificazioni diciamo tecnologiche strutturali, presenta una serie di difficoltà per la sua disciplina che derivano da una serie di caratteristiche. Allora, intanto internet di chi è? Noi quando abbiamo parlato della regolazione degli altri settori, no, noi ci siamo riferiti alla stampa e quindi ai singoli giornali di cui ci sono i proprietari. Abbiamo parlato delle comunicazioni elettroniche dove ci sono gli operatori di rete e ovviamente le regole devono essere rispettate da loro. Ma internet, se si mettono delle regole, ma chi può mettere le regole a internet? Perché ovviamente noi stiamo parlando di discipline italiane, noi facciamo riferimento principalmente alle norme italiane, molto spesso parliamo di norme europee che noi siamo obbligati a rispettare e implementare. Ma in ogni caso noi parliamo di ciò che avviene nello stato italiano. Però internet, chi è internet? E chi può porre le regole sul mondo di internet? Perché ovviamente internet collega tutto il mondo. Ma internet poi non è di nessuno, cioè c'è un'assenza di soggetti proprietari e di governo. Perché internet non è una struttura unitaria. Internet esiste nel momento in cui tante persone nel mondo si sono dotati di apparecchi e le relative reti hanno deciso di adottare dei protocolli di comunicazione sulla rete che sono uguali su tutto il mondo, comunque compatibili e quindi dialogano. Ma non c'è un proprietario di internet, così come non c'è un soggetto governativo legittimato a stabilire delle regole su internet. In Italia c'è il governo italiano, ma io quando vado su internet navigo su siti di tutto il mondo, comunico con persone di tutto il mondo, quasi tutto il mondo, cane poverini quelli della Corea del Nord che non sono collegati con il nostro internet perché sottoposti a una dittatura particolarmente feroce. Ma a parte la Corea del Nord, io posso comunicare con persone di tutto il mondo. E allora chi può stabilire le regole di internet? Come si fa? È difficilissimo, cioè da un punto di vista proprio concettuale, filosofico, immaginare un soggetto che in questo momento sia titolare legittimato, riconosciuto da tutti come legittimato a porre delle regole sul mondo di internet. Perché ovviamente delle regole, uno potrebbe dire, devono essere uguali per tutti, ok? Però poi ogni stato ha la propria costituzione. La libertà di manifestazione del pensiero italiana è molto diversa rispetto alla libertà di manifestazione del pensiero che so, prevista in Libia o in Siria, no? E allora come si fa a stabilire chi fa le regole?

Un altro problema di internet e non solo l'assenza di un centro di governo che pone le regole, ma anche il fatto che internet è un mondo aperto, pluralista, senza controllo. Io su internet non vado solo a cercare informazioni, io posso anche interagire, posso caricare io materiali, guardare quello degli altri. Ogni singolo utente può caricare materiale su internet. Pensate, sarebbe impossibile creare un soggetto di controllo veramente di tutto ciò che avviene su internet, per non pensare poi al deep web, di cui anche parleremo. Quindi internet nasce come un mezzo anarchico per natura, proprio come struttura di internet nasce anarchico, ok? Ma questo non vuol dire che non si applichino delle norme giuridiche a internet. Il fatto di essere un mezzo anarchico per natura, aperto, pluralista e con l'assenza di un governo centrale di controllo, non significa che le attività svolte su internet siano estranee al mondo del diritto, che non siano assoggettabili al diritto. Assolutamente no. Perché? Perché ciò che avviene online su internet non è altro che la proiezione del reale. Se io parlo nella realtà, nel momento in cui poi carico il video su internet, è la proiezione di ciò che io ho fatto nella realtà e non può essere non assoggettabile al diritto. Quindi esistono sicuramente una serie di problematiche. Noi, ma in queste lezioni dedicate a internet, solleveremo principalmente problemi, questioni, dubbi. Ma tutto ciò, ricordatevi sempre, non significa che non sia assoggettabile al diritto, che non ci siano regole. Anzi, ci sono regole ben precise che noi andremo a vedere.

Partiamo però con affrontare primariamente il diritto di un diritto di accesso a internet. Cioè, prima di andare a vedere quali sono le regole, i limiti imposti a internet, ciò che avviene su internet, a monte ci dobbiamo chiedere: ma ormai la vita, la nostra vita si svolge per gran, non dico gran parte, ma almeno una buona parte su internet, attraverso la connessione. Pensate, durante questi giorni tutto si fa su internet, si fa la didattica, si fa la spesa, si leggono, tutto si fa tutto online, perché ovviamente nel mondo fisico le relazioni in questo momento sono temporaneamente sospese. E allora dobbiamo prevedere, dobbiamo pensare che esista un diritto ad avere accesso a internet. Vi rendete conto oggi più che mai che chi non ha accesso a internet, quello che viene comunemente denominato digital divide, il fatto che ci sia una differenza da un punto di vista di accesso al digitale fra le persone, ecco, questa oggi è una grande discriminazione che si opera tra le persone. Chi non ha accesso a internet oggi è fortemente limitato nei propri, non solo rapporti sociali, ma anche veramente nella gestione quotidiana. Pensate solo alle famiglie che purtroppo non hanno un computer e oggi che la didattica si fa a distanza, ci sono bambini che se i genitori non hanno computer, non possono seguire le lezioni. Ma anche in tempi normali, a prescindere dalla pandemia, il fatto di avere accesso a internet è ormai considerato un diritto. Che vuol dire avere un diritto di accesso a internet? Ci sono varie teorie in proposito, perché ci sono anche vari livelli di considerare questo come diritto. Ad esempio, ci sono alcuni stati nel mondo, soprattutto quelli che hanno costituzioni più recenti, per ovvi motivi, internet quando è stata fatta la costituzione italiana non esisteva. Quindi è ovvio che nella nostra costituzione non c'è un diritto di accesso a internet. Ma oggi ci sono degli stati che hanno deciso di inserire il diritto di accesso a internet come un diritto costituzionalmente garantito per i propri cittadini, perché viene considerato talmente fondamentale da meritare un posto fra i diritti fondamentali tutelati dalle carte costituzionali. Come ci siamo detti, in Italia, ovviamente, nella nostra costituzione, per motivi di tempo, non c'era. Però, ad esempio, è stato presentato tempo fa, da Stefano Rodotà, una proposta di modifica costituzionale proprio volta a inserire l'articolo 21 bis della nostra costituzione. Voi sapete, il 21 ormai lo sapete a memoria, si voleva introdurre un 21 bis dedicato proprio a garantire e tutelare il diritto di avere accesso a internet per tutti i cittadini. Questo progetto di riforma costituzionale non ha avuto un esito positivo, quindi non è stato approvato. Quindi, in questo momento, nella nostra costituzione non c'è previsto e sancito il diritto di avere accesso a internet. Però, se vi andate a ristudiare e riascoltare la nocciolina relativa alla regolazione delle comunicazioni elettroniche, ecco, vi posso dire che internet oggi in Italia è inserito nel pacchetto dei servizi del servizio universale. Vi ricordate? Abbiamo parlato del servizio universale, che è quell'insieme di servizi previsti che devono essere offerti e garantiti a tutti gli utenti finali, a condizioni non discriminatorie, a un prezzo abbordabile, a prescindere dall'ubicazione geografica. Per cui, diciamo che oggi, se il diritto di accesso a internet in Italia non è riconosciuto come rango costituzionale, in questo momento, perlomeno da un punto di vista della costituzione scritta, c'è chi comunque lo ritiene facente parte, no? Abbiamo detto, i diritti fondamentali sono una categoria aperta. In ogni caso, però, la legge, la disciplina primaria, e quindi il pacchetto servizio universale, inserisce il diritto di accesso a internet fra i servizi universali che devono essere garantiti a tutti. Per cui possiamo dire che sì, noi abbiamo un diritto ad accedere a internet.

Tornando alla regolazione di internet, cioè chi può porre le regole su internet, ecco, diciamo che voi troverete anche nel libro il riferimento a tanti gruppi di lavoro, accordi, gruppi a livello internazionale, perché ovviamente ogni nazione si pone le regole per sé, ma è ovvio che poi le regole devono essere in qualche modo anche condivise e soprattutto a seconda, soprattutto per ciò che riguarda la funzionalità proprio del sistema. Ad esempio, molto famoso un organismo internazionale, un organismo che ha una natura un po' strana, che è l'ICANN. Forse l'avete sentito nominare a volte. È un acronimo molto lungo e complicato. Comunque sta per Internet Corporation for Assigned Names and Numbers. Quindi questa è l'acronimo che significa. Voi avete visto che quando tutto ciò che è italiano, i siti italiani sono www.nome.it. Ok? E se voi trovate un sito punto it, sapete che è italiano. Se trovate punto es, sapete che è spagnolo, e Spagna. Se trovate punto de, di Deutsche Bank, sapete che è Germania. E quindi come si fa a stabilire? Mettete conto che una società australiana decide di mettersi col punto it perché gli va. Ecco, non può. Perché? Perché c'è proprio questa società ICANN che nasce come società, poi dopo ha una evoluzione particolare, perché nasce come società di diritto californiano, quindi americana. Poi in realtà l'influenza dell'America è sempre andata scemando, l'America si è sempre un po' tirata indietro per non sembrare la dominatrice del mondo virtuale. Però sostanzialmente ne fanno parte persone un po' di tutti i paesi del mondo. Ed è però un organismo in realtà di autoregolazione. Cioè, tutti hanno deciso che fosse meglio che ci fosse questo soggetto unico, ICANN, che attribuisce Assigned Names and Numbers. Cioè, l'ICANN decide, assegna i nomi di dominio di livello primario, quindi il punto it. Poi dopo come si chiama ogni sito, ognuno se lo può decidere, se è libero. Ma stabilisce le estensioni finali, it, es, de, eccetera eccetera eccetera, per ogni nazione del mondo, in modo tale che ogni nazione abbia la sua denominazione finale, si sappia che se un sito ha quella denominazione finale, perché è situato o comunque registrato in Italia. E lo stesso avviene, ad esempio, attribuisce il corpo, noi abbiamo punto gov.it, cioè il governo italiano che ha tutti i suoi domini. Però è un soggetto di autoregolamentazione in cui tutti decidono di trovarsi d'accordo e di accettare che sia questo ICANN ad assegnare i nomi di dominio di tipo primario. Però questo può valere appunto per l'assegnazione del nome di dominio, che deve essere lo stesso in tutto il mondo, altrimenti si farebbe una confusione pazzesca. Ma poi le regole, cioè ciò che su internet si può fare o non si può fare, quello come si fa a farlo stabilire a un soggetto unico valido come regola unitaria per tutto il mondo? In questo momento non è pensabile, perché ovviamente ci sono discipline talmente diverse fra gli stati. Pensate solo la distinzione fra democrazia e stati totalitari o dittature, no? È ovvio che la libertà di manifestazione del pensiero non possa essere disciplinata allo stesso modo. Ciò che posso dire io in Italia non è la stessa cosa che può dire un cittadino del Sud Sudan su internet, per esempio.

Ora, a prescindere da tutti questi esempi, quindi al momento le regole di internet, nel senso di comportamenti consentiti o vietati, seguono principalmente la disciplina nazionale. La disciplina nazionale, per cui io che sono in questo momento in Italia e che quindi carico questi video dalla casa mia in Italia, io devo seguire nei miei video le regole dell'Italia, la disciplina italiana su ciò che posso dire o non posso dire. Quindi tutti voi che siete in Italia in questo momento, quando agite su internet facendo qualsiasi cosa, ecco, dovete sapere che ciò che voi fate su internet segue, da un punto di vista della punibilità dei comportamenti vietati, segue esattamente la disciplina nazionale del mondo, non esattamente, principalmente la disciplina nazionale nel mondo fisico. Anzi, vi dirò di più, molti dei reati che si possono commettere su internet, in realtà il fatto di averli commessi su internet è un'aggravante, perché rende il reato il reato ancor più odioso o pericoloso o a maggiore diffusione. Perché ce lo siamo detto tante volte, se io in piazzetta parlando con tante persone, di fa notizia, ovviamente io commetto il reato di diffamazione, ok? Però la diffamazione ha raggiunto le orecchie di quattro, cinque, sei, dieci persone. Nel momento in cui voi su un social network, qualunque esso sia, ma un social network aperto, per esempio, sulla vostra bacheca Facebook, se voi sulla vostra bacheca Facebook scrivete delle frasi offensive nei confronti di una persona, ecco, quella è diffamazione. Voi state commettendo il reato di diffamazione aggravato, perché avete raggiunto, come diciamo, internet, quante persone? Avete raggiunto un numero infinitamente di più rispetto a quelle che potevate raggiungere parlottando in piazzetta. Ma la stessa cosa vale per tutti i social network, ovviamente. È molto diverso, invece, vi ricordate, se mandate un messaggio privato tramite piattaforme digitali o alla persona o a un unico soggetto, quella è diverso. Ma questo vale per la diffamazione. Ma la stessa cosa è l'istigazione all'odio. Vi ricordate che abbiamo parlato all'inizio dello speech, cioè quando abbiamo visto quali sono le le cose che non si possono dire? Tra le cose che non si possono dire per la tutela dell'ordine pubblico, c'è l'incitamento all'odio, l'incitamento alla commissione di un reato. Se voi sulla bacheca delle vostre piattaforme social scrivete "Mi fanno schifo tutte le persone con i capelli rossi" e uso questo perché così non uso categorie che possano essere strumentalizzate a livello ideologico politico, ok? "Mi fanno schifo a morte tutti quelli con i capelli rossi", ok? E lo fate usando parole forti, incitando, istigando all'odio, ecco, non è che quello perché lo scrivete su internet non sia reale. No, è molto peggio. Perché se poi incitate a uccidere tutte le persone con i capelli rossi, i vostri amici, eccetera, avete raggiunto i soliti tre, quattro persone. Se voi lo scrivete su Facebook, l'incitamento all'odio è ben più pericoloso perché raggiungete un numero infinitamente più ampio di persone. Quindi il reato è anche più pericoloso. La stessa cosa su internet, la violazione della privacy. Se io andavo a spifferare un segreto, ovviamente che rientrasse nel concetto di violazione della privacy, al mio solito gruppetto di amici, sono sempre quattro, cinque. Se io pubblico un documento privato di una persona in violazione della privacy e lo pubblico sulla mia bacheca, eccoli che la violazione della privacy è ben grave ed è sottoposta alle regole nazionali, nel nostro caso in Italia, di ciò che si può fare o non si può fare. Per cui il singolo utente, nel momento in cui interagisce tramite internet e compie delle azioni, siano esse parlare o fare comprare oggetti che non si possono comprare, per esempio, su internet, sottostà alla disciplina nazionale riferita a quelle azioni.

Bene, finisce qui la nostra prima introduzione generale a internet.