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«L’INFINITO» di LEOPARDI spiegato dal filosofo Vittorio V. Alberti

SINTESI DIALETTICA29:05

Transcription

L'infinito dei leopardi è un testo che risuona nella nostra memoria. Sempre caro mi fugo e stermo colle, un po' come nel mezzo del cammin di nostra vita, l'albero a cui tendevi la pargoletta mano. Sono tutti questi testi e fusi come immobile dato il mortal sospiro. Ecco, sono tutti testi che noi risuonano nella nostra memoria dalla scuola in avanti.

Ma l'abbiamo mai ci abbiamo mai pensato effettivamente? Ebbene, come vedremo, l'infinito di Leopardi è un testo filosofico, totalmente filosofico, strutturalmente filosofico, tant'è che io Leopardi a casa lo tengo nel settore filosofia, non lo metto in letteratura. Bene.

Leopardi, che nacque nel 1798 scrisse scrisse l'infinito nel 1819. Aveva 21 anni. 21 21 anni. E l'infinito uscì pubblicato nel 1825. 1825, quindi sono passati 200 anni, cioè l'anniversario, eh nel contesto di una raccolta di idilli, parola greca idulion. Ecco, ma non ma non questi dilli, questo idilio in particolare non è un idlio come possiamo pensarlo noi. Non c'è nulla di sentimentalistico, eh, anzi di filosofico, come vedremo.

Ma prima di farvelo addirittura ascoltare, niente meno che da letto da Vittorio Gasman, vi preghiamo e vi consigliamo sommessamente di iscrivervi al canale YouTube Sintesi Dialettica, attivando la meravigliosa campanella per avere le gli aggiornamenti, di seguirci su Instagram Sintesi Dialettica, su Spotify, il nostro nuovo canale Spotify. Facebook e naturalmente la rivista onlineesidialettica.it. Mh.

E allora andiamo con Gasman e sentite che meraviglia.

Sempre caro mi fu questermole e questa siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude, ma sedendo e mirando interminati spazi di là da quella e sovrumani silenzi e profondissima quiete, io Nel pensier mi fingo ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir fra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce va comparando e mi sovvien l'Eterno e le morte stagioni e la presente è viva e il suon di lei. Così fra questa immensità sannega il pensiero mio e il naufragarme dolce in questo mare.

Splendido, eh? Una cosa da far tremare i polsi. Questa è proprio la una una un trionfo dell'intelligenza. Un trionfo dell'intelligenza di una bellezza assoluta. Vediamo.

Allora, così passiamo in rassegna. Sempre caro mi fu quester ermocolle. Sempre caro mi fuermocolle. Leopardi si trova sul Monte Tabor, vicino a Re Cananati. E allora la domanda è perché Leopardi scrive mi fu e perché non sempre caro mi è, visto che si trova lì questoocolle. Mi fu, sta facendo memoria di qualcosa? Sta ricordando qualcosa? Ricordiamo che la memoria è il veicolo, è il, come dire, il terreno sul quale si ricerca la verità nel pensiero soccratico platonico. La memoria ricordare le cose ed estrarle, la maieutica ricorderete, per cercare la verità. E quindi partiamo già in un contesto di memoria che è riflessione.

E questa siepe che da tanta parte dell'ultimo, Attenzione sempre alle parole, come in Dante, eh, attenzione sempre alle parole che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Allora, la siepe, la siepe, che cos'è una siepe? è un oggetto finito, determinato, filosofia si potrebbe dire unente, un ente un oggetto finito e determinato. Questo oggetto si pone tra il mio sguardo e l'ultimo orizzonte. Ultimo. Perché ha messo ultimo? Perché non ha messo il lo sterminato orizzonte. L'ultimo evoca le domande ultime, le domande di senso, le domande fondamentali, il fine, l'assoluto. Il fine, l'assoluto e quindi anche l'infinito pensiero, l'ideale, anche questo. Quindi gli occhi per prima cosa vedono il fenomeno. Il fenomeno fa mai in greco, ciò che mi appare. Pinomike, che cos'è che gli appare come prima cosa? La siepe. Quindi l'occhio vede come prima cosa i fenomeni, le cose finite, determinate. E queste cose di finite, determinate, che cosa sono? L'oggetto di cui fare esperienza. Cioè, io vedo un oggetto, un fatto chiaro e di quello faccio esperienza. Ricordiamo nell'Ulisse di Dante, Ulisse che dice essere esperto dei vizi, delle virtù, delle cose. Esperto, cioè fare esperienza, cioè la conoscenza parte dai sensi. Sensi che percepiscono ciò che è di fronte a me, il fenomeno, l'oggetto determinato. Questa è l'estetica. Eh, attenzione, l'estetica è il primo stadio della conoscenza. Kant, primo stadio per conoscere le cose, non è un involucro bello, brutto, eh. È il primo stadio della conoscenza. Io colloco le cose nello spazio e nel tempo e le determino. In questo caso la siepe. Poi questa sensazione arriva all'intelletto, io la elaboro alla ragione e poi spero di conoscerla. Questa incante si chiama l'estetica trascendentale. Trascendentale. Poi faremo un video su questo. Rica della ragion pura. critica della ragion pura.

E questa siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. La siepe è un ostacolo, blocca la visione all'ultimo orizzonte. Il fenomeno ferma la visione dell'assoluto. Il finito blocca l'infinito, ostacola l'infinito. Ma sedendo e mirando Leopardi scrive ma perché non scrive e per esempio è questa siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude e sedendo e mirando. No, non mette. Mette ma che cosa significa ma? che sta succedendo qualcosa di nuovo che probabilmente lui non si aspettava. Succede qualcosa di nuovo ed è un fatto, direi, filosofico. Che cosa succede? quell'ostacolo lo spinge a immaginare. M Leopardi, tra l'altro, lo dice anche nello zibaldone, eh, se trovi un ostacolo, immagina, scavalca l'ostacolo e immagina, ma sedendo e mirando. Cioè, io sto fermo per osservare, per capire le cose, per capire le cose. Io devo stare fermo, non posso agitarmi, devo sostare sostare. Vi ricordate? In uno dei codici di Leonardo c'è un disegno suo meraviglioso in cui c'è un vecchio così assorto che osserva, seduto che osserva. Nell'altra pagina del codice c'è un palo conficcato in un ruscello, in un torrente, la cui acqua scorre e quest'acqua si avvolge intorno si si avvolge intorno a questo palo conficcato, a questo tronco d'albero probabilmente e lui osservava probabilmente il moto delle acque per capirlo. Sedendo quindi e mirando. Mirando, perché non scrive guardando sempre le parole? Attenzione alle Guardate che le le parole fanno fanno il pensiero. Il rigore, la precisione della parola fa il pensiero. Eh, sedendo e mirando, mirando come mira, come si mira con la pistola, come si mira col fucile. Io guardo solamente l'obiettivo. Ricordiamo che in greco eh ci sono tanti modi per dire guardare, osservare. Ecco, c'è per esempio il verbo orao, che è una visione più ampia, infatti la parola panorama, panorama, visione ampia, oppure c'è il verbo scopeo che è, su questo in filosofia si batte molto, osservare con precisione, mirando. Io miro da quella parte, solo quello. ed è lo sguardo del del dello scienziato, lo sguardo di colui che vuole conoscere, del filosofo, dello scienziato, sedendo e mirando. Guardate che Leonardo, come anche Leopardi, come anche Dante, sono totalmente filosofi, sono intimamente filosofi. Poi Dante e Leopardi usano la poesia, ma la poesia come pensiero esistenziale che riunisce sentimento e intelletto, c'è una struttura sotto quella bellezza, c'è una struttura rigorosa sotto quella bellezza, ma poi la ragione è veramente staccata dal sentimento. Possiamo parlare, per esempio, per la matematica possiamo parlare di non possiamo dire che anche la matematica, come si è detto, è anche una forma d'arte. ragione e sentimento sono così divise tra fra loro, divisi tra fra loro o è poesia in qualche modo anche la matematica poesia poi è in fare. È certo che naturalmente nella poesia o nell'arte tu vedi un tramonto, è una sensazione di malinconia, di bellezza che genera sentimento e per il pensiero razionale il tramonto è la terra che ruota e e quindi il sole lo avverti come se andasse giù, ma siamo noi che naturalmente è questo. Ma sono due prospettive così scisse, ma andiamo avanti.

Sedendo e mirando interminati spazi di là da quella e sovrumani silenzi e profondissima quiete. Profondissima quieta potrebbe anche essere la morte, eh l'assoluto, un silenzio assoluto in qualche modo potrebbe anche essere divino, ma potrebbe anche essere la morte. potrebbe anche essere la morte. Interminati spazi di là da quella. Perché interminati e non infiniti spazi di là da quella in interminato, cioè se ci pensate un un aleggia sull'inderminato qualcosa di dinamico, come se tu stessi cercando un confine e non lo trovi. Quindi un processo di ricerca c'è nella parola interminato. C'è un quid di dinamico dentro interminato, mentre infinito definisce una una stasisterminata. Ecco, quindi ma ora guardo, miro, miro con scopo, avverto e immagino e immagino. Ecco per quel ma perché quel ma in determinati spazi perché in perché lui lo mette al plurale, poteva mettere interminato o infinito spazio. Perché dice interminati al plurale? Vedete come come ragiona la filosofia? La filosofia deve farsi le domande su quello che ti passa sotto perché per capire meglio. Non è il la testa fra le nuvole, è l'osservazione su quello che ti passa sotto, su quello che tu credi sia ovvio e ci vai oltre. Perché interminati? Evidentemente non si riferisce solamente allo spazio galileiano, Newton e Galilei, anche a quello, ma molto probabilmente a diversi livelli, a un livello anche sentimentale, addirittura sovrumano, metafisico, sentimentale. Attenzione, non è un'esperienza religiosa la sua, eh, non è un qualcosa di mistico. potrebbe essere simile a quello, alla mistica, ma non è quello. È tutto in sé, nella sua persona. È un è un processo individuale questo che sta provando Leopardi nella sua anima, ma la sua anima connessa con l'intelletto perché sta mirando come mira lo scienziato, come mira il filosofo, come l'osservatore Leonardo che studia il moto delle acque. Tutto sotto un ombrello di bellezza.

Determinati spazi di là da quello e sovrumani silenzi e profondissime quiete io nel pensier mi fingo. Nel pensier mi fingo. Allora il pensiero è il ragionamento. Poteva dire io nella sensazione mi fingo. Io nella mia impressione mi fingo. Nel pensiero dice non nella fantasia. Mi fingo, finzione, ma nel pensiero, cioè nel pensiero io posso m con il pensiero e non solo con l'immaginazione io posso arrivare all'infinito sfuggendo al finito. Il finito era la siepe. Posso andare oltre con il pensiero, non solo con l'immaginazione, verso l'infinito, oltrepassando il fenomeno. Allora, ma che cos'è il finito? Di fatto il finito è ciò che si può, ripeto, determinare e quindi definire calcolare. Calcolare sono le cose del mondo, gli enti, gli oggetti. La tecnica, per esempio, la la tecnologia attuale, pur essendo tendente allo sviluppo infinito, in qualche modo lo elimina, lo scarta, lo scarnifica o lo comprime in una traiettoria che potremmo dire calcolante e sì che è meravigliosa e sì che è uno sviluppo formidabile, ma dal punto di vista del pensiero e dal punto di vista umano, umanistico comprime la traiettoria dell'infinito ideale immaginativo. Cancella l'infinito, cancella il sublime, l'ideale, il sogno. Chamocelo, perché perché la tecnica che è alla base della tecnologia, che è un modo di pensare estremamente razionale, potrebbe comprimere queste cose o potrebbe aiutarci a svilupparle. Ma poi, insomma, di fatto il nichilismo che cos'è? Lo definì Nietzsche, no? Non avere più riferimenti, un alto, un basso, una destra e una sinistra. Non credere più in questo. In breve credere che le cose non abbiano più verità, non contengano più verità. E e se non contengono più verità, non contengono più l'infinito, no? Non contengono più qualcosa che che sia stabile ed eterno. Nei nei greci che cos'era la natura? Lo sfondo immutabile ed eterno. Questo era per i greci la natura. sfondo, immutabile ed eterno. Vero il il nichilismo è credere che le cose non contengano questa questo questa verità, quindi l'infinito, perché esiste soltanto il finito, ma se esiste soltanto il finito senza infinito, dov'è? Dov'è? In che cosa posso credere? E quindi credo solo nel nulla.

Io nel pensier mi fingo. Io nel pensiero mi fingo. Faccio finta di Ma nel pensiero, non nella fantasia. Ripeto, ove per poco il core non si spaura. Ove per poco vuol dire quasi per un attimo, per un per un istante il cor non si spavora. Per un istante io che vedo oltre la siepe questo infinito, ho un senso di paura, un senso di terrore. Ma è stato è un istante. E che cos'è questa cosa? Che cos'è? È una sensazioneccella di Leopardi? No, è il sublime di Immanuel Kant. Il sublime dimanuel Kant. Che cos'era il sublime? Bello e sublime. Il sublime è quello stato che prima ti atterrisce, che prima fiacca le tue qualità vitali. per esempio ti trovi davanti all'infinito, cioè lo stellato e ti senti nulla e sei schiacciato anche da questa cosa. Oppure ti trovi davanti al mare in tempesta, alle nubi minacciose, a un'eruzione di un vulcano, qualcosa di spaventoso, ma tu sei al sicuro. E quindi questo iniziale terrore, questo iniziale il core che si spaura diventa dopo un po', dopo un attimo, diventa un godimento. diventa un godimento. Questo è il sublime. In una frase Leopardi sta citando Immanuel Kant, critica del giudizio, critica della capacità di giudizio di Cant.

E come il vento odo. Ora vi dico perché mi fermo su odo. È come il vento odo stormir fra queste piante. Io quello infinito silenzio a questa voce comparando. A parte che meraviglia come scrivere Leopardi. 21 anni. 21 anni. Mh. E come il vento, elemento dinamico odo che abbiamo detto che abbiamo nella prima parte del del dell'idilio si legge miro sguardo gli occhi da qua in poi che la seconda parte è odo. Quindi la prima parte è organizzata sulla visione, la seconda parte sul sull' nudito. Ricordiamoci che la cultura greca, quindi anche la filosofia è organizzata sulla sullo sguardo oracco e io vedo le cose perché le devo capire, perché devo sfuggire all'indeterminatezza e creare la scienza. Ecco, le devo guardare gli occhi. La cultura ebraica è organizzata sull'udito. Io ascolto, non lo vedo Dio, lo ascolto. Ascolto la parola di Dio. Da queste due strade, laicizzandole, secolarizzandole, sviluppandole, eccetera, si può arrivare, si può cercare la verità. Guardo e ascolto. E Leopardi qui inserisce odo. E come il vento odo, non lo vedo odo perché il vento si si ascolta, si percepisce ma si ascolta. stormir fra queste piante. Io quello queste piante fenomeno io questo infinito silenzio, quello infinito silenzio a questa voce del vento comparando. Allora, perché non dice unisco ho una sensazione di questo vento meraviglioso che muove le piante, come direbbe un poeta qualunque comparare. Comparare in latino, comparare. Mh. C'è l'elemento intellettuale cum paro. Comparare, uso l'intelletto, mettere alla pari, mettere a confronto. Com'è che metti a confronto le cose? le mette a confronto attraverso l'uso della testa, come l'intelletto, sì, ma consentimento, perché io odo il vento ed è bella questa sensazione, quell'infinito silenzio va comparando. Ergo, la conoscenza si ricerca con l'intelletto e col sentimento. Il sentimento ha una facoltà cognitiva, come l'intelletto e la ragione. E di qui la poesia, la vera poesia, la vera arte, la vera arte ha sotto una struttura e ordine sotto. Non è semplicemente il caos creativo. Questa è la vera arte. Questa è la questi sono i classici.

E aggiunge e mi sovvien sovien l'Enno perché lui non dice vedo l'Eterno mi sovvien sempre caro. Mi fu questa la memoria. Mi sovviene. Ricordo l'Eterno. Perché non vedo l'Eterno? Hai 21 anni come fai a ricordare l'Eterno? Vedo l'Eterno con la memoria. Latone Socrata. Come mi fu ermocolle? C'era qualcosa prima di me. La memoria degli eterni. E che cos'è la memoria degli eterni? Se io ho 21 anni e ricordo qualcosa di eterno, vuol dire che nella mia vita c'è qualcosa che supera il nulla, la memoria. E quindi ciò che è vero per me mi precede e mi supera, mi precede e mi ecede. Va letto esattamente come Dante Leopardi. E quanta trascuratezza delle parole c'è oggi in in nome della sacrificata sull'altare della comunicazione. Queste quattro parole, eh, vedete come ogni parola ci vuole mezz'ora per commentare poche righe di infinito dei leopardi, perché ogni parola è scelta ed è filosofica.

E chiudiamo. E le e mi sovviene l'Eterno e le morte stagioni e la presente il ciclo del divenire filosofia. Qui c'è Parmeride, c'è Aristotele, c'è Nietzsche addirittura. Ecco. E viva il suon di lei. Odo. Così tra questa immensità sannega. Sannega perché sannega. Sannega il pensiero. E il nafragar. Ma perché mi perdono, mi mi perdono. No, il naufragare, cioè perdo il controllo. Mi è dolce perdere il controllo. Svuotarmi di me. Mi è dolce in questo mare. Perché immensità? Ricordiamo la la sterminata pianura della verità, nella quale corre la bica Platone e si ricerca la verità e tra questa immensità si annega il pensier mio, cioè l'intelletto eh diventa misericordioso per misero misero diventa misericordia il pensiero, cioè apertura del pensiero, mente aperta. Questo, ma questo per dire che cosa? Che noi questi grandissimi autori li studiamo in letteratura e ne facciamo una critica letteraria. Qui è il grande pensiero filosofico italiano. Il grande pensiero filosofico italiano. Dante, l'Umanesimo, Leon Battista Alberti con fierezza, Machiavelli, i grandi pensatori pensatori fino fino a Leopardi. Vico Leopardi che parlò di pensiero doloroso, vero? doloroso, cioè non importa non importano le conseguenze, la ricerca della verità è dolore. Hegel, la dura fatica del concetto è dolore e fatica, pena in greco, eh il lavoro. Non c'è nulla di non c'è nessun astrattismo in Leopardi. È la verità in termini proprio come la intendeva Ponzio Pilato, come la intendevano i latini, la verità, il fatto, la realtà. concreta, tangibile, no? un un'idea astratta in qualche modo di verità o come la intendeva per esempio l'idealismo. Mh, anche in questa idea di infinito dal latino infinitus non finito è il termine assoluto e lui dice interminato e immenso. Si allarga il campo, l'orizzonte concettuale, non solamente espressivo. Mi mi serve la parolina per far tornare l'endecasillabo. sceglie il concetto preciso, preciso, scientifico, scientifico dal quale poi fa esplodere la bellezza. Questa è l'arte comunque nell'infinito di Leopardi, abbiamo ascoltato, letto magnificamente da Gasman, c'è tutto l'arsenale sensibile, sensibile che è il primo passo, l'estetica dal quale far partire la conoscenza. C'è la natura, c'è lo spazio e il tempo che in Kant sono le categorie trascendentali, cioè che significa trascendentali, no? Trascendenti che stanno là sopra. Eh, trascendentali vuol dire che ce l'ho dentro di me, prima di me, prima dell'esperienza io ho questa categoria di spazio e tempo e inizio a conoscere le cose. Questa è l'estetica, esis, sensazione delle cose. Quindi ci sono tutti gli ingredienti sensibili intellettuali per plasmare, come l'argilla il poein, cioè la poesia, la poesia e la bellezza. La poesia me viene in mente sempre Leonardo che scrisse salvatico è colui che si salva la natura salvatica. Salvatico. Quindi anch'io se mi immergo nella natura sono colui che si salva. Natura, l'infinita, l'eterno.

L'avete letto? L'avete mai letto così l'infinito di leopardi? Fateci sapere cosa ne pensate e infinitamente con un afflauto infinito iscrivetevi al canale YouTube Sintesi Dialettica, attivate la campanella, se volete abbonatevi pure che per sostenerci umilmente e seguiteci su Instagram, Facebook e Spotify e la rivista online sintesidialettica.it. Grazie.