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Ciao, sono Patrick Sharif, e ogni martedì e venerdì alle 14 pubblico un video sui Promessi Sposi. Oggi vediamo i sei punti: il capitolo 17.
La prima cosa da dire riguarda il percorso di formazione di Renzo che, a partire dalla fine del capitolo 11 fino ai capitoli 17, è stato protagonista di un vero e proprio romanzo di formazione. Lungo questi capitoli, infatti, il ragazzo ha vissuto tutta una serie di prove ed esperienze che lo hanno reso più forte e più saggio. Renzo, infatti, ha superato un vero e proprio percorso di ostacoli e prove. Il cammino verso il bergamasco diviene un vero e proprio percorso di redenzione, lungo il quale Renzo impara dagli errori commessi e diventa più forte per il futuro. Questo processo di formazione raggiunge l'apice quando il ragazzo raggiunge l'Adda. Infatti, l'arrivo al fiume corrisponde con un momento essenziale nella formazione del ragazzo, in quanto Renzo, arrivato al fiume, torna a dormire nel capanno che ha trovato lungo la via. È qui che riconosce i propri errori commessi e chiede perdono in preghiera per tutto ciò che di sbagliato ha fatto.
La seconda cosa da dire riguarda Renzo inteso come un eroe fiabesco. Il capitolo 17, infatti, presenta alcune analogie con la struttura narrativa propria della fiaba. Troviamo, infatti, Renzo che affronta un viaggio insidioso che ha come oggetto la giustizia, come mandante Fra Cristoforo, come dono la lettera di Fra Cristoforo che Renzo deve consegnare al Padre Bonaventura. Inoltre, in questo viaggio Renzo incontra tutta una serie di antagonisti, come la folla, il notaio, criminali, gli sbirri e di falsi aiutanti, come il poliziotto in incognito Ambrogio Fusella, l'oste della Luna Piena, e anche degli aiutanti veri e propri, come ad esempio il pescatore che lo aiuta ad attraversare l'Adda. Inoltre, nel momento in cui Renzo entra in città, il ragazzo fa il suo ingresso in un mondo fiabesco, un mondo alla rovescia, ed infatti pensa di essere giunto al paese di Cuccagna. La città, infine, è anche il luogo in cui il ragazzo è sottoposto a una serie di prove che deve affrontare per poter proseguire nella sua avventura e poter crescere e maturare. La cifra fiabesca vi viene più evidente nel cammino di Renzo verso la B. Infatti, Renzo si dirige verso l'Adda a piedi, camminando come i veri e propri eroi delle fiabe. Inoltre, proprio come nelle fiabe, mentre cala la notte, Renzo si addentra in nuovi, sconosciuti e selvaggi paesaggi, e fanno sorgere in lui delle strane inquietudini. Il suo ingresso nel bosco corrisponde all'ingresso in uno spazio che, come nella fiaba, è ignoto e pericoloso. All'interno di questo spazio, però, Renzo, contrariamente a quanto avviene nelle fiabe, non deve combattere contro dei mostri, bensì deve affrontare le proprie angosce interiori. Riesce a vincere questa lotta grazie alla propria forza e al proprio coraggio, e infine, quando sente il suono dell'Adda, prova un profondo sollievo. In questa prospettiva, l'Adda diviene il simbolo di salvezza, il simbolo della vittoria di Renzo sui fantasmi dell'oscurità. Infine, l'attraversamento dell'Adda corrisponde all'ingresso in un nuovo spazio che è il simbolo dell'inizio di una nuova vita.
La terza cosa da dire riguarda il pescatore che aiuta Renzo ad attraversare il fiume Adda. Al contrario del barcaiolo incontrato nel capitolo 8, questo pescatore non aiuta Renzo in maniera disinteressata. Infatti, il barcaiolo del capitolo 8 aiutò Renzo e Lucia Agnese ad attraversare il fiume senza nulla in cambio. Al contrario, questo pescatore del capitolo 17 aiuta Renzo nella sua impresa in cambio di denaro. Inoltre, sappiamo anche che questo pescatore è solito svolgere tale servizio non solo per soldi, ma anche per non rendersi nemici i contrabbandieri e i banditi che vogliono attraversare il fiume. Da notare anche la sobrietà e la riservatezza con cui il pescatore svolge questo compito.
La quarta cosa da dire riguarda il discorso di Bortolo Castagneri. Bortolo è il cugino di Renzo, emigrato nel bergamasco, e offre un aiuto disinteressato a Renzo, disinteressato almeno per ora, perché poi in seguito scopriremo che non è così. Bortolo parla a Renzo dei provvedimenti presi dalla città di Bergamo e dal Senato veneziano per fronteggiare la carestia. Il discorso di Bortolo è molto importante perché mostra il modello economico privilegiato da Manzoni: un modello economico basato sul libero commercio e sulla circolazione delle merci libera da dazi doganali, ed è un discorso polemicamente contrapposto alla politica insensata delle autorità milanesi che avevano affrontato la carestia imponendo un calmiere sul prezzo del pane. Per quanto riguarda le notizie su Lorenzo Torre e Giovan Battista Biava, esse sono state tratte dal trattato di Lorenzo Ghirardelli, Il memorando contagio seguito in Bergamo l'anno 1630, pubblicato nel 1681. Questo trattato parla della peste e sarà citato direttamente da Manzoni nel capitolo 33.
La quinta cosa da dire riguarda il termine "baggiani", che corrisponde a "burdova", cioè sciocco. Bortolo spiega a Renzo che i bergamaschi sono soliti chiamare in quel modo i milanesi. Si tratta di un'usanza ancora attiva in quei territori al tempo di Manzoni. Da questa parola deriva in italiano la parola "baggianata", che significa appunto sciocchezza.
L'ultima cosa da dire riguarda la macrostruttura del romanzo, che vede nel capitolo 17 la fine di un ampio tratto di narrazione che aveva Renzo come unico protagonista. Infatti, dalla fine del capitolo 11 fino al capitolo 17, Renzo è stato il solo personaggio principale presente nella scena. Da questo momento in poi, invece, ossia dal capitolo 18 al capitolo 27, l'attenzione si sposterà sulle tribolazioni di Lucia, e Renzo tornerà in scena solo nel capitolo 26, quando dovrà lasciare il paese e assumere il falso nome di Antonio Rivolta.
Prima di salutarci, ti ricordo che per il riassunto di questo capitolo ho fatto un video specifico. Se avete domande, passate sul gruppo Facebook, iscrivetevi al canale e noi ci vediamo al capitolo 18. In bocca al lupo!