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Buongiorno bambini! Oggi analizziamo una nuova emozione, una di quelle belle, forse la più ricercata: quella felicità.
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Ma da dove viene questa parola? La parola felicità deriva dal latino felicitas, cioè felix, icis, felice, la cui radice "fei" significa abbondanza, ricchezza e prosperità. Ma che cosa questa ricchezza e abbondanza a quella parola felicità si riferisce? Si tratta di una ricchezza materiale o forse di una ricchezza spirituale? E soprattutto, come si raggiunge questa felicità?
Sin dall'antichità, l'uomo ha cercato di rispondere a questa domanda. Poeti, filosofi, artisti, religiosi, scienziati hanno dedicato le loro intere vite alla ricerca di una definizione e di una formula magica della felicità, che ovviamente non è mai stata trovata. E perché, secondo voi? Beh, probabilmente perché la felicità, così come abbiamo visto con la tristezza, ha moltissime sfumature e, soprattutto, è un'emozione super personale. Qualcuno può provare felicità nel carezzare un rettile, mentre a qualcun'altro questa stessa azione può provocare paura o disgusto. Non tutti proviamo felicità per le stesse cose. In fondo, siamo tutti diversi tra noi, ed è inevitabile che quello che rende felice una persona potrebbe renderne infelice un'altra.
Secondo il filosofo Platone, l'uomo più felice è quello nel quale animo non c'è alcuna cattiveria. Secondo lo scrittore Armand, la felicità è amore, nient'altro. Secondo il fumettista Schulz, la felicità è un cucciolo caldo. Secondo il politico Winston Churchill, la felicità non è nell'avere, ma nel condividere. Secondo il religioso Dalai Lama, la felicità si ottiene coltivando altruismo, amore, compassione ed eliminando rancore, egoismo, avidità. E secondo Winnie the Pooh, la felicità coincide con il secondo prima di mettere in bocca al miele.
Pensate che lo scienziato Daniel Gilbert ha speso moltissimi anni a capire cosa sia la felicità e ha individuato tre strati di questa incredibile emozione. C'è una felicità emotiva, c'è una sensazione momentanea che è legata a qualcosa di concreto e che esiste nel mondo reale, come ad esempio si può essere felici mentre si guarda un film, o rimanere senza fiato da un bel tramonto, oppure essere appagati da una fetta di torta. Poi c'è una felicità morale, cioè quando riusciamo ad avere un atteggiamento positivo verso gli altri e verso i nostri impegni, ad esempio se trattiamo bene i nostri amici o se facciamo i compiti. Infine, c'è una felicità che si prova per gli altri, e quindi una felicità per procura. Ad esempio, quando siamo felici per un amico perché gli è accaduto qualcosa di bello.
Ma da cosa deriva questa felicità? Indipendentemente dal tipo di felicità di cui si parla, a dircelo è il più lungo esperimento tuttora in corso nella storia delle scienze sociali. Pensate che uno psicologo prese 268 studenti di Harvard, tutti maschi, tutti bianchi e tutti con una buona posizione economica. Tra i partecipanti c'era anche John F. Kennedy. Le loro vite e gli eventi che gli sono capitati sono stati monitorati per ben 75 anni. E in questi 75 anni, venivano fatte delle interviste e dei test psicologici ogni cinque anni per vedere quando anche loro erano felici e da che cosa poteva dipendere questa loro felicità. Lo sapete che cosa hanno scoperto? Hanno scoperto che l'unica cosa che nella vita conta davvero sono i rapporti con gli altri e che, quindi, i legami affettivi, anche se sono complessi e che tengono vicini le famiglie e gli amici, sono l'elemento essenziale che porta alla felicità.
Oltre a questo, hanno scoperto che ci sono alcuni piccoli segreti che possiamo seguire per essere felici: una dose costante di azioni di generosità, quindi essere generosi ci rende felici; stilare elenchi delle cose per le quali si è grati, coltivare un atteggiamento di gratitudine in generale; condividere nuove esperienze con qualcuno a cui vogliamo bene; infine, perdonare le persone care quando ci offendono. Questo è molto difficile, però, in effetti, ci libera.
E perché il giallo è il colore della felicità? Beh, ovviamente perché è legato al sole e quando ci sono le belle giornate tutti quanti noi ci sentiamo sempre bene. Inoltre, si pensa che il giallo è il più brillante dei colori e quindi è quello più facile da vedere. Per l'appunto, attiva la memoria, favorisce la comunicazione, aumenta la fiducia in se stessi e si pensa che addirittura abbia un'influenza diretta sulla parte destra del cervello, dove risiedono il pensiero profondo e la capacità di intuizione. È per questo che si dice che spesso, quando dobbiamo risolvere dei problemi, è bene tenere con sé un oggetto giallo o comunque il colore giallo a portata di mano, perché stimola la nostra capacità di risolvere i problemi.
Bambini, ora vi dico cosa mi rende felice. Solitamente, quello che mi rende felice sono le piccole cose. Ad esempio, un vostro abbraccio, sedermi a tavola con la mia famiglia, sentire il profumo di un libro nuovo, mettere in moto il camper, condividere quello che ho e quello che penso, giocare con un animale, osservare un manifestarsi della natura, ricevere una parola o un atto di gentilezza, imparare qualcosa che non sapevo e confrontarmi con tutto ciò che è diverso da me. E, ovviamente, sentire la vostra voce che mi chiama "maestra". Ma soprattutto, bambini, per me la felicità è una strada in salita, cioè faticare per raggiungere i miei obiettivi e impegnarmi in sfide sempre nuove, perché, come vi ho sempre detto, chi non fatica, diventa triste.
Ora, bambini, vi propongo di conoscere un artista che ha fatto della felicità il soggetto perenne della sua opera. Si tratta di un artista milanese che si chiama Hundertwasser. Ed eccolo qui, questo buffo signore. Hundertwasser è uno dei venti artisti europei più famosi del ventesimo secolo. È diventato famoso grazie alla sua architettura rivoluzionaria. Lui credeva che l'architettura creata dall'uomo doveva essere disegnata in armonia con la natura. I colori e le linee dei suoi dipinti si ritrovano anche nelle sue costruzioni, e ogni nuova costruzione fatta da lui è poi subito diventata un'attrazione turistica, sia per i locali che per i visitatori, ed è stata visitata da migliaia di persone. Hundertwasser amava il mare, la vita in barca e l'acqua in tutte le sue forme. Infatti, questo nome d'arte che lui ha scelto significa proprio "cento acque" e anche "regno di pace". La sua carriera inizia con la pittura, ma ben presto si dedica anche ad altre discipline artistiche, come ad esempio disegna francobolli, buoni, manifesti, bandiere, monete, targhe automobilistiche. Pensate che per progettare quello che fu forse il suo edificio più famoso, cioè la Hundertwasserhaus di Vienna, non volle un compenso, giudicando sufficiente l'aver impedito che al suo posto ci fosse un brutto palazzo. E per rispettare la sua regola, secondo la quale nessun edificio dovrebbe essere più alto di un albero, mise un bosco sul tetto.
Lui nacque a Vienna nel 1928. Sua mamma era ebrea e suo papà era tedesco ed era un veterano di guerra. Il papà, però, morì quando Hundertwasser aveva soltanto un anno. E già all'età di sette anni iniziò a scoprire la bellezza con l'arte. Purtroppo, però, lui e sua madre vissero la Seconda Guerra Mondiale durante il periodo di Hitler, e quindi, per non essere catturati, finsero di essere cristiani e di non essere ebrei. Hundertwasser viaggiò molto. Andò a Firenze, dove conobbe il pittore francese René Broh, con il quale strinse un'amicizia che durò per tutta la sua vita. Nei suoi dipinti, in tutte le sue opere d'arte, anche quelle architettoniche, usava dei colori vivacissimi come il rosso, il blu e, ovviamente, il giallo. Ed era per lui molto importante l'armonia tra l'uomo e la natura. Gli piaceva, inoltre, tantissimo il motivo a spirale. Amava definirsi un "medico dell'architettura" perché ristrutturava tutti gli edifici cercando di renderli belli e armoniosi all'interno degli ambienti in cui si trovavano.
Ma guardate qui! Io adesso ho raccolto alcuni degli elementi che si ripetono spesso nelle sue opere: abbiamo le cupole a forma di cipolla, gli alberi a forma di lecca-lecca, le gocce di pioggia, le case messe tutte in fila, le spirali, gli occhi galleggianti, delle facce nascoste e delle linee di contorno con colori simili tra di loro, quindi verde chiaro, verde scuro, tante tonalità diverse dello stesso verde.
Quello che vi chiedo ora, così come abbiamo fatto per il ritratto della tristezza, ispirandoci al periodo blu del cubismo di Picasso, è di fare un ritratto della felicità ispirato all'arte di questo fantastico artista. Vi faccio vedere il mio. Eccolo qui, guardate che bello che è venuto! Ovviamente ho utilizzato i pennarelli, perché servono dei colori vividi, ma si possono utilizzare i pennarelli, tempere, acquerelli, evidenziatori. Ho fatto addirittura un altro, perché mi piaceva talmente tanto questa tecnica che non sono riuscita più a fermarmi.
Ok, bambini, io aspetto le vostre opere d'arte. Non vedo l'ora di riceverle. Sono sicura che verranno bellissimi. Vi auguro buon lavoro. Ciao bimbe!