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Ci troviamo in Svizzera, a 10 km da Basilea, e qui, durante l'Impero Romano, sorgeva un'importante città. Il suo nome era Augusta Raurica. Si estendeva su 100 arari e contava 20.000 abitanti. Allora era un importante nodo di comunicazione tra il sud dell'impero e le sue regioni di frontiera. Qui sono passati soldati, legioni, imperatori. Oggi si vedono solo rovine, anche un grande anfiteatro in fase di restauro.
Ma come si viveva in questa città? Cosa avrebbe visto una telecamera che spiava di nascosto la vita dentro una di queste case? Beh, è quello che scopriremo ora. Infatti, qui ad Augusta Raurica, la vedete laggiù, è stata ricostruita una casa che sorgeva in questo sito e noi, grazie all'aiuto di un gruppo storico, ricreeremo una famiglia di Augusta Raurica. E quindi, allora, chiudete gli occhi e immaginate di andare indietro nel tempo di quasi 2000 anni.
Ecco, noi ora ci troviamo proprio all'interno di una casa romana di Augusta Raurica, una tipica domus. E questo è il peristilio, cioè il colonnato, che è un po' il cuore della casa, con al centro un giardino. Siamo esattamente nel 100 d.C. È l'alba, ancora tutti dormono. Eppure, in quest'alba d'estate, si sentono già i profumi di questo giardino. Infatti, qui si coltivano piante aromatiche, piante ornamentali, alcune essenze mediche. C'è il rosmarino, c'è l'alloro, un fico e, naturalmente, al centro c'è una statua di Bacco. Qui vive una famiglia agiata: padre, madre, tre figli e un discreto numero di servi. E come a tutti i ricchi che vivono a nord dell'impero, piace molto anche a loro riprodurre i colori e la tipica architettura che si vede più a sud, in Italia.
Ormai ci siamo, la famiglia si sta svegliando. Marito e moglie dormono proprio qui, in questa stanza, ma in letti separati. I letti sono quelli classici romani, hanno una spalliera su cui appoggia il cuscino e gambe sempre tornite. Quello che colpisce in queste case sono i colori delle pareti. Rispetto a noi, i romani vivevano immersi in un universo di colori. Però, curiosamente, le stanze da letto erano abbastanza buie, con al massimo piccoli lucernari. Un'altra differenza era la totale assenza di armadi. Non esistevano. A loro posto c'erano delle cassapanche con i vestiti ripiegati. A volte erano corazzate e, in questo caso, fungevano da cassaforte.
Ed ecco quello che avremmo sentito in queste stanze: il latino. "Faia", da queste parti si parlava il latino con un forte accento germanico. Venere, questa sera, lui ricorda a lei che ci sarà una cena importante con ospiti. A quest'epoca, le parole di Unito sono quasi un ordine, è lui il vero padrone di casa, anche per la consorte, che infatti chiama subito la schiava per essere truccata. Bene, questa sera ci sono degli ospiti e quindi sarà molto interessante vedere come questa famiglia romana si prepara all'evento.
Ogni giornata comincia con una colazione, ma quella dei romani è davvero abbondantissima, all'americana diremmo noi oggi, a base di pane, latte, miele, carne, frutta. Ma prima della colazione, c'è sempre un rito che ogni romano deve compiere. Bisogna venerare i Lari, e tutto avviene in questo piccolo tempietto. Guardate, conserva delle piccole divinità protettrici della casa e della famiglia, i Lari, appunto. E poi ci sono anche delle statuette di Mercurio, Minerva, della dea della fortuna, eccetera. Ogni mattina c'è sempre lo stesso rito. Il padrone di casa, aiutato da uno schiavo, porge delle offerte, brucia delle essenze, recita frasi di rito. È l'equivalente di un'assicurazione contro i furti, gli incendi della casa e la cattiva sorte sui membri della famiglia.
I preparativi cominciano subito con il trucco. La poltrona di fibre vegetali sembra così moderna, ma già esisteva allora. E così il tavolino con le zampe da leone. Negli scavi sono riemersi proprio questi oggetti per la toilette femminile. C'è una grande cura per i capelli. Oltre ai pettini e agli spilloni, già a quell'epoca esistevano dei ferri riscaldati, chiamati calamistro, per fare i ricci. Per il contorno degli occhi o per marcare le sopracciglia, si usava il nero fumo di semi di datteri arrostiti. Ed esistevano già allora dei falsi nei. In questo momento, la schiava sta preparando un impasto molto particolare. È a base di henné e serve per colorare le unghie. Anche il resto del corpo, a volte, veniva colorato: le labbra, le mani, le piante dei piedi, a volte, e in certi casi anche le punte dei seni con polvere d'oro.
Intanto, il padrone di casa è uscito per delle riunioni di lavoro e sono stati inviati anche degli schiavi per le commissioni, gli acquisti per la cena di questa sera con gli invitati. Fuori, infatti, la città è già in piena attività e sotto i portici del mercato si possono mercanteggiare di ogni tipo. Se avessimo avuto una macchina fotografica con noi, avremmo immancabilmente immortalato alcune botteghe, come quelle di un artigiano, oppure quella di un fabbro, o anche quella di un macellaio, mentre sta preparando delle salsicce.
Beh, ormai è quasi mezzogiorno e qui nel peristilio, nel giardino, si sta diffondendo un odorino che fa venire l'acquolina in bocca. E viene proprio da qui, da questo ambiente dove ci sono le cucine, che sono in piena attività. Le cucine romane hanno tutte lo stesso aspetto, ovunque nell'impero. Possono essere più o meno grandi, ma hanno sempre questa specie di piano cottura su cui viene distesa la brace e sopra vengono poggiate grate, pentole, contenitori di terracotta, eccetera. La legna da ardere, invece, si trova sotto. In quella immancabile, è un tavolo su cui si preparano i cibi. E gli oggetti che vediamo su questi tavoli sono semplici, molti ricordano quelli che usiamo ancora oggi. Prevale, ovviamente, la terracotta. In questo momento, la serva sta preparando del pecorino pestato con delle erbe e dell'aglio, che viene poi spalmato su del pane per dei gustosi bocconcini. Gli ingredienti sono quelli delle campagne: meloni, carciofi, cipolle. Ma ci sono anche dei frutti esotici, come dei datteri, portati fin qui dal Nord Africa. E dal Nord Africa viene anche l'olio, portato via mare in pesanti anfore sferiche.
È una stanza invasa da fumi e odori, ma anche odori molto particolari. Per quanto sconcertante possa sembrare, le latrine sono accanto al focolare. Sono quelle usate dalla servitù e il motivo è semplice: si sfruttano gli stessi scarichi di cucina. I padroni di casa, loro dove si trovano? Mancheranno, sì o no, un paio d'ore all'arrivo degli invitati. Beh, probabilmente il padrone di casa, il dominus, si trova alle terme della città, magari sta concludendo qualche affare, perché le terme servono anche a questo. E anche la padrona alle terme, ma non a quelle della città, a quelle di casa, perché questa è una famiglia talmente agiata che può permettersi addirittura delle terme personali. Guardate, il primo ambiente è quello del *poditarium*, lo spogliatoio. Anche qui, le pareti sono tutte affrescate, ma ci sono solo due schiave. Dove si trova la padrona? Non nel *frigidarium*, dove c'è l'acqua gelida, neanche nell'elegante *calidarium*, dove c'è l'acqua calda. No, i rumori dell'acqua che cola provengono dal *tepidarium*. Eccola, impegnata in abluzioni con spugne, oli profumati. Di solito, siamo abituati a vedere solo uomini nelle terme, ma era anche un'abitudine femminile, anzi, di solito cominciava proprio la padrona di casa, magari con i figli, e poi suo marito, mai assieme. Qui si usano questi strani zoccoli, servono per non scottarsi i piedi. In effetti, il pavimento del *calidarium* raggiunge anche i 50°, meglio non rischiare ustioni.
Intanto, in casa si continua la preparazione per la cena e non si dimentica alcun dettaglio. Lasciati soli, i bambini si divertono con un gioco simile al nostro filetto, ma hanno scelto il posto sbagliato, è il triclinio, proprio dove verrà organizzata la cena, e vengono cacciati. Bene, ora sono quasi le 4 del pomeriggio e gli ospiti stanno per arrivare. A custodia di queste ville così sontuose, ci sono sempre delle guardie armate fino ai denti. Ma perché arrivare proprio in pieno pomeriggio per una cena? Il motivo è molto semplice: si cerca di sfruttare al massimo la luce naturale e poi è sempre meglio non finire troppo tardi, perché col progredire delle tenebre, le strade diventano poco sicure. In segno di buon augurio, ogni ospite maschile doveva fare suonare questo *tintinnabulum*, insieme di piccoli campanellini.
Le cene dei romani ricchi erano spesso delle cene di circostanza, per avere buoni rapporti con persone importanti, per ostentare la propria ricchezza, oppure per stringere alleanze politiche o di lavoro. E ecco il famoso triclinium, la sala per i banchetti e le cene. Per terra c'è uno splendido mosaico. Non ci si sdraia in modo casuale, ci sono regole molto precise che seguono gerarchie, ospitalità e *bonton*. Le donne, ad esempio, non si sdraiano, si devono sedere su una poltrona e ostentano con molta fierezza i gioielli più belli, le sete più costose e le acconciature più alla moda. In questo caso, portano i capelli su, lasciando la nuca libera. Per noi che non siamo abituati, sarebbe difficilissimo mangiare sdraiati, per di più appoggiati sul gomito sinistro, ma per i romani era un'abitudine. I servi portavano i cibi uno dietro l'altro su piatti e vassoi che poggiavano al centro. Poteva mostrare una schiava di colore proveniente direttamente dalla Nubia era un simbolo di grande agiatezza. Si mangiava con le mani e tutti gli scarti, gusci, bucce, ossa, eccetera, venivano buttati per terra. Immancabile era il *garum*, la salsa agra a base di interiora di pesce, da usare un po' come una maionese. Il suo sapore ricordava la pasta da ciug. Naturalmente, c'erano dei piatti super ricercati, come fegato d'oca ingrassata con i fichi o mammelle di scrofa infarcite. E il vino non scorreva a fiotti, perché aveva un'altissima gradazione e quindi di solito era meglio non eccedere. Tre coppe erano più che sufficienti. E per finire, c'erano dei dolci molto elaborati, alcuni a base di ricotta, quindi assai simili per gusto e aspetto alle nostre cassate. Venivano gustati con eleganti posate d'argento.
Quando ormai tutti gli invitati erano andati via, si ritiravano nelle loro stanze da letto e i servi cominciavano a riassettare la casa. E chi si era addormentato veniva portato a letto con un sorriso. Così finiva una giornata. Una giornata di 1900 anni fa. Era questo il soffio di vita che animava tutte le città dell'impero romano, città che ora giacciono come immensi relitti dimenticati dalla storia.