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EURIPIDE letteratura greca

Prof Ornella Cacciapuoti Traversi10:30

Transcription

Ciao a tutti, rieccoci a parlare di teatro greco, in particolare di tragedie greche. E dopo aver parlato di Eschilo e Sofocle, ci tocca affrontare il terzo dei tre grandi tragediografi: ovvero Euripide, che sinceramente è anche il mio preferito. È quindi trattiamolo bene.

In ogni caso, Euripide nasce a Salamina nel 485 avanti Cristo e morirà a Pella nel 406 avanti Cristo. Una vita decisamente lunga, visto lo standard dell'epoca, devo dire, e soprattutto molto prolifica. In quanto come autore teatrale, sembra che abbia scritto e messo in scena ben 92 tragedie. Però, purtroppo dico io, o per fortuna direte voi, ci sono arrivate intere soltanto 19 componimenti. Di tutte queste 19 opere, abbiamo un dramma satiresco. Il dramma satirasco, ricordo, era quella conclusione giusta per stemperare il clima piuttosto teso, tragico appunto, di ogni giornata di agone teatralesco. Di Euripide, intitolato *Il ciclope*. È l'unico dramma giuntoci integro dall'antichità, di trattazione a dire il vero ancora un pochino incerta, appare intorno al 427 avanti Cristo. E oltre al dramma satiresco, abbiamo ben 18 tragedie, che vedete scritte qui, tutti i diversi titoli. E vedete dai titoli che molti ricordano, o meglio rappresentano, nomi femminili, ma di questo parleremo fra poco, perché Euripide mi piace tanto. Forse perché, dei tre, è il più moderno, quello che più si avvicina ai miei gusti, al mio tempo diciamo. Probabilmente anche il più sensibile dei tre. Certo, non dico che sia il meno tragico, il meno cupo. Sicuramente i temi che mette in scena sono molto, molto forti, ma tutto sommato mette in scena qualcosa che può essere ancora in parte attuale, anche se chiaramente è ovvio che sono passati tanti, tanti anni fra lui e noi, e quindi non possiamo davvero capire completamente il suo pensiero. Però alcuni sentimenti, alcuni valori che lui mette in scena li possiamo trovare, trovare ancora oggi. Di cui la qualità del teatro e soprattutto della tragedia greca, in particolare. Un Euripide molto attento ai sentimenti, alle figure dei personaggi, anche alle figure femminili, e quindi decisamente più moderno rispetto a Eschilo e Sofocle. Vuoi anche perché sono passati degli anni, vuoi perché lui vive in pieno la crisi di quei valori istituzionali, della religione, ma anche della politica, della città-stato, causa guerra, causa ribaltamenti economici e politici e sociali. E naturalmente porta in scena questa crisi di valori. Lo si vede bene nelle sue tragedie, nei suoi personaggi.

Detto questo, diciamo che Euripide comunque porta decisive innovazioni. E quali sono le innovazioni più importanti che lui sperimenta? Abbiamo sicuramente, da un lato, una continua ricerca di sperimentazione tecnica. È chiaro che con lui abbiamo ormai tre attori in scena; di conseguenza, il ruolo drammatico del coro è diminuito. Dall'altro, abbiamo una maggiore attenzione ai personaggi, in particolare a descrivere i loro sentimenti, di cui analizza l'evoluzione che segue il mutare degli eventi. Questo con un'ottica, devo dire, decisamente moderna. Abbiamo un ulteriore e maggiore utilizzo del deus ex machina, in particolare nelle tragedie più tarde. Come dire che quando non si riesce a risolvere la cosa, ecco che il deus ex machina, la divinità che arriva dall'alto, arriva a risolvere tutto. Ma sicuramente l'innovazione significativa più importante è il realismo. E attraverso il realismo che Euripide si fa decisamente più nuovo e più moderno rispetto ai due tragediografi passati. Questo perché l'eroe euripideo cerca di essere quell'eroe sicuro di sé, risoluto, deciso, che fermo e saldo nei suoi principi, nei suoi valori e soprattutto religiosi. Pensiamo per esempio a Eschilo, ma in un certo modo anche a Sofocle. Al contrario, l'eroe di Euripide è una persona decisamente più insicura, più fragile, più problematica, più alle prese con tutti i conflitti e i drammi interiori che si agitano e che combattono dentro di lui. Questo conflitto, del resto, non fa che riportare le stesse contraddizioni di una società che sta cambiando. Ed è chiaro che nelle tragedie troviamo che le motivazioni personali del singolo molto spesso vanno a contrastare con le esigenze pubbliche, politiche della città-stato, in genere. Tutto questo non c'era in Eschilo, che aveva ancora molta fiducia nelle istituzioni politiche. Insomma, Eschilo che raffigurava i personaggi in maniera, diciamo, più granitica. Già Sofocle comincia una certa incrinatura del tutto, ma questa fragilità esplode, naturalmente questa crisi esplode in Euripide.

Inoltre, Euripide, diciamo che proprio per questo non era molto accettato dai suoi contemporanei, che faticavano ad accettare tutte queste novità, forse tutto troppo in una volta. Al contrario, già dal secolo successivo, quindi non molto tempo dopo, ecco che il pubblico comincerà ad apprezzare, ad amare molto Euripide, soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi. Non per niente l'importanza del carattere comincerà da Teofrasto e dal secolo successivo appunto. Euripide, l'indagine psicologica poi di Euripide si fa profonda, soprattutto in alcune sfere sociali. Perché Euripide non porta sulla scena soltanto l'eroe, come facevano tutti gli altri. Al contrario, presta grande attenzione anche alle fasce più escluse della società: ovvero le donne, i servi e gli stranieri. Ecco questa grande novità di portare sulla scena sentimenti e personaggi come questi, sicuramente rompe con la tradizione precedente. In particolare, Euripide molto attento al personaggio femminile. Vi ho detto prima che gran parte delle sue tragedie sono proprio dedicate alle donne, anzi hanno come protagoniste le donne. E lo si capisce già dal titolo. Pensiamo per esempio a Medea. Questo personaggio tragico e terribile, perché è la donna che, pur di vendicarsi di Giasone, il proprio marito, che è costretto suo malgrado, oppure volentieri, non lo so, non si è ancora capito. In ogni caso, diciamo che Giasone, o perché felice o perché è costretto dalla ragion di Stato, deve ripudiare Medea, dalla quale tra l'altro ha avuto anche dei figli, per sposare una giovane principessa. Ecco che Medea non accetta tutto questo, non accetta la ragione di Stato e decide di vendicarsi di Giasone, ma nella maniera più terribile. In quanto, anziché uccidere lui, come personalmente avrei fatto io – va bene, va bene, scherzo – in ogni caso lui, invece lei è… scusate, arriva a uccidere addirittura i propri figli, i figli di Medea cioè e di Giasone stesso. Questo per colpire Giasone, che avrebbe perso insieme ai figli la possibilità della propria discendenza. Dal momento che per gli antichi la linea genealogica, diciamo la discendenza, soprattutto se si trattava di una stirpe reale e nobile, era veramente molto, molto importante, addirittura più di oggi. Ma accanto a Medea, altri sono i personaggi tragici davvero interessanti e tutto sommato terribili, foschi. Pensiamo a Fedra, per esempio, o a tanti altri appunto: Andromaca, eccetera, eccetera.

Ad ogni modo, Euripide si accosta alle donne in maniera decisamente particolare. Da un lato sembra amarle e apprezzarle, proprio perché porta in risalto, per la prima volta, loro, la loro anima e i loro sentimenti, i loro pensieri, le loro motivazioni. Dall'altro, non è che le mette sempre in una luce buona, positiva. Appunto, pensate a quello che vi ho raccontato di Medea, che arriva a uccidere perfino i propri bambini. Di conseguenza, forse per questo qualcuno ha accusato Euripide di misoginia. In realtà non credo che lui odiasse le donne, semplicemente voleva portare in scena questi personaggi per la prima volta in maniera completa, a tutto tondo, non solo il risvolto positivo e naturalmente non solo quello negativo. Così come farà anche degli altri personaggi finora minori ed esclusi: ovvero gli stranieri e i servi. Ed è anche in questo che sta la modernità, la novità di Euripide. E voi cosa ne pensate? Avete letto qualcosa di Euripide o desiderate che io commenti o approfondisca, o perché no, legga insieme a voi alcune di queste tragedie di Euripide, ma naturalmente non solo? Fatemi sapere cosa ne pensate. Intanto, per il momento, concludo con il teatro tragico, ma naturalmente non con il teatro totale del mondo classico, e noi ci vediamo in un altro video. Continuate a seguirmi e iscrivetevi. Ciao.