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Il problema delle STEM: la differenza domanda/offerta e il gender gap

Geopop11:47

Transcription

Che cosa avreste voluto fare quando eravate piccoli? Pensateci. Io personalmente volevo fare l'attrice e c'è chi dice il pompiere, l'astronauta, la calciatrice, l'avvocato, tutti i mestieri che conosciamo.

Ecco, dovete sapere che oggi il 65% dei bambini farà lavori che ancora non esistono. È quanto dice il report sui lavori del futuro del World Economic Forum. Questo perché la tecnologia al giorno d'oggi corre alla velocità della luce. Pensateci, solo 3 anni fa non avremmo mai potuto immaginare quanto l'intelligenza artificiale sarebbe entrata nelle nostre vite.

E qui arriviamo al punto di questo video, l'importanza di aumentare le nostre competenze nelle materie STEM, cioè scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. Ragazzi, prima di continuare vi ricordo che se apprezzate il nostro lavoro di divulgazione potete abbonarvi alla membership di Jop. In questo modo sosterrete la nostra missione Cultura con obiettivi incredibili come il tour nelle scuole di tutta Italia. Trovate tutte le informazioni al link in bio e in descrizione. Grazie mille.

Nel mercato del lavoro odierno la domanda da parte delle aziende per profili competenti in queste aree supera di gran lunga l'offerta. Ma non solo. Il gender gap, cioè la differenza tra uomini e donne, in questo campo è ancora molto evidente. Quello di oggi è un video un po' diverso dal solito in cui parliamo di scienza, dell'importanza della scienza, anzi dell'importanza di studiarla e di non averne paura.

Il concetto da cui dobbiamo partire è che la transizione digitale è in continua e rapida espansione e se fino a 10 anni fa la tecnologia digitale faceva parte delle nostre vite ma non le travolgeva, oggi non è più così e possiamo vederlo proprio nella nostra quotidianità. Pensiamo a una cosa banale come l'agenda. Io personalmente 10 anni fa usavo un'agenda cartacea per segnare tutti i miei impegni lavorativi ma anche personali. Oggi invece segno tutto sul mio telefono, ma non solo, con l'arrivo dell'intelligenza artificiale è il telefono stesso a suggerirmi che cosa dovrei o potrei aver da fare confrontando le mie abitudini e ipotizzando possibili appuntamenti ricorrenti.

E l'agenda è solo un esempio. Oggi paghiamo con il telefono, quindi digitalmente, gestiamo i nostri conti, ordiniamo la spesa o la cena, guardiamo film, serie TV, insomma tutto è digitale, tutto è dati. Ed è così anche nel lavoro. La transizione digitale sta cambiando il nostro modo di lavorare e la richiesta dei profili competenti nelle aree scientifiche è sempre più alta.

Secondo l'ultimo studio dell'Osservatorio delle competenze digitali dell'Associazione Nazionale delle Imprese ICT, cioè information Technology, l'offerta di posti di lavoro in campo informatico e tecnologico è circa il doppio rispetto ai professionisti disponibili in questo settore. Questo significa che la domanda di competenze digitali cresce a un ritmo molto superiore rispetto all'offerta, cioè rispetto alla capacità del sistema formativo italiano di sfornare nuovi profili qualificati.

E qui va detta una cosa importantissima. La richiesta di profili STEM non è così alta solo perché lo studio ci forma da un punto di vista pratico. Per esempio, io facevo la consulente informatica, quindi costruivo software e avevo colleghi laureati in fisica. Ma che cosa c'entra la fisica con i software? Dobbiamo capire che studiare materie scientifiche ci dà qualcosa di molto preciso, la capacità di ragionamento e di comprensione di argomenti complessi, anche se esulano dalle nostre competenze. Mi verrebbe quasi da dire che studiare le scienze apre la mente alle sfide, stimola il pensiero creativo perché ha come grandissimo obiettivo quello di trovare soluzioni.

È per questo che il mercato richiede un gran numero di profili scientifici e tecnologici, ma gli studenti che scelgono questo percorso non sono abbastanza. E qui arriviamo alle statistiche. Secondo voi quanti studenti scelgono le materie STEM? Secondo i dati del Ministero dell'Università e della Ricerca, nell'anno accademico 2024-2025 gli iscritti alle materie STEM sono stati il 28% del totale, un dato in linea con gli ultimi anni in cui i dati si sono mantenuti intorno al 30%. E di per sé non si tratta di una percentuale bassa di iscritti nelle materie scientifico-te. È in linea con la media europea. Si tratta di un numero basso di iscritti se lo compariamo con la domanda del mercato del lavoro. La curva degli iscritti delle materie STEM infatti dovrebbe crescere nel tempo al crescere delle posizioni lavorative che sono sempre maggiori in ambito scientifico tecnologico.

Ma come mai se c'è tanto lavoro in ambito scientifico gli studenti in questo campo non aumentano? La risposta viene dall'indagine Alma Laurea 2025 in cui emerge che gli studenti tendono a scegliere il corso di laurea maggiormente per motivazioni personali e culturali e meno per motivazioni legate all'offerta di lavoro. Insomma, per colmare questo divario tra domanda e offerta, quello che va fatto è promuovere, sensibilizzare e stimolare l'interesse verso le materie scientifiche che culturalmente vengono considerate più ostiche e meno accessibili, soprattutto dalle ragazze.

Qui va fatta una premessa importante. La scienza non ha genere, chiunque la può studiare. Eppure i dati ci parlano ancora di un divario, una differenza tra uomini e donne che ha radici nel passato. Nel 2025 le donne hanno rappresentato la maggior parte degli iscritti universitari totali con una percentuale del 56,7%. Quello che preoccupa è che di queste studentesse solo il 19,8% ha deciso di intraprendere una carriera SM. Se prendiamo infatti il totale degli studenti scientifici, vediamo che circa il 63% è di componente maschile e solo il 37% femminile. Significa che quasi due studenti su tre sono uomini e solo un terzo donne. Va detto comunque che il divario si sta riducendo, anche se molto lentamente.

Ma come mai le donne tendono a scegliere meno le lauree in ambito tecnico-scientifico? Non è semplice individuare un'unica motivazione. Si tratta di un insieme di fattori socioculturali che per secoli hanno influenzato e influenzano il nostro modo di pensare e di vedere il mondo attorno a noi. Un primo importante può essere, per esempio, ricercato nell'infanzia. L'educazione e i giochi che vengono sottoposti a bambine e bambini sono ancora differenti e questo influenza profondamente la forma mentis di un individuo fin dalla tenera età. I bambini maschi, infatti, tendono a fare più sport di squadra, divertirsi con giochi maggiormente logici, come per esempio carte da gioco, le costruzioni o anche giochi di guerra e di strategia. Mentre alle bambine vengono spesso sottoposti giochi più sociali, come ad esempio le bambole o comunque personaggi che interagiscono tra loro, giocano con finte cucine o finte casse oppure a creare accessori come braccialetti e collanine. Chiaramente le cose oggi stanno cambiando, ma sono state così per molto tempo e lo sono ancora parzialmente. Il fatto che i bambini maschi facciano giochi maggiormente logici potrebbe essere un fattore che spinge i futuri universitari verso materie scientifiche.

Va poi considerato il problema dei modelli di riferimento. Per tantissimi anni gli esempi di donne successo nelle scienze sono stati pochi, anche se oggi le cose stanno cambiando. La storia delle donne nella scienza è stata lunga e tortuosa. Per secoli le uniche donne che avevano accesso a un'istruzione erano quelle rinchiuse nei conventi, dove imparavano perlopiù pittura, scrittura e poesia, difficilmente le scienze. Le poche fortunate che riuscivano ad avere una cultura scientifica erano figlie, sorelle o mogli di scienziati. Pensate che le università esistono dal 108, ma in Italia è solo alla fine dell'8 che le donne acquisiscono il diritto di iscriversi all'università. Fino a quel momento erano esistiti solo rari casi di donne ammesse all'università per il loro prodigioso ingegno e per le possibilità economiche della famiglia. È il caso, per esempio, della fisica Laura Bassi che, viste le sue eccezionali doti intellettuali, fu istruita dalla famiglia e riuscì a diventare la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria. Dobbiamo considerare che in molti paesi bisognerà aspettare il 20o secolo per ottenere questo diritto.

Non poter studiare all'università ha reso i lavori in ambito scientifico praticamente inaccessibili per le donne fino all'inizio del 9. E anche una volta avuto accesso agli studi scientifici si parlava di donne che cercavano di inserirsi in ambienti totalmente maschili, in una società fortemente maschile, dove il pensiero era quello di un'inferiorità da parte delle donne. Ma nonostante questo, le donne nella scienza, anche se ostacolate, ci sono sempre state perché la scienza non è una cosa da uomini, è una cosa da esseri umani di qualunque genere. Ce lo dimostra appunto la fisica Laura Bassi nel 1700 oppure la matematica Emmy Noter nel 1900 che gettò le basi dell'algebra moderna. Marie Curì, la prima donna a vincere uno, anzi due Nobel, nel 1903 e 1911 e poi tante altre astronome, matematiche, chimiche, astrofisiche che nel corso del 1900 si sono piano piano fatte spazio in un mondo che per tempo le aveva ostacolate e che ora stava iniziando ad aprirsi.

Oggi, fortunatamente, le cose sono cambiate e le donne hanno più spazio nelle scienze, ma dobbiamo tenere presente che per moltissimi anni la presenza femminile è stata un'eccezione e la mancanza di modelli da seguire può segnare fortemente la volontà di giovani donne che non vedendosi riconosciute in queste materie non intraprenderanno poi la strada delle scienze. Lo stereotipo che la scienza o le materie tecniche siano qualcosa di maschile, può essere molto scoraggiante anche oggi che le cose stanno effettivamente cambiando, soprattutto se le prospettive di carriera sono limitate. Sto parlando del cosiddetto glass ceiling, quella barriera invisibile che ancora oggi impedisce alle donne di accedere alle posizioni apicali per ostacoli che spesso sono difficili da individuare e per questo vengono chiamati metaforicamente ostacoli di vetro. Guardate questo grafico, mostra come all'interno dell'ambiente accademico, all'aumentare del grado accademico, le donne diminuiscano in percentuale passando da un 40% di laureate di genere femminile ad avere solamente il 24% di professoresse ordinarie.

A questo punto va detta una cosa importante. Il fatto che la presenza femminile nelle scienze si bassa non è solo un problema di genere e culturale, ma è anche una questione economica di forte impatto per il nostro paese. Riuscire ad indirizzare le donne, ma anche gli uomini verso le scienze porterebbe a una maggiore forza lavoro e scoperta di talenti in un ambito sempre più in espansione. Come abbiamo già detto, la richiesta di professionisti in questo settore è molto alta e riuscire a colmarla è un grande fattore di crescita economica per l'Italia.

Parlando a tutti i ragazzi e le ragazze che guarderanno questo video, va detto che lo so, spesso le materie scientifiche vengono scartate perché sembrano difficili, ma non è così. Le scienze sono difficili se le allontaniamo, se culturalmente continuiamo a pensarle come qualcosa per pochi. Non lo sono e possono anche aprire orizzonti lavorativi estremamente entusiasmanti come quello dei divulgatori scientifici.

Bene ragazze e ragazzi, io vi ringrazio per avermi seguita fino a qui. Spero che questo video vi sia piaciuto e vi do appuntamento al prossimo video sempre qui su Jop. Le scienze nella vita di tutti i giorni.