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Mostro di Firenze - Elisabetta Ciabani - Luigi Napoleoni

Valeria Vecchione41:29

Transcription

Buonasera. In questa occasione vorrei condividere con voi un dato interessante, un elemento fatto nuovo che, che dir si voglia, vorrei poterla chiamare ricerca. Ma in realtà, non ho scoperto nulla che non fosse già evidente da tempo.

Nello specifico, mi riferisco al caso di Elisabetta Ciabani. Molti di voi sapranno che Elisabetta Ciabani, una ragazza di 22 anni di Firenze, venne rinvenuta cadavere la mattina del 22 agosto 1982 in località Campi di Scicli, in provincia di Ragusa, nel locale adibito a lavanderia, all'interno di un residence denominato Baia Saracena, dove la ragazza alloggiava per le vacanze estive.

La vicenda di Elisabetta Ciabani ha da sempre attirato la mia attenzione e quella della maggior parte delle persone che seguono la vicenda del Mostro di Firenze. Perché? Perché negli anni è anche affiorata l'ipotesi che la morte della ragazza potesse essere in qualche modo collegata ai delitti perpetrati dal Mostro di Firenze. Ribadisco, ipotesi, perché non si ha a disposizione alcun dato certo che correli Elisabetta Ciabani alla vicenda del serial killer delle coppiette.

Nel tempo sono emerse diverse teorie, tra cui quella che Elisabetta Sciabani potesse conoscere Susanna Cambi, brutalmente trucidata dal Mostro nel 1981 a Travalle di Calenzano. Non di meno, la morte di Elisabetta Cebani, a distanza di anni, è ancora avvolta nel mistero, perché in molti, famiglia compresa, non hanno mai creduto all'ipotesi del suicidio, motivazione con cui invece vennero archiviate le indagini da parte degli inquirenti.

Come detto, sulla triste vicenda di Elisabetta Ciabani, negli anni ho effettuato le mie ricerche, scandagliando tutto il materiale disponibile consultabile in rete: stampa dell'epoca, articoli recenti, e mi riferisco in particolare al servizio di Antonio Casa che ad agosto scorso ha ricordato il quarantesimo anniversario della scomparsa di Elisabetta su Ragusa Oggi, e poi approfondimenti di studiosi, documenti, fotografie, eccetera.

Nelle ultime tre settimane, molti di voi avranno sicuramente seguito il canale YouTube "I Mostri di Firenze", che ha trattato approfonditamente, appunto, il caso Chabani e che, con la partecipazione della Dott. Gianguido Zurli, scrittore e regista, ha letto e mostrato i verbali redatti dagli inquirenti nelle ore successive la morte della ragazza.

Ecco, durante la lettura di questi documenti, si è ovviamente anche fatto cenno al misterioso biglietto trovato il 23 agosto 1982 dal giornalista Giuseppe Calabrese, che all'epoca era un collaboratore della redazione di Video Mediterraneo, l'emittente locale. Giuseppe Calabrese, durante un servizio appunto televisivo all'interno dei locali in cui venne rinvenuto il cadavere di Elisabetta, trovò un foglio di agenda con appuntati alcuni riferimenti che prontamente poi consegnò alle forze dell'ordine.

Il foglio è questo. Io ho tratto questa immagine da un contributo di Francesco Cappelletti, che peraltro ringrazio per la miriade di materiale che mette a disposizione di tutti. Questa è la pagina di un'agenda datata 27 ottobre, che poteva essere utilizzata sia per l'anno 1979, che per il 1980 o 1981. Tant'è che, come potete vedere, in alto a destra leggiamo sabato, lunedì o martedì, rispettivamente il 27 ottobre di ogni anno sopra citato.

Questo, appunto, come potete vedere, recita inizialmente: "Col. Caruso", che sta per Colonnello Caruso, perché all'interno di questo residence, l'allora Colonnello Caruso disponeva di due appartamenti. Poi leggiamo appunto: "Caruso Massimo 22-23 anni", che lo uso Massimo era è il figlio del Colonnello Caruso. Poi ancora leggiamo: "6 A, 16 A, 18 A", che erano rispettivamente i numeri di appartamento di Elisabetta Ciavani e del Colonnello Caruso. Nel 6 A soggiornava appunto Elisabetta Sciabani con la sua famiglia, nel 16 due ragazze, tra cui la sorella di Massimo, figlia anche la Caruso, e nell'altro 18 A, sempre di proprietà del Colonnello Caruso, soggiornava Massimo, il figlio, e un altro giovane, credo il cugino. E infatti leggiamo: "16 Adriana, Cristiana, 18 Massimo, due giovani. Cristiana, sorella di Massimo".

Bene, io ricordavo l'esistenza di questo appunto proprio perché avevo letto della della vicenda, ma dopo il contributo del canale "Mostri di Firenze" ho voluto riprenderlo e rispolverarlo. Per me la curiosità, perché non ne ricordavo le caratteristiche, ovvero contenuto e metodo di stesura. E niente, non appena mi è apparsa questa immagine, io sono rimasta pietrificata, perché ho immediatamente ricordato questa calligrafia, che potrei riconoscere lontano un miglio.

Io ho potuto riscontrare le stesse caratteristiche grafologiche perché lo scorso anno, come molti di voi avranno già visto, ho effettuato un'analisi di approfondimento su altri reperti correlati in qualche modo alla vicenda del Mostro di Firenze. Mi riferisco nello specifico agli appunti stesi nel 1985 da Luigi Napoleone, ispettore della Squadra Mobile di Perugia dal 1971 al 1987, che effettuò anche delle indagini legate al Mostro di Firenze, che ho approfondito, appunto, per sviscerare quelle che erano le parole mancanti, tra virgolette, apparentemente intraducibili. Infatti, a febbraio scorso, dello scorso anno, ho pubblicato un video, ancora online, in cui descrivo quelle che erano le parti mancanti, diciamo, alla decifrazione di una calligrafia astiosa ma inconfondibile.

Io credo che in questo momento, probabilmente, qualcuno starà sobbalzando a ragion veduta. Aggiungo, comunque, pur non avendo dubbi sulla corrispondenza calligrafica, per poter porre questo elemento alla vostra attenzione, ma soprattutto all'attenzione degli organi di competenza, ho ritenuto necessario ottenere da un consulente specializzato un parere tecnico in merito all'identità di mano. E così ho fatto.

Ho contattato il Dott. Francesco Rende, noto grafologo, e l'avevo incaricato di effettuare una comparazione fra gli appunti trovati nel locale in cui venne rinvenuta esanime Elisabetta Ciabani e quelli emersi a Perugia, redatti dall'ispettore Luigi Napoleone nel 1985. Francesco Rende è un uno fra i migliori grafologi in Italia, anzi, a detta degli esperti in materia, è il numero uno. Io non me ne intendo particolarmente, ma aver avuto il privilegio di conoscere il suo metodo di analisi mi è stato di fondamentale accrescimento.

Francesco Rende è iscritto all'albo dei periti ed esperti del Tribunale Civile e Penale di Roma ed è consulente perito grafologo giudiziario. Per il suo curriculum e per la stima che ho riscontrato da parte degli esperti in materia, che appunto stima che nutrono fortemente nei suoi confronti, ho voluto interpellarlo e, senza indicarli la natura dei documenti che le andavo a trasmettere, né tantomeno accennarli la mia personale deduzione, gli ho chiesto di certificare il suo parere in merito, che adesso vi mostrerò nel dettaglio. Anche perché mi preme illustrarvi una vera e propria perizia grafologica.

Spesso, nell'ambito della vicenda del Mostro di Firenze, si è toccato l'argomento. Poi devo fare una premessa. Dovete sapere che dal momento in cui ho inviato il materiale al Dott. Rende, ossia il 5 settembre scorso alle ore 16, dopo sole 2 ore, lui mi ha chiamata e mi ha pronunciato testualmente: "Dottoressa, è così, la mano è la stessa ed è anche abbastanza evidente". Non sono rimasta stupita, perché effettivamente l'evidenza emerge anche agli occhi di non esperti. Ma ciò che mi ha colpito è stata una sorta di suo stupore, o almeno io così l'ho interpretato, perché probabilmente le perizie comparative generalmente si presentano in maniera molto più complicata rispetto a quella che ho chiesto io, trattandosi generalmente di un confronto fra una calligrafia autentica ed una invece volutamente camuffata. Nel mio caso, invece, si trattava di documenti redatti senza forzatura alcuna. Ergo, un gioco da ragazzi per un esperto del calibro di Francesco Rende, e che infatti ha confermato a priori il mio presagio.

Ma veniamo alla perizia. Tribunale Ordinario di Roma. Parere e proprietà in merito all'eventuale identità di mano tra manoscritti anonimi. Ecco, ci tengo a premettere, anzi, vi leggiamo prima l'indice e poi facciamo una un'altra premessa.

Indice: Conferimento dell'incarico e quesito. Riproduzione del documento in verifica. Riproduzione del documento in comparazione. Premessa metodologica. Analisi del documento in verifica. Comparazione tra documento in verifica e documenti in comparazione. Conclusioni e risposta al quesito.

Ecco, quello che volevo sottolineare è che affacciarmi alla grafologia mi ha aperto un mondo, perché non sapevo che fosse una materia così vasta, ma al contempo molto meticolosa e precisa. La grafologia, a differenza di quanti possono pensare ad approcciare, non è un argomento da salotto, ma una disciplina estremamente importante ed efficace, e soprattutto ai fini giudiziari ed extragiudiziali. Io ho avuto modo di appurarlo dapprima grazie ad un'utente grafologa, Monica, che mi ha contattata un anno e mezzo fa in merito alle mie ricerche sulla lettera al giornalista Baghetti e che mi ha decisamente incuriosita, e poi attraverso anche il lavoro del Dott. Rende, ovviamente.

Colgo l'occasione per salutare e ringraziare Monica, alla quale, peraltro, ho chiesto di sintetizzarmi il suo pensiero da grafologo sulla grafologia per trasmetterlo a chi, come noi, non è addentro a questa specializzazione. Monica mi ha innanzitutto sottolineato che la grafologia non è un'arte esoterica praticata da pochi eletti sensitivi, ma una disciplina che si basa su fondamenti ben precisi, studiati e verificati nel corso di molti decenni. La grafologia, mi scrive Monica, è una scienza sperimentale caratterizzata da un oggetto di studio, la scrittura, e da un metodo fondato su segni e leggi grafiche che ne garantiscono l'attendibilità scientifica e la comunicabilità. Nasce come scienza in Francia nel 1875, in Italia si diffonde grazie ai due capi scuola Moretti, Marchesan e con l'apporto importantissimo successivamente di Pala Ferri. La grafologia è un'espressione di noi stessi altamente individualizzante. Non esiste una scrittura uguale ad un'altra, perché ciascuno di noi ha un sistema nervoso diverso e le peculiarità espressive fortemente personalizzate della scrittura a mano, intesa come movimento individualizzato, permettono di risalire allo scrivente. Per questo la grafologia viene usata anche in ambito giudiziario.

Durante gli anni, tutte queste conoscenze, mi scrive sempre Monica, sono state verificate e integrate con le nuove informazioni acquisite nell'ambito delle neuroscienze. Premesso questo, ora vi mostro appunto la perizia che ho ricevuto dal Dott. Francesco Rende.

Quindi, parere profilato in merito nell'eventuale identità di mano tra manoscritti anonimi. L'indice che abbiamo già letto, e poi partiamo. In data 5 settembre 2022 mi veniva conferito l'incarico di accertare se il manoscritto in verifica di cui in figura 1, che è quella che vediamo di seguito, denominato X1, fosse stato meno vergato dalla stessa mano che ha vergato i manoscritti di cui in figure 2-6, da 2 a 6, di seguito denominati C1, C5. La C1 a C5, quindi C1, C2, C3, C4, C5, che presto vedremo. Il presente elaborato ha lo scopo di rispondere a detto quesito.

Quindi, questi sono gli appunti trovati nel locale lavanderia in cui venne trovato il cadavere Elisabetta Ciabani, e questi sono gli appunti che ho trasmesso al Dott. Rende, ossia redatti da Luigi Napoleone nel 1985, relativamente a un'indagine che lui effettuò in relazione ai delitti del Mostro di Firenze. Quindi C1, C2, C3, C4 e C5. Io credo che conosciate bene questi appunti, perché se ne è ampiamente discusso negli anni di questi appunti, del perché il Dott. Napoleoni intraprese appunto questa indagine sul Mostro di Firenze. Detto questo, leggiamo cosa scrive il Dott. Rende.

L'accertamento sulla sottoscrizione in verifica è stato effettuato utilizzando gli strumenti propri della cosiddetta perizia grafica su base grafologica. Confronto Tribunale e Saluzzo, primo luglio 1949, Capello, rivista penale 1952, 238. Corte d'Appello di Trento, 25 maggio 1956, Giustizia Civile 1956, 25. Cassazione Penale, 23 dicembre 1959, Caputo, Giustizia Penale 1969, III, 358. Cassazione Penale, sezione quinta, 27 gennaio 1984, numero 774. Sentenza del Tribunale di Bari, numero 1275 del 20 giugno 1986. Processo a Brescia, numero 2022/85, registro generale, numero solamente 4-2/185, registro generale. Pubblico Ministero. Cassazione Penale, sezione quinta, sentenza numero 15852 del 29 novembre 1980, udienza del 23 ottobre 1990, Nagel. Tribunale Penale Taranto, numero 644 del 20 giugno 1996. Cassazione Penale, sezione prima, 15 giugno 2007, numero 24667. Cassazione Civile, sezione terza, 7 febbraio 2005, numero 2411. Corte d'Appello di Bologna, sentenza del 9 marzo 2004. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, sentenza del 18 maggio 2004.

Gli elementi identificativi che sono stati presi in considerazione in sede di analisi e comparazione sono sintetizzati nel seguente, ma non esaustivo, elenco. Quindi, già parte di quello che vedrete è stato sufficiente, non era necessario andare oltre. Questo intende:

1. Pressione intonsata: primo modo, grossa, filiforme, indossata. Secondo modo.

2. Curva angolosa: curva angoli A, angoli B, acuta, angoli C.

3. Triplice larghezza: largo di lettere, stretto di lettere, largo tra lettere, stretto tra lettere, largo tra parole. Triplice larghezza lettere addossate.

4. Dimensioni grafiche o calibro: ovvero calibro grande o alto, calibro piccolo, minuta, calibro medio, spadiforme.

5. Inclinazione grafica: ovvero pendente, rovesciata, dritta, con torta.

6. Direzione del rigo: ovvero mantenere il rigo, oppure ascendente, discendente, piantata sul rigo.

7. Tensione: ossia aste concave a destra, aste rette, aste concave a sinistra.

8. Ritmo grafico: diseguale, metodico del calibro.

9. Uguaglianza/disuguaglianza: non metodica, parallela, pedante, uguale, disuguale, monotonia o disordinata.

10. Continuità grafica: attaccata, legata, staccata, frammentata.

11. Spontaneità/inibizione: flessuosa, fluida, calma, titubante, tentennante, stentata, artritica.

12. La lettera: le sue espressioni, parca, allungato, alta, spavalda, solenne, chiara, nitida, oscura, confusa, aggrovigliata, minuziosa, grossolana. Apertura a capo della O e della A, profusa, dilatata, fine, elegante, spadiforme, ponderata, recisa. O sfera piantata sul rigo, ardita, dinamica, secca, attaccata, sciatta, vezzosa.

13. Accuratezza grafica: gettata via, accurata, spontanea, compito, spontanea, compiuta, sostenuta, levigata, accurata, studio.

14. Gesti fuggitivi: ricci sobrietà, ricci spavalderia, ricci flemma, ricci soggettivismo, ricci mitomania, ricci confusione, ricci nascondimento, ricci a manieramento.

Il rilievo dei soldati segni identificativi è stato integrato con l'analisi dei seguenti parametri di ordine grafico:

* Impaginazione della grafia.

* Valutazione dei margini di sinistra, di destra, superiore ed inferiore.

* Valutazione dei rapporti di interrigo.

* Allineamento orizzontale d'ambito di variabilità.

* Valori dimensionali delle altezze ed ambito di variabilità.

* Un valore di spazzatura orizzontale, ossia di lettere tra lettere e tra parole, ed ambito di variabilità.

* L'andamento degli assi laterali in ordine alle convergenze, alle pendenze e agli aspetti formali.

* Chiarezza e leggibilità delle strutture grafiche.

* Livello di ordine e personalizzazione della grafia.

* Modalità di distribuzione delle ampiezza orizzontali in relazione a quelle verticali.

* E ancora, valutazione e costruzione di eventuali rapporti grafometrici tra le dimensioni orizzontali e verticali.

* Rilevazione degli attacchi e stacchi tra lettere.

* Rilevazione dei punti di accelerazione ed evidenziazione delle caratteristiche che la determinano.

* Rivelazione dei punti di rallentamento.

* Qualificazione del movimento scrittorio: sciolto, difficoltoso, stentato, a sbalzi, impulsivo, compiuto.

* Rilevazione della natura grafomografo-motoria e temperamentale, scusate, emergente dal movimento di base.

* Rilevazione della formula grafica identificatoria.

* Rilevazione della particolarità espressive derivanti da modalità fortemente personalizzati.

* Valori di intensità della pressione in relazione ai quattro momenti di distribuzione della stessa lungo il tracciato grafico: in accelerazione, in rallentamento, in amplificazione, in riduzione.

I confronti di seguito mostrati sono veramente esemplificativi e non esauriscono l'ambito delle analogie o delle difformità che possono essere riscontrate tra sottoscrizioni in verifica e in comparazione. I segni tratti dei differenti sistemi grafologici vengono utilizzati solo a scopo identificativo e tassonomico.

Vediamo i grafici.

**Analisi del documento in verifica**

L'analisi del documento in verifica, in questo caso vi sto mostrando sempre il biglietto trovato a Scicli nel 1982, dove morì Elisabetta Cebani, quindi l'analisi del documento in verifica è volta è volta a nucleare quei tratti caratteristici che sono propri dello scrivente. In particolare, nel caso in esame, sono stati rilevati, tra gli altri, i seguenti elementi identificativi:

* Presenza di vistosi ricci del manieramento a inizio parola. Ammaneramento si riferisce a una grafia ricercata che presenta tratti artificiosi all'inizio delle parole, o all'interno o alla fine, sia nelle lettere minuscole, sia nelle maiuscole, senza tuttavia spingersi nello spazio occupato da altre parole.

* Presenza di puntini della "i" incorporati, ovvero legati senza soluzione di continuità al corpo della lettera, con collegamento angoloso alla base. I incorporati, i tagli della "i" non si staccano dall'asta e sono tracciati con un solo moto scrivente.

* Presenza di vertici superiori acuti o comunque angolosi, ad esempio nelle "A" maiuscole. Angolosa si riferisce a una grafia i cui tratti all'interno delle lettere e nei collegamenti interleterali curvilinei del modello scolastico presentano spigolosità per impercettibili arresti che rompono la continuità del movimento. Quindi, lui in questo momento ci sta descrivendo cosa deduce, cosa non ci sta descrivendo le caratteristiche grafologiche degli appunti trovati a Scicli nell'82. Questo è soltanto una descrizione dei punti eclatanti, dei punti più caratteristici di questi appunti.

* Presenza di ovali estesi e angolosi, con presenza di due o tre angoli smussati. Gli ovali estesi sono quelli che, contrariamente a quanto prescritto dal modello scolastico, sono più larghi che alti. Gli ovali che presentano due o tre angoli smussati rientrano invece nel concetto di angoli B. L'angolo B è rappresentato da due o più angoli appuntiti nelle lettere O, A e derivate, ossia D, G, B, C, P, Q, H.

* Lui invece trova presenza di ricci della flemma, contratto terminale angoloso e rivolto verso l'alto. Grafia con il trattino finale di parola, quando le lettere lo comportano, dal procedimento pigro e lento che scende sotto la lettera e ritorna in su, oppure tende a scendere sotto la base con un piccolo gancio finale, più o meno visibile, oppure si dirige in basso per breve spazio in linea retta o poco curva.

* Presenza di convolvoli occhielli nella lettera "C" e nella cifra "2". Il convolvolo si manifesta come movimento voluto o a spirale che va a conformare le lettere con tratti superflui che Moretti definisce giri inutili.

* Presenza di gesti terminali concavi verso l'alto in finale di parola. Per le loro modalità espressive, detti gesti si collocano comunque nel segno "Ricci della flemma" di cui si è detto in nota 7 a pagina 15.

* Presenza di segni diacritici di forma peculiare a coda di rondine orizzontali.

* Presenza di una non omogeneità nell'inclinazione assiale. Alcune lettere, parole sono pendenti, altre rovesciate, altre sostanzialmente dritte. Con la non omogeneità dell'indicazione si alternano per intere parole, righe o settori dello scritto tre modalità: pendente, dritta, rovesciata. La scrittura pendente è quella in cui le lettere nella scrittura sono costantemente inclinate verso destra. La scrittura dritta è quella in cui le lettere della scrittura sono tutte a 90 gradi, perpendicolari al rigo di base. La scrittura rovesciata, infine, è quella in cui le lettere della scrittura sono tutte inclinate a sinistra.

* Alternanza tra stampatello maiuscolo e corsivo. Si tratta di una forma di non omogeneità nella forma, per la quale si rimanda già al citato punto Palla Ferri Nazareno.

E questo è quello che lui, diciamo, visualizza nelle caratteristiche degli appunti trovati nell'82 nel locale lavanderia. Adesso invece arriviamo alla comparazione.

**Comparazione tra documenti in verifica e documenti in comparazione**

Ascoltate cosa ci dice: "Da documenti in verifica in comparazione sono state riscontrate, tra le altre, le seguenti analogie sostanziali, in assenza di difformità qualsivoglia che non possano essere ricondotte al normale ambito di variabilità scrittoria." Ripeto: "Tra documento in verifica e in comparazione sono state riscontrate, tra le altre, le seguenti analogie sostanziali, in assenza di difformità qualsivoglia che non possano essere ricondotte al normale ambito di variabilità scrittoria."

* Analoga, pressoché identica, costruzione della "C" minuscola, o conchiglia o convolvolo.

* Analoga, pressoché identica, "C", ossia con costruzione della "C" minuscola, conchiglia o convolvolo.

* Analogo, pressoché identico, gesto terminale in finale di parola, prolungato in tensione orizzontale e leggermente concavo verso l'alto.

* Analogo, pressoché identico, gesto terminale in finale di parola, che prima discende verso il basso e poi sale lentamente verso l'alto.

* Riccio della flemma, analogo, pressoché identico.

* Analogo riccio del manieramento a inizio parola. Si tratta di un gesto preparatorio altamente identificativo, in quanto di non comune riscontro. Altamente identificativo.

* Analoga, pressoché identica, presenza di ovali estesi con la presenza di angoli B, tre vertici con angoli smussati o angolosi.

* Analoga, pressoché identica, e continuiamo.

* Analoga, pressoché identica, presenza di puntini della "i" incorporati, ovvero tracciati senza soluzione di continuità con il corpo della lettera.

* Analoga, pressoché identica, presenza di puntini di "i" incorporati. Questo è stato la prima cosa che ho notato guardando gli appunti di Scicli. Questa "i" è stato quello che mi ha ricordato gli appunti di Napoleone. Andiamo avanti.

* Analoga alternanza tra stampatello maiuscolo e corsivo, con analoga conformazione e costruzione delle lettere maiuscole. Si vedono, ad esempio, la "R" e la "A" sono identiche. Sono identiche.

* Analoga non omogeneità dell'inclinazione, con lettere e parole pendenti, rovesciate, sostanzialmente dritte, che si alternano senza alcuna logica intrinseca.

* Presenza di vertici superiori acuti o comunque angolosi, ad esempio nelle "M" maiuscole.

* Presenza di segni diacritici peculiari, quali ad esempio trattini orizzontali, che vengono apposti all'altezza del rigo e non a metà, contrariamente a quanto previsto dall'uso e dalla consuetudine.

Prima di arrivare alla conclusione del documento che vi sto mostrando, volevo mostrarvi anche un altro aspetto. Fatto in casa, diciamo. Questo è un documento firmato e scritto, almeno nella data, dalla luce di Napoleone, come potete vedere: 26/06/2002. Questo è sempre l'appunto rinvenuto nel locale lavanderia a Scicli, e guardate, sono proprio uguali. Non si scappa. Io non credo che ci siano molte possibilità di dubbio. Credo che sia visibile a occhio nudo. E ancora, anche questo sono degli appunti che prese Napoleoni relativamente alla morte di Francesco Narducci, e anche in questo caso è imprescindibile la comparazione e identità.

Veniamo ora alle conclusioni.

"Quando tra due insiemi di scrittura in verifica e in comparazione emergono solo analogie sostanziali, in assenza di difformità qualsivoglia che non possano essere ricondotte a normale ambito di variabilità scrittoria, l'unica conclusione tecnicamente possibile è quella di identità di mano. Ne consegue che, fatti salvi inevitabili limiti della perizia su fotocopie, su cui fa fede l'attuale giurisprudenza in materia, se ne deve concludere che la mano che ha vergato il documento X1, ossia gli appunti trovati a Scicli, è la stessa che ha vergato i documenti C1, C2, C3, C4, C5, ossia redatti dall'origine Napoleoni."

Ora, tengo a precisare che il mio intervento non vuole assolutamente muovere accuse o gettare ombre malevoli sul rispetto della Napoleone. Lungi da me. Non sta a me fare confusione, effettuare approfondimenti, ma eventualmente a chi di competenza. Io vi espongo un dato. Ovviamente, parallelamente, ho inviato un rapporto a chi di dovere per opportuna conoscenza. Come vedete, è ben difficile, se non improponibile, smentire l'autenticità e le indiscutibili corrispondenze fra le due calligrafie.

L'unico interrogativo che per il momento mi sento di condividere con voi è questo: ma è mai possibile che nessuno fra coloro che conoscevano Luigi Napoleone e il suo modo di scrivere non si sia reso conto, non si sia accorto? Me ne sono accorta solo io? Perdonatemi, signore, però io lo trovo quanto improbabile. Se così fosse, ammesso e non concesso che vi sia questa probabilità, forse è il caso di ponderare delle circostanze che finora non sono state valutate.

Infine, ma non meno importante, permettetemi un'ultima considerazione. Non è vero che gli studiosi, gli appassionati della vicenda del Mostro di Firenze, quando anche non esperti o sprovvisti di tutta la documentazione agli atti, non sono utili. No, perché a me pare invece che negli ultimi anni i nuovi elementi emersi siano arrivati proprio da chi, da casa, nel suo piccolo, si è impegnato e continua a sforzarsi con i pochi mezzi a disposizione. E questa è una verità. E sia chiaro, il riferimento non era sottoscritta per farsi bella, ma tutti i blogger, youtubers e gli utenti che finanche sui social network si dedicano ogni santo giorno al caso del Mostro di Firenze con passione e impegno.

Il materiale che vi ho mostrato è disponibile sui canali molto differenti, come "insufficienza di prove", grazie ai quali personalmente ho trovato decine di spunti di ricerca. Io sono veramente convinta che solo la condivisione e l'attiva collaborazione siano l'unica forza veramente efficace che potrebbe fare la differenza per sanare una ferita ancora aperta e far luce su una verità che forse non è del tutto affiorata.

Bene, io vi ringrazio come sempre per l'attenzione e a presto, perché le novità non sono finite. A presto.