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L'Europa: storia di un'idea (1918-1945)

Fondazione De Gasperi57:27

Transcription

Buon pomeriggio a tutti e a tutte. Ben arrivati alla prima lezione del corso di formazione "L'Unione Europea, storia, sfide e scenari geopolitici". Io sono Martina Bacigalupi, responsabile strategie e sviluppo della Fondazione De Gasperi. Con me la professoressa Daniela Preda, che è contemporanea all'Università di Genova.

Prima di lasciare, eh, la parola alla professoressa, fatemi inquadrare il corso di formazione, perché è una, eh, è una iniziativa innanzitutto realizzata in collaborazione con API Amore per il Sapere e Diesal, Associazione Dirigenti Scolastici. Quindi, grazie a questo network siamo riusciti a promuovere il corso e avere così tanti partecipanti. Siamo molto orgogliosi e molto contenti di avere così tanti studenti e così tanti insegnanti oggi con noi.

Come sapete, questo corso di formazione fa parte di un progetto più ampio che si chiama "La nostra Pat Europa tra passato e futuro", ed è un progetto che ha sostenuto, è stato sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Struttura di Missione per la valorizzazione degli anniversari. È nato proprio per valorizzare due date importanti: quella del 1952, quindi sono 70 anni dalla firma del Trattato di Parigi, la Comunità Europea di Difesa, e il 140º anno dalla nascita del nostro padre fondatore, Alcide De Gasperi.

Come sapete, la Fondazione De Gasperi oggi festeggia un terzo anniversario che mi fa piacere condividere con voi. È il 40º compleanno della fondazione, che è nata nell'82 su iniziativa della Democrazia Cristiana e della figlia Maria Romana De Gasperi, che è venuta a mancare proprio quest'anno. Ed è un istituto culturale che ha proprio l'obiettivo di promuovere, trasferire i valori dello statista trentino, quindi la vocazione per la politica e per la democrazia, il sogno europeo, quindi l'Unione Europea e il nostro sentirsi parte di un progetto comune, la giustizia, l'economia, la giustizia sociale.

Quindi, temi che noi portiamo avanti con diversi strumenti, diverse modalità, con naturalmente corsi di formazione come stiamo facendo oggi, ma anche con mostre nelle scuole, con pubblicazioni, con ricerche, con seminari e anche con una scuola di politica che si chiama EUP, che inizierà fra pochi giorni. Per chi fosse interessato a questi temi, potete andare sul sito www.euple.it e trovare appunto informazioni interessanti su questa scuola di formazione politica gratuita.

Eh, prima di lasciare la professoressa, eh, Preda, vi do alcune informazioni. Con voi, durante questo percorso, ci sarà Emiliano Stornelli, che è il coordinatore del progetto e che vi darà alcune informazioni pratiche sull'iniziativa. Il corso, come sapete, è un corso riconosciuto sulla piattaforma Sofia e durerà dal 19 ottobre al 7 dicembre e verrà poi anche trasmesso on-line su YouTube. Quindi, per chi non si riesce a collegare oggi, ci sarà la possibilità di rivederlo.

Io vi ringrazio ancora per essere con noi. La Fondazione De Gasperi è un luogo aperto a tutti coloro che vogliono essere vicini e che si rivedono in questi valori dei Gasperiani. Quindi, per chi volesse maggiori informazioni o fosse interessato alle nostre attività, vi invitiamo a seguirci e a scriverci. Grazie, professoressa. Lascio la parola a Emiliano Stornelli per le informazioni più pratiche del corso.

E grazie, Martina. Buonasera a tutti. Due comunicazioni di servizio prima di iniziare la lezione. Due comunicazioni molto importanti. La prima è un invito sia ai docenti che agli studenti a inserire il proprio nominativo completo, nome e cognome, come nome utente, come username. Qui ho davanti a me adesso la la lista degli utenti che si sono connessi e molti stanno utilizzando non il il loro nome reale o dei diminutivi o, eh, dei numeri o altre altre altre sigle. E in questo modo noi non potremo registrare i nominativi per le presenze e quindi non potremo conteggiare la partecipazione di ognuno di voi a questa lezione. Quindi l'invito è quello di scrivere nome e cognome completo come nome utente. E questa è la prima comunicazione.

La seconda è che al termine della lezione della professoressa Preda ci sarà uno spazio per le domande. E siete molti qui connessi in questo momento, oltre 400. Naturalmente non potremo, eh, fare tutte le domande che riceveremo, ma ne selezioneremo, eh, alcune. E le domande possono essere poste nell'apposito, eh, box per le domande e le risposte.

Detto questo, ho il piacere e l'onore di passare la parola alla professoressa Preda, che è docente ordinario di storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche Internazionali dell'Università di Genova, dove dirige il Centro Universitario di Ricerca sulla Strada del Federalismo e dell'Integrazione Europea, ed è autrice di numerose pubblicazioni sull'europeismo e la storia dell'integrazione europea. Prego, professoressa.

Grazie. Grazie a Emiliano, grazie a Martina Bacigalupi e grazie alla Fondazione De Gasperi. Complimenti anche per questa bella iniziativa. Ehm, io mi rifarei al termine a quo, cioè 1918, perché partiamo dal 1918 per parlare di idea di Europa. Chiaramente l'idea di Europa non nasce nel 1918. C'è un'idea di Europa precedente, addirittura nei secoli, eh, dell'età moderna, ma poi sicuramente nel periodo dell'Ottocento. Pensiamo a Saint-Simon, pensiamo a Giuseppe Mazzini, se vogliamo rimanere in Italia, a Garibaldi, insomma, tante persone e personalità significative della storia dell'Ottocento. Eppure abbiamo scelto 1918.

1918 perché sicuramente la Prima Guerra Mondiale rappresenta un momento epocale, una svolta epocale nella storia, nella storia contemporanea, e ha degli effetti fondamentali anche sull'avvio del processo di unificazione europea, che pure verrà aperto soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale. 1918 è il momento della chiusura della Prima Guerra Mondiale, della felicità collettiva per la pace ritrovata e per la solidarietà di nuovo, di nuovo sul, sul continente. È un momento di grande illusione, di grande speranza per il futuro, speranza nel senso sia di libertà individuali, sia di democrazia, sia di superamento della conflittualità internazionale. Ed è un momento di svolta, sicuramente un momento in cui ci si trova, l'Europa si trova quasi di fronte a un bivio. Siamo di fronte a delle scelte e sicuramente l'Europa è cosciente del fatto che i tempi sono cambiati.

Eh, la Prima Guerra Mondiale ha, ehm, sottolineato il venir meno di quell'illusione che era stata l'illusione positivistica che aveva attraversato tutto l'Ottocento, sulla base della quale si pensava sostanzialmente che, eh, lo sviluppo economico, lo sviluppo delle comunicazioni, lo sviluppo dei diritti, eccetera eccetera, avrebbe portato quasi naturalmente, avrebbe, eh, condotto verso uno sviluppo anche nella pacificazione dei rapporti internazionali. Ma così evidentemente non è stato. E quindi l'Europa del 1918 è sicuramente un'Europa che si interroga su quanto è avvenuto, su come la guerra sia tornata sul continente, ma soprattutto sulla, eh, sulla sua distruttività e sulla sua ampiezza.

Eh, certamente. Mh, 1918 è un momento drammatico in realtà per la storia dell'Europa, perché è il momento in cui ci si rende conto che l'Europa non è più il centro del mondo. L'Europa era, fino al 1914, il centro del mondo. Lo era da tantissimi punti di vista. Pensiamo, per esempio, all'aspetto ovviamente commerciale: l'85% del tonnellaggio mondiale è europeo. Pensiamo all'aspetto economico, alle industrie. Pensiamo ovviamente all'insieme dell'Europa, non semplicemente la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, ma all'insieme dell'Europa. Pensiamo alla cultura europea, alle università europee. Le grandi scoperte sono scoperte europee, i grandi scienziati sono scienziati europei che nascono in quelle università. Pensiamo al progresso nel campo dei diritti. Le grandi affermazioni dei diritti anche a livello sociale sono prima di tutto europee.

Insomma, l'Europa era veramente il centro del mondo. Dopo la Prima Guerra Mondiale non è più così. Addirittura lo storico Ludwig De Hio scrive che dopo la Prima Guerra Mondiale non si trattava più di ricostruire un sistema europeo dopo una guerra europea, ma un sistema mondiale dopo una guerra mondiale. Quindi l'Europa entra a far parte di un sistema diverso, che è appunto il sistema mondiale degli Stati. E questa è la conseguenza di un percorso di lunghissimo periodo che parte sicuramente dall'Ottocento, che ha visto l'Europa protagonista principale della rivoluzione industriale, non unica chiaramente, ma prima protagonista della rivoluzione industriale. Una rivoluzione che ha creato delle sinergie, che ha rotto l'isolamento delle comunità locali, che ha creato delle reti, delle reti di cooperazione a livello europeo, che ha creato anche delle, delle comunicazioni di carattere sociale tra popoli che precedentemente erano profondamente divisi. E che si trova alla fine dell'Ottocento di fronte a delle scelte di carattere politico che invece andavano in tutt'altra direzione. Era la direzione sostanzialmente della ricerca dell'identità tra Stato e Nazione. E non solo l'identità tra Stato e Nazione, ma addirittura la ricerca dello spazio vitale, quindi l'imperialismo. La scelta dell'Europa di fronte alle sfide internazionali che le si ponevano è stata appunto quella di cercare questo spazio vitale al di fuori dell'Europa e negli altri continenti attraverso una politica di carattere imperialistico. Quindi la Prima Guerra Mondiale è un po' lo scontro di questi imperialismi in un processo di ridefinizione degli equilibri a livello europeo, a livello mondiale, tra le potenze.

Eh, certamente gli Stati europei non pensavano che la guerra avrebbe portato a tanta distruzione e avrebbe così immiserito, mh, i loro stati. Eh, e quindi si trovano a dover affrontare sicuramente un periodo di grave difficoltà subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Certamente c'è la necessità di trovare delle vie nuove, soprattutto delle vie nuove per proporre un progetto concreto di pacificazione. Non si poteva più tornare semplicemente alla politica dell'equilibrio del passato, perché quella politica evidentemente aveva portato semplicemente a delle guerre. Quindi che fare? Gli uomini, i leader politici del tempo sicuramente, eh, si muovono con saggezza, ehm, e cercano di portare avanti dei progetti che fino a poco tempo fa erano stati, tempo prima erano stati progetti utopistici. L'epoca moderna è contrappuntata da progetti di pacificazione, da progetti di pace perpetua. Uno dei tanti, forse più conosciuto, quello di Immanuel Kant, ma prima di lui quello dell'Abate de Saint-Pierre. Progetti di pace perpetua che sostanzialmente prevedevano, dico quelli precedenti, non quello di Kant, prevedevano un'associazione tra gli stati, prevedevano che ci fosse poi venisse convocata un'assemblea, prevedevano che questa assemblea avesse la possibilità di dirimere le controversie, quindi avesse un potere di arbitrato e potesse anche combinare delle sanzioni. Ecco, questi progetti rimangono totalmente sulla carta, sono illusori, sono utopistici, eccetera, finché dopo la Prima Guerra Mondiale, di fatto, a questi progetti si fa riferimento nel momento in cui si va a studiare la creazione di una nuova organizzazione internazionale, che sarà la Società delle Nazioni.

Quindi i leader europei hanno ben presente il cambiamento epocale che è avvenuto con la Prima Guerra Mondiale e cercano di risolvere il problema della pace in Europa attraverso la creazione di un'organizzazione nuova ad hoc. Una concezione, direi, ardita, una vera e propria rivoluzione del pensiero che sostanzialmente propone di creare un'organizzazione permanente, stabile, che si occupi della pace, fondata sulla pacifica composizione delle controversie, fondata sulla democrazia internazionale, una democrazia che potremmo definire di natura confederale, fondata sul principio della protezione delle minoranze e ancora anche su un disarmo generale. Quindi, sostanzialmente, si passava da una concezione dell'equilibrio europeo, senza bisogno di organizzazioni, diciamo così, ad una concezione assolutamente nuova. Qualcuno ha voluto parlare di una nuova era storica basata su un nuovo diritto internazionale, cioè il diritto internazionale diventa il protagonista della nostra storia contemporanea e appunto un'organizzazione, appunto la creazione di questa organizzazione stabile.

Dicevo, una concezione nuova e avvenieristica, è una concezione veramente molto ardita, però una concezione che è anche, che ha anche qualche cosa di contraddittorio, che ha qualche elemento di contraddizione. E in particolare quali sono questi elementi di contraddizione? Il fatto, in particolare, che questa organizzazione si basi, che deve superare quindi gli Stati nazionali, deve avere un potere sugli Stati nazionali per poter essere vitale, mh, si basa in effetti sulla sovranità statale assoluta e quindi, eh, mantiene di fatto un diritto di veto per gli Stati, ehm, sulle sulle decisioni proposte all'assemblea stessa. Questo, questo aspetto non è immediatamente percepito e sull'onda della nascita della Società delle Nazioni, nell'immediato dopoguerra, l'Europa conosce, l'Europa ma il mondo in generale conosce la nascita di tantissime, un'ondata di pacifismo enorme e la nascita di tantissime associazioni pacifistiche. Tra queste ne voglio ricordare una in particolare, che è il Committee for the Outlawry of War, cioè Comitato per la messa al bando della guerra, un'associazione che è stata creata da Salmon Levinson, il quale sostanzialmente si basa su una, considerazione banale, se vogliamo, ovvero vero che la guerra è sempre stata tollerata all'interno anche del diritto internazionale in nuce come ultima ratio regum, sicuramente, e che quindi per eliminare la guerra occorresse prima di tutto metterla al bando. Da qui tutta una serie poi di negoziati, eccetera eccetera, che porteranno, su influenza proprio di questa associazione, porteranno nel 1928 ad un patto, il Patto Briand-Kellogg, il Patto Briand-Kellogg, che verrà firmato dalla maggior parte dei paesi del mondo, ehm, come segno, diciamo così, di una volontà di pacificazione. Anche qui, grandi contraddizioni, lo sottolineiamo subito, perché questo patto verrà firmato, per esempio, anche da Stati come l'Italia fascista di Mussolini, quindi non comportava, diciamo così, degli impegni e pertanto gli Stati aderiscono senza problemi.

Di fronte a questa prospettiva, all'alterità meglio di questa prospettiva, si muove un'altra prospettiva che è diversa e che vede i limiti della Società delle Nazioni. Saranno messi molto bene in evidenza da Luigi Einaudi. Luigi Einaudi, economista liberale, è il nostro primo presidente della Repubblica eletto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui Jane Einaudi, mi soffermo un attimo su di lui, perché credo che la sua lettura della Prima Guerra Mondiale e poi della Seconda Guerra Mondiale, quindi di fatto di tutto il periodo tra le due guerre, sia una lettura assolutamente nuova, poco conosciuta, che però sia particolarmente efficace e ci aiuti a comprendere che cosa sta succedendo in Europa e perché le idee di unificazione europea cominciano ad apparire in Europa, ad essere più concrete nel periodo tra le due guerre.

Ecco, Einaudi, in un articolo del 1918, quindi 1918, non era ancora nata la Società delle Nazioni. Mh, nasce l'anno successivo. Già in un articolo del 1918 Einaudi afferma che le radici del primo conflitto mondiale andavano ricercate nella divisione dell'Europa. E fin qui mi direte niente di particolarmente nuovo, mh, nella divisione dell'Europa, quindi nell'anarchia del sistema europeo degli stati. Mh, cioè nel fatto, dice Einaudi, che l'Europa non avesse saputo darsi un assetto politico coerente con il grado di unità economica raggiunto sulla spinta della rivoluzione industriale. E qui abbiamo già un altro elemento importante, quindi Einaudi postula la necessità che l'Europa, in virtù della rivoluzione industriale che aveva creato tutte queste sinergie tra gli Stati europei, fosse chiamata anche ad un processo di unificazione, eh, politica. Mh. Eh, dall'altro lato, l'unità europea, dice Einaudi, rappresenta una, cito, "necessità storica". Necessità storica. Credo che Einaudi sia tra i pochissimi che in questo momento, vedremo anche qualche altro esempio, pensano l'unità europea come una necessità storica. Siamo ancora nel momento del grande nazionalismo, quindi difficile trovare voci come questa, però molto interessante. E dice Einaudi: "La guerra è scoppiata perché l'Europa è alla disperata ricerca della propria unità." Mh. E questa unità, e qui cito ancora una sua frase, poteva essere trovata sostanzialmente in due modi. Avrebbe detto successivamente: o con la spada di Satana, o con la spada di Dio. La spada di spada di Satana, quindi l'egemonia, la forza bruta. Sarà Hitler, tra il periodo tra le due guerre. La spada di Dio, il diritto, mh, la ricerca della cooperazione, mmm, attraverso la ragione sostanzialmente, non attraverso la forza e attraverso l'equilibrio delle forze e non attraverso l'egemonia.

E cito questa frase che scrive sempre nel 1918: "La guerra presente è la condanna dell'unità europea imposta con la forza da un impero ambizioso, ma è anche lo sforzo cruento per elaborare una forma politica di ordine superiore." E Einaudi va avanti in questo articolo e comincia antelitteram una critica, propone una critica alla Società delle Nazioni. Eh, secondo Einaudi, la Società delle Nazioni non era uno strumento utile allo scopo, proprio perché si basava su quello che lui chiama il dogma della sovranità assoluta degli Stati. E se non si fosse inciso su quel dogma, se si fosse inseriti nel cercare di limitare la sovranità assoluta, niente avrebbe potuto una Società delle Nazioni. Anzi, dirà che la Società delle Nazioni non solo non rappresentava uno strumento di pace a suo parere, ma addirittura avrebbe finito col diventare il paravento dietro al quale avrebbero agito indisturbati i fautori della guerra. Cioè, sostanzialmente la Società delle Nazioni veniva vista da Einaudi come una sorta di, eh, grande illusione collettiva. Mhm. Quindi un ostacolo, una falsa illusione che veniva posta ai popoli di fronte ai popoli e di fronte ai governanti, che pertanto non avrebbero cercato le vere vie della pace e quindi, eh, esorta a cercare queste vere vie della pace.

Ehm, queste vie, in effetti, ci sono altre voci, vi dicevo, vado veloce perché il tempo è veramente poco. Ci sono altre voci che seguono quella di Einaudi. Pensiamo ancora all'Italia, in particolar modo Agnelli e Cabiati, che scrivono un volume. Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, e Attilio Cabiati scrivono un volume che si intitola "Federazione Europea o Lega delle Nazioni". Quindi hanno visto esattamente qual è il problema, no? Ci sono due alternative possibili verso le quali muoversi. Siamo sempre nel 1918. E mi piace ancora ricordare in questo periodo anche l'attività che era stata svolta da Jean Monnet, futuro padre fondatore dell'Europa e ideatore delle Comunità Europee, come vedremo la prossima volta. Jean Monnet, durante la Prima Guerra Mondiale, aveva proposto i cosiddetti "executives", quindi dei comitati di approvvigionamento comuni, e proponeva nell'immediato dopoguerra il mantenimento di questa solidarietà tra le potenze alleate, ehm, nel campo economico. In realtà, poi l'Europa va verso invece i protezionismi, ritorna al protezionismo dell'ultimo periodo dell'Ottocento, dell'inizio del Novecento, e pertanto non segue questa strada. Ma è interessante ricordare come già queste idee che poi verranno riprese in maniera decisamente più concreta e più forte dopo la Seconda Guerra Mondiale, stessero si stessero insinuando, diciamo così, e si stessero creando, eh, maturando nel primissimo, nel primissimo dopoguerra.

Ehm, nel periodo tra le due guerre noi troviamo un progetto importante di, di carattere governativo, che si ispira all'idea di unificazione europea, ed è il progetto di Aristide Briand, presidente del Consiglio francese. Aristide Briand, che nel 1929 propone alla Società delle Nazioni una sorta di rilancio dell'idea unitaria del continente a partire dal campo politico e propone un progetto di Unione Europea, un progetto sul quale aveva avuto anche il consenso del collega cancelliere tedesco Gustav Stresemann, che si sarebbe purtroppo morto di lì a pochi mesi. Ecco, Briand che cosa afferma? Qui ho la citazione in francese, ma mi piaceva ricordarvi qualche cosa. Scrive in questo progetto che tra popoli che sono geograficamente riuniti come i popoli d'Europa, deve esistere una sorta, dice lui, di legame federale. Questi popoli devono avere ad ogni momento la possibilità di entrare in contatto, di discutere i loro interessi, di prendere decisioni comuni e risoluzioni comuni, di stabilire tra loro un legame di solidarietà che permetta loro di far fronte, al momento voluto, a circostanze gravi se fossero, se dovessero presentarsi. Questo è il legame, dice Briand, che vorrei stabilire. Quindi viene dato un, eh, incarico a, a Briand di redigere un memorandum sui punti essenziali di questo progetto di Unione Europea. Eh, questo memorandum sarà pronto il primo maggio del 1930 e chiamato il "Memorandum sull'organizzazione del regime di Union Fédérale Européenne" oppure semplicemente "Piano Briand". Prevede una Conferenza Europea come organo rappresentativo, eh, prevede un Comitato Politico Permanente, prevede un Segretariato Permanente. Quindi ci troviamo di fronte proprio al primo progetto governativo di unificazione europea, progetto che poi verrà studiato a lungo e verrà in seguito abbandonato. Sappiamo bene come la storia abbia cambiato un po' il suo corso. 1933 Hitler torna al potere. Nel frattempo, 1929 c'era stata la crisi, la, il crollo della borsa di Wall Street. Diciamo che l'Europa entra in un nuovo periodo di gravissima crisi e le idee di unificazione europea vengono messe, vengono messe in un cassetto.

Eh, però voglio anche ricordare come nel periodo tra le due guerre, eh, noi ci troviamo di fronte anche alla nascita dei primi movimenti per l'Unità Europea. Il primo movimento è un movimento creato dal conte Coudenhove-Kalergi. Coudenhove-Kalergi, che nel 1923 scrive un volume che si intitola "Pan Europa" e nel 1924 crea proprio un, un movimento che appunto prende il nome di Pan Europa. Kalergi parte dalla situazione dell'Europa post Prima Guerra Mondiale, un po' come l'abbiamo delineata in questo momento, capisce che l'Europa non è più il centro del mondo, che potrebbe diventare terra di conquista, e quindi un grande vuoto di potere nel sistema internazionale degli Stati. Quindi da qui la necessità di un rafforzamento, di un'unione dell'Europa per poter svolgere, affinché l'Europa potesse svolgere un ruolo all'interno delle relazioni internazionali. Ehm, pericolo di nuove guerre. Ecco, quello che Kalergi mette in rilievo proprio questo pericolo di nuove guerre, quindi unità. Eh, poi non sarà chiarissimo sul tipo di unità: confederale o federale. Ma Coudenhove-Kalergi è persona estremamente pratica, pragmatica e riesce a coinvolgere all'interno del suo movimento una serie di personalità di grande prestigio a livello europeo. Parliamo per esempio di quel Aristide Briand, che abbiamo visto proporre il progetto di, appunto, il progetto di Unità Europea nel 1929, progetto che sicuramente è stato influenzato anche da Pan Europa, ma appunto Gustav Stresemann, Édouard Herriot, una serie di personalità veramente importanti, proprio perché il metodo, diciamo così, di questo movimento non era quello di guardare al popolo, ma di guardare soprattutto all'élite, di convincere l'élite della bontà dell'idea, dell'idea dell'unificazione, in modo che le élite a loro volta potessero poi portare questa idea a livello popolare. Quindi importanza di questo movimento. Nel 1934 ricordo che nasce anche un altro movimento, questa volta in Svizzera, che è "Europa Union Schweiz". 1938 nascerà un ulteriore movimento che è "Federal Union". Questo movimento nasce in Gran Bretagna per opera di tre giovani: Charles Kimber, Patrick Ransome ed E. K. S. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. H. 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