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lezioni di economia aziendale IVA l'imposta sul valore aggiunto.
L'IVA è un'imposta in vigore in tutti i paesi dell'Unione Europea e costituisce per lo stato una importante entrata tributaria. Essa grava sul consumatore finale che, per poter consumare beni e servizi, deve pagare questa imposta allo Stato.
L'IVA presenta le seguenti caratteristiche: è una imposta indiretta, reale, proporzionale e grava esclusivamente sul consumatore finale. Cerchiamo di capire bene ognuna di queste caratteristiche, anche ricorrendo ad alcuni esempi pratici.
L'IVA è una imposta indiretta in quanto si paga sul consumo, in base ad una presunzione. Se il consumatore acquista dei beni, evidentemente per poterlo fare dispone di un reddito e pertanto viene tassato. Tanto più grande è il consumo di beni da parte del consumatore, tanto più alta risulta l'imposta da pagare per poter consumare quei beni.
L'IVA è un'imposta reale in quanto non tiene conto delle caratteristiche personali del contribuente. Ad esempio, un consumatore dotato di un alto reddito, per esempio il manager di una importante azienda, se acquistasse lo stesso bene, per esempio una carota, acquistato da una consumatrice con un reddito inferiore e magari con figli a carico da mantenere, pagherebbe comunque la stessa identica IVA pagata da quest'ultima.
L'IVA si definisce anche proporzionale in quanto viene applicata utilizzando alcune percentuali dette aliquote, in modo che l'importo dell'imposta sia sempre proporzionale al valore del bene che viene acquistato dal consumatore. Per esempio, se Mario acquista un bene soggetto all'aliquota del 22% come ad esempio un telefono cellulare, se questo costa €100, pagherà un'imposta pari a €22. Mentre se costasse di più, per esempio €300, pagherebbe un'imposta pari a €66. In altre parole, l'imposta pagata varia in modo direttamente proporzionale al variare del prezzo del bene acquistato.
Pagare l'IVA è molto semplice. Un cons paga l'imposta insieme al prezzo del bene al negoziante che glielo vende. Sarà poi il negoziante a versare l'importo dell'imposta incassata dal proprio cliente allo Stato, fungendo da intermediario. Per esempio, se acquistiamo un telefono al prezzo di €100 più IVA 22%, come si è visto, dobbiamo pagare un'imposta di €22 e pertanto il prezzo finale pagato per il prodotto IVA compresa risulta pari a €122, che paghiamo al negoziante. Il negoziante a sua volta dovrà versare allo Stato le €22 incassate da noi a titolo di imposta, fungendo da intermediario, maggiorando dell'IVA il prezzo del prodotto acquistato.
Quindi, per il consumatore finale questo diventa più caro. Per evitare che il consumatore abbia difficoltà ad acquistare i prodotti più importanti per la sua sopravvivenza, sono state introdotte diverse aliquote IVA. In generale, più il bene è necessario per l'individuo, minore è l'aliquota applicata. Ogni Stato europeo applica aliquote diverse. In Italia, le aliquote applicate sono 4. Sulla maggior parte dei beni acquistati, l'aliquota applicata è il 22% e pertanto viene definita aliquota ordinaria. Sui servizi di ristorazione e sulla carne, si applica invece un'aliquota ridotta del 10%. Sulle spezie, come per esempio il rosmarino, l'aliquota è pari al 5%. Solo sui beni di prima necessità, come ad esempio pane o latte, si applica un'aliquota particolarmente bassa, il 4%, che viene definita aliquota minima.
Affinché si possa applicare l'IVA, si devono verificare tre presupposti: il presupposto oggettivo, il presupposto soggettivo ed il presupposto territoriale.
Il presupposto oggettivo prevede che si possa applicare l'IVA quando si verifica una vendita di beni oppure una prestazione di servizi, mentre non si applica in altre tipologie di operazioni economiche.
Non tutti quelli che vendono un bene o prestano un servizio, comunque, sono abilitati ad applicare l'IVA. Per poterlo fare, è necessario infatti che si verifichi il presupposto soggettivo. Applicano l'IVA solo le imprese, gli enti, gli artigiani e i liberi professionisti. Inoltre, affinché questi soggetti possano applicare l'IVA, è necessario che la vendita od il servizio prestato avvengano nell'ambito della loro attività imprenditoriale, artigianale o professionale. Per esempio, ipotizziamo che Mario, titolare di un'impresa che compra e vende elettrodomestici, venda a Luca un condizionatore. In questo caso, egli effettua la vendita nell'ambito della propria attività imprenditoriale ed applica l'IVA. Se invece Mario vendesse a Luca il proprio orologio, lo farebbe come privato cittadino, al di fuori della propria attività imprenditoriale e pertanto non applicherebbe l'IVA per mancanza del presupposto oggettivo.
Infine, il presupposto territoriale prevede che l'IVA si applichi solo sulle operazioni effettuate sul territorio nazionale e sulle importazioni. Solo se tutti e tre i presupposti, oggettivo, soggettivo e territoriale, si verificano, l'operazione di compravendita o prestazione di servizi viene definita soggetta all'applicazione dell'IVA. In caso contrario, viene definita non soggetta. Sulle operazioni non soggette, logicamente, non viene applicata l'IVA.
Tuttavia, a loro volta, le operazioni soggette ad IVA si dividono in tre gruppi: le operazioni imponibili, non imponibili ed esenti. Tra queste, solo sulle operazioni imponibili si calcola effettivamente l'IVA. Sulle operazioni non imponibili e sulle operazioni esenti, invece, l'IVA non si applica per vari motivi.
Sulle operazioni non imponibili, l'IVA non viene applicata in quanto, in caso contrario, si verificherebbe una doppia tassazione dei prodotti venduti. Pensiamo, per esempio, al caso delle esportazioni. Come si è visto, l'IVA viene già applicata dallo Stato importatore e pertanto, se anche lo Stato esportatore la applicasse, verrebbe applicata due volte.
Le operazioni esenti, contrariamente alle operazioni non imponibili, non presentano nessun problema di doppia tassazione, ma vengono esentate dall'applicazione dell'IVA per altri motivi. Come si è visto, l'applicazione dell'IVA rende più caro il costo dei beni perché vi si somma l'imposta. Nel caso di alcuni beni e servizi particolarmente importanti, lo Stato rinuncia quindi all'imposizione dell'IVA per agevolare il consumatore, che così potrà acquistarli con più facilità. Sono esempi di operazioni esenti da IVA la compravendita di medicinali e servizi sanitari, le onoranze funebri per la sepoltura dei defunti, l'affitto di immobili purché questi siano destinati ad un uso abitativo e non ad uso commerciale, e le assicurazioni che permettono al consumatore di essere risarcito in caso di sinistri. Inoltre, anche le prestazioni di servizi scolastici sono esenti da IVA, così come il trasporto pubblico di persone ed infine le operazioni finanziarie quali, ad esempio, la concessione di prestiti.
La normativa IVA prevede infine alcune esclusioni dall'applicazione dell'IVA. Per esempio, non si applica l'IVA sugli interessi di mora dovuti per ritardati o dilazionati pagamenti, sul valore nominale dei beni ceduti a titolo di sconto, sul recupero delle spese accessorie alla vendita quali, ad esempio, spese di trasporto in un primo momento anticipate dal fornitore e poi addebitate in fattura. Infine, è esclusa l'applicazione dell'IVA sulle cauzioni versate per gli imballaggi a rendere.
Vediamo ora il procedimento con il quale l'IVA viene incassata dallo Stato ad ogni passaggio di compravendita. Ipotizziamo che un falegname produca una mazza da cricket intagliando un pezzo di legno che ha trovato sulla spiaggia e la venda ad un negozio al prezzo di €50 più IVA 22% ovvero €6. Il falegname incassa così dal negoziante, suo cliente, l'importo dell'IVA pari ad €11, che deve poi pagare allo Stato. L'IVA incassata sulle vendite viene definita IVA a debito, proprio perché una volta incassata deve essere pagata allo Stato e costituisce quindi un debito verso l'erario.
Ipotizziamo che la negoziante a sua volta rivenda la mazza ad un consumatore finale al prezzo di €100 più IVA 22% ovvero €122 in tutto. Anche la negoziante incassa dal proprio cliente l'IVA sul prodotto venduto pari a €22 e la deve versare allo Stato. Avendo rivenduto il bene e non essendo quindi un consumatore finale, la negoziante ha tuttavia il diritto di farsi restituire dallo Stato l'IVA precedentemente pagata sull'acquisto della mazza da cricket. L'IVA pagata dalle imprese sugli acquisti si definisce IVA a credito, proprio perché lo Stato è tenuto a restituirla. La negoziante deve quindi pagare allo Stato €22 di IVA a debito, ma ha diritto di farsi restituire l'IVA a credito pari a €11 e quindi pagherà solo la differenza di €11 ancora dovute.
Il procedimento di sottrazione dell'IVA a credito dall'IVA a debito al fine di calcolare l'importo da versare prende il nome di liquidazione IVA. Notiamo che al consumatore finale l'IVA pagata non viene restituita, quindi, come si è detto, l'IVA grava interamente su di lui. L'importo totale di IVA incassato dallo Stato è stato €22, pari all'IVA calcolata sull'ultimo passaggio di vendita al consumatore finale, ma si noti che questo ammontare di denaro è stato pagato allo Stato in due momenti diversi. Lo Stato ha incassato infatti €11 nel passaggio di vendita dal falegname alla negoziante ed altre €11 nel passaggio di vendita dalla negoziante al consumatore finale. Ad ogni passaggio di vendita, lo Stato di fatto incassa l'IVA calcolata sul valore aggiunto al bene dal rivenditore e proprio per questo motivo l'IVA è denominata appunto Imposta sul Valore Aggiunto.
L'operazione di liquidazione dell'IVA viene effettuata periodicamente, normalmente ogni mese. Il versamento dell'IVA dovuta è poi previsto con scadenza fissata il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento per la liquidazione. Per esempio, il 16 Marzo è versata l'IVA dovuta per il mese di Febbraio.
Alcune imprese, tuttavia, per le loro piccole dimensioni e per il loro ridotto volume d'affari, beneficiano di un particolare regime detto semplificato, che prevede che la liquidazione dell'IVA venga effettuata trimestralmente e i versamenti dovuti vengano effettuati alle scadenze del 16 Maggio per il primo trimestre, del 20 Agosto per il secondo trimestre, del 16 Novembre per il terzo trimestre. Per entrambi i regimi è previsto un versamento in data 27 Dicembre in acconto, rispettivamente all'IVA di Dicembre per i contribuenti ordinari e dell'IVA sul Quarto trimestre per i contribuenti semplificati.
Per calcolare l'acconto, l'azienda sceglie tra tre possibili metodi. Il metodo storico prevede di versare l'88% dell'IVA a debito rilevata per l'ultimo periodo dell'anno precedente. Il metodo contabile prevede di versare la liquidazione effettiva calcolata al 20 Dicembre. Il metodo previsionale infine prevede di versare l'88% del debito che si prevede per l'ultimo periodo. I contribuenti ordinari versano poi il saldo come di consueto il 16 Gennaio. I contribuenti semplificati versano infine il saldo a Marzo, anche ratealmente, dopo aver presentato la dichiarazione IVA. In alternativa, possono anche differire il pagamento di qualche mese ed effettuarlo con le stesse scadenze previste per il versamento delle imposte calcolate tramite dichiarazione dei redditi, che solitamente avviene a Giugno o ratealmente da Giugno a Novembre. In questo caso, tuttavia, l'importo dovuto viene sottoposto ad una piccola maggiorazione.
Anche i contribuenti mensili, in ogni caso, sono comunque tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA. I versamenti devono essere effettuati esclusivamente in giorni feriali. Se una delle scadenze elencate coincidesse con un giorno festivo, il versamento sarebbe automaticamente rinviato al primo giorno feriale successivo.
A volte capita anche che la liquidazione IVA risulti a credito. Questo si verifica quando l'azienda effettua più acquisti che vendite, o perché sta investendo nella creazione della propria struttura e nell'allestimento del magazzino, o perché attraversa purtroppo un periodo di crisi in cui rileva poche vendite. In questo caso, il credito evidenziato da una liquidazione periodica può essere sottratto all'importo dovuto dalla successiva liquidazione effettuata dall'impresa. Se il credito viene rilevato invece nella dichiarazione IVA, è sempre ammesso il riporto in detrazione, ma è anche possibile utilizzare tale credito in compensazione per ridurre il versamento di altri tributi, o in alternativa si può richiedere un rimborso in denaro.