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(Capitolo 25) Promessi Sposi: Riassunto

Letteratura Italiana - Patrick Cherif14:44

Transcription

ciao sono patrick seri oggi vediamo il riassunto del capitolo 25. arriva di continuare ti comunico che è uscita alla mia guida sui promessi sposi, grazie alla quale hai a disposizione un'analisi chiara e completa di tutti i capitoli, personaggi e temi del romanzo. potrai così affrontare facilmente verifiche, interrogazioni, oltre ad avere un valido supporto per la preparazione di compiti e relazioni sull'argomento. trovi i link in descrizione e nel primo commento.

la notizia della liberazione di lucia si sparge velocemente su tutto il territorio di lecco. per i paesani, dalla ragazza cominciano a chiacchierare riguardo il coinvolgimento di don rodrigo nella faccenda. se un tempo il nome di don rodrigo veniva pronunciato con timore, adesso è pronunciato apertamente senza paura. infatti, la figura di don rodrigo sta confrontata a quella del cardinale borromeo, a quella dell'anonimo coinvolto in questa storia. appare ridicola, appare mediocre, piccola e dunque i paesani cominciano a parlare di lui senza timore. ovviamente, non hanno il coraggio di parlare in questo modo davanti a lui, in quanto temono la reazione dei suoi bravi. allo stesso modo, i paesani non criticano nemmeno il podestà, poiché hanno paura dei dirvi. tutto l'odio popolare si riversa così sull'avvocato azzeccagarbugli, il quale per difendersi ha solamente le parole. l'avvocato viene così insultato apertamente per strada e addirittura insultato e alla fine l'azzeccagarbugli ritiene più sicuro non farsi vedere in giro per un po' di tempo.

don rodrigo, saputa la notizia, resta rinchiuso per due giorni nel suo palazzotto. il terzo giorno decide di lasciare il paese ed andare a milano. questa sua partenza è dovuta alla paura dei paesani, in quanto don rodrigo sarebbe stato ben felice di scontrarsi con qualcuno di essi e dargli una lezione davanti a tutti. bensì, don rodrigo lascia il paese perché ha il timore dell'imminente venuta del cardinale. infatti, don rodrigo, anche per compiacere il conte zio, avrebbe dovuto accogliere pubblicamente il cardinale e dare una dimostrazione pubblica di accoglienza al cardinale borromeo. questa era una situazione per don rodrigo estremamente imbarazzante e così decide di lasciare. dunque, il terzo giorno dopo la liberazione di lucia, don rodrigo una mattina sale in carrozza e accompagnato dal grigio ed alcuni bravi lascia il paese per andare a milano. e questa sua partenza viene paragonata dal narratore a quella di catilina, che lascia roma in quanto entrambi lasciano il loro paese giurando di ritornare per vendicarsi delle offese e delle ingiurie subite.

in quel periodo, il cardinale borromeo è in visita pastorale nelle varie parrocchie sparse sul territorio di lecco. è il giorno della sua venuta al paese di lucia e agnese. tutti i paesani lo attendono e il paese è stato addobbato per l'occasione. all'ingresso del paese, proprio vicino alla casa di lucia e agnese, è stato posto un rudimentale arco trionfale fatto di paglia ed erbe. sulla facciata della chiesa sono stati invece appesi dei tendaggi e alle finestre delle case sono stati appesi lenzuoli e fasce di neonati. questi addobbi hanno lo scopo di accogliere festosamente il cardinale. alle quattro del pomeriggio, una folla di paesani, guidata da don abbondio, esce dal paese per andare incontro al corteo del cardinale e non appena questa folla vede da lontano il cardinale che arriva sopra la sua portantina, inizia a corrergli incontro e si avvicina al corteo del cardinale in maniera disordinata. don abbondio, in mezzo alla folla, in mezzo a quella confusione ed allegria, è stizzito in quanto è preoccupato che il cardinale possa venire a scoprire la questione del matrimonio mancato. e nel momento in cui la folla corre incontro alla portantina del cardinale, don abbondio decide di infilarsi in chiesa ed attendere l'arrivo del cardinale.

il cardinale, a fatica, avanza in mezzo alla folla. il suo seguito tenta di tenere a bada le persone più esagitate. il narratore ci ricorda che il seguito è abituato a questa manifestazione esagerata della folla e ricorda tal proposito il primo ingresso nel duomo di milano del cardinale, durante il quale il cardinale borromeo aveva rischiato di rimanere schiacciato dalla folla. giunto in chiesa, il cardinale fa un discorso edificante verso i presenti, che poi si apparta con don abbondio. a quest'ultimo chiede informazioni riguardo renzo. il curato risponde che renzo è un brav'uomo e dunque strano questo suo coinvolgimento nei tumulti di san martino e conseguenti problemi con la giustizia. dopodiché, il cardinale chiede se lucia sarà al sicuro nel suo paese. don abbondio risponde di sì, in quanto il suo persecutore non si trova in paese, ma affinché la ragazza sia sempre sicura è necessario che il cardinale resti sempre lì nel paese, ma ciò è impossibile. il cardinale afferma di voler trovare un sicuro rifugio per lucia e a questo punto dispone di far venire lucia e agnese nel loro paese. dopodiché si congeda da don abbondio, il quale è molto felice in quanto crede ingenuamente che il cardinale non sappia nulla riguardo alla questione del mancato matrimonio.

il narratore ci informa che le preoccupazioni del cardinale per lucia erano inutili e ci spiega attraverso un flashback quanto è accaduto a lucia e agnese nei giorni precedenti. le due donne sono ospiti nella casa del sarto, dove lucia cuce e per tutto il tempo, mentre agnese immagina un futuro radioso per sua figlia e renzo, nella speranza che i due giovani possano ricongiungersi. inoltre, le due donne hanno fatto amicizia coi padroni di casa, in particolare con il sarto, il quale racconta loro delle storie tratte da libri popolari che l'uomo ama leggere. vicino al paese in cui si trova la casa del sarto, c'è una casa di villeggiatura nella quale in quei giorni soggiornano due nobili milanesi: don ferrante e donna prassede. il narratore ci dice che donna prassede è una persona che ha bisogno di fare del bene, ma non per un'inclinazione caritatevole, bensì per puntiglio personale. così, spesso e volentieri impone le proprie attenzioni e usa dei mezzi non adeguati, risultando grottesca e ridicola. la donna ha saputo della vicenda di lucia e ha sentito che il cardinale sta cercando un rifugio sicuro per la ragazza, così inviò una carrozza alla casa del sarto per prelevare lucia e agnese e farli venire alla sua casa di villeggiatura, in modo tale che possa parlare con loro. non appena la carrozza arriva, lucia è imbarazzata, ma poi, dietro i consigli del sarto, lucia e agnese accettano l'invito di donna prassede e vanno nella casa di villeggiatura. qui, donna prassede li accoglie calorosamente e propone a lucia di venire con lei a milano, dove potrà essere al sicuro nella sua casa. qui lucia potrà aiutare la servitù senza essere assegnata a nessun lavoro particolare. donna prassede ha un progetto ben preciso, in quanto si è ripromessa di mettere la ragazza sulla buona strada. infatti, donna prassede pensa che lucia sia sulla cattiva strada, pensa che lucia si sia innamorata di un poco di buono, un fuggiasco, renzo tramaglino appunto. inoltre, crede che dietro la ritrosia e la timidezza di lucia si nasconda invece un animo caparbio. lucia e agnese decidono di accettare l'aiuto di donna prassede anche perché la sua casa si trova non molto lontano dal loro paese. don ferrante, così, marito di donna prassede, scrive una lettera destinata al cardinale e la scrive con uno stile ricercato, in quanto don ferrante ha fama di essere un letterato. questa lettera sarà inviata in seguito nella casa del sarto. nel frattempo, lucia e agnese ritornano alla casa del sarto.

qualche tempo dopo, giunge una carrozza inviata dal cardinale per condurle al loro paese. lucia e agnese giungono così alla casa parrocchiale, dove, prima del loro ingresso, il cappellano crocifero le istruisce su come dovranno comportarsi al cospetto del cardinale. quando lucia e agnese entrano, il cardinale è impegnato a parlare con don abbondio, dunque don abbondio non ha il tempo per chiedere alle due donne di non fare parola riguardo alla storia del mancato matrimonio. don abbondio esce e lascia le due donne sole col cardinale. agnese mostra quest'ultimo la lettera di invito di don ferrante. il cardinale la legge e dice che si tratta di un invito benevolo e che sarebbe meglio accettare questo aiuto. dopo di che, ha parole di conforto e di benevolenza nei confronti delle due donne, che invita a confidare nella provvidenza divina. dopodiché congeda lucia. alle uscite dalla casa parrocchiale, lucia e agnese vengono acclamate e festeggiate dai loro amici ed amiche, i quali ne ricoprono di mille domande e di offerte di aiuto. a tal riguardo, il narratore osserva che l'anonimo autore del manoscritto ha coniato un proverbio per l'occasione, ossia che si ricevono molte offerte d'aiuto proprio quando se ne ha meno bisogno. lucia e agnese tornano nella loro casa, dove restano per poche ore, per poi dirigersi in chiesa ad assistere alle funzioni officiate dal cardinale.

terminate le funzioni, don abbondio corre da perpetua per vedere se tutto è pronto per la cena, ma il cardinale lo chiama indietro. non appena i due si incontrano, il cardinale chiede a don abbondio per quale motivo non abbia celebrato il matrimonio tra renzo e lucia. don abbondio capisce immediatamente che agnese ha parlato e così presenta al cardinale alcune deboli giustificazioni. ma il cardinale ripete nuovamente la stessa domanda, al che don abbondio spiega che è stato minacciato, ma non da ulteriori dettagli. e allora il cardinale, per una terza volta, chiede nuovamente il motivo del mancato matrimonio, che a quel punto don abbondio racconta tutta la storia, omettendo però il nome di don rodrigo, che lui definisce un gran signore. il cardinale è stupito a sentire le giustificazioni di don abbondio, il quale ripete che la sua vita era in pericolo. a questo punto, il cardinale lo rimprovera aspramente, in quanto l'esercizio del sacerdozio non dà alcuna garanzia di incolumità e il parroco è simile ad un agnello tra i lupi, in quanto è chiamato a predicare il vangelo in mezzo ai violenti, dove vige la legge del più forte. in fretta deve addossarsi tutti i rischi e a riguardo il cardinale cita l'esempio di gesù cristo. tutti i parroci, dunque, devono essere disposti a sacrificare la propria vita per fare il proprio dovere, per fare quanto prescrive il loro abito. ed è proprio questo l'errore più grave di don abbondio: l'essere venuto meno ai suoi doveri. nessun prete può venir meno ai propri doveri per salvarsi la vita e per questo motivo don abbondio è colpevole in un modo vergognoso, in quanto se tutti i preti facessero come lui, sarebbe la fine. don abbondio sta in silenzio, col capo chino, e si sente simile ad un pulcino afferrato da un falco e portato ad altitudini mai sperimentate. don abbondio ribatte di aver agito così per salvarsi la vita e che sarebbe stato inutile opporsi ad un signore così potente, in grado di far valere le proprie ragioni attraverso la forza e la violenza. il cardinale risponde che nessuno ha chiesto a don abbondio di avere la meglio, semplicemente don abbondio avrebbe dovuto fare il proprio dovere, indipendentemente dal fatto che avrebbe avuto la meglio su tale signore. don abbondio pensa che al cardinale stia più a cuore l'amore di due sposi che la vita di un suo sacerdote. risponde che forse lui ha torto, ma che uno non si può fare coraggio se ne è privo. a quel punto il cardinale dice che se era nato privo di coraggio, non doveva fare il prete. inoltre, aggiunge che don abbondio avrebbe potuto chiedere il coraggio a dio e di implorare dio di dargli coraggio, esattamente come hanno fatto i martiri, che di certo non erano meno attaccati alla vita di quanto lo fosse lui. il cardinale aggiunge che don abbondio avrebbe dovuto superare le sue paure per amore dei suoi parrocchiani e gli chiede come non abbia avuto timore per la sorte dei suoi parrocchiani. inoltre gli chiede che cosa gli abbiano ispirato amore e timore. il cardinale, dopo di che, resta in silenzio in attesa delle risposte del curato.

con questo concluso, invito a condividere il video con i tuoi compagni, iscriviti al canale e noi speriamo di rivederci al capitolo 26. in bocca al lupo.