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Gentile pubblico e storia 2023.
Il 19° Festival Internazionale della storia vi dà il benvenuto nella tenda Erodoto. Il festival è ideato dall'Associazione culturale e storia, organizzato con la Camera di Commercio Venezia Giulia e co-organizzato dal Comune di Gorizia, con il supporto determinante della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e l'essenziale contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.
La manifestazione gode del patrocinio del Ministero della Cultura, del Parlamento Europeo, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, dell'Associazione Italiana Editori, delle Università degli Studi di Trieste, di Udine e di Padova, e del sostegno delle amministrazioni pubbliche, di sponsor privati e degli amici di estoria, cui vi invitiamo ad aderire.
L'arredo del palco è gentilmente concesso dalla Moroso di Udine, che ringraziamo per la collaborazione. L'appuntamento è trasmesso anche in streaming sul sito www.estoria.it. Ricordiamo inoltre ai gentili ospiti di silenziare il proprio telefono.
Sta per iniziare l'incontro intitolato "Giovanna D'Arco", l'ex-voto di Alessandro Barbero.
[Risate]
Buonasera a tutti. Allora, quest'anno si parla di donne e, evidentemente, Giovanna D'Arco è uno di quei personaggi che ci vengono in mente quando pensiamo a donne che, nonostante tutto, in società dove i ruoli delle donne erano ristretti e limitati, hanno fatto cose straordinarie. Forse, nel caso di Giovanna, sarebbe bene cominciare dicendo subito una cosa per evitare equivoci. Giovanna, che vive nel Medioevo, anche se diciamo così, verso la fine di quello che per convenzione chiamiamo il Medioevo, siamo già nel '400, ma in Francia la cultura e la società sono in piena continuità con il Medioevo in quel momento. Giovanna, che vive nel Medioevo, non è che abbia fatto delle cose straordinarie rispetto alla sua epoca. Giovanna ha fatto qualcosa che sarebbe completamente inconcepibile anche nel nostro mondo di oggi. Anzi, mi permetterei di dire che nel nostro mondo di oggi non gliele avremmo lasciato fare e non ci sarebbe riuscita. Mentre in quel mondo c'erano certe coordinate mentali per cui una cosa, pur pazzesca e assurda come quella che ha fatto Giovanna D'Arco, alla fine la sua epoca gliel'ha lasciata fare, anche se poi i suoi nemici gliel'hanno fatta pagare.
Ecco, voi immaginate oggi, che oggi in un grande paese impegnato in una grande guerra salti fuori una ragazzina di 17 anni, la quale fa sapere che lei sente delle voci e che è stata scelta da Dio per prendere il comando dell'esercito e vincere la guerra. Immaginate voi oggi che quella ragazzina di 17 anni riesca ad arrivare dal capo dello Stato e, dopo lunga discussione, convincerlo che effettivamente lei è stata mandata da Dio e che quindi bisogna mettere l'esercito ai suoi ordini. Dopodiché, la ragazzina di 17 anni sale su un carro armato e procede a guidare le truppe contro il nemico. Ma ve lo immaginate oggi? Ecco, quindi la cosa stupefacente non è che nel Medioevo sia potuto succedere una storia del genere, sarebbe stupefacente in qualunque epoca.
Giovanna ha fatto questo. Giovanna ha, nel pieno di una grande guerra, sentito voci che la chiamavano a salvare il suo paese, la Francia. Ha chiesto e ottenuto di comandare in guerra l'esercito del suo re. Ha combattuto, ha vinto il nemico e lo ha fatto vestita da uomo. Ecco, quest'ultima è l'unica cosa che a noi non farebbe né caldo né freddo, probabilmente, e che invece per il modo di ragionare della sua epoca era la cosa più difficile da accettare.
Il fatto di sentire delle voci e di convincersi e convincere anche gli altri che tu le voci le senti davvero, che tu parli davvero con Dio, con la Madonna o con i santi, quella non era una cosa considerata impossibile alla sua epoca. E in ogni caso, non era affatto insolito per una donna. Anzi, il fenomeno di una persona che a un certo punto sente delle voci e viene esaminata e verificata con attenzione, perché non erano mica cretini neanche allora, naturalmente, e quando saltava fuori qualcuno che diceva "Io parlo con Dio", erano perfettamente attrezzati per verificare, analizzare, ragionarci su e cercare di capire se ci poteva essere qualcosa di vero. Ecco, questo fenomeno si verificava ed erano quasi sempre donne le persone che vivevano questo tipo di esperienza.
La seconda cosa, una donna che comanda in guerra un esercito, invece, era una cosa che non si era mai vista né sentita e comportava, tra l'altro, grossi rischi. Perché Giovanna è stata in combattimento, però di per sé non è che fosse una cosa vietata, era semplicemente una cosa che non si era mai vista. Invece, vestirsi da uomo era l'unica cosa che violava un divieto espresso. Era vietato dalla religione cristiana perché sta scritto nella Bibbia: "Alle donne vestirsi da uomo e naturalmente agli uomini vestirsi da donna", sia chiaro. E quando Giovanna cadrà, i suoi nemici cercheranno di volgere contro di lei tutti questi aspetti della sua storia: le voci che pretendeva di sentire, il fatto che ha combattuto in guerra, il fatto che si è vestita da uomo. Ma alla fine sarà proprio quest'ultima, quella impossibile da legittimare, e che alla fine le costerà la vita.
Come facciamo noi a sapere qualcosa di Giovanna D'Arco? Come facciamo a sapere delle cose su di lei? Da dove ci vengono le informazioni che abbiamo su di lei? Quasi tutto quello che sappiamo di Giovanna lo sappiamo perché è stata processata, perché abbiamo gli atti non di uno, ma di due processi. Abbiamo i verbali del processo di Rouen del 1431, in cui Giovanna è stata condannata, e abbiamo i verbali del processo voluto 20 anni dopo dal re di Francia per ribaltare la sentenza del primo processo fatto dai nemici, dagli inglesi, e per proclamare l'innocenza e anzi la santità di Giovanna. Di questi processi noi abbiamo i verbali integrali, perché ovviamente quello è un mondo con una civiltà estremamente sofisticata ed evoluta e per qualunque processo, tanto più per quello di Giovanna che è un processo di importanza politica enorme, ma anche per il processo della più sconosciuta montanara accusata di stregoneria, è ovvio che si rispettano delle forme e si verbalizza e si scrive tutto.
Quindi, noi abbiamo i verbali dei processi. Verbali che, nel caso dell'interrogatorio di Giovanna, vengono stesi in francese, nella lingua che lei parlava, prima di essere poi tradotti in latino, diciamo così, per la conservazione definitiva. È chiaro che una cosa importante si scriveva in latino, perché così, per esempio, poteva essere letta da qualunque persona colta in tutto il mondo cristiano, mentre se fosse stata scritta in una lingua di quelle parlate, poteva essere letta soltanto in quel paese. Naturalmente, però, si sapeva anche chiaramente che una come Giovanna il latino non lo sapeva, quindi l'interrogatorio avviene nella sua lingua e noi abbiamo anche, appunto, queste minute in originale. Quindi abbiamo la voce di Giovanna, le parole precise, certo, precise, certo, trascritte, trascritte da un notaio, un uomo, oltretutto, chiaro, però non tradotte, trascritte nella lingua che lei parlava. E noi sappiamo tutti che ogni verbale può allontanarsi in qualche misura dal parlato della persona di cui le autorità stanno registrando le dichiarazioni. Però, però, fino a un certo punto, eh, perché i verbali delle sedute poi venivano, lei, a Giovanna, e Giovanna faceva correggere quando pensava che non fosse stato riportato esattamente quello che lei aveva detto.
Nel processo, poi, vent'anni dopo, di riabilitazione, diciamo così, uno dei testimoni si ricorda proprio questo: dice "Io c'ero al processo di Rouen, io c'ero al processo del '31 e mi ricordo benissimo una volta che Giovanna, quando le hanno letto un pezzo di verbale, ha detto 'Ma io non avevo detto questo' e si è rivolta al pubblico e ha detto 'Oh, aveva detto questo', e il pubblico le ha dato ragione".
Quanto al secondo processo, quello di riabilitazione, vent'anni dopo la morte di Giovanna, belli, non abbiamo più la sua voce in diretta, diciamo così, no, in modo diretto non ce l'abbiamo più. Però, lo stesso, lo stesso è un testo straordinario, perché per riabilitare Giovanna sono andati a cercare in tutto il regno di Francia chiunque l'avesse incontrata per fargli testimoniare su chi era veramente Giovanna. Quindi noi nei verbali, questi verbali, possiamo ascoltare le amichette d'infanzia, le amiche del paesino, le quali si ricordano che si sono messi a piangere quando la loro amica se n'è andata dal villaggio per sempre, senza salutarle, perché era appunto in missione per conto di Dio e aveva la cosa più importante da fare, no.
Allora, dicevamo che nella società della sua epoca si accettava l'idea che una persona, e specialmente una donna, potesse avere capacità profetiche e diventare il tramite di comunicazioni da parte di Dio. Fenomeni del genere erano tanto più frequenti quanto più la società era in crisi. Nei momenti più drammatici era più facile che saltasse fuori una ragazzina che diceva "Ma io, io ho la risposta, io sono stata incaricata di venire a parlarvi". E la Francia del tempo di Giovanna sta vivendo una crisi gravissima. Siamo nella fase quasi verso la fine della Guerra dei Cent'anni. La Guerra dei Cent'anni è una guerra che si è trascinata, appunto, molto a lungo, dove il senso fondamentale di questa guerra è che gli inglesi vogliono invadere la Francia. E gli inglesi vogliono invadere la Francia perché, in seguito alla morte di un re di Francia senza eredi diretti, è salito al trono il cugino, ma anche il re d'Inghilterra era cugino da un'altra parte. E quindi il re d'Inghilterra a un certo momento si è convinto che il trono spettava a lui e non a quell'altro cugino che hanno scelto i francesi. E queste cose erano importanti in un mondo dove i re spiegavano al loro popolo che loro erano state scelte da Dio, che loro erano persone speciali, appartenenti a famiglie speciali, che Dio aveva programmato per affidargli il governo dei vari paesi. Questo dicevano i loro popoli, la gente ci credeva fino a un certo punto, qualcuno già non ci credeva più per niente, ma la versione ufficiale era quella. E quindi, "o sei il cugino più vicino, sono io, se il mio sangue mi autorizza a governare più di quanto non autorizzi quell'altro, e allora io devo fare la guerra per affermare il mio diritto, perché il vero re di Francia sono io, il re d'Inghilterra".
E quindi la Guerra dei Cent'anni, sostanzialmente, si presenta come una serie di tentativi del regno d'Inghilterra, che è più piccolo e meno popoloso e meno ricco, ma è un regno militarista molto bellicoso, ecco, una serie di tentativi degli inglesi di fare questa cosa quasi impossibile: conquistare l'immenso, ai loro occhi, regno di Francia. Ci sono tante fasi, ma gli anni in cui cresce Giovanna nel suo paesino di periferia sono anni in cui sembra che gli inglesi ce la stiano facendo. Hanno vinto l'ennesima grande battaglia, la battaglia di Azincourt, e la Francia a quel punto si è spaccata. Cioè, in Francia ormai c'è un partito che dice "Ma sì, m'hanno ragione gli inglesi, dai, accettiamo il re d'Inghilterra Enrico V, grande guerriero, grande vincitore di battaglia, facciamola finita una buona volta". Un pezzo di Francia sta con lui, la città di Parigi lo ha accolto, l'Università della Sorbona ha dichiarato che i suoi diritti sono validi. Il re Enrico V è stato incoronato re di Francia a Parigi e illegittimo erede, da punto di vista della maggior parte dei francesi, quello che sarebbe illegittimo erede, il Delfino, il figlio dell'ultimo re morto Carlo, controlla solo la parte meridionale della Francia. Tutto il nord, fino alla Loira, è in mano agli inglesi. Questo è il clima in cui cresce Giovanna D'Arco.
E sono anni che ogni tanto spunta una profetessa, che di solito, appunto, è una donna e viene dal popolo, e che si presenta in pubblico dicendo, dicendo che Dio le manda a salvare la Francia. Non è la prima, lei è il re, le riceve, poi in genere spariscono senza lasciare ulteriori tracce. Questi personaggi, ma diciamo, fa parte di quello che può succedere in quegli anni. Tanto che nel 1413, l'Università di Parigi, la Sorbona, quando non si era ancora schierata con gli inglesi, la Sorbona ha pubblicato nel regno di Francia una circolare invitando: "Cito, le persone pie che conducono vita buona e hanno il dono della profezia a venir fuori e presentarsi, perché anche quello può servire per la salvezza del regno in un momento così drammatico". Ovviamente, lo ripeto, scusatemi se mi ripeto, non è che si creda tutto, eh. C'è un'estrema attenzione a cercare di capire da mille segnali se si tratta di una che semplicemente si è montata la testa, invece è una povera scema, o se invece è una montata dal diavolo, peggio ancora, o se è una truffatrice, cosa possibilissima, o se magari invece, invece, c'è qualcosa di vero.
Grandi intellettuali come Jean Gerson, cancelliere dell'Università di Parigi, scrivono trattati su come si deve fare per distinguere appunto i casi autentici dai casi degli impostori o di quelli ingannati dal diavolo. E si insiste che bisogna analizzare con molta attenzione. Ci vuole un intervento di esperti, di teologi, di gente che abbia una preparazione universitaria, che abbia una conoscenza del mondo e che sia in grado, alla fine, di dare un parere.
Quando vent'anni dopo la morte di Giovanna si fa il processo e si torna sulla sua infanzia, il processo vuole dimostrare che Giovanna era una santa, altro che una strega o un'eretica come quei bastardi degli inglesi hanno preteso di aver dimostrato. No, no, era, parlava davvero con Dio ed era una santa. Quindi è chiaro che si vanno a cercare gli amichetti del paesino e gli si chiede: "Ma come era Giovanna da piccola?". E Giovanna da piccola, dicono i testimoni: "Ah, che bambina meravigliosa! Andava sempre a messa, si confessava tante volte durante l'anno, non solo a Pasqua". Che è una cosa insolita e anzi perfino scoraggiata dalla Chiesa nel Medioevo. La confessione era una cosa molto seria, non era quella roba che fai tutte le settimane, no, era una cosa serissima e la Chiesa diceva: "Ragazzi, confessatevi una volta all'anno, a Pasqua, basta e avanza. Confessatevi e fate la comunione quella volta che hai la festa più importante dell'anno". È una cosa seria. Giovanna si confessava di più. Aveva tanta voglia, dicono i testimoni. Poi, anche lì, andando a vedere questi testimoni, si intuiscono delle differenze, eh, perché le persone più anziane sono molto ammirate, capite, del genere "avessi avuto io una figlia così". Invece i coetanei di Giovanna lasciano anche capire che quella esagerava un po', ecco, cioè, giocare giocava poco, a ballare non ci veniva mai, era sempre lì in chiesa, era sempre lì che pregava. Ecco, i coetanei, appunto, lasciano capire che era una un po' isolata, diciamo, ecco, benché avesse, appunto, le amichette del cuore.
E Giovanna cosa aveva raccontato della sua infanzia? Ma non è che abbia raccontato molto. Però, però, al suo processo, naturalmente, le hanno chiesto: "Ma queste voci da quand'è che le senti?". E Giovanna ha raccontato che aveva 12 anni o 13 anni e quando, nel giardino di casa, per la prima volta ha sentito la voce. La voce, io ho detto "le voci", non lei dice "la voce". Avevo 12 o 13 anni e poi da allora ho continuato a sentirla e la sento ancora tutti i giorni. A verbale, Giovanna dice che udì una voce proveniente da Dio per aiutarla e guidarla. E la prima volta ebbe molta paura. E questa voce, capite, lei non ha mica nessuna idea che possa essere una cosa che nasce dentro lei, è proprio sentito una voce fuori che arriva da fuori, tanto che si è spaventata. Veniva da destra, dalla parte della chiesa, e insieme c'era una gran luce. Poi dice: "In seguito ho capito che non era Dio direttamente, era un angelo, il messaggero di Dio, era ed è un angelo che mi parla per trasmettermi la volontà di Dio". E questa voce all'inizio le diceva che doveva fare la brava bambina e che doveva andare spesso in chiesa. E poi un bel giorno la voce le ha detto che doveva andare in Francia.
Cosa vuol dire andare in Francia? Non è francese Giovanna? Beh, sì, però all'epoca i confini degli stati sono cose complicate. All'epoca era normale che, diciamo, uno stato avesse, arrivasse col suo confine fino a un certo livello, fino a un certo punto, poi magari ci sono alcuni villaggi che appartengono a qualcun altro, a un altro stato, a un altro principe, poi c'era di nuovo qualcuno nostro, perché, come dire, dipende da chi i contadini hanno giurato fedeltà in una certa occasione, dipende da chi ha vinto un certo combattimento qualche anno fa. Giovanna vive in un paesino che, dal punto di vista geografico, è in Lorena. E la Lorena oggi è una regione della Francia orientale con un suo dialetto, e all'epoca era un ducato, uno stato indipendente. Però il villaggio di Giovanna, Domremy, pur essendo un villaggio dove si parlava lorenese, però tecnicamente apparteneva al Re di Francia. Quindi lei è suddita del re di Francia, non del Duca di Lorena. Il che non impedisce che, essendo lorenese, ha la sensazione di parlare un francese un po' diverso dagli altri. E al suo paese, quando si dice "andiamo fin laggiù", si dice "andiamo in Francia", perché la Francia comincia lì. Il Duca di Lorena, all'epoca di Giovanna, sta con gli inglesi, sta con i nemici. Ma nel villaggio di Giovanna sono Francia, sono sudditi del re di Francia. Quindi, sostanzialmente, nel villaggio si tiene per i francesi e i ragazzi del villaggio di Domremy fanno regolarmente a botte con i ragazzini degli altri villaggi lorenesi vicini che invece dipendono dal Duca di Lorena e quindi stanno con gli inglesi. Poi, naturalmente, le scelte individuali possono variare. Dice Giovanna, lo racconta anche: "Al mio villaggio c'era uno che tifava per gli inglesi". E lì Giovanna si lascia scappare: "Sarei stata contenta se gli avessero tagliato la testa". Quello lì, poi si rende conto di dov'è e dice: "Cioè, se fosse piaciuto a Dio". Fatto sta che Giovanna sente che la voce le ordina di andare in Francia.
E lei stessa, poi, quando parla del suo viaggio, dice: "Sì, quando sono venuta in Francia". Ecco, cosa deve andare a fare in Francia? Deve andare dal Delfino, l'erede al trono, illegittimo erede al trono. La Francia del nord è governata dal re inglese, adesso Enrico V è morto, c'è Enrico VI che è un bambino, c'è un Duca inglese reggente del regno. Invece, a sud del fiume Loira, governano ancora i francesi, governa il Delfino, che se ne sta nella città di Bourges, che si dichiara re, ma non è stato ancora incoronato. E fino a quel momento, uno non è davvero re fino in fondo. E infatti, i nemici si beccano di lui: "Il Delfino se ne sta a Bourges, si proclama re, sì, re di Bourges, altro che re di Francia". E la situazione è particolarmente drammatica, perché gli inglesi, che controllano tutta la Francia a nord della Loira, assediano la città di Orléans sulla Loira, che è il principale passaggio del fiume. Il ponte di Orléans è il principale passaggio dalla Francia del nord alla Francia del sud. E in mano ai francesi, gli inglesi assediano la città. Se la prendono, hanno in mano la chiave per invadere anche la Francia del sud e farla finita col Delfino. Quindi la situazione è drammatica. Orléans è una grande città, l'assedio dura da tanto tempo, ma le speranze di riuscire a salvarla sono sempre meno. E in questo contesto che Giovanna, interpretando quelle che le dice la voce, va in Francia.
Ecco, Giovanna capisce che le voci stanno dalla parte del Delfino, stanno dalla parte dei francesi, che quindi hanno ragione e che la sua causa è giusta e che lei, Giovanna, è destinata a far trionfare la giusta causa. E quindi, e quindi decide di partire. Ma la prima volta che le viene questa spinta a partire, non è, non è ancora neanche 17 anni, ne ha meno, 13 o 14. La prima volta che le viene questa idea, è una ragazzina figlia di contadini, contadini non poverissimi, anzi, contadini abbastanza agiati, però in un paesino sperduto. E lei, in un modo o nell'altro, riesce a scappare di casa e raggiungere un castello dove c'è una guarnigione francese. E lì c'è il comandante, il capitano, che comanda questa guarnigione. E Giovanna arriva dal capitano francese a spiegargli che la manda Dio, e che lei deve provvedere a mandarla dal Delfino, perché lei salverà la Francia.
Ora, vi ho detto prima che queste cose non erano del tutto insolite e che loro erano attrezzati per accettare che in certi casi davvero la ragazzina è stata mandata da Dio, in certi casi è che bisogna ragionarci su ed esaminarla. Questo è l'atteggiamento delle persone colte. Però la sensazione è che nel caso di Giovanna, all'inizio, la gente reagisca esattamente come reagiremmo noi. Cioè, il capitano francese, quando arriva la ragazzina, le dà un paio di ceffoni e le dice: "Torna subito a casa da tuo padre". E lei torna a casa.
La famiglia, a questo punto, ha un problema. La nostra ragazzina si è messa in testa questa cosa e, naturalmente, è come dire, non è la prima reazione della famiglia il dire "Certo, è sicuramente vero, è proprio Dio che la manda". Ma nemmeno per idea. La prima reazione della famiglia: "Con tutti i problemi che abbiamo, ci mancava anche questa che Giovanna si è ficcata in testa questa roba". Però attenzione, perché non è soltanto che si sia ficcata in testa una mattana, sono cose pericolose. Questa vuole andar via, vuole andare via in un paese in guerra, in un paese battuto dai soldati. Il padre sogna che la figlia va via con i soldati. E cosa succede alle ragazze che vanno via con i soldati, che scappano di casa perché vogliono vedere il mondo, fare una bella vita? Ecco, cosa succede a quelle ragazze lì, lo sanno tutti cosa gli succede. E la famiglia è disonorata. E quindi il padre ne discute, ne discute con i fratelli, ne discutono fra uomini, gli uomini della famiglia. "Cosa dobbiamo fare per evitare che questa ragazzina si perda e ci disonori tutti? Perché se scappa di casa, siamo disonorati". La madre non è convocata, ma sente tutto, naturalmente. E poi più tardi racconterà a Giovanna, lo racconta al suo processo: "Mio padre, i miei fratelli avevano il terrore che io disonorassi la famiglia". E mia madre li ha sentiti che dicevano: "Se davvero si mette in testa di andare con i soldati e scappare di casa, meglio affogarla, perché quello almeno salva l'onore della nostra famiglia". E lei, lei è lì che si guarda intorno, aspettando un'altra occasione, perché il progetto ce l'ha in testa sempre più chiaro.
Dice lei stessa: "È interessante vedere come lei, una ragazzina, non ha mai conosciuto, non è il sesso, nel matrimonio, nella maternità, però nel mondo delle donne, quelle sono le esperienze che si conoscono, che anche le bambine imparano. E quindi il modo in cui poi si guarda il mondo è quello". Quando Giovanna deve dire, deve spiegare quanto era impaziente di partire, finalmente dice: "Il tempo le sembrava interminabile, come a una donna incinta". Tutte le donne sono incinte continuamente, tutte lo sanno all'epoca, dico, e tutte sanno come dura aspettare tutti quei mesi, col terrore di quello che succederà all'ultimo momento, ma al tempo stesso con una gran voglia che finalmente arrivi quel momento, no. Ecco, Giovanna sembra ovvio, certo, chi è che aspetta ansiosamente, non ne può più e non vede l'ora che sia finita? Una donna incinta. Così.
Io, dopodiché, come dire, bisogna sapere che Giovanna, come altre sante di quell'epoca, come altre di queste donne che sentivano le voci o comunque avevano ben chiaro di avere una missione, aveva fra le altre caratteristiche quella che quando voleva fare una cosa, la faceva, e non c'era nessuno che riuscisse a impedirle di farlo. Per cui la famiglia la sorveglia, borbotta, si preoccupa, si angoscia. Lei cresce, finalmente riesce a convincere tutti quanti che è vero che lei ha questa missione. Il padre è l'ultimo che tiene duro. Il padre, fino alla fine, dice: "Ma questa è una follia e porterà vergogna e disonore sulla nostra famiglia". Aprendo una piccola parentesi sul futuro: quando poi arriva notizia che Giovanna è stata ricevuta a corte, che le hanno creduto e che comanda l'esercito del Delfino, il papà, che era sindaco del paese, si precipita a corte e torna a casa con l'esenzione fiscale per tutto il villaggio. Però, fino a quel momento...
[Applauso]
Però, intanto, appunto, Giovanna cresce. Tutti sanno questa cosa che lei ha una missione da compiere. Tutti si convincono. Quando Giovanna ha 17 anni, lo stesso capitano del Delfino, che prima aveva detto "Sì, non gli aveva dato lui ceffoni, mi aveva detto al papà e ora che le date due ceffoni a questa qui e tenetela chiusa", ecco, quello stesso capitano del Delfino, invece, dopo qualche tempo, si convince che no, è, e se poi questa cosa è vera, e io sono quello che l'ha trattenuta, non ho la mandiamo dal Delfino con una scorta di soldati. Il capitano le compra un cavallo e una spada, e gli abitanti del villaggio si tassano per comprarle un vestito da uomo, perché lei, già in quel momento, ha chiarissima questa cosa che è parte integrante della sua missione: partire vestita da uomo. Si taglia i capelli corti da uomo e si veste da uomo. Era vietato, come vi ho detto all'inizio. Non crederete mica che le cose vietate nel Medioevo non le facessero solo perché erano vietate, vero? Ecco, in quel caso lì, non ci pensa nessuno, vuole vestirsi da uomo. Pronti. Ecco il vestito da uomo. E Giovanna parte a cavallo con la spada al fianco, la diciassettenne figlia di contadini, ecco, vestita da uomo.
Quando arriva dal Delfino, dopo 11 giorni di viaggio, abbiamo testimonianze che dicono: "Sì, sì, aveva i capelli corti e un berretto di lana e vestita da uomo, ma molto semplice". A questo punto, come dire, bisogna capire se prevarrà la reazione di quelli che dicono: "Eccone un'altra, datele due ceffoni e rimandatela a casa, che qui abbiamo cose più importanti di cui occuparci", e ci sono fin dall'inizio, oppure quelli che dicono: "Ragazzi, però guardate che se invece ci fosse qualcosa di vero, attenzione, eh, perché allora a quel punto potrebbe essere una cosa molto importante". Fatto sta che Giovanna, nonostante molti ridano di lei, insiste che vuole parlare col Delfino e che ci vuole parlare da sola. E le cose che Giovanna voleva a tutti i costi, riusciva a farle. La fanno parlare da sola col Delfino, il quale all'inizio ha le stesse reazioni che avremmo noi, e cioè, per prima cosa, pensa: "Ecco, un'altra matta. Per di più, ma come, vestita da uomo? Che vergogna, che figura ci facciamo agli occhi del mondo? Cioè, sono tutti qua che ci guardano e noi ci abbiamo questa qui. No, non possiamo fare questa figura rispetto agli stranieri".
Però un sovrano medievale non decide mai niente da solo, ne discute col suo consiglio, dove ci sono i suoi ministri, il tesoriere, i giuristi, la gente esperta, i segretari, la gente che conosce bene il mondo e la politica. E del consiglio del Delfino dice: "Per quel che ci costa, verifichiamo. Verifichiamo". Viene esaminata Giovanna per tre o quattro settimane da una commissione di teologi, di giuristi, di consiglieri del sovrano, tutti uomini, naturalmente, presieduta da un arcivescovo. Alla commissione è stato chiesto: "Verificate, verificate se ci può essere qualcosa di vero". E la commissione è molto prudente. Proprio dire: "Sì, sì, siamo sicuri che davvero questa voce viene da Dio?". La commissione non se la sente di dirlo. Ed è anche molto preoccupata per il fatto che è vestita da uomo, perché appunto, i contadini di Domremy, della commissione, lo sanno che il passo appunto è nel Deuteronomio, in uno dei libri più importanti dell'Antico Testamento, e dice: "La donna non si vestirà con abiti da uomo, e l'uomo non userà abiti da donna. Chiunque faccia questo è abominevole presso Dio". E i teologi lo sanno, quella "abominevole" è pesante.
La commissione non vorrebbe compromettersi. Però, intanto, a corte c'è un partito di entusiasti che dicono: "Ragazzi, tanto siamo disperati, quindi proviamoci. Cos'altro si può fare?". Si può fare anche, naturalmente, un esame fisico. Questo è affidato a delle signore, naturalmente, una commissione di dame di corte verifica: "Intanto, siamo sicuri che è proprio una donna? Sì, sì, è una donna. Vergine, come dice lei? Sì, vergine e donna e vergine". E comunque, tutte le commissioni alla fine dicono: "Però lei è buona, pia, lei ci crede in buona fede ed è vuota e sincera". Poi osservano anche altre cose che pian piano fanno inclinare i piatti della bilancia. Mangia pochissimo, questo l'ha accomuna ad altri di queste figure di ragazze medievali che hanno una missione da compiere e per le quali il corpo con le sue necessità è solo un ingombro. Ecco, mangia pochissimo. Giovanna mangia solo due volte al giorno e spesso, allora, all'epoca mangiavano molto quelli che potevano e spesso solo un tozzo di pane. Anche al processo di vent'anni dopo ci sarà uno che è stato suo paggio lì a corte e che dice: "Eravamo tutti sbalorditi vedendo quanto mangiava poco".
Poi, non ha le mestruazioni. E anche questa cosa è interessante. Noi, naturalmente, facciamo un discorso biologico. Per loro non è soltanto quello, perché le mestruazioni, per l'Antico Testamento, sono un segno di impurità. Dopo il ciclo la donna deve purificarsi. Per l'Antico Testamento, Gesù di queste cose non si preoccupava, ma nell'Antico Testamento c'è. E anche gli antichi se ne preoccupavano. Anche Aristotele, Aristotele, anzi, dice addirittura: "Beh, volete una prova che la donna è inferiore? A questo problema del ciclo mensile, figurato". Ecco, questo è. E le persone colte queste cose ce le hanno in testa. Tanto che i teologi, faccio questa piccolissima parentesi sul tema del ciclo femminile, i teologi medievali si sono posti il problema: "Ma la Madonna ce l'aveva il ciclo oppure non ce l'aveva?". E ovviamente non si può saperlo con certezza, ma ci sono pareri e ci sono pareri divergenti. Tendenzialmente i francescani tendevano a dire: "No, Maria era troppo perfetta per avere quella cosa impura che è il ciclo". I teologi domenicani tendevano invece a dire: "No, no, Maria partecipa della natura umana pienamente, così come Cristo partecipa pienamente della natura umana, e quindi, secondo noi, Maria aveva anche il ciclo". Certo.
E poi, l'altra cosa è che evidentemente le commissioni, anche loro, non possono non accorgersi che questa qui è una forza della natura, che è difficilissimo tenerla a bada, discutere con lei, è in grado di discutere con gli arcivescovi e di aver ragione lei. Uno dei teologi della commissione, cercando di incastrarla, le chiede: "Ma queste voci che senti, in che lingua parlano?". Ora, il teologo era uno del sud e parlava con un forte accento meridionale. E Giovanna risponde: "Parlavano in francese, un francese migliore del vostro".
I teologi le oppongono appunto i divieti, la Bibbia, i libri. Giovanna risponde: "Nei libri del Signore ci sono più cose che nei vostri". Che è la stessa risposta che dà quando qualcuno le dice l'argomento finale a cui ci si riduce, quando quelli intellettualmente un po' elevati e non reggono più, alla fine si riduce tutto a dire: "Ma non si è mai visto che una donna voglia fare queste cose, comandare l'esercito". Ecco. E anche quelli che stanno dalla sua parte hanno dei dubbi, eh. Le hanno dato un confessore con cui lei ha una buona relazione, e anche il confessore le dice: "Tipico, anche questo è un élite colta, confessare le dice: 'Ma io non ho mai letto da nessuna parte di una donna che voglia fare di queste cose'". Risposta di Giovanna: "Il Signore ha un libro che nessun chierico ha mai letto, per quanto sia istruito".
Alla fine, la commissione dice: "Proprio sicuri non possiamo essere che la manda davvero Dio, però, hai visto mai se fosse davvero Dio che la mandata? Allora, vista la situazione in cui siamo, facciamoglielo fare". E a quel punto glielo fanno fare. Affidano a Giovanna il comando dell'esercito che deve tentare di salvare la città di Orléans dall'assedio inglese.
E Giovanna pubblica un manifesto, una lettera aperta agli inglesi che occupano la Francia. 22 marzo 1429. Testo del manifesto, di brevi estratti dal manifesto di Giovanna: "Reading, Inghilterra, e voi, Duca di Bedford, che vi chiamate reggente del regno di Francia, rendete giustizia al Re del Cielo. Restituite alla Vergine che è mandata qui da Dio, Re del Cielo, restituite le chiavi di tutte le città che avete preso e violato in Francia". Aspettate, nel linguaggio dell'epoca, la presa di una città era assimilata uno stupro, si usava lo stesso linguaggio. "E poi si rivolge all'esercito inglese nelle sue varie componenti: e tutti voi, arcieri, soldati, gentiluomini, che siete davanti alla città di Orléans, andatevene nel vostro paese in nome di Dio. E se non lo fate, avrete notizie della Vergine che verrà a trovarvi fra poco". Lei diceva "la più sede", noi diciamo di solito "la pulzella di Orléans". Una pulzella è una parola ridicola in italiano di oggi, vuol dire da allora era una parola normale, vuol dire la ragazzina vergine. "La più bella che verrà a trovarvi fra poco e sarà peggio per voi. Reading, Inghilterra, se non fate così, io sono capo di guerra e dovunque raggiungerò la vostra gente in Francia, li farò andar via, che lo vogliano o no. E se non vogliono ubbidire, li farò ammazzare tutti".
Il manifesto è di 30 righe. Il pronome "io" figura 6 volte. Il termine "la pulzella" 7 volte. E lei, lei, lei, lei, io, io, io, io, "lo farò". C'è anche una risposta inglese. Il manifesto è pubblico, lo leggono tutti gli inglesi. Pubblicano una risposta facendole sapere che la bruceranno perché è solo una [ __ ] e che se vuole evitare il peggio, se ne torni a guardare le vacche. Dopodiché, Giovanna viene messa a cavallo e in armatura e assume familiarità col suo nuovo lavoro. Come andare all'esercito in battaglia? Al processo, uno dei capi d'accusa sarà: "Hai versato sangue? Hai combattuto e ammazzato la gente?". Lei, al processo di Rouen, dice di non aver mai usato la spada e di non aver mai versato sangue in combattimento. Portava lo stendardo con i colori del re di Francia. E al processo le chiedono, sapete, le fanno milioni di domande, sempre cercando di farle dire qualcosa che permetta di incastrarla: "Ma amavi di più lo stendardo o la spada?". E lei dice che amava 40 volte di più lo stendardo e che lo portava in battaglia proprio per evitare di uccidere qualcuno, perché se tu a cavallo, il tuo compito è portare lo stendardo che devi tenere ben alto perché tutto l'esercito lo deve vedere, e guai se il nemico lo abbattesse, lo cattura. Allora tu personalmente, tu hai le guardie intorno, ma tu personalmente non combatti. Dopodiché, devo dire che anche sulla spada si lascia scappare che, però, anche la spada le piaceva molto, eh. Era una buona spada da guerra, buona per dare delle belle botte.
Passa un po' di tempo prima che entri in guerra. Intanto, il mondo parla di lei. Dalla corte di Francia partono le lettere dirette ad altri governi per raccontare questa cosa sbalorditiva che sta succedendo, che è arrivata la ragazzina e l'hanno messa a comandare l'esercito del re. Un notabile, un grosso funzionario francese scrive, per esempio, a Filippo Maria Visconti, signore di Milano, il quale vuole essere informato di quello che succede nel mondo. Chiaramente, la lettera arrivata a Filippo Maria Visconti suona così: "Questa vergine ha l'atteggiamento di un uomo, parla poco e mostra in quello che dice e fa una incredibile prudenza alla voce graziosa di una donna. Mangia poco e beve poco vino. I cavalli e le belle armature le piacciono. Ama molto gli uomini d'arme e i nobili. Quello che non le piace sono le riunioni affollate e i salotti. Piange facilmente, ma si rischiara subito. È così forte che porta l'armatura e può restare sei giorni e sei notti armata. Dice che gli inglesi non hanno nessun diritto in Francia, che lei è stata mandata da Dio per espellerli e sconfiggerli". Questo è quello che riceve a Milano Filippo Maria Visconti su ciò che sta succedendo in Francia.
Giovanna combatterà. Sarà vero che non ha mai impugnato la spada e non ha mai versato sangue? E lei versa il suo, invece, in combattimento. Sarà ferita più volte, sia in battaglia, sia scalando mura di fortezze, ferita da pietre gettate dall'alto dai difensori, ferita da frecce di balestra. Vai in guerra e investe l'esercito inglese che sta assediando Orléans e lo mette in fuga e libera Orléans. A questo punto, il governo inglese nel nord della Francia mette insieme un altro esercito e lo manda ad affrontare Giovanna, al comando di un signore che poi diventerà famoso in un altro modo, perché si chiamava Sir John Fastolf, ma sarà scelto da Shakespeare per il personaggio che Shakespeare chiama Falstaff, che poi diventa famoso anche nell'opera. Insomma, il prototipo vero di Falstaff era un grande guerriero, un famoso generale, Sir John Fastolf. Dunque, scende verso Orléans alla testa di un esercito inglese. Giovanna lo affronta. Neanche chissà quali meriti, se non aver galvanizzato i suoi, perché gli inglesi vengono sorpresi ancora in marcia dall'avanguardia francese che attacca di sua iniziativa, e l'esercito inglese, che era considerato invincibile, viene sbaragliato e messo in rotta. I celeberrimi arcieri inglesi, che avevano dominato le grandi battaglie della Guerra dei Cent'anni, vengono sterminati fino all'ultimo in questa battaglia, la battaglia di Patay. E gli inglesi crollano e cominciano a evacuare anche una parte della Francia del Nord. E la liberazione di Orléans, inizio maggio del '29. Battaglia di Patay, sconfitta di Fastolf, 18 giugno. Il 16 luglio, il Delfino viene accompagnato a Reims e viene incoronato re di Francia e consacrato re di Francia nella cattedrale di Reims, dove tutti i suoi predecessori erano stati incoronati e consacrati. Nel giro di due mesi, Giovanna ha ribaltato totalmente le sorti della Guerra dei Cent'anni. La guerra si trascinerà ancora a lungo, ma gli inglesi non riusciranno mai più a riprendere il sopravvento e alla fine il Delfino è diventato Re Carlo VII, vent'anni dopo vincerà definitivamente la Guerra dei Cent'anni, buttando fuori gli inglesi dall'ultimo pezzettino di Francia che ancora occupavano.
Abbiamo le relazioni, ma io non la posso far lunga, però abbiamo le relazioni dell'incoronazione. C'era così tanta gente che è impossibile descriverlo. Nobili a cavallo in armatura sono entrati nella cattedrale portando l'ampolla dell'olio santo con cui re di Francia da mille anni vengono consacrati, mandate direttamente dal cielo. La cerimonia è durata dalle 9 del mattino alle 2 del pomeriggio. Le trombe suonavano in modo tale che sembrava che la volta della chiesa dovesse crollare. E durante la cerimonia, la Vergine è sempre rimasta vicino al re, tenendo il suo stendardo in pugno. Giovanna è sempre vestita da uomo, ma adesso non più con i vestiti semplici di prima. Adesso ha vestiti sontuosi da nobile, di seta, di broccato d'oro. Il re fa fabbricare un'armatura costosissima, le regala cavalli da guerra. I cavalli da guerra di alto livello costano come una Ferrari all'epoca, mica tutti gli uomini d'arme hanno dei cavalli di quel livello. Testimonianze insistono: "Portava l'armatura come se non avesse fatto altro in tutta la vita". E anche quello è un bel mistero, davvero, eh. Per noi oggi, come fa la ragazzina di 17 anni, figlia di contadini, a stare a cavallo con 40 kg di armatura addosso e cavalcare in battaglia? Ma lo fa.
Cancelliere della Sorbona, che però è scappato da Parigi perché Parigi sta con gli inglesi e invece lui sta con i francesi, si preoccupa di pubblicare un trattato sulla faccenda della ragazzina e sul fatto che bisogna crederle. "Super facta pulla et credulitate", sì, prestanza della discussione su come si fa a capire se le voci vengono da Dio oppure sono inganni di Satana. Ed è uno severo, di solito, che dice: "Bisogna stare attenti con queste qua". Ma nel caso di Giovanna dice: "Signori, non vi posso dire che sia una verità di fede e che siamo obbligati a crederle, però ci sono delle cose che sono probabili. E io, vedendo quello che sta succedendo, vi dico che è probabile che sia davvero Dio che l'ha mandata". A questo punto, si preoccupa anche del fatto del vestirsi da uomo, che veramente sarebbe proibito, lo proibisce l'Antico Testamento, il Deuteronomio. Ma i teologi medievali non si fanno mica mettere nel sacco facilmente. Vale ancora perché il Nuovo Testamento ha sostituito un sacco di cose. L'Antico Testamento dice: "Occhio". Però, occhio. Noi invece diciamo: "Porgi".
L'altra guancia, quindi quella cosa lì. Secondo me è la tipica cosa di cui possiamo anche non preoccuparci più. Dopodiché, dopo di che, però, le cose si impantanano. Dopo questa sequenza di trionfi, andare avanti con la guerra e buttare davvero fuori gli inglesi per sempre, come Giovanna aveva in programma di fare, si rivela molto più difficile del previsto. Gli inglesi si sono rafforzati, stanno prendendo le misure e tanti e tanti si dicono: "Abbiamo già fatto tanto, adesso ci vogliamo riposare un momento". Gli uomini d'arme non vogliono ritornare a casa. Le guerre medievali non durano mai troppo. Poi si torna a casa per qualche mese, poi magari ricominciamo l'anno prossimo. C'è solo Giovanna che dice: "No, no, andiamo avanti, continuiamo". Continuano a combattere senza grandi risultati e poi, a un certo punto, verso la fine, no, nel maggio del 1430, un anno dopo i suoi trionfi, in una scaramuccia qualunque, Giovanna viene catturata dagli uomini del Duca di Borgogna, che è alleato degli inglesi. La catturano, no, se la tengono ospitata sotto la guardia di alcune nobili signore in un castello. Però intanto quelli del Duca di Borgogna avvertono gli inglesi: "Noi avremmo preso la la ragazzina. Ecco che per caso la volete? Negoziano per sei mesi perché bisogna pagare per averla". Naturalmente, poi finalmente si mettono d'accordo, gli inglesi tirano fuori i soldi e Giovanna viene consegnata agli inglesi e viene portata in Normandia, che è la zona che gli inglesi controllano più saldamente sulla Manica, no, dove comunicano direttamente con l'Inghilterra. Viene portata in Normandia a Rouen e il 3 gennaio del 1431, il reggente d'Inghilterra annuncia che Giovanna sarà processata perché accusata di stregoneria e di eresia e quindi sarà processata dalla Chiesa, non dal Regno d'Inghilterra, dalla Chiesa. Peraltro, il reggente d'Inghilterra fa sapere che semmai la Chiesa dovesse assolverla, loro, gli inglesi, se la riprenderanno. Comunque, non hanno nessuna intenzione di lasciarla andare. Però intanto la giudicherà la Chiesa. Anche se, e questa è una delle tante irregolarità del processo, Giovanna rimane non in una prigione ecclesiastica, ma in una prigione inglese, sorvegliata da soldati inglesi. Però gli inglesi hanno chiesto al clero di processarla, dicendo ai vescovi, agli inquisitori che stanno dalla loro parte: "Troverete ben qualcosa per dimostrare che questa qua è una strega o che è un'eretica, fate voi. Si veste da uomo, combatte in guerra, allora fate voi. Ma se la dovete condannare".
Il processo dura dal gennaio al maggio del 1431, 5 mesi di processo pubblico con una risonanza enorme. Gli inglesi hanno affidato a un uomo di fiducia il processo, e cioè il vescovo di Beauvais, una diocesi della Francia del Nord occupata dagli inglesi, collaborazionista, diciamo così, che sta dalla loro parte. E viene scelto lui perché è un uomo di fiducia. La scusa è che la cattura di Giovanna è avvenuta nella sua diocesi e quindi lui è il vescovo responsabile di giudicarla. Però il processo si fa a Rouen in Normandia. È un processo pieno di irregolarità, come vi dicevo. Tanto per cominciare, comincia senza un capo d'accusa preciso. Il reggente d'Inghilterra ha dichiarato: "La processeremo come eretica, come strega", ma tecnicamente il capo d'accusa non c'è ancora. Per cui le prime fasi del processo sono in realtà un'inchiesta per verificare se c'è un capo d'accusa. Era una cosa irregolare anche allora. Non importa, quando le devi fare, le irregolarità le fai. Per un mese interrogano testimoni e alla fine decidono: "Sì, ci sono elementi per processarla per eresia". Per prima cosa, perché ha indossato vestiti da uomo, e questa cosa è vietata dalla Chiesa e quindi lei rifiuta l'insegnamento della Chiesa, e l'eresia è quello, non è nient'altro. Poi ci sono tante altre cose, ma le vedremo. Intanto abbiamo lo spunto per cominciare il processo. Allora, la vogliamo accusare di eresia, benissimo. Quindi, però, allora tecnicamente ci vuole un inquisitore per fare, non basta un vescovo qualunque, ci vuole l'inquisitore perché l'inquisizione è l'organismo ecclesiastico destinato ai processi di eresia. E con ciò va dall'inquisitore di Francia, che anche lui è dalla parte degli inglesi, a dirgli: "Lo fai tu il processo, vero?". Questo inquisitore di Francia fa sapere che purtroppo è impegnatissimo in un altro processo e in questo momento non ho proprio tempo, assolutamente, assolutamente impossibile, lui non se ne può occupare. Quello è l'inquisitore di tutta la Francia, ha un vicario per la Normandia. Vanno dal vicario dell'inquisitore per Rouen. Il vicario di Rouen dice: "Ma non è stata catturata nella diocesi di Beauvais? Ma allora l'inquisitore dovrebbe occuparsene. Scusatemi, io cosa c'entro? E per puro caso che siamo qua a Rouen". Alla fine scrivono all'inquisitore di Francia per dirgli: "Scusa, spiega al tuo vicario di Normandia che lo deve fare lui, altrimenti sono guai". E allora alla fine l'inquisitore di Normandia accetta di essere uno dei giudici di un tribunale che, col tempo, chiamando a consulenza teologi, giuristi, dottori, alla fine si arriva a 131 giudici che intervengono in questo processo. Giovanna, invece, non ha un avvocato. Ma questo perché nei processi per inquisizione, la procedura è quella, nei processi per inquisizione per eresia, voglio dire, l'accusato non ha l'avvocato. Ci sono parecchi dei giudici, abbiamo testimonianze del fatto che sono stati minacciati: "Se non accettate di partecipare, avrete dei guai. Se date fastidio durante il processo, avrete dei guai". Più di uno dei giudici protesta perché il processo, appunto, si tiene nel castello di Rouen sotto la custodia dei soldati inglesi e quindi i giudici non è che si sentano proprio tanto tranquilli neanche loro, ma sono costretti. E va avanti questo processo per settimane e settimane e settimane, con l'interrogatorio di Giovanna, cercando in tutti i modi di farle dire qualcosa che la incastri. E Giovanna, Giovanna tiene testa, Giovanna tiene testa, ribatte. È tutto verbale, naturalmente, eh. È tutta verbale anche le risposte in cui prende di petto i giudici quando parla. Quando a un certo punto rivela di aver avuto non solo delle voci, ma anche delle visioni, ha visto l'Arcangelo Michele. E uno dei giudici, per cercare di suggerire che non fosse l'Arcangelo Michele, ma una visione diabolica, invece le dice: "Ma questo preteso arcangelo era vestito? Era nudo?". E Giovanna: "Credete che nostro Signore non abbia i mezzi per vestirla?". E alla fine, alla fine si formula l'accusa: "Sente queste voci, ci ha creduto, invece il diavolo che gliele manda, ha combattuto in guerra, versato il sangue, si è vestita da uomo, ha vinto delle battaglie. Come è possibile senza aver fatto un patto col diavolo? E poi, e poi ha vissuto in mezzo agli uomini d'arme, cosa che una donna obbediente non dovrebbe fare, ha disobbedito a suo padre, si è tagliata i capelli corti". Tra l'altro, durante il processo, lei continua a essere vestita da uomo, eh, continua a essere vestita da uomo, anche se in teoria cercano in tutti i modi di convincerla a vestirsi in modo decente. In realtà, credo che siano contentissimi che lei sia sempre vestita da uomo perché era dimostrazione del fatto che è una disubbidiente. Però in teoria sono costretti a dirle: "No, vestiti da donna". E le dicono, per esempio: "Anche se sei accusata di eresia e quindi un accusato di eresia non dovrebbe poter fare la comunione, lei però la vorrebbe fare, dice che soffre molto non poter fare la comunione". Allora le dicono: "Guarda, se accetti di vestirti da donna, ti facciamo fare la comunione". Giovanna rifiuta.
E alla fine, alla fine, come dire, è un processo per eresia e lo scopo di tutti i processi per eresia, che non è in nessun modo, come credete voi, di condannare al rogo il colpevole, ma è di fargli dire: "È vero, ho sbagliato, mi pento, abiuro, non lo farò mai più, ubbidirò per sempre alla Santa Chiesa". Quello è lo scopo di ogni processo per eresia. E questo è quello che succede a Giovanna, perché il processo, anche se gli inglesi non se n'erano resi conto subito, e quando se ne accorgono gli inglesi, ci rimangono malissimo, ma un processo come quello, alla conclusione naturale del processo, è che l'accusato alla fine dica: "È vero, avete ragione voi, mi pento". Firma un atto di totale pentimento e a quel punto nessuno al mondo ti può più condannare a morte. Su Giovanna, appunto, hanno esplorato ogni aspetto di questa ragazzina. Tra l'altro, anche interessante, adesso ti vengo ancora, ma per pochi minuti e siamo quasi alla fine, ma torna molto questo tema: "Ma perché ti comporti come un uomo tu che sei una donna?". E le dicono: "Ma non è che tu vorresti essere un uomo?". E lei risponde evasivamente su quello, riesce a non dare una risposta. Le dicono: "Ma i lavori femminili li conosci, vero?". E lei dice: "Sì, certo che li conosco, mia madre mi ha insegnato a cucire e non credo che ci sia una donna in tutta Francia che mi possa insegnare qualcosa". Le chiedono perché ha voluto fare cose da uomini anziché fare le cose che spettano alle donne. E lei risponde: "Ma ci sono tante altre donne che possono occuparsene di quelle cose lì". Giovanna non è una femminista. È lei che è speciale. Quando incontra altre donne che sostengono di essere profetesse, è la prima a dire: "Ma figurati!". C'è una che viene da lei dicendo, dei testimoni poi non nel suo processo, in quello di 20 anni dopo, che dicono che questa Giovanna sembrava che avesse fatto la guerra tutta la vita, aveva la stessa capacità di un comandante veterano quando si trattava di schierare le truppe, di disporre l'artiglieria, di incoraggiare i soldati. Era sempre in mezzo agli uomini d'arme, pac, grandi pacche sulle spalle. Però rimaneva donna. Nel processo di vent'anni dopo, parecchi nobili lo diranno: "Certo che era una donna". Il Duca di Alençon dice: "Quando si toglieva l'armatura, capitava di dare un'occhiata, eh. Io le ho visto le tette, erano belle, le vedevi le gambe, certe volte, no. E poi comunque stava con gli uomini d'arme, grandi pacche sulle spalle, ma quando erano di andare a dormire, aveva solo donne intorno, era sempre circondata da donne, cameriere, domestiche, aiutanti, assistenti". E invece nel campo, dove di solito era pieno di prostitute, e lei non le sopportava, quando lei incontrava, tirava fuori la spada, le cacciava via dal campo. Le prostitute, invece, riceveva volentieri visite di gruppi di donne che andavano apposta a cercarla all'accampamento perché volevano vedere questa meraviglia del loro sesso, perché dappertutto sai cosa ha fatto quella ed è una donna, andiamola a vedere. C'è anche una grandissima poetessa, poetessa, scrittrice francese, Christine de Pizan, che è contemporanea di Giovanna d'Arco. Christine è già anziana quando viene fuori Giovanna d'Arco, si è già ritirata in monastero in pensione, non scrive più da tanto tempo. Però quando Christine de Pizan viene informata delle imprese di Giovanna d'Arco, è come se si rimette a scrivere, si rimette a scrivere e scrive un poema in elogio della ragazzina che ha liberato la Francia, in cui dice: "Io, Cristina, che ho pianto per 11 anni chiusa in abbazia, ora per la prima volta mi viene da ridere, da ridere allegramente di gioia. Che onore per il sesso femminile!". E intorno a Giovanna ci sono le folle che vogliono vederla, baciarle la mano, le chiedono di madrina ai loro bambini e così via. Ecco, tutte queste cose vengono fuori dai processi, compreso il primo, in cui alla fine, alla fine, la commissione di teologi, commissione ristretta nominata da tutti i 130 giudici, decide che in effetti lei è colpevole, è colpevole di eresia. La prima cosa, la più grave, è proprio che sei vestita da uomo, perché l'unica cosa in cui puoi dimostrare che c'è un versetto della Bibbia che ti proibisce di farlo. E a questo punto, come devono fare gli inglesi, sgomenti, cominciano a capire lo sbaglio che hanno fatto. I giudici le dicono: "Adesso tu chiedi scusa per tutto, ti penti, perché devi fare così". E lei non vuole. La portano in piazza, le fanno vedere un rogo. Guarda che, perché l'eretico, appunto, se si pente e salva, potrà essere anche imprigionato per tutta la vita, eh, ma non può essere condannato al rogo. Se invece si ostina a non pentirsi, eppure si è dimostrato che è un eretico, in quel caso finisce sul rogo. Glielo fanno vedere il rogo, la fanno assistere a una predica pubblica in cui un teologo racconta la storia di Giovanna, dimostrando al popolo tutti i suoi errori. Alla fine Giovanna firma. Ci sono testimonianze contraddittorie sul come l'ha fatto. Perché al processo vent'anni dopo qualcuno dirà: "Non ho, ma io ho sentito che le promettevano che se avesse firmato l'avrebbero liberata". Va a sapere. È una testimonianza. Alla fine Giovanna firma. Con gli inglesi che se la prendono con i giudici, dicendo: "Ma vi rendete conto di cosa avete combinato? Che adesso questa qua se la cava?". Perfino Cauchon dice: "Mi dispiace, il mio compito è di procurare la salvezza eterna dell'accusata e non di metterla a morte a tutti i costi". Dopodiché, ovviamente, però, la condannano alla reclusione a vita e la condanna a vestirsi da donna. E Giovanna, avendo firmato, si veste da donna. È il 24 maggio del 1431 e potrebbe essere finita lì. Avrebbero potuto trovarla i francesi qualche anno dopo, quando hanno riconquistato la Normandia, ancora lì in prigione e liberarla. Invece, già due giorni dopo, Giovanna si è di nuovo vestita da uomo. Perché l'ha fatto? Com'è che è stato così facile riprendersi i suoi abiti da uomo? Ecco, è chiaro che gli altri non aspettavano altro. Non aspettavano altro. Anche lì ci sono testimonianze nel processo di vent'anni dopo. C'è chi dice che una guardia aveva minacciato di violentarla, che Giovanna si era lamentata di alcune guardie, che il comandante della prigione aveva dovuto sostituire certe guardie e che, insomma, alla fine Giovanna ha detto: "Io, vestita da donna, non mi sento sicura, mi voglio rivestire da uomo". Capite, con i pantaloni lunghi, aderenti, belli stretti, allacciati. Ecco, ci sono anche testimoni vent'anni dopo che dicono: "Sì, sì, però gli abiti da uomo glieli hanno fatti trovare". E lei, scema, se li è messi. Era sempre una prigione militare. Altra cosa, illegale di per sé, fosse stata una prigione ecclesiastica, in quanto condannata per eresia, avrebbe avuto delle suore che la sorvegliavano. Invece lì ci sono i soldati. Morale, lei si veste da uomo. E a questo punto Cauchon si sente dire dagli inglesi che adesso sa cosa deve fare, perché il problema è che queste cose vengono prese estremamente sul serio. E se tu abiuri e giuri che tutto quello che hai fatto, ti sei accorta che era sbagliato e non lo farai mai più, loro non possono condannarti al rogo. Ma se tu torni indietro anche su una piccolissima cosa, allora ci finisci subito sul rogo, non c'è nessuna alternativa. E quindi Cauchon va di nuovo, fa il giro dei giudici, molti se ne sono già tornati a casa, ne trova ancora 42 dei giudici che hanno partecipato alla condanna e gli dice: "Allora, adesso cosa facciamo?". Su 42 giudici, ben 39 dicono: "No, dobbiamo rileggerle il testo dell'abiura che ha firmato e spiegarle bene la situazione". Li scavalca, dirige lui il tribunale, la condanna al rogo per essere appunto ricaduta, relapsa, è il termine latino tecnico. Giovanna riceve la confessione e la comunione, che chiede espressamente e che normalmente in quelle circostanze non si danno ai condannati per eresia, e invece a lei le fanno fare la confessione e la comunione. E poi sale sul rogo, dove muore immediatamente soffocata dai fumi, tanto che sospendono tutto e con lei già morta la fanno vedere al popolo, perché vedano bene tutti che è morta, perché altrimenti, sai, bruciamo tutto, poi salteranno fuori quelli che dicono: "Non è vero, era una è scappata, è tutto un inganno". No, no, la facciamo vedere bene, il fuoco non l'ha ancora bruciata ed è morta, ed è lei, la vedete tutti. E poi bruciano il cadavere, naturalmente. E il boia che fa tutto questo si confessa poi al suo confessore, un frate domenicano, dicendo che lui lo sa che per questa cosa che ha fatto lui, il boia, sarà dannato e finirà all'inferno. Grazie. [Applauso]