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LUCIANO CANFORA: Catilina, una rivoluzione mancata

Literature for Aliens52:16

Transcription

[Applauso] Grazie [Musica] [Applauso] per questa introduzione in argomento e soprattutto per questo riferimento alla necessità, a mio modo di vedere, far capo alla conoscenza storica per la nostra vita, per l'esistenza quotidiana, per le scelte morali, innanzitutto politiche, eccetera.

Una volta mi è capitato di dare spazio ad una frase di Voltaire nella voce "Histoire" storia dell'Enciclopedia. Voltaire dice, un po' beffardo, che voi storici, se vi limitate a raccontarci che un tale è subentrato ad un altro in un regno sulle rive del fiume Eufrate, il vostro lavoro è inutile. È molto drastico, nega l'importanza della ricerca fine a se stessa. Però tocca un punto, che cioè, in quanto sempre contemporanee alla storia del passato, fa parte delle nostre categorie, far parte delle nostre categorie mentali per interpretare, come dire, orientarsi nel mondo.

Il tema catilinario, diciamo così, è particolarmente appropriato, io credo, per una ragione non lieta. È un episodio della crisi finale della Repubblica Romana, la Repubblica Romana non quella di Giuseppe Mazzini, naturalmente, quelle diciamo di Cicerone e compagni. È una struttura poco nota nella sua vera e propria realtà, molto nota in maniera generica, direi. Insomma, prima di affrontare il singolare caso Catilina e dei suoi retroscenici padroni, diciamo così, o comunque pupari, per usare un'espressione siciliana, conviene avere un'idea più chiara su che cos'è quella Repubblica.

Tanto per cominciare, dal punto di vista geografico, a partire dall'inizio del primo secolo avanti Cristo, dopo quella tremenda guerra sociale, cioè coi soci italici, tutta l'Italia a sud del Po è Roma. Quindi la città di Roma si identifica con la penisola, di fatto, a sud del Po. Poi sarà Cesare che darà la cittadinanza anche ai trans padani. E questo cosa determina? Determina che, almeno sul piano teorico, le magistrature importantissime che fanno funzionare e sono legate alla città, pur sempre dalla questura che è il primo gradino al consolato che è l'ultimo di questo *cursus honorum*, si eleggono andando a Roma da un elettorato potenzialmente italico, mobilitandosi quindi i vari municipi e le élite municipali, soprattutto più sensibili, più anche economicamente in grado di muoversi e stabilirsi a Roma per un certo tempo per votare. Si preparano ad una scadenza annuale, per altro. Si può, da ogni anno, per rinnovare le magistrature. Curioso, no? Ognuno si chiede, siamo in tempo in cui si dice che ci vuole più governabilità, no? E che ci vuole un potere durevole, forse anche autorevole. La Repubblica Romana è durata secoli e cambiava i suoi governati ogni anno. Questo ci può anche dare un conforto rispetto alle minacce incombenti di riscrittura della nostra carta.

Seconda caratteristica della quale conviene tener conto, e anche questo è molto attuale, se vogliamo, il sistema elettorale, cioè come concretamente si vota. Che noi abbiamo in testa un'idea generica, no? Pensiamo addirittura, ma cosa veramente inadatta al nostro caso, alla *polis* greca democratica in cui c'è un'assemblea popolare, chi va all'assemblea rumoreggia, parla, ascolta, protesta, vota, insomma, decide più o meno nulla di tutto ciò. I romani, nella lingua latina, la parola democrazia non esiste. Cioè, in greco, ma non c'è in latino. Anzi, quando i teorici della politica come Cicerone, il più noto a noi di quell'epoca, vuol indicare questa aberrazione ai suoi occhi che è il modello democratico greco ateniese, in realtà soprattutto dice un eccesso di libertà, no? *Nihil a Libertas*. Quindi è una repubblica aristocratica, sostanzialmente, sapientemente costruita con un equilibrio di forze, è modellata, questo non va mai dimenticato, sulla struttura dell'esercito. Si vota per centurie, e le centurie sono le formazioni dell'esercito, con una finezza che farebbe gola ai riformatori moderni. Le centurie delle prime due classi di censo, diciamo così, i senatori, cavalieri, complessivamente sono di numero pari a tutte le altre. Quindi uno dice, beh, ma c'è una certa equità. C'è da dire, però, che le persone fisiche appartenenti alle centurie delle due classi di censo sono numericamente di gran lunga di meno di tutti gli altri. Se quelle due classi si mettono d'accordo e magari comprano qualcuno delle altre centurie, vincono pur essendo una minoranza numerica. Principio suffragio universale ha sofferto moltissimo prima di affermarsi, come sappiamo, e si è affermato nel ventesimo secolo, ed è stato assassinato subito con leggi elettorali che lo stravolgono. Va bene, i romani erano per tempo provveduto, prima ancora che partisse il suffragio universale.

Vabbè, ora in questo meccanismo che è centrale nella vita, soprattutto delle persone che hanno le risorse economiche sufficienti per candidarsi, fare una campagna elettorale, c'è un contra veleno. Sì, le famose leggi *de ambitu*, cioè sulla corruzione elettorale. Tante leggi qui, che vuol dire che un fenomeno costante, un fenomeno continuo. E una delle più aspre è quella proprio di Cicerone medesimo, quando diventa console per l'anno 63, la *lex Tullia de ambitu*. Bene, severissime, eccetera. Ciò non toglie che chi si impancava e si avventurava, perché il mestiere del cittadino è innanzitutto fare politica per l'élite romana, si indebita se non ha risorse sue proprie, avendo una prospettiva. Cioè, dopo l'anno magistratuale, c'è un anno in provincia. E ormai il primo secolo, le province sono tante. L'ultima la fa Pompeo proprio nell'anno in cui succedono i fatti di cui stiamo per parlare, una provincia un po' malmessa, la Siria, sempre sotto pressione dei Parti, però altre la Sicilia, l'Africa, la Gallia Narbonese, la Spagna Citeriore, ultime sono comode perché uno va lì e si rimpingua di tutto quello che ha speso, quasi rischiando di rovinarsi nella campagna elettorale. Si diventa *nobilis* attraverso il meccanismo della carriera. No, Cicerone un uomo *novus*, perché? Perché non ha antenati immediati, genitori che abbiano ricoperto la pretura o il consolato. Ma il figlio suo, poiché lui è diventato console, per *nobilis* che è una nobiltà interessante come meccanismo, non diciamo di schiatta, ma che si conquista attraverso il meccanismo, ripeto, centralissimo nella vita della Repubblica, che è la politica, la conquista delle cariche.

Dice Tito Livio che il console ha lo stesso potere dei re, solo che per fortuna sono due, si limitano a vicenda e durano un anno soltanto. Lo dice quando racconta nei libri che sono conservati il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. Questo per inquadrare le norme potere che ha il console e quindi l'importanza di conquistare quella carica attraverso i vari gradini. Quando si va in provincia, ci si rimette un po' economicamente. C'è un inconveniente: cioè, i provinciali non sempre sono pronti a subire e ti intentano tramite denuncia un processo. Trovano uno a Roma che si accolla il processo, portano la documentazione di tutte le ruberie, sopraffazioni, anche violenze che sono state commesse. E quindi il proconsole, già governatore, che rientra ben pingue di quello che si è rimpinguato, come si suol dire, deve affrontare un processo che non sempre gli va bene. Naturalmente, si incomincia la propria carriera politica intentando processi di questo tipo, ci si fa notare, diciamo, nella Repubblica attraverso questo veicolo. Anche Cesare ha cominciato così. Un'ottima causa la sua, in realtà, è soltanto un caso tra tanti.

Catilina. Veniamo a lui. Lucio Sergio e famiglia nobile, come dice il buon Sallustio che parla di lui a lungo. E quando si trova davanti Cicerone che lo attacca, lo definisce inquilino della città di Roma, lo chiamano che era di Arpino ed era anche un monologo. Catilina è *nobilis, nobili genere natus*, dice appunto Sallustio. Ha una carriera alle spalle turbolenta. È stato sillano. È più vecchio di Cicerone, nato nel 108. Cicerone c'ha due anni di meno, come anche Pompeo. Cesare più giovane di tutti, perché è nato nel 100, e infatti è la figura meno incisiva in questa circostanza. Al servizio di Silla ha fatto, come tutti, nelle guerre civili, cose terribili. C'è stato poi un momento, diciamo così, di cancellazione di tutte le colpe, o quasi, per chi c'è riuscito, naturalmente, o per chi non ci ha lasciato la pelle. E nell'anno 67, pretore, ormai dal 108, quando è nato, pretore a 40 anni passati. Quindi già è un po' in ritardo nella carriera, perché a 40 anni si diventa consoli, si può diventare consoli, però di mezzo c'è una guerra civile, quindi si capisce il ritardo, diciamo così. E da pretore svolge i suoi compiti, che sono, fra l'altro, giudiziarie essenzialmente. Pretore urbano. Quando torna puntualmente un processo, perché? Perché ha fatto certamente, come gli altri, o peggio degli altri, di tutto per dissanguare o spremere i poveri provinciali subiti dell'Impero, ai quali la cittadinanza verrà data dopo secoli, no, al tempo di Caracalla. Questa circostanza, però, gli crea un problema. Cioè, è sotto processo. Cicerone è tentato di fargli da avvocato. C'è una lettera ad Attico, una delle primissime della raccolta, in cui Cicerone dice: "Catilina, *sed competitor manuum nostrum*, difendere cogitamus". Avrei l'idea di fargli da avvocato. Poi, in realtà, le cose non vanno bene da questo punto di vista, perché la causa non è tanto rassicurante. Cicerone poi sceglie il cliente, non fa l'avvocato in modo indiscriminato. Comunque, non può candidarsi perché il processo va per le lunghe e rinuncia a candidarsi al consolato, che l'anno dopo alle sue spalle c'è ben altri. Marco Licinio Crasso, l'uomo più ricco di Roma, si giustamente veniva così definito, grande proprietario di fondi, ricchissimo banchiere, di ceto equestre, non di certo senatorio, però. E gli è insegnato, ma viene da una famiglia equestre. Gli paga le campagne elettorali, quindi un aiuto forte perché lo fa. E quindi Catilina, cominciamo a ridimensionarlo come pedina di un gioco più grande.

Perché qualche anno prima, nell'anno 70, abbiamo detto 67-67, verranno 70, Crasso e Pompeo. Stiamo parlando avanti Cristo, comunque. Bene, sempre ricordarsi ogni tanto la cronologia, specie dopo che la scuola è stata sottoposta, i pedagogisti si perdono. Non c'è. Ci terrei a dire che stiamo avanti. In qualche telegiornale abbiamo sentito che l'eruzione del Vesuvio era il 79 avanti Cristo, quindi alziamo attenti. 70 avanti Cristo, Crasso e Pompeo sono consoli insieme. Perché sono consoli insieme? Perché stanno per scannarsi come Mario e Silla. Preferiscono mettersi d'accordo e mettendosi d'accordo smontano una parte non piccola dell'ordinamento instaurato da Silla con la sua dittatura, che colpiva i tribuni della plebe, erano privilegi, direi anche la plebe urbana indirettamente attraverso questo meccanismo. Le dimensioni, tipo, si mettono d'accordo, diventano entrambi molto popolari. E però Pompeo ha davanti una prospettiva formidabile, quella dei comandi militari, prima contro i pirati, che sono un problemone per la Repubblica Romana, il che gli consente di avere un *imperium infinitum* su tutte le coste del Mediterraneo per poter colpire la pirateria e poi proseguire la guerra contro Mitridate. Quindi Pompeo, dopo l'anno 70, si avvia a diventare, come dice un titolo di un famoso libro su di lui, costruttore di Impero, *Bâtisseur d'Empire*. Va bene, perché effettivamente gli cade tra le mani la vittoria sul Mitridate, era stata largamente preparata a Lucullo. Abbate la dinastia seleucide, che è in fin di vita, crea la provincia di Siria, viola il tempio di Gerusalemme, quindi fa e si prepara a tornare a Roma con un appetito politico molto robusto. No, il *princeps* in Repubblica è molto di più che un console che dopo un anno deve andare a casa. Crasso non ha questa prospettiva, però pensa che mentre quell'uomo sale in Oriente, chissà che fine farà lui a Roma, potrebbe conseguire una posizione egemonica molto superiore a quella consentita dalle magistrature ordinarie, usando anche Catilina.

Noi sappiamo in modo vago di una cosiddetta prima congiura. Poi diremo due parole sulla parola congiura, che vuol dire. Questa prima congiura, Sallustio la racconta in un modo assolutamente insoddisfacente. Il grande Svetonio, che consultava le carte, entrava nell'archivio imperiale, quindi aveva a disposizione materiali formidabili, ci dice probabilmente le cose vere, che cioè la cosiddetta prima congiura è un tentativo che Crasso ha concepito di assumere la dittatura. Basta creare una situazione di ordine pubblico molto grave. La dittatura è una magistratura prevista dall'ordinamento romano, dura sei mesi, si può rinnovare, no? Cesare l'ha rinnovato per 4/5 anni, quindi si può e nominarsi accanto Cesare come *magister equitum*. Questo è il progetto. Per fare questo bisognava ammazzare due consoli in carica. Qualcuno non ci avrebbe pensato. Cesare si ritira all'ultimo momento, non dà il segnale, quindi la cosa non si fa. È uno dei famosi eventi che non avvengono, come anche l'attentato contro quello Cicerone, di cui tanto si parla nella prima catenaria. Questa sarebbe infilarci Catilina, la propria cardinale, è un arbitrio, perché non ci sono elementi per pensare. Sarà stato un gregario, naturalmente, ma non più di questo.

Superata questa crisi, c'è invece una scadenza elettorale successiva, e cioè quella dell'anno 64 per l'anno 63. Si vota a luglio, di solito, e i consoli e gli altri magistrati entrano in carica il primo di gennaio successivo. I tribuni della plebe entrano nel 10 dicembre dell'anno precedente, ma hanno altro corpo elettorale, no? I comizi a *plebis tributa*. E una specie di contropotere, diciamo, rispetto ai comizi centuriati, perché il tribunale della plebe nasce come un contropotere verso la Repubblica aristocratica, che è interessante come costituzione mista, diciamo, di equilibrio tra forze sociali contrapposte. E le elezioni per l'anno 63 si svolgono molto in maniera molto combattiva e combattuta nell'estate del 64. E Catilina è un problema, perché Catilina non soltanto alle spalle Crasso, va bene, e quindi la campagna elettorale è assicurata, ma ha anche un programma che ha cominciato ad adombrare molto popolare: la cancellazione dei debiti. Questo si sa che ha questo programma. E soprattutto che c'è tantissima gente interessata a venirlo a votare a Roma, pur perché vinca, per esempio, dall'Etruria. L'Etruria molto popolata, Arezzo, Pistoia, eccetera, dove ci sono tanti ex veterani dell'esercito di Silla, amici suoi. Lui era stato con loro durante la guerra civile, i quali sono andati in rovina, hanno avuto terreni dal dittatore Silla che li ha gratificati con questo esproprio dei precedenti proprietari, ma non li hanno saputo. Ci sono loro in rovina, gli espropriati furibondi, quindi tutta l'Etruria, Arezzo, Buglio, verrebbe a votare Catilina. Questo crea un panico, naturalmente, perché non era normale che gli italici venissero a votare a Roma. Sì, venivano gli amici dei candidati, naturalmente, e Cicerone conosceva benissimo la topografia dei municipi, si conosceva persone singole delle élite locali da convocare, quindi era un lavoro capillare, però molto selezionato. Si arriva questa massa di disperati per votare Catilina e gli equilibri che cominciano a cambiare. Affama di essere anche un tantino popolare, no? Ma con *granum salis* o con giudizio, come dice Manzoni. E colpo di genio, non suo. Lui diventa, in un certo senso, uno strumento. I due gruppi fondamentali, le due classi di censo con le rispettive centurie, le élite rispettive del mondo equestre, del mondo senatorio, decidono: puntiamo su di lui. Quindi lui diventa il candidato dei due ceti dominanti, che hanno metà delle centurie dalla loro parte. E quindi fa una campagna elettorale contro Catilina, avversario anche a questo punto, sul piano ideologico, sul piano delle prospettive politiche complessive, e contro Gaio Antonio, persona meno importante, forse amicissimo di Catilina, zio del triumviro futuro, Marco Antonio, anche lui passato tutt'altro che limpido e con una pratica elettorale estremamente disinvolta.

Aggiungiamo che c'è un'altra persona che si candida, non per il consolato, ma per la pretura, e che si chiama Giulio Cesare, il quale nel frattempo è riuscito a farsi eleggere pontefice massimo, rovinandosi economicamente fino all'inverosimile, ma ripromettendosi poi di rifarsi in seguito. Come dire, il mondo catilinario incombe nell'anno 64 per il 63, nel senso che potrebbero riuscire consoli Catilina e Gaio Antonio, cioè due catilinari. Scritto, cioè Cesare, amico di Catilina, pretore, e già tribuno della plebe, un tale che si chiamava Calpurnio Bestia. Non ci deve stupire questo tipo di cognome. Nel anche Cicerone, diciamo, un cognome buffo, no? Il *Cicero* e il *cece*. Il quale è anche affiliato alla congiura. Quindi potrebbe determinarsi una presa del potere soft, come si dice, da parte di questo ambiente catilinario. Donde la decisione: puntiamo su Cicerone e mettiamo nell'angolo il secondo. Cicerone riesce. Catilina per un soffio è sconfitto. Consoli sono Cicerone e Gaio Antonio. Gaio Antonio sotto ricatto, perché tutti sanno che è un amico di Catilina, che è un amico pubblico, e quindi sta nell'angolo. Cicerone si vanterà nella *pro Milone* di alcuni anni dopo, di avere mobilitato un servizio di spionaggio a danno di Gaio Antonio. Nulla di ciò che lui faceva mi sfuggiva. Ogni console aveva un questore suo fianco, e lui si era soldato in questore di Antonio per seguire quello che faceva Antonio. Lo sapeva benissimo. Quindi è una situazione di diseguale, diciamo, potere tra i due consoli. Gaio Antonio è sotto scacco, quindi non può neanche manifestarsi in favore di Catilina.

A questo punto, che succede? Uno potrebbe pensare che Cicerone lo fa pensare. Non vuole che lo si pensi. Che Catilina decide di passare alle vie illegali. Con Orazio ci sono le prove. La prova contraria più forte sarebbe che Catilina accetta la sconfitta e si prepara alle elezioni dell'anno dopo. Le elezioni che si dovrebbero svolgere nel luglio del 63 per l'anno 62. Quindi già il fatto che si rimbocchi le maniche, mobiliti da capo il suo elettorato, si proponga di affrontare nuovamente la prova elettorale, dimostra che tra le due opzioni, lotta armata, lotta legale, per ora ha scelto una volta legale. Naturalmente, non stiamo parlando di una situazione così limpida, perché coloro i quali si mobilitavano per venire comunque a Roma a votarlo ed erano delusi di quella sconfitta in extremis, certamente hanno cominciato a pensare, mobilitandosi in Etruria, che prima o poi si doveva cambiare musica.

Cicerone sostiene, e Sallustio lo condisce ancora più chiaramente, che già dall'inizio dell'anno solare 63 era chiaro che la congiurazione era in atto. Ma che vuol dire congiura? Cioè, che cosa è concretamente un patto tra alcune persone che hanno un obiettivo comune e si propongono comunque di raggiungerlo? Hanno fatto insieme un giuramento, no? Con Orazio, e Sallustio è stato da giovanotto amico di Catilina, il seguace di Silla, eccetera, lo fa capire chiaramente. Racconta una scena e poi la nega. Dice: "Non, non è vero che sia accaduto questo, però". Che cioè, 20-22 personaggi di Catilina raduno a casa sua all'inizio di quell'anno, la cronologia è molto oscillante, avrebbero cosa macabra: sgozzato un infante, un bambino, bevuto il sangue tutti insieme. Ci hanno commesso un reato talmente inaudito da compromettersi tutti quanti e quindi essere impegnati fino in fondo, stare insieme ai fini che si sono proposti. È una vecchia storia quella di commettere un reato famoso, episodio ateniese di molto prima, no? Del 415, la mutilazione delle statue delle Erme di Hermes, no? Tutte quante la stessa notte. Che cos'era? Era i prodromi di un colpo di stato, non fatto. Gli oligarchi che hanno fatto tutti insieme di notte questa operazione, sanno di aver commesso un reato e nessuno potrà dire: "Questo è il senso". Conspirazione, in realtà, è la stessa cosa. Da *conspirare*, vuol dire illegalmente alcuni potenti si mettono d'accordo e perseguono gli obiettivi. Colpisce il fatto che la vicenda catilinaria fallirà e sarà poi chiusa sul campo di battaglia di Pistoia nel gennaio del 62.

Per vedremo perché due anni e mezzo dopo, all'inizio dell'anno 60, Pompeo, Cesare e Crasso. Pompeo perché deluso è ritornato, gli è sfuggito di mano la possibilità di diventare *princeps* in Repubblica. Crasso che vuole finalmente tornare in scena. Cesare che è il *parvenu* delle situazioni, pur essendo un nobilissimo, però meno potente degli altri, ma più intelligente di tutti e due messi insieme, decidono di stabilire un patto segreto che porta al consolato Cesare. È divertente vedere come si decide in anticipo chi deve vincere le elezioni, no? Come un po' sotto il Principato, poi diventa normale. E infatti Cesare viene eletto console per l'anno 59. Altre collocazioni vengono predisposte e si sigla. Svetonio ci dà addirittura un testo di questo patto segreto, l'ho trovato direttamente negli archivi imperiali. L'accordo è: nulla si deve fare che non sia approvato da tutti e tre. E Livio, quando raccontava questa cosa, purtroppo non abbiamo il libro 103 dove si parlava di questo, ma solo un riassuntino dell'opera di Livio, troppo grande per salvarsi tutta quanta, lo chiamava un caso di *conspiratio*. Ma poi abbiamo poi chiudiamo questa parentesi letteraria. Un'ode di Orazio, uomo astuto e molto prudente, essendo stato imprudente in gioventù, la prima del secondo libro, indirizzata a un personaggio che sperava di essere di prima fila e non lo fu, Asinio Pollione, che avendo perso la partita con Augusto, era molto più forte di lui, si mette a scrivere la storia delle guerre civili romane, un atto politico anche quello, in realtà. E Orazio gli dice: "Stai attento, ti avventuri sulla cenere incandescente, vedi, insomma, di moderarti". So che cominci dal consolato dell'anno 60 e cominci dalle amicizie *principis*. Che sono le amicizie *principis*? Il patto di un virale, cioè la guerra civile comincia perché quei tre si mettano d'accordo. Altro che congiura di Catilina, con Orazio d'accordo. E vuol dire che 20 persone si sono messe d'accordo per perseguire un obiettivo e portare Catilina al successo elettorale. La cospirazione dei tre ha definitivamente assassinato la Repubblica. Però, chiarito questo, aggiungiamo che l'uso di avere un *entourage* a certi concentrici, quelli vicinissimi al capo, quelli un po' più lontani, quelli ancora lontani, non lo conosciamo benissimo. Da una pagina di Seneca che racconta come era organizzato il gruppo politico di Gaio Gracco, ma direi che anche, non so, i leader attuali dei partiti grandi e meno grandi, ma hanno certamente vicino, non so, uno mettiamo Donzelli, poi uno un po' più in là che ne sa di meno. I cerchi concentrici intorno a un leader sono la norma. E quello non è una cospirazione. Lo è un po' come la struttura delle Brigate Rosse, no? Alcuni devono sapere alcune cose, altri un po' meno, no? La struttura piramidale. Quindi dire "a gennaio ho cominciato a cospirare" è una frase priva di senso.

In realtà, se vogliamo concretamente capire come funzionava. Dopodiché, la sorpresa è che le elezioni non si fanno a luglio, perché? Perché da capo c'è il rischio di una vittoria elettorale molto probabile di Catilina e quindi un suo accesso al consolato per vie legali. E quindi da luglio si rinviano al 21 di ottobre. Questo cosa ottiene come risultato? Che molti elettori se ne vanno, ovviamente, talvolta se ne vanno pronti a prendere le armi, perché è la terza volta che sono delusi nella loro aspirazione. E Catilina, però, sta al gioco. Sta al gioco e quindi prepara un programma, prepara addirittura una riunione ancora una volta domestica, privata, in casa sua, di cui abbiamo notizia. Come mai abbiamo notizia di quello che succede in casa di Catilina? Perché Cicerone è fiero di avere un suo servizio di informazione. Anzi, Sallustio ci dice pure i nomi, almeno di due persone. Naturalmente, una è una donna, e questo inquieta e quindi tutto il male possibile. E l'altro è un amante, peggio di notte. Però, tolta la patina scandalistica, sono due elementi che stanno dentro la congiura. Cicerone se li è comprati, ha promesso a lui una cancellazione di qualche problema giudiziario pendente e ha in tempo reale, come si usa dire, le notizie dall'interno. Il grande Villiam Druman, nella sua storia di Roma, 1835, *Credberg*, era stato anche allievo di Kant, grande Roma, dice: "Cicerone ha creato il servizio segreto a Roma". Cioè, non soltanto quella coppia un po' sbandata, ma tutta una rete che gli consente quello che qualunque governo mette in atto è ovvio. Un governo senza un servizio segreto è piuttosto vulnerabile, diciamo.

Ora, attraverso questa fonte, il giorno 20, 19 di ottobre, ci viene a sapere che nella riunione catilinaria preparatoria, preparazione delle votazioni che saranno il 21, Catilina ha rinsaldato gli animi di un gruppo ristretto di seguaci dicendo una frase celebre che molto piacque a Concetto Marchesi. "Solo uno che è egli stesso miser può difendere *causam miserorum*". Marchesi la tradusse: "Solo uno che è egli stesso oppresso, ma misero". In realtà, lì vuol dire soprattutto soverchiato dai debiti. In quello vuol dire essenzialmente. È curioso che facciamo una divagazione così ottocentesca, ristampando nel 1873, 72, il *Manifesto Marx ed Engels* è ancora vivo, morirà nell'83. Ci mettono una nuova prefazione in cui dicono: "Ci chiedono perché abbiamo chiamato *Manifesto del Partito Comunista* e non socialista". La parola più ovvia era socialista, era un termine ormai borghese, tanti intellettuali si proclamavano socialisti. Noi invece avevamo un seguito puramente operaio, perché eravamo convinti che soltanto chi è direttamente sfruttato si può far carico della sorte, del destino degli sfruttati. Marchesi legge questo, legge Catilina al settimo cielo e crea la *Facies Miserorum*, addirittura, che è una sua invenzione. In realtà, e dimentica però una paura di cadere. L'unico testo autentico di Catilina che abbiamo, in una lettera che lui scrive ad un Tazio Catullo, mentre si autoesilia da Roma, l'8/9 di novembre, ormai l'ha persa le elezioni, ha perso tutto, gli raccomanda la moglie che sarà certo bersaglio di vendette e dice: "Io non ho fatto nulla di quello di cui mi accusano da sempre". *"Sui sepi causam miserorum"*. Allora, notte tempo, le due spie informano non Cicerone. Cicerone convoca il Senato d'urgenza il 20 di ottobre, da padre in pericolo. Il giorno dopo non si fanno più e si convoca il Senato per il giorno successivo, con Catilina che è un senatore della Repubblica anche lui, che deve giustificarsi di questo che ha detto a casa sua. Ci sono, lo affronta direttamente, sicuro di avere con sé la maggioranza del Senato. Non erano coraggiosissimi, in realtà, tranne che in punto di morte. In caso di dire, però, il conforto di un'assemblea che ti dà ragione, dà ali all'oratorio, questo è noto. No, quando si trova a difendere Milone in un processo in cui i soldati di Pompeo minacciavano, balbettò e Milone fu condannato. Va bene, però insomma, è umano tutto ciò. Convoca Catilina, non sta al gioco, gli risponde per le rime e dice: "La Repubblica ha due corpi, uno modesto, esile, con una testa che non ragiona, l'altro enorme ma senza testa. Io sono pronto a fare da capo di questo corpo". Cioè, dice: "Sono pronto a capeggiare la maggioranza, diciamo, sofferente contro una minoranza oligarchica di cui tu, console, sei il capo e non ragioni". Dopodiché si allontana dal Senato e il Senato decreta lo stato d'assedio. Quindi 21 di ottobre, invece di andare a votare, c'è il Senato consulto, ultimo, cosiddetto, che è un termine un po' improprio, ma comunque vuol dire lo stato d'assedio. La formula: "I consoli provvedano a salvare la Repubblica". Chissà se ai tempi nostri qualche momento sarà caratterizzato da tale appello: "*Videant consules ne quid res publica detrimenti capiat*". Catilina, no? Cicerone ironizza poi nella *pro Milone* è una formula vuota, dice, perché sì, bisogna dire chi è il bersaglio, bisogna dire sì, salviamo la Repubblica da chi. Nel Senato consulto del 21 ottobre non c'è, non fu scritto, non si poteva scrivere, e Catilina il problema, perché non c'era prove contro di lui, né Cicerone poteva esibire i suoi informatori, li avrebbe bruciati. E quindi dice, rievocando questa storia, Cicerone: "Fu un Senato consulto non *satis severum*, non adeguatamente severo, perché bisognava ammazzarlo sul posto, bisognava ammazzare Catilina prima che uscisse dal Senato". E quello saggiamente, dopo aver parlato, aveva preso in sull'uscio, si era allontanato, perché aveva capito già. Tiberio Gracco fu ammazzato così nel 133, quindi insomma, c'era un precedente piuttosto importante.

E a quel punto, però, che succede? Le elezioni si rinviano ancora. Non sappiamo bene se 28 di ottobre, 4 di novembre. Credo giustamente propendeva per la seconda possibilità, ma cambia poco, insomma. Si vota in stato d'assedio, console armato fino ai denti, una guardia del corpo che dice Plutarco occupava metà del Foro. Gli elettori sono intimiditi, alcuni non ci sono neanche più, se ne sono andati. Si vota e vengono eletti altri due, non Catilina, che viene sconfitto ancora una volta. Decimo Giunio Silano, che ironicamente Cesare poi chiamerà *dirus extremus* e contrario, probabilmente. E Lucio Murena, che era un satellite di Lucullo, quindi nemico giurato di Pompeo, il quale ha fatto una campagna elettorale letteralmente corruttrice, da beccarsi un processo subito da parte del candidato che si è ritirato, addirittura. Grandi giuristi, giuristi e consulti, il quale ha, a termine della *lex Tullia*, cioè il medesimo denunciato per brogli elettorali *de ambitu*. Quest'uomo, e si fa un processo, si fa subito. Che l'avvocato difensore di Murena? Cicerone, che è il console in carica, e fa l'avvocato per difendere uno che ha violato la legge da lui emanata. Va bene, vince, naturalmente, perché questo processo si svolge a fine novembre, quando ormai si è votato, Catilina è stato sconfitto. Si è imbastito un attentato che non si è capito se mai fu pensato e comunque non fu attuato, come dicono le nostre fonti. E Cicerone medesimo, e a seguito di questo fantasmatico attentato, Catilina viene aggredito in Senato con Augusto, tandem, e costretto ad autoesilio. Se ne va da Roma e capisce che l'unica via è la lotta armata. Gaio Antonio viene mandato immediatamente in Etruria a combattere contro Catilina. Quindi si toglie dai piedi da Roma il secondo console e l'altro console. E si tende una trappola ai catilinari rimasti a Roma. Trappola che funziona benissimo al Ponte Milvio. Questi vengono arrestati, sorpresi sul fatto con in mano delle lettere compromettenti. Non sono a raccontare il dettaglio di questo assedio al Ponte Milvio, che è raccontato da Cicerone medesimo, *Contone*, infatti, nella terza *catilinaria*, e in maniera molto concreta e molto efficace da Sallustio nel suo opuscolo sulla guerra contro Catilina. Arrestati questi capi, che definiva rivoluzionari da operetta, per gente smette, per iscritto si fa beccare con le lettere in mano, tutto tranne che dei rivoluzionari di professione, diciamo così.

L'arresto di questa gente determina che cosa? Finalmente c'è una prova. E allora sì, il Senato si raduna in sede in funzione giudicante, come tribunale supremo della Repubblica, per valutare che fare dei reati di costoro e quale pena infliggere. Questo è il momento più delicato della vicenda. Catilina in formato del disastro a Roma tenta di scappare dall'Italia con le truppe che ammontano a circa due legioni. Ma poi molti scappano. Lui caccia gli schiavi, perché una marea di schiavi si era unita alle truppe di Catilina in Etruria. E invece racconta a Sallustio: "*servi a ripudiabat*", dice: "No, schiavi no, solo cittadini romani". Alcuni dei suoi, invece, la pensavano diversamente, ma non ebbero modo di riaffermarsi. Non riesce a scappare dall'Italia, perché tutto bloccato in maniera, tutte le strade per uscire, andare in Gallia, sono bloccate. Costretto prima a fuggire di qua e di là, poi alla battaglia campale, e nel gennaio viene ucciso con tutti i suoi. Onore a loro coraggio, lo rende Sallustio nelle pagine finali dell'opuscolo. Ma questo accade a gennaio. Il 5 dicembre, invece, si svolge il processo davanti al Senato, e questi sono, in quanto colti in flagranza di reato, equiparati a rei confessi. Questo è il punto delicato e fondamentale.

Il primo a parlare, invece, l'ordine rigido: prima i consoli designati, poi i pretori designati, poi gli ex consoli. C'è un rituale preciso per prendere la parola in Senato, e noi abbiamo delle cronache abbastanza ricche di tutto ciò. Una Sallustio medesimo, naturalmente, che fa un po' semplifica, però dice l'essenziale. Cicerone nelle quattro *catilinaria* fa intravedere l'ordine, però sono riscritte dopo. Poi c'è una lettera sua di 10 anni, 20 anni dopo, del '45, quasi 20 anni dopo, in cui se la prende contro Bruto, futuro cesaricida, perché ha raccontato queste cose non dando molto importanza all'azione di Cicerone medesimo. Questo lo fa investire e quindi fa per iscritto il racconto della seduta secondo lui. Insomma, abbiamo varie fonti. Il primo che parla dice pena di morte, ed è appunto il *vir consularis* Silano. Murena si associa, come diceva De Gasperi, all'opinione del preopinante. Poi parlano gli altri. Parla Cesare, in quanto pretore designato. Tutti sanno che è un amico di Catilina, si è tirato fuori in tempo. Anche Crasso ha scaricato Catilina con una messa in scena di lettere anonime ha fatto giungere a Cicerone di notte. Vabbè, perché hanno capito che il programma era troppo radicale, che magari andava a sbattere, quindi era meglio riservarsi un altro, un altro tornata. Cesare parla e sviluppa un concetto singolare, naturalmente. Grandi complimenti al console che ha salvato la Repubblica, grandi complimenti al *vir consularis* Silano. Poi dice: "Eh, pena di morte, poiché l'anima è mortale, non è una grande pena. È molto più grave l'ergastolo a vita, la confisca dei beni, però li mettiamo in vari municipi sotto sorveglianza stretta, gli togliamo i loro beni". Questa è, gli salva la vita, vuole salvare la vita. Questa è la realtà, con questo tocco di filosofia epicurea sull'anima fatta di atomi e quindi mortale anch'essa. [Applauso]

Catone, che è un po' più giovane, parecchio più giovane di Cicerone, circa vent'anni, e quindi anche più giovane di Cesare, che lui detestava con tutte le sue forze. Cesare aveva varie avventure sentimentali che coinvolgevano la famiglia, diciamo, di Catone, ma questo c'entra poco. Catone rigido. Cicerone diceva: "È talmente stupido", in una lettera privata, "che scambia la feccia di Romolo, cioè la nostra Repubblica, con la Repubblica di Platone". Quindi proprio è fuoristrada. Però in quel caso Platone ha un risultato oratorio formidabile. Imposta tutto, non tanto contro i catilinari, ma contro Cesare. "Se quell'uomo non ha paura di costoro, noi dobbiamo avere paura di lui". Il Senato cambia da così a così. Decimo Giunio Silano, che già aveva detto: "Ma non mi avete capito, avevo detto un'altra cosa", ritorna sulla supposizione precedente. Il Senato vota l'ordine del giorno, ovvero la bozza di Senato consulto di Catone, che dice: "Poiché questi cittadini scellerati sono stati colti sul fatto, in quanto rei confessi, l'unica pena prevedibile secondo il *mos maiorum* è la morte". *Supplicium*. Un passo in avanti spericolato, dice Sallustio. Il Console decise di eseguire immediatamente la sentenza. Prese per mano Lentulo Sura, che era uno dei capi arrestati, e lo porta al carcere Mamertino, dove viene strangolato dal boia, in presenza di Cicerone. E così gli altri. Esce dal carcere Mamertino, quando questi ormai sono cadaveri, e vicinissimo al Tempio della Concordia, dove si è riunito il Senato. Tempio della Concordia, eretto per commemorare l'ammazzamento di Gaio Gracco. È giusto per tenerci questa gioviale Repubblica Romana. E dice a voce altissima: "Sono morti". Largo che usa un'ottima fonte, cioè il medesimo, nei suoi commentari, dice: "Perché lo ha fatto? Perché temeva una sommossa che salvasse la vita a questi qua". Però violato una legge fondamentale della Sempronia, che sancisce il diritto di qualunque cittadino romano alla provocazione, cioè non poteva procedere all'esecuzione capitale immediata senza consentire la provocazione, che magari sarebbe stata ugualmente inefficace, però un passaggio obbligato. Ma Cicerone sa benissimo, cioè non è uno che non conosca il giure fino in fondo, per sua profonda conoscenza ed esperienze, per il mestiere che faceva, per la vita politica che ha fatto, diciamo, a tempo pieno. E poi sulla bicicletta di Tiberio Gracco, sulla vicenda dei Gracchi, lui sa tante cose, ne parla più volte. Cosa è accaduto? E un punto che noi possiamo trattare conclusivamente soltanto in maniera molto cauta. Però c'è una fonte, una fonte molto autorevole, diciamo, Cicerone medesimo, il quale dice che veniva accusato di avere falsato i verbali, il verbale di interrogatorio degli imputati. E noi sappiamo che questo avveniva. Il grande Lutazio Catulo, nobilissimo senatore, è andato di notte a casa di Cicerone, lo dice Sallustio ampiamente, per dire: "Mettici anche il nome di Cesare nell'interrogatorio degli ambasciatori a Lobrogic", perché Cesare era stato il suo rivale per il pontificato massimo. Quindi questo interventismo sui documenti, in assenza di un archivio pubblico, sarà solo Cesare, nell'anno 59, che instaura la pubblicità degli atti degli *acta senatus*. Prima sono carte su cui si può intervenire. Cosa è accaduto secondo Clodio, accusatore implacabile di Cicerone, che si autoesilia nel 58 perché capisce che ha perso la partita? Secondo Clodio, è stato messo al posto della parola *cives*, sia pure scellerati, la parola *hostes*. Cioè, si sottintende che in quanto hanno commesso quel reato tremendo, insurrezione contro il potere dello Stato, sono automaticamente diventati nemici. *Hostis* e *hostis* non ha diritto alla provocazione. Politica è molto probabile che questa operazione sia stata compiuta. È un grande nostro storico, scomparso da qualche tempo, Emilio Gabba, fu il primo a scrivere un bellissimo articolo: "Cicerone falsario", ma in riferimento non a questa vicenda, ma a una vicenda di 20 anni dopo, nel 44, contro Antonio. Morale: la Repubblica finisce poco dopo. Finisce per il primo triumvirato, patto tra tre che stanno aspettando l'un l'altro il momento di prevalere. Alla fine prevale Cesare, e lo sappiamo. Cicerone, che ha visto tutta questa vicenda, nel *De Officiis*, descrive quando Cesare appena morto, fa un commento, inserisce questa considerazione: "Sconfitto al tempo di Catilina, ha vinto adesso Catilina tramite Cesare". Ha vinto la partita. [Applauso]