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[musica] Sono così contenta per te, mi manchi così tanto. >> Inquietante, vero? Eppure queste app esistono già. [musica] Prima che una persona muoia, con l'AI puoi creare il suo avatar. Lo fai con dei video, con delle foto, con quelle informazioni che hai già nel tuo telefono e i morti puoi anche chiamarli quando vuoi. Roba un po' da Black Mirror, però non è una serie televisiva, è già realtà ed è un mercato multimiliardario. Si chiama Grief Technology, la tecnologia del dolore. Ma siamo sicuri che saltare l'elaborazione del lutto, continuando ad avere un [musica] rapporto con i morti, sia sempre un bene?
Ciao, sono Mia Ceran e questo è Specchio Giallo, la serie Jopop in cui riflettiamo su come la tecnologia e l'AI stiano silenziosamente cambiando la nostra psicologia, le nostre relazioni e la nostra vita più intima. [musica]
Come funziona la Grief Technology? Bastano delle foto o dei video, ma anche una conversazione su WhatsApp, dei vocali della persona scomparsa e in pochi minuti l'intelligenza artificiale sarà in [musica] grado di accumulare dati sufficienti per ricrearla e rimarrete allibiti, [musica] forse sconvolti dalla verosomiglianza, da come avrà rubato l'accento, [musica] il tono di voce, le espressioni. più materiale immettete, più sarà accurata la ricostruzione e lo potete fare anche creando il vostro doppio, quello che vi sopravviverà, lasciandolo un'eredità a chi vi ama. Voi non ci sarete per [musica] godervi chi resta, ma chi rimane, i figli, i nipoti, potrà sempre tenere vivo il vostro ricordo. Ma a che prezzo?
Nel 2025 il business dell'immortalità digitale ha superato il valore di 30 miliardi di dollari e le app che ci permettono di parlare con un defunto sono sempre di più. C'è relievable che ti permette di costruire una sorta di memoriale vocale della persona che non c'è più con dei pacchetti che variano tra i 100 e i $1000. Poi c'è Cence AI con cui puoi decidere se limitarti a delle simulazioni testuali gratuite tipo chat oppure c'è Here After AI che invece ti permette di registrare storie e ricordi mentre sei in vita per creare un life story avatar interattivo. E poi c'è Apptu Wayfondata dall'ex star Disney Kenworthy, che ha da poco annunciato la sua funzione grief con un lancio pubblicitario abbastanza controverso che ha fatto milioni di views con soli 3 minuti di video girati in vita permette di creare un avatar sempre presente con cui avere conversazioni reali.
Ma siamo sicuri che posticipare potenzialmente anche eludere il lutto ci faccia bene? C'è chi ritiene [musica] anche tra gli psicoterapeuti che questo possa essere un valido strumento in fase di transizione [musica] che aiuti sicuramente nell'immediato a gestire i rimpianti, le parole non dette, [musica] ma sull'uso a lungo termine molti esperti in gestione del dolore hanno delle perplessità. Simulare la presenza di un morto con l'AI potrebbe impedire alle persone [musica] di accettare la realtà della perdita e ritardare quindi quel processo di adattamento alla nuova vita. senza la persona amata. C'è il rischio poi di creare dipendenza emotiva, soprattutto per i più fragili, di creare un universo confuso dove memorie reali si confondono con memorie generate dall'AI fino al rischio di allucinazioni vere e proprie che rendono la gestione della realtà molto complessa. Ini fine esistono ancora molte reazioni non prevedibili generate dall'intelligenza artificiale che potrebbero lasciarci nella migliore delle ipotesi perplessi, forse addirittura offesi per qualcosa che viene detto, perplessi su una ricostruzione che genera conflitti in famiglia. Ecco, stiamo comunque parlando della materia più delicata che ci sia.
Se vi va mi trovate anche su YouTube, sul canale Sono Mia Ceran e su tutte le piattaforme audio con il mio podcast Now What. Adesso però torniamo a noi. E poi c'è un [musica] tema etico enorme alla base di tutto questo, perché oggi è molto facile creare una [musica] replica digitale di qualunque persona di cui disponiamo foto, vocali, messaggi, email, ma a meno che questo processo non venga avviato prima del decesso, lo stiamo facendo senza il consenso del defunto. E quella di chi vuole avere vicino in qualche modo una persona cara che non c'è [musica] più, è soltanto una delle applicazioni possibili di questa tecnologia con la quale è facile immaginare come si possa arrivare molto in fretta al furto di identità tramite deep fake o alla truffa.
Il numero di deep fakes che circolano on è cresciuto da mezzo milione nel 2023 a [musica] 8 milioni nel 2025. Il caso più ecclatante forse è quello avvenuto a Hong Kong nel 2024 dove un dipendente è caduto in una truffa trasferendo 25 milioni di dollari a dei suoi colleghi in videochiamata, che però non erano i suoi colleghi, erano dei deep fake. E poi ci sono le truffe telefoniche in cui basta una voce clonata per convincere una persona ad inviare magari migliaia di euro ad un familiare che non è davvero in difficoltà. Come spesso accade, il diritto viaggio ha una velocità più lenta rispetto a quella della tecnologia. In Italia esiste una tutela sui dati delle persone morte che [musica] possono essere gestiti da eredi o soggetti legittimati, ma non una legge specifica su avatar e chatbot del lutto.
Ma il tema della morte nell'era dell'AI e dei social è ancor più complesso. Pensate che già da anni Facebook è diventato il più grande cimitero digitale al mondo con 50 milioni di decessi l'anno e se non attrarrà più iscritti e non ci sarà un ricambio, i dati dicono che tra il 2070 e il 2098 sulla piattaforma saranno più gli account commemorativi che quelli attivi. Praticamente ci saranno più morti che vivi su Facebook. Ma per capire quanto possa essere doloroso vedervivere una persona contro il parere di quelli che gli erano più vicini, pensate al caso di Zelda Williams. è la figlia del famosissimo attore Robin Williams che è morto suicida nel 2014. Zelda [musica] ha chiesto agli utenti di smettere di generare, pubblicare e inviarle decine di video del padre generati con lei come se fosse ancora vivo. Magari pensano pure di farle un favore, invece immaginatevi quanto possa farle piacere. Nel suo caso l'immagine la figura di suo padre non solo era già amplificata dal suo essere un personaggio famosissimo, ma anche dall'uso che chiunque può fare oggi della sua immagine senza che lei possa farci niente almeno per ora.
E tutto questo accade mentre noi nel mondo reale ci troviamo a gestire la morte nella sua versione più cruda, sempre più tentati però dall'usare la tecnologia o qualsiasi strumento ci venga offerto per aggirare il dolore ed evitare di vivere il presente. Ma il dolore è davvero un problema da risolvere o è un'esperienza che attraversiamo, che si dipara nel tempo attraverso alti massi, che ci permette di entrare in contatto con i nostri sentimenti umani, probabilmente inefficienti, perché il dolore ci rende meno performanti sul lavoro, meno capaci di gestire la vita, ma forse è un percorso necessario che spesso viene fatto dentro di noi, ma anche cercando aiuto in altri [musica] esseri umani, allenando l'empatia, la comprensione, l'attaccamento alle [musica] persone reali e non ai bot e al pensiero di quando saremo noi a non esserci più un domani. [musica]
L'idea di lasciare una versione di noi che parli, chatti, chiacchiere con i nostri figli, con i nostri mariti, con le nostre mogli, senza avere idea di che cosa possano dire interagendo con loro, è più confortante o è più inquietante? [musica] >> [musica] [musica]