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La nascita della filosofia

scrip51:24

Transcription

E la prima lezione che abbiamo fatto insieme per introdurre la filosofia, vi ho presentato cosa significa questo termine e dove ha avuto origine nel mondo greco. Però vi avevo anche detto che presto avremo analizzato più in profondità la storia dell'origine della filosofia e oggi faremo proprio questo, perché cercherò di darvi delle coordinate per capire quando è nata questa disciplina, dove è nata e se è stata un'invenzione originale, oppure se ha subito delle influenze da altre culture, da altre discipline. E cercheremo di vedere cosa ne pensano gli studiosi, quindi oggi parleremo della nascita effettiva della filosofia. Andiamo a cominciare.

[Musica] [Applauso] [Musica]

Caffè bevuto, Batman sempre presente, è in agguato con la sua bocca storta, che chiaramente è un cavaliere oscuro che osserva con lasciata attenzione quello che avviene sotto di lui. E parliamo oggi, appunto, vi dicevo, della filosofia, dell'origine della filosofia. Come per molte altre discipline, e noi sappiamo dare, infatti, dicevo prima, delle coordinate, cioè dire più o meno quando è nata e più o meno dove è nata. Generalmente l'opinione più diffusa è quella di far risalire la filosofia, la sua origine, almeno a un periodo compreso tra il VII e il VI secolo avanti Cristo, quindi, somma, più di duemila anni fa, in Grecia. E in particolare, come vedremo, in alcune colonie greche sparse tra l'Asia Minore, l'attuale costa della Turchia, e in Sud Italia, la Magna Grecia. Perché lì? E perché proprio in quel momento? Perché effettivamente le prime notizie che abbiamo arrivano da lì, arrivano dalla costa della Ionia, cioè, appunto, quella all'epoca chiamata così, ma oggi l'attuale Turchia, l'attuale zona dove c'è Smirne, per capirci, che si affaccia sul Mediterraneo, oppure, appunto, dall'Italia meridionale, dalle coste della Campania o della Sicilia. Territori che all'epoca erano territori greci, si parlava greco, non era la Grecia vera e propria, ma erano colonie sfollate dai greci nei territori vicini. Vedremo che questo è molto importante, perché il fatto che fossero coloni e le prime città in cui si è sviluppata questa questa dottrina, questa scienza, questa parte del ragionamento, ha un suo motivo, ed è lo vedremo a breve. Qual è questo motivo? Quali sono, meglio, questi motivi? Comunque, generalmente gli storici della filosofia mettono lì il primo tassello di questa scienza, di queste discipline, di questa materia. Anche se bisogna dirlo subito, non c'è un'opinione unanime. Perché è vero che la filosofia greca nasce lì, almeno lì ne abbiamo le prime attestazioni, magari c'era stato qualche tiro e un precedente, ma non c'è una giunta notizia. Quindi noi diciamo che più o meno è nata lì. Però, però, c'è un grande però. Ci sono alcuni studiosi che ormai da molti decenni sostengono che questa filosofia greca non fosse un'invenzione completamente originale, cioè che non fossero discipline veramente nuove, ma che fosse, in un certo senso, la propaggine occidentale di qualcosa che era nato prima e altrove. E quindi questi studiosi ritengono che la filosofia non nasca veramente in Grecia. In Grecia, magari, ricevono una bella spinta, uno bello stimolo, ma ritengono che la filosofia sia nata prima a Oriente. Non a caso, quando si parla di queste origini, spesso si distinguono due correnti che sono chiamate dai manuali: la corrente degli orientalisti e la corrente degli occidentalisti. Qual è la differenza? Gli orientalisti ritengono che la filosofia sia nata, come dicevo prima, più a Oriente, cioè in Asia, anche nell'Estremo Oriente. Mentre gli occidentalisti ritengono, come vi ho detto all'inizio, che la vera origine sia in Grecia, tra il VII e il VI secolo avanti Cristo.

Ora, prima di rivedere le origini di questa filosofia, cerchiamo di capire le ragioni dell'una e dell'altra corrente. Perché gli orientalisti, che magari sono una corrente anche minoritaria, non sono quella dominante al momento, ma perché questi orientalisti sostengono un punto di vista così originale, così particolare? Hanno effettivamente alcune frecce al loro arco, hanno alcuni argomenti da poter mettere sul piatto. E quali sono questi argomenti? Innanzitutto, la presenza a Oriente, prima del VI secolo avanti Cristo, di discipline, dottrine, che hanno un carattere più o meno filosofico. Indicandoti, ne sto parlando? Sto parlando di quelle dottrine che solitamente vengono classificate da noi occidentali come filosofie orientali o religioni filosofiche. Cioè, ad esempio, l'Induismo. L'Induismo, che è una delle migliori vera e propria, ha al suo interno effettivamente un certo numero di dottrine che somigliano alle dottrine filosofiche occidentali, come alcune delle prime dottrine filosofiche occidentali. Guardando i testi sacri dell'Induismo, scritti anche ben prima del VI-VII secolo, perché l'Induismo si sviluppa già a partire dal XIV secolo avanti Cristo, quindi parecchi secoli prima, guardando, dicevo, questi testi sacri dell'Induismo, a volte si trovano dei parallelismi quasi inquietanti tra quello che scrivevano in India, magari mille anni prima di Cristo, e quello che si erano in Grecia, magari 500 anni prima di Cristo, altri autori filosofi, questa volta. Sembra quasi che sia la stessa mano a scrivere gli uni e gli altri testi, in alcuni passaggi, ovviamente. E questo vale per l'Induismo, che appunto è una religione molto antica e ancora oggi praticata, ma vale anche e soprattutto per alcune altre filosofie orientali che nascono proprio nel VI secolo, VII secolo avanti Cristo, più o meno con me in contemporanea a quello che vediamo in Grecia. Penso a dottrine come il Buddismo, ad esempio, celeberrimo, di cui avete sentito parlare molte volte, magari non conoscete a fondo, però nel Buddismo, che è una religione un po' particolare, ci sono fortissimi elementi filosofici. Anzi, pezzetti da sotto, sotto certi punti di vista, è più una filosofia con la religione, quasi. Ma lo stesso vale per lo Zoroastrismo, gara una religione, rifugia in un Oriente meno estremo, più vicino a noi, oppure nel Taoismo, oppure nel Confucianesimo. Tutte queste, queste culture, queste religioni, queste filosofie, che ancora oggi hanno un loro fascino, ancora oggi sono studiate e analizzate anche da solo dai grandi studiosi, ma anche a livello popolare, voglio dire, tutte queste grandi religioni filosofie hanno appunto un che di filosofico o anticipano alcuni temi che poi i greci in parte hanno affrontato, magari con un taglio molto diverso, ovviamente, però i temi sembrano tornare, alcuni temi sembrano tornare. C'è il discorso del dolore, ad esempio, che è centrato nel Buddismo e in altre religioni orientali, come gestire il dolore, come gestire la nostra volontà, la nostra ricerca del piacere, come cercare la felicità, come vivere in rapporto con gli altri e con il mondo delle cose che ci circonda, che destino ha la nostra anima. Su tutte domande filosofiche, e i greci provano ad affrontare a modo loro, e che però anche gli orientali, più o meno nello stesso periodo, anzi addirittura prima, provavano ad affrontare in termini per certi versi simili. E quindi gli orientalisti, così dicono: "Ci pare impossibile che i greci sono arrivati a conclusioni per certi versi simili a quelle dei popoli orientali, così di loro libera iniziativa. Devono esserci stati dei contatti." Se noi leggiamo, lo dicevo, i testi sacri induisti, i primi frammenti, che so, di Eraclito, troviamo dei dei punti di contatto. Ed è possibile che siano casuali questi punti di contatto? A questi orientalisti pare proprio impossibile. Bisogna che in qualche modo qualche informazione, magari, magari generica, magari non approfondita, di queste culture orientali, si è aggiunta in Grecia tramite vari passaggi di mano e abbia così influenzato i primi filosofi, che quindi non avrebbero creato da zero un sistema o un modo di pensare, di ragionare, di affrontare certi problemi, ma siano debitori in qualche modo di ciò che si faceva ad Oriente. E quindi la l'origine della filosofia, secondo loro, non è da porsi in Grecia, ma da porsi in Cina e India, da quelle parti.

D'altronde, ad un'ulteriore prova di quello che sostengono questi orientalisti, questi studiosi, fanno notare che non solo la filosofia greca è debitrice della filosofia orientale in qualche modo, ma che anche altre discipline hanno avuto origine ad Oriente e poi sono state gradualmente importate in Grecia e quindi in Europa. Ad esempio, la matematica. Ad esempio, l'astronomia. La matematica, noi sapete, la inventano ad Oriente. Noi sono gli Egizi prima dei greci e così via. L'astronomia, i Babilonesi già avevano conoscenze astronomiche relativamente avanzate per il loro tempo, che poi i greci hanno fatto loro. E la medicina, anche, ha avuto un'origine ad Oriente e poi i greci, rettamente Ippocrate, hanno acquisito alcune conoscenze. Insomma, i greci sono stati bravi a riprendere ciò che proveniva da fuori, da Oriente, a farlo loro, magari anche a migliorarlo, sicuramente a sistematizzarlo, però non hanno inventato nulla, questo dicono gli orientalisti. Hanno inglobato e quindi bisogna rivalutare il contributo dei popoli orientali che magari anche prima dei greci hanno dato contributi importanti. Questo è quello che sostengono.

Però sono solo gli orientalisti. Come rispondono gli occidentalisti, cioè quelli che invece ritengono che queste influenze orientali sia minoritaria e che la filosofia sia un'invenzione vera e propria dei greci? Di fatto, gli occidentalisti, che generalmente sono quelli più forti, quelli che più vengono seguiti dai manuali, dagli studiosi, la maggior parte degli studiosi, cosa dicono? Gli occidentalisti portano alcune obiezioni a queste critiche degli orientalisti. La prima è che, per quanto effettivamente sembri non esserci dei contatti per temi, per argomenti, per modo di esprimersi tra greci e popoli orientali, non ci sono da nessuna parte riferimenti di veri contatti tra greci ed Estremo Oriente. Cioè, in fondo, noi non abbiamo nessun testo greco antico, menzione, notizia di conoscenze e di culture dell'Asia Orientale, per l'Induismo, del Confucianesimo, del Buddismo e così via. Dicono gli occidentalisti: "Visto che i greci qualcosa e scrivevano, terrore sono giunte fonti e che a volte, quando, chiamano con i Fenici, quando commerciavano con gli Egizi, li menzionavano le influenze, sappiamo ad esempio come hanno acquisito la matematica degli Egizi, perché ce l'hanno descritto anche a tratti, non abbiamo nessuna descrizione di come abbiano acquisito le filosofie orientali. Non abbiamo notizie certe, prove scritte." Cioè, il fatto che i greci o qualcun altro in Grecia conoscessero le teorizzazioni di Confucio, del Taoismo, di Buddha e così via, è tutta un'ipotesi quella degli orientalisti. Non ci sono prove concrete di questa conoscenza. Primo elemento.

Secondo elemento, lo dicono: "Se poi andiamo a guardare veramente i testi, questa ipotesi di un'influenza orientale sulla filosofia greca, a un certo punto inizia a essere menzionata negli stessi testi dei greci, ma non nei testi dei greci antichi, quanto piuttosto nei testi dell'età ellenistica." Anno a lele nismo, ne parleremo più avanti, se cercate televideo, oggi ha fatto un video sulle l'ennesimo. Nel realismo arriva all'ultima fase di gloria della Grecia dal punto di vista culturale e politico, già finita la fase di gloria greca, è l'ultima fase della cultura greca prima che la cultura greca venga assorbita dalla cultura romana. Ora, in quel momento, nella fase del realismo, quando la Grecia viene sostanzialmente conquistata da Alessandro Magno, in quella fase, ripeto, si iniziano a diffondere nei testi delle, potremmo chiamare quasi leggende, miti, voci di contatti tra popoli orientali, l'Estremo Oriente e greci. E allora gli occidentalisti, così dicono: "Lo vedete? Queste notizie di influssi sono tardi, arrivano dopo che questi influssi eventualmente ci siano state. Perché sarebbero dovuti essere due secoli prima, tre secoli prima? Il fatto che arrivino dopo è la prova del fatto che è una storia inventata, questa dell'influenza venti orientali sui greci, una storia inventata in epoca ellenistica, quando poi Alessandro Magno, macedone, che ha tutto l'interesse a spostare il baricentro del suo impero verso Oriente, perché, come ricorderete, vostri ricordi storie dei vostri studi di storia, Alessandro Magno, eppure sono stato educato dai greci, da Aristotele in particolare, a un certo punto sceglie di dare un'impronta di tipo orientale al suo regno, al suo impero. Allora, se non maniera, tutto l'interesse a dare più peso alla cultura orientale che a quella occidentale, e nel tentativo, così un po' di culturale, di propaganda anche politica, iniziò a favorire quelle teorie che sostenevano, appunto, che nel mondo orientale ci fosse una cultura millenaria più approfondita di quella greca, e di cui quella greca era in qualche modo figlia." Quindi, insomma, sarebbe questa tesi orientalista, secondo gli analisti, un riflesso dei tentativi egemonici di propaganda di Alessandro Magno. E quindi, ad aver preso con le pinze, insomma, non crederci troppo a quello che si stava scritto in epoca ellenistica, perché poco affidabile. Quindi, questo è un altro elemento con cui gli occidentalisti dicono: "Cari orientalisti, capiamo il nostro punto di vista, ma proveniente avete toni." Questo in generale.

Quindi, ti ho detto come la vedono gli orientalisti, ti ho detto come la vedono gli occidentalisti. Chiaro che è una questione che non si potrà mai risolvere in maniera definitiva, viretta. Una maggior parte degli studiosi dipende, la maggioranza pende verso gli occidentalisti, ma è una questione che rimane e rimarrà per sempre con un filo di dubbio, perché non possiamo andare dietro, vuoi sapere se per caso Eraclito, Parmenide, Talete, Anassimandro avessero conosciuto qualcosa dell'Induismo. Non sappiamo. Però, c'è da dire anche, alla delle polemiche di queste due correnti, c'è da dire che è vero che effettivamente alcuni temi tornano, alcune impostazioni dei problemi e tornano, alcuni anche alcuni modi di esprimersi, di esprimersi. Ma è vero anche che la filosofia greca, anche dando ragione, volendo dar ragione agli orientalisti, che sia stata in parte influenzata da Oriente, la filosofia greca rappresenta comunque un elemento di grande novità. Se anche fosse vero che i greci conoscevano le filosofie orientali, in ogni caso bisogna ammettere sempre comunque che i greci ci misero qualcosa di nuovo. E questo vale per la filosofia, ma vale anche per le altre discipline, tipo la sua maniera, matematica, che visionavo prima, medicina. Perché questo, c'è di nuovo? Cos'è che distingue il pensiero occidentale greco e poi romano, per al di là, poi tutta la filosofia occidentale dal pensiero invece e dalla cultura, diciamo, orientale di quel tempo? Diciamo che la società, i due aspetti. Il primo è il fatto che quelle orientali erano, per quanto filosofiche, comunque sempre delle religioni. Quelle occidentali, la filosofia, è vero che all'inizio si sente ancora l'influenza della religione in alcune scuole, percepita, lori, ad esempio, ma via via, man mano che passano gli anni, la filosofia si stacca da ogni aspetto religioso e anzi, diventa fortemente critica nei confronti della religione. Cosa voglio dire? Ma voi dovete pensare che cos'è una religione. E noi occidentali, parte per gli orientali diverse, ma cerchiamo di capire cosa è una religione. La religione è una fede e si basa, a volte anche su argomenti razionali, ma spesso su aspetti spirituali, barra irrazionali, e dei nostri ragionamenti non sono dimostrazioni. Si basa sulla fede, sul cuore, su ciò che si sente, che ha spesso dei testi sacri in cui c'è scritta la verità con la maiuscola, che ha spesso dei sacerdoti che amministrano o dispensano questa religione, e che ha spesso un legame col divino, con Dio o qualche altra forma di divinità. Ok? Questo possiamo rinnovare per quasi tutte le religioni, poi avere sono alcune religioni strane, insomma, grosso modo possiamo mettere dentro sia le religioni occidentali, sia buona parte di quelle orientali. Ora, la filosofia non è quello. Fa questo, primo luogo. La filosofia non ha testi sacri, per definizione, nella testi sacri, perché? Perché per la filosofia, e lo vedremo, il pensiero è sempre qualcosa da dissacrare. Sono dei maestri, ci sono dei capiscuola, diciamo, che possono in certi momenti assomigliare a quasi dei sacerdoti, perché vengono addirittura venerati all'inizio, ma come vedremo, avremo sempre allievi che criticano i loro maestri e che dicono: "Il mio maestro sia sbagliato, adesso arrivo io e vi spiego dove ha sbagliato." Lo farà Platone, in parte, forse anche se Platone, e non lo faremo nella così esplicita, però nei fatti lo farà. Lo farà Aristotele, Platone dovranno un po' tutti. La filosofia in Grecia, e da lì in poi, sempre è dibattito, è contrasto e confronto di idee diverse, è critica. C'è uno che ha detto una cosa, quell'altro non è che anche pur appartenendo alla scuola di quel pensatore, dice: "Quello che ha detto il pensatore sacro e non posso criticarla." Tutt'altro, viene invitato a criticarlo. Perché la sua filosofia incita alla discussione, invita alla discussione, invita alla polemica. Cosa che la religione non fa mai. La religione non evita la polemica, anzi, a rifugge da ogni polemica. Se tu non accetti i dogmi della fede, le verità della fede, quella è la porta, ti dice: "Revisione, no, un tempo addirittura in certe fasi ti diceva: 'Quello è il patibolo, bruciamo vivo'." Ma generalmente ti dice: "Quella è la porta." Perché? Perché la religione ha le cose base, dei dogmi che sono indiscutibili. E questo vale per le religioni centrali, ma vale anche per quelle orientali. Eac, tu diventi buddista, poi dire: "Ho sbagliato tutto, è senza ritorno, ma che cavolo fai? Il buddista, falla, falla altra roba, giusto? Non puoi dirti pur di stabilire adulti, solo per arrivare lì e poi criticare tutto il Buddismo." È vero che il Buddismo ha diverse scuole, diversi modi di interpretare il messaggio di Buddha, di applicare il messaggio di Buddismo Zen, ce ne sono di tutti i tipi, però un nucleo base deve essere accettato, altrimenti non si va da nessuna parte. La filosofia, della car, non fa questo. Come Sofia greca, non accetta dogmi, non accetta dogmi, non accetta testi sacri. I testi sono testi criticati, analizzabili, criticabili, migliorabili, sempre. Ci sono dei maestri, ci sono dei saggi con cui confrontarsi a viso aperto, però trovando soluzioni valide o criticando altre soluzioni ritenute meno valide. E questa è la colossale differenza che non troviamo in realtà nei nei popoli orientali di quell'epoca. Nelle scuole filosofiche, c'era un'adesione religiosa a quella scuola, non via di perfezionamento, in cui bisognava aderire in toto ad alcune dottrine, ad alcune anche pratiche, alcuni riti. La filosofia non ha riti. Le religioni orientali, le frasi orientali hanno riti, hanno alcune pratiche, per esempio la meditazione, la respirazione, sono riti, rituali che vanno eseguiti sempre nello stesso modo. La filosofia, certo, vedremo adesso impedimenti, la gente che faremo, vedremo delle eccezioni, troveremo che sono i Pitagorici, che per carità, hanno dei loro riti, hanno del loro fedi. I Pitagorici sono tra i primi, sono ancora uno stadio intermedio, diciamo, di sviluppo della filosofia. Alla volta, vedremo che la filosofia si svilupperà compiutamente già in Grecia, maniera molto diversa e radicalmente diversa. Questo primo aspetto non è l'unico.

Un secondo aspetto molto importante riguarda la natura delle conoscenze orientali confrontata con la natura delle conoscenze dei greci. Perché dico questo? Primo, vedetto, in Oriente si conoscevano la matematica, l'astronomia, la medicina, e i greci hanno fatto altro che copiare. Se vi volete riprendere, questo è vero solo in parte. Perché è vero che, ad esempio, gli Egizi conoscevano alcuni rudimenti della matematica, della geometria, dell'aritmetica. Però la conoscenza della matematica dei greci, pur traendo spunto da quella egiziana, presenta dei caratteri di estrema novità. In particolare, quali? La matematica dei greci alla matematica anche teorica. Non è più solo una disciplina puramente pratica, ma si compone di teoria. Entriamo nel concreto, mi spiego meglio. Gli Egizi usano una matematica, ma per cose la usano la matematica? La usano per scopi immediatamente pratici. Famosissimo il caso del Nilo, no? Sapete che il Nilo si arrivava e fertilizzava i campi in Egitto, permettendo poi le coltivazioni. Però, chiaramente, quando inondava, cancellava i confini tra i campi. Quindi gli Egizi, nel corso dei secoli, avevano inventato delle pratiche matematiche per tenere conto delle misure dei campi e quindi avevano registri, avevano modi di classificare i campi tramite i numeri, che permettevano, una volta che il Nilo aveva inondato, poi si era ritirato, di ridisegnare i confini dei campi in maniera molto precisa. Quindi, sì, allora la matematica aveva una geometria, ma erano una matematica e la geometria dall'aspetto puramente pratico. Servivano per fare cose concrete, misurare cose concrete. Anche l'astronomia che conoscevano ad Oriente, allora, sono mi sa che non erano interessati tanto sia per la verità sui pianeti, era puramente interessata a conoscere dove gli altri si ponevano per poter fare delle, diciamo, previsioni astrologiche, per poter studiare, se che ne so, gli astri erano favorevoli in vista di quella battaglia. Cioè, erano sempre scopi pratici, ok? Calcolare la fortuna, la sfortuna, l'appoggio degli dei o la contrarietà degli dei. Mai per conoscere l'universo. Non gliene fregava niente di conoscere l'universo. Agli Egizi, gliene fregava niente di conoscere le leggi della matematica. Non erano scopi pratici. I greci, invece, che riprendono tutte queste cose, che riprendono mantenendo l'aspetto così, diciamo, pratico, ma aggiungendo un aspetto teoretico. Cioè, a loro non interessa più solo usare la matematica, usare l'astronomia per scopi concreti, ma anche capire quali sono le leggi della matematica, le leggi del cosmo. Conoscere per il gusto di conoscere, sapere, arrivare alla verità, una verità generale, astratta, non non pratica, ma piuttosto teorica. Infatti, non a caso, sono leggermente diary dell'Euclide. Euclide negli Elementi scrive gli assiomi, scrive i teoremi, una serie, classifica alla serie di regole geometriche che non hanno ripensare una, una immediata attinenza pratica. Carità, a volte alcuni teoremi si possono applicare, ma altre volte no. Parla dirette di punti, del latte, non sono qualcosa di pratico. Le rette non esistono, esistono solo i segmenti. Nel mondo non esiste nessuna linea infinita nel mondo sensibile, nel mondo pratico. Le rette sono qualcosa di astratto, che l'infinito noi non ne facciamo esperienza. E allora, come vedete, eugenio inizia a pensare a qualcosa che va al di là della sfera puramente pratica. La matematica diventa una disciplina che ci serve per capire la realtà in senso generale, astratto. Nello stesso si fa per i pianeti, si studiano i pianeti per capire quali leggi regolano il cosmo, non solo per sapere se avremo fortuna oppure no, se l'oroscopo del giorno ci porterà fortuna. E questa è una novità che i popoli orientali non conoscevano ed è tipica del mondo greco. E questo vale anche per la filosofia. Quindi, in effetti, ci pensa te le religioni orientali, certo, volevano spiegare il mondo, cercavano dare una spiegazione del mondo, ma soprattutto per arrivare alla verità, alla felicità dell'uomo. Se ne siete al Buddismo, se pensate al Confucianesimo, sono sistemi di pensiero che danno delle regole di vita molto pratiche anche concrete. La vita è dolore, se vuoi evitare il dolore, sui nirvana, di vivere così, devi fare queste meditazioni, devi seguire queste strade, queste vie per liberarti. Insomma, sono scelte di vita, indirizzamenti per vivere meglio. Ma completamente nessuno si chiede qual è la verità sulla fisica, la verità sulla fisica, se la tiber anni grecia. Nessuno si chiede qual è la natura dell'essere, o meglio, il corsera è dolore nel senso che la nostra vita è dolore, ma sempre nella zona, noi tonys, capite? E quindi questa ricerca della verità in sé è più tipica del mondo greco che non del mondo orientale.

D'altronde, si ritiene che uno dei motivi per cui la filosofia sia nata in Grecia sia proprio il fatto che in Grecia non esisteva una religione forte in quel periodo, tra il VII, VI, V, IV secolo avanti Cristo. Esistevano una religione, quello sì, è chiaro, e la conoscete, e gli dei dell'Olimpo, eccetera, eccetera, poi altri culti che magari arrivavano dal vicino Oriente, eccetera. Però questa religione non era sentita, non era particolarmente forte nel mondo greco. Per esempio, c'erano i sacerdoti, mi senti e botti, non rappresentavano un vero e forte potere all'interno della cultura greca. Non avevano, ad esempio, superiore al potere politico, anzi, erano estremamente sottomessi al potere politico. Molto più importante era il potere politico. E questo è un po' rimane anche nella prima Roma, nella Roma repubblicana, nella Roma imperiale, poi cambiano le cose, che l'arrivo del Cristianesimo. Ma effettivamente la religione, cioè, c'è una lezione, una religione tradizionale, ci sono alcuni sacerdoti, ma questi sacerdoti contano poco, relativamente poco. E soprattutto, c'è una certa tolleranza nel senso che è vero, ci sono gli dei nazionali, ma generalmente si può credere in questi dei, quartiere non credere in questi dei. Vengono ammessi anche alcuni culti stranieri. Che abbiamo notizie di persone che hanno idee molto diversi sugli dei, c'è una fede sull'aldilà. Se queste persone generalmente non vengono perseguitate per le loro idee. Una cosa simile avremo anche a Roma, dove si diventa tradizionali, il potere politico chiede magari che ci sia un'adesione a questi culti tradizionali, ma l'adesione può essere anche puramente esteriore, della tua intimità, nel tuo pensiero, poi anche e anche nei tuoi scritti, poi anche sostenere le diverse. E non per questo rischi la vita, rischi persecuzioni, rischi discriminazioni. C'è una certa tolleranza. Attenzione, dico una certa tolleranza. Dovete pensare che sia la tolleranza che c'è oggi, che ognuno può dire quello che gli pare, senza quasi praticamente nessuna conseguenza. La tolleranza è parziale. Certo, una grande tolleranza rispetto al mondo antico della. Ma parziale, perché dico questo? Perché in realtà, già quei primi filosofi, faremo in particolare, quando arriveremo a Protagora, quando arriveremo a Socrate, vedremo che alcuni filosofi greci vennero perseguitati per motivi religiosi. Subito, non è veneto che i processi con l'accusa di empietà. Questa è l'accusa che veniva loro rivolta. Empietà deriva da empio, e l'empio è contrario del dio, perché ha fatto il quale latino, forse ha capito, perché non ha fatto latino, cosa vuol dire? Il pio è l'uomo devoto alla al culto, alla religione tradizionale, quindi l'uomo timorato di Dio, che si umili, eccetera. L'empio, o il suo contrario, è l'uomo che non rispetta i culti tradizionali, le religioni tradizionali, gli dei. Quindi, effettivamente, a volte accadeva che qualcuno venisse accusato di non rispettare la religione. Però, c'erano di rom. Però, questo riguardo ha detto Protagora, riguarda ciò che riguarda qualcun altro, ma non vale per tutti. Perché vedremo, incontreremo anche filosofi, ad esempio, proprio Eraclito, che dirà che gli dei non esistono, e di Eraclito, che nel 2000 tradizionali crede di essere stato uno sciocco. E ci saranno altri che gli danno cose molto simili. Allora, perché Eraclito non è né pesce, evitato che diceva cose forse anche peggiore, molto peggiore di Socrate, invece, sapete, ve ne subisce un processo? Ecco, la differenza è che Socrate, Protagora, due casi emblematici, vengono perseguitati per motivi religiosi, ma in realtà il motivo religioso è una sorta di scusa, è uno specchietto per le allodole. Cioè, il vero motivo per cui Socrate e Protagora vengono accusati, subiscono un processo, è un motivo probabilmente politico. Cioè, hanno dei nemici politici che li vogliono cacciare dalla città, da Atene, in questo caso, e pur di colpire questi nemici politici, scagliano contro di loro un'accusa religiosa, che in genere veniva però lasciata, a cui non veniva in genere dato peso. Ma anche in quel momento, che motivi politici, bene, ripescata, è usata, capite? Quindi, l'arma religiosa, diciamo, in genere, era un'arma che non veniva accusata, su cui si soprassedeva. C'era un atteggiamento tollerante, non si e perseguitava quasi nessuno per motivi religiosi. Però, in certi casi, quando si voleva attaccare un nemico politico, si poteva usare anche questa tecnica, a questa pratica. Effettivamente, a volte viene usata, a volte funziona. Però, per farvi capire che generalmente l'aspetto religioso aveva un peso molto minoritario, molto relativo all'interno della cultura greca. Quindi, c'era anche la possibilità di dire quello che si voleva, più o meno, dal punto di vista religioso. Me dicevo, era qui con Alice, vi cotte e di crude sugli dei, ma poi ne arriveranno altri anche poco dopo Socrate e Platone, una sua visione, Aristotele, un'altra ancora, di una sua visione di dei, e non sempre sono coerenti con la visione classica, anzi, a volte sono critiche verso la visione classica. Gli storici, un altro ancora, insomma, c'è una certa tolleranza. E questo favorisce probabilmente non accettare alla filosofia, perché se ci fosse stata invece una casa sacerdotale molto forte, dei dogmi molto forti, sarebbe stato molto più difficile filosofare, sarebbe stato molto più difficile pensare liberamente, sa qual è la verità, perché i dogmi avrebbero messo dei paletti, i sacerdoti avrebbero messo dei paletti, avrebbero impedito un certo, una certa analisi e una certa ricerca.

In più, c'è un elemento molto importante. Quindi, da un lato, c'è la tolleranza religiosa, perché spiega perché proprio in Grecia. Un altro elemento importante che spiega perché proprio in Grecia è la democrazia. La Grecia è la patria, Atene in particolare, è la patria della democrazia. Il primo paese a noi noto in cui si sviluppa il sistema di tipo democratico. Democratico fino a un certo punto, bisogna capire cosa vuol dire. Non era la democrazia quale quella greca, la democrazia parziale, però una prima forma di democrazia molto più avanzata rispetto a tutti gli altri sistemi che erano in vigore all'epoca. Ad Oriente non c'era democrazia, ad Oriente vigevano sistemi di tipo accentrati, statici, il potere mano a uno, a pochissimi. E quindi questi chi deteneva il potere con la forza, mal digeriva i critici. Come sistema democratico, invece, in cui il potere diffuso, in cui nessuno accumulato potere, ma il potere è in mano al popolo, chiunque può dire la propria, può partecipare alla vita politica, può aver diritto di parola e far votare il papi re. Perché mi ha detto che la democrazia greca ateniese è diversa da quella attuale? Perché in realtà, nella democrazia attuale, il popolo tutto ha diritto di voto, e democrazia indiretta. Nella democrazia ateniese, sono i cittadini ateniesi ad aver diritto di voto, e cioè i maschi maggiorenni, proprietari terrieri. Erano esclusi gli schiavi, le donne, di sinistra, ma ritardi. Questa non, quello diciamo, lievemente ristretto della cittadinanza ateniese, tutti i maschi adulti, era un diritto di parola, di voto, e governavano tramite una forma di democrazia diretta, perché c'era un'assemblea popolare che ruotava e decideva come agire. Quindi, c'è qualche differenza, però, il fatto della democrazia, quindi ogni maschio poteva, il maschio e cittadino, poteva dire la propria, poteva pensare, anzi, era chiamato a pensare, era chiamato a ragionare bene dello stato, ed era chiamato anche esprimere proprio parere, a dire la propria, a sostenere il proprio pensiero con argomenti. Capite che in una democrazia, la filosofia, diciamo, cresce e si sviluppa proprio perché c'è bisogno di pensare. C'è bisogno non solo di pensare, ma c'è bisogno anche di convincere. Cioè, io che penso, non solo penso per la verità, per mano, ma devono anche convincere gli altri elettori, gli altri cittadini, che la verità che io ho trovato è quella giusta. E quindi devo sforzarmi di mostrare anche il ragionamento, di rendere convincente il ragionamento, di convincere e quindi cerco di sviluppare strategie argomentative, stato di retoriche, cerco di ragionare meglio e dibatto con gli altri. No, l'economia, lo dicono loro, cerchiamo di ragionare insieme. Chiaro che tutto questo favorisce lo sviluppo del pensiero. Credo che la filosofia è la scelta del ragionamento, laddove si ragiona tutti i giorni insieme, vedremo come, ma la è più facile che la filosofia si sviluppi, ovviamente. Poi, non è neanche presentarvi le monete, mese come ipa rose e fiori, ci furono anche i problemi, i grandi momenti di contrasto, però sicuramente la democrazia ateniese diede lo slancio più forte allo sviluppo della filosofia antica.

Però, vi ho detto che questa filosofia non nasce in realtà da Atene. Ci ricordate prima, fatto un cenno veloce, ho detto che le prime città in cui nasce la filosofia sono le colonie greche sulla costa della Ionia, cioè dell'attuale Turchia, e sulle coste dell'Italia meridionale, della Magna Grecia. Allora, strano periodo, Atene parte la democrazia, ma non è lì che nasce la filosofia. In effetti, la filosofia arriva ad Atene, non vado subito, subito poco dopo qualche decennio, rob prima, nasce altrove. Perché nasce altrove e non ad Atene? Perché nasce in città particolari, che sono, vedete, le colonie. Allora, dovete sapere che le colonie erano città, si fondavano appunto fuori dalla Grecia, dalla penisola greca, per motivi commerciali, no? I greci navigatori compravano, vedevano lungo il Mediterraneo, ma non ho bisogno di basi logistiche, di porti su cui far scalo commerciale. Cioè, quindi fondavano, fondarono un po' alla volta una serie di colonie, cliccato cina, costa, tutta sulla costa italiana. Queste colonie, e città giovani, nate da poco, generalmente, in cui mancava una classe aristocratica. Perché? Noi, perché non appena sfornati gli aristocratici, vivevano nelle città antiche della Grecia, e gli aristocratici, per mentalità, per approccio, erano poco propensi a filosofare. Gli aristocratici, ancora oggi, quei pochi che ci sono, sono in genere conservatori, non accettano molto facilmente idee nuove, perché? Perché ritengono che le idee vecchie, che hanno dato loro prestigio, forti e onore, siano le migliori. Quindi, chiunque propone idee nuove, idee, diciamo, di contrasto, di conflitto, opinioni diverse, critiche, come dicevo, che sono alla base della filosofia, è guardato con la nel suo aspetto. E quindi, nella Grecia, diciamo così, continentale, dire così, della penisola greca vera e propria, la classe aristocratica spesso frena l'arrivo di nuove dottrine. Mentre nelle colonie è più facile che i filosofi trovino uno spazio, perché lì non mancano gli aristocratici, ma in più la classe più presente è quella dei mercanti. Né, perché vedete, sono città fondate dai mercanti, per tasca. Lo lasciasse mercantile è una classe particolare, perché una classe, intanto dinamica, e fa affari, che si arricchisce in fretta, se vuole avere un peso politico nel suo caso, su quelli che hanno avuto un peso politico da sempre, i mercanti sono i parvenu, i nuovi arrivati che hanno accumulato ricchezze, adesso vogliono dire la loro, e quindi vogliono togliere potere agli aristocratici, vogliono imparare, un po' alla volta imparano, conoscono la matematica, perché mi sembra per fare i conti, conoscono la geografia, perché mi sembra per viaggiare, conoscono gli altri, perché anche quelli aiutano a viaggiare, conoscono un sacco di cose. E soprattutto conoscono i popoli vicini e confrontandosi con i popoli vicini, inizialmente in discussione anche la propria cultura. Segreto rimane chiuso nella tua cittadina, lo metto in discussione niente, accetti le regole della tua cittadina come le uniche possibili, perché non le conosciamo il nome, the cui, però tu hai serrato la cittadina, inizia a viaggiare e vedi che in Francia le leggi sono diverse, in Danimarca le leggi sono i was, in Giappone le leggi e la cultura sono ancora più diversi. Ti dici: "Ma la mia cultura, cosa di buono, migliore, magari di quella francese, danese e giapponese? E cosa invece di peggiore rispetto a quella francese? C'è una cosa che lo possiamo imparare da loro? E qualcosa che invece loro dovrebbero imparare da noi?" Cioè, ti metti in discussione. E mettersi in discussione vuol dire ragionare, criticare, fare filosofia, capite? Che una classe mercantile è molto più propensa a fare filosofia, a mettere in discussione i vecchi dogmi, le vecchie verità, e cercarne nuove. Quindi, per questo motivo, ci prova di storici, proprio nelle colonie nasce solo della così la filosofia, che poi dopo qualche decennio inizia un po' alla volta e spostarsi ad Atene, perché lì c'è domanda, lì la democrazia che si impone un po' alla volta, chiede nuove conoscenze, gente che sappia ragionare. E quindi i filosofi che magari sono nate altrove, iniziano a trasferirsi ad Atene. Poi nasceranno filosofi the mesi di primo livello, però questo è una cosa che vediamo un po' alla volta.

Quindi, è abbastanza evidente che, per quanto possiamo ipotizzare eventuali influenze straniere, la filosofia è un prodotto greco. La filosofia occidentale, come noi la conosciamo, come noi la studiamo, è un prodotto tipicamente greco, figlio di un'evoluzione, figlio anche della cultura greca precedente. Però, la nascita si attimo nel VI secolo, ma ovviamente non è che un giorno si è sbagliato e ha detto: "Inventò la filosofia, oggi cambio tutti." Non è stato così, è stato un percorso graduale, per cui anche i primi filosofi, che vedremo, di cui abbiamo notizia, a parte che danno spesso notizie molto frammentarie, ma poi hanno idee ancora solo in parte razionale, a volte miti, che a volte religiose. Saranno le prime lezioni, saranno un po' di passaggio tra il mito e la fiat, la religione che la filosofia. E poi, però, arriveremo a un certo punto alla filosofia vera e propria, compiuta. Quindi, bisogna tener presente questo. Io adesso, facendo di queste lezioni, sono stato un po' trans jean, che ho presentato schematicamente le cose, però è chiaro che poi nella realtà dei fatti storici, le cose si sono evolute più, molto più gradualmente di quanto non possa sembrare. C'è da dire che nella cultura greca esistevano, in un certo senso, delle premesse, cioè dei miti, proprio o dei poemi, delle religioni, che inizieranno i primi filosofi, che avranno un paese al principato. Che perché? Perché questi miti, queste religioni, magari i termini diversi, ma si ponevano domande che poi i filosofi avrebbero ripreso. Che la dovete pensare, bisogna civic romane si pongono, ci riprovano anche le domande sul senso della vita. E i miti rispondono a queste amate, le religioni rispondono a queste domande. Cioè, le domande sempre quelle, magari i miti rispondono appunto utilizzando racconti fantastici, usando divinità, eroi, eccetera. Religioni usando dogmi. La filosofia usando la ragione. Però, visto che i tempi sugli stessi, le influenze sono spesso reciproche, in particolare si tornerà i tre così premesse greche, così, cioè due testi letterari e una religione che riprenderemo quasi subito nei primi finozzi. Testi letterari sono due poemi, meglio un tu hai mai un gruppo. Il primo è la Teogonia di Esiodo, grande. Poi, secondo gruppo di poemi sono le opere omeriche, poemi omerici, cioè l'Iliade e l'Odissea. Che hanno un'influenza. Elemento, questa è una religione, e l'Orfismo. Al 30. Se noi guardiamo questi poemi, in particolare i premi lì, già si vede un processo, il passaggio graduale da una dimensione aristocratica, mitica, a una dimensione gradualmente sempre più razionale e filosofica. Perché dico questo? Pensate i due poemi omerici, l'Iliade e l'Odissea. Nell'Iliade, i valori sono quelli della forza guerresca, infatti si racconta la guerra di e quindi i principali eroi sono Achille, sono Ettore, eccetera, cioè i grandi guerrieri, segno di una cultura ancora per certi versi arcaica, in cui è la forza la principale virtù, la forza fisica, intende il coraggio, la forza guerresca. Nelle Odissea, già un passaggio, e si va verso la ragione filosofica, direi quasi la borghesia, a un certo punto di vista, perché? Perché i valori cavallereschi di forza fisica lasciano spazio a nuovi valori, principalmente che sono quelli dell'astuzia, dell'intelligenza. Odisseo, Ulisse, è più che forte, è furbo, più che coraggioso, è intelligente. Segno dell'inizio di ciò che il mondo greco si stava evolvendo dalla società primitiva, forte, forte e violenta, la società nazionale, politica, direi quasi, e quindi più più aperta a un influsso della filosofia, laddove vince la forza, la filosofia non ha ragion d'essere. Non è un calcio che vi ho detto, la filosofia si pone molto fortemente ad Atene, ma non avremmo mai filosofi spartani. A Sparta, una cultura come quella spartana, segnata dalla forza, dal vigore, non c'è spazio per la ragione. Quindi, capite che già i poemi omerici sono i segni di questo cambiamento graduale. Anche la Teogonia di Esiodo, a partire a questo filone, perché nella Teogonia, che chiaramente un poema, di si concentra sugli dei greci, però un grande, un grande ruolo ce l'ha Dike, che la dea della giustizia, che diventa la virtù, non certo senso principale, perché? Perché al terrore il poema, la forza fisica finisce per essere consentita solo quando vive in accordo con la giustizia, con Nick, è segno che la giustizia sta diventando il valore principale. E la giustizia, la vita politica, è una virtù che segna il vivere insieme, cioè una società si legge se c'è giustizia. La giustizia non riguarda la forza, la giustizia riguarda i diritti dei cittadini, capite? E quindi si sta passando anche nella Teogonia di Esiodo da una società sono nella così primitiva, guerresca, una società organizzata, politica, in cui la filosofia può avere un suo uomo. Infine, abbia citato l'Orfismo. Dal fisco è una religione, un culto che proveniva dall'Oriente, che però avrà un certo influsso sui primi filosofi, ispirato da Orfeo, al mito di Orfeo, secondo cui Orfeo discese agli inferi e aveva visto che dopo la morte l'anima poteva reincarnarsi, quindi vivere di nuovo, a reincarnarsi in un corpo, ma che questa incarnazione era figlia del cammino di purificazione vissuto nella vita precedente. Cioè, se aiuti al governato bene, ti ne incarna vi in un certo tipo di corpo, se ti sei comportato male, in un altro tipo di corpo. Questo è un passaggio delle anime, continua reincarnazione nel ciclo apparentemente infinito delle anime, quindi una chiamata metempsicosi, che vuol dire anime, ma metempsicosi vuol dire la trasmigrazione, il passaggio delle anime. Ora, questo che hanno un aspetto tipicamente religioso, un culto religioso, avrà una forte influenza sui filoni che tenteranno di capire quale è la natura dell'anima, ma anche come vivere, come vivere anche in rapporto all'eventualità che la nostra anima sia immortale e sia chiamata a reincarnarsi, almeno in un certo numero di volte, in altri corpi successivi. Ora, questi elementi, la Teogonia, i poemi omerici, la Teogonia e la metempsicosi, avranno un seguito e ne riparleremo. Ecco, questo era quello che oggi volevo più o meno presentarvi per introdurvi veramente all'origine della filosofia, vedere quando, volessimo, essa stessa, l'anticristo, dove, grazie, in particolare, ma le colonie e poi Atene, e perché, percorre, diciamo, descrizione. E una solito trovate l'elenco degli argomenti che abbiamo trattato e il link per ripescarlo all'interno del video. Poi, rosso di verità, trovate sicuramente, a qualsiasi sia il vostro libro di testo, ampie introduzioni sull'argomento che diranno qualcosa. Avevo letto io, a volte qualcosa di meno, molto spesso qualcosa di più, perché io faccio una selezione di alcune cose che a me interessano particolarmente, però più o meno, asso mica per sommi capi, dovreste ritrovare più o meno tutto. Sta la prossima volta, vedremo i primi filosofi, remo la cosiddetta scuola ionica, e rimaniamo, inizieremo a vedere cosa pensano questi primissimi filosofi. Si v a c, invieremo, lascio la filosofia greca, principali grandi pensatori del mondo greco. Ci vediamo qui presto per nuove lezioni di storia e di filosofia. Già al prossimo.

[Musica]

Un po' trans jean, e ne ho fatto uno schema, calcio facendo, vi è questa presentazione, sono stato un po' trans jean, elio, e ora.