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Quante volte vi è capitato di aprire un libro, di accorgervi 10 minuti dopo che avete letto le stesse righe due, tre volte senza introiettare niente, anche di comprarlo un libro, di metterlo sul comodino e di ritrovarlo lì la settimana dopo con il segno libro esattamente dove lo avevate lasciato. Eppure magari un tempo avete amato leggere da bambini, da adolescenti, poi cosa è cambiato? Forse non siete cambiati voi, ma il vostro cervello sta semplicemente facendo quello per cui è stato allenato negli ultimi anni, che però non è leggere. Possiamo farcene una ragione, ma vale la pena sapere come cambia il cervello di una persona che disimpara a leggere e magari anche a capire se ci sono dei metodi per tornare a farlo, se vi va.
[musica] Ciao, sono Mia Ceran e questo è Specchio Giallo, la serie Jopop in cui riflettiamo su come la tecnologia e l'AI stiano silenziosamente cambiando la nostra psicologia, le nostre relazioni e la nostra vita più intima.
[musica] Il cervello è straordinariamente adattabile. La sua forza più grande in questo caso è anche il suo problema, perché ogni volta che apriamo un social network il nostro cervello riceve una piccola gratificazione, una notifica, un like, un video che ci sorprende, il sistema della dopamina si attiva e il cervello impara. Questo ambiente premia la velocità, il salto rapido, l'attenzione breve e si adatta di conseguenza. Se per mesi la vostra attenzione è stata allenata a saltare ogni 20 secondi, chiedere a quel cervello di stare fermo su una pagina per un'ora diventa fisicamente molto faticoso, non metaforicamente, ma neurologicamente. La buona notizia è che la neuroplasticità, cioè la capacità del nostro cervello di adattarsi, funziona a due sensi. Ma prima proviamo a capire che cosa ci stiamo perdendo davvero.
Per Millenni il leggere è stato un privilegio di pochi. Prima dell'invenzione della stampa, quindi 1440, un libro costava 4 mesi di stipendio. [musica] Produrlo richiedeva un copista per settimane. In Europa leggeva circa il 30% della popolazione, quasi tutti uomini appartenenti alle classi alte. Poi la stampa ha cambiato tutto. I libri sono diventati accessibili, le persone hanno imparato a leggere perché improvvisamente c'era qualcosa da leggere. Per 5inque secoli la curva dell'alfabetizzazione sale senza interruzioni. Nel 1820 nel mondo sapeva leggere il 12% degli adulti. Nel 2000 l'82% è una delle trasformazioni più profonde della storia umana, più silenziosa della rivoluzione industriale, ma altrettanto importante. L'accesso alla parola scritta ha cambiato la politica, ha cambiato la scienza, la democrazia, il diritto, la medicina. ha dato alle persone gli strumenti per capire il mondo, per difendersi da chi voleva tenerle ignoranti, però ad un certo punto la curva ha smesso di salire.
>> [musica] >> Non nell'alfabetizzazione di base, lì i progressi continuano, ma nell'abitudine alla lettura, cioè nel piacere di leggere, nel tempo che dedichiamo a farlo. I ricercatori che studiano le abitudini di lettura identificano la metà degli anni 2000 come il momento spartiacque, quello in cui la tendenza si inverte almeno nei paesi industrializzati. Non è una coincidenza, è lo stesso periodo in cui lo smartphone diventa di massa, in cui i social network entrano nelle tasche di tutti, in cui l'attenzione umana diventa la risorsa più contesa del pianeta. Non è che le persone abbiano smesso di leggere di colpo, è che [musica] il tempo disponibile si è riempito di altro. Qualcosa di più veloce, di più immediato, più progettato per tenerci agganciati.
Il nostro paese ha una serie di problemi che esistono un po' ovunque, però amplificati. Secondo l'euro stati il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha letto almeno un libro nell'ultimo anno. La media europea è il 52%, la Danimarca al 72%, noi siamo terzultimi in Europa davanti solo a Cipro e Romania e anche qui il trend va nella direzione sbagliata, cioè il tempo medio che gli italiani dedicano alla lettura ogni settimana si è ridotto di quasi un'ora in soli 2 anni, da 3 ore e mezza a meno di tre. Chi legge legge meno e chi legge poco legge sempre meno. E poi c'è un divario interno che è quasi un altro paese nel paese. Nel Mezzogiorno ci sono il 30% in meno di librerie rispetto alla media nazionale. Meno del 20% dei libri venduti in Italia finisce al sud e nelle isole. Non si tratta solo di chi sceglie di non leggere, si tratta di chi non ha un posto fisico dove andare a comprare o prendere in prestito un libro.
Ma il dato più importante non è tanto quello di chi legge poco, ma quello che riguarda chi legge senza capire quel che legge. Loxy ha pubblicato a dicembre 2024 risultati della sua indagine sulle competenze degli adulti e viene fuori che in Italia il 35% [musica] degli adulti tra i 16 e i 65 anni non riesce ad andare oltre alla comprensione di testi brevissimi con delle informazioni esplicite e semplici. un contratto, un'informativa bancaria, un articolo di giornale di media complessità, cose che incontriamo ogni giorno. La media Ox è il 26%, [musica] nel 2012 in Italia era il 28, in 10 anni è peggiorato di sette punti. Questo si chiama analfabetismo funzionale, cioè saper leggere ma non capire quello che si legge. E in Italia riguarda un adulto su tre. Non è un problema individuale, è un problema democratico. Chi non capisce un testo perde i diritti. Chi non capisce le argomentazioni politiche è più esposto alla manipolazione e poi c'è quel che perde il nostro cervello.
Perché quello che la ricerca dice su che cosa succede quando leggiamo e su cosa perdiamo quando smettiamo è più sorprendente di quanto si pensi. Cioè la lettura narrativa è [musica] dal punto di vista neurologico, una simulazione della vita. Quando leggete di un personaggio che soffre, le stesse strutture cerebrali che si attiverebbero se foste voi a soffrire si illuminano, anche se in misura ridotta, è quella che mostrano le risonanze magnetiche funzionali. Il cervello del lettore, il cervello di chi vive quell'esperienza si somigliano. Una metaalisi del 2024 su oltre 11.000 partecipanti ha confermato che leggere narrativa produce un effetto misurabile e robusto su quella che la psicologia chiama teoria della mente, cioè la capacità di comprendere i pensieri, le intenzioni, le emozioni degli altri. non sono le persone più empatiche a leggere di più, ma è leggere che ci rende più empatici.
Se vi va mi trovate anche su YouTube, sul canale Sono Mia Ceran e su tutte le piattaforme audio con il mio podcast Now What. Adesso però torniamo a noi. [musica] E il cervello del lettore rimane mutato, cioè leggere ristruttura il cervello come fa qualsiasi esperienza reale. Quello che si perde quando si smette di leggere non è soltanto il piacere del racconto, si perde un allenamento specifico alla comprensione dell'altro, che è esattamente la competenza più difficile da acquisire e più facile da perdere.
Leggere su carta e leggere su schermo non sono la stessa cosa. Chi legge lo stesso identico testo su carta comprende, ricorda sistematicamente di più rispetto a chi lo legge su schermo. L'effetto è più forte per i testi lunghi e ancora più marcato per i lettori meno esperti. Il motivo non è che lo schermo sia fisicamente più difficile da leggere, è che il cervello si porta dietro delle aspettative dell'ambiente. Cioè, quando apriamo uno schermo, il cervello si mette in modalità scrolling, quindi cerca parole chiave, salta, anticipa l'interruzione, porta quelle abitudini anche quando prova a leggere qualcosa di lungo e complesso e la comprensione ne risente. [musica] Vale anche per gli ebook, per i dispositivi, pensati solo per la lettura, senza notifiche, quindi senza app, senza interruzioni. Il problema però non è la tecnologia in sé, è l'ambiente frammentato in cui noi leggiamo. Cioè un testo aperto sul telefono tra un messaggio, una notifica ha già perso in partenza. Leggere fa bene, però non tutto vale come lettura. sono i libri in particolare, la loro lunghezza, la complessità, la richiesta di concentrazione sostenuta a fare la differenza.
Se siete arrivati fin qui con il segnalibro Fermo a pagina 42, questa è la parte per voi. La prima cosa che dice la ricerca e che è controintuitiva è che il problema non siete voi. Il vostro cervello ha imparato a fare qualcosa di diverso dalla lettura profonda e come si è adattato in una direzione però può adattarsi nell'altra. Vi chiede tempo e un po' di strategia. [musica] Iniziate mettendo il telefono in un'altra stanza, non spento, solo fuori dalla vista, magari [musica] silenzioso. La sola presenza visibile di uno smartphone nella stanza riduce la capacità cognitiva disponibile, anche se non lo state usando. E non è una questione di forza di volontà, è l'ambiente che avete intorno. Cambiate l'ambiente e cambierete il comportamento.
Cominciate con quello che volete leggere davvero, non con quello che pensate di dover leggere. Il Dovrei finire Promessi Sposi è la strada più sicura per abbandonare il libro. Se amate i gialli, i gialli vanno benissimo. Se vi piacciono le biografie, le biografie vanno benissimo. La ricerca mostra che qualsiasi lettura lunga e coinvolta produce benefici cognitivi. Non è necessario che sia letteratura alta. Conta l'immersione, non il titolo. Trattate la lettura come un appuntamento. Leggo quando ho tempo. È la formula che garantisce di non leggere mai. Anche 15 minuti fissi ogni sera producono un effetto cumulativo reale. 30 pagine al giorno sono 12 libri l'anno. 12 libri l'anno è più di quello che legge la maggior parte degli adulti italiani. Non torturatevi con la velocità. Leggere lentamente non è una debolezza, è la modalità corretta. Quello che conta non è quante pagine fate, ma quanto capite, quanto sentite. Un libro letto davvero vale 10 libri sfogliati. Se dopo 20 pagine il libro non vi piace, cambiatelo. La colpa quasi mai è vostra. Il libro è sbagliato per quel momento. Cambiarlo non è una sconfitta, è trovare quello giusto. [musica]
Gutenberg ha messo in moto qualcosa che ha richiesto cinque secoli per costruirsi, un mondo in cui sempre più persone avevano accesso alla parola scritta, ai saperi, alle storie degli altri. Un mondo in cui la lettura era diventata non un privilegio, ma una normalità. Ci sono voluti 15 anni di smartphone per cominciare a disfarlo. Lo schermo ovviamente non sparirà, non deve sparire, si tratta solo di capire che leggere in profondità non è un'abitudine automatica, è un'abilità che si allena o che si perde e che quello che si perde con essa non è soltanto il piacere [musica] di una buona storia, è la capacità di stare dentro a una prospettiva che non è la propria per abbastanza tempo da capirla davvero. In un mondo che richiede la nostra attenzione frammentata, veloce in diversi contesti, scegliere di farla convergere interamente su una cosa e andare in profondità è diventato un atto di grande coraggio, ma sicuramente anche un atto molto utile per il vostro cervello.
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