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BL GIUR - Torre - Lezione 4

CEA Centro E-learning di Ateneo24:08

Transcription

Riprendiamo questa lunga introduzione della criminologia, partendo da una definizione che dà Kaiser, un criminologo tedesco. Criminologia come insieme ordinato di conoscenze empiriche. Abbiamo visto che è priva di dogmatica, conoscenza empirica, quindi si basa sull'approvazione dei fatti. E quindi l'insieme ordinato delle conoscenze empiriche sul crimine, sul reo, sulla condotta socialmente deviante e sul controllo sociale. Questa è, diciamo, una definizione sintetica di criminologia.

E possiamo accostare a questa definizione, arricchire questa definizione sintetica, anche dicendo che le conoscenze empiriche della della criminologia, in realtà, si estendono anche, abbracciano anche il concetto di criminalizzazione. Che cos'è? Ehm, la criminalizzazione, quel processo che parte dal posizionare una norma a livello generale astratto nel nostro ordinamento, astratta, e poi si conclude con una sentenza di condanna e l'esecuzione di tale sentenza a carico di un responsabile. Quindi, nella criminologia, oltre al crimine, le conoscenze empiriche sul crimine, sul reo, sulla condotta deviante, sulle reazioni e sul controllo di tale condotta, dobbiamo necessariamente far rientrare anche il processo di criminalizzazione, ovvero la lotta contro il crimine e tutte quelle forme di controllo della devianza e delle delle condotte eh criminali. Per cui assumono rilievo fondamentale. Poi vedremo, rispetto ad alcuni filoni criminologici, più rilevanza ai meccanismi di controllo della polizia e della magistratura, o magari soltanto alla genesi delle leggi, alla loro violazione e la reazione penale.

Partirei però dal concetto di: che cos'è il crimine? Un po' le difficoltà che incontreremo nel definire il crimine sono le stesse che la dottrina ha trovato nell'individuare un concetto sostanziale di reato. Effettivamente, il concetto di crimine potrebbe coincidere con quello di reato, però questo, in qualche modo, eh chiuderebbe la prospettiva criminologica a una a una visione meramente legalistica del reato, cioè a una visione, se vogliamo, subordinata a quella che è la prospettiva normativa legislativa e quindi, se vogliamo, del reato. Mentre proprio la criminologia, se deve avere quel rapporto, diciamo, dialettico con la scienza penale criminale, quindi fornire delle diagnosi, fornire delle delle conoscenze in modo tale che il legislatore possa intervenire su quelle che sono, diciamo, manifestazioni gravi di devianza che sfociano nel crimine, è necessario che la la criminologia si ritagli uno spazio autonomo e non semplicemente considerare solo ciò che il legislatore definisce reato. E quindi cercheremo in qualche modo di definire il crimine.

Avverto però che non esiste una sola definizione di crimine. A seconda del rapporto che lo stesso criminologo ha con il potere, la sua impostazione ideologica, la sua relazione con le istituzioni, il concetto di crimine cambia. Quindi avremo sicuramente una dimensione più consensuale rispetto a quelle conflittuali, quando il criminologo tenderà a studiare il crimine solo rispetto a forme di manifestazione del reato. Mentre un approccio critico spronerà il criminologo a studiare il crimine e quindi i fenomeni criminali al di là o oltre quelle che sono le definizioni. Ad esempio, un criminologo che abbia un orientamento cattolico conservatore, potrebbe ritenere che il crimine, l'aborto, l'eutanasia e oggi lo è veramente, la procreazione medicalmente assistita. Viceversa, un e quindi studiare tra i fenomeni criminali anche queste attività che sono, tutto sommato, entro certi limiti consentiti, mentre non l'eutanasia. Mentre una un criminologo che ha un'impostazione laica, non assumerà mai come e oggetto del suo studio, tutti quei fenomeni che sono consentiti dall'ordinamento perché sono, diciamo, frutto di una scelta di libertà compiuta dal legislatore in un senso o nell'altro. Così, ad esempio, si può studiare come fenomeno criminale l'uso delle droghe, anche se l'uso della droga in sé per sé non costituisce un reato, ma sicuramente appartiene a un fenomeno più complesso di tipo criminoso, no? Ecco, e quindi ecco perché oggi ci impegneremo nel cercare una definizione di crimine. E nel fare questo, avverto che possiamo utilizzare, la criminologia ha utilizzato alcuni criteri, alcuni criteri che possono essere, diciamo, più che coppie di criteri. Si può utilizzare un criterio sociale per definire il crimine o un criterio giuridico. Quello che vi dicevo prima, se uso un concetto, un criterio di tipo giuridico per definire il crimine, il crimine sostanzialmente si sovrappone al reato. Se invece considero il crimine, la definizione, definisco il crimine attraverso un criterio di tipo sociale, farò riferimento a tutta una serie di concetti come la dannosità sociale, come la devianza o come, sì, appunto, eh la divergenza tra il tenuto da quello che normalmente si tiene, che in sé per sé magari possono non essere ancora considerati comportamenti criminali.

Qual è il pregio dell'uno e dell'altro criterio? Ovviamente, se io utilizzo un criterio di tipo giuridico, che poi è quello che la commissione istituita in America negli anni '30 per definire lo statuto epistemologico della criminologia e quindi, diciamo, dare una risposta alla domanda: la criminologia è una scienza? Eh, la commissione giunse a ritenere che la criminologia potesse essere una scienza solo se, diciamo, avesse inteso come oggetto della sua analisi, il crimine come fatto definito come criminalmente rilevante, solo se il concetto fosse stato poi effettivamente definito attraverso un criterio giuridico. Quindi, diciamo che il criterio di tipo giuridico è un criterio che sicuramente offre una definizione netta, perché il crimine coincide con il reato, di conseguenza abbiamo un oggetto ben definito e e quindi su questo oggetto è possibile comunque fare una serie di considerazioni eh più certe. Mentre se utilizziamo un criterio di tipo, diciamo, sociale per definire il crimine, allora dovremmo comunque, diciamo, affidarci a concetti che sono invece più evanescenti, definiti come la dannosità sociale.

Prendiamo in considerazione il punto di vista magari di un cacciatore. Per il cacciatore è dannoso socialmente il numero di animali selvaggi in una zona. Eh, ad esempio, a Roma, ma ultimamente avete visto l'incidente che c'è stato, c'è stato un incidente grave in Puglia, a Foggia, perché la carreggiata è stata invasa dai cinghiali. È ovvio che in passato si sono verificati incidenti perché animali selvatici o anche animali di fattoria erano scappati dalla dalla fattoria, dall'azienda agricola e avevano quindi, ritornando al cacciatore, il cacciatore riterrà che la, diciamo, proliferazione di specie selvatiche eh in determinati contesti urbani determini sia un un danno sociale. Viceversa, sempre sullo stesso tema, abbiamo la posizione magari degli animalisti, che ritengono eh altrettanto criminale il fatto di sopprimere questi animali, anche se invadono contesti urbani, potendo determinare dei rischi per la vita. Quindi la definizione di tipo sociale di crimine è sicuramente più incerta. È una definizione che in qualche modo sprona il criminologo a porsi delle domande. Che cos'è la dannosità sociale? Tutto ciò che è disfunzionale all'ordinato svolgimento di una vita sociale. Però, per esempio, io posso ritenere che l'inquinamento acustico o l'inquinamento atmosferico abbia una dannosità sociale elevata, anche se le emissioni di gas o, diciamo, l'inquinamento acustico rientra nell'ambito di un rischio consentito, quindi tollerato dall'ordinamento. E quindi un criminologo con una certa sensibilità di tipo ambientalista potrebbe ritenere criminale, che ne so, il rumore eh generato dal traffico cittadino in un contesto urbano. Mh, cosa che invece è francamente, più delle volte, tollerata.

Altro criterio di tipo sociale che viene utilizzato per definire il crimine è il concetto di devianza. Che cos'è la devianza? La devianza è semplicemente una divergenza da dalle regole che disciplinano la vita della società nel suo complesso, che suscita, se vogliamo, una reazione sociale. Una reazione sociale che però può essere anche di tipo informale. Cioè, la devianza, quando è intollerabile, può essere oggetto di una reazione sociale molto forte, repressiva, come proprio la sanzione. La reazione sociale a queste alcune forme di devianza assume i caratteri proprio di una sanzione penale vera e propria, ed è, diciamo, la reazione sociale costruita, fondata su tutta una serie di garanzie, di percorsi istituzionali che noi conosciamo: processo, processo della responsabilità, dubbio, e poi l'esecuzione. Mentre la stessa devianza potrebbe semplicemente suscitare una reazione sociale di disapprovazione. Quindi possiamo dire, ne so, una tifoseria piuttosto scalmanata di una squadra di calcio, oppure eh un barbone. Ecco, questo potrebbe generare una forma di disapprovazione sociale, ma questo non è ancora sufficiente, per fortuna, a generare una reazione penale. Ora, rispetto alle tifoserie violente, però, rispetto alle condotte di vita che non corrispondono a quelle che sono le aspettative sociali, per fortuna non ci sono reazioni istituzionalizzate repressive con sanzione penale. Ciò non toglie che alcuni di questi comportamenti possono essere oggetto di disapprovazione. Ora, se noi utilizzassimo il criterio giuridico, questi comportamenti la criminologia non si potrebbe mai interessare perché non sono fatti penalmente rilevanti. Mentre se utilizziamo un criterio di tipo sociale, anche forme di devianza che non assurgono, non sono state, diciamo, oggetto di un processo di criminalizzazione, rientrano nell'ambito della eh dell'oggetto della criminologia.

L'altro, l'altra coppia di criteri per definire il crimine è il consensuale o conflittuale, e poi vedremo meglio nei filoni criminologici il significato di una prospettiva consensuale o conflittuale. Diciamo che la definizione più nota di tipo giuridico consensuale è quella di Tappan, un un criminologo americano, per il quale il crimine è solo ciò che è previsto dall'ordinamento come penalmente rilevante, quindi criterio giuridico, ed è anche ciò che viene in concreto punito con una sentenza passata in giudicato. Qual è il limite di questa definizione? Il pregio è che ovviamente delimita l'oggetto della criminologia. Il limite è che eccessivamente restringe il campo di indagine della criminologia e soprattutto ignora non solo i meccanismi di criminalizzazione in astratto, che trascurano tutte quelle forme di devianza o dannosità sociale che appartengono alla società, ma soprattutto ignora e trascura tutti quei meccanismi selettivi che nel processo di criminalizzazione vengono messi, se vogliamo, anche involontariamente in atto, per cui la sanzione penale si rivolge sempre a una classe disagiata, di subalterni, verso i quali. E quindi questa prospettiva impedirebbe in qualche modo di indagare su quello che è un elemento fondamentale anche, che non è soltanto il crimine, ma abbiamo visto anche il processo di criminalizzazione e il ruolo attività non solo della polizia, ma anche della magistratura.

Diciamo all'opposto di questa definizione giuridica consensuale, abbiamo la definizione, non è proprio all'opposto, però diversa da questa concezione, la definizione sociologica di Sutherland. Sutherland è un po' il padre della criminologia per i suoi studi sul crimine dei colletti bianchi. Perché Sutherland, e qui cogliamo l'importanza, no, della definizione, perché Sutherland ha studiato, ha potuto studiare e con rigore scientifico il crimine dei colletti bianchi, pur prendendo in considerazione attività e condotte delle grandi corporation americane, delle maggiori 70 società americane che non erano reati. Allora, come Sutherland, sapete, il libro di Sutherland non fu pubblicato per intero, dovette anonimizzare alcuni dati proprio per paura di azioni giudiziarie contro non solo contro Sutherland, soprattutto contro l'università che pubblicò. Sutherland analizzò la vita delle maggiori società americane e pur, diciamo, accertando che non vi erano poi stati, non erano stati poi commessi reati in senso stretto, comunque verificò che queste società si erano rese responsabili di tutta una serie di condotte illegali ma non penalmente rilevanti, cioè illegali, quindi sanzioni di tipo amministrativo o sanzioni civili, che comunque erano caratterizzate da una dannosità sociale paragonabile o addirittura superiore a quella della criminalità. L'esempio è gli scandali che hanno, diciamo, in qualche modo, caratterizzato l'inizio di questo millennio. Eh, siete molto giovani, e questo millennio è è iniziato con gli scandali. In Italia, Parmalat; in America, Enron; e tutta una serie di grandi, diciamo, crack finanziari che hanno in qualche modo evidenziato come l'attività delle grandi corporation, delle grandi società ha una dannosità sociale notevolmente superiore a quello del criminale. Pensate che le parti civili o i danneggiati del processo Parmalat erano decine di migliaia. Nessuna persona, la sua vita, può recare un danno patrimoniale a centinaia di migliaia di persone se commette crimini comuni. Comunque, Sutherland, analizzando gli illeciti delle società che erano in termini di antitrust, di violazione sulla sicurezza sul lavoro, eh sui marchi, sui brevetti, appurò che i comportamenti, ancorché non penalmente rilevanti, quindi erano comportamenti non puniti con la sanzione penale, comunque erano, diciamo, espressivi di una, diciamo, dannosità sociale, determinavano, causavano un danno sociale e soprattutto determinavano un, diciamo, una sorta di perdita di fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E quindi Sutherland utilizzò il concetto di crimine non nel senso utilizzato da Tappan, solo una definizione giuridica di crimine, ma una definizione sociologica, cioè per Sutherland è crimine tutto ciò che viene disapprovato dal nostro ordinamento, dall'ordinamento giuridico, anche se non è penalmente rilevante, ma che ha anche una carica, diciamo, lesiva, una dannosità sociale è elevata tanto da poter essere in qualche modo paragonata al reato in senso stretto.

Tra le definizioni di crimine che voglio soltanto accennare, c'è anche una definizione quantitativa, quella elaborata da Wilkins, che in qualche modo fa una sorta di indagine statistica e è nota che i comportamenti, tra virgolette, normali, quelli approvati dall'ordinamento, ma anche approvati socialmente, sono i comportamenti più frequenti, mentre i comportamenti meritori, quelli in odor di santità, e per fortuna i comportamenti penalmente rilevanti sono quelli che hanno una più bassa frequenza. Quindi, nell'analizzare i comportamenti alla luce dell'ordinamento giuridico, si, diciamo, si disegna una sorta di curva a campana. Questo di Wilkins, perché ve lo ve lo faccio come ve lo accenno come definizione, per il semplice motivo che questo che cosa ci dice? Come funziona il diritto penale? Il diritto penale dovrebbe colpire, prendere in considerazione solo alcuni comportamenti. E quindi il diritto penale risulta essere inadeguato rispetto alla criminalità di massa, ovvero quei fenomeni diffusi che eventualmente, probabilmente, non sono considerati dall'intera comunità, collettività, come fatti penalmente rilevanti. E di conseguenza, nonostante la repressione di questi comportamenti, la la cifra oscura o la diffusione di questi comportamenti è molto, molto diffusa. Quale può essere un esempio di comportamento, tra virgolette, di massa che dovrebbe essere sottoposto a sanzione penale, cioè che corrisponde a una fattispecie penale, ma che normalmente può essere perseguita perché è un crimine così diffuso? Pensate in internet, no? Pensate alla musica, film, libri. Sono tutti, tutti reati che violano la disciplina in materia di copyright.

E termino questa questa lezione. La prossima finiremo l'introduzione. Questa volta l'attenzione sarà più critica e quindi la labeling theory, la considereremo come, diciamo, oggetto allargato.