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Dimostrare di essere capaci è il nuovo fallire

Just Mick13:41

Transcription

Allora, quando parliamo con qualcuno e sappiamo che non ci sta ascoltando, presente, presente, certo. Stringiamo il campio, il capio il campo, non quello che non ascolta perché è distratto o perché guarda il telefono. Parliamo di quello che non ascolta perché mentre parlate sta già preparando la risposta, sta già pensando a come dimostrarvi che ha capito, a come rispondere nel modo giusto, a come sembrare all'altezza. Eh, e ne conosciamo.

Ecco, c'è qualcosa di particolare che capita a quella persona in quel momento, oltre a ricevere spesso il mio odvio ed è che quella persona non sta ricevendo niente, sta performando la ricezione. Non è tutta colpa sua, non è arroganza, non è menefreghismo, o perlomeno in questo momento non voglio andare a parare lì, è il sistema. Qua ce l'ho un po' col sistema, cioè è il mercato della crescita personale. Adesso ci vado. Un'industria che nel mondo vale oltre 50 miliardi di dollari e che ci ha convinto che il nostro valore si misura sulla capacità di mostrarci in evoluzione, di performare il miglioramento, di dimostrare.

Ma c'è un problema matematico in questa equazione. Se stai dimostrando non stai imparando. Se stai cercando di farti vedere mentre cresci, non stai crescendo, stai recitando la crescita. Guardate che questo va a inccare molte persone che conoscete, voi no, chiaramente. E i dati sono impietosi. Il 60% di chi legge libri di self non sperimenta cambiamenti duraturi. Il 60% 60 persone su 100 leggono, evidenziano, postano la citazione su Instagram e non cambia un cazzo. Uno studio del 2024 ha trovato che il 48% dei lavoratori nel mondo si dichiara in burnout e non dal troppo lavoro, ma dalla pressione costante di ottimizzare ogni aspetto della propria vita. La crescita personale è l'unico settore dove il cliente non migliora, ma il fatturato sì, tipo la palestra, ma almeno in palestra ti fanno pagare l'abbonamento, non la coscienza.

E oggi smontiamo questa cosa. Nel 1999 due psicologhi psicologi della Cornell Dunning e Krueger, ne avete già sentito parlare, hanno pubblicato uno studio che molti che mi seguono qui conoscono, ma che tutti citano male. Lo studio non dice che gli incompetenti si credono bravi, dice una cosa molto più cattiva. Le persone che più si sforzano di sembrare competenti sono quelle che meno riescono a valutare dove stanno davvero. La ragione è strutturale. Per sapere quanto sei bravo in qualcosa devi usare la stessa abilità che stai cercando di misurare. È come pesarti stando in piedi sulla bilancia ma tenendoti al muro. Il numero esce ma non è il tuo.

E qui qui entra il pezzo che nessuno racconta in cospirazioni oggi. Nel 2019 la professoressa Carol Dck, sì, quella del Growth Mindset, la madre di tutto quel movimento del puoi migliorare se ci credi, ha pubblicato una revisione del suo stesso lavoro e che ha scoperto che il growth mindset funziona solo quando non diventa un'identità. Sembra complicato, ma ci arrivo e ci tocca tutti. Nel momento in cui io sono uno che migliora, ok? Nel momento in cui io sono uno che mi che migliora, diventa il mio brand personale, smetto di migliorarmi per davvero, inizio a proteggermi, perché se la mia identità è quello che cresce, ammettere di essere fermo è una minaccia esistenziale. Non posso permettermi di dire "Non lo so, non posso permettermi di fermarmi, non posso permettermi di ricevere un feedback senza tradurlo immediatamente in ok, ti faccio vedere che ho capito." È il paradosso del selfovement. Più lo fai diventare chi sei, meno funziona.

E questo nel mondo del lavoro produce un danno enorme, perché le persone che dimostrano non ascoltano, non perché sono arroganti, ma perché sono terrorizzate. Il loro cervello sta usando tutta la banda disponibile per gestire la paura di sembrare inadeguate. Non resta niente per imparare davvero. La neuroscienza lo conferma, quando il cervello è in modalità difensiva e e dimostrare è una forma sottile di difesa, l'amigdala sequestra risorse alla corteccia prefrontale. Tradotto, stai letteralmente pensando peggio proprio nel momento in cui ti sforzi di più per pensare bene. E in pratica il tuo cervello sta facendo multitasking tra sopravvivi e sembri intelligente e come ogni multitasking li fa entrambi di merda.

E aspetta perché dove questo fa veramente male e e e ci cevi pensate all'ultima volta che avete dato un consiglio a qualcuno, un amico, un familiare, un collega e l'avete visto annuire immediatamente. Sì, sì, hai ragione, ho capito. Troppo veloce e troppo liscio. Quell'annuire non è comprensione, è una reazione difensiva. E il cervello è lì che dice "Devo farti vedere che non sono stupido prima ancora di aver processato quello che hai detto". Ho capito. La frase ho capito, detto in meno di 3 secondi, è l'equivalente cognitivo di ho letto e accettato i termini e condizioni. Nessuno l'ha mai fatto, davvero. È un loop perfetto, un serpente che si morde la coda. Ti ti do un feedback sul fatto che stai sempre cercando di dimostrare e tu mi dimostri immediatamente che hai capito il feedback sul dimostrare. Non è un difetto delle persone, è un prodotto del sistema. Perché nella nostra società il valore si deve dimostrare, il progresso deve essere visibile. Se non stai mostrando i risultati non stai lavorando. Capite il problema?

Ma la crescita vera è invisibile. La crescita vera è quel momento in cui qualcuno ti dice una cosa, eh, e tu non rispondi, non perché non sai cosa dire, ma perché stai davvero processando. Stai lasciando che il feedback entri senza filtri, senza il firewall dell'ego che lo che lo traduce in "Ok, devo reagire adesso per farti vedere che non sono stupido." Mh. E qui c'è la trappola culturale, perché abbiamo costruito un intero ecosistema economico attorno al migliora te stesso che paradossalmente impedisce alla gente di migliorare perché ha trasformato la crescita in una performance, in un contenuto.

Un esperimento curioso. Nel 2014 la psicologa Amy Caddy e forse la conoscete, ha pubblicato uno studio secondo cui bastava fare la power pose. Ok? mani eh mani sui fianchi e gambe larghe per 2 minuti prima di un colloquio per aumentare il testosterone e ridurre il cortisolo. È diventato uno dei TED Talk più visti della storia con oltre 30 milioni di visualizzazioni tra i vari video e ispezioni ispezzoni riciclati. Il problema è Il problema è che quando altri ricercatori hanno provato a replicare lo studio non ci sono riusciti. L'effetto non esisteva, ma il mito persiste perché è più comodo della realtà. Bastano 2 minuti di posa e sei forte. Niente fatica, niente silenzio, niente disagio, solo performance.

Il burnout del miglioramento, chiamato anche betterment burnout, come lo chiamano adesso ovunque, non arriva dal lavorare troppo, arriva dal non poterti mai fermare a essere quello che sei adesso, dal dover sempre performare la versione successiva. È la scienza del mai abbastanza. Le persone si dichiarano nella maggioranza infelici anche dopo aver raggiunto i propri obiettivi di miglioramento. Il motivo, il la goal post, no? E si sposta continuamente il il fatto di postare il proprio risultato non non è la crescita che dà soddisfazione, è il sentirsi abbastanza nel sistema e il sistema del selfovement è progettato per non farti mai sentire abbastanza. Se ti sentissi completo smetteresti di comprare. E oggi sono complottista.

E aspetta, aspetta, c'è il colpo di grazia. Perché quando poi leghi la tua identità al miglioramento, beh, smetti anche di tollerare chi non migliora come te. Diventi intollerante verso la staticità, altrui. E questo distrugge relazioni, distrugge team, distrugge amicizie. Le persone non crescono alla stessa velocità e le persone migliori non sono quelle che crescono più in fretta, sono quelle che sanno stare ferme abbastanza a lungo eh da capire in che direzione crescere. E di certo non sono quelle del sono caduto e mi sono rialzato, scritto 3 ore dopo la caduta su LinkedIn con foto in controluce e virgolette motivazionali che che ti fanno genio, eh genio, non ti sei rialzato, ti sei impaginato.

E allora cosa fare in pratica? Se siamo un leader, un genitore, un socio, un amico, pensate voi, smettiamola di premiare la dimostrazione, premiamo il silenzio, premiamo chi ci dice "Ci devo pensare", invece che chi ci dice fatto dopo 3 secondi. Quella risposta lasciamola allei che che ha più senso. se sei tu o quella che sta dimostrando e fidati prima o poi siamo tutti quei tipi lì, la domanda è solamente stai imparando o stai recitando l'apprendimento? La differenza è brutale e la si può sentire nello stomaco. Quando impari davvero c'è un momento di fastidio, di disagio, di non mi piace quello che sto scoprendo di me. Quando reciti c'è un momento di sollievo, di "Ok, ho dato la risposta giusta". Questo è un super termometro. Impari uguale fastidio. Reciti uguale sollievo. Il sollievo è il segnale rosso. Se ti senti sollevato dopo un feedback non l'hai ricevuto, l'hai schivato. Se se il tuo terapeuta ti dà un insight e la tua prima reazione è grande, questo lo uso per il prossimo post, non stai guarendo, stai producendo contenuto dalla ferita.

Io nella mia vita, nel mio lavoro e direi in generale, eh non cerco persone che dimostrino di essere capaci, cerco persone che eh si mettano ad ascoltare, che sopportino il disagio di non sapere, che non abbiano bisogno di farmi vedere che hanno capito, perché stanno sono proprio impegnate a capire per davvero, anche se poi autoproduco questa cosa dove in verità magari sentono di dovermi dimostrare, ma si ragiona proprio per arrivare lì. E se questo ti fa sentire scomodo o scomoda come discorso è buon segno. La crescita non ha un un suono, no? non ha un post, non ha una slide, ha un silenzio preciso che è quello tra il momento in cui ti dicono una verità e il momento in cui decidi cosa farne.

Ma c'è una roba da aggiungere perché mettetevi dalla parte di chi continua ad avere qualcuno davanti che sì, sì, ho capito, sì, sì, ho capito. Cioè noi come persone, come esseri relazionali, e beh, siamo tutti abbastanza consapevoli da fare consciamente o sub consciamente una ricerca di persone autentiche. Cioè, se io dico qualcosa, ma è quello che in verità cerco, che io lo sappia o no, è una reazione vera. Nel momento in cui un costrutto sociale o culturale ci porta a diventare quel tipo di identità dove la risposta è quasi più simile a quella di C GPT, quando ti dice bla bla bla e poi vuoi anche che ti faccia questo, beh, quella è proprio il senso di non c'è niente sotto. La tua risposta vale zero, vale come la conferma del prompt che ho appena dato. A me interessa vedere che quando io ti do qualcosa, beh, finisca da qualche parte lì, no? Venga assorbito in qualche modo e non ok, tac, e perché sennò allora potevo dire qualunque cosa e finiva uguale. Mi dici comunque che hai capito. A me non interessa che hai capito, a me interessa che hai assorbito. Che ne pensate?

Fermi lì prima che ci salutiamo. Come vedete è cambiato anche un po' il contesto. Qui siamo in cantiere. È ancora aprile, fine aprile e stiamo mettendo a posto gli ultimi pezzi. Sembra di no, ma gli ultimi pezzi di Kati 2, ora i biglietti nel frattempo stanno già volando, come ogni anno, e non voglio trovarmi a ad aiutare le persone che poi dicono "Ah, non c'è più spazio, non c'è più spazio, preparatevi" perché tanto tanti di voi lo sanno, magari non tutti, ma ve lo meritate un po' di distacco, un po' di via dalle città, via ad andare a vedere i soliti landmarks da Parigi, Londra, qua e là. Quello lo fate durante l'anno lavorando. Adesso venite a bordo, facciamo una settimana assieme, solchiamo in mari, parliamo di cose profonde, ci divertiamo come dei pazzi e ci conosciamo veramente perché poi è tutta gente che io poi vedo tutto l'anno, quindi mi piace tantissimo anche per questo e non vedo l'ora di conoscervi. Avete tutto quanto qua sotto, come sempre si fa. Io vi aspetto qui. Sto qui proprio finché la barca non va in acqua. Va bene? Qua resto >> bella, bella, bella.