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Guarda questi due tonni in scatola. Uno è bello compatto, tenero, di ottima qualità, mentre l'altro non solo è conservato in un olio dalla dubbia provenienza, ma è stato addirittura pescato in uno dei mari più inquinati al mondo. Ma come faccio a distinguerli? Semplice, analizzando l'etichetta. Questo è l'etichetta ai raggi X, la serie che mette una lente di ingrandimento sulle etichette alimentari. Perché? Perché per una spesa più consapevole basta leggere. Se sei nuovo da queste parti, ti invito ad iscriverti al canale e attivare la campanella per non perderti i prossimi prodotti che analizzeremo.
Allora, la prima cosa da fare quando compriamo un tonno in scatola è capire di che tonno si tratta. Sì, perché non tutti i tonni sono uguali, ci sono tante specie diverse e, da regolamento, dal 2014 è obbligatorio specificarla sulla confezione con tanto di nome scientifico del pesce. La più pregiata in assoluto è la specie tunnus thynnus, il cosiddetto tonno rosso. Peccato che è così pregiato che è praticamente impossibile trovarlo in scatola. Sarebbe uno spreco. Per quanto riguarda il tonno in conserva troviamo principalmente una di queste due specie: il katsuwonus pelamis, che sarebbe il tonnetto striato, e il thunnus albacares, cioè il famoso pinna gialla. Ecco, tra le due specie il tonnetto striato è più economico, ha una carne più chiara e un sapore meno intenso, mentre il pinna gialla solitamente è più pregiato e costoso.
Ma come? Scusa, quindi questo qui in vetro è meno pregiato di questo in scatola. Ma se tutti dicono che quello in vetro è meglio. Allora, chiariamo questa cosa una volta per tutte. Ecco qui lo stesso prodotto della stessa marca, ma in contenitori diversi: uno in vetro, l'altro in lattina. Guarda bene, i valori nutrizionali sono diversi. In vetro ha 7,2 g di grassi e 27 g di proteine, mentre in scatola quasi il doppio dei grassi e 1 g in meno di proteine. Questo cosa vuol dire? Che effettivamente in vetro troviamo spesso dei filetti di tonno integri che quindi sono più magri e pregiati rispetto ai pezzi misti della scatola, ma allo stesso tempo non possiamo farne una regola, anzi, guardate bene, eh, sempre vetro, sempre la stessa marca, ma i valori nutrizionali sono quelli del tonno in scatola. Questo perché non è il vetro in sé a rendere il prodotto più pregiato, ma quello che ci metti dentro. E come si vede anche da fuori, qui dentro non mi sembra proprio che ci siano filetti interi. Inoltre, proprio perché nell'immaginario collettivo vetro è uguale a qualità, spesso il produttore ne approfitta per metterci dentro il tonnetto striato, quello più economico, per intenderci, mentre in scatola lo troviamo più raramente, ma non è mica una regola, eh. Guarda bene. Questo qua, per esempio, è un tonnetto striato in scatola. Quindi il vetro è meglio o peggio? La risposta è: dipende da prodotto a prodotto.
Purtroppo però non è sempre così facile trovare sull'etichetta la specie di tonno perché non tutti i produttori utilizzano una dicitura del tutto trasparente. Guarda qua. Leggiamo: "Scopri la specie sulla lattina". Praticamente l'etichetta dice che potrebbe essere tonnetto striato o big thunnus obesus. Un'altra specie ancora. Sì, peccato che trattandosi di una confezione multi-pack, però, per scoprire di che si tratta devo per forza acquistare il prodotto e aprirlo.
Ma la specie del tonno non è tutto. Dipende anche da dove è stato pescato sto tonno. E come faccio a saperlo? Beh, per legge deve essere scritto sulla confezione. Guarda qui: IT 7 CE. Quindi IT sta per Italia, 7 è il numero stabilimento e CE sta per Comunità Europea. Perfetto. Quindi è un tonno italiano. Eh, volevi. Eh, no, sarebbe troppo facile. Fate attenzione perché questo bollino indica semplicemente che l'Italia è il luogo dove è stato confezionato. La zona di pesca, però, è un'altra cosa. Troviamo invece un numerino. Questo indica la zona FAO in cui è stato pescato il tonno. In questo caso zona 51, che sarebbe l'Oceano Indiano Occidentale. Ad ogni numero, infatti, corrisponde un'area marittima differente. Per riconoscerle tutte, ecco qui una bella mappa. Pronto a fare lo screen? Sì.
Ma quindi che zone FAO devo scegliere io consumatore? Rispondere a questa domanda, purtroppo, non è così facile. Di studi e classifiche ne esistono moltissimi, spesso in contrasto tra loro. Comunque, abbiamo provato ad analizzare un po' di studi ed incrociare i dati tra loro e, per il momento, queste qui dovrebbero essere alcune zone abbastanza sicure, mentre queste qui sembrerebbero tra le più sovrasfruttate ed inquinate. Eh, già vi vedo lì a controllare il tonno che avete in dispensa. Qualcuno di voi, però, potrebbe non trovare il codice FAO. Il motivo è lo stesso di prima: non tutte le diciture sono proprio trasparenti. Non è raro, infatti, trovare scritte del genere: "Oceano di pesca: indiano, atlantico o pacifico", cioè quindi praticamente tutti i mari. Anche qui si tratta di una confezione multi-pack, per cui per vedere il fondo della singola lattina, come consigliano loro, lo devo comprare.
Per quanto riguarda la composizione, anche per il tonno vige la solita regola che abbiamo visto nelle altre puntate. Meno ingredienti ci sono, meglio è. Una buona conserva di tonno ha solo tonno, olio o acqua (se è al naturale) e sale. Fine. Proprio qui iniziano i primi dubbi. Tonno all'olio d'oliva. Ok. Ma che tipo di olio è? È extravergine? È raffinato? Di che qualità è? La normativa europea non obbliga ad indicare la percentuale nella qualità dell'olio e questo può essere un problema. A proposito, se quando siete al supermercato volete capire di più anche di etichette dell'olio d'oliva, allora recuperatevi la puntata. La trovate sul nostro canale YouTube insieme a tutte le altre etichette ai raggi X. Dunque, per andare sul sicuro meglio scegliere il tonno al naturale oppure prodotti dove è specificato "olio extravergine d'oliva" tra gli ingredienti. Sicuramente meglio evitare tonni di olio vegetale come in questo caso. E il sale. Considerato che nel tonno il sale non viene aggiunto per conservarlo, ma solo per insaporire, meno ne troviamo, meglio è. Il consiglio: cercare prodotti che all'incirca stiano sotto 1 g per 100 g, come per esempio qua che troviamo 0,8 g. Invece questo, nonostante sia al naturale, ne ha un po' di più. E infatti cosa leggiamo tra gli ingredienti? Tonno, acqua, sale e estratto di lievito. Un additivo aggiunto per insaporire, che però ne aumenta anche i livelli di sale. E guardate qua, del tonno in vetro al naturale che contiene anche aromi naturali di sedano e cipolla. Insomma, tutti ingredienti di cui possiamo tranquillamente farne a meno perché tendono a mascherare il gusto autentico del prodotto e alterare i valori nutrizionali. Comunque, sale a parte, un buon tonno dovrebbe avere almeno 20 g di proteine per 100 g e pochi grassi saturi, specialmente se si tratta di un prodotto al naturale. Guarda, questo per esempio, ha addirittura 31 g di proteine e solo 1,1 di grassi, mentre questo solamente 18 g di proteine, quasi la metà, e 33 g di grassi. Ovviamente questa differenza di grassi è dovuta anche al fatto che il primo è al naturale, mentre il secondo è all'olio d'oliva, il che non deve allarmarci essendo l'olio un grasso per definizione. Ah, e tra l'altro, come abbiamo già detto, va considerato anche che i filetti in vetro generalmente sono più magri e proteici.
Ma invece, che cos'è questo bollino che si trova spessissimo sul tonno? È una delle tante certificazioni che servono a guidare il consumatore ad un acquisto più consapevole. Per quanto riguarda i temi come la sostenibilità del pescato, questa in particolare è la Dolphin Safe. Indica che il tonno è stato pescato con metodi che riducono, ma non escludono, la cattura accidentale di delfini. Spesso, infatti, con le reti a circuizione si rischia che altre specie come i delfini rimangano incastrate nelle stesse reti dei tonni. E diffidate dalle imitazioni. Per essere affidabile una certificazione deve essere conferita da enti terzi e non applicata, come spesso accade, dall'azienda produttrice. Poi c'è anche Friend of the Sea, una certificazione internazionale molto affidabile che garantisce tracciabilità e riduzione dell'impatto ambientale, come anche MSC, anche questa molto affidabile, garantisce pesca sostenibile e impatto ambientale minimo, ma ne esistono anche tante altre.
Infine, laddove è indicato, anche il metodo di pesca può essere importante al fine di comprare un tonno il più sostenibile possibile. Il consiglio di preferire un tonno pescato a canna rispetto a questo dove leggiamo "reti a circuizione" o ancora "purse seiner" che sarebbe la stessa cosa, ma in inglese. In ogni caso è sempre meglio trovare la dicitura "pescato con metodo selettivo", "fat free" che indicano quindi un metodo di pesca che limita il rischio di catture accidentali di altre specie di pesci.
Quindi, ricapitolando, cosa può dirci l'etichetta sul tonno?
Specie: generalmente per le conserve è meglio la pinna gialla.
Vetro o lattina? Il vetro ha dei vantaggi, ma va comunque sempre letta l'etichetta.
Zona di pesca FAO: 27, 71, 77, 81 sembrerebbero tra le più affidabili per il momento.
Ingredienti: sono tonno, olio EVO o acqua e sale. Punto.
Valori nutrizionali: almeno 20 g di proteine e stare sotto il grammo di sale.
Certificazione: affidarsi alle certificazioni di terze parti e diffidare da quelle non ufficiali.
Metodo di pesca: il pescato a canna e i metodi selettivi sono sicuramente più sostenibili.
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Questo era il tonno ai raggi X. Noi ci vediamo presto. Scrivi qui sotto quali altri alimenti vorresti vedere ai raggi X e ricorda che per una spesa più consapevole basta leggere. No, il tonno non lo mangi, stai giù. Non abbiamo considerato che io ho un gatto che vuole mangiare il totto.
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