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Come i MEDICI hanno inventato la BANCA MODERNA

Starting Finance21:16

Transcription

La famiglia italiana che ha riscritto le regole del potere in Europa, i Medici. A Firenze ha finanziato il Rinascimento, ma per farlo ha innovato l'intero sistema bancario mondiale. Hanno trasformato il credito in uno strumento politico, costruito gli antenati delle banche moderne. I Medici hanno riscritto il significato della parola potere.

Ciao a tutti, io sono Edoardo, questo è Starting Finance e oggi parliamo di come la famiglia dei Medici ha contribuito a sviluppare il modello della finanza occidentale attuale. Per farlo dobbiamo partire però dai grandi cambiamenti avvenuti nel Medioevo, in particolare dopo l'anno 1000. In Europa i poteri pubblici e politici si stavano stabilizzando, le vie di collegamento sono più sicure e aumenta la popolazione. I commerci si intensificano e il mercato si dilata. Più scambi commerciali significa più moneta che gira. Nasce quindi la necessità di avere una figura professionale che aiuti a rendere semplici questi scambi. È a questo punto che arrivano i banchieri.

La parola banchiere deriva dalla professione del cambiavalute, cioè l'operatore che stava dietro ad un banco. Ed è da qui che deriva il termine banco e banca. Inizialmente però il banchiere ha un ruolo limitato al cambio della valuta. Per fare affari in ogni città servono diverse monete. Non c'è una moneta unica, non c'è un organo di supervisione finanziaria unico e quindi bisogna prendere le valute metalliche della zona. Poi il cambiavalute inizia a fare strada, inizia ad accettare depositi e aiuta i clienti a gestire il proprio denaro e con una parte di questi depositi investe in attività mercantili e così incrementa la liquidità in circolazione. Nasce il credito.

Nella penisola italiana in questo momento ci sono città formalmente indipendenti, soprattutto nel centro nord. E già nel 300 c'è anche una discreta concentrazione di banchieri mercanti. Firenze è un polo produttivo e ha una delle migliori monete in circolazione, il fiorino d'oro. Secondo lo storico Carlo Cipolla, il fiorino d'oro è uno dei dollari del Medioevo. Una moneta forte, riconosciuta e ricercata. A Firenze famiglie come Bardi o i Peruzzi agiscono in modo ibrido. Uniscono commercio, manifattura tessile e attività bancaria. Fondano compagnie private su base familiare che raggiungono anche le grandi corti europee.

Queste compagnie hanno però un punto debole, la struttura centralizzata. Le sedi di Firenze sono rigidamente collegate alle filiali esterne, c'è scarsa flessibilità, un collasso imprevisto quindi può ripercuotersi sull'intera compagnia e questo succede con il re inglese Edoardo II all'inizio della guerra dei cent'anni, la guerra combattuta tra l'Inghilterra e la Francia. Il sovrano inglese prima si indebita, lo fa per sostenere le sue campagne militari che poi però hanno scarsi risultati e poi dichiara di non poter pagare più i debiti e le banche fiorentine subiscono il contraccolpo. Ci troviamo tra il 1340 e il 1345. C'è una grande crisi e il tempismo non aiuta. In quel momento, infatti, scoppia la peste nera, una malattia spaventosa che miete innumerevoli vittime. Firenze non perde la propria centralità, ma viene danneggiata.

Ed è proprio a questo punto che emerge il nome dei Medici. I Medici non rientrano nell'élite cittadina, ma hanno già una certa influenza popolare. L'uomo che fonda le basi della vera e propria dinastia dei Medici si chiama Giovanni di Bicci de' Medici. Desidera fare il banchiere e ha bisogno però di un terreno solido. Le cose non gli vanno male, è figlio di un mercante, ma ha con sé solo una modesta quota dei capitali del padre. Per questo cerca una fonte di denaro stabile, un porto sicuro e la cerca nella Chiesa. Giovanni ha molti contatti, ha svolto un apprendistato presso la compagnia commerciale bancaria del cugino Vieri di Cambio de' Medici. In particolare Giovanni è stato responsabile della filiale romana, quella che collabora con la curia papale e in questo modo ha capito che affiancarsi alla Chiesa conviene. Il papato è molto ricco, ma piuttosto che usare i soldi per sé, preferisce depositare i fondi e farli gestire ad altri. Non li investe in modo disinvolto e questo per un banchiere significa avere capitali sicuri senza oscillazioni.

Allora, nel 1385 Giovanni fa la sua mossa, assume la carica di socio nella compagnia in cui lavora e per farlo usa tutto ciò che ha. Persino la dote ricevuta dalla moglie. Quando poi il cugino si ritira dagli affari nel 1393, Giovanni rileva debiti e crediti della filiale romana e se ne intesta la proprietà. Vuole fare di Roma la sua cassaforte, ma vuole anche puntare su un'altra piazza più ambiziosa, così trova dei soci e sceglie di aprire la sede principale della sua nuova impresa a casa sua. È il 1397. A Firenze nasce il Banco de' Medici.

La città è segnata dalle divisioni politiche. La nuova borghesia guadagna terreno sulla vecchia aristocrazia e si differenzia dal popolo minuto, cioè dai lavoratori manuali. Dopo la crisi non ci sono più i banchieri di un tempo e alcuni potenziali rivali dei Medici sono stati marginalizzati, come ad esempio gli Alberti. C'è un vuoto e in questo vuoto si gettano le fondamenta del potere mediceo. Giovanni agisce con un approccio metodico, discreto, ottiene sponde politiche, sostiene la piccola e media borghesia, è ossessionato dalla stabilità, apre anche una filiale a Venezia e una a Napoli. Tra il 1410 e il 1420 consolida il suo ruolo a Firenze, mentre a Roma raggiunge gradualmente il suo scopo. Diventa l'uomo di fiducia della curia romana.

Il Banco de' Medici gestisce una parte rilevante delle entrate pontificie, si occupa dei trasferimenti di denaro e dei fondi destinati al funzionamento della Chiesa. In cambio i Medici percepiscono sicuramente dei compensi, ma non solo, possono impiegare temporaneamente la liquidità che gli viene affidata in operazioni finanziarie controllate dai Medici stessi. La famiglia quindi amplia le attività commerciali, investe in terreni e contribuisce a immettere risorse nell'economia fiorentina e il peso del Banco Mediceo aumenta sempre di più. Giovanni di Bicci de' Medici muore nel 1429 e quando muore è tra i cittadini più ricchi. Il suo lascito apre la strada al figlio Cosimo de' Medici ed è con lui che il banco mediceo completa la sua ascesa.

Per certi versi Cosimo è il degno erede del padre. È attento, cauto, ponderato, ma è anche una figura diversa. Sa che per avere successo occorre alzare il tiro, fare un salto di qualità. Da alcuni anni si occupa degli affari del Banco de' Medici ed è anche in ottimi rapporti con tutti gli altri membri della famiglia. La fortuna dei Medici deriva anche dalla capacità di restare uniti tra di loro e costruire relazioni molto strette anche con i dipendenti. I soci, i funzionari, i dipendenti del Banco Mediceo sono tutti favoriti, protetti in cambio però della massima lealtà e spesso sono proprio parenti stretti, parenti acquisiti, amici, congiunti, se ci pensate. Quindi hanno dovuto insegnare a tante persone a come gestire le finanze, non soltanto per conto degli altri, ma anche per conto della famiglia stessa, per conto dell'impresa. Infatti il profilo di persona che si occupa di finanza non si trova soltanto dentro alle banche o alle banche di investimento, ma anche all'interno di ogni azienda. È quello che normalmente viene considerato un profilo da corporate finance, finanza di impresa. Tra l'altro è un settore molto remunerativo e per entrarci bisogna avere delle competenze precise. Per acquisire queste competenze specifiche, la nostra Business School ha creato dei corsi di corporate finance ad hoc. Se siete interessati a questo genere di posizione, andateli a scoprire nel link in descrizione.

Cosimo però comincia la sua carriera in salita. Nel 1433 Firenze si impantana in una guerra contro il Ducato di Milano e la città di Lucca. Il nome dei Medici nel frattempo però è il riferimento dell'opposizione e le famiglie più in vista del sistema oligarchico di Firenze, come gli Albizi, si sentono minacciate e quindi ricorrono a mezzi drastici. Cosimo viene arrestato, viene imprigionato e poi viene esiliato. Siamo a un bivio cruciale. È qui che Cosimo rivela le sue doti. Attende, rifiuta di organizzare cospirazioni contro i suoi avversari e scommette su un fatto. I Medici sono ormai indispensabili a Firenze. L'assenza dei Medici, infatti, si fa sentire. I circuiti creditizi rallentano, le contestazioni crescono. Il dibattito si polarizza, la situazione è ingestibile. Cosimo, dal suo esilio, riceve comunque pressioni per farsi avanti. Sarà necessario l'ordine della Signoria. È solo a quel punto che Cosimo torna per rispettare le istituzioni comunali. È una vittoria netta. Quando Cosimo torna, dopo meno di un anno dall'esilio, i Medici non hanno più rivali. La fazione antimedicea viene indebolita, esiliata, silenziata. Da lì Cosimo si dedica a Firenze e ovviamente al Banco di Famiglia.

La grande accelerazione avviene tra il 1435 e il 1455. Il capitale del Banco de' Medici cresce ininterrottamente, arriva fino a raddoppiarsi. Vengono aperte filiali a Bruges, nelle Fiandre, a Parigi, Ginevra, Avignone, Lione, Londra. Nel 1452 aprono anche a Milano. È quello che sancisce l'alleanza tra i Medici e la potente famiglia Sforza. Diventa chiaro a chiunque che i Medici hanno una marcia in più, hanno tanti, tantissimi soldi e gestiscono la loro impresa in modo del tutto nuovo. Del resto, come dice Cosimo de' Medici, "quando anche fosse possibile far denari con la bacchetta magica, farei ugualmente il banchiere." Per i Medici la finanza è un'arte da mettere alla prova, ma è anche una grande sfida. Si distinguono dalla concorrenza perché creano un sistema di successo con radici salde, vogliono durare e sono disposti a tutto per raggiungere l'obiettivo. All'epoca molte società di banchieri perdono intere fortune in pochissimi anni. C'è una competizione spietata e praticamente senza regole. Resistere non è facile e primeggiare è difficilissimo, ma i Medici ci riescono.

Lo fanno perché usano meglio di altri le tecniche bancarie già introdotte nella penisola. Trascrivono ogni transazione, ogni uscita, ogni entrata. Contabilizzano crediti e debiti in maniera disciplinata e raccolgono informazioni precise da ogni parte d'Europa. Il loro vero segreto, però, è un altro: danno vita a una struttura senza precedenti. La sede centrale di Firenze detiene la maggior parte del capitale delle filiali, ma diventa la testa di una più vasta e ramificata realtà. Ogni filiale è giuridicamente autonoma, ha una propria contabilità. In pratica le filiali sono piccole banche private che operano però sotto l'ombrello del Banco Mediceo. Seguono la strategia generale, ma si adattano al contesto locale. Tutto questo serve per ridurre la probabilità che il fallimento di un singolo ramo possa compromettere l'intero banco. Per lo stesso motivo vengono previste riserve speciali per crediti inesigibili o divieti di prestare denaro a soggetti inaffidabili.

Cosimo de' Medici fa da collante, seleziona i collaboratori, tiene corrispondenze, si aggiorna, non prende con sé chi è approssimativo, cerca di incentivare i suoi sottoposti e di spronarli ad essere efficienti. Gli stessi direttori delle filiali sono soci di rango inferiore, come degli azionisti di minoranza. Ricevono comunque una quota degli utili, sono ben pagati e a intervalli regolari si recano a Firenze. Insomma, i Medici rinnovano il modello bancario occidentale, lavorano con una rete decentralizzata su scala europea che assomiglia a una holding company moderna. Se la finanza è un grande esperimento sociale, i Medici danno prova di saper sperimentare.

Eppure hanno davanti un grande ostacolo. In ogni momento possono essere accusati di praticare l'attività di usura. Allora c'erano regole e consuetudini fortemente orientate dalla dottrina cattolica. Prestare denaro applicando tassi di interesse più o meno elevati, così da lucrare sullo stesso prestito, è un peccato condannato dalla Chiesa, non un potenziale motore dell'economia. Pensate alla Divina Commedia, era stata scritta all'inizio del 300 e già lì Dante colloca gli usurai nel terzo girone del settimo cerchio dell'Inferno tra i violenti contro Dio. Per certi versi i Medici sono sempre sotto pressione e più si espandono più si espongono al pericolo.

Decidono così di aggirare i vincoli in modo creativo, ingegnoso, spregiudicato. Ad esempio, usano moltissimo la lettera di cambio, un documento che serve ai mercanti per trasferire denaro tra luoghi diversi senza spostare fisicamente le monete. Così del denaro versato ai Medici in una città come Firenze può essere riscosso in un'altra città come Londra, in una valuta differente e in una data futura. Sulla carta i Medici aiutano i clienti a spostare i soldi a livello internazionale, ma in fondo fanno un'altra cosa. Si impegnano a corrispondere una certa somma a distanza di tempo e in un'altra città. Assumono un rischio e per questo ottengono un guadagno, però fanno passare l'interesse che percepiscono come un pagamento extra ricevuto per il servizio svolto. In pratica è un interesse nascosto, un interesse giustificato dalle commissioni applicate al cambio o per via delle oscillazioni del tasso di cambio tra due monete di due piazze diverse. Tutto ciò rende l'operazione morale agli occhi della Chiesa.

D'altro canto la stessa Chiesa fa compromessi vantaggiosi con il Banco Mediceo, come accade con il cosiddetto deposito discrezionale. A volte pontefici o cardinali affidano ai Medici i propri soldi senza che venga assicurato un interesse sul deposito. Contrattualmente il Banco Mediceo gestisce le somme ricevute e non paga rendimenti. Si salvano le apparenze. Ma con un po' di anticipo pontefici e cardinali possono richiedere questi soldi quando vogliono. Però nel frattempo i Medici premiano i propri clienti, concedono un libero dono a chi si affida a loro e non trasferisce le risorse depositate, una somma che può essere compresa tra l'8 e il 12% del deposito. Quindi, formalmente, il correntista può essere remunerato da un compenso riservato a lui e variabile. Il deposito non produce un introito fisso e per la Chiesa questo non è un interesse sul deposito, non si violano le norme e quindi va tutto bene. In altri casi invece i Medici concedono ingenti prestiti a pontefici e cardinali, senza però fissare tassi di interesse ed evitando così l'accusa di usura. Dopodiché però aumentano i prezzi delle merci che vendono alla Chiesa, come gioielli, tessuti. Così hanno comunque un guadagno.

I Medici normalizzano progressivamente le loro attività, dimostrano che è possibile fare ciò che nessuno ha mai fatto prima. Fanno i grandi banchieri in un mondo in cui i grandi banchieri non dovrebbero neanche esistere. A metà del 400 i Medici sono al vertice dell'Europa cristiana. Il primato del Banco de' Medici garantisce alla famiglia una posizione di spicco dal punto di vista sociale. Cosimo non ha titoli politici particolari, ma si trasforma nel Signore di Firenze. Esercita un potere informale, capillare, spesso dietro le quinte. Infatti, oltre alla finanza, i Medici hanno anche interessi nella manifattura della lana e della seta. Lo fanno per diversificare le fonti di profitto. Acquistano terre, ville, tutto ciò che ha valore. Non si fermano qui, sono visibili, curano in modo ossessivo la propria reputazione, usano le loro finanze per generare un immenso mecenatismo culturale da veri e propri mecenati. Legano il loro nome al prestigio di Firenze, celebrano la città, l'abbelliscono, spendono nella costruzione e nella ristrutturazione di opere private e pubbliche, danno impulso agli studi classici, alla filosofia, alle arti. Così il mecenatismo definisce l'immagine dei Medici agli occhi della cittadinanza e qua si mette in secondo piano l'origine finanziaria del loro dominio. Spendendo molti soldi per Firenze i Medici non vogliono soltanto promuovere o difendere i loro interessi, intendono lasciare un segno e non essere ricordati solo come banchieri.

Cosimo è autorevole, è intoccabile, ma è anche molto devoto. Teme di aver sollevato l'ira di Dio accumulando troppo denaro e troppo potere. Ha paura del futuro. Negli ultimi anni di vita si concentra sulla famiglia, riduce i suoi impegni. Nel 1463 però un malore uccide il figlio Giovanni, il suo successore. Cosimo de' Medici non si riprende più. Scompare meno di un anno dopo, a quasi 75 anni. Nel 1465 gli viene assegnato addirittura il titolo postumo di Pater Patriae, padre della patria. Siamo all'apice dell'egemonia dei Medici. Ma forse è proprio qui che inizia la parabola discendente del banco Mediceo.

A succedere a Cosimo è l'altro figlio, Piero di Cosimo de' Medici e ora si trova a dover gestire la complessità della politica fiorentina. Piero si accorge che nel banco Mediceo c'è qualcosa che non va. Capisce che c'è bisogno di una razionalizzazione. Tuttavia anche lui soffre di gotta, una malattia del metabolismo che provoca dolori acuti, quindi neanche lui è in grado di andare avanti e già nel 1469 muore. Dopo di lui tocca ai suoi figli Lorenzo e Giuliano de' Medici. Ma non è per niente facile. Mentre Firenze diventa il pilastro del Rinascimento, c'è chi trama nell'ombra. Le fazioni antimedicee della grande borghesia cittadina accusano i Medici di essere dei tiranni. Rialzano la testa.

Nel 1478 la prova è la congiura dei Pazzi. Durante la messa di Pasqua celebrata nella cattedrale della città, i due fratelli dei Medici vengono attaccati da alcuni uomini armati. È un'offensiva plateale, feroce. Lorenzo viene ferito e sopravvive rifugiandosi nella sacrestia del Duomo. Giuliano invece resta a terra pugnalato a morte. I congiurati cercano di innescare un'insurrezione, ma contro di loro si schiera gran parte della popolazione. Il tentativo di rovesciare i Medici fallisce all'ultimo. A questo punto scattano le indagini. Molti dei congiurati vengono catturati e alcuni giustiziati. È un regolamento di conti e Lorenzo de' Medici si mostra implacabile. Subito stringe nelle sue mani le istituzioni cittadine e aumenta le misure di sicurezza. Rispetto al nonno Cosimo è un mediatore migliore, ma vive in un'altra fase e ha una scarsa attitudine per le questioni bancarie, quindi delega la gestione del Banco Mediceo. Sono anni turbolenti con tensioni da nord a sud, da Venezia a Milano fino a Napoli. Per Lorenzo la diplomazia ha la priorità sugli affari. La posizione di Firenze deve essere consolidata.

Certo, il Banco Mediceo resta in piedi. A Roma amministra i conti della Chiesa. Pensate che nel corso del 400 questa sola attività garantisce oltre il 50% dei profitti complessivi, ma anche il rapporto con i pontefici è altalenante. Il Banco de' Medici perde colpi, le spese sono fuori controllo, la gestione ordinaria non è più eccellente come una volta e i continui conflitti europei fanno perdere soldi. Alcune filiali vengono liquidate, Lione, Bruges, Londra chiudono i battenti. Purtroppo però anche Lorenzo de' Medici ha la stessa patologia del padre e a soli 43 anni muore di gotta. È il 1492, si apre un periodo di incertezza, le redini passano al figlio Piero che però non regge le irresponsabilità del padre. Tanto che 2 anni dopo, nel 1494, il re di Francia Carlo VIII riesce a infilarsi nelle dispute della penisola e marcia verso sud con un grande esercito. Firenze si piega al sovrano francese. Nella città esplode il caos e i Medici vengono allontanati. Dopo quasi 100 anni di attività, il banco dei Medici cessa di esistere. Gli archivi della sede fiorentina sono danneggiati durante una rivolta e alcuni beni immobili vengono distribuiti ai creditori o sequestrati dal Comune. Le filiali in Europa chiudono, ma non è la loro fine. Mantengono comunque un capitale sociale e simbolico ben radicato.

Nei decenni successivi, infatti, tornano sulla scena, ricoprono alte cariche nel Gran Ducato di Toscana o addirittura salgono sul soglio pontificio. È uno di loro a dare una sorta di riconoscimento a una forma specifica di credito. Si tratta dell'altro figlio di Lorenzo de' Medici, Giovanni de' Medici. Nelle vesti di Papa Leone X, regolarizza nel 1515 i Monti di Pietà. Sono le istituzioni finanziarie fondate da alcuni frati francescani e che più tardi verranno aperte anche ai laici. I Monti di Pietà erogano piccoli prestiti a persone povere, fanno microcredito, insomma Leone X stabilisce che i Monti di Pietà hanno un'utilità sociale, per cui possono ottenere una remunerazione per le spese di gestione, pur rimanendo senza scopi di lucro. Con cautela anche la Chiesa prende atto pubblicamente del valore dei servizi finanziari.

Intanto in tutta Europa l'esperienza del Banco Mediceo fa scuola, apre una breccia in un muro di convenzioni. L'eredità dell'impresa medicea agevola la legittimazione della figura del banchiere e questo è un punto di svolta. Gli stessi Medici restano una delle famiglie più rinomate del continente fino al XVI secolo. Ci si chiede chi abbia preso il testimone della famiglia Medici, ma la risposta la lascio a voi che io per oggi mi fermo qui. Vi invito a visitare la nostra Academy nella descrizione per scoprire i corsi che vi aiutano a capire come gira il mondo e a trovare anche un posto nel mondo del lavoro. Come al solito io sono Edoardo, questo è Starting Finance e noi ci vediamo nel prossimo video. To.