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2. Eraclito: il panta rei come logos del cosmo

Matteo Saudino - BarbaSophia14:09

Transcription

Eraclito, ragazze, grazie. Del filosofo del divenire e il filosofo del "panta rei", così è conosciuto. Rapido, alla pittura, è l'iniziatore di una scuola, quella appunto di Rapido, dei suoi seguaci, che entra in conflitto con una delle altre grandi scuole del cosiddetto periodo presocratico, presso Fissa, che quella degli Eleatici, di cui Parmenide e Zenone saranno i massimi esponenti. Avremo due scuole: la scuola del divenire, dell'essere, la scuola secondo la quale l'essere diviene, muta, è in costante cambiamento, e la scuola dell'unicità, stabilità e staticità dell'essere.

Eraclito, a Gun, detto essere un filosofo delle colonie greche orientali, siamo nell'Anatolia, siamo dunque che nella Grecia che lambisce il grande impero persiano. Eraclito vive ad Efeso e diventa ben presto un personaggio ammirato ma anche scomodo. Fitto, l'"oscuro signore della filosofia", in quanto era tanto geniale quanto, dicevo, burbero, quasi una sorta di eremita. Rifiuta sempre l'impegno politico, subito perché peso, una città democratica, e era anche tu un antidemocratico. "Uno vale diecimila", il suo motto. Cosa vuol dire? Vuol dire che una persona sapiente, sveglia, chi vive per la lettera, per la verità, vale come diecimila dormienti, persone ignoranti che preferiscono la "doxa", che preferiscono vivere nell'opinione. Forte di questa convinzione, ovviamente un antidemocratico. La democrazia è il luogo della mediocrità, è una forma di governo che si fonda sulle passioni, che si fonda sulla immediatezza del giudizio, non la ponderatezza e sulla lungimiranza. Pertanto, Eraclito diventa ben presto un filosofo anche scomodo.

Eraclito, Eraclito, sull'accento ci sono anche interpretazioni, discussioni diverse. Un filosofo scomodo, burbero, perché oltre a non partecipare alla vita politica, né un critico, né un costante, appunto, critico, è il nemico. Si vede che avevo raccontato anche del suo rifiutarsi di presentarsi a corte dello Scià di Persia, del sultano persiano. Pochi avrebbero rifiutato di trascorrere una sorta di soggiorno dorato alla corte del Re dei Re, per poter illustrare le sue teorie, per poter fare, diciamo, accorte il sapiente illuminato. Ma il suo anche essere greco, in questo caso, e non amante, no, dei sovrani despoti, lo porterà comunque a rifiutare. Anche perché la religiosità di Democrito, di Deira, titolari, uscita particolare. Vedremo che Eraclito dirà sempre che gli dei, di fatto, non hanno creato nessun universo. Le leggi dell'universo sta nella del "panta rei", nella costante successione di scontro tra opposti.

È chiaro, e di lì che dobbiamo arrivare con la sostiene e Rapido. Rapido parte dal punto di vista molto semplice: in natura tutto diviene. In natura tutto diviene, tutto in natura è mutamento, tutto in natura è cambiamento. Divengono le stagioni: primavera e segue l'inverno, l'estate che si mangia la primavera, e l'autunno che giunge al termine dell'estate e sarà poi soppiantato dal loro inverno. Diviene la vita: no, se i bambini, poi si è adulti, poi si è vecchi. L'alternanza giorno-notte, l'alternanza salute-malattia, vita-morte. Ciò significa che alla base del cosmo che ordina, che ordine, vi è l'eterno scontro tra opposti. Tutto diviene perché la legge del divenire è l'eterno scontro tra opposti. Tutto diviene perché gli opposti sono costantemente in lotta, ma si auto anche alimentano. Non serve sud e senza malattie, giorno senza notte. Dunque, negli opposti di e la legge, l'arche. Arche, che per Talete l'acqua, che era vera, nassi, me, l'aria, che era la pera, un tra massi, mandroc, era il numero di alita pitagorica, in costante conflitto, diventa l'arche, l'opposto che si scontro con un altro opposto, diventa l'eterna lotta tra, appunto, opposti, tra contrari.

Cos'è che simboleggia, dice, in tutto ciò? Il fuoco. Il fuoco che è elemento distruttore, il fuoco che è elemento distruttore, ma che al contempo distrugge per creare. Eraclito sa sempre il filosofo del conflitto, dell'esaltazione dello scontro. Non è da Eros che nasce il mondo, non è l'amore legame che genera le cose e le tiene unite, è la guerra, è "polemos", dirà, il padre di tutte le cose. Dove c'è guerra c'è vita. Filosofia poi anche politicamente pericolosa. C'è una rilettura poi di Rapido in tanti altri autori. C'è un ritorno, forse, del Rapido negli Hegel, nella dialettica tesi-antitesi-sintesi. Due, due, c'è scontro, ci sarà poi divenire della realtà. La realtà è sempre il prodotto e lo scopo da una tesi-antitesi, di sarà un ritorno di mi ha rapito nella prima guerra mondiale, intellettuale futuristica, artisti o filosofi che esalteranno il conflitto come noi igiene del mondo, la guerra come igiene del mondo, la prima guerra mondiale come evento che avrebbe cambiato le sorti, gli equilibri dell'Europa, ma migliorandone, perché la guerra stabilisce chi vince, chi perde, e chi vince è razionale, direbbe, direbbe Hegel, dirà poi Hegel, e chi vince è forte. Dunque, costruiamo una società di run i futuristi e altri intellettuali alla vicenda prima guerra mondiale. Il pallido, cioè, un po' Eraclito, il quale sostiene che dove c'è discordanza c'è anche armonia. Come il dito che colpisce le corde della lira produce armonia, così i conflitti generano l'equilibrio del mondo. La musica è un dito che si scontra con una corda di uno strumento, ma dallo scontro tra il dito e la corda nasce un'armonia. La freccia che colpisce il bersaglio è una tensione tra le braccia, le spalle, l'arco e la freccia. Il risultato di questa freccia scagliata, scoccata, qual è? Il bersaglio che colpito, l'obiettivo è la realizzazione, l'equilibrio nascono da un conflitto. Eccolo, l'esaltatore del conflitto. Dunque, il fuoco, dicevamo, è il simbolo di questa forza distruttrice che pro, al contempo, genera un nuovo ordine, un nuovo equilibrio. L'equilibrio per cui parlerà Crite, del tutto, del tutto. Cosa vuol dire? Vuol dire che i contrari sono scontro caotico, ma che al contempo producono un equilibrio, un ordine che è razionale. Ecco dunque che la rwc, l'arche, il "panta rei", il divenire, tutte le cose, c'è lo scontro, è caos ed equilibrio, è un caos harmony.

I dormienti vedono il caos del mondo, i svegli vedono il mondo che è ordinato, in equilibrio. Ma il tutto, perché c'è un bambino che muore, un bambino che nasce, meglio, che nasce, poi muore subito, bambino che nasce, diventerà adulto. Ci l'equilibrio tra il bambino che è morto subito, il bambino che hanno vissuto tanto. Poi, per la singola famiglia, per le singole persone, c'è il dolore, c'è il conflitto, e pensi che tutto sia in disarmonia, non abbia senso. Mercato si eleva, ok, al di sopra del singolo evento, e dice: "Ma l'armonia sta nel tutto". In questa località c'è una siccità e carestia, in un'altra località c'è abbondanza. In una gara c'è chi ha vinto e chi ha perso, c'è chi ha perso e prova dolore, e chi ha vinto è contento, è esaltato. C'è chi in malattia, c'è chi in salute, ma poi anche noi, nella totalità, c'è un periodo in cui stiamo male, un periodo in cui siamo sani, e siamo sani perché siamo stati prima malati, e saremo malati perché siamo speciali. E la totalità che è in equilibrio per una stella che nasce, con un altro che si spegne. Ovviamente, noi che siamo dei singoli, dentro il tutto, fatichiamo, ragazzi, a cogliere l'equilibrio perché siamo immersi nella nostra preziosissima particolarità. Forse io sono malato, non è che trovo una serenità perché so che il mio amico Mario è in piena salute. Ma la malattia e la salute nelle due vite hanno un equilibrio, in armonia, ok? Per una persona che muore, c'è un'altra che nasce. Ma per frattempo è morto mio caro, nel dolore, ma il tutto in equilibrio. Allora, i dormienti si soffermano sul caos, sullo scontro tra opposti, e pensano che il caos sia a dominare il mondo, sia il caos, oppure semplice a dominare gli eventi. Invece, Eraclito cosa fa? Eraclito sostiene che i pochi svegli che vanno al di là dell'apparenza, dell'opinione, della "doxa", che hanno la forza per costa fatica la verità di andare oltre l'apparenza, accolgono che dietro il caos, in realtà apparente, c'è l'ordine, l'equilibrio del tutto. Il tutto che viene, è in equilibrio. Le singole parti del tutto, in maniera apparente, possono essere in disarmonia. Il tutto diviene.

La metafora è quella del fiume. L'essere come un fiume che scorre, ed è impossibile fare due volte il bagno nello stesso fiume, perché il fiume in cui mi immergo il mattino, nel fiume in cui mi immergo il pomeriggio, così come l'essere delle cose, non è mai lo stesso. Può sembrare simile, può miliare, ma l'essere è in eterno divenire, esattamente come un fiume che eternamente scorre. Questa filosofia del cambiamento caotico ma razionale, questa filosofia è elitaria, perché Eraclito dice che non è correggibile dai più. È una filosofia che apre molte pagine di discussione, molte aree di dibattito, perché una filosofia che esalta il conflitto razionale, è una filosofia che esalta l'equilibrio del tutto. Questo universo, questo cosmo, questo ordine, ha un equilibrio che non nasce dall'arche, ma da un caos logico. È chiaro? Questa è la filosofia di Eraclito.

Quando vi ho raccontato, no, della morte di Eraclito, ci sta tutta la genialità anche del suo essere burbero, antipatico, oscuro, sempre sofia, ma anche il suo essere anticonformista. Con questi elementi, forse da capirla meglio. Cioè, lui siamo male la percentuale dell'acqua del suo corpo aumenta, ma siccome l'equilibrio è del tutto, lui come pensa di curarsi? Facendo aumentare la parte solida del suo corpo, e dunque deve asciugare il suo corpo. Vi dicevo che non va dai medici, perché la pienezza, anche la sua arroganza, saccenza, pensa che i medici siano assolutamente persone prive di stima, prive di, di, di, di fiducia degli altri uomini, e lui, di conseguenza, non ha fiducia in essi. Tagliuzza lo sperimento, ne vogliono anche essere pagati. Io mi curo da solo. Questa idea che il filosofo voglia andare oltre la semplice speculazione, ma per passare dalla teoria alla pratica, che voglia andare al campo della medicina, vi dice molto anche della munizione del pensiero umano. Il nostro pensiero è come un fiume che a volte esonda, non sa fermarsi. È chiaro? Eraclito è questo uomo dal pensiero frequenti, inarrestabile. Dice di curarsi, inventa le sabbiature, di fatto si fa fare un bel buco, si fa seppellire, perché pensa che i raggi del sole, riscaldando la terra, scalderanno il suo corpo, trasformeranno l'acqua in terra, un elemento solido, organico, e ritroverà il suo corpo equilibrio. Dunque, l'idea che io agisco perché so capire per agire, non agire senza capire. Io ho capito le cause della mia malattia, provocarmi, addirittura, dicevo, per aumentare il calore, fa mettere dello sterco delle tare intorno alla buca in cui si è fatto seppellire. Poi, a un certo punto, alcuni decideranno di non andarlo a tirare fuori, e paga dunque le pene del suo essere antidemocratico, del suo essere eremita, del suo essere burbero e antipatico. "Uno vale diecimila". Bene, prova adesso tu, che sei immerso con la terra fino al collo, ok, a tirarti fuori, che tirati fuori. E noi, ovviamente, e moriranno. Moda terribile, ok? Sono diversi racconti. Può morire di fame, di sete, di stenti, dei patimenti, ma addirittura, vi dicevo, i più, più critici verso Eraclito, diranno che cosa? No, o muori di fame, di sete, ma cani randagi giunsero, no, di fronte a lui, e lì divorarono il volto. E così è la fine che fece Eraclito, e di questa.