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Le corse ad ostacoli sono tra le discipline più tecniche e difficili dell'atletica leggera. Fanno parte della categoria delle corse di velocità, dato che la misura più lunga sono i 400 metri e ne ricalcano per la maggior parte le peculiarità: distanze, partenza dai blocchi, caratteristiche degli atleti.
Tuttavia, a parte l'evidente presenza degli ostacoli, possiamo trovare qualche piccola differenza tra i due tipi di gare. Prima cosa: l'ostacolista è certamente un atleta veloce, ma rispetto ad un centometrista, la presenza degli ostacoli presume maggiore agilità e miglior rapidità, magari a discapito della potenza.
Secondo luogo: le distanze non sono del tutto corrispondenti tra velocità ed ostacoli. Al di là del fatto che manca una gara ad ostacoli corrispondente ai 200 metri piani, gli ostacoli prevedono una gara di velocità lunga e una corta in rettilineo. Unica eccezione: i 110 metri ad ostacoli maschili per gli atleti assoluti. Più avanti in questa descrizione vi spiegheremo perché.
Infine, la partenza degli ostacolisti non permette loro di sfruttare appieno i 30 metri di accelerazione dei velocisti. Il fatto di avere il primo ostacolo a circa 12-13 metri dalla partenza impone, infatti, all'ostacolista di rialzare il busto ed il corpo quasi immediatamente dopo lo sparo. Per fare questo, i blocchi vengono incassati meno, in modo da spostare indietro il baricentro, le spalle e il corpo intero dell'atleta.
Ma sicuramente quello che rende queste gare particolari è la presenza degli ostacoli. Questi sono di numero differente in base alla gara e anche la loro altezza varia in base a genere e categoria. Si va dai 50 centimetri per i bambini più piccoli ai 106 cm dei 110 metri ad ostacoli. Il loro passaggio è libero ed il loro abbattimento non provoca la squalifica del concorrente. Passarli lateralmente o abbatterli volontariamente sono, invece, azioni sanzionabili.
La tecnica di passaggio dell'ostacolo è uno dei fattori fondamentali nella prestazione dell'ostacolista. Sulla distanza più corta, essa prevede una prima gamba e una seconda gamba. La prima gamba compie un'azione abbastanza semplice: passa semi-flessa, con piede a martello, radente l'ostacolo e perpendicolare ad esso. Il fatto di passare radente è un aspetto fondamentale: gli ostacoli sono, infatti, una corsa, quindi una gara che si misura in tempo e non un salto. È necessario, quindi, che i piedi restino sospesi in aria il meno possibile, dato che solo spingendo a terra promuovono la velocità. Per questi motivi, l'azione della prima gamba deve prendere la strada più breve possibile per atterrare rapidamente al di là dell'ostacolo. Per promuovere questa azione è fondamentale, oltre alla capacità di rapidità, che lo stacco avvenga relativamente distante dall'ostacolo. Se, invece, l'atleta si trovasse troppo sotto per passare la barriera, dovrebbe prendere una traiettoria più alta, che lo rallenterebbe.
La seconda gamba passa sopra l'ostacolo piegata a 90 gradi al ginocchio e parallela alla barriera. Anche in questo caso, la rapidità dell'azione è fondamentale per non perdere velocità e per poter prontamente spingere una volta atterrati. In tutta la fase di volo del corpo, il busto si distende verso avanti, cercando di equilibrare l'azione omolaterale delle gambe.
Altro fattore tecnico fondamentale è il ritmo tra gli ostacoli, che significa il numero di passi che si utilizzano tra un ostacolo e l'altro. Gli atleti professionisti usano tre passi, i quali permettono loro di passare gli ostacoli con prima e seconda gamba sempre uguali e questo è anche il motivo per cui i maschi corrono 110 metri e non cento, altrimenti si troverebbero ostacoli troppo vicini. Se, invece, i passi fossero in numero pari, l'ostacolista sarebbe costretto a cambiare ogni volta prima e seconda gamba, cosa che nelle categorie giovanili capita spesso.
La distanza più lunga, i 400 metri ostacoli, ha caratteristiche un po' diverse. Gli ostacoli sono molto più bassi e distanziati. La tecnica ha meno peso e il ritmo, pur regolare, è più personalizzato. Il fatto che la tecnica sia meno importante fa sì che questo ostacolista abbia caratteristiche più simili all'omologo velocista.
Infine, ci sono i 3000 siepi, una gara di resistenza con 35 ostacoli da 91 cm e spessi una decina, e con una vasca d'acqua (la riviera) al di là di sette di essi. Qui la tecnica è molto relativa, pesa sicuramente di più la resistenza alla forza.
[Musica] Behrami la mamma ma l'attuale modulo una.