Transcription
Fra la fine del Cinquecento e poi lungo tutto il corso del Seicento, si produce una profonda trasformazione culturale che passa alla storia con il nome di rivoluzione scientifica. Con essa si affermano un nuovo paradigma culturale, un nuovo modo di pensare la conformazione del Cosmo e un nuovo modo di pensare alla natura della Ricerca Scientifica. Si stabilisce, inoltre, sul piano filosofico il primato della ragione umana.
Con la rivoluzione scientifica del Seicento si supera il modello culturale, fisico e filosofico della Scienza aristotelico-tolemaica; un modello che si era andato sviluppando dall'incontro fra la tradizione greca e la cultura cristiana medievale.
Fra il modello della rivoluzione scientifica, da un lato, e quello aristotelico-tolemaico, dall'altro, abbiamo due differenze sostanziali: una che riguarda la visione cosmologica e un'altra che riguarda la visione e la descrizione della natura.
Per quanto riguarda il primo punto, il modello aristotelico-tolemaico descrive un universo fondato sulle seguenti caratteristiche. Innanzitutto, sostiene che la Terra è al centro del Cosmo. In secondo luogo, descrive il Cosmo come finito, l'universo come chiuso. Come terzo elemento, questo modello sostiene che le orbite celesti sono circolari. Come quarto elemento, viene affermata la differenza qualitativa fra la materia che compone la Terra, una materia corruttibile, e la materia che compone gli altri corpi celesti, che sarebbe l'etere, ovvero una materia descritta come incorruttibile. Infine, in questo modello abbiamo una spiegazione del movimento che deriva dalla teoria dei luoghi naturali di origine aristotelica. Secondo questa teoria, il mondo terrestre è composto da quattro elementi: l'acqua, la terra, l'aria e il fuoco, e ogni corpo raggiunge il luogo che gli è più naturale per la sua composizione. Dunque, secondo questo modello, se un sasso viene lanciato da una torre, cade a terra perché la sua essenza è la terra e dunque il movimento verso il basso serve al sasso per ricongiungersi al suo luogo naturale.
Per quanto riguarda poi il secondo tema fondamentale, ovvero quello della visione della natura, essa è descritta e interpretata in senso finalistico. Questo vuol dire che, secondo questo modello, l'insieme dei fenomeni naturali è determinato da un fine, da uno scopo. La conseguenza di questo approccio è ritenere che sulla natura agisce una forza superiore, un'intelligenza, un ordine naturale, una forza divina che interviene sui meccanismi fisici. Legata a questo approccio è l'idea che le cose e i fenomeni del mondo abbiano un'essenza e che tale essenza emerga da dati qualitativi, ovvero che mostrano la qualità dei fenomeni. Questi dati emergono da aspetti come i suoni, i colori, gli odori e via dicendo, ovvero quei dati che non sono quantificabili in maniera esatta, ma rimangono soggettivi, ovvero legati al soggetto che li percepisce.
Questo modello culturale subisce una lenta erosione nella fase conclusiva del Medioevo, subendo poi un'accelerazione con il Rinascimento, un movimento culturale che ripensa il rapporto fra l'uomo e il Cosmo. Tanti sono gli interventi che portano verso la rivoluzione scientifica. Innanzitutto, gli studi astronomici di Copernico che pongono il Sole al centro del Cosmo; poi quelli di Keplero che descrive le orbite dei corpi celesti come ellittiche; e ancora le speculazioni filosofiche di Giordano Bruno che descrive l'universo come infinito, un universo che non ha un centro. È andato più avanti con le teorie filosofiche di Francis Bacon che descrive la scienza come unica fonte di conoscenza; e poi ancora il metodo sperimentale messo a punto da Galileo che inaugura un nuovo modo di fare ricerca scientifica; e ancora il metodo matematico definito da Cartesio e, in generale, tutta la sua filosofia razionalista che fonda ogni conoscenza sulla ragione umana; per finire con le teorie fisiche di Newton che, nel loro complesso, ristrutturano la visione fisica del Cosmo.
Questi interventi contribuiscono, in generale, a cancellare il modello culturale, filosofico e scientifico a loro precedente e impongono un nuovo modo di pensare il mondo e la scienza, producendo quella che definiamo una rivoluzione scientifica. Questa, dunque, produce un nuovo modo di descrivere il Cosmo e un nuovo modo di descrivere la natura.
Per quanto riguarda il primo aspetto, il nuovo modello supera la visione della Terra al centro del Cosmo, descrive l'universo come infinito, descrive le orbite dei corpi celesti come ellittiche e cancella le differenze materiali fra la Terra e gli altri corpi celesti. Al centro di questo nuovo modello cosmologico non vi è più la teoria dei luoghi naturali di Aristotele; la nuova fisica di Newton è fondata sulla legge di gravità.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, ovvero la descrizione e l'interpretazione della natura, emerge ora una visione meccanicistica di essa. In questa visione, i fenomeni sono spiegati per la loro catena di cause ed effetti, senza ricorrere a spiegazioni finalistiche e metafisiche. Secondo questo nuovo approccio, i fenomeni naturali non sono dettati dall'intervento di forze esterne di natura divina, spirituale o magica. Nello studio della natura non vengono più dunque cercate le essenze; la natura viene studiata in quanto pura materia, nei suoi dati quantitativi, ovvero oggettivi e misurabili, come il peso, le dimensioni e via dicendo.
Con questa rivoluzione scientifica si compie una vera e propria rivoluzione filosofica che segna il passaggio dalla filosofia greco-cristiana a quella di età moderna; ovvero il passaggio ad un modello in cui il centro della conoscenza non è più l'ordine naturale determinato da un'intelligenza superiore (dal Logos), ma dalla ragione umana. Allo stesso tempo, con la rivoluzione scientifica si afferma un nuovo rapporto con l'autorità come fonte di conoscenza valida. La rivoluzione scientifica determina, infatti, la centralità della ragione e afferma il principio secondo cui è la libertà della Ricerca Scientifica a produrre conoscenze nuove. Questo approccio supera quello precedente, basato invece sull'idea che la conoscenza è determinata da fonti autorevoli come la tradizione aristotelico-tolemaica e le Sacre Scritture, che rappresentano l'autorità conoscitiva massima e dunque non possono essere messe in discussione.