Transcription
E buonasera, come sempre da Florence International Radio. Siamo in diretta, come tutti i giovedì, del resto. E abbiamo in collegamento, per il momento, due ospiti. Poi, se se ne aggiungerà un altro. Anzi, il coconduttore Emanuele Sant'Andrea e Lisa Sequi. Buonasera.
Buonasera, Daniele.
Eccoci qua.
Buonasera a tutti. Buonasera a tutti. Allora, questa sera, ehm, riprendiamo la seconda parte, la seconda puntata dedicata ad Anonimo Mostro di Firenze. Cioè, una rapida carrellata di tutti quegli anonimi che, soprattutto nel '74, nell'82 e poi vedremo più avanti, sono entrati a far parte di questa, di questa storia che ancora affascina moltissimi di noi. Prima, però, di iniziare la puntata, ci tenevo a salutare Valerio Scrivo, che è il nostro mentor, il nostro direttore artistico. Tanti mi hanno scritto in questi giorni per chiedermi: "Dov'è Valerio? Che fa Valerio?". E Valerio è medico, no? E quindi, in questo momento, viviamo ancora una, una situazione di, come dire, di emergenza sanitaria, e quindi Valerio è molto, molto impegnato. È uno degli eroi che, in prima linea, si dà da fare più di tutti. E quindi, chiaramente, ha bisogno, a volte, che qualcuno gli faccia da, da supplente. E allora, siamo qui noi questa sera. Come potrete, alcuni di voi potrebbero aver notato, io ho questo baffo sullo zigomo, che non è, ovviamente, niente di che, ma soltanto per ricordare che ieri è stata la giornata mondiale della violenza sulle donne. E quindi, ricordiamo sempre che gli uomini, quelli veri, sono quelli che le donne le fanno ridere, non quelli che le fanno piangere. E che altro? Prima di buttarci a capofitto.
Allora, questa sera sarà una puntata particolarmente interessante, perché, perché parleremo di quell'anonimo che, nel 1982, inizia a scrivere una serie di biglietti misteriosi, di cui il contenuto, fino a poco tempo fa, era completamente sconosciuto. Oggi, forse, riusciremo a dirvi qualcosa di più. E che poi passa alla storia con il nome del "Cittadino Amico". Però, prima di passare all'82, dobbiamo andare a concludere il discorso che avevamo iniziato la volta scorsa, relativo all'altro anonimo, o meglio, a quell'altro gruppo di anonimi che, nel 1974, subito dopo il delitto di Gorgonzola di Rabatta, eh, sembrano intenzionati a voler collaborare alle indagini. E allora, riprendiamo proprio da qui, la puntata che avevamo lasciato quasi a metà la volta scorsa, con Lisa Sequi, specialista in nutrizione oncologica. E anche lei è una di quelle che, mentre altri di voi sono costretti a casa, a lavorar a casa, diciamo, o in smart working, lei, invece, è una di quelle che deve andare a lavoro per forza. E quindi, grazie anche a lei.
Grazie, Emanuele. Senti una cosa, io, eh, ecco, prima di iniziare, ricordo a tutti il numero per intervenire in diretta, che è lo 055. Ovviamente, per fisso di Firenze, perché, eh, la radio che, che ospita "La Notte del Mistero" è quella del patron Bronzi, e quindi è a Firenze. Quindi, 055 247 985. Ovvia, tutto il mio, eh, ambaradan è stato spuntato.
Posso aggiungere una cosa?
Ma certamente, sì. Puoi ricordare gli iscritti al canale.
Ah, è vero, è vero. Perché, perché giustamente, mi ha telefonato Valerio Scrivo, no, durante una delle sue, tra una visita ambulatoriale e l'altra, e mi ha detto: "Emanuele, devi dire a Bronzi che ha superato le 1000 iscrizioni". Quindi, è un grande risultato. Per certo, uno dice 1000, dopo viene 2000, dopo viene 5000, dopo viene 100.000. No, Daniele.
Beh, diciamo che è anche da poco è stato aperto il canale. Cioè, esisteva già da anni, ma mai utilizzato. Poi, acquisendo nuova tecnologia, nuova, ma vintage, ma nuova. E a questo punto, ci possiamo permettere delle dirette video di un certo livello. E pertanto, ho deciso di mandare, insieme a Riccardo, le nostre dirette in anche in video, che, tra l'altro, mi sembra ci abbiano un buon, un buon successo. Ecco, non, non è malaccio, mettiamola così.
Certo.
Complimenti, Daniele. Grazie.
Grazie. Hai nominato Riccardo, che è Riccardo Pimpini, che è il tuo braccio destro.
Assolutamente sì. E che adesso ha ancora qualche piccolo acciacco, e quindi ci segue sicuramente da casa.
E spero che sabato sia con noi. No, più lui non è acciaccato, è tutto il contorno familiare.
Che ha acciacchi.
[risate]
Ecco. E quindi, eh, mi pare che abbiamo, eh, come dire, estinto, eh, tutti gli argomenti di corollario. Ovviamente, questa è anche la prima volta che, a Radio Florence, mi sembra ci sia una donna a parlare di mostri.
No, in effetti, non è così, non è così. Però, ehm, Lisa, vabbè, già la seconda volta è stata anche qui in studio con noi. Eh, era molto timida, era molto timida, e non, e parlò quanto basta. Ecco, però è stata anche qui direttamente in studio.
Ah, vero. Ti sei rischiata fino a tanto.
Va bene.
[risate]
Sì.
In tempi non, non Covid, eh?
In tempi non Covid.
[risate]
Certo. E quindi, torniamo al nostro anonimo 1974. La scorsa puntata abbiamo raccontato di questi quattro signori, tre identificati e uno no, che, eh, immediatamente dopo il delitto di Rabatta, tutti e quattro forniscono delle indicazioni precise e collimanti. Vanno a identificare, cioè, un unico soggetto da carne di colore scura, alto circa 1,70 m, forse meridionale, forse sardo, forse non di qua, quello di una Fiat 127 bianca. Addirittura, tutti e quattro poi forniscono la targa, no? Quindi, bravissimi. A noi ci è parso un po', come dire, inusuale che, nel delitto del '74, abbiamo addirittura quattro persone che hanno visto il presunto mostro, e poi, invece, nei delitti successivi, mai più si ripeterà una simile coincidenza.
E allora, ci siamo chiesti, con Lisa, così faccio subito il riassunto e dopo non parlo più. Ci siamo chiesti: "Ma possibile che, quando poi hanno capito gli inquirenti che la persona vista dai quattro, che era il Guido G., e che non era il mostro, non hanno approfondito eventualmente della serie, proprio perché voi quattro siete stati così, eh, accorti, così analitici e così attenti dall'accordarvi della presenza di questo tal signore, dal descriverlo con così dovizia di particolari, o uno di voi quattro, o lo stesso Guido G., magari in quelle stesse contingenze, in quegli stessi luoghi, in quelle stesse finestre temporali, potreste aver visto il vero mostro?". Però, mi pare che questo non sia, eh, non sia stato chiesto, eh, non sia successo.
Ho capito. È una bella sfortuna, perché questi quattro avevano l'occhio, un occhio buono, no?
Sì, sì. Oh, ho capito. E quindi, eh, su questo evento di questa lettera, no? Questa lettera anonima che è firmata. Ci vuoi raccontare qualcosa?
Allora, eh, intanto, avevamo parlato l'altra volta della caratteristica ricorrente di scrittura, no? Dello spazio mancante subito dopo la virgola. E per dare maggior forza a questo dettaglio, ho fatto un lavoro di conteggio, confrontando, sì, confrontando la lettera con tre verbali. Due sono verbali per me interessanti, perché simili alla lettera, e un terzo verbale, invece, l'ho preso come gruppo di controllo, cioè dove non c'è questa caratteristica.
Eh, voi medici siete tutti uguali, volete il placebo, il gruppo di controllo. Ho capito.
Sì.
E quindi, vuoi sapere il risultato?
Ma, eh, se ti va.
Allora, eh, l'assenza di spazi dopo la virgola, nella lettera anonima, si presenta su 16, 16 volte. Quindi, la totalità della lettera presenta questa caratteristica. Osservando due verbali di mio interesse, ho rilevato che su 27 presentano l'assenza di spazio dopo la virgola, e sull'altro verbale, su 63 virgole, perché su due pagine, 63 virgole presentano la stessa caratteristica. Aggiungo che nel verbale di confronto, questo accade zero volte. Quindi, se nella lettera anonima e nei due verbali che io ho controllato, c'è la totalità dell'evento che si ripete, nel verbale di controllo, questa caratteristica non c'è mai. In realtà, poi, ho guardato tutti i verbali che sono 17 in totale, più la lettera, e devo dire che può sporadicamente comparire una mancanza di spazio, ma si parla di una pagina intera in cui questo può accadere una volta, barra zero, quindi una volta ogni tre pagine, per cui non è una caratteristica ricorrente. Ho analizzato anche altri aspetti, ma mi sono messa il limite che quando la caratteristica era presente, la caratteristica interessante era presente una sola volta, non l'ho contata. Per cui, volendo, si può approfondire, ma già questo mi sembra un elemento interessante e importante. Poi, non vuol dire niente.
Non vuol dire niente. Non mi faccio la democristiana. Che vuol dire?
[risate]
Vuol dire che, eh, c'è un, un mezzo livello, una assenza, presenza di una caratteristica che non è nemmeno conteggiabile in statistica, perché anche volendo fare una media o una mediana, una deviazione standard, o c'è o non c'è. E in questo caso, è sempre presente questa caratteristica. Cioè, se io ho capito,
tu dici,
la famosa lettera anonima, che è scritta, lo ricordiamo, in poliziottesco, con quei paragrafi battuta a macchina, eccetera,
ripete 16 volte su 16 lo stesso errore di spaziatura della virgola,
che tu hai ritrovato presente 27 volte su 27 virgole,
e 63 volte su 63,
su due verbali di autentici carabinieri redatti in Borgo San Lorenzo.
Esatto.
E che noi sappiamo chi li ha redatti, e che quindi, in linea di tutto teorica, tu dici: "Potrebbe essere che li ha scritti la stessa persona."
Sì, ma noi non sappiamo che li ha battuti a macchina.
E perché non lo sappiamo?
Perché normalmente c'è qualcuno che detta il verbale e qualcun altro che scrive. Dopodiché, viene firmato, eh, dalla persona che ha raccolto la testimonianza, ma non è detto che sia firmato da chi ha battuto a macchina. Sbaglio?
Ho capito. Quindi, tu stai dicendo, i carabinieri sono due, cioè ce n'è uno che detta e l'altro che scrive.
Sì.
Di solito, quello più alto in grado detta e l'altro. Quindi, probabilmente, quello che ha scritto,
noi possiamo immaginare che magari è lo stesso.
Sì, però non possiamo dedurre dal verbale, dalla firma del verbale, che sia stato a scriverlo.
Certo, perché tu dici, la firma, poi, la mette quello che ha dettato.
Mh.
Ho capito. Vabbè. Eh, mi sembra un aspetto interessante. Vabbè, basta prendere tutto l'elenco dei carabinieri che erano in servizio a Borgo nel 1974. Quanti saranno stati?
14.
Ah.
E si fa una scrematura.
Ah, bene.
Certo, questa potrebbe essere, in un certo senso, una vittoria, magari anche una vittoria di Pirro, però, mh, mh, eh, Ok. Non l'hai detto a caso. Bene, perché oltre ai due verbali che io ho contato, la, la caratteristica si ripresenta anche in altri due documenti che io, ora, finora non ho citato.
Vabbè, è necessario citarli? No, mi ha fatto te un nome, quindi pensavo ti interessasse.
No, no.
Ho capito. Quindi, eh, questo. Però, tu mi hai fatto notare che c'è anche un'altra stranezza in questa lettera PB, perché si parla di una bandiera.
Sì, sì. Cioè, nella descrizione della macchina, che poi di cui poi viene riportata la targa, no? In due targhe. Eh, la cosa interessante è che c'è una decalcomania di una bandiera italiana, di riportata di fianco alla targa. Quindi, non solo viene dato il numero di targa, o meglio, due numeri di targa, ma viene descritta sia nel colore bianco latte, che nella presenza di questo adesivo.
La cosa interessante, la definisce decalcomania?
Sì, sì, esatto. Decalcomania rettangolare di una bandiera, collocata posteriormente, vicino alla targa.
Mh. E che bandiera è?
Eh, una bandiera a tricolore. Io non so, ehm, me lo devi dire te, che cosa ti ricorda una bandiera tricolore accanto a una targa. E tricolore può essere tante cose, cioè, può essere gialla, verde, rossa, cioè, ci sono i colori, oppure...
Hai italiana?
Sì.
Italiana? No, dicevo, la bandiera...
È descritta come italiana.
Sì, verde, bianco, rosso.
Ok.
Faccio una domanda. La forma dell'adesivo, che forma ha? Cioè, la classica ovale con la...
Rettangolare.
Rettangolare.
È rettangolare, quindi non è quella ovale classica degli adesivi dell'epoca, con la "i" nel mezzo, di chi passava la frontiera per andare in Francia. Ok.
No.
Quindi, è una bandiera italiana rettangolare, una decalcomania, ver...
E bianca e rossa.
Sì.
E c'è altro?
Beh, c'è da dire che, eh, non viene confrontato se la macchina, eh, del Guido, poi ce l'ha questa bandiera. E comunque, sono due le targhe. Cioè, tu stai dicendo...
Avrei controllato anche l'altra targa.
Ho capito. Cioè, tu stai dicendo, l'anonimo che fornisce la lettera, dice: "Guardate che la macchina in questione è questa qui, però la targa non sono certo, vi do due alternative, perché scambia un cinque con l'otto, però quella giusta è quella con la bandiera."
È quella con la bandiera italiana, che però ha un'altra caratteristica in più. Oltre a essere rettangolare, è bordata.
Mh, questo non lo ricordo. È bordata.
Eh, tu tu...
Come l'ho detto io, no? Una bandiera è, è posizionata di fianco alla targa.
Ok. Allora, mi ricordo male. Io mi ricordavo che era bordata di giallo, non so perché. Ma, eh...
Se vuoi, controllo in diretta.
Ma no, non importa. Eh, sicuramente sono io che mi ricordo male. Me l'hai detto al telefono, e mi sarò... non mi ricordo.
Ok. Ok. Tu, quindi, dici, lui comunque dà due targhe, e loro, al limite, dovrebbero capire se l'uno o l'altro è quella con la bandiera. Ho capito.
Esatto.
Ci sono altre stranezze in questo?
Eh, ma quella che ci incuriosisce maggiormente, a parer mio, è sempre la firma, perché comunque è una, una lettera anonima, però dei riferimenti ci sono. Quindi, ci siamo fatti delle domande su "BB", che cosa potesse voler dire. Firenze, sicuramente, è il luogo, però, eh, non lo so. Ehm, perché Firenze come nome esiste.
Beh, e certo. È un nome di città, e quindi lo sappiamo tutto.
E, no, è un nome di battesimo.
Eh, adesso uno nasce, si chiama Firenze di nome, di battesimo.
Davvero? Sì. Qua nel Mugello c'è un nostro fornaio che, purtroppo, è venuto a mancare di recente.
Vabbè. Eh, possiamo sempre mantenere un, un alone di, come dire, di, eh, evanescenza, no? Effettivamente, il nome Firenze potrebbe anche essere riconducibile come nome proprio di persona. Tu stai dicendo, no?
Ok.
Sì.
Però, stiamo fantasticando, nel senso...
Stiamo fantasticando, cioè, io mi, mi potrei chiamare, per esempio, Firenze Rossi.
Sì.
E, ma quindi, che faccio? Firmo "BB Firenze"? Perché, no?
No.
Secondo me, Firenze è il luogo da dove viene spedita, che poi è effettivamente spedita da Firenze. Però, se stiamo a vederle tutte, e ti dico anche questo dettaglio, insomma. Cioè, tu stai dicendo, Firenze potrebbe anche essere il nome di battesimo, e "BB" allora potrebbe essere un'associazione, un gruppo, un, un'organizzazione. A me vengono in mente le suore.
Eh, sì.
A me, i bersaglieri.
Eh, no, i bersaglieri no, sono la brigata di partigiani che operava.
Ho capito. Quindi, tu dici, questi qua stanno comunicando in codice. Questo mi, mi vuoi dire?
Mh, non lo so.
Mh.
Non lo so, è interessante, però. Quindi, magari, se anche qualcuno ha un'idea su cosa potrebbe essere, c'ho voglia di, di dircelo. Noi, insomma, siamo aperti a, consigli e suggerimenti. Come avevi lanciato l'idea? L'idea, la domanda sulla carta di riso, no? Ecco, ma perché questo qui scrive tutto questo popò di lettera a macchina, tutta, come dire, bella ordinata, con anche un lessico forbito, una proprietà di linguaggio, un registro di un certo livello, e però la batte sulla carta di o da riso? Non ho ancora capito come...
Di riso.
Carta di riso.
Ok, di riso. Eh, la via più semplice è pensare che non aveva nient'altro su cui scrivere una lettera. Quella carta lì era a disposizione, altre se c'erano, non le poteva usare.
Cioè, tu stai dicendo...
Che magari erano riconoscibili.
Oh, m-m-m. Lisa, dici la carta di riso? M-m-m. Era, dimmi, Dan. No, e no, sai, mi viene in mente un particolare. Nell'alluvione '66, i restauratori, per salvare anche varie opere d'arte, usavano molto la carta di riso, tantissimo. M-m-m. Ed era ricercatissima, perché riusciva ad asciugare velocemente l'umido dalle tele impregnate d'acqua, o anche dalla stesso Crocifisso 18 in Santa Croce, capito? E perciò, mi è saltato in mente questo particolare, che la carta di riso, molto utilizzata da chi faceva restauro, o comunque recupero di opere d'arte.
Geniale, questa, Daniele.
Ah.
Sì. No, mi è venuto in mente ora. Guarda.
Secondo te, Daniele, più che essere una carta da lettere un po' preziosa, cioè, oltre a quella funzione lì, la vedi più come un...
Aveva anche...
Un utilizzo di restauro?
Aveva anche, aveva anche quella funzione, cioè, era ricercata, cioè, ricercata. La utilizzano tutt'ora i restauratori, anche proprio per asciugare le, le, le, le opere danneggiate, perché ha la capacità di non attaccarsi alla vernice, si stacca al contrario della carta normale, e da, e ha una forte capacità d'assorbimento dell'umido, dell'acqua.
Ho capito.
Bene.
Quindi, roba da restauratori, da artisti?
Direi di sì, per quel che mi ricordo io. Sì.
Molto interessante, perché i quadri, poi vedremo, ritornano nella storia del mostro.
Eh, sì. Le opere d'arte, le statue. Eh, grazie, Daniele. È un'intuizione molto, molto azzeccata, secondo me.
Grazie.
Mh, mh, mh.
E quindi, bene.
Visto che l'abbiamo anticipato, no? Abbiamo parlato di statua.
Allora, io chiedo, sulla lettera, abbiamo detto tutto quello che potevamo dire?
Eh, sì, il, sì. A parte il fatto che mi raccontavi che una 127 bianca, o forse due, sono state avvistate anche in altre due occasioni. Come ci sono due avvistamenti, no? Mi dicevi: uno davanti al "Team Club" e uno proprio che seguiva la Stefania. Quindi, anche di queste auto bisognerebbe chiedersi di chi sono, chi sono, chi ha, chi ha portato questi avvistamenti. Insomma, io traccia nei verbali non li ho trovati, però anche questo è un aspetto.
Ringraziamo sempre Francesco Cappelletti, che ci ha, che mi ha dato modo di, eh, visionare la documentazione originale dell'epoca. Mh, sì. Questa 127 con un personaggio strano a bordo è menzionata in almeno due occasioni. C'è una lettera...
Una lettera anonima.
Esatto.
Sì. Allora, tu dici, vuoi vedere che per caso, il fatto che lui nella lettera fa due targhe, noi abbiamo preso quella sbagliata, che era quella di Giovannini, ho capito?
[risate]
E invece quella giusta era quella con la bandiera italiana. Ho capito. Ci sta. Vabbè.
Giovannini, chiaramente.
E vabbè, tanto il cognome ormai è noto e stranoto.
Era originario di Cosenza, quindi, e non è assolutamente parente dei Giovannini locali del Mugello. M. Questo, diciamo, solamente, a titolo di cronaca. Quindi, questo Giovannini era arrivato in Mugello, si era sposato con questa signora che si chiamava Anna B., che non sappiamo se è parente di quell'altro B. che...
No.
Non lo sappiamo, quindi...
Non lo sappiamo.
Il dubbio rimane. M.
E c'è altro su questo?
No, eh, hai introdotto te il discorso della statua. No.
Ah.
Mi sembra che sulla lettera, cioè, erano rimaste queste poche cose da dire. E a un certo punto, nel '76, il, la mattina, eh, compare, eh, questa statua in località Le Fontanine di Rabatta, e, eh, rimane, appunto, mistero. Un altro anonimo. Mh. Quindi...
Scusa, eh, io non ho capito. Cioè, a un certo punto, dal terreno esce questa statua?
Sì, si viene a scoprire poi che la notte del 30 maggio, un artista fiorentino con degli amici, eh, ha posizionato questo monolite con questo basamento in cemento, una colonna alta quasi 2 metri, con sopra le i volti dei ragazzi scolpiti nel legno, come memoriale, perché vuole che venga ricordato questo, questo evento drammatico.
Scusami, ma, eh, e questa statua, cioè, viene scoperto, cioè, io, quello che non ho capito, perdonami, m-m-m...
Compare nella notte, vuol dire che qualcuno...
Lui la, la mette nella notte. L'articolo racconta che lui spiega come ha fatto, cioè, per non creare scalpore, non ha informato le famiglie.
Pensa se creare scalpore. Si è mosso con degli amici, ha preso un camion che la potesse trasportare, e di notte, la notte del 30 maggio, appunto, del '76, l'ha posizionata. Tra l'altro, ehm, io ho ritrovato il basamento, eh, è grande, perché pesa 16 quintali, e c'ha una base m quadrata, con questa colonna che, appunto, si innalza per quasi 2 metri, con in cima, come ti dicevo, questa, eh, questo vostro rilievo, questo...
Dei ragazzi, ecco. E perché l'ha fatto?
Ascolta, l'ha fatto. Allora, lui, in realtà, l'ha fatto già un'altra volta a Viareggio, quindi dice che, eh, si sente particolarmente ispirato, concedimi il termine, eh, molto vicino artisticamente ai dolori della vita umana. Quindi, lui a Viareggio fa una cosa simile, che io non sono riuscita, però, a trovare l'immagine, per il bambino di 12 anni Ermanno Lavorini, bambino che fu rapito per un riscatto e poi ucciso.
Da chi?
Quindi, eh, allora, m-m-m, lì ci fu un depistaggio importante, nel senso che all'inizio furono accusati, eh, pedofili. Ci fu, ora i dettagli non te li so dire, però, se non ricordo male, eh, era una estrema destra che, comunque, aveva bisogno di soldi, aveva rapito e ricattato il bimbo, perché i genitori avevano questo negozio, insomma, non ti so entrare nei dettagli, però, ecco. Quindi, se stai aggiungere qualcosa a te, molto volentieri, perché, quindi, lui ha già fatto questa cosa e la ripropone anche perché vive a Firenze, quindi è un artista fiorentino. Ma nell'articolo viene riportato che è di, lui è di Vespignano, ed è nato accanto alla casa di Giotto, quindi si sente un artista già, eh, dalla nascita. Poi, vabbè, nell'articolo scrivono Vespignano di Verni, che non esiste, di Verni, Vespignano di Mugello, e poi, in realtà, lui ha, vive dopo a Firenze, insomma, è un, un artista che...
Come si chiama?
Si chiama Arduino.
Il cognome?
Come si chiama?
Arduino.
Pure lui?
Arduino. Sì. Il cognome si può dire?
Sì.
No.
Sì.
Parigi, a 55 anni. Sì.
A 55.
Come quello e come quell'altro. Ok.
E, e sono parenti?
Non lo sappiamo.
Non lo sappiamo. Vabbè, adesso basta che mi, che mi tu mi dici che abita al Pignone, e poi abbiamo fatto.
Esatto.
Al 31. Sì. Perfetto.
Bene.
Quindi, proprio dove ci sono le quattro. Ho capito.
E,
la mia domanda...
Qualche altra domandina anche dopo questo?
No.
Eh, no, io ho una domanda, cioè, perché poi la statua viene rimossa? Nel senso che nell'articolo viene riportato che la statua viene deciso di di lasciarla. Le famiglie, dopo aver conosciuto l'artista, decidono, sono d'accordo sul fatto che venga mantenuta in loco. Poi, dopo, a un certo punto, la statua non c'è più. Cioè, adesso, se si va sul piazzale, dietro il cippo commemorativo dei ragazzi, si ritrova sia il basamento del vecchio palo della luce, sia il basamento di questa statua, un po' di archeologia forense. E secondo me, appunto, a volte viene detto che il cippo sia stato spostato per fare il recinto, ma vedendo come sono posizionati i basamenti della statua e del palo della luce, immagino che questo non sia mai avvenuto, cioè, che il cippo sia esattamente dove è stato posizionato la prima volta. E purtroppo, per questo, è a ridosso della rete confinante con la falegnameria che adesso è lì, appunto, nel, nel campo attiguo, accanto. Certo. M.
Ti faccio una domanda, se vuoi rispondere, mi rispondi, sennò non mi rispondi.
Ok.
E se a te, fosse mai, così, per caso, capitato di andare dalle parti di Rabatta? Mh.
Eh, ma noi non lo sappiamo. Eh.
Che è mai capitato di poter notare se vi è una sorta di postazione, una sorta di, eh, diciamo, punto di osservazione.
Sì, sì, c'è.
C'è. E nel caso specifico, cioè, tu ritieni che questo punto di osservazione possa essere risalente all'epoca dei fatti?
Allora, sicuramente è da molto tempo che c'è, perché la struttura, che è una panchina in legno, entrare adesso nei dettagli, potrebbe, sì, diciamo che, in linea d'aria, da questo punto di osservazione, come dici te, siamo molto vicini al cippo. E tra l'altro, è stranissimo come, però, non lo so, ci sono stata, c'è sporcizia, ci sono bottiglie vuote, ci sono, a volte, ci ritrovi sacchi di roba.
Certo, certo, certo. Mh.
Però, mi sembra di aver capito che questo, non sembra un avvistamento, un posto per i cacciatori, perché è proprio a ridosso di una stradina sterrata, quindi non avrebbe senso per un cacciatore appostarsi lì, rischierebbe di, m-m-m, ferire qualcuno, ecco.
Mh. Da qu...
Ed è molto ben camuffato, mi sembrava di capire.
Sì.
Ce n'è uno simile, no?
Anche alla Boschetta, no?
Allora, questo non lo so. Me lo racconti te? Ma le foto, me le hai mandate te, no? Se parli di quella struttura quadrangolare più in alto, dici? Quella che sembra quasi un, mh...
Allora, sopra la Boschetta, secondo me, è Fabio Martini, che saluto, che spero stia bene anche lui, e passava una mulattiera, passava una vecchia strada che adesso non è più percorribile, ma che, appunto, lì intorno porta a questa, così come c'era una mulattiera, c'è una sorta di struttura in sassi e mattoni quadrangolare.
Mh, mh.
A me ricordava un po' lontanamente una sorta di, eh, tempio pagano, però...
Un altare.
Sì, una sorta di altare.
Ovviamente, noi diciamo queste cose non perché pensiamo che, e questo, sì, cioè, no...
No, semplicemente che, come noi non l'abbiamo visto per tanti anni, no? E poi, l'occhio attento di Lisa, dopo anni e anni e anni che centinaia di migliaia di persone, milioni e miliardi erano passati di lì e non avevano visto niente, lei l'ha visto. Quindi, vuol dire che, e il mostro si è preso un bel rischio, perché se in questi gabbiotti di osservazione c'era qualcuno, o egli era certo che non vi fosse nessuno, oppure è stato molto fortunato. Per quanto riguarda Rabatta, eh, effettivamente, se ti poni avvistamento, dall'esterno non sei visto, cioè, può passare le persone a fianco e non lo noti, non lo vedi assolutamente. Altro c'è da arrampicarsi un po' su per la Boschetta, però, insomma, si, si raggiunge, proprio perché comunque di lì passano anche cacciatori, insomma, sono zone piuttosto trafficate, ecco.
Ho capito.
E insomma, poi tornando alla statua, quindi tornando a Rabatta, questa statua a un certo punto sparisce e non se ne sa più niente. Io non so, non ho trovato niente, guardo, quindi se qualcuno mi vuole aiutare anche volentieri, però segnalo che, eh, anche in un altro posto, a un certo punto, un, un memoriale è stato tolto. Sto parlando dell'atto vandalico che è avvenuto di recente, ma, e comunque, insomma, senza entrare nei dettagli, per il rispetto della volontà, era semplicemente, non era una cosa strana fatta a dispetto, come qualcuno pensava, ma semplicemente era stata poi una decisione presa.
Ho capito. Vabbè.
Dai parenti.
Ok. Quindi, mh, però, eh, non so, m-m-m...
Ho capito. Domanda. Quindi, noi abbiamo parlato della lettera, abbiamo parlato della statua, però c'è anche una notizia, anzi, ci sono ancora tre notizie di cui dobbiamo parlare. Arrivo flash. La prima, eh, la prima la dico io, così ti faccio riposare un po'. È Padulivo. Abbiamo scoperto che l'antico toponimo è Padulio. E durante le nostre giratine, ho avuto modo di parlare con una persona che non nominiamo, perché le nostre fonti sono sempre tutelate e protette, che, ovviamente, una persona assolutamente attendibile, che mi ha, che conosce i luoghi, che conosce le persone, e che ha smentito in ogni modo la possibilità che Stefania e la sua famiglia andassero in vacanza in questa località.
Mh, mh, mh.
Eh, per quanto riguarda, invece, eh, l'altra notizia flash...
Aiutami, qual era?
Allora, ehm, ce ne sono due, diciamo. Una è la storia di Francesco Vinci, che è appena uscito dal carcere.
Ah, ma quello è un bombone. Ok, scusami. C'amo. No, diciamo subito quella flash, eh, sulle foto al cimitero.
Ok, ok. Eh, non c'è traccia. Abbiamo parlato anche con Francesco Cappelletti, e ci ha confermato che non esistono tracce documentali. Quindi, potrebbe essere, potrebbe essere, noi ci teniamo a dirlo, solamente una voce, come dire, una fake news. Però, se qualcuno ha, non l'articolo di giornale, ma il verbale, ce lo vuole inviare, o a me o a Francesco, noi saremo felicissimi di visionarlo e, e capire se, invece, questo atto vandalico sulle croci c'è stato. Intanto, a Roma, perché qui abbiamo questa sera un asse che parte da Milano, attraversa Firenze e arriva fino nella capitale, abbiamo Daniele Piccione. Eccolo.
Buonasera a tutti. Tu hai sentito che noi stavamo parlando di Francesco Vinci e sei comparso. Tu sei sardista fino all'osso.
Non ho...
Come Daniele?
Non ho resistito, non potevo evitare di...
Allora, noi stavamo concludendo, appunto, il '74. Quindi, Lisa diceva, nel '74 c'è un altro evento di nota.
Vuoi raccontarlo tu, velocissimamente? Questo è abbastanza noto. Allora, che succede? Poi, e correggetemi se sbaglio, che voi lo sapete, io non ho niente di scritto, se non quello che scrivo nel Durante. Eh, Francesco Vinci, per motivi che non conosciamo, mh, cioè, che non ricordo sinceramente, viene arrestato. Esce di galera proprio qualche giorno prima, quindi siamo intorno al 7 di settembre del '74, 8, 6, insomma, quei giorni lì, e in compagnia di un'altra persona, che rimane anonima, ecco perché ne parliamo, perché noi il tema della puntata è "Gli anonimi". A bordo della sua Fiat 124 verde bottiglia, va a trovare una sua amica, va a trovare una sua amica con la quale ha avuto una relazione. Non diciamo il nome, diciamo, cioè, non diciamo il cognome, diciamo solamente il nome, che è Alessandra. Ecco, qui noi dobbiamo, eh, dire questa cosa importante, perché noi abbiamo incrociato i verbali dell'epoca, e sappiamo che le fonti giornalistiche, eh, dell'epoca, dicono delle cose diverse. Però, purtroppo, ce lo insegna, eh, Frank Powerful, noi dobbiamo sempre mettere sullo piatto della bilancia il peso delle varie fonti. Allora, se lo dice il giornalista, sicuramente ha un peso, però, se abbiamo un verbale di PG, ne ha un altro. E allora, ecco, noi sappiamo che Francesco Vinci, qualche giorno prima del delitto di Rabatta, effettivamente va in Mugello, ma non va a Borgo San Lorenzo, va a Barberino di Mugello, in Via del Migneto 9. Vediamo anche l'indirizzo preciso. Quindi, poi, qui la notizia giornalistica ha, come dire, traslato nello spazio la location, diciamo, questo punto, questa meta intermedia, da Barberino, Barberino Nord, tra l'altro, ed è andata a collocare a Borgo San Lorenzo. Cambia niente, probabilmente, però era giusto per puntualizzare. Dopo, da qui, ce lo dirà poi che alla Mosca, qualche anno dopo, il Vinci è andato anche fin su a Firenzuola, fino alla Caburraccia, che questo, ai confini con l'Appennino Tosco-Emiliano. E questo perché l'abbiamo detto? Perché noi sappiamo che Francesco Vinci, poi, a un certo punto, verrà, e lo vediamo adesso, tra poco, con Daniele, sfiorato dall'indagine. Sfiorato è un eufemismo, però, già nel '74, eh, è strana, comunque, questa cosa, no? E lo diciamo perché, perché noi non abbiamo nessuna tesi, noi non abbiamo nessuna ipotesi, noi ci limitiamo a raccogliere dati, fatti, quindi, poi, ognuno ne fa quello che vuole. Noi, quello che sappiamo è che Francesco Vinci,
noi alcuni di noi, invece, hanno delle tesi, no, in cui credono ciecamente, no? Vabbè, tu sei sardista e quindi è, è chiaro.
Eh, però, diciamo, io sinceramente, in questa storia, e come diceva una volta Francesco Cappelletti, più la studio e meno ci capisco. E io, paro paro. Perché lo andiamo a dire? Perché nel '74, guarda caso, Francesco Vinci esce di prigione, sfiora, diciamo, sfiora, entra in Mugello, però sulla parte occidentale, quindi Barberino, Firenzuola, Caburraccia. E qualche giorno dopo avviene il delitto. Quindi, questo noi dobbiamo, dobbiamo dirlo, dobbiamo rasentarlo, perché non lo possiamo ignorare. Ci tenevamo solamente a collocare Francesco Vinci non a Borgo, ma a Barberino, che sono 10 chilometri. Però, allora, io credo che a questo punto, noi abbiamo raccontato tutti gli eventi riconducibili ad anonimi, o, perlomeno, che nella contingenza dei fatti erano anonimi, ma che poi o lo sono rimasti, o sono stati svelati. Volevo chiedere a Daniele Piccione, che c'ha appena, come dire, ehm, e che ci ha appena raggiunti. Ma io, se scrivo una lettera anonima, Daniele, e la batto a macchina, e la batto a macchina su carta di riso, che motivo ho di firmarla "BB Firenze"? Cioè, risparmio inchiostro, non la firmo, tanto è anonima.
Beh, beh, nella vicenda che di cui ci occupiamo, gli anonimi hanno un ruolo importante. E infatti, si parlerà molto nel processo Pacciani, delle degli innumerevoli anonimi che tormentano le lunghe indagini, e che sono la giocano da padrone per tutta la prima parte della pista sarda, e poi, però, fino al 1989, e poi, però, tempestano anche la posizione di Pacciani. Questo è molto interessante. Invece, gli anonimi, strano che sembri, non dico che cessano, ma si riducono notevolmente quando si passa all'esame processuale dei "compagni di merende". Quindi, la mappa giudiziaria della vicenda Mostro di Firenze, idealmente divisibile in vari, in vari segmenti, è caratterizzata da questa tempesta di anonimi nei primi anni, cioè, quelli che vanno idealmente dal 1985 ai primi anni 2000. Dopodiché, ehm, diciamo, questa, questa sorta di effluvio degli anonimi scompare. Si potrebbe dire che scompaia anche per ragioni anagrafiche di chi li scrive, e per il fatto che si perde interesse, naturalmente, a provare ad incidere con l'anonimo sulle su vicende che cominciano a invecchiare nel tempo. Certo, queste sono tutte spiegazioni razionali, però rimane da spiegarsi perché, nella vicenda del mostro, la quantità di anonimi che caratterizza anche le svolte più significative delle indagini, ehm, pensiamo al "Cittadino Amico", e pensiamo anche alla famosa all'asta Guidamolla, o pensiamo anche, se vogliamo riferirci a questo, un anonimo che poi viene svelato, alla celeberrima lettera che porta gli inquirenti per la prima volta sulle le tracce di Pacciani. Quindi, non solo gli anonimi sono molti, non sono agguerriti, perché, diciamo, c'è un livello di anonimato molto, molto valido, nel senso che non si tratta, almeno gli anonimi selezionati, quelli di cui poi si è parlato nel proseguo degli anni, sono tutti anonimi cosiddetti qualificati. E "Cittadino Amico", le cosiddette, i cosiddetti proietti inviati ai tre magistrati requirenti della Procura fiorentina, le lettere che poi riguarderanno Narducci, le lettere che riguardano Pacciani, l'asta Guidamolla, e via dicendo e discorrendo. Giuridicamente, questo va detto, perché spesso lo si ignora quando si analizza questa vicenda. Giuridicamente, gli anonimi non possono essere portati a processo. Tanto ciò è vero che, su un decisivo snodo del processo Pacciani, quello dell'asta Guidamolla, la che, come noto, era accompagnata da un frammento di telo e da una lettera. La lettera, infatti, essendo anonima, venne considerata inutilizzabile nel dibattimento. Se ne prova, nei lunghi, nelle lunghe fasi del dibattimento, che vedono protagonista la difesa di Pacciani e, e Canessa, e anche il presidente, per la verità.
Ma senti, e se io la firmo "BB", che senso ha firmare un anonimo?
Beh, quello che si insegna in polizia giudiziaria è che la firma di un anonimo è un elemento stesso della lettera che serve ad essere ad essere considerata. Tanto è vero, regola numero uno che si insegna in polizia giudiziaria: mai gettare via un anonimo. Di questa regola, peraltro, c'è uno splendido frammento cinematografico, che è costituito da un grande film di Jeffrey Merville, "I senza nome", in cui il commissario Burville dice proprio questo, cioè, cerca di insegnare ai suoi giovani collaboratori che non solo non si butta mai un anonimo, non solo non si butta mai una busta, ma non si butta neanche la busta da lettera nella quale l'anonimo è considerato e è trasmesso. Questo per dire che a volte la firma dell'anonimo, o addirittura i riferimenti, il modo in cui è scritto l'indirizzo, ricordiamo tutti, ovviamente, la celeberrima lettera che chiude l'esperienza del mostro, quella del 1985 a Silvia della Monica, possono significare, possono avere quindi un significato. Quindi, la tua domanda, secondo me, trova una risposta chiara, cioè, l'anonimo va considerato in quanto tale, anche per le firme, anche se le firme sono apocrife, o peggio ancora, sono firme forvi, oppure sono firme letteralmente false.
Cioè, tu sai, sai perché te l'ho chiesto? Perché io dico: "Ma tu vuoi vuoi restare anonimo, no? E firmi BB. Perfetto. Però mi metti Firenze."
Eh, qui inizia la, la, l'enorme lago dell'interpretazione, no? In me la notte non finisce mai.
Il Cittadino Amico.
Certo, certo.
Benissimo. Quindi, io direi di chiudere a questo punto il capitolo Anonimo '74, di mandare la nostra macchina del tempo in avanti di sei anni, quindi passiamo dagli europei del '74 ai mondiali dell'82.
'74 c'erano i mondiali. È perfetto. Infatti, sono 8 anni. Ma io a quest'ora, e il 6 diventa un 8, e figurarsi gli altri calcoli come mi riescono di giorno. Quindi, eh, andiamo avanti gli 8 anni, e qui succede il delitto di Baccaiano. Il delitto di Baccaiano è il tema della puntata, quindi andiamo subito al, al sodo. Dopo il delitto di Baccaiano, avvengono alcune segnalazioni anonime. Alcune sono le solite notizie flash, che, se mi concedete, ve le dico io in 2 secondi, mentre un'altra è decisamente più interessante. Allora, quella la lasciamo raccontare a uno dei massimi esperti, e ha avuto modo di studiare e approfondire questo tema da anni, ed è appunto il nostro ospite, il caro Daniele. Le notizie flash sono queste. Allora, subito dopo il delitto, succede questo, che arriva una telefonata anonima, fatta da due signori, che vengono classificati poi come "guardoni". Il perché, io non lo so, però sul verbale di PG sono identificati come guardoni. I quali dicono: "Guardate che qualche giorno prima delitto di Baccaiano, noi abbiamo visto una persona di circa 35 anni aggirarsi con fare sospetto nei pressi di una piazzola di parcheggio della Virginio Nuova. Questa persona era calda, robusta, alta circa 1,75 m, ed e si, e utilizzava un'autovettura Fiat 124-128 di colore giallino chiaro." Da qui, sembrerebbe che poi, a un certo punto, esca un nome, e che, come dire, la segnalazione fatta da questi due anonimi permetta di identificare questo signore, di cui noi ci limitiamo, come al solito, a dire il nome di battesimo, che è Giuseppe. Quindi, e vengo, beh, Giuseppe ce n'è tanti, quindi, e da qui vengono poi fatti una serie di approfondimenti che, evidentemente, escludono questa persona. Sempre qualche giorno dopo il delitto, due giorni dopo il delitto, addirittura abbiamo la madre di una delle precedenti vittime, la madre di Stefano Baldi, che si trova nei pressi di Baccaiano. È lì che, giustamente, ha perso il figlio poco tempo prima, è lì che cerca una risposta alle tante domande. E qui, presso un vinaio, a un certo punto, viene a sapere che uno degli autisti del vinaio, la notte del delitto, ha visto dei movimenti strani. Allora, poi qui parte tutta una storia, e insomma, arriva la, la PG, interroga, ma anche da qui, purtroppo, non se ne cava un ragno dal buco. Poi, però, arriva il grande colpo di scena, perché la dottoressa della Monica, che nell'82 si occupa delle indagini, fa una lista precisa delle caratteristiche che questa persona deve avere. Io questa lista l'ho letta per gentile concessione di, di Francesco, solamente dopo aver realizzato la profilazione geografica, quindi, e la profilazione comportamentale del nostro soggetto. Non ero a conoscenza, però alcuni aspetti sono molto interessanti, perché lei dice chiaramente: "Andate a cercare qualcuno, tra le altre cose, che dal 1960 a oggi è già stato segnalato per atti contro la libertà sessuale, quindi violenza carnale, violenza carnale, stupro, eccetera, eccetera." E allora, forse la dottoressa della Monica, poi qui ce lo spiegherà meglio Daniele, aveva un modo di pensare più moderno degli altri investigatori della sua epoca, e forse...
Ha intuito qualcosa. E allora proprio in quei giorni, mentre lei dice: "Andate a cercare nei poligoni di tiro, andate a cercare negli ospedali psichiatrici, andate a cercare tutti gli autori di crimini di un certo tipo, andate a cercare le pistole rubate da una certa data in poi, andate a cercare dei delitti simili a questo, lupus in fabula," iniziano ad arrivare degli strani biglietti.
È vero, Daniele? Ehm, che succede? La tua lettura è già provocatoria perché tu leghi il celeberrimo biglietto del dell'inizio dell'estate del 1982 a queste prime avvisaglie.
Ah, no, no, io in realtà non era quella la mia intenzione, era probabilmente un'esposizione scorretta.
Giusta, giusta idea, peraltro, eh, perché e dunque il problema grande è che, ehm, io la metterei giù così: esistono due tesi di quello che accade nel giugno del 1982. La prima tesi è che, per un lampo di genio del maresciallo Fiori, perdonami, perdonami Daniele, che succede? Cioè, il fatto qual è? Il fatto che accade è che in qualche modo, poi chiariremo questo in qualche modo perché io penso che ormai sia chiarito per tabulas, cioè che ci sia una dimostrazione di questo, però siccome ci sono ancora autorevoli studiosi che ritengono che il problema sia dubbio, bisogna dire in qualche modo.
In qualche modo, ehm, in Procura a Borgo San Lorenzo e nell'ufficio dell'istruzione fiorentina si viene a sapere del duplice omicidio consumato nella notte del 21 agosto alla Strassigna in danno di Barbara Locci e Antonio Lobianco. Che vuol dire che si viene a sapere? Era un omicidio che aveva già avuto una, come poi molti di noi sanno, naturalmente, aveva avuto già una definizione processuale e una sentenza di condanna a carico di Stefano Mele, il marito della vittima femminile.
Ma il problema cruciale che è stato per molti anni sottovalutato è come si giunge a collegare in quel luglio del 1982, meglio sarebbe dire a cominciare dal tardo giugno del 1982, quell'episodio di 14 anni prima del 1968 con la serie omicidiaria che invece a quell'altezza di tempo, ehm, è ferma, per così dire, a Baccagliano di Montespertoli. Cioè, c'è stato appena in quel momento il duplice omicidio di Baccagliano e irrompe sulla scena questo legame.
Cioè, tu stai dicendo, perdonami se ti interrompo, nell'82 gli inquirenti hanno capito che c'è un mostro che ha colpito a Baccagliano nell'82, l'anno prima nell'81, volte e poi nel '74, quindi loro sanno di quattro delitti, di quattro duplici delitti.
Esattamente. Ma e e ora, in quel momento naturalmente l'attenzione sul mostro è già altissima perché l'attenzione fortissima, quella che gli inquirenti ritengono un'autentica caccia, inizia, per dirla tutta, nell'autunno del 1981, dopo il duplice omicidio di Travalle. A quel punto trascorre un lungo inverno in cui si vanno definendo le piste di indagine e quello che accade in quell'inverno è che sostanzialmente si esclude la rilevanza della posizione di Spalletti, il quale è finito, ehm, in carcere dopo l'omicidio di Scandicci, dopo il dubbio.
Perdonami Daniele, per chi non lo sapesse dei nostri ascoltatori, ci racconti chi era Spalletti in due parole?
Sì, proprio in due parole per collegarci, immagino, a quello che abbiamo detto tante volte in altre puntate. Questo Spalletti era un noto guardone che era stato ritenuto un testimone, quantomeno un testimone del duplice omicidio di Scandicci. E però cosa accadde? Che non sapendo bene in sostanza che pesci prendere, comunque giudicando molto, molto dubbia la posizione processuale di questo Spalletti, si ritenne di considerarlo implicato nel duplice omicidio o comunque reticente nel dire quello che aveva notato e osservato quella notte, ragione per la quale si decise, come si faceva ai tempi, di metterlo dentro, sperando che a un certo punto o parlasse oppure, diciamo così, che emergessero a suo carico elementi tali da poter aggravare la sua posizione in reo confesso. Questa era l'impostazione che aveva scelto Izzo e che aveva un suo significato a quell'altezza di tempo.
Trascorrono, ma siccome capita il duplice delitto di Spalle e la posizione di Spalletti diventa una posizione molto più chiara, nel senso che Spalletti è impossibile che sia implicato nel duplice omicidio per il semplice motivo che è in galera nel momento in cui si verifica il secondo omicidio, il secondo omicidio dell'81. A questo punto la Procura per tutto l'inverno è al buio, non ha piste plausibili e quindi fa quello che si fa in questi casi, cioè si affida molto a episodi anonimi, tentativi di comunicazioni, piste più o meno credibili.
Quello che è chiaro è che subito dopo il delitto di Baccagliano, Bigna in persona comincia a focalizzare l'attenzione su Borgo San Lorenzo, cioè sul primo episodio. Qui a mio parere accade una prima cosa significativa, cioè Vigna fa un ragionamento molto acuto dal punto di vista investigativo, capisce che un omicida seriale va interpretato partendo dal primo dei suoi delitti, quelli in cui lui, diciamo, si individua, si identifica. Ecco perché concentra l'attenzione su Borgo San Lorenzo.
Però torniamo al famoso anonimo del 1982 perché a questo punto non ne abbiamo ancora parlato. Cioè, quello che accade dunque è che di certo ci sono quattro duplici omicidi commessi con la stessa arma da fuoco, con le stesse modalità e con la stessa vittimologia, per cui c'è una serie omicidiaria e in quello snodo giugno-luglio 1982 a un certo punto uffici istruzione e procura si rendono conto che c'è un quinto omicidio, probabilmente da collegare, un quinto duplice omicidio che appunto è quello più risalente di tutti, quello del 1968 all'Astraigne. E come fanno?
Ecco, si verifica un gigantesco viaggio indietro nel tempo che, come effetti, ora lo vedremo, determina alcune conseguenze molto importanti per l'andamento delle indagini. Ma rimaniamo fermi al punto dominante. Come si fa a fare questo collegamento? Cioè, cosa conduce gli inquirenti a occuparsi di questo fantomatico quinto duplice delitto sul cui collegamento molto si discuterà nei decenni successivi?
Prima tesi, la tesi classica, quella passata, diciamo, alla storia fino alla fine degli anni '90, direi, è quella per cui una brillante intuizione del maresciallo Fiori, o una reminiscenza che dir si voglia, avrebbe condotto gli inquirenti a dare un'occhiata a questo fascicolo, ehm, riguardante il fascicolo processuale riguardante appunto la sentenza che aveva determinato la condanna di Mele per il duplice omicidio della notte del 21 agosto 1968. Si tratta di una tesi tutto sommato credibile che infatti regge nel tempo perché il Fiori era in effetti distaccato proprio presso il comando che si era occupato delle prime indagini, quelle immediatamente successive al delitto del '68.
È anche vero, Vigna, cioè.
Sì, anche se è vero che insomma qualcosa avrebbe dovuto scricchiolare già allora perché in realtà il buon Fiori per sua stessa ammissione in quei giorni, cioè nei giorni in cui si consuma il delitto, era in realtà in licenza, cioè era in ferie. E però la sua descrizione del fenomeno è nel senso che, ritornato dalle ferie, lui prende atto, prende parte in un qualche modo ai primi atti di accertamento che seguono la prima parte, quella immediata delle indagini. Certo, qualcuno si fa subito la domanda del come faccia Fiori così umile ad avere questa sorta di reminiscenza e poi così tardi, perché ormai la realtà del mostro e dei duplici delitti è molto matura anche nell'immaginario collettivo, quindi le spiegazioni che farebbero immaginare questa sorta di reminiscenza improvvisa, un tantino, diciamo, avrebbero meritato approfondimento.
Però è anche vero che accadono due cose a sostegno di questa tesi. La prima è che il comando di Borgo San Lorenzo insiste in.
Ecco, chiedo scusa Daniele. Il comando di Borgo San Lorenzo sarebbe il nucleo operativo, il comando centrale.
Esattamente. Sì, sì. Loro insistono tutti, anche nella persona del comandante, nel senso che è il Fiori ad aver avuto questa reminiscenza e ad averla avuta, peraltro, in modo del tutto spontaneo, cioè aiutato, non aiutato da alcun elemento esterno.
E voglio anche dire che la tesi tutto sommato era rafforzata da un'altra, più o meno plausibile circostanza che proprio in quei giorni, qui il nesso di tempo non è facile da individuare, però era stata richiesta una sorta di divisione generale nelle regioni, almeno a centro Italia, dei duplici di altri duplici delitti aventi sostanzialmente la stessa natura vittimologica di quei quattro per i quali si stava investigando. Quindi qualcuno in effetti l'idea doveva averla avuta che ci sarebbe potuto essere un ulteriore quinto duplice delitto, o prima o dopo la serie, o anche in mezzo alla serie. Per cui non viene del tutto inverosimile credere alla reminiscenza del Fiori, perché si tende a sposare la tesi in questo primo momento che il Fiori non abbia fatto altro che seguire un'indicazione che già avveniva dalla procura o comunque dal giudice istruttore, cioè andare a vedere se c'erano episodi simili e ovviamente questo andare a vedere, lo metto tra virgolette, implicava cominciare a partire dalla provincia fiorentina perché ovviamente, neanche a dirlo, i quattro duplici delitti per i quali già si investigava erano stati tutti consumati nella provincia fiorentina.
Questa tesi, quella ufficiale, regge dunque per tanti anni e qui cominciamo a svelare un altarino a beneficio dei sette o milioni di spettatori che ci seguono, cioè che la Procura e il giudice istruttore che all'epoca era Tricomi avevano tutto l'interesse del mondo a dire che c'era stata questa sorta di salvifica reminiscenza.
Perché?
Perché l'alternativa voleva dire che se in effetti il collegamento a Signa e la serie avesse fatto strada, si doveva riconoscere che gli inquirenti, per svolgere le loro indagini e soprattutto per centrare uno snodo così decisivo, si erano affidati a dei dialoghi con gli anonimi. E qui torno alla nostra puntata.
Ora questa cosa, altra lezione di polizia giudiziaria, si tende sempre a negare. Innanzitutto perché se poi le vicende danno esito processuale, dell'anonimo nel processo non si può parlare. E in secondo luogo, perché non si fa una gran figura, perché una procura che si affida al dialogo con gli anonimi è una procura che va un po' a tentoni di notte, insomma, che poi era proprio quello che stava accadendo in quella fase, cioè la procura era veramente in difficoltà, cioè non aveva idee chiarissime. C'era stato Baccagliano che indubbiamente era stato un fallimento anche per il mostro o comunque un mezzo fallimento, il primo passo falso del mostro che aveva sfiorato il rischio di essere addirittura catturato in flagranza, però poi alla fine gli inquirenti si trovavano oggettivamente con un pugno di mosche e quindi con questo pugno di mosche in realtà non stupirebbe affatto se si fossero invece affidati all'anonimo.
Seconda tesi, quella dell'anonimo, quella che, lo dico subito, sempre a beneficio di tutti quanti, è secondo me quella vera e devo dire che questo mio "secondo me" è ormai pleonastico, nel senso che è praticamente certo che non sia stato il Fiori in via del tutto autonoma ad avere questa splendida agnizione o reminiscenza che dir si voglia. Perché vedete, nell'inverno del 1982 o comunque nella tarda primavera del 1982, doveva essere già successo qualcosa, cioè c'era stato un effluvio qualificato di anonimi verso la Procura. Ora, qui bisogna essere puntuali. Questo fantomatico biglietto di cui sto per parlare, il biglietto del "cittadino amico", non era il primo, cioè con quella firma c'erano stati sicuramente altri tentativi di comunicazione. Quindi c'era in sostanza una via d'entrata dell'anonimo, di un anonimo qualificato che cercava di comunicare già da tempo.
Qui però dobbiamo fermarci perché noi non sappiamo le prime comunicazioni che devono essere state due, quale contenuto avessero. Noi in realtà non sappiamo neanche per precisione quale sia il contenuto della comunicazione definitiva, quella decisiva, quella che determina l'innesco del collegamento tra Signa e la serie. Ma forse, ora diciamo a maggior ragione, noi non conosciamo il contenuto delle prime due lettere o forse più, con le quali l'anonimo aveva cominciato a parlare, però ne siamo sicuri che un anonimo "cittadino amico" aveva tentato di mettersi in contatto con la Procura. Chiunque farebbe la domanda: "Come facciamo a esserne sicuri?". Eh, ne siamo sicuri perché su un trafiletto della Nazione, gli inquirenti tentano denunciando, quindi mostrando o un interesse o un elemento di disperazione o forse entrambe le cose, tentano la strada della cosiddetta "via di ritorno della comunicazione", cioè loro stessi addirittura interpellano per il tramite del giornale questo "cittadino amico" e indicano con chiarezza il fatto che questo cittadino ha già più volte tentato di comunicare con la Procura.
Chiedo scusa. Siamo al 3 luglio.
Siamo al 3 luglio. Esattamente. Questo è un primo fatto, nel senso che sicuramente da Borgo San Lorenzo provano a comunicare e quindi a stabilire una via di seconda comunicazione con l'anonimo. La mia opinione, molto supportata da dati, è che loro ci provino per un motivo molto preciso, perché hanno già capito che quel tentativo di comunicazione dell'anonimo era fruttuoso, li aveva già portati a fare due passi importanti: uno, a collegare Signa, cioè il delitto del 1968, alla serie; e due, a verificare che quel collegamento era fondato. Perché appena loro fanno questo collegamento, cioè lo abbozzano, fanno due cose che sono comprensibili.
La prima: acquisiscono il fascicolo processuale che decide, col quale, o meglio, la sentenza della Corte d'Appello di Perugia decide in via definitiva la responsabilità di Mele in quel duplice delitto. E poi verificano l'identicità dei bossoli esplosi dalla pistola che uccise a Signa con i bossoli esplosi e trovati quindi nelle piazzole dei quattro delitti nella serie.
Aggiungo anche dei proiettili.
Eh, sì, sì, certo. I proiettili sono gli stessi.
I proiettili sono gli stessi, ma loro.
Dico sia la palla che il bossolo.
Sì, però loro partono da un assunto, direi corretto in termini generali, cioè loro hanno la fortuna, e qui metto le virgolette intorno alla parola fortuna, di trovare insieme allegato, spillato, come si dice in mostrologia, al famoso fascicolo del 1968 che riguarda la sentenza definitiva di condanna di Mele, ci trovano belli e pronti una bustina con i bossoli, che appunto avevano erano stati esplosi dalla pistola impiegata dall'omicida o dagli omicidi per il delitto di Signa. Quindi si trovano servito su un sospetto, per la verità, piatto d'argento, il controllo dell'identicità dei bossoli tra la serie e il primo episodio del 1968. Controllo che dà esito assolutamente positivo, nel senso che i bossoli sono gli stessi, ovvero la pistola, nello sparare i bossoli, ha lasciato gli stessi segni, quindi è la stessa dal 1968 al 1982.
Faccio la domanda cattiva.
Certo.
Noi siamo sicuri che questi bossoli che abbiamo trovato lì al Tribunale di Perugia sono coevi dell'epoca del '68 e non che ce li abbia messi qualcun altro dopo?
Allora, qui noi siamo circondati da leggende, leggende che ci gettano tenebre terribili su questo anonimo, perché primo punto e innanzitutto il fascicolo non viene trovato a Perugia, come si dice, ma viene invece trovato a Firenze. È invece vero, da una ricostruzione abbastanza attenta e analitica, che il primo tentativo di recuperarlo è a Perugia, effettivamente a Perugia, cioè c'è un tentativo di comunicare con la presidenza della Corte d'Assise d'Appello di Perugia per farsi trasmettere il fascicolo da lì, ma si scopre rapidamente che lì il fascicolo non c'è perché il fascicolo è invece a Firenze ed è peraltro corretto che sia a Firenze. Quindi nessuna scenario fantomatico, pur descritto da alcuni secondo alcune dottrine volanti che partono alla volta di Perugia e poi rientrano con velocità straordinarie, no? Niente di tutto questo. In realtà il fascicolo fa un viaggio molto breve, cioè dalla cancelleria fiorentina direttamente all'ufficio istruzione.
Ora, seconda leggenda, è naturale o non è naturale che i bossoli siano allegati al fascicolo che reca la sentenza definitiva passata in giudicato? Si è detto per circa 20 anni che questa è la, se non la prova, l'indizio, l'hanno detto autorevolissimi studiosi, di qualcosa di artificioso, se non di un vero e proprio depistaggio o comunque di un'intrusione nel materiale probatorio che poi riguarderà tutte le indagini. Però la risposta non è questa, perché.
E qual è?
Perché in realtà questa idea, cioè l'idea che sia innaturale ritrovare i bossoli, riposa fondamentalmente su una tesi non dimostrata, cioè quella per cui i bossoli vengono distrutti quando, o meglio, l'oggetto, l'arma o il profitto del delitto vengono distrutti quando va in giudicato la sentenza. Però qui bisogna tener presente che non solo la sentenza era sì passata in giudicato, ma riguardava Mele in concorso con terzi non individuati. Quindi il giudicato, diciamo, era debole sull'autore perché è vero che riguardava Mele, ma non escludeva, anzi faceva cadere il giudicato sul concorso di persone nel reato e quindi era in qualche modo aperto e soprattutto non s'era trovata la pistola.
Qui, se non trovo la pistola e invece ho i bossoli, proprio per situazioni limite come quella che poi si verificherà nel 1982, è del tutto comprensibile che lo straordinario cancelliere che ha fatto questo lavoro di conservazione avesse preservato anche quel reperto.
Terza leggenda, la più insidiosa, che tutto quello che ha appena spiegato non è realistico, perché chiunque vive l'esperienza dei tribunali sa bene che invece questo genere di reperti viene disperso, tenuto malamente, lasciato nel più pieno dei disordini. Quindi è abbastanza strano che qualcuno si sia comportato così scrupolosamente proprio da rendere un servizio perfetto agli inquirenti del 1982. Però questo sinceramente non mi pare né una coincidenza clamorosa e né tantomeno mi sembra un fatto su cui speculare per l'una o l'altra tesi.
Certo.
Anche perché, e questo è uno sport a cui non si è dedicato mai nessuno, quali le ipotesi alternative? La più incredibile di tutte, secondo me, altamente inverosimile, per dir poco, è che ci sia stato un tizio talmente abile da costruire un meccanismo che anche a livello intuitivo era piuttosto difficile da realizzare, cioè dipendeva da troppe incognite, per cui se proprio si fosse stati nell'interesse o nell'intenzione di fare una cosa del genere, la si sarebbe fatta in modo decisamente più semplice, non in questo modo così cervellotico e insomma piuttosto equivoco, peraltro, oltre al piacere del fatto che insomma si deve trattare di una persona che ha una grossa esperienza di questioni giudiziarie, che è in grado di mettere le mani su un fascicolo comunque vecchio di 14 anni e che poi è in grado di disporre di bossoli sparati dalla stessa pistola e necessariamente invecchiati a tal punto da poter sembrare esplosi nel 1968. Insomma, come operazione niente male, cioè si deve trattare.
Io aggiungerei anche due cose.
La prima, che deve essere certo che gli vadano dietro, perché sennò lui mette insieme tutto sto teatrino, ma se gli inquirenti non gli danno retta, lui ha fatto il teatrino, ma non serve a niente.
Sì, sì, certo. Però nell'immaginazione, e qui viene la grande domanda nascosta negli anni, nell'immaginazione che questa cosa serva veramente tanto e a qualcuno, e questo lo affrontiamo subito, eh, certo, uno potrebbe immaginare che si corra un rischio. I fautori di questa tesi dell'artificioso innesto dei bossoli nel fascicolo del '68 tendono a dire che d'altro canto questo "cittadino amico" aveva già provato a comunicare varie volte, quindi c'è l'idea di una di un tentativo reiterato, sottolinea l'evidenza o almeno l'obiettivo davvero di incidere sullo sviluppo delle indagini. Quindi ecco, questa reiterazione, questa intensità di desiderio di collegare il '68 alla serie è tanto sospetta che in fondo, dicono questi detrattori della tesi dell'originalità dei bossoli, si spiegherebbe, pur di riuscire in un tentativo così importante per chi lo compie, anche tutta questa artificiosità di operazioni che coinvolgono cancellerie, rapporti con gli istruttori, lettura delle abitudini della magistratura e della polizia giudiziaria, insomma, manovre di primo livello e di grande sofisticazione.
Però, scusa Daniele, mi pare che però questa persona indichi di andare a cercare il fascicolo a Perugia, quindi dà un'indicazione che in realtà è errata. Correggimi se sbaglio.
Oh, qui i guai però sono enormi anche per chi come me sostiene la tesi che il biglietto c'è stato, tesi che io ritengo dimostrata perché in realtà del contenuto di questo biglietto non si sa nulla per due motivi. In primo luogo perché la Procura, il giudice istruttore e soprattutto la polizia giudiziaria hanno sempre negato che questo biglietto esistesse. Quindi, fino all'epoca contemporanea, questo biglietto era semplicemente un'idea, un'ipotesi, una specie di piccola leggenda metropolitana diffusa, e qui bisogna dare merito, prevalentemente da Spezi, il quale però nel diffonderla per la prima volta di confusione ne fa tantissima. Ora, io non voglio tornare su tutta la confusione che sorge dalle cose scritte da Spezi perché, insomma, ci porterebbe troppo lontano e secondo me non aiuterebbe a capire quasi nulla della vicenda.
Invece, della vicenda, bisogna dire due cose che testimoniano, secondo me, in modo irrefutabile che un biglietto ci fu. La prima è che è quella, secondo me, più rilevante, ma in genere molto trascurata, che ci fu un biglietto trasmesso dal giudice Tricomi in Sicilia, con il quale Tricomi chiedeva di poter avere riferimenti, tutti i riferimenti utili che ci fossero su un certo Barranca. Ora, non starò a dire chi fosse questo Barranca.
Eh no, diciamolo.
Comunque, era un soggetto coinvolto tra i sospettati o comunque tra gli implicati nel delitto del 1968. Era uno dei pochi non sardi di quella vicenda, era siciliano. E questo Barranca, ehm, era evidentemente balzato agli occhi di Tricomi come un soggetto su cui provare a fare degli approfondimenti investigativi. La quale scrive ai suoi colleghi palermitani, o meglio siciliani, per chiedere che gli trasmettano tutto quello che hanno su Barranca. Ovviamente stiamo parlando di elementi giudiziari, quindi sentenze, segnalazioni, archiviazioni e quant'altro.
Ma non è tanto importante questo interesse per Barranca di Tricomi, perché uno potrebbe sostenere che c'è arrivato su questo Barranca anche facendo leva sulla famosa intuizione del maresciallo Fiori. Quindi non sembrerebbe nulla di rilevante per il biglietto se non fosse che è merito di alcuni ricercatori, e se non sbaglio anche dello stesso Cappelletti, quello di aver recuperato questo benedetto biglietto che offre una prima prova, a mio parere irrefutabile, del fatto che Tricomi, nel parlare ai siciliani, parla di un biglietto anonimo che ha fatto illuminare l'attenzione della Procura fiorentina, in questo caso del giudice istruttore fiorentino, su un quinto duplice delitto.
Quindi lui per tabulas scrive ai colleghi siciliani non omettendo di dire il motivo per il quale sta investigando sul quinto duplice delitto e non, diciamo, in qualche modo confermando la tralatizia idea dell'intuizione del maresciallo Fiori, ma dicendo per filo e per segno che un biglietto c'è stato e che è da quel biglietto anonimo che si è passati a scoprire dell'esistenza di un quinto duplice delitto da collegare alla serie.
E perché vanno su Barranca?
Su Barranca ci vanno perché io penso, ma poi gli interessi su Barranca scemano gradatamente, però Barranca è uno dei possibili soggetti implicati nella complessa dinamica del '68, perché loro, una volta effettuato il collegamento, cadono secondo me in un comprensibilissimo, io ci sarei caduto per primo, naturalmente, in un comprensibilissimo equivoco logico, ancor prima di chiedersi come ci sono finiti sul collegamento. E loro certamente sapevano che non era stata l'intuizione del maresciallo Fiori, ma c'era stata una manina amica a parlare. Si chiedono invece che cosa è accaduto a Signa, perché fanno il ragionamento tipico di chi coltiva le investigazioni in senso tradizionale e cioè fanno la seguente catena logica di passato: il primo delitto è dunque non Borgo San Lorenzo, quindi qui già si coglie un problema, cioè che Borgo San Lorenzo improvvisamente esce dal fuoco dell'analisi, mentre molti di noi ritengono che la spiegazione di questa complessissima storia non stia nel 1968 o nell'inizio della serie degli anni '80, ma stia proprio a Borgo San Lorenzo, cioè nell'episodio del '74. Quindi un primo effetto che si determina dall'estate del 1982 è di togliere Borgo San Lorenzo dal fuoco dell'attenzione e metterci la complicatissima epopea sarda, per più sarda, del delitto di Signa, del duplice delitto di Signa. E quindi questo è il primo passaggio.
Il secondo passaggio che loro fanno, l'avrei fatto anch'io, è che se si trova il complice di Mele, autore o coautore del delitto di Signa, si trova il mostro di Firenze che con la stessa arma sta compiendo gli ulteriori duplici delitti in corso. Passaggio logico immediato che chiunque avrebbe fatto e l'avrebbe fatto come un assetato nel deserto, specialmente chi non ha altre piste da seguire in quel momento.
Quindi, scusa Daniele, loro pensano che il Mele abbia fatto il delitto con questo Barranca?
No, però loro vogliono capire fino in fondo tutti i dettagli della cerchia di persone che ruotano intorno a Mele e a quell'altezza di tempo hanno cominciato a capire due cose: che c'è un blocco di interesse sui fratelli Vinci, Salvatore e Francesco, e un blocco di interesse su Mucciarini. Loro proprio hanno uno schema che ancora oggi gira in rete, quindi sono sicuro che gli appassionati l'avranno visto, in cui ci sono cinque fotografie. Al centro c'è la fotografia di Mele, di Stefano Mele, accertato responsabile delitto di Signa, e poi ci sono due coppie di fotografie ai due lati della foto di Mele, che sono da un lato l'epopea dei Vinci, Salvatore e Francesco, e dall'altro Giovanni Mele e Mucciarini.
E Barranca che c'entra?
Questo? Barranca, come altri, perché ce ne sono anche altri di satelliti a prima fascia interessati dalla vicenda sarda, è uno che in qualche modo si poteva pensare di coinvolgere negli approfondimenti istruttori.
È parente della moglie.
È parente, sì, della moglie. Poi c'era questa conterraneità con Lobianco, con la vittima maschile, che suscitava qualche curiosità e si voleva, per esempio, vedere se non ci fosse qualche precedente penale rilevante sulla figura del Barranca in Sicilia che, per esempio, ne giustificasse l'emigrazione in zona Toscana.
E lo trovano?
Eh no, alla fine non trovano nulla di rilevante, per cui Barranca, come altri soggetti, ce n'è particolare uno che nel 1968 all'inizio era stato interessato dagli accertamenti giudiziari, tant'è vero che era stato sottoposto pure al guanto di paraffina. Insomma, ci sono tutta una serie di satelliti che vengono lentamente o rapidamente assecondati dei casi esclusi dal novero degli interessi.
Perdonami, tu adesso parlavi di Carmelo.
Sì, Cutrona, esattamente.
Ma e invece quell'altro che si chiama Francesco non l'hanno mai preso in considerazione, tu che sai tutto?
Francesco, il cognome.
Drago.
No, questo non lo so, ma ne so troppo poco per poter dire qualcosa di accertato.
Anch'io.
Comunque, insomma, loro verso tardo luglio sono già arrivati all'idea di questo quartetto di soggetti qualificati verso cui orientare le indagini. Naturalmente è evidente che è nata la pista sarda e questa pista sarda, tanto per dirlo a chi ha seguito meno la vicenda, occuperà lo scenario fino al 1989. Quindi l'insieme di energie, lo sviluppo di aspettative che maturano su questa pista sarda è gigantesco e va detto sinceramente, si rivelerà tragicamente improduttivo, se è vero com'è vero che ci sarà un solo processo in aula a carico di soggetti in qualche modo rientranti nella pista sarda, e questo sarà, peraltro, un processo indiretto, cioè il processo a Salvatore Vinci per la morte della di lui moglie Barbarina Steri, avvenuto, peraltro, in Sicilia, in Sardegna. Tanto è vero che questo per questo delitto il Vinci sarà, Salvatore Vinci sarà processato a Cagliari. Questo per dire quanto la pista sarda, alla lettura dei fatti, si rivelò poi improduttiva, cioè gli sforzi investigativi fatti sia dal giudice istruttore e dalla Procura si rivelarono poi tragicamente improduttivi e il mostro avrebbe continuato a colpire, come noto, sia nel 1983 che nel 1984 che ovviamente nel tragico finale di Scopeti nell'85.
Chiudiamo.
Quindi sto biglietto, cioè questi tre biglietti, cioè erano un aiuto o un depistaggio?
Oh, questa è la domanda cruciale rispetto alla quale io mi sono permesso umilmente di suggerire un metodo nuovo di analisi per dare una risposta determinante a questa domanda, che è quello, lo diremo subito dopo quest'altro ultimo dettaglio descrittivo, cioè che non c'è solo la prova di quel biglietto, cioè del, o meglio, di quel messaggio o di quel fax trasmesso da Tricomi ai colleghi siciliani, a dirci che il biglietto effettivamente c'è stato, ma c'è anche una lettera della procuratrice sostituta procuratrice della Monica, e con la quale è molto interessante perché è un biglietto con il quale si chiede di ritornare in possesso del biglietto anonimo con il quale era stato effettuato il collegamento con il primo delitto, quello di Signa.
Confermo.
Questa lettera è una lettera molto interessante perché innanzitutto ci fa capire che la Procura doveva essere stata in possesso, anche se per un brevissimo lasso di tempo, di questo biglietto che è il primo biglietto del "cittadino amico" o comunque di uno di questi biglietti. Noi non sappiamo se ce ne fosse stato più d'uno, uno magari trasmesso alla Procura e uno a Borgo San Lorenzo. Questo noi non lo possiamo sapere, però che a un certo punto la Procura, non la dottoressa della Monica con certezza, ma la Procura come ufficio sia stata in possesso del biglietto che collegava Signa alla serie, è un fatto che possiamo dire accertato perché la dottoressa della Monica scrive proprio a Borgo San Lorenzo per farsi ridare questo biglietto, proprio parla di restituire.
Questo è molto più significativo, anche se non meno comprovante dell'altro, perché ci dice una cosa in più, cioè che i tentativi di comunicazione a un qualche livello erano giunti anche alla Procura. Quindi la via d'entrata dell'anonimo è una via d'entrata plurima, probabilmente, cioè non solo comunica direttamente con Borgo San Lorenzo o almeno ci prova, ma prova anche con la Procura. Forse, questo sarebbe molto significativo, ma non è stato mai accertato. Devo dare una grande delusione a tutti. Sarebbe ancora più significativo se questo biglietto fosse stato destinato direttamente non alla Procura come ufficio, ma alla Monica come persona. E sono certo che molti di noi sanno perché questo sarebbe un dettaglio decisivo, ma adesso sospendiamo l'incredulità su questo aspetto che non è stato mai accertato perché, incredibile a dirsi, ma la Monica è intervistata oggi su questi problemi, cioè in tempi recentissimi, continua a sostenere la tesi del maresciallo Fiori.
Eh, vabbè. Anzi, del maresciallo Fiori. Eh, quindi ci sono anche motivi per i quali dice questo, oltre al fatto che potrebbe anche non ricordarsi di un fax, o meglio, di un messaggio o lettera trasmessa alla polizia giudiziaria a sua propria firma, però insomma è molto significativo questo.
F. da quante ne ha scritte?
Eh, però quella aveva un qualche peso. Eh, comunque noi non sapremo mai se effettivamente il primo tentativo o comunque uno dei tentativi di comunicazione del "cittadino amico", cioè del nostro anonimo, era fatto alla Procura o direttamente alla dottoressa della Monica. A quelli come me piace pensare, piace pensare e quasi sperare, lo dico così con spero di non essere equivocato in questo, che il destinatario fosse proprio la della Monica perché darebbe ad intendere che ci sia una certa continuità di destinatari di comunicazioni anche con la celebrima lettera col frammento di seno della povera Nadine Moriot. Ma comunque scavalliamo anche su questo e torniamo a questo metodo, dopodiché mi taccio.
Ora questa complessa vicenda del biglietto dell'anonimo è una vicenda che in realtà porterebbe parecchio lontano, soltanto che ci si dovrebbe dedicare molta attenzione e sviluppare un'analisi un po' diversa da quella che si fa di solito. Quella che si fa di solito è quella che ho appena provato a riassumere e voi capite che dalla lunghezza delle cose che ho detto che diciamo i problemi e le incognite che circondano sono talmente complicati che stabilire un ragionamento di veridicità è praticamente impossibile. Però noi due dati ce l'abbiamo.
E quali sono?
Il primo, che un biglietto c'è stato. Il secondo, che questo biglietto ha determinato un collegamento, un collegamento con un quinto duplice delitto, quindi ha determinato un totale spostamento dell'asse delle indagini, da innanzitutto da una catena che non è più composta da quattro duplici delitti, ma da cinque e soprattutto sposta, guarda caso, l'attenzione da Borgo San Lorenzo al pasticcio clamoroso di Signa.
Mm. E perché.
Tu hai posto prima la domanda cruciale, cioè a chi conveniva che tutto questo capitasse?
A chi conveniva? Ecco, allora la, secondo me, questa domanda che apparentemente è quella giusta, in realtà bisogna farsela dopo altre due: e cioè, chi poteva sapere che il collegamento era effettivo? Cioè, che effettivamente i bossoli erano gli stessi, a prescindere, per magari anche dalla famosa tesi, lasciando un po' di spazio, una nicchia alla tesi che quei bossoli fossero stati manipolati. Anche probabilmente l'autore. La domanda rimane viva, cioè chi poteva sapere del delitto di Signa o comunque poteva essersi interessato così tanto a un delitto del passato, poi da stravolgerne i reperti affini, propri personali? Quindi la domanda è viva in entrambi i lati delle spiegazioni, sia i quali ritengono i bossoli artificiosamente inseriti, sia quelli che invece ritengono, come me, che i bossoli fossero parte integrante e naturale del fascicolo recuperato del 1968.
Questa è la domanda cruciale, cioè chi poteva sapere dell'identità della pistola? Perché noi dobbiamo dare per accertato che la perizia, meglio, che non è una perizia poi, ma è una consulenza svolta dal colonnello Zuntini sia una perizia efficace e veritiera.
Allora, giriamo questa domanda a Lisa.
Esatto. Certo.
Chi poteva sapere di questa identicità, di questa unicità dell'arma?
Non ne ho idea.
Nemmeno io. Però proviamo a sparare.
Eh, l'autore.
L'autore di cosa? L'autore del primo delitto.
Ecco, questa è infatti la risposta intuitiva, oppure.
È la risposta giusta, eh, peraltro, però è incompleta.
Oppure chi poteva essere? Poteva essere un suo sodale.
Anche. Certo, non cambia ovviamente.
Poteva essere al limite che questo signore ha ricevuto la pistola dall'autore del '68 e allora per scaricarsi le attenzioni la ributta di là.
Questo è il punto determinante, cioè che non basta dire che chi fa l'impistata del "cittadino amico" è uno che sa del '68 e che la saga sul '68, per esempio, sapendo che la pistola è ancora in giro e che la pistola sta sparando ancora, no? C'è bisogno che questa persona sappia che quella pistola è la stessa che sta uccidendo per il mostro, quindi è uno che clamorosamente deve sapere di entrambi i lati della vicenda, del passaggio, cioè della partenza e dell'arrivo. Quindi o c'è un passaggio di cui lui è evidentemente consapevole e ora vedremo questo lato di risposte a cosa a cosa ci conducono, oppure dobbiamo credere a un'altra ipotesi, cioè che si tratti proprio dell'autore e che, in assurdo o non in assurdo, si tratti dello stesso autore. Questa è la tesi cosiddetta classica, continuistica.
Però, scusa, io mi prendo un rischio se sono l'autore, no? A darti anche gli indizi di dove andarmi a cercare, cioè ti do una mollica di pane in più.
Eh no, te ne do una molto grande, non ti do una intera. E quindi io da autore, al limite, non è che ti do un vantaggio perché dovrei darti.
Tenete presente e teniamo tutti presente, questo è un argomento che mi ha, diciamo così, addossato parecchie critiche, però è un argomento logico, a mio parere insuperabile, che se si tratta di questo, cioè si tratta dello stesso soggetto che ha commesso o concorso a commettere il delitto del 1968 e che sta compiendo i duplici delitti e che ha un qualche motivo per autoattribuirsi anche un delitto che fino a quel momento gli è stato sottratto dalle cronache e dall'analisi giudiziaria.
Mi sembra che rischi.
Questo tizio, rischia infinitamente e rischia per due. Innanzitutto perché è vivo Natalino Mele. [risate]
Esatto.
Popolare. Che ora noi sappiamo che non porterà nulla. Ora, non ci torniamo più su Natalino perché, eh, ha, diciamo, segnato le nostre serate negli ultimi 10 anni penso, quindi meglio non tornare su questo, però questo noi lo sappiamo ora. Post, propter hoc.
Certo.
E poi c'è anche il papà.
Poi c'è il papà, il quale è stato fino a quel momento clamorosamente condannato con sentenza passata in giudicato, reo confesso, ma che chiaramente, se ci fosse un altro soggetto implicato o addirittura un soggetto implicato in via esclusiva che non ha nulla a che fare col Mele, si potrebbe determinare la tragica conseguenza che il Mele, messo sotto torchio, infatti accadrà, finirà per dire la fetta di verità, la sezione di verità che lui conosce.
Ecco perché mi permetto di dubitare di questa possibilità. E in effetti, in ordine logico, sarebbe da pensare che il mostro, l'assassino, che fino a quel momento è stato così straordinariamente scaltro, puntuale, razionale, freddo, commetta non un errore, ma un clamoroso, un clamoroso.
Autoimpistamento.
Esatto. Cioè, conduca gli inquirenti a partire dal punto vero della questione, peraltro un punto vero che lo trova.
Anche perché io vorrei spezzare una lancia, cioè dopo Baccagliano il mostro non è soddisfatto, quindi in realtà, secondo me, entrando un po' nella sua testa, egli ha voglia di prendersi ciò che voleva e non certo di farsi prendere.
Certo, però ci sono le tesi tradizionali naturalmente che dicono che il mostro, fallito Baccagliano, vuole finalmente farsi giustizia, diciamo così, richiamando all'attenzione un delitto che gli era stato indebitamente sottratto. Questa è una sorta di costruzione narcisistica della personalità del mostro che fino a quel momento non si è proprio mostrata e anzi, a dire la verità, fino all'85 non si mostrerà mai. Secondo me, addirittura neanche dopo l'85 si mostrerà mai. Però qui si sta immaginando una personalità di un tipo che, avendo fallito il colpo del 1982 o comunque avendolo semifallito, purtroppo,
Semifallito, sì.
E ha fretta e furia di farsi attribuire un delitto che ha commesso, che non vuole più ingiustamente vedersi sottratto.
M.
Ora, quanto questo si è in linea al profilo psicologico del mostro, sia per quello che accade è accaduto prima, sia per quello che accadrà dopo, il 1982, lo sottopongo alla vostra attenzione. Secondo me è completamente estraneo al tipo di omicidio che abbiamo di fronte. Vorrebbe dire un duplice rischio, che era quello che dicevamo prima, perché se Natalino o Stefano, parte i rischi enormi che questa, che questa vicenda, che questa vicenda determinerebbe per lui.
Quindi noi adesso non possiamo dirsi sicuri che questa non sia la spiegazione, però abbiamo quantomeno uno spunto per cercare di vedere se è vera l'altra, se è plausibile l'altra ipotesi, cioè quella del passaggio dell'arma. E qui io innesto un mio punto di vista personale, me ne taccio, ed è questo: in realtà, capire questa spiegazione non vuol dire solo riferirsi a quello che era accaduto prima, ma noi abbiamo una formidabile risorsa che però abbiamo per anni trascurato, cioè noi possiamo clamorosamente occuparci pure di quello che accade dopo per vedere se quello che accade dopo ha un senso con l'una o l'altra ricostruzione. E qui si fa una scoperta sensazionale, e cioè che quello che accade dopo si sposa perfettamente con una tesi e per niente con l'altra. Questo agli amici non credo che farà molto piacere sentirlo. Ecco, quindi, se qualcuno può intervenire in trasmissione, temo che lo farà adesso coprendoci di, se non di.
Ora o mai più.
Però mai più comunque attaccando la posizione antis.
E cioè.
È perché c'è un individuo che subito dopo l'impistata del "cittadino amico" comincia a muoversi in modo talmente scomposto da essere inquadrato come il soggetto che addirittura potrebbe essere l'assassino. E questo questa persona è appunto Francesco Vinci, di cui stavate parlando prima.
A fare delle cose stranissime.
Che non si spiegano e che soprattutto danno vita poi a un duplice, a un duplice tipo di effetti. Da un lato si potevano a clamorose coincidenze, cioè coincidenze talmente assurde da essere davvero incredibili, oppure dall'altro si potrebbe cominciare a tentare di interpretare dal lato di Vinci quello che accade dall'estate in poi per capire quella che secondo me è la verità, e cioè.
Che fa Vinci dopo Baccagliano?
Beh, la.
La prima cosa che fa è che infrasca la propria macchina, la propria autovettura, più o meno molto lontano dal, diciamo, dal dal luogo dove lui abitualmente risiede e tenta di darsi praticamente alla macchia come se sapesse che a un certo punto, presto o tardi, gli inquirenti cominceranno a accendere i riflettori su di lui.
Ok, quindi aspetta, tu stai dicendo che lui il delitto avviene al sabato notte, alla domenica sta ancora lì, ma il lunedì la Renault 4 rossa viene trovata a Civitella Marittima. Adesso io le date a memoria non le ho davanti, però in realtà ho ragione di credere che la stranezza degli atteggiamenti di Vinci non sia connessa tanto con Baccaiano in quanto tale, cioè col delitto del 1982, ma sia invece connessa con la sensazione che gli inquirenti si stanno cominciando a rendere conto che c'è un delitto in più da connettere alla serie e propria propriamente il delitto che conduce dritto a lui, perché lui nota per chi non ha seguito a fondo questa vic vicenda, comeè normale che sia, era stato uno dei primi e più forti indiziati di essere il complice di Natalino Mele, di chiedo scusa di ehm Stefano Mele nel delitto del 21 agosto del 1968.
Quindi lui poteva tranquillamente capire che non appena si fosse collegato la serie del 68 alla serie, il primo soggetto da cui sarebbero andati gli inquirenti certamente sarebbe stato lui >> e quindi è normale che gli scappi in maremma, no? Completamente comprensibile. Da questo lato. Ovviamente i detrattori di questa tesi diranno che lui ha infrascato la macchina e si è dato la fuga e aveva probabilmente anche l'intenzione di espatriare motivo e cioè perché era ricercato per una per una serie e non per una per una serie di delitti continuati, cioè di furti di delitti contro il patrimonio a cui lui era dedito con medio successo di Racca la mosca molti anni dopo.
Eh, sia come sia, sia uno il motivo, sia l'altro il motivo. >> Certo. Che faceva Francesco Vinci? Tanto per capirci, rubiame, fondamentalmente rubiame o camion di bestiame o anche altre cose e in più >> il famoso tigrotto maremmano. >> Esatto. Quindi si potrebbe anche pensare a una prima coincidenza, questa per la verità non clamorosa e cioè che si stesse dando alla macchia per sfuggire alla eh diciamo alla detenzione o comunque alla cattura per delitti che col mostro non avevano nulla a che fare. Però, certo, si registra una prima stranissima coincidenza e cioè che c'è questo accostamento temporale particolarmente prossimo tra l'impistata verso la verso il delitto di Signa e quindi l'apertura della del sentiero sardo e l'atteggiamento, diciamo, vivace e non troppo comprensibile del vinci.
Questo atteggiamento finisce qui >> perché poi il Vinci viene alla fine fatalmente raggiunto e e tratto in arresto sempre nell'estate del 1982 >> a Ferragosto. >> A Ferragosto il fatidico Ferragosto di cui tanto parlerà Calamosca a dibattimento nel 1993. Ma >> ma perdonami, dov'è che l'arrestano? >> A casa di allo stessa casa di Calamosca. >> Alla calaburraccia. >> Alla camburraccia. Esatto. >> M Calamosca. eh partecipa in qualche modo a questo arresto, tanto ormai è morto, lo possiamo dire, no? >> Sì. Beh, beh, lui viene coinvolto inizialmente anche lui in accertamenti naturalmente. Poi quest >> no, dico lui collabora, cioè diciamo per far arrestare vinci o è un caso che proprio >> questa è un problema che a processo emerge nel senso che Calamosca sa bene che il vinci una volta tratto in arresto, potrà pensare e in effetti Calamosca ritiene che lo abbia pensato e il Caramosca abbia fatto una spiata, insomma, cioè che abbia detto che il vinci è da lui, abbia fatto sapere che il vinci è dalle sue parti e che quindi abbia facilitato le forze dell'ordine.
Che naturalmente, >> anche perché Dani, correggimi se sbaglio, la caburraccia non è proprio no, fuori da Porta Romana, ma siamo sopra Firenzuola sull'Appennino Tosco Emiliano in un posto che altrimenti è irraggiungibile, >> è proprio dietro l'angolo, diciamo. Però però diciamo anche questo, che nell'ambiente si conosceva il, diciamo, la possibilità del vinci e la plausibilità di un appoggio, diciamo così, logistico dal cal a cui lui era comunque legato eh da un rapporto. Però, però, correggimi se sbaglio, lui è andato dal Calamosca qualche giorno ai crimi di agosto e gli ha manifestato la sua volontà di farsi fare il famoso passaporto falso a Milano dal suo amico per espatriare. Vedi Emanuele, però questo noi non anticipo un argomento che i nostri possibili detrattori certamente solleverebbero. Questo noi non lo possiamo accettare. Questo è quello che dice Calamosca, >> però noi siamo certi del conflitto a fuoco che segue poi dalle parti di Pisa. con la macchina del Calamosca. >> Sì, cioè però però quella è una storia che non è necessariamente collegata a questa, insomma, anche se certamente Certo, c'è anche quell'episodio questo era per dire che il fatto che poi abbiano che il Vinci va una prima volta da Calamosca, si fa dare la macchina e con questa macchina, la 128 rossa, va a fare poi la rapina finita male a Pisa, lo beccano e la macchina del Calamosca forse è da questo motivo, no, che risalgono al luogo dove poter trovare il Francesco Vinci. Provavo a >> probabile. È probabile. >> Quindi non è detto che abbia fatto la spiata, anche se l'idea che questo calamosca fosse un bagnato e ce l'ha più di qualcheeduno. >> Sì, certo, certo. Però questo Calamosca, insomma, per vincere è importante perché era quello che forse era millantato credito, forse no. poteva procurargli, probabilmente nei pressi di Milano, il famoso passaporto falso che poteva servirgli per esprimiare in Francia, cosa che peraltro il vinci, strano che venga detto così poco, alla fine farà pure, ma lo farà in benaltra temperie, cioè una volta scarcerato dopo la lunga detenzione che lo attende, perché poi effettivamente, come dicevo, dopo ferragosto viene tratto in arresto e si fa un bel periodo di pena intramuraria e qui iniziano i guai perché che il vinci in realtà formalmente è detenuto per i delitti contro il patrimonio che ha commesso. Però gli inquirenti sospettano, e qui non c'è solo il giudice istruttore, ma c'è proprio anche la procura, sospettano che lui sia proprio il mostro, quindi lo tengono dentro con un duplice fine, quello di fargli pagare il delitto i delitti contro il patrimonio dei quali certamente è responsabile, però anche quello di provare a farlo crollare e a a vedere e vedere soprattutto se non c'è un'interruzione. >> Certo. la sequenza omicidiare, >> un po' come nel mostro di Merano. >> Nel mostro di Merano >> è molto simile. >> Sì, possibile che si fosse comunque insomma questa è una vecchia strategia, no? >> Certo, lo arresto. Se i delitti cessano, ho preso il mostro. >> Un soggetto indiziato, lo traggo in arresto, così se poi si fermano delitti vuol dire che avevo colpito colpito giusto, insomma. E in effetti quello che succede del Vinci in prigione è molto sottovalutato, torniamo al biglietto dell'anonimo, perché il Vincit ha proprio l'idea di essere qualcuno che c'entra molto con Signa e che entro certi limiti c'entra pure con la serie. Mh. >> E perché il vincere si rivela subito un osso duro, tantoè vero che sono riportati da più fonti i famosi interrogatori condotti a volte in prima persona da Vigna e toltisi talvolta in un pareggio, qualche volta addirittura in una vittoria del Vinci. Cioè, quindi Vinci si dimostra subito un soggetto un po' diverso dal dall'individuo con una psicologia complessa, forse un pochino labile, che uno si potrebbe immaginare incarnato nel nell'autore dei duplici delitti, insomma, perché anzi si dimostra il tipico >> tenace, forte, consapevole della propria posizione, pure con un'embrionale conoscenza delle dinamiche carcerarie e con i rapporti di forza da mantenere con le persone a cui si deve parlare e con quelle con cui si deve stare zitti. Ma il Vinci c'ha questo atteggiamento clamoroso perché rimane in effetti in in stato di reclusione e questa è una cosa che pochi dicono, anche dopo il delitto di Jocoli, perché il mostro poi colpirà nel settembre del 1983 segnare la più lunga sospensione nel periodo di serie tra tra i suoi delitti, cioè la distanza che c'è tra Baccaiano di Montespertoli del luglio 82 e il delitto di settembre 83 a danno dei due dei due tedeschi, il delitto di Giocoli è il periodo più lungo senza delitti che c'è nei negli anni 80, quindi fino al fino al momento in cui il mostro smette di colpire, come noto dal 19.
Ora, in questo lungo periodo carcerario, il Vinci ha tutta l'aria di seguire una logica e la logica è questa. Ovviamente è consapevole dei pochissimi elementi indiziari che lo legano alla serie delittuosa, però capisce di essere pericolosissimamente imbilico per l'attribuzione di responsabilità del delitto di Signa. Mh, >> perché lui sa bene che l'unica cosa che lo collega alla serie delittuosa è la dannata pistola della notte del 196 ora. Eh, qui mi sentite? Sì. Eh, ti sentiamo solo. >> Abbiamo perso un attimo Daniele. Vedo se se riesco a riagganciarlo intanto. Eh, >> Emanuele, ti posso fare intanto una domanda in base a quello che ha detto Daniele. >> Quindi a me viene, mi hai chiesto prima, no, a chi a chi conviene, che idea mi son fatta? Cioè la domanda mia è chi ce l'ha contro Francesco Vinci per arrivare a farlo in qualche modo ricomparire o comunque chi può avercela contro Francesco Vince e contemporaneamente contro il mostro per fare mette nei guai entrambi così. Ecco, questo mi è venuto in mente per rispondere alla tua domanda di prima. Ho capito. Allora, io non vorrei portare i nostri discorsi sui livelli troppo cervellotici che poi magari chi ci segue da casa quest'ora verso la mezzanotte eh fa fatica a seguire e quindi cerco di appiattire un po' questo ragionamento. Perciò noi abbiamo capito che nel 74 Francesco Vinci si trova in Mugello e nell'82 c'è qualcosa che eh come dire egli fa qualcosa che perché c'è questa auto che viene trovata in Maremma apparentemente infrascata nei pressi della misericordia che ancora qui una delle sedi storiche, una delle tre delle quattro più antiche della Toscana. Eh, c'è poi un altro aspetto legato sempre a Vinci che è strano, cioè il fatto che ci sia comunque una parentela >> con la vittima femminile di Baccaiano. >> M mh. Poi c'è un altro aspetto ancora più importante, cioè il fatto che eh noi abbiamo capito che nell'82 Francesco Vinci ritorna in Mugello e ritorna di nuovo alla caburraccia da Camosca. Ce lo stava spiegando Daniele quando prima è accaduta la linea e ci va addirittura due volte. Quindi ci va una volta a dirgli, "Guarda che non sappiamo, lui giustamente diceva forse il passaporto forse, però comunque gli prende la macchina Calamosca, la la famosa FIA C 128 rossa che poi finisce distrutta nella rapina riuscita a Pisa >> e poi il Vinci viene arrestato. Ora lì succedono tutta una serie di cose tra cui c'è anche un altro arresto importante in quei giorni che avviene a Bogotà. viene arrestato Giovanni Farina che è uno dei massimi esponenti dell'anonima sarda e che poi ritornerà alla ribalta uscito dal carcere con il sequestro Sofiantini e Sofiantini si scoprirà essere stato detenuto tra gli altri luoghi proprio in Maremma nei pressidi dove viene trovata la macchina di Francesco Vinci. Quindi c'è un po' questi luoghi che ritornano, >> però eh dobbiamo dire eh a conclusione la nostra puntata. Adesso non so se Daniele riesce a collegarsi. Eh, siamo alle 23:25, quindi ormai siamo praticamente in chiusura >> che nell'82 ehm succede qualcosa ancora nel Mugello, perché il dottor Vigna a un certo punto, non sappiamo perché, per come, arriva a fare un'indagine in un'armeria di Borgo San Lorenzo. arriva a fare un'indagine in quest'armeria perché perché eh si scopre che c'è una pistola la cui tracciabilità a un certo punto si è interrotta. Ecco, Daniele è ritornato. Adesso lo vedo, ma lui ha chiuso l'audio. >> Sì, sì, ma io vi stavo seguendo, non voglio interrompervi. E questa pistola è ovviamente una beretta calebro 22, eh non entriamo nei dettagli, però eh come dire questa pistola che risulta essere stata registrata ehm nel carico e scarico, ecco, della Beretta >> marzo, se ricordo bene, vado a memoria, del 69 in realtà >> è stata venduta ben prima, cioè che sarebbe >> 69 è stata pagata. >> Bravissima. Pramente che sarebbe successo a sta pistola che nel 69 è stata pagata >> mh >> la fattura dall'armiere di Borgo al grossista di Firenze e quindi questo ha innescato poi lo scarico dalla Beretta di Brescia, ma in realtà questa pistola >> è uscita prima. è uscita prima, quindi l'armiere di Borgo l'avrebbe presa dal Benvenuti grossista di Firenze prima delitto del 68, l'avrebbe poi venduta, non diciamo assolutamente a chi. M >> e poi questa pistola eh la fattura l'armiere di Borgo l'avrebbe poi pagata in ritardo al Benvenuti e quindi il processo di scarico che all'epoca si faceva è venuto in ritardo. Ovviamente il signore di specie che l'armiera in questione anche di lui non facciamo il nome non convince. >> Non hai regist >> esattamente. Dice io purtroppo i registri per legge io li devo tenere 10 anni. 10 anni son passati, io tengo fino al 73 e dovevate venire prima. Quindi rimane questo grande dubbio. Questi accertamenti, anche questi vengono condotti a luglio. Allora, si diceva con Daniele, non è che forse eh mentre Vigia ha capito che deve andare sul 74 e quindi questa persona, il mostro che ha ricevuto o ha trovato ha comprato per terze mani sta pistola incriminata, capisce di essere in pericolo e allora attiva il discorso del cittadino amico per spostare l'attenzione su Signa e quindi far cadere di nuovo l'attenzione sui sardi. Io sono stato un po' un come dire con una spiegazione un po' terraquea, terra terra e sicuramente Daniele l'avrebbe resa meglio, ma penso di aver colto il senso. Come sono andato, Daniele? Ma che scherziamo? No, no, devi devi dire tu a me come sono andato io. >> No, e tu sei andato alla grandissima come al sempre dei meandri logici del della questione del cittadino amico. >> Ma allora il grande vantaggio è che la puntata è registrata, quindi io invito gli ascoltator Allora, noi eh arrivare al livello di Daniele Piccione e ci vogliono almeno 500 anni di studio, no? Quindi, eh noi dobbiamo riascoltarlo e capire tutte le cose che lui ci ha raccontato, anche perché poi lui è del settore, quindi mastica eh la materia come se fossero nocioline, mentre noi dobbiamo un po' farci i denti. Però io credo che bello di understatement da parte di uno dei Covi della mostrologia [risate] più affermati e più secondo me più anche più agguerriti. >> E ti abbiamo perso, eh, Dani. >> Ah. dico, mi sentite? >> Sì, sì, ti sentiamo. >> No, dicevo, bello understatement da parte di uno dei principali artefici dei covi di mostrologia italiani, >> dei principali. Questo è un covo di mostrologia in cui c'è veramente un sapere profondissimo, eh, quindi insomma ho notato in questo tuo understatement un un malriposto senso di modestia, ecco. Eh, non so di cosa stiate parlando, però detto questo, ehm io purtroppo siamo in chiusura. Io già vedo il bronzi con la campanella del sacrestano che dice "La messa è finita". Amen. Però [risate] >> però però però siccome mi ha scritto eh un caro amico da Seattle >> ah e >> il quale mi dice, "Guarda che devi ricordare che il 10 dicembre parleremo di un grandissimo campione dello sport. Assolutale sulla Notte del Mistero >> e mi ha detto ricordalo agli amici della Notte del Mistero e so che poi settimana prossima, quindi giovedì, ci sarà eh invece un'altra storia criminale questa volta l'altra una grande storia di sport, questa è una storia criminale ed è una delle bande criminali dotate di Fiatuno Bianca più famose della storia d'Italia e non vi posso dire però qual è. Invece noi torniamo il 17 di dicembre per la terza e ultima puntata dedicata alla trilogia dell'anonimo e parleremo questa volta ovviamente dell'anonimo 85, quindi quello che di cui ci parlava anche un po' Daniele che è questo eh questo FD, no? Che c'è BB e poi c'è FD e eh che insomma dice "Andate a indagare questo nostro concittadino BP che non è BB". Quindi io direi che per questa sera è tutto, Daniele. Io ringrazio Daniele Piccione da Roma che ci ha raccontato tutti i dettagli della storia di Anonimo 82. Ringrazio Lisa Sequi da Borgo San Lorenzo, capitale del Mugello, che invece ci ha raccontato tutte queste storie, queste piccole storie che riguardano un po' i delitti che sono avvenuti proprio in Mugello e che pochi, se non di più attenti abitanti della zona, conoscono e ricordano. e poi ovviamente il nostro patron Daniele Bronzi che ci ospita reg >> e salutiamo sempre tutti i medici e tutto il personale che è impegnato in prima linea per questa emergenza e quindi ovviamente il nostro direttore artistico Valerio Scrivo >> assolutamente. Pertanto giovedì prossimo e Emanuele avevi detto cosa diciamo di cosa si parla. Facciamo il lancio. >> Ma e allora giovedì prossimo di questa banda criminale dotata di Fiatuno Bianca. >> Di Fiatuno Bianca. Ok. Bene. >> E invece il giovedì quello dopo di quest'altro e si parla del grande sportivo delle due ruote. >> Pantani. Esatto. >> E invece il giovedì dopo, quindi 17 torniamo con la terza parte e anonima 85. Perfetto. >> E poi c'è Natal c'è il Capodanno e faremo anche delle vacanze, no? >> Ma io l'ultimo dell'anno invece sarò qua, >> dicevi Daniele Pic L'ultimo dell'anno sarò qui in diretta. >> Congratulazioni per il programma ambizioso ma splendido e buonanotte a tutti e grazie per la pazienza. >> Beh, [risate] grazie mille. >> Grazie a te Daniele, grazie a te Elisa. Daniele Bron. Buan Firenze. Noi abbiamo chiuso. >> Bene, rendiamo la linea al Belgio per gli ultimi due giorni, poi il nostro server si trasferirà in Francia, perciò ci saranno ci sarà quatre vince. >> Ci sarà esatto, ci sarà qualche piccola novità. Alla fine dovevamo svelare il covo, >> ecco. No, ma veramente comunque è la verità, andiamo su un server un attimino più affidabile perché questo ogni tanto inciampava e si faceva male. Buonanotte a tutti ragazzi, al giovedì prossimo. >> Ciao Daniele, grazie. Ciao, buonanotte. Ciao. >> Ciao >> a tutti. >> Ciao. Buonanotte. Ecco qua, chiudiamo i collegamenti perché qua è tutto in diretta come sempre e andiamo con la sigla finale. Buonanotte a tutti. ا [musica] >> [musica] [musica] [musica] [musica] [musica] [musica] [musica]