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Il Veneto ha dato i natali a tanti grandi artisti e architetti: Palladio, Tintoretto, Tiziano, Veronese, Giorgione e tanti altri. Tiepolo. Anche ora, il grande tempio che vedete, la grande costruzione che vedete alle mie spalle, è opera di un altro grande del passato, uno scultore straordinario vissuto a cavallo tra il '700 e l'800: Antonio Canova.
È stato proprio lui a progettare questo gigantesco tempio che, eh, diciamo, unisce due grandi strutture del passato: il Pantheon e il Partenone. E si trova qui a Possagno, in provincia di Treviso, a poca distanza dalla sua casa natale. Canova è nato proprio qui. Ma quando è nato? Ed era il 1757. Beh, non era, eh, così questa casa. C'era, era un piccolo borgo e lui qui ha vissuto per 10 anni. Tra l'altro, lui ha vissuto assieme al nonno, perché suo papà era morto quando lui aveva 4 anni e sua mamma si era trasferita, si era risposata. Quindi lui è vissuto con il nonno a lungo. E poi, quando è diventato ricco, ha ricomprato il borgo e l'ha trasformato. Questa casa è trasformata. Qui è dove lui ha vissuto. Ma accanto c'è la Gipsoteca, cioè la raccolta dei suoi gessi. Sì, un luogo davvero [Musica] straordinario. Si rimane davvero sopraffatti dalla bellezza di questo luogo, dal candore che vi circonda e da queste opere di gesso, dalle quali poi Canova traeva le statue in marmo.
130 e ognuna di queste opere non vi guarda. Sembrano tutte assorte in un proprio mondo, in un proprio sogno, in un proprio simbolo, diremmo. Questa è una delle primissime, anzi, la prima opera del Canova realizzata in gesso e ritrae Dedalo con il figlio Icaro. Tutti noi conosciamo questo mito, con il padre che fornisce le ali di cera al figlio che sale in cielo, ma poi le si sciolgono per la vicinanza del sole e cade giù. Ma in realtà, guardate, il padre Dedalo è troppo anziano per essere il padre, appunto, di Icaro, che è un giovinetto. Qui, in realtà, c'è un'altra simbologia: non Dedalo e Icaro, ma in realtà il Canova con il nonno, col quale aveva vissuto a lungo. Il padre era morto e, in effetti, questo è un ritratto di questa persona così importante nella sua vita. Si chiamava Pasino, cioè "piccola pace", e faceva lo scalpellino. Guardate, ci sono ancora lo scalpello e la mazzetta proprio qui vicino. Quindi capite subito che c'è un altro rapporto, non di padre e figlio, ma sicuramente d'affetto nei confronti di questa persona così importante.
Però, se guardate questa statua, è molto rovinata. È stata spezzata. In effetti, qui, durante la Prima Guerra Mondiale, sono caduti due colpi di obici. Uno ha sfondato il tetto e quindi qui ha nevicato e piovuto per mesi. Un altro ha centrato il pavimento, devastando questo ambiente e danneggiando tantissime statue, decine di statue, compreso questo gruppo famoso, le Tre Grazie. E lo si vede molto bene. Vedete il volto di una delle Tre Grazie è stato ricostruito solo 3 anni fa con una tecnica a scansione. Quindi siamo i primi, la prima generazione a vedere quest'opera ritornata alla vita. Le Tre Grazie, che sono sicuramente delle statue che vediamo tantissime in epoca greca e romana. Però, fateci caso, ogni volta che le vedete sono sempre messe in cerchio. Qui Canova ha aperto questo cerchio per permettere a noi di osservare le Tre Grazie, che sono le virtù di una donna dell'antichità: la bellezza, l'intelligenza e l'abbondanza. E lo si capisce. Erano altri canoni di bellezza. Diciamo che l'abbondanza sta là dove oggi si cerca di farla scomparire. E se voi guardate questo gruppo, è estremamente pieno di vita. Vi guarda. Queste statue sono state ricoperte con una cera particolare, ma soprattutto si rimane stupiti dalle acconciature precise. Si potrebbe dire che il Canova, oltre a essere un grandissimo artista, è stato anche, in fondo, preciso nei dettagli, quasi fosse un acconciatore, un acconciatore di statue. Oggi sembra quasi di vedere quei capelli che si muovono e poi questi volti così sereni e queste, questi corpi che si toccano, ma in realtà sembrano quasi sfiorarsi. [Musica] Un vero capolavoro.
Da un capolavoro a un altro. Venere e Adone si trovano tutti e due ora a Ginevra. La cosa interessante, quello che colpisce, è l'atteggiamento di Venere. Canova spesso mette l'accento su questa femminilità, questo sguardo e questo movimento così leggero e delicato. È incredibile pensare che sia tutto finto, sia in realtà gesso. E poi, famosa, eccola qui, Paolina Borghese. La statua di marmo da cui si è tratto, da questa opera che vedete qui, si trova adesso alla Galleria Borghese. Lei è la sorella, come si sa, di Napoleone, che è andata in sposa a Camillo Borghese, che ha voluto ritrarla per tenerla privatamente in casa. Ma questa statua è diventata così famosa che tutti venivano a vederla e lui ha cominciato a far pagare il biglietto. Ora, Paolina è stata messa in una posa antica, come ricordo moltissimo una Venere, esattamente come l'hanno ritratta Tiziano e Giorgione, esattamente la stessa posizione. Sembra essere messa in un banchetto dell'antichità. Tra l'altro, il modo di rappresentarla, e bisogna dire che il Canova si fa, fa spesso riferimento all'antichità, è proprio quella, per esempio, di una donna di età romana, perché una donna in antichità, per essere sensuale, non si scioglieva mai i capelli. Guardate gli affreschi pompeiani, sono sempre dei capelli, diciamo, racchiusi in un'acconciatura complessa, costosa. Poi ci sono, come si vede qua, dei bracciali, indubbiamente, tanto profumo, eccetera. E qui, però, avete una cosa in più che Canova è riuscito a dare. Guardate la postura, guardate queste mani. E al di là dell'eleganza di come è, diciamo, sdraiata Paolina Borghese, queste dita con questo modo leggermente rialzato danno una leggerezza, una grazia del tocco che rende il tutto molto aristocratico, nobile, leggero. Sembra quasi il tocco di una piuma. Ed è questa la grandezza di Canova.
Tra l'altro, però, vedete che ci sono tanti puntini neri. Qui c'è il trucco col quale Canova era in grado di realizzare un capolavoro in marmo. In pratica, si faceva questa statua di gesso, poi, come vedremo adesso, si mettevano dei punti di riferimento, dei chiodini di bronzo, i cosiddetti "repere alla francese", e poi, grazie a questi punti, si sbozzava il marmo. Ma era sempre lui, il Canova, a dare il tocco finale, anche, a volte, bisogna dirlo, attraverso dei piccoli trucchi. Quando realizzava un capolavoro come questo di gesso, prima di scolpire il marmo, molto spesso alcune parti del corpo erano originali. Sappiamo che lui fece il calco dei seni di Paolina Borghese e quindi ci sono qua e là, ha proprio delle parti originali, diremmo noi oggi. Anche il volto è quello di Paolina Borghese, con questo naso un po' lungo, tipico di tutte le donne che ritraeva al Canova. E anche questi piedi estremamente eleganti fanno parte di quella leggerezza che era capace di dare a un materiale inerte come il gesso o il marmo.
Poi, allora, immaginate il laboratorio, il luogo di lavoro del Canova a Roma, colmo di statue, con lui coperto di gesso che lavorava. Era certamente un luogo straordinario, dove si creava una fucina dell'arte. Però, c'era un problema, e cioè che da tutti questi capolavori di gesso si potevano creare tante repliche di marmo. Ed è stato questo il vero problema che ha intuito il fratello, e cioè che gli allievi del Canova potessero poi comunque continuare a fare repliche e anche guadagnare dopo la morte del grande maestro. E, e quindi decise con un colpo di mano di portare tutte le statue, tutte questi originali in gesso da Roma a qui a Possagno, in questa che è una grande basilica laica, con tutti questi capolavori. Guardate, per esempio, questo busto di Napoleone. Pensate che è servito a farne 22 di repliche. Quindi potete immaginare anche il business che c'era dietro.
E qui, in questo punto del museo, di questa Gipsoteca, c'è una delle statue più grandi, quella sempre di Napoleone. Un Napoleone rappresentato come un Marte Pacificatore, una statua colossale. Certo, era stato Napoleone stesso a volere una statua da mettere al centro di Place Vendôme. Il Canova lo ha contentato, ma come ha ritenuto lui di fare. Non un Napoleone con una corazza, vestito in modo militare, come un antico romano, era questo che voleva l'imperatore. In realtà, l'ha rappresentato con una nudità eroica che non è piaciuta affatto a Napoleone, che era piccolo di statura e c'era una statua enorme, poi nudo. Considerate che questa foglia di fico è stata messa poi dopo in epoca fascista. E quindi non l'ha voluta questa statua bellissima. L'ha lasciata da parte. Anzi, l'autorità l'hanno messo in un ambiente secondario di quello che era l'Louvre all'epoca, si chiamava Museo Napoleone. E poi, dopo Waterloo, il governo francese l'ha venduta questa grande statua agli inglesi, che l'hanno donata a chi? A Wellington, che aveva battuto, sconfitto Napoleone a Waterloo, e l'ha messa in casa. Ma come faceva a mettere una statua così grande dentro la sua casa? Ha dovuto abbattere la parete d'ingresso, l'ha posta lì. E a chi gli diceva: "Guarda che, malgrado tutto, Napoleone te lo ritrovi in casa", lui rispondeva: "Sì, ma era da una vita che sognavo di farlo prigioniero e lo vedo prigioniero in casa mia ogni giorno".
Ora, avete visto anche voi, noi abbiamo ruotato attorno alle opere per vederle meglio. Ma c'era un sistema a quell'epoca che vi consentiva di fare il contrario: voi eravate immobili ed era questo capolavoro in gesso a girare davanti a voi, in modo tale che poteste ammirarlo in tutte le sue forme, tutte le sue ombre, stando comodamente magari [Musica] seduti.
Ma come nasceva un'opera del Canova? Cerchiamo di spiegarlo molto sinteticamente. Allora, innanzitutto, si faceva un disegno dell'opera, un progetto, per così dire, e poi un piccolo bozzetto, eh, in creta. Naturalmente, questo serviva anche al committente per capire se era un'opera che gli piaceva. Poi si procedeva suddividendo questa statua in varie zone, per esempio, il busto. Lo si faceva a grandezza definitiva naturale, e quest'opera in argilla. Il modello in argilla, paradossalmente, era questo, eh, il capolavoro frutto della creatività del Canova. E pensate, poi sarebbe andato distrutto. Vediamo come un dettaglio. A volte era necessario costruire un'anima interna a queste statue per dar loro resistenza, robustezza. Poi cosa succedeva? Questo, questo modello in argilla, veniva attraversato da delle lamelle in ottone o in rame. Perché? Perché bisognava fare un calco, in un certo senso. Quindi bisognava mettere del gesso attorno, due valve di gesso. E questa era la linea di divisione. Eccole, guardate. Queste sono le due valve della forma che si metteva perché si facesse un'impronta, se volete, di quel busto. Si aspettava qualche giorno o qualche ora, quando tutto si era seccato, si aprivano queste due valve e si distruggeva, appunto, questo capolavoro. Eh, questo, questo modello in argilla. E pulito all'interno delle due valve, si metteva del sapone. Si riunivano le due valve e si colava nuovamente del gesso. Il sapone serviva proprio a fare in modo che il gesso colato non si appiccicasse troppo a queste due valve. Ecco, vedete? Questo era quello che usciva. Veniva fuori un modello, questa volta non più di argilla, ma di gesso, un gemello di gesso dell'opera che si era fatta. E a questo punto noi incontriamo il direttore del museo, della Gipsoteca di Canova, Mario Guderzo, per capire cosa succedeva. Emergeva questo gemello in gesso e poi, e Canova procedeva a lisciarli per togliere tutte le sbavature. Il gesso, il modello di gesso, veniva rivestito di puntini di metallo, di bronzo, si chiamano "repere", che avevano la funzione di essere utilizzati per prendere le distanze da trasferire in un blocco di marmo, soprattutto utilizzando questo strumento. Questo strumento calcolava esattamente una distanza, ed era quella che veniva riportata nella scultura di marmo. A questo punto sono sempre i collaboratori che lavorano, che sgrezzano il blocco. A un dato momento, Canova allontana i suoi collaboratori e comincia lui, utilizzando raspe, pietra pomice e paglia e fieno per lisciare completamente la superficie e per tradurre il marmo in vera carne, come lui amava sottolineare. Quindi, diciamo, la lavorazione sfruttava non solo questi modelli, questi, questi strumenti, diciamo, metallici, ma anche delle pietre pomice e della paglia per dare questa levigatura finale. Però, sappiamo che lui lavorava di forza anche con degli strumenti di questo tipo. Questo è un trapano usato proprio dal, dal Canova. Quindi tante opere, tanti capolavori che si trovano oggi nei musei del mondo sono stati realizzati anche con questo strumento. Strumento che ha dato vita a tante opere, ma ha dato forse anche la morte al Canova, comunque ha contribuito. Sì, Canova utilizzava questo trapano appoggiandolo sullo sterno e facendo quindi forza col suo, suo corpo e utilizzando queste maniglie faceva girare la punta per riuscire a penetrare nelle profondità. Purtroppo, con l'andare del tempo, questo trapano causerà un'occlusione allo stomaco di Canova, che non riuscirà più a mangiare e morirà il 13 di ottobre del 1822 a Venezia.
Senta, lei a contatto quotidiano con i capolavori del Canova e il suo mondo, che idea si è fatto del Canova?
Canova è stato un vero imprenditore, perché, contrariamente ai suoi colleghi romani che producevano nelle loro botteghe copie di sculture antiche, Canova produceva le sue opere ed eventualmente realizzava le copie delle sue sculture. Possedeva un catalogo, e forse nessun artista fino ad allora possedeva questo catalogo, perché chi arrivava nella sua bottega poteva commissionare l'opera, in quanto lui possedeva il modello. Diciamo che il Canova, quindi, era in tutti i sensi un figlio di questa terra, del Veneto, che ha questo forte spirito imprenditoriale. Canova è stato un vero imprenditore del Nord-Est.
Questa è la Venere che esce dalle acque, una delle quattro realizzate dal Canova. Ma certamente, al tempo stesso, la più nuda e la più pudica. E colpisce questa mescolanza tra, eh, pudore e anche seduzione, sensualità. Si intuisce chiaramente che Venere si è girata di scatto per un rumore, forse qualcuno la spia, e si copre. È un gesto istintivo, estremamente naturale. Però, guardate quelle mani che coprono il seno, oppure che si coprono il corpo. Bene, lo fanno con una dolcezza, una grazia, quasi il corpo stesso di Venere fosse toccato dalle proprie mani in modo estremamente sensuale e dolce. E pensate che tutto questo, però, è un pezzo di marmo. Un gesto, un calore così umano è stato praticamente bloccato per sempre dal Canova nel marmo. E ha scelto un marmo estremamente candido, apposta, proprio per dare una sua purezza. Il maestro era Canova che dava il tocco e levigava il marmo fino a dargli questo aspetto così vero, così vivo. Tra l'altro, spesso si metteva, metteva della cera, spalmava della cera sul corpo delle sue statue per renderle ancora più lucenti, come in questo caso.